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La Crimea di Cavour e la nascita della Romania. Dai principi Drãculesti ai regnanti dei Balcani

Lo sciame sismico originato dall’emigrazione dei Gozzano di Luzzogno a Cereseto, Casale Monferrato e Agliè riaffiora nella regione balcanica durante il periodo della guerra di Crimea appoggiata da Cavour. La genealogia dei Gozani in Ungheria è rappresentata sul dipinto conservato nella casa del marchese di San Giorgio Monferrato Titus von Gozani e della moglie Eva Maria Friese, abitanti a Dusseldorf senza eredi maschi, fonte di inesauribili informazioni storiche sulla loro antica casata. Il diploma di nobiltà fu concesso ad ambo i sessi di questa famiglia dall’imperatore Franz I° nel 1817 a Vienna, da poco ritrovato con relativi sigilli nell’archivio provinciale di Marburg.

Singolare la vicenda di Odo von Gozani figlio di Ludvik nobile dell’impero austriaco, marchese di San Giorgio Monferrato e fratello di Sidonia, di Ferdinando II° nonno di Titus e marito della baronessa Sophie Josephine Helene von Neustaedter di Zagabria. Odo, politico e capo ideologico nato nel 1885 a Lubiana, avvocato al servizio d’Austria come amministratore civile nella prima guerra mondiale, segretario di stato e inviato a Budapest come ministro degli interni, fu dimesso a causa delle sue idee nazionalistiche per aver esercitato una forte influenza sul movimento del fronte patriottico nel fallito colpo di stato austro-nazista. La paura di un atto di vendetta per falsa testimonianza davanti al tribunale militare di Vienna lo portò al suicidio.

Sidonia von Gozani, zia di Odo, sposò a Lubiana nel 1863 Joseph Maria Coleman Gerliczy, membro di una nobile casata d’Ungheria risalente al 1200 appartenente al patriziato onorario di Fiume nel 1600. Il diploma di nobiltà fu conferito loro nel 1626 dall’imperatore e re Ferdinando II° del litorale ungarico, confermato nel 1838 per tutti i discendenti di ambo i sessi. Le tre corone d’oro sugli elmi dello stemma del 1557, ufficializzato nel 1774, rappresentano la vicinanza all’autorità imperiale. Personaggio di spicco fu il cavaliere Giovanni Felice Gerliczy, bisnonno di Joseph, capitano e assessore al commercio, cancelliere della sanità e proprietario del palazzo barocco di Fiume nel 1750 ereditato dal fratello Giuseppe. Un disegno originale del palazzo, ex sede del teatro, si trova nell’archivio di stato austriaco.

Ferenc Gerliczy von Arany, pronipote di Giovanni Felice sposato con Gilda Fejèrvàry di Vienna, edificò la chiesa di Nostra Signora d’Ungheria accanto al loro castello di Desk. Il figlio Felix Vince Ferenc Gerliczy-Burian, nato a Oradea e morto a Nizza detto il conte Liechtenstein, acquisì notevole prestigio sposando la principessa Elsa Stirbey Bibescu di Cãmpina. A Oradea il cugino Szatarill Gerliczy, allievo del famoso pittore simbolista Gustav Klimt, edificò l’attuale Gerliczy Palace. Nel 1928 il castello di Desk fu venduto e trasformato in sanatorio infantile, oggi sede della clinica medica dell’università di Szedeg.
Barbu Stirbey, presidente del consiglio dei ministri e cugino della principessa Elsa figlia del principe Dimitrie Stirbey, possedeva uno dei patrimoni più grandi della Romania. Barbu era intimo confidente e amante della regina Maria Vittoria che lo soprannominò il principe bianco. Di bell’aspetto, elegante e raffinato nel comportamento era sposato  con la cugina principessa Nadeja Bibescu, pronipote di Napoleone Bonaparte. Elsa discendeva dal nonno Barbu Dimitrie Stirbey detto il dominatore, sovrano dal 1848 al 1853 in regime di statuto organico nel primo regno di Muntenia con capitale Bucarest e di Oltenia con capitale Craiova. Famoso il ritratto di Martha Lahovari Bibescu, nipote di Barbu e George Bibescu che abdicò nel 1848, eseguito da Giovanni Boldini nel 1911 che, come osserva la nostra critica d’arte Giuliana Romano Bussola, esercita le sue famose pennellate a sciabola per dare movimento e leggerezza. Martha, scrittrice e poetessa nata a Bucarest nel 1886 e morta a Parigi nel 1973, fu vestita per decenni dallo stilista parigino Christian Dior.

Barbu dovette fuggire a Vienna durante l’invasione russa in Crimea, rientrando dopo l’intervento del regno di Sardegna deciso da Camillo Cavour a fianco di Napoleone III° e della Gran Bretagna in difesa della Turchia. Dopo il trattato di Parigi, a seguito della disfatta dell’impero russo, Barbu sostenne nel 1856 la riunione dei principati di Moldavia e Valacchia sperando di diventarne principe, generando nel 1859 la nascita della futura Romania. Ma il suo mandato era scaduto, abdicò ritirandosi a Parigi e alla morte fu sepolto nella cappella Bibescu a Pére-Lachaise, il monumentale cimitero parigino dove riposano Balzac, Chopin, Callas, Edith Piaf, Jim Morrison e la nipote Martha Bibescu. Bellissimi i palazzi Stirbey Bibescu di Buftea, Brasov e Bucarest, quest’ultimo venduto dai discendenti per undici milioni di euro nel 2005. Quattro secoli prima, questi regnanti furono preceduti da Vlad II° Dracul detto il drago e dal figlio Vlad III° Tepes l’impalatore, famosi principi Drãculesti.
Armano Luigi Gozzano

“Delfino Blu”, quando l’alta classe incontra la ristorazione

SCOPRI – TO   Alla scoperta di Torino

Torino capoluogo sabaudo in cui l’eleganza regna in moltissimi edifici e locali storici, tra di essi il noto ristorante di pesce “Il Delfino Blu”.
Il locale rappresenta da oltre quattro decenni un punto di riferimento per gli amanti della cucina a base di pesce nel capoluogo piemontese. Fondato e gestito dal Cavalier Peter, il locale si distingue per l’eccellenza delle sue proposte culinarie e per un ambiente elegante e raffinato.
Il Delfino Blu è situato in Corso Orbassano 277, varcandone la soglia l’atmosfera è molto accogliente, la Sala Delfino ha grandi tavoli rotondi e poltrone dorate, ai lati il locale è interamente vetrato con maestose tende blu e oro, grandi lampadari e profumi deliziosi rendono il ristorante unico nel panorama piemontese. Poi vi è la Sala Royal dove il colore preponderante è l’oro con grandi lampadari di cristallo, una lussuosa moquette e un pianoforte; la sala ospita fino a 70 persone dove si respira uno stile unico e ricercato molto adatto anche per le cerimonie.
Il locale ha anche un dehor esterno molto raffinato riscaldato d’inverno ideale per cene romantiche a lume di candela con una preziosa moquette sul pavimento e le sue poltrone rosse.
Le offerte culinarie sono molteplici dagli antipasti con ostriche, gamberi, tartare e carpacci freschi ai primi come i paccheri al ragù di spada, gli spaghetti all’astice e molti altri, tra i secondi vi è il pesce fresco, la grigliata di mare e il fritto misto.
Il fulcro del ristorante è il suo fondatore e chef, il Cavalier Peter, che inaugurò il Delfino Blu quasi quarant’anni fa; prima di questo locale in realtà aprì altri noti e prestigiosi locali nel capoluogo piemontese come ad esempio il Maxim.
Le esperienze passate portarono il Cavalier Peter alla decisione di aprire un locale più grande, di alta classe e con una proposta unica per i torinesi grazie ai crudi di pesce ancora poco usati nella cucina Piemontese negli anni ’90.
Peter aveva solo 30’anni quando ha aperto Il Delfino Blu con questa sua intuizione controcorrente che poteva essere anche un grande rischio ma i torinesi apprezzarono fin da subito l’innovazione, in particolare il suo piatto più noto “Le Plateau Royal”, un’esplosione di pesce crudo di ogni tipo servito su un grande piatto ornamentale, ancora oggi richiesto da moltissimi clienti. Peter riesce ad accontentare anche la clientela più esigente e negli anni ha aggiunto anche qualche piatto di carne per accontentare chi non ama il pesce.
Moltissimi clienti sono a lui fedeli da ormai più di quarant’anni e lui si affida a loro per testare le novità. Peter crede molto nell’unicità e nell’eccellenza, ha sempre viaggiato molto proprio per scoprire nuove realtà e farsi contagiare da idee del tutto particolari, come i lampadari del suo locale progettati da un suo caro amico di Dubai con cristalli e decorazioni dorate.
Ma le novità non finiscono quI il titolare del Delfino Blu ha creato da poco un nuovissimo piatto molto particolare che convincerà anche i palati più difficili, ma ancora non si può svelare… e noi l’aspettiamo con l’acquolina in bocca.
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NOEMI GARIANO

Un Anno in Piemonte con Beppe Gandolfo a Cesana Torinese

CESANA TORINESE – Come è stato il 2024 in Piemonte? Cosa è successo? Quali eventi resteranno nella storia e quali sono state le piccole storie degne di nota?

Ogni anno il giornalista Mediaset Beppe Gandolfo fissa tutti questi aspetti capitati in Piemonte nel suo sempre attesissimo libro “Un Anno in Piemonte” giunta alla sua 23° edizione ed edito da EnneCi Communication.

Ed il libro “Un Anno in Piemonte 2024” arriva a Cesana Torinese.

L’appuntamento con l’autore è per sabato 8 febbraio, alle ore 18 presso la Sala Formont in via Pinerolo 0, a Cesana.

Un incontro realizzato con il patrocinio del Comune di Cesana Torinese per ripercorrere gli eventi più significativi del 2024

Beppe Gandolfo sin dal 2002 fa questo immane lavoro di ricerca sui fatti e sui personaggi di ogni anno. Davvero un lavoro immane perché fatto consultando giornali e riviste, siti e social. Nulla scappa a Beppe Gandolfo e poi c’è tutto il lavoro di narrazione, con i focus dedicati ad eventi particolarmente significativi o ricchi di curiosità.

La presentazione del libro in giro per tutto il Piemonte è poi il momento per l’autore per ricordare rifilettere assieme al pubblico in serate che sono sempre molto partecipate ed interattive.

Ma di cosa si parlerà sabato 8 febbraio a Cesana?

Si parlerà di poitica con le elezioni regionali e la riconferma del Governatore Cirio, ma anche dei tanti sindaci eletti nel mese di giugno. Si parlerà dei 200 anni del Museo Egizio, di Sinner e delle ATP Finals, del passaggio del Tour de France e del Giro d’Italia. Si ricorderanno personaggi come Segre, Pininfarina, Vittorio Emanuele e tanti altri.

Un appuntamento da non perdere ovviamente ad ingresso gratuito.

Pazienti o clienti?

Da alcuni anni assistiamo ad un vero e proprio bombardamento di spot pubblicitari su integratori, farmaci da banco, prodotti omeopatici in grado di aiutarci a ridurre il livello ematico di HDL, a migliorare la qualità del sonno, a prevenire malattie da raffreddamento, migliorare il tono muscolare, migliorare le performances sessuali e molto altro.

Da notare che su ogni confezione è chiaramente indicato che l’assunzione di quell’integratore “non sostituisce uno stile di vita corretto ed una dieta adeguata”; sorge spontanea, quindi, una domanda: se io conducessi uno stile di vita corretto andrei forse a comprare degli integratori?

Va notato che non essendo considerati farmaci, sono esentati dai controlli riservati ai farmaci tradizionali.

Peccato che alcuni di essi, ad esempio l’iperico, la melatonina, la curcuma, la liquirizia, il riso rosso e altri possono avere effetti collaterali anche gravi, anche se in una percentuale ridotta di casi, che sconsigliano la loro assunzione inducendo, di conseguenza, al mantenimento della patologia per combattere la quale erano stati assunti.

Prendiamo per esempio la curcuma: danni epatici anche gravi (epatopatie) e problemi nel caso si soffra di calcolosi biliare, eppure è diventata un “must” degli integratori ed in cucina.

Che dire dell’iperico? Utilizzato come olio di San Giovanni (il 24 giugno è il giorno migliore per la raccolta dei suo fiori), antibatterico e cicatrizzante, ne è fortemente sconsigliata l’assunzione per via orale da chi soffra di disturbi bipolari, alle donne che allattano e a chi assuma antidepressivi.

E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Cosa voglio dire?

Perché assumiamo integratori, farmaci, rimedi omeopatici, anziché eliminare all’origine i problemi? Se per eliminare il colesterolo (che non è sempre di origine alimentare ma ha una causa endogena) assumiamo farmaci pericolosi anziché alzare l’HDL (o colesterolo buono) facendo movimento, vita attiva e rinunciando quando possibile all’auto a favore di una camminata salutare, e ridurre quello cattivo (LDL) evitando cibi spazzatura, non andiamo certo nella direzione giusta, perché a problema aggiungeremo problema.

E che dire delle erbe, ritenute erroneamente non dannose? Meno pericolose dei farmaci di sintesi, se assunte senza controllo medico e, soprattutto, senza aver dichiarato eventuali patologie in atto, allergie o assunzione concomitante di altri farmaci, possono essere molto pericolose. E’ il caso della digitale, del colchico; quando un farmacista, che ci conosce, ci vende un farmaco per il quale occorre la prescrizione, non ci sta facendo un favore ma sta mettendo a repentaglio la nostra salute.

Se non acquisiamo una forma mentis che veda al primo posto la prevenzione e, eventualmente, la cura delle cause, anziché curare per anni i sintomi, saremo i clienti perfetti da fidelizzare per qualsiasi casa farmaceutica; affidando a una sostanza la soluzione dei problemi legati, spesso, alla nostra pigrizia, ai nostri disordini alimentari o, più semplicemente, inseguendo ciecamente le pubblicità non soltanto non avremo miglioramenti ma diventeremo schiavi di un prodotto, perché appena cesseremo di assumerlo tutto tornerà come prima.

Se assumiamo ansiolitici o antidepressivi ma non andiamo alla ricerca del nostro malessere non soltanto non risolveremo il problema ma peggioreremo sempre più la nostra salute perché ci intossicheremo e danneggeremo il nostro organismo; se abbiamo paura di un intervento chirurgico e assumiamo farmaci che rendono sopportabile il dolore, ci permettono di muoverci più agevolmente o migliorano comunque qualcosa in noi ricordiamoci che non abbiamo risolto nulla, abbiamo solo nascosto i sintomi lasciando irrisolta la causa.

In piemontese si usa un’espressione eloquente: “L’è cuma feje ‘n papin a na gamba ‘d bosc” (E’ come fare un impacco ad una gamba di legno), segno che non risolveremo nulla, semmai cronicizzeremo il problema.

E se cambiassimo strategia?

Sergio Motta

Le start up di Torino fondate da donne tra sostenibilità, alimentazione e benessere

Torino si distingue sempre di più come polo di innovazione e imprenditoria con un numero crescente di startup, fondate e guidate da donne, che stanno rivoluzionando diversi settori, dall’alimentare alla tecnologia, dal benessere alla sostenibilità. Le startup femminili torinesi contribuiscono di fatto alla crescita economica e sociale della città dimostrando, finalmente, che l’innovazione non ha genere. Queste imprenditrici affrontano con grinta ed energia, ma soprattutto con competenza ed impegno, le sfide del mercato orientandosi verso un futuro più sostenibile ed inclusivo. Torino, dunque, è un ambiente florido per tutte quelle donne che, attraverso il loro lavoro di ricerca ed imprenditoriale, vogliono lasciare una traccia, offrendo soluzioni innovative e di grande impatto. Il loro percorso rappresenta un modello rivoluzionario che afferma quanto le capacità e una visione innovatrice possano cambiare il futuro di interi settori, ispirando sempre più donne ad intraprendere, con successo, la strada dell’imprenditoria.

Tra le varie e importanti start up femminili torinesi, ne spiccano certamente tre:

Biova Project. È una startup innovativa co-fondata da Emanuela Barbano nel 2019, che ha saputo unire sostenibilità e innovazione nel settore food. “E’ ora di cambiare” “recuperiamo pane e brindiamo al mondo” cita il claim sul sito web; l’azienda, infatti, trasforma gli scarti di pane invenduto in birra artigianale, riducendo lo spreco alimentare e sensibilizzando il pubblico su pratiche di economia circolare attraverso l’utilizzo del surplus generato dagli avanzi di cibo, il risparmio di emissioni di CO2 e della spesa pubblica relativa alla gestione delle discariche, la riduzione dell’uso di acqua ed energia, l’investimento di almeno il 2% del fatturato annuo in onlus e progetti benefici contro lo spreco alimentare. Biova Project ha già collaborato con importanti catene di distribuzione e ha ricevuto diversi riconoscimenti per il suo impatto ambientale positivo come Innovative Start up al Salone Carrefour 2024. “Dalle briciole può nascere la rivoluzione”.

NovisGames. Il percorso di questa azienda è iniziato nel 2019, grazie alla fondatrice Arianna Ortelli, quando sono state sviluppate esperienze di gioco non visive specificamente progettate per i giocatori ipovedenti. Le collaborazioni con le associazioni di categoria in tutta Italia sono molte e hanno portato a raccogliere oltre 350.000 euro e a collaborare con oltre 500 utenti in target per mettere a punto le soluzioni di gioco. La risposta è stata talmente positiva che ora la previsione è quella di andare oltreconfine, verso l’Europa, per favorire ancora di più la possibilità di un nuovo modo di giocare grazie al potere dei suoni e delle vibrazioni, ridefinire i confini dell’accessibilità digitale e superare le lacune tecnologiche creando così uguaglianza nell’area specifica, questo a dimostrazione che la tecnologia può essere utilizzata per migliorare la vita delle persone. NovisGames, di fatto, sta rivoluzionando il settore del gaming con una tecnologia inclusiva che consente anche alle persone non vedenti di giocare ai videogiochi, grazie a un sistema di feedback sonoro avanzato e un’interfaccia innovativa.

Come non parlare poi di Wher, una start up fondata nel 2016 e dedicata alla sicurezza femminile. L’idea è di una psicologa, Eleonora Gargiulo, che insieme ad un ingegnere, Andrea Valenzano, ha ideato un’app che consiglia le strade migliori da percorrere nel momento in cui si è a piedi e sole, principalmente di notte quando i pericoli si moltiplicano. Tra i vincitori dei Digital Innovation Days 2018, Wher è il frutto di un progetto nato grazie ad una idea dalla fondatrice che una volta trasferitasi a Torino si è occupata di user experience research e cioè dei concreti bisogni degli utenti che utilizzano la tecnologia. È una app a vocazione sociale e uno strumento di empowerment femminile, una dimostrazione che le donne possono affrontare ostacoli, anche di natura psicologica, e agire grazie alla condivisione di suggerimenti e indicazioni utili; al momento è attiva a Torino, Catania, Milano, Roma, Bologna, Napoli, Palermo e Londra, ma presto la startup conta di raggiungere molte altre città italiane ed europee.

MARIA LA BARBERA

Short Track circuito Coppa Italia

Torino e lo short track si confermano binomio indivisibile con un nuovo appuntamento alle porte: sabato 8 e domenica 9 febbraio il ghiaccio del PalaTazzoli si infiammerà con la terza tappa del circuito Coppa Italia, organizzata dalla Velocisti Ghiaccio Torino.

La gara sarà open anche per gli atleti stranieri che si sfideranno sulle canoniche distanze dei 500, 1000 e 1500 metri oltreché, domenica mattina, nelle staffette al maschile e al femminile. Complessivamente saranno circa un centinaio gli iscritti alle competizioni, in arrivo da mezza Europa ma anche da Canada e Stati Uniti. Ovviamente nutrita la presenza di atleti azzurri, tra cui alcuni dei migliori talenti piemontesi: da Andrea Cassinelli ai fratelli Alessandro e Massimiliano Picchiarelli, da Viola Comba a Matteo Giana.

Carnevale in Piemonte 2025

A cura di piemonteitalia.eu

Tra le tante iniziative tipiche di questo periodo dell’anno, spiccano in Piemonte i festeggiamenti carnevaleschi, il cui clou avviene generalmente il Giovedì e il Martedì grasso, ossia l’ultimo giovedì e l’ultimo martedì prima dell’inizio della Quaresima. I numerosi appuntamenti spaziano dai Carnevali tradizionali che affondano le radici nei riti propiziatori di fine inverno, eredità più profonda della società contadina e montanara, a quelli più recenti, spesso allegorici, passando per le rievocazioni storiche dove storia e leggenda si intrecciano e si confondono.

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/carnevale-piemonte-2025

 

Gruppo AIB Ozegna, una serata di riconoscenza e impegno per la comunità

 

“In qualità di Consigliere Regionale, ho avuto l’onore di ospitare una serata speciale dedicata al riconoscimento dell’impegno e della dedizione del gruppo AIB di Ozegna, guidato dal presidente Bruno Germano, e dei suoi straordinari volontari, che con grande spirito di sacrificio operano al servizio della comunità”. Così il Consigliere regionale Sergio Bartoli, presidente della Commissione Ambiente,  commenta la serata svoltasi a Ozegna che ha avuto come ospite d’onore  il Cavaliere di Gran Croce Comm. Gino Gronchi, delegato F.W.V.F.A. per le nazioni europee, che ha voluto esprimere la propria riconoscenza nei confronti dei volontari conferendo loro l’Attestato d’Onore. Un riconoscimento prestigioso che testimonia il valore dell’opera svolta dagli AIB e il loro grande senso di responsabilità nel tutelare il territorio e garantire la sicurezza della collettività.

Avrebbe dovuto partecipare anche il consigliere regionale  Mauro Fava, che purtroppo, a causa di sopraggiunti impegni, non ha potuto essere presente. “Desidero comunque ringraziarlo per la sua costante vicinanza e il suo sostegno al mondo del volontariato”, ha detto Bartoli.

“Serate come questa ci ricordano quanto sia fondamentale il valore del volontariato e della solidarietà per la nostra comunità. Il mio più sentito ringraziamento va a tutti i volontari per il loro straordinario impegno e la loro dedizione quotidiana” – ha aggiunto il Consigliere Bartoli.

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per ribadire l’importanza del lavoro svolto dai volontari e per valorizzare il loro contributo alla sicurezza e al benessere della comunità.

Il Piemonte a Nizza per la cooperazione Italia – Francia

TRATTATO DEL QUIRINALE
Il Piemonte ha partecipato oggi a Nizza alla riunione del secondo Comitato di cooperazione trasfrontaliera, che si è riunito nella cittadina alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani e dei ministri francesi Jean Noel Barrot e Philippe Tabarot.

Sono intervenuti il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, accompagnato dall’assessore ai Trasporti Marco Gabusi, il sindaco della Città metropolitana e di Torino Stefano Lo Russo, il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo e la sindaca di Cuneo Patrizia Manassero.

“La riunione di oggi è particolarmente importante perché a questo tavolo ci sono tutti i soggetti coinvolti nei dossier trasfrontalieri e questo permette di darci obiettivi e avere delle risposte – ha detto il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio intervenendo alla riunione – È stato quindi particolarmente importante avere oggi conferma dal ministro Tabarot della data del primo aprile per la riapertura della ferrovia del Frejus, di quella di giugno per il secondo traforo autostradale e l’impegno, sempre per giugno, a riaprire il Tenda. Erano rassicurazioni che Tabarot aveva già dato al cantiere del Tenda a inizio gennaio, oggi c’è l’ufficialità e come Regione continuiamo a monitorare che questi impegni siano rispettati”.

“È stata un’occasione preziosa – ha spiegato il sindaco della Città Metropolitana e della Città di Torino Stefano Lo Russo – per affrontare i numerosi dossier di cooperazione internazionale tra i nostri due paesi. In modo particolare, ci siamo confrontati sulla collaborazione che avvieremo su più fronti in vista dell’importante appuntamento con le Olimpiadi del 2030 sulle Alpi Francesi che coinvolgeranno Torino con le gare del pattinaggio di velocità all’Oval. Una delle prime azioni sarà l’istituzione di un tavolo tecnico congiunto di lavoro tra le Città di Torino e Nizza di avvicinamento all’evento olimpico. Crediamo fortemente nell’importanza delle relazioni e nelle progettualità comuni e in questo quadro, il rafforzamento della cooperazione tra i nostri due Paesi è davvero prezioso. Siamo convinti che Italia e Francia, membri fondatori dell’Unione Europea debbano, insieme, contribuire a rilanciare quel grande progetto culturale di unione che sta alla base dell’idea di Stati Uniti d’Europa”.

“Dopo il 13 febbraio avremo il cronoprogramma preciso del cantiere al Tenda e sapremo così quando finiranno i lavori ed i collaudi, sulla Maddalena abbiamo chiesto che gli autotrasportatori possano avere regole chiare e condivise fra Italia e Francia. È a questa concretezza che serve il Trattato del Quirinale e come Provincia di Cuneo proviamo a dare il nostro contributo” ha aggiunto il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo.

“È stata una giornata importante per fare il punto sui temi che sono oggetto del Trattato del Quirinale. In particolare, ho voluto portare all’attenzione del Comitato la questione della linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza, chiedendo una maggiore rapidità da parte dei due Stati nella ratifica della Convenzione che regola la gestione della ferrovia, ricordando inoltre la necessità di ripristinare al più presto la velocità degli 80 km/h e sollecitando un miglioramento della qualità del servizio, tutt’oggi ancora molto precario. Le sensazioni del ministro Tabarot sull’andamento dei lavori al tunnel di Tenda non ci rassicurano, ma aspettiamo di conoscere il cronoprogramma ufficiale che verrà reso noto nei prossimi giorni a seguito della riunione del comitato tecnico della CIG: certamente un ulteriore ritardo rispetto alla data di giugno 2025 rappresenterebbe l’ennesimo duro colpo per il nostro territorio”, ha concluso la sindaca di Cuneo Patrizia Manassero.