Lunedì 17 agosto, alle ore 10, una delegazione di Radicali Italiani farà accesso al carcere Lorusso e Cotugno di Torino per visitare l’istituto e verificarne le condizioni. Presente il Segretario nazionale di Radicali Italiani Filippo Blengino. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della campagna ‘Dove finisce lo Stato’ e della mobilitazione in corso nelle carceri italiane, con l’obiettivo di monitorare le condizioni di detenzione e denunciare violazioni sempre più gravi ed evidenti. Al termine della visita, alle ore 12.30, è previsto un punto stampa davanti all’ingresso del carcere” – così Radicali Italiani in una nota.
Microturismo, viaggiare sostenibile
Destinazioni vicine, mete poco conosciute, valorizzazione delle economie locali.
Lo praticano in molti per questioni di tempo, per ragioni economiche, ma anche per non seguire le masse: è il microturismo una tendenza decisamente in crescita. È l’espressione di un interesse verso destinazioni vicine, che cambia la relazione tra il turista e le mete che visita e che da’ un nuovo senso al peregrinare per svago. Visitare piccole località, gioielli sconosciuti offre al turismo un nuovo volto che rispecchia il concetto di un ritrovato utilizzo del tempo, più dolce, che consente di annullare la frenesia del dover vedere, per credere di viaggiare veramente, troppe attrazioni e male: vince, dunque, la qualità, la bellezza di ridotte dimensioni e il relax. Ma quali sono le caratteristiche e i vantaggi del micro turismo?
Sicuramente questo e’ un modo di viaggiare sostenibile che promuove un turismo a basso impatto ambientale, rispettoso delle risorse naturali e culturali e sostiene le piccole imprese, agriturismi e artigiani, contribuendo alla crescita economica delle comunità. Un’altra prerogativa è data dalla qualità del viaggio: i visitatori possono vivere momenti unici lontano dalle folle, dalle file e da tutte quelle situazioni che possono trasformare una vacanza in un tormento da cui, talvolta, ci si deve riprendere. Lo scambio culturale ha una dimensione diversa, si possono visitare piccole cantine, ammirare siti non troppo noti ma carichi di significato e di arte, conoscere piccole comunità con tutte le loro tradizioni, dalla enogastronomia all’artigianato, dalle consuetudini d’altri tempi alla conoscenza del folclore, dei miti e delle leggende. I benefici non sono solo socio-culturali o economiche, infatti la pratica di questo tipo di turismo, riparato e lento, consente la crescita personale, sviluppa più facilmente l’empatia nei confronti di realtà ridimensionate dove ogni cosa ha una differente concezione di realta’, meno attuale forse, ma autentica. È certamente meraviglioso andare dall’altra parte del mondo a vedere luoghi esotici, spiagge sconfinate e conoscere culture completamente diverse dalla nostra, a volte rappresenta un sogno, ma l’immersione in luoghi dove si vive e si respira l’aria della ricca semplicità e della meraviglia in scala ridotta è un altro desiderio che in molti hanno riconsiderato e che stanno perseguendo.

Laboratori, corsi di artigianato o enologia, inoltre, sono altre attività che arricchiscono ancora di più il “micro” turismo; e’ come accedere all’interno di un mondo vicino, ma anche lontano dalla routine e dalle abitudini quotidiane, dove lo scambio assume un valore diverso, misurato, appassionato. Questa attività in costante crescita permette poi di preservare e mantenere parte della nostra arte e della nostra cultura altrimenti poco attenzionate e quindi mal curate.
Il microturismo, dunque, affronta e vince diverse sfide; restano da perfezionare le infrastrutture o crearne di nuove e adeguare le strutture alla crescita di questa attività perché’ questa modalità di viaggiare rappresenta una valida alternativa per il futuro del settore turistico. Qualche dato?
Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), nel 2023 l’Italia ha raggiunto un nuovo record storico con oltre 447 milioni di presenze negli esercizi ricettivi, superando i livelli pre-pandemici del 2019. Il Nord-Est dell’Italia si conferma la ripartizione geografica preferita dai turisti, con 176,2 milioni di presenze, pari al 39,4% del totale nazionale. Di queste, oltre 100 milioni sono attribuibili a turisti stranieri.
Maria La Barbera
Il Ddl Sport: investire oggi per costruire il futuro
Lo sport, ormai è un dato acclarato, può essere considerato a tutti gli effetti come una delle “infrastrutture strategiche” di un Paese, capace di generare economia, turismo, occupazione, innovazione e coesione sociale. È in questa prospettiva che va letto il via libera definitivo del Senato al decreto legge in materia di sport e grandi eventi, approvato il 29 luglio scorso.
Leggi l’articolo su L’identità:
Il Ddl Sport è legge: investire oggi per costruire il futuro
Il castello degli Alfieri
Domina il paese di Magliano Alfieri, già Magliano d’Alba, il Castello Alfieri di Sostegno che, edificato tra il 1649 e il 1680, presenta un interessante facciata barocca e due torri celle cilindriche sul lato che guarda verso la valle…
Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:
https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/castelli/castello-degli-alfieri
Il Piemonte si conferma tra le regioni italiane più dinamiche sul fronte turistico e conquista il primo posto nazionale per crescita delle presenze nel mese di luglio. Secondo i dati contenuti nel report Estate e Ferragosto del Ministero del Turismo, la regione ha registrato un incremento del 9,9% rispetto a luglio 2025, quasi il doppio della media italiana, ferma al +4,4% per le presenze e al +4,5% per gli arrivi.
Alle spalle del Piemonte si collocano Marche (+8,2%), Calabria e Friuli-Venezia Giulia (+7,8%), Abruzzo (+6,7%), Lombardia (+6,4%) e Puglia (+6%).
Un risultato che, secondo l’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi, Paolo Bongioanni, conferma il trend positivo già emerso nei primi sei mesi dell’anno. Nel primo semestre 2026 il Piemonte ha infatti registrato una crescita dell’8,5% degli arrivi e del 9,6% delle presenze, risultando la terza regione italiana per incremento dopo Calabria e Umbria.
Particolarmente significativo è anche il dato relativo ai piccoli comuni, quelli con meno di 5 mila abitanti. Nel primo semestre dell’anno il Piemonte ha segnato una crescita del 9,8% delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025, conquistando il terzo posto nazionale dietro Calabria (+12,1%) e Abruzzo (+10,9%).
A sostenere questo risultato contribuiscono anche le numerose sagre e manifestazioni dedicate ai prodotti tipici, insieme alla capillare attività delle Pro Loco. Un fenomeno che ha un peso economico rilevante: secondo il Ministero del Turismo, le sagre generano complessivamente in Italia un indotto stimato in 2,1 miliardi di euro, a fronte di circa 700 milioni di euro di costi organizzativi, sostenendo circa 10.500 posti di lavoro. Quasi sei italiani su dieci hanno partecipato nell’ultimo anno almeno a una manifestazione organizzata dalle Pro Loco e il 43,5% lo ha fatto durante un viaggio di piacere.
«Questi numeri confermano quello in cui abbiamo sempre creduto e investito – sottolinea Bongioanni –. Il Piemonte concentra da solo un quarto delle produzioni agroalimentari italiane a marchio di qualità. Le Pro Loco rappresentano quindi un patrimonio fondamentale per valorizzare i territori, rafforzarne l’identità e promuovere le eccellenze enogastronomiche dei nostri borghi».
La Regione ha sostenuto nell’ultimo anno 553 Pro Loco attraverso contributi per il loro funzionamento e ha destinato 4 milioni di euro a 358 Pro Loco e Associazioni d’Arma per l’acquisto di strutture destinate agli eventi.
La strategia promozionale del Piemonte guarda ora anche ai mesi autunnali. «Stiamo proseguendo in questi giorni con gli spot dedicati alla nostra offerta outdoor sui principali network radiofonici nazionali – aggiunge Bongioanni –. A fine agosto partirà sul sito della Gazzetta dello Sport una campagna digitale dedicata ai nostri itinerari cicloturistici. In autunno presenteremo inoltre insieme alla Regione Liguria una promozione congiunta dei percorsi outdoor capaci di collegare le Alpi alla Riviera».
La strage di Pola del 1946 rimasta impunita
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Il 18 agosto 1946 – ottant’anni fa – sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, ci fu una strage terroristica con oltre cento morti italiani, rimasta impunita. Pola era ancora italiana, ma era sotto il controllo inglese. Malgrado le indagini, i veri responsabili – i partigiani comunisti di Tito – non vennero mai individuati. Col Trattato di pace del 1947 Pola venne annessa alla Jugoslavia, malgrado fosse un’enclave di oltre 20 mila Italiani.
Chi scrive andò vent’anni fa, alla guida di una delegazione del Centro Pannunzio, a portare fiori legati da un tricolore su quella spiaggia. Tenni anche un breve discorso che fu troncato dall’intervento della Polizia che verificò i documenti di tutti i presenti, partendo dal mio. Ebbi il tempo di concludere gridando “Viva l’Italia”. E poi fui costretto a tacere. A 80 anni da quei fatti appare un’anomalia che in Italia neppure si parli di quella strage di italiani. Giustamente si ricorda la strage fascista di Bologna, ma quella con molti più morti di Pola non viene ricordata in nome della “convivenza pacifica”. Può anche essere comprensibile, ma non è giusto perché la storia dell’altra sponda dell’Adriatico va ricordata. A mala pena salvammo Trieste solo nel 1954.
L’iniquo trattato di pace del 1947 ci tolse terre italiane, obbligando i loro abitanti all’esodo di massa in Italia. Molti italiani erano già stati infoibati e c’è chi adesso in modo vergognoso tenta di giustificare persino quelle stragi inumane.
L’Ottantesimo dell’atto terroristico di Pola non deve passare nell’oblio. Lo esige la dignità dell’Italia.