ilTorinese

#SERIALMANIA, prorogata la mostra di Beatrice

Il Museo Nazionale del Cinema proroga fino al 23 marzo 2025 la mostra #SERIALMANIA. Immaginari narrativi da Twin Peaks a Squid Game, a cura di Luca Beatrice e Luigi Mascheroni, la cui chiusura era prevista per il 24 febbraio.

Allestito al piano di accoglienza della Mole Antonelliana, il percorso espositivo ripercorre gli strettissimi legami, le influenze, le connessioni, le affinità e le differenze fra il cinema e le serie tv dagli anni ‘90 a oggi, sottolineando come il cinema, nel corso degli anni, abbia dovuto affrontare passaggi di profonda modificazione genetica necessari per un mezzo in continua espansione ed evoluzione.

 

#SERIALMANIA è il primo progetto in Italia di una mostra sulle serie tv che stanno ridefinendo un nuovo modo di guardare i film, affiancandosi ai metodi più tradizionali. In questo contesto il concetto di tempo viene dilatato, cambiano le regole della visione e si moltiplicano i supporti e gli schermi: una trasformazione epocale che è la voce più innovativa dello spettacolo cinematografico e che si rapporta anche con il tessuto sociale del nostro tempo. Le serie Tv hanno determinato una nuova estetica, in continuo dialogo con le arti visive, anche se in un certo senso si può affermare che siano sempre esistite, fin dai telefilm trasmessi dalla televisione a partire dagli anni ’50 e ’60.

Sarà poco ma un bel gesto, è come avere Luca ancora tra noi…

Gabriella Daghero

Il dramma dei desaparecido e la intima “tragedia” di una donna

Io sono ancora qui” di Walter Salles

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

C’è molta allegria sulla spiaggia di Rio, a due passi dalla casa dei Facciola Paiva, una casa dove qualsiasi motivo è buono per festeggiare, dove si balla e si beve e si ride, accogliente e sempre aperta agli amici, la domestica che prepara piatti e tartine. Sotto il sole, sulla riva del mare, i ragazzi si buttano sulla pallavolo mentre le ragazze si bagnano il corpo di Coca cola per apparire più scure. A guardarlo così, sembra felice il Brasile, e ricco e innovativo. E libero di vivere. È l’inizio dei Settanta, nelle camere delle ragazze sono appese le locandine dei film dell’epoca, si gira in famiglia in super8, si cantano le canzoni di Caetano Veloso e di Gilberto Gil, il Cinema Novo si esprime attraverso i titoli di Glauber Rocha, anche l’architettura vive un periodo felice con le architetture e le innovazioni di Niemeyer. Ma in quella stessa capitale, come nel resto dell’immenso paese, tutto si fa scuro, regnano gli annientamenti e le sparizioni, la violenza e le morti di quanti sono contrari alla dittatura militare che nel ’64 aveva rovesciato un governo eletto democraticamente e che sarebbe rimasto al potere per più di vent’anni.

Io sono ancora qui” è la storia di una famiglia e della scomparsa nel gennaio del ’71 di Rubens Paiva, marito e padre di cinque figli, ingegnere e attivista politico, ex deputato del Partito laburista del suo paese. È la storia che Walter Salles (“Central do Brasil”, “I diari della motocicletta” sulla gioventù del Che) ha tratto dal libro di memorie scritto una decina di anni fa dal figlio del desaparecido, Marcelo Rubens Paiva, premio per la miglior sceneggiatura a Venezia 2024, già Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico ad una immensa Fernanda Torres, in attesa della serata degli Oscar con le candidature per il miglior film, per il miglior film straniero e ancora per la protagonista. Una testimonianza che sembra arrivare tarda nei confronti della scomparsa di un uomo il cui corpo non venne mai ritrovato – le sepolture in fosse comuni e i lanci dagli elicotteri nell’oceano erano all’ordine del giorno – ma anche una necessità da parte di quello che fu un ragazzo in amicizia con i figli di quell’uomo e abituato a frequentare la loro casa. La casa dove irrompono, all’improvviso, oscurando immediatamente le finestre in un giorno di solare inverno, uomini che gli dicono di prepararsi, che li deve seguire per una semplice testimonianza e lui che dice tranquillo “un paio d’ore e sono di nuovo a casa”. Non lo rivedranno più. Anche la moglie Eunice e la figlia Eliana sono poco dopo prelevate e portate nelle celle di una caserma, questa per una notte soltanto, quella per dodici giorni, tra domande incessanti e tavolacci e formalità per cui non c’è da temere, tra le urla che provengono dalle stanze vicine e uomini che buttano secchiate d’acqua sui pavimenti a lavare il sangue. Al ritorno a casa, prima che i vestiti di Rubens siano dati via e prima che s’abbandoni quella casa che diventerà un ristorante, per cercarne una nuova a San Paolo, prima che si sia cancellata ogni speranza di un ritorno, non dovrà mai apparire la “tragedia”, i sorrisi di un tempo non dovranno mai scomparire, anche se lo chiede il regime che per una nuova immagine da distribuire vorrebbe tutti i superstiti almeno seriosi, no, rimarranno impressi quegli stessi sorrisi che abbiamo visto nelle tante fotografie che circolano nei tanti momenti, esposte o sfogliate o rimesse in grandi scatole, nulla deve cambiare, per la tranquillità sognatrice dei più piccoli, per la necessità di andare avanti, per la caparbietà che Eunice vive negli anni pur di arrivare a qualche risultato, pur di ottenere per il marito e per la famiglia un qualche riconoscimento, pur di coltivare una memoria che resti con tutto lo strazio intimo per sé, e per gli altri.

Sino all’ultimo festeggiamento, una fotografia anche lì da scattare, quando Eunice, ormai vittima dell’Alzheimer (è scomparsa nel 2018), rivede in un vecchio filmato che passa in televisione il volto del marito e i suoi occhi hanno un moto di felice stupore. Ogni attimo è trascorso incredibilmente su un percorso piano, rassicurante, aperto, dove le urla e la disperazione non hanno mai trovato posto. Salles ha voluto mantenere, tra storia privata e Storia pubblica, ogni tono sommesso, rinchiuso, lasciando alla macchina da presa, attraverso gli sguardi e i piccoli gesti, il compito di “accompagnare” un misfatto che non può non aver attraversato intere esistenze: le lacrime scorrono sulle guance, ma durano un attimo, vengono immediatamente cancellate, i singhiozzi e le urla e la disperazione stanno da altra parte. Forse questi silenzi non incontreranno i favori di molti dei giurati dell’Oscar, chissà, ma certo cominciamo fin da adesso a tifare per Fernanda Torres (negli ultimi fotogrammi Eunice è Fernanda Montenegro, sua madre nella vita e già indimenticabile interprete di “Central do Brasil”) che incarna e vive perfettamente, in ogni parte del corpo e della mente, nei piccoli segni premonitori della malattia e negli insperati traguardi, quella che fu la personale, richiusa “tragedia”, perché al fondo di tutto questo dire il termine deve essere comunque scritto, di Eunice Paiva.

Giachino: “l’Aeroporto di Torino sviluppi nuovi e più interessanti collegamenti”

Lettera aperta al Sindaco e al Presidente della Regione

Carissimi,
gli aeroporti come ogni altra attività economica contribuiscono al PIL cittadino e regionale.  L’aeroporto di Torino, solo 13* in Italia con volumi di traffico molto inferiori alle Città italiane, da un contributo al PIL regionale più basso di quello che potrebbe.
Un aeroporto che ha chiuso il cargo aereo, che in questi anni è cresciuto molto negli altri aeroporti come ricordano ancora oggi i giornali economici. Vendere le quote azionarie come è stato fatto negli anni scorsi non vuol dire disinteresse per una infrastruttura strategica per un territorio come il nostro che da anni purtroppo cresce meno della media nazionale.
Non ritenete di chiedere un incontro agli azionisti, che tra l’altro gestiscono altri aeroporti? Tra questi azionisti vi è anche il S. Paolo.
Vi ringrazio molto della attenzione e auguro buon lavoro.
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Mino Giachino
Responsabile piemontese trasporti e logistica FDI

Mal’aria: contro l’inquinamento affrontare emissioni agricoltura e allevamenti

 
 
I comitati Legambiente di Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte si appellano a Regioni e Arpa: ridurre e monitorare le emissioni da stalle, campi agricoli e risaie.
Un focus speciale su due gas “includere le emissioni ammoniaca e metano nei piani regionali di risanamento dell’aria”
Intanto in campagna stanno per cominciare gli spandimenti di liquami zootecnici: rischio di picchi di inquinamento per febbraio
 
Dopo un inizio d’anno piovoso e con pochi picchi di smog, siamo entrati nel periodo critico degli spandimenti dei liquami agricoli: dopo il blocco dei mesi di dicembre e gennaio, infatti, gli allevatori si trovano a dover spandere sui campi vicini i contenuti dei serbatoi stracolmi di liquami. E’ anche per questo che, da diversi anni, il mese di febbraio è quello con i più alti picchi di inquinamento, soprattutto per quanto riguarda il particolato sottile. Una gran parte di esso infatti deriva dai composti dall’ammoniaca, gas che esala soprattutto dai liquami zootecnici.
Ciò avviene in una valle del Po che resta una sacca di un inquinamento atmosferico che non lascia tregua. Anche se nel tempo le norme europee hanno elevato gli standard di qualità per le emissioni da industria, trasporto e riscaldamento domestico, consentendo una riduzione dei livelli atmosferici degli inquinanti primari, ovvero quelli immessi direttamente da tubi di scarico e camini, la soluzione del problema è ancora lontana e di certo le regioni Padane non saranno in grado di adeguarsi agli obblighi della nuova direttiva europea sulle concentrazioni di inquinanti, a meno di affrontare anche il nodo delle emissioni che derivano dalle attività agricole e, soprattutto, zootecniche, che vedono concentrarsi nelle quattro regioni settentrionali l’85% dei suini e il 65% di tutti i bovini allevati in Italia, per non parlare di ovaiole e polli da carne, anch’essi concentrati soprattutto tra Lombardia e Nord-Est.
L’intensità esasperata con cui la pratica dell’allevamento viene condotta in Pianura Padana è la prima causa delle emissioni di ammoniaca e metano, due sostanze che, combinandosi con i gas da traffico, sono precursori l’una della formazione di particolato secondario, responsabile dello smog invernale e l’altro della produzione atmosferica di ozono, da cui dipende la formazione di smog fotochimico nella stagione estiva. I dati sono contenuti in un policy brief, sviluppato da Legambiente nell’ambito di ‘Methane Matters’, la coalizione europea impegnata per il rispetto degli accordi globali, siglati anche dal nostro Paese, per la riduzione delle emissioni di metano (scaricare qui). Il documento illustra il peso rilevante dei due gas nell’aggravare il quadro delle emissioni che affligge le quattro regioni del Nord e le soluzioni possibili, che devono includere misure di mitigazione dell’impatto degli allevamenti, come l’interramento dei liquami per limitare le esalazioni di ammoniaca, e il ricorso alla digestione anaerobica, in impianti ad alte prestazioni, per trasformare il problema delle emissioni di metano da scarti organici in risorsa energetica rinnovabile. Ma la buona gestione dei liquami richiede anche una strategia sovra-regionale per ridurre il numero di animali allevati in modo intensivo, puntando ad una densità accettabile in rapporto al territorio. Nessuno pensa di mettere in discussione la storica specializzazione zootecnica della Pianura Padana, che è all’origine delle eccellenze alimentari che il nostro Paese esporta in tutto il mondo, ma oggi il carico di bestiame è eccessivo, molto superiore alla capacità di produrre i foraggi necessari, perchè la terra coltivata non è sufficiente per nutrire così tanti animali nè per ricevere le molte decine di milioni di tonnellate di liquami zootecnici prodotti in queste regioni: così l’agricoltura è diventata il primo settore economico per quantità di inquinanti gassosi rilasciati in atmosfera.
“Non si può affrontare il risanamento dell’aria in Pianura Padana senza fare i conti con tutti i settori responsabili di emissioni: per questo abbiamo scritto al Ministro dell’Ambiente e agli assessori all’ambiente delle regioni firmatarie dell’Accordo Aria, affinchè includano il metano e l’ammoniaca tra gli inquinanti gassosi oggetto di monitoraggio e di misure di riduzione delle emissioni: stando agli inventari regionali, questi due gas pesano quasi quanto la metà di tutte le emissioni inquinanti, eppure non ne esiste una rete di monitoraggio atmosferico nè sono stati fissati obiettivi di riduzione coerenti con gli impegni europei di lotta all’inquinamento atmosferico: chiediamo che i piani regionali di risanamento dell’aria si facciano carico anche di questa fonte emissiva, sostenendo azioni di mitigazione ma anche programmi e strategie per la sostenibilità del  settore zootecnico” dichiara Alice De Marco, Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

“Io amo Italia”. Le vicissitudini di immigrata di seconda generazione

7-8 febbraio 2025

Casa Fools, via Bava 39, Torino

Primo testo da autrice e interprete di Sofija Zobina

 

 

Siamo agli inizi degli anni ’60 e in Unione Sovietica avviene una piccola ma grande rivoluzione: all’interno dei suoi confini inizia a echeggiare la musica italiana. Tutto nasce da uno scambio di oggetti avvenuto al confine tra Russia e Finlandia: una stecca di sigarette per un vinile, “O’ sole mio” di Robertino Loretti.

Questa è la storia che inizia a raccontare Sofia, un’aspirante attrice, sul palco di un karaoke. Ha già cantato una canzone, ma l’occasione di avere finalmente un pubblico la spinge a restare. Con la scusa di raccontare il ruolo della musica italiana nella sua vita, parla della sua condizione di immigrata russa di seconda generazione e di quella di sua madre: una ballerina, che tramite mille peripezie cerca di darle un futuro migliore proprio in Italia, dopo che il crollo dell’Unione Sovietica aveva lasciato tutti senza niente. Lo spettacolo è fatto di racconti, sketch, imitazioni e di momenti più intimi legati al rapporto della protagonista con il padre, inteso come patria, come certezza, ma anche come limite. Nella storia delle due donne è una figura completamente assente, ma diventerà sempre più presente per la protagonista, durante il suo costante dialogo con il pubblico.

“Io amo Italia” è un racconto che rapisce e mescola inevitabilmente commedia e prosa, realtà e immaginazione, la grande Storia e la vita quotidiana. In un continuo scambio tra presente e passato, tra Italia e Russia, in cui la musica diventa il ponte per ricongiungere gli opposti, riportando alla ricerca della “Felicità” di un bicchiere di vino con un panino.

 

“Io amo Italia” è il primo testo da autrice e interprete di Sofija Zobina. Nata in Lituania nel ’99, si trasferisce in Italia a 3 anni e vive tra costanti trasferimenti per via del lavoro della madre. Si laurea in recitazione nel 2022 alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, al cinema ha lavorato con Alice Rohrwacher (La Chimera) e Maurizio Nichetti (Amiche Mai), ha partecipato a serie tv Netflix e Rai (Summertime, Il Clandestino) e a teatro è stata diretta da Serena Sinigaglia, Maurizio Schmidt, Claudio Autelli. “Io amo Italia” debutta nel maggio 2024 al Torino Fringe Festival e viene selezionato a luglio anche dal Roma Fringe Festival dove vince il Premio Speciale OFF.

 

CONSONANZE

“Io amo Italia” è il primo spettacolo del 2025 di “Consonanze”. La stagione teatrale 2024-2025 di Casa Fools, composta da 21 repliche di 10 diversi titoli, propone un calendario multidisciplinare che promuove linguaggi espressivi di classici contemporanei attraverso la riscrittura di grandi capolavori o nuove opere e adattamenti in chiave pop che affrontano temi universali.

 

CASA FOOLS

Casa Fools è una Casa con un Teatro dentro. Codiretto da Roberta Calia, Luigi Orfeo e Stefano Sartore, da anni Casa Fools lavora per ricostruire la comunità attraverso l’arte e abbattere le barriere e i pregiudizi legati a certi luoghi della cultura. Non solo attraverso una politica dei prezzi contenuta, ma anche facendo partecipare attivamente il pubblico alla vita del teatro, coinvolto fin dall’inizio nella direzione artistica tramite un’esperienza di decisione collettiva del cartellone.

 

La stagione Consonanze ha ricevuto il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo all’interno del bando “Linee guida per progetti nell’ambito della cultura contemporanea 2024” ed è sostenuta dal contributo del patrocinio oneroso 2024 del Consiglio Regionale del Piemonte.

Un anno di successi ai Musei Reali

Il Direttore dei Musei Reali Mario Turetta  e capo dipartimento per le attività Culturali del Ministero, alla presenza di Autorità e stampa ha  presentato nel Salone degli Svizzeri di Palazzo Reale un Report sull’ attività dei Musei Reali nel 2024.

Anno importante quello appena concluso per il riconoscimento in fascia A trai i Musei più prestigiosi  a livello nazionale.
Si ricordano le attività svolte in occasione dei 400 anni dalla nascita del Guarini , i 300 anni del Museo dell Antichità e i 200 anni del Museo Egizio con una mostra dedicata a Cleopatra.
Un capitolo significativo le collaborazioni con le Fondazioni Compagnia S.Paolo e Crt, le Università  e i privati che hanno contribuito con Art Bonus.
Da seguire le proposte del 2025 che non saranno di meno dell’ anno concluso.
Qualche chicca: la ristrutturazione delle serre che sarà adibita ad esposizione di  antichi strumenti musicali e una parte allestita come vera e propria serra e momento relax. La riapertura del rinnovato bookshop e la caffetteria Reale, annunciate tre importanti mostre tra cui una dedicata a Guido Reni e una a  Orazio Gentileschi oltre ad un nuovo spazio dedicato a Leonardo.

I Musei Reali di Torino sono un complesso museale che raccoglie secoli di storia, arte e cultura legati alla dinastia sabauda. Situati nel cuore della città, vicino a Piazza Castello, includono diversi spazi espositivi:
Palazzo Reale: l’antica residenza dei Savoia, con sale sontuose, arredi storici e la splendida Galleria del Daniel.
Armeria Reale: una delle più ricche collezioni di armi e armature in Europa.
Galleria Sabauda: una pinacoteca con opere di maestri come Van Dyck, Rubens e il Beato Angelico.
Museo di Antichità: reperti archeologici dall’epoca romana fino al Medioevo.
Biblioteca Reale: conserva disegni di Leonardo da Vinci, tra cui il celebre “Autoritratto”.
Giardini Reali: un’oasi verde progettata originariamente da André Le Nôtre, il giardiniere di Versailles.
I Musei Reali offrono un viaggio nella storia di Torino e del Piemonte attraverso arte, cultura e bellezza.
Un vero gioiello da frequentare per goderne le bellezze.

GABRIELLA DAGHERO

La Regione in Israele: “Food for Gaza” con i medici del Regina Margherita

Il presidente Cirio: “Nei prossimi giorni saranno trasferiti in Piemonte 4 bambini pazienti oncologici con le loro famiglie per essere curati nel nostro ospedale pediatrico. Ancora una volta la nostra Regione modello di cooperazione internazionale e solidarietà”

Il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha partecipato oggi alla missione del programma “Food For Gaza”, partita da Ciampino verso Israele in occasione dell’arrivo al porto di Ashod della nave container con a bordo i 15 camion speciali donati dall’Italia, realizzati e allestiti da Iveco, con il supporto attivo della Regione Piemonte, per il trasporto di beni umanitari dentro la Striscia di Gaza e ulteriori 15 tonnellate di aiuti umanitari (non alimentari) donati dalla Cooperazione Italiana.

 


Il presidente ha accompagnato la professoressa Franca Fagioli (Direttore Dipartimento Patologia e Cura del Bambino dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino) e il dottor Sebastian Asaftei, che resterà nella zona per alcuni giorni. I medici infatti stanno esaminando le cartelle cliniche di alcuni bambini malati oncologici con l’obiettivo, nelle prossime settimane, di poterli trasferire al Regina Margherita. In particolare, si tratta di 4 bambini malati oncologici che saranno ricoverati e accolti insieme alle loro famiglie.

«Ancora una volta il Piemonte è in campo per la solidarietà. A gennaio, al tavolo Food for Gaza abbiamo confermato al governo e al ministro Tajani la disponibilità della nostra Regione ad accogliere fino a undici bambini malati in arrivo dalla Striscia di Gaza. Oggi inizia la fase operativa di questo impegno che vede il coinvolgimento dei nostri medici e del nostro sistema sanitario con l’obiettivo di trasferire, non appena le loro condizioni lo permetteranno, i primi 4 pazienti pediatrici al Regina Margherita di Torino. Grazie alla rete di associazioni sarà anche possibile accogliere le loro famiglie, per assicurare ai piccoli la migliore permanenza possibile. Per il Piemonte questo impegno si inserisce nelle tante operazioni di solidarietà avviate in questi anni», dichiara il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio ricordando anche l’invio dal Piemonte di un ingente quantitativo di riso destinato alle popolazioni della Striscia di Gaza.
«La missione ha il significato di creare un ponte tra l’ospedale infantile Regina Margherita e i bambini di Gaza tramite l’intermediazione delle forze diplomatiche e dei sanitari israeliani e palestinesi. In particolare siamo pronti ad accogliere nei prossimi giorni 4 bambini affetti da leucemie, linfomi o tumori solidi, il cui trattamento è stato interrotto a seguito dei bombardamenti all’interno della Striscia di Gaza. La presa in carico sarà come per tutti i nostri pazienti inclusiva e terrà conto anche delle esigenze di integrazione nel nostro territorio dei bambini e dei loro accompagnatori, tramite l’aiuto insostituibile del terzo settore, che collabora con la nostra quotidianità», afferma la professoressa Franca Fagioli.

Una disponibilità che conferma la vocazione solidale e accogliente del Piemonte: già la scorsa estate la disponibilità della Regione ha consentito di portare al Regina Margherita un adolescente e un bimbo di 3 anni provenienti da Gaza.

Fin dalla scorsa primavera infatti la Regione, insieme al Comune di Torino, si è era resa disponibile con il Ministero degli Esteri a supportare attivamente le iniziative del governo in risposta all’emergenza umanitaria di Gaza, con il coinvolgimento degli ospedali, in particolare il Regina Margherita per i pazienti più piccoli, e la Protezione civile regionale, per fornire competenze e materiali. Una posizione che conferma quanto avvenuto in passato, quando il Piemonte, con due diversi voli, nel 2022 ha avviato una missione umanitaria che ha consentito di portare a Torino 22 tra bambini e ragazzi malati di tumore in fuga dall’Ucraina dove non era possibile garantire loro le cure a causa della guerra.

Mariachiara Giacosa

Opposizioni in Consiglio regionale: “Apertura in commissione bilancio”

Agli emendamenti delle opposizioni per il potenziamento dei servizi di salute mentale in Piemonte. “Ora ci aspettiamo l’approvazione in aula”

 

6 febbraio 2024 – Oggi in Commissione si è entrati nel vivo della discussione relativa agli investimenti sulla salute mentale: le Opposizioni in Consiglio regionale (Pd, Avs, M5S, Stati Uniti d’Europa per il Piemonte) hanno depositato emendamenti e ordini del giorno al riguardo, anche a fronte dell’appello lanciato da oltre 60 associazioni lo scorso novembre.

 

La situazione attuale è allarmante: dal 2019, il personale dei Dipartimenti di salute mentale è diminuito dell’11% e la spesa regionale per questi servizi è significativamente inferiore alla media nazionale.

I dati parlano chiaro: nel 2022, la spesa per la salute mentale in Piemonte si è attestata a circa 64 euro per persona, con un calo dell’8,4% rispetto alla media nazionale, che è pari a 70 euro. Inoltre, solo il 2,7% del Fondo Sanitario Regionale è destinato alla salute mentale, contro il 3% della media nazionale. Queste cifre evidenziano una chiara sottovalutazione delle problematiche legate alla salute mentale, con conseguenze dirette sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Le criticità sono molteplici: la presenza di posti letto residenziali è superiore del 55% rispetto alla media nazionale, i pazienti restano nelle residenze per periodi prolungati (+64%), e si registra un incremento preoccupante dei ricoveri in reparti non psichiatrici (+143%). Questi dati ci costringono a riflettere sulle gravi carenze strutturali e sulle difficoltà quotidiane che affrontano i cittadini piemontesi.

 

Per affrontare questa emergenza, le opposizioni propongono in particolare che, a partire dall’anno 2025, venga vincolata una quota pari ad almeno il 4% del fondo sanitario nazionale per i servizi di salute mentale. Registriamo un’apertura sul punto da parte dell’assessore al bilancio, e continueremo a lavorare in questa direzione.

 

Gianna PENTENERO – Presidente Gruppo Pd

Alice RAVINALE – Presidente Gruppo AVS

Sarah DISABATO – Presidente Gruppo M5S

Vittoria NALLO – Presidente Gruppo Stati Uniti d’Europa per il Piemonte

Agenti Polstrada presi a martellate da un giovane, sparano e lo feriscono

Sull’autostrada Ivrea-Santhià, alla stazione di servizio di Viverone sud, due agenti della polizia stradale sono stati aggrediti dal conducente di  26 anni,  francese. L’uomo aveva avuto un incidente con una vettura  che avrebbe rubato e abbandonato. Ha fatto l’autostop e un furgone lo ha accompagnato  alla vicina stazione di servizio. Qui ha cercato di rubare un’altra macchina  minacciando il conducente con un coltello. Era presente una volante della Polizia. Il giovane, raggiunto dagli agenti ha preso un martello dal giubbotto e ha colpito uno dei due agenti sulla testa. Il poliziotto gli ha sparato  ferendolo e colpendo anche di striscio l’altro agente. L’aggressore è ricoverato alle Molinette. In ospedale anche i due agenti che non sono in pericolo di vita.

Fsp Polizia: “Aggressore operato, un collega in prognosi riservata. Questo lavoro è imprevedibilità, violenza e complessità”  

“Sono ore di grande apprensione per lo stato di salute dei colleghi aggrediti a Ivrea da un criminale che li ha presi a martellate. Anche se entrambi non sono in pericolo di vita, quello di loro più seriamente ferito, che ha riportato un grave trauma cranico, è in prognosi riservata. Anche il loro aggressore, dopo essere stato operato, è fuori pericolo. Adesso preghiamo che possano rimettersi al più presto, con il pensiero rivolto ai loro cari catapultati in questo terribile incubo”.

Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, dopo l’aggressione ai due poliziotti della Stradale alla stazione di servizio di Viverone sud sulla bretella autostradale Ivrea-Santhià.

“Cresce senza sosta la drammatica lista dei tutori della sicurezza feriti in servizio – prosegue Mazzetti -, con una cadenza temporale agghiacciante che ne vede finire in ospedale uno ogni 3 ore e mezza, e con una casistica sempre più variegata, virulenta, subdola. Il caso di oggi conferma drammaticamente questo quadro, da cui emerge come il nostro lavoro sia fatto di assoluta imprevedibilità, violenza cieca, complessità estrema. Bene farebbero a ricordarlo tutti quegli pseudo esperti di sicurezza sempre pronti a pontificare e delegittimare l’operato di chi porta una divisa, contestando un arresto, censurando un inseguimento, criminalizzando una reazione difensiva, tentando di far passare i nostri operatori, fra i migliori del mondo, per incompetenti, violenti e frustrati. Ogni giorno in cui dobbiamo pregare perché un collega guarisca – conclude Mazzetti – sale la rabbia per tutto questo, e la convinzione che questo vizio della ‘critica facile’ passerebbe per incanto se ci si trovasse davvero nei nostri panni”.