Si è chiusa la sesta e penultima giornata degli Europei di Parigi e gli azzurri conquistano altre quattro medaglie per il secondo posto parziale nel medagliere: il Piemonte contribuisce con due medaglie!
Arrivata al traguardo per qualche secondo non ha realizzato ciò che avesse combinato. Poi l’urlo di gioia rivolto verso la tribuna dove stavano assiepati i suoi compagni di squadra. Anita Gastaldi fa saltare il banco e si prende un pazzesco argento nei 200 misti, battuta solamente dall’irlandese Elle Walshe in 2’09″81. Ottima la prova della 23enne cuneese di Bra – tesserata per Carabinieri e VO2 Torino, allieva di Fabrizio Clary – che nuota il primato personale in 2’10″07 (frazioni 27″78, 32″44, 38″87, 30″98), depennando il 2’10″97 siglato agli Assoluti Unipol di Riccione nell’aprile del 2025.
“Faccio ancora fatica a realizzare – dichiara Gastaldi, bronzo europeo in vasca corta a Lublino 2025 nei 200 farfalla – Sapevo che la gara sarebbe stata aperta, perché già in semifinale eravamo tutte molto vicine. Ho migliorato il mio personale di quasi un secondo. Ho lavorato tanto per arrivare a questo risultato. Ho accanto persone che credono in me, forse anche più di quanto credo io. Prima della gara ho ricevuto soltanto tanto sostegno e messaggi di incoraggiamento”.
C’è poi Sara Curtis a confezionare un’altra magia ed è bronzo nei 50 stile libero portando il suo record italiano sul 23″99: una perla che si aggiunge all’oro con record del mondo nei 50 dorso, all’argento con la 4×100 stile libero e ai bronzi con la 4×100 stile libero mixed e quello storico nei 100 stile libero. Rompe l’acqua con intensità la 19enne di Savigliano – tesserata per Esercito e CS Roero, seguita alla Virginia University da Todd De Sorbo e in Italia da Thomas Maggiora – che cancella il 24″09 registrato in finale al 62esimo Settecolli Ip lo scorso giugno; quando la sua compagna di allenamenti Gretchen Walsh portò il primato del mondo a 23″55.
“E’ stata una finale incredibile, velocissima. Il record italiano era il mio reale obiettivo come scendere sotto i 24″ – afferma la velocista piemontese che compirà 20 anni il 19 agosto – Io pensavo di essere addirittura più avanti. E’ comunque arrivato un grandissimo bronzo, che certifica ancora di più la bontà del lavoro svolto. Nuotare accanto a Sarah Sjoestroem è sempre un’emozione incredibile e ricevere i suoi complimenti fa davvero un bell’effetto”. Poi le emozioni con l’ennesima medaglia al collo di europeo trionfale: “Questo bronzo ha un’importanza immensa, non volevo perderlo per nessun motivo. Voglio ringraziare tutta l’Italia per il supporto e la vicinanza. Sono fierissima di indossare questa divisa e di portare in alto il tricolore”.
Foto DBM


Da sempre si ironizza sul cosiddetto “manuale Cencelli”. E se ne parla anche dopo la scomparsa dell’esponente democristiano. Ma la domanda centrale a cui si deve dare una risposta credibile, e non ipocrita, è sempre la stessa. E cioè, ma qual’è, realisticamente e al di là delle furbizie e degli escamotage, l’alternativa democratica all’antico manuale Cencelli? Riavvolgiamo il nastro. Il ‘manuale Cencelli’ non era nient’altro che la rigorosa applicazione del metodo democratico nella composizione degli organi di partito e, di conseguenza per quell’epoca, nelle istituzioni. Ovvero, il peso della corrente all’interno del partito, nella Dc, era proporzionale ai voti ottenuti nei congressi locali e nazionali democraticamente organizzati e celebrati. E, di conseguenza, quel peso all’interno del partito veniva trasferito nella distribuzione del potere che spettava alla Dc nei vari organismi istituzionali. Certo, era una stagione dove la classe dirigente era selezionata democraticamente dal basso, dove il sistema proporzionale era la regola e non una eccezione e dove, soprattutto, gli organi di partito e gli incarichi istituzionali non erano riconducibili alla sola “fedeltà” nei confronti del capo partito. Che oggi, invece e al contrario, è semplicemente indiscusso ed indiscutibile. Ora, e senza alcuna polemica, ci dobbiamo porre una sola domanda: ma qual’è, oggi, l’alternativa democratica al ‘manuale Cencelli’ nella selezione della classe dirigente? La risposta, purtroppo, è nei fatti. E cioè, con la sostanziale scomparsa dei grandi partiti popolari, democratici e di massa, l’unico criterio che svetta è quello della rigorosa e quasi scientifica ‘fedeltà’ nei confronti del capo. Non a caso le minoranze negli attuali partiti o non esistono più o, se esistono, sono gentilmente invitate a non disturbare. Viene garantito quello che si definisce “un diritto di tribuna” – cioè una manciata di candidature blindate gentilmente elargite dal capo partito – e tutto finisce lì. Come capita, del resto, nel Partito democratico a guida Schlein. Negli altri partiti, molto più semplicemente, le minoranze non esistono e quindi il potere delle nomine appartiene integralmente al capo indiscusso. E il modello politico ed organizzativo, di conseguenza, non può che essere quello del “partito personale” o “del capo” o del “partito proprietario”. È persino ovvio arrivare alla conclusione che in un contesto del genere, cioè quello contemporaneo, il cosiddetto ‘manuale Cencelli’ è del tutto superato e quasi anti storico perché la democrazia nei partiti non esiste più. Al massimo resta in piedi la democrazia dei partiti. E proprio questa è la differenza di fondo tra il passato – per semplificare, penso alla esperienza della Dc e quindi del ‘manuale Cencelli’ nella prima repubblica – e la fase politica attuale. Perchè ieri esisteva la ‘democrazia dei partiti’ e, soprattutto, svettava la ‘democrazia nei partiti’. Oggi, e mi limito a fotografare la situazione esistente, esiste a malapena la democrazia dei partiti. Almeno di ciò che resta dei grandi partiti democratici, popolari e di massa del passato. Ecco perchè, per ragioni semplici ma oggettive, sul ‘manuale Cencelli’, che appartiene come ovvio e scontato ad un’altra stagione storica e politica del nostro paese, è inutile ironizzare. È inutile almeno sino a quando non si pianifica e non si intravede un modello alternativo autenticamente e realisticamente democratico e costituzionale nella selezione della classe dirigente e anche e soprattutto nelle nomine. Che c’erano ieri, ci sono oggi e ci saranno sempre. Ma l’alternativa non può essere quella del partito personale, del criterio dogmatico e fideistico della fedeltà al capo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, della discrezionalità sganciata da qualsiasi pratica democratica. Pubblica e visibile. Questo è, oggi, uno dei principali nodi politici – e non statutari od organizzativi – da sciogliere nella cittadella politica italiana.