Concorso per allievi finanzieri
RECLUTAMENTO DI 3 ALLIEVI FINANZIERI RISERVATO AI CONGIUNTI DELLE
“VITTIME DEL DOVERE”. TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE: ORE 12.00 DELL’11 OTTOBRE 2019.
Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 72 del 10 settembre 2019 – 4^ Serie Speciale
– è stata pubblicata la procedura di selezione per il reclutamento di 3 allievi finanzieri del
contingente ordinario della Guardia di Finanza, riservata al coniuge e ai figli superstiti,
nonché ai fratelli o alle sorelle del personale delle Forze di Polizia, deceduto o reso
permanentemente invalido al servizio, con invalidità non inferiore all’80% della capacità
lavorativa.
Possono partecipare i cittadini italiani che, alla scadenza del termine per la presentazione
della domanda, abbiano compiuto il 18° anno di età, non abbiano superato il giorno
di compimento del 26° anno di età e siano in possesso del diploma di istruzione
secondaria di secondo grado che consenta l’iscrizione ai corsi per il conseguimento
della laurea.
La domanda di partecipazione al concorso dovrà essere compilata esclusivamente
mediante la procedura telematica disponibile sul portale attivo all’indirizzo
“https:concorsi.gdf.gov.it”, seguendo le istruzioni del sistema automatizzato.
I concorrenti, che devono essere in possesso di un account di posta elettronica certificata
(P.E.C.), dopo aver effettuato la registrazione al portale, potranno accedere, tramite la
propria area riservata, al format di compilazione della domanda di partecipazione.
Sul predetto sito internet è possibile acquisire ulteriori e più complete informazioni
di dettaglio sul concorso e prendere visione del bando.
Importuna clienti e negozianti, la polizia lo arresta
Muri di ieri e di oggi
Perquisita la casa di un romeno incensurato sospettato di nascondere armi clandestine o detenute illegalmente. La perquisizione rientra in un’attività più ampia su tutto il territorio della provincia di Torino disposta dal Comandante provinciale dei carabinieri di Torino, colonnello Francesco Rizzo.
A seguito dell’intervento, l’uomo, un romeno di 50 anni, incensurato, è stato arrestato dai carabinieri della Stazione Torino San Salvario per ricettazione e detenzione illegale d’arma comune da sparo. Nella sua abitazione i carabinieri hanno trovato una Smith & Wesson” cal.38, con 6 cartucce, risultata rubata nel 2014, una pistola scenica e 48 cartucce cal.9×21 imi marca “fiocchi”. Il revolver sarà inviato al Ris di Parma per verificare se sia stato utilizzato per commettere reati.
L’opera di Bizet inaugura la stagione lirica 2019/2020
Inaugura la stagione lirica 2019/20 del Teatro Regio di Torino un’opera che mancava dal palcoscenico lirico torinese da sessant’anni, “I pescatori di perle” di Georges Bizet, che andrà in scena giovedì 3 ottobre prossimo alle 20, per la prima volta nell’edizione in lingua originale francese. A firmare la regia due giovani registi, Julien Lubek e Cecile Roussat, formatisi alla scuola dei mimi di Marcel Marceau. Alla guida dell’orchestra e del coro del Teatro Regio di Torino il direttore statunitense Ryan McAdams.
“La musica de “I pescatori di perle” – precisa il direttore McAdams – è davvero meravigliosa e Bizet dimostra la sua capacità di portare alla risoluzione un conflitto. Accanto alle bellissime arie figurano i grandi duetti dei due atti, che risultano i brani più importanti e significativi”.
Con questa opera di Bizet, in scena al teatro Regio dal 3 al 20 ottobre prossimi, si confronta un duo di mimi francesi, Lubek -Roussat, che si sono già cimentati nel corso della loro carriera nell’allestimento di altre opere liriche.
“L’opera è una creazione completamente artificiale – spiega Julien Lubek – ed è stato proprio quest’aspetto ad avermi colpito, in quanto l’arte del mimo è molto simile, anch’essa rappresentata da un artificio. Noi dilatiamo spazio e tempo. Lo stesso realismo dell’opera racchiude in sé un aspetto contraddittorio, in quanto esistono convenzioni, quali quella presente nella frase che il personaggio pronuncia “io muoio”, per due minuti prima di morire in scena; insomma è presente un momento di sospensione, capace di attribuire il vero senso a ciò che i protagonisti cantano nell’opera”. Interpreti della storia del tormentato triangolo amoroso e di amicizia di Leila, Nadia e Zurga, saranno Hasmik Torosyan, Kevin Amiel, Fabio Maria Capitanucci ed Ugo Gagliardo.
“I pescatori di perle” ( Les pecheurs de perles), opera in tre atti, è considerata il primo capolavoro di Bizet, all’epoca della sua composizione non ancora venticinquenne, ed importante quanto la più celebre Carmen. Nel comporla Bizet fu ispirato dalla Vestale di Cherubini e dalla Norma di Bellini. L’opera non ebbe da subito una spiccata fortuna, nonostante la presenza di un’aria famosa “Je crois entendre encore”, “Mi par d’udir ancor”, cantata da Nadir, che divenne cavallo di battaglia di celebri interpreti quali i tenori Tito Schipa e Beniamino Gigli.
I critici hanno spesso individuato nel libretto un limite dell’opera, che però conobbe la sua fortuna proprio grazie all’interpretazione della celebre aria di Nadir da parte del tenore Tito Schipa. La musica di Bizet, invece, risulta ricca di colori e sfumature, capace di trasmettere allo spettatore vibrazioni e cambiamenti emozionali richiesti dalla trama del racconto, carica di esotismo e sensualità.
Mara Martellotta
Venerdì 27 settembre si è svolto – presso la Curia di Torino – un incontro fra l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia e una delegazione del Coordinamento interconfessionale del Piemonte, denominato “Noi siamo con voi”.
La delegazione era composta da Giampiero Leo, portavoce del suddetto movimento e da Idris Bergia, Ariel di Porto, Bruno Geraci, Sergio Griffa, Fatima Lafram,, Walter Nuzzo in rappresentanza di tutte le realtà confessionali e religiose aderenti al Coodinamento.
Gli argomenti trattati sono stati diversi, ma in particolare ci si è soffermati:
Sulla soddisfazione e la gioia per la proroga – decisa da Papa Francesco – di Mons. Nosiglia ad Vescovo di Torino.
Sulla conseguente possibilità e volontà – espressa con forza da tutti i presenti, a partire dall’Arcivescovo – di proseguire e incrementare il cammino già felicemente intrapreso di dialogo, collaborazione, interazione, reciproco rispetto e approfondimento, fa tutti i credenti
Sulla necessità di lavorare per il bene comune della società intera, insieme a tutte le persone di buona volontà, credenti o meno che siano
Sulla opportunità di dare – insieme in concordia e in maniera propositiva – il massimo contributo possibile all’affronto e alla tendenziale soluzione dei principali mali che affliggono l’umanità: dalla violenza perpetrata contro l’ambiente e i creato, a quella ai danni degli esseri umani, a partire dai più indifesi, dalla diffusione di culture di morte, sfruttamento ed egoismo, all’imperativo di reagire tramite la ripresa e la diffusione di un novo umanesimo di valori di amore, solidarietà, fraternità, carità e giustizia.
Nell’ottica dei ragionamenti fatti, si è deciso di intensificare ulteriormente l’impegno comunionale e di lavorare per presentare il 1° gennaio p.v. ,
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE , una testimonianza e una proposta particolarmente forte, seria, significativa e avvincente, come i difficili temi che stiamo vivendo esigono.
“The green is pink”, golf solidale
Vittorio Andrea Vaccaro ha partecipato, nella giornata di martedì 24 settembre, alla ventesima edizione della Pro-Am della Speranza, evento benefico che si è svolto al Golf Club Royal Park – I Roveri di Torino.
La giornata caratterizzata dallo slogan “The green is pink“, è consistita in una gara di golf tra 18 squadre composte da un professionista e tre dilettanti, a favore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e collegata alla campagna “Life is pink”dedicata alla lotta contro i tumori femminili che durerà per tutto il mese di ottobre. I fondi raccolti durante questo periodo finanzieranno gli screening gratuiti all’Istituto di Candiolo per prevenire e combattere il tumore alla mammella.
Nello specifico questa gara servirà per dotare l’Istituto di Candiolo delle più moderne attrezzature per la ricerca e la cura del cancro come ha detto Allegra Agnelli, che è presidente sia della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro che del Golf Club Royal Park – I Roveri.
Il team capitanato da Vittorio Andrea Vaccaro, con i rappresentanti della società Cofifast S.r.l. che era sponsor dell’iniziativa si è classificato nella piazza d’onore con il punteggio di otto colpi sotto il par. Sulla sacca di Vaccaro, come caddie, Michele Bocchi.
Vaccaro, 31 anni, oltre ad essere professionista di golf è anche uno dei più quotati giovani dirigenti sportivi del panorama nazionale ed ha incarichi nell’associazione dei professionisti così come nella Federgolf e nel CONI ha così commentato: “E’ stato un piacere ed un onore poter partecipare ad un evento così prestigioso, ed il prestigio non è dato dal fatto che abbiamo giocato su un percorso di primissimo livello in Italia, ne dal livello, alto, dei colleghi professionisti in campo, bensì dalla causa così importante per la quale abbiamo giocato. Sul campo siamo partiti benissimo con un doppio birdie alla prima buca e poi ci siamo difesi bene sul finale quando il gioco non è stato dei migliori. I miei complimenti, di cuore, vanno ad Allegra Agnelli che ha saputo catalizzare le energie di tanti personaggi del mondo dell’impresa e del golf per questo evento che è riuscito alla perfezione. Spero di essere sul green anche il prossimo anno.”
“Buon compleanno, commissario Maigret”
“Caro Maigret, probabilmente si stupirà di ricevere una lettera da me, visto che sono orami passati circa sette anni da quando ci siamo lasciati. Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario del giorno in cui ci siamo conosciuti. Lei aveva circa quarantacinque anni. Io ne avevo venticinque. Ma lei ha avuto la fortuna, in seguito, di trascorrere un certo numero d’anni senza invecchiare”.
Con queste parole lo scrittore belga George Simenon si rivolgeva all’indimenticabile commissario creato dalla sua penna Jules Maigret per celebrare il 50° anniversario della sua “nascita” come personaggio letterario.
Nel 1929 il personaggio del commissario Maigret compare per la prima volta nel romanzo “Pietr il Lettone” e, nel corso degli anni, diventa il protagonista di 75 romanzi e 28 racconti, una parte importante della vastissima produzione di Simenon, uno autore prolifico che aveva la capacità di scrivere in pochi giorni un testo letterario senza incontrare alcuna difficoltà.
Maigret è qualcosa di più di una creatura cartacea e non soltanto per le numerose trasposizioni televisive e cinematografiche che l’hanno dotato di volti, voci, persino lingue diverse, ma perché con una straordinaria forza demiurgica Simenon è riuscito a trasmettergli, attraverso l’inchiostro, vita propria, staccandolo da sé e rendendolo autonomo.
La figura che esce dalle pagine dei romanzi è estremamente viva: un uomo massiccio e corpulento, con l’inseparabile pipa, percorre a piedi o in taxi o in metropolitana la Parigi dei bistrot e dei locali notturni di Pigalle, del lungo Senna e del Quai des Orfevres dove si trovano gli uffici della polizia giudiziaria, di Montmartre con i suoi alberghi a ore e le sue camere ammobiliate spesso rifugio di disperati, sempre alla ricerca della verità, una verità che raggiunge cercando di capire, mai condannando.
La giustizia di Maigret ha uno sguardo umano nei confronti dei piccoli delinquenti, delle prostitute e di tutti coloro che le difficoltà della vita e gli scherzi di un destino spesso crudele e inclemente hanno spinto sulla strada della colpa, del crimine, del delitto.
In un’intervista al “Corriere della Sera”, rilasciata nel 1985, Simenon dichiarava “Di veramente mio… ho dato a Maigret una regola fondamentale della mia vita: comprendere e non giudicare, perché ci sono soltanto vittime e non colpevoli”.
Il commissario Maigret, insofferente alla burocrazia, alla vita rinchiuso in ufficio, alle pratiche e, alle regole dettate dai superiori, ai giochi e ai compromessi imposti dal potere e dalla politica, è prima di tutto un uomo con le sue debolezze, le sue piccole manie, la sua passione per la cucina, le sue tappe nei bistrot per assaporare una birra, un bicchiere di bianco, un pernod o un calvados.
Vive in boulevard Richard Lenoir da sempre, insieme alla moglie alsaziana della quale soltanto qualche fedele lettore ricorda il nome di battesimo, Louise, perché il commissario, romanzo dopo romanzo, continua a chiamarla “signora Maigret”, un’ottima cuoca, una donna abituata alle assenze del marito, ai folli orari delle inchieste, una presenza attenta e costante che lo attende e lo accompagna nelle semplici uscite di una coppia normale: a cena in qualche ristorante o a casa degli unici amici, il dottor Pardon e signora, al cinema in Boulevard Bonne Nouvelle.
Il metodo Maigret, così famoso da diventare oggetto di studio da parte dei colleghi stranieri, consiste, in realtà, nella capacità dell’ispettore di immergersi nelle atmosfere del delitto, muovendosi nelle strade, vivendo continuamente a contatto con la gente comune: con le portinaie che, con i loro pettegolezzi, sono in grado di indicargli una via da seguire, con i padroni dei piccoli bistrot, con informatori che vivono nell’anticamera del crimine.
E poi ci sono i momenti morti, quelli in cui Maigret non riesce a trovare il bandolo della matassa, quelli in cui deve “ruminare” dentro di sé le informazioni, notizie, semplici voci fino ad arrivare a capire, a cogliere i motivi, a scoprire l’assassino, a ricostruire la situazione che l’ha spinto al delitto.
Al termine di molte inchieste troviamo un Maigret stanco che cerca nelle abitudini quotidiane, nella vita domestica, nel riposo, l’evasione da un mondo dove, in molti casi, le circostanze assurde della vita hanno spinto un povero disgraziato verso la prigione.
E’ difficile reggere il peso della giustizia.
Camilleri vedrà nel commissario creato da Simenon un punto di riferimento per il suo Montalbano: la ricerca del silenzio, il bisogno di riflettere, la passione per la buona cucina, la necessità di immergersi nell’atmosfera del delitto fino ad esserne avvolto, nauseato persino disgustato e, infine, la ricerca di una catarsi, di una purificazione di se stessi: Maigret con il sonno, Montalbano con un tuffo in mare.
Quest’anno Maigret compie 90 anni. George Simenon è scomparso da 30 anni esatti.
Chissà quale augurio di compleanno l’autore belga avrebbe indirizzato al suo commissario, diventato ormai un amico.
Possiamo fare molte ipotesi, ma non lo sapremo mai.
Quello che è certo è che Simenon a Maigret ha regalato l’immortalità.
Barbara Castellaro