ilTorinese

“La cordata ideale”, le vite parallele degli alpinisti Gervasutti e Boccalatte

Al Museo Nazionale della Montagna apre oggi la mostra intitolata “La cordata ideale. Giusto Gervasutti e Gabriele Boccalatte nella Torino tra le due guerre”, promossa dal Museo Nazionale della Montagna e curata da Enrico Camanni, con il coordinamento di Veronica Lisino e Marco Ribetti. L’esposizione sarà visitabile fino all’11 ottobre prossimo, con l’aggiunta di una sezione speciale ospitata nella Casa Alpina di Ceresole Reale dal 4 luglio al 4 ottobre prossimo.

Buona parte della riflessione contemporanea sull’alpinismo tende oggi a superare una lettura prettamente individuale ed eroica della montagna, per restituire la complessità delle relazioni umane, culturali e simboliche che ne hanno plasmato la storia. In questo contesto appare necessario rileggere le grandi imprese del passato come esito di legami, sodalizi e visioni condivise, capaci di ridefinire il significato stesso dell’esperienza alpinistica. La mostra offre uno sguardo approfondito sul sodalizio umano e alpinistico tra due figure leggendarie: Giusto Gervasutti e Gabriele Boccalatte. La cordata diventa cosi metafora di un legame basato su fiducia e condivisione del rischio. Frutto di un meticoloso lavoro di ricerca e catalogazione, l’esposizione si basa su un patrimonio documentario recentemente acquisito dal Museo. Il nucleo principale proviene dal fondo Andrea Filippi, a cui si sono aggiunti nel tempo ulteriori materiali, tra cui la donazione della famiglia Gervasutti e quella della famiglia Gagliardone, che aprono il quadro delle testimonianze sull’alpinismo tra gli anni Trenta e Quaranta. A questo insieme si aggiungono gli album fotografici concessi in prestito dalla famiglia Boccalatte, che restituiscono con particolare intensità la dimensione intima e condivisa dell’esperienza alpinistica, includendo anche la figura di Ninì Pietrasanta, protagonista di primo piano di quella stagione, moglie di Gabriele Boccalatte. Attraverso fotografie, filmati, taccuini e attrezzature, la mostra costruisce un ritratto incrociato di Gervasutti e Boccalatte. Il primo era capace di trasferire sulle Alpi occidentali la tecnica del “sesto grado dolomitico”, il secondo, pianista e scalatore raffinato, vedeva intrecciarsi in se stesso forza e sensibilità. Insieme diedero vita a una cordata straordinaria, interrotta tragicamente dalla morte di Boccalatte, avvenuta nel 1938, sull’Aiguille de Triolet. È anche presente il filmato di Gervasutti in arrampicata sulla parete dei Militi, in Valle Stretta, l’unico in cui sia possibile vederlo in azione. Il percorso ripercorre alcune tra le imprese più significative dell’alpinismo novecentesco, nel gruppo del Monte Bianco e oltre, accanto alle attività delle palestre alpine intorno a Torino. Si tratta di un itinerario multimediale che mette in gioco immagini storiche e sguardi contemporanei, interrogando l’attualità di un’eredità ancora viva, attraverso la collaborazione con il Club Alpino accademico italiano, e la Scuola Nazionale di Alpinismo “Giusto Gervasutti” del CAI Torino.

Le ripetizioni delle vie aperte da Gervasutti e Boccalatte diventano così un’occasione per interrogare la persistenza del loro lascito, di un’attività che ha avuto vita breve, ma che ha potuto attingere caratteristiche complementari da due personaggi che hanno saputo realizzare dei percorsi arditi. La mostra si configura come uno spazio di riflessione, in cui la montagna diventa non solo teatro di imprese, ma laboratorio di relazioni, memoria e possibilità.

Il Museo dal 2 aprile cambia orario ed è aperto tutta la settimana dalle 10 alle 18. Un’altra novità è rappresentata dal ritorno del cannocchiale Zeiss, che per decenni fu il cuore della vedetta alpina sul Monte dei Cappuccini, e che dopo ottant’anni sarà esposto in Museo.

Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” – Club Alpino Italiano Sezione di Torino – piazzale Monte dei Cappuccini 7, Torino – 011 6604104 – posta@museomontagna.org

Mara Martellotta

Italia sconfitta: vado controcorrente!

Vado controcorrente!

Vado controcorrente, lo so. Ma davvero ha senso chiedere le dimissioni del presidente federale dopo una sconfitta contro la Bosnia, come se fosse l’unico responsabile di un problema che è molto più profondo?
La verità è che la nazionale italiana oggi sembra quasi un fastidio per il sistema calcio. Non è più il centro del progetto, ma un obbligo da gestire tra una giornata di campionato e una competizione europea per club. I giocatori arrivano stanchi, le società pensano ai propri interessi, e l’ambiente attorno alla maglia azzurra appare sempre più freddo, distante.
In questo contesto, prendersela con un solo uomo rischia di essere un alibi collettivo. È più facile indicare un colpevole che interrogarsi su un sistema che ha perso identità, visione e soprattutto orgoglio nazionale.
La sconfitta contro la Bosnia fa male, certo. Ma è solo il sintomo di un calcio che non crede più davvero nella sua nazionale. Finché questo non cambierà, nessuna dimissione potrà risolvere il problema.

Enzo Grassano

Treni, i pendolari: “Torniamo agli orari pre Covid”

“Il trasporto ferroviario ha necessità di avere del materiale rotabile moderno e adeguato alle esigenze, manutenuto correttamente e gli utenti del servizio devono poter essere supportati da una comunicazione più efficace”.

Questo in estrema sintesi è il messaggio che, nella seconda Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Mauro Fava, è stato illustrato nell’audizione del primo firmatario della petizione popolare per migliorare le ferrovie regionali.
Claudio Menegon era accompagnato da Fulvio Bellora, anch’egli del Co.Mi.S, comitato di associazioni di pendolari del territorio piemontese.
Tra le varie criticità e proposte segnalate, gli auditi hanno chiesto il ripristino dell’orario come nel periodo pre Covid, ante 2020.
Il potenziamento dei sistemi di comunicazione e di informazione dell’utenza soprattutto nei casi di cancellazioni e forti ritardi è stato richiesto perché necessario per non alimentare confusione tra i viaggiatori. Spesso i problemi sono banali ma molto pesanti: è già successo di avere tutti e due i bagni di una carrozza che non funzionino e dovendo, quindi, poi dare il tempo ai viaggiatori di usare i servizi in stazione e di risalire sul treno. Oppure il rispetto delle fasce di garanzia negli scioperi durante i quali spesso i disagi si riverberano ancora per lungo tempo dopo la conclusione dello stesso.
Gli auditi hanno anche segnalato l’esigenza di un piano pluriennale del trasporto ferroviario sul territorio regionale e l’effettiva realizzazione degli interventi di miglioramento e di messa a norma nelle stazioni.
È stata segnalata l’utilità delle riunioni, che si svolgono periodicamente ogni sei mesi, delle associazioni di pendolari con Trenitalia, Rfi e l’Agenzia della mobilità piemontese.
Nel corso della seduta sono intervenuti per chiedere chiarimenti, oltre allo stesso presidente Fava, anche i consiglieri: Alberto AvettaNadia ConticelliMonica Canalis e Fabio Isnardi (Pd), Alice Ravinale (Avs), Annalisa Beccaria (Fi) e Paola Antonetto (Fdi).

Ufficio Stampa CRP

Scontro frontale sulla provinciale: morta una donna

Ieri una  donna di 79 anni è morta nel pomeriggio per  uno scontro frontale in auto avvenuto a Samone sulla strada provinciale 565 di Castellamonte.

Sul posto i sanitari del 118 sono intervenuti per soccorrere i feriti. Sono tre, trasportati all’ospedale di Ivrea in codice giallo.

Finisce fuori strada e si ribalta in un fosso: conducente in ospedale

Un auto esce di strada, poi si ribalta in un fosso finendo fuori carreggiata e il conducente viene portato in ospedale. È successo a Ciriè nella prima mattinata di oggi, sulla provinciale 3 (via Torino). L’incidente è avvenuto precisamente nel tratto verso Cerretta di San Maurizio Canavese, vicino all’impianto Smat.

Dalle prime ricostruzioni, la vettura – una Fiat 500X diretta verso il centro – è sbandata autonomamente, uscendo di carreggiata prima di ribaltarsi nel fosso. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 Azienda Zero, che hanno trasportato l’uomo, un 49enne, all’ospedale di Ciriè: fortunatamente le sue condizioni non sono gravi.

Presente anche la polizia locale per i rilievi e le indagini sulla dinamica, insieme ai vigili del fuoco dei distaccamenti di San Maurizio e Torino Centrale.

VI.G

Il futuro del Museo Pietro Micca: Roberto De Masi punta su digitale e inclusione

L’INTERVISTA

Valorizzare il patrimonio legato alla Cittadella di Torino e aprire il museo ad un nuovo pubblico attraverso tecnologie e nuovi linguaggi della narrazione.

Il Museo Civico Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706 apre una nuova fase con l’arrivo del nuovo direttore, il Gen. Roberto De Masi. Governance, innovazione digitale, inclusività e nuovi spazi sono le direttrici lungo le quali intende sviluppare il suo mandato, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo del museo nella vita culturale torinese e di ampliare il pubblico anche in vista del 350° anniversario dall’anno di nascita di Pietro Micca.

Generale De Masi, quali sono gli obiettivi che si propone nel suo mandato?
Il mio obiettivo è consolidare il museo come presidio culturale della città e luogo di riferimento per la conoscenza dell’assedio del 1706. Per farlo è necessario innanzitutto lavorare sulla gestione rafforzando il coordinamento tra i soggetti coinvolti nelle attività culturali. Una struttura organizzativa più solida consente di programmare iniziative con maggiore continuità e di sviluppare progetti capaci di ampliare la diffusione della conoscenza storica legata alla Torino militare.

Il patrimonio del museo è strettamente legato alla storia della città. Come si può raccontarlo oggi ad un pubblico più ampio?
Il museo custodisce un patrimonio di grande valore, legato alla memoria della Cittadella di Torino e alla figura di Pietro Micca. Per dialogare con un pubblico sempre più ampio è necessario aggiornare gli strumenti di comunicazione e di narrazione. L’innovazione digitale può aiutarci molto, dalle nuove modalità di visita a strumenti interattivi che rendono l’esperienza più coinvolgente e permettono di raccontare in modo efficace le vicende dell’assedio e il sistema difensivo della città.

Tra i temi che ha indicato c’è anche quello dell’inclusività. Che cosa significa per un museo come questo?
Significa lavorare perché il museo possa essere sempre più accessibile e aperto a pubblici diversi. Naturalmente è necessario tener conto di alcune caratteristiche strutturali del sito: il percorso di visita comprende le gallerie sotterranee della Cittadella, un sistema di cunicoli militari progettati per la difesa della città e oggi tra gli elementi più suggestivi del museo.
Attraverso strumenti di narrazione innovativi possiamo permettere anche a chi non può percorrere fisicamente le gallerie di conoscerle e comprenderne la funzione storica. L’obiettivo è mantenere il legame con l’esperienza originale del sito offrendo, allo stesso tempo, nuove modalità di accesso ai contenuti.

Qual è, quindi, la sfida dei prossimi anni per il museo?
La sfida è coniugare la tutela di un patrimonio storico unico con la capacità di aprirsi a nuovi linguaggi e a nuovi target di pubblico. Rafforzare l’organizzazione, innovare la comunicazione e ampliare le possibilità di accesso sono i passaggi fondamentali per far sì che il Museo Pietro Micca diventi sempre più un luogo di divulgazione e di memoria condivisa, capace di raccontare la storia della città con strumenti contemporanei senza perdere, tuttavia, l’autenticità di uno dei siti storici più affascinanti di Torino.

Cultura contro crisi e disastri: al Poli il Master che forma le nuove figure chiave del futuro

Il Politecnico di Torino inaugura il Master “Inclusive Heritage for Disaster Risk Reduction. Digital and participatory methods for resilient communities”, il primo in Europa pensato per formare professionisti dotati di competenze digitali e strategiche, capaci di valorizzare il patrimonio culturale come risorsa viva per le comunità. L’obiettivo è rafforzarne la resilienza di fronte agli eventi climatici e contribuire alla sua salvaguardia.

In un contesto in cui il patrimonio culturale assume un ruolo sempre più centrale per il benessere sociale, economico e identitario, il Master si propone di rispondere a questa sfida formando figure in grado di integrare tecnologie avanzate, gestione del rischio e strategie di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale.

Il percorso, a carattere internazionale e digitale, nasce dalla collaborazione con l’Università di Nîmes e il Museo di Scienze Naturali dell’Università di Creta, con il coinvolgimento di UNESCO e Protezione Civile. Sono inoltre previsti tirocini presso università, enti pubblici e organizzazioni internazionali.

Le iscrizioni sono aperte fino al 30 aprile 2026.

Il patrimonio culturale, riconosciuto a livello globale anche attraverso la Convenzione UNESCO, rappresenta oggi una leva strategica non solo per la tutela della memoria, ma anche per lo sviluppo sostenibile e la capacità delle comunità di affrontare le sfide contemporanee.

Con l’obiettivo di prevenire e gestire i rischi legati ai disastri naturali e antropici, inclusi quelli climatici, il Politecnico di Torino promuove il Master nell’ambito del progetto europeo Horizon Europe RESILIAGE, attraverso la propria Scuola di Master e Formazione Permanente. Si tratta di un’iniziativa unica in Europa, che punta a formare professionisti capaci di combinare tecnologie digitali, analisi dei dati e strategie di disaster risk reduction per supportare istituzioni e comunità locali. L’approccio si basa su processi partecipativi e sull’utilizzo di strumenti digitali per valorizzare il patrimonio culturale come fattore di mitigazione, resilienza e ripresa in contesti sempre più esposti a eventi estremi.

Il programma introduce una visione innovativa del patrimonio, superando l’idea tradizionale di semplice bene da proteggere e ponendo al centro anche la dimensione immateriale fatta di tradizioni, pratiche e saperi locali, considerati elementi fondamentali per la capacità di adattamento delle comunità.

“Il patrimonio culturale, nel suo complesso materiale e immateriale, inteso come insieme di pratiche, saperi e identità che rendono le comunità più coese e capaci di reagire alle crisi, è un eccezionale volano per lo sviluppo dei territori, nonché un importante elemento che favorisce la resilienza di una comunità, contribuendo a migliorare la capacità di risposta e recupero di fronte a eventi avversi – spiega Rosa Tamborrino, Direttrice del Master e Coordinatrice del progetto europeo RESILIAGE -. Il cambiamento climatico è una minaccia per la conservazione di questo patrimonio e l’Europa deve abituarsi al fatto che gli eventi estremi non sono più un’eccezione: servono nuove competenze, strategie e capacità di coordinamento nelle comunità locali per rafforzare nel tempo la capacità delle comunità di prevenire, affrontare e superare situazioni di crisi. Il Master nasce proprio per formare professionisti capaci di analizzare il rischio e utilizzare strumenti operativi e tecnologici per supportare le comunità nella prevenzione, nella gestione delle emergenze e nel recupero post-evento attraverso la valorizzazione e la tutela dei beni culturali”.

Dal digital mapping al crisis management: il percorso formativo

Il Master adotta un approccio interdisciplinare che unisce teoria e pratica, affrontando temi come l’analisi dei dati territoriali, la creazione di atlanti digitali del patrimonio e la valutazione delle vulnerabilità. Il programma include moduli dedicati a scenari reali di disastri, fondamenti teorici dell’inclusive heritage, disaster risk reduction, metodi digitali e data-driven, oltre a strumenti per sviluppare progetti basati su metodologie bottom-up e partecipative. Ampio spazio è dato al coinvolgimento delle comunità attraverso memorie collettive, pratiche culturali e conoscenze locali.

Il percorso si conclude con un project work sviluppato insieme a docenti e partner, con possibilità di tirocinio. Il Master si basa su una rete internazionale che coinvolge università, istituzioni e aziende, tra cui UNESCO, Université de Nîmes, il Natural History Museum dell’Università di Creta, Protezione Civile e Ithaca, PMI italiana specializzata nell’analisi dei dati da Osservazione della Terra.

Sbocchi professionali: nuove figure tra patrimonio e gestione del rischio

Il Master è rivolto a studenti e professionisti provenienti da ambiti diversi, tra cui valorizzazione del patrimonio, scienze sociali, architettura, pianificazione territoriale e digital humanities, oltre a operatori già attivi nel settore pubblico e privato.

L’obiettivo è formare figure capaci di operare all’intersezione tra gestione del patrimonio culturale e analisi dei rischi. Tra i profili emergenti si distingue quello dell’Heritage Risk Manager, specializzato nello sviluppo di strategie per prevenire danni e supportare la protezione e la valorizzazione del patrimonio, sia in emergenza sia in ottica preventiva e continuativa. Le competenze acquisite aprono inoltre opportunità presso enti pubblici, istituzioni e organizzazioni impegnate nella valorizzazione culturale.

Da Torino a Trondheim: modelli di comunità resilienti

Tra i casi studio analizzati figura Torino, esempio di città che ha saputo affrontare la de-industrializzazione valorizzando il proprio patrimonio e trasformandolo in una risorsa per lo sviluppo turistico e la consapevolezza civica.

Il programma si arricchisce inoltre delle esperienze del progetto RESILIAGE, che ha coinvolto comunità resilienti in diversi contesti europei, tra cui Trondheim in Norvegia, la municipalità di Karşıyaka in Turchia, alcune aree del Portogallo colpite da incendi, realtà in Belgio e nell’isola di Creta. Attraverso workshop e incontri con partner locali, i partecipanti potranno confrontarsi con pratiche e metodologie sviluppate in contesti differenti.

Le iscrizioni al Master “Inclusive Heritage for Disaster Risk Reduction. Digital and participatory methods for resilient communities” sono aperte fino alle ore 14.00 del 30 aprile 2026. Tutte le informazioni su requisiti, modalità di accesso e scadenze sono disponibili sul sito ufficiale del Politecnico di Torino.

Il volontariato cresce con i giovani, la solidarietà è il regalo più bello

Le azioni solidali fanno bene a chi le riceve e anche a chi le fa.

Generosita’ fa rima con giovani, la solidarieta’ nei confronti di coloro che sono meno fortunati ha, infatti, una locomotrice guidata da piccoli uomini e donne che agiscono per migliorare la vita di chi ne ha bisogno.

Secondo una ricerca di Openpolis i giovani tra i 14 e i 17 che fanno volontariato e’ cresciuta in pochi anni, dal 2021 al 2023, dal 3,9 al 6,8 per cento. Non c’e’ che esserne fieri, si puo’ fermare quella litania che racconta di ragazzi svogliati ed egoisti interessati solo a loro stessi. I stessi dati raccontano che geograficamente il volontariato giovanile e’ meno forte al sud, mentre al nord e in particolar modo a Sondrio, Gorizia e Pordenone, ci sono piu’ associazioni no profit procapite.

E’ bello poter raccontare di questa rinata sensibilita’, e’ incoraggiante per il nostro futuro, ma anche per quello dei posteri che godranno di una classe di persone munifiche e partecipi.

E’ indubbio che le nuove generazioni siano investite da problematiche legate ai cambiamenti sociali, ma poter identificare nelle loro condotte varchi di grandezza d’animo e altruismo costituisce una grande speranza che porta a credere che sono loro il grande patrimonio del nostro paese.

Nel biennio dopo il Covid la propensione generale a fare volontariato e calata tranne che nei ragazzi, ma oltre al fatto generazionale, come dicevamo sopra, c’e’ un divario che riguarda l’appartenenza territoriale; prendendo in considerazione gli estremi percentuali abbiamo un 16% di partecipazione in Trentino Alto Adige e un 4,6 % in Sicilia. C’e’ ancora bisogno, evidentemente, di sensibilizzazione e di spinta a guardare oltre le nostre vite e occuparci anche di quelle degli altri, tuttavia la strada intrapresa e’ quella giusta.

Oltre ad occuparsi dell’assistenza alle persone con vari disagi, i giovani sono anche molti attivi nelle associazioni che si occupano di ambiente ed ecologia, ma anche di diritti umani, di pace e progetti internazionali in collaborazione con enti pubblici e privati.

Volendo fare “pubblicita’” alle azioni di solidarieta’ e volontariato e’ provato che oltre a creare benessere a chi le riceve, l’impegno sociale attivo ha dei risvolti positivi anche su chi lo pratica:

aumenta l’autostima, riempie le esistenze di senso e, come affermano alcuni studi, sembra che l’agire solidale abbia un effetto sulla durata delle nostre vite, una terapia a doppio senso quasi miracolosa. E’ un beneficio che torna indietro, un successo sicuro per ognuno di noi, una palestra emotivo-psicologica che ci porta grandi risultati e che mantiene il cervello sempre giovane. Aiutare gli e’ una medicina che ha positivi effetti terapeutici.

MARIA LA BARBERA

Moderare il vino per la salute

Venerdì 17 aprile alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una seduta scientifica sia in presenza, in via Po 18, sia in modalità webinar, dal titolo “Moderata assunzione di vino e salute. Dopo l’introduzione a cura di Giuseppe Poli, Professore Emerito di Patologia Generale, Università di Torino, e Socio Emerito dell’Accademia di Medicina interverranno Attilio Giacosa, Presidente IRVAS (Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute), già Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia, Istituto Scientifico Tumori di Genova ed Emanuele Albano, Professore Emerito di Patologia Generale, Università del Piemonte Orientale – Novara, Socio dell’Accademia di Medicina.

Il rapporto fra il consumo di vino e salute è un argomento estremamente attuale ma molto dibattuto, su cui è necessario fare chiarezza. Infatti, sebbene il consumo eccessivo di bevande alcoliche sia un fattore di rischio per l’insorgenza di tumori e contribuisca a causare od aggravare molte e gravi patologie umane, comprese quelle cardiovascolari, numerosi studi hanno dimostrato come in soggetti sani il consumo moderato di vino (20-30 g di alcol/die per gli uomini e 10-20 g/die per le donne), specialmente durante i pasti, rappresenta un vantaggio in termini di salute rispetto all’essere astemi, riducendo la mortalità per tutte le cause ed in particolare per quelle cardiovascolari. La relazione fra consumo di bevande alcoliche e mortalità appare come una curva a forma di “J” dove il rischio di mortalità è più basso per consumi moderati di alcol, rispetto all’essere astemi, mentre il rischio aumenta con dosi elevate.  Questo effetto è particolarmente evidente nel caso del vino, ed è legato ad un’azione vasodilatatrice, anti-aggregante piastrinica ed anti-infiammatoria, nonché ad un aumento del colesterolo HDL. 

Al momento, i meccanismi attraverso cui il vino esplica i suoi effetti protettivi nei riguardi delle patologie cardiovascolari non sono completamente chiariti. Parte dell’azione dipende dall’etanolo stesso che è in grado di aumentare la produzione di lipoproteine HDL e di ridurre l’aggregazione piastrinica. La presenza nei vini di polifenoli, dotati di proprietà antiossidanti, anti-aggreganti ed anti-aritmiche, costituisce un altro importante fattore. Tuttavia, la variabilità in termini di biodisponibilità ed attivazione metabolica dei vari polifenoli del vino rende difficile definirne l’effettivo ruolo nella riduzione della mortalità cardiovascolare. Recenti ricerche hanno peraltro evidenziato la possibilità che i polifenoli dei vini possano esercitare effetti benefici sull’apparato cardiovascolare in maniera indiretta modificando la flora batterica intestinale (microbiota) in modo da ridurre la produzione di metaboliti batterici in grado di favorire la progressione dell’aterosclerosi ed associati ad una maggiore incidenza di miocardiopatie ischemiche. 

In conclusione, la possibilità che un bicchiere di vino a pasto possa avere effetti positivi per la salute riducendo la mortalità cardiovascolare costituisce un interessante fenomeno che richiede di essere supportato da ulteriori studi. A tale proposito, il progetto UNATI finanziato dalla UE in corso presso la Università di Navarra si propone di verificare su 10000 soggetti gli effetti sull’organismo del vino e potrà fornire una risposta importante al dibattito scientifico in corso.

Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’aula magna dell’Accademia di Medicina di Torino in via Po 18 sia in diretta web al link riportato sul sito www.accademiadimedicina.unito.itLa registrazione dell’incontro verrà pubblicata sul sito.