ilTorinese

Ronaldo: “Sentirsi bene e continuare a lavorare”

 Bisogna “Sentirsi bene e continuare a lavorare”.

Queste, dopo l’amichevole con l’Atletico Madrid, le positive  sensazioni di Cristiano Ronaldo, che su Twitter pubblica una sua foto della partita persa 2-1 dalla Juventus a Stoccolma. Prima dell’inizio del campionato, i bianconeri scenderanno in campo solo per la tradizionale partita in famiglia (Agnelli)  di Villar Perosa. “Abbiamo predisposto la nuova stagione circondati dall’affetto dei tifosi di mezzo mondo, ma è finito il tempo dei test – aggiunge Pjanic -. Ancora due settimane e solo una data stampata in testa, quella dell’esordio, quando si giocherà per i 3 punti”.

 

(foto Caludio Benedetto – www.fotoegrafico.net)

Arriva il Care passport in Pronto soccorso per disabili e malati cronici

Alla Città della Salute di Torino per la prima volta in Italia . Progetto “TrattaMI Bene”: ora sono i pazienti a decidere l’umanizzazione degli ospedali
Nasce il progetto ‘TrattaMI Bene”. Si invertono i ruoli in sanità. Saranno i pazienti stessi a decidere i loro percorsi. Un’idea rivoluzionaria con i pazienti che “insegneranno” e decideranno l’umanizzazione degli ospedali con reali misure di buone pratiche per concretizzare il concetto, tanto discusso e non ancora adeguatamente realizzato, di “umanizzazione delle cure”. Insomma un progetto focalizzato sull’obiettivo di coinvolgere direttamente le persone  con disabilità nei percorsi di cura. Ideato dalla referente infermieristica del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione della Città della Salute di Torino Grazia Muzzolini (presidio Molinette) e dalla responsabile dell’URP, Lia Di Marco, nell’ambito della Conferenza Aziendale di Partecipazione della stessa Azienda, presieduta dal Direttore Sanitario dottor Giovanni La Valle. L’iniziativa, promossa dal gruppo di lavoro “Medical Humanities”, in sinergia con le Associazioni di Volontariato Unione Ciechi della Provincia di Torino, Coordinamento Para-Tetraplegici, APIC, ANMAR ed ANED, è ispirata all’idea innovativa di acquisire dalle stesse persone con patologie croniche, i suggerimenti più efficaci rivolti ai BISOGNI della persona, considerando che “la persona non è la sua malattia”.
Nei prossimi mesi sono stati progettati due corsi formativi, dove i docenti saranno i pazienti stessi:  – uno con l’Unione Italiana dei Ciechi ed Ipovedenti di Torino, che prevede la sensibilizzazione del personale rispetto alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari delle persone con disabilità visiva, fornire elementi cognitivi e tecniche di accompagnamento e regole di comportamento in presenza di tali pazienti; – l’altro con docenti scelti dalle Associazioni di volontariato per sensibilizzare gli operatori all’utilizzo ed all’approvvigionamento di ausili per una presa in carico condivisa dei pazienti  con disabilità motoria, quelli affetti da patologie reumatiche, quelli con difficoltà uditive, le persone dializzate e trapiantati di reni.
Saranno percorsi formativi rivolti a medici, infermieri, Oss a tal riguardo, coinvolgendo persone che hanno vissuto l’esperienza del ricovero e, con impegno e determinazione, racconteranno la loro esperienza, aiutando i partecipanti, a riflettere su comportamenti e linguaggi da adottare e/o da evitare, per creare una buona relazione tra sanitari, pazienti e familiari.
La singolare modalità operativa di tale percorso formativo, sperimentato nel Dipartimento di Anestesia e rianimazione, che nelle sue modalità inverte i ruoli in sanità, ha riscosso entusiasmo anche da parte della Associazioni dei cittadini, che hanno percepito in questo progetto una reale volontà di focalizzare tutto il percorso di cura sulle problematiche e sulle necessità del paziente.
Un’altra iniziativa di carattere innovativo è rappresentata per la prima volta in Italia (nasce in Inghilterra) dalla realizzazione di un care-passport per agevolare le persone con disabilità cronica nel loro accesso in Pronto Soccorso, eliminando  disagi di varia natura e  diminuendo l’ansia del paziente, per creare le condizioni affinchè possano essere considerati i suoi Bisogni in rapporto al grado di disabilità, in un contesto come il Front – line, dove tutte le pratiche devono risultare rapide, per consentire alle persone che vi accedono, di ridurre i tempi di attesa. Insomma una carta d’identità della salute. Ai disabili, soprattutto paratetraplegici, ed ai malati cronici (per ora trapiantati di rene e malati reumatologici) é iniziata la distribuzione da parte delle Associazioni di volontariato in Pronto soccorso (Molinette) e nei reparti alla dimissione.
Con queste iniziative l’URP attua la prima tappa di un percorso che intende perseguire nel tempo con iniziative dedicate a pazienti-cittadini, ponendosi così come precursore, sul territorio piemontese, di una nuova modalità d’ascolto.

Alle donne vittime di violenza i beni confiscati alla criminalità

DAL PIEMONTE

Uno dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Novara e attribuito al Comune , sarà presto oggetto di un intervento di ripristino e destinato all’accoglienza di donne vittime di violenza.

 

NOVARA <<La Giunta – spiega l’assessore alla Cura della Città Mario Paganini – ha stabilito di intervenire con alcune migliorie all’interno dell’appartamento in corso XXIII Marzo 177: quando questo era diventato parte del patrimonio dell’Ente, nel 2017, era stato verificato che i locali non erano subito utilizzabili a causa di problemi di carattere strutturale, impiantistico e di conformità edilizia. Nel frattempo il nostro Ufficio tecnico ha elaborato un progetto di recupero che ha partecipato a un bando della Regione Piemonte e ottenuto un finanziamento massimo del cinquanta per cento delle opere previste, pari a 34.000 euro. Gli interventi prevedono l’esecuzione di opere manutentive di natura straordinaria per il recupero, l’adeguamento funzionale alle normative tecniche vigenti e la riqualificazione di due beni immobiliari, un’unità abitativa e una commerciale. Il recupero dell’immobile, come previsto dal bando regionale e dalla legge nazionale sui beni confiscati, è legato al suo riutilizzo per scopi sociali di presidio territoriale: nell’unità commerciale sarà creato un centro di monitoraggio e presidio per azioni di contrasto alle infiltrazioni mafiose sul territorio, gestito da un’associazione attiva in questo campo, mentre l’appartamento sarà dedicato alla creazione della prima “casa rifugio” del territorio novarese di emergenza abitativa per donne vittime di violenza>>.

 

Gli interventi sono stati inseriti nel Programma delle Opere pubbliche 2019-2021, <<già approvato nel 2018 – ricorda l’assessore – dal Consiglio comunale per un importo complessivo di 68.000 euro. Una parte sarà finanziata dal Comune, mentre l’altra, , come detto, attraverso il contributo regionale in quanto che il progetto, redatto dal Servizio Lavori pubblici del Comune, rientra nella più ampia attività dell’assessorato alle Politiche per la Famiglia della Regione Piemonte per la creazione di nuovi centri anti-violenza e di soluzioni di accoglienza in emergenza e di secondo livello per le donne vittime di violenza, sole e con figli e figlie>>.

Il maltempo spezza afa e calore

E’  arrivato, almeno in parte, il maltempo su Torino e sul Piemonte, dopo il caldo afoso degli ultimi giorni.

La presenza di una saccatura atlantica nei pressi dell’arco alpino occidentale determina un aumento della nuvolosità a partire dai rilievi e  temporali sulle Alpi occidentali in spostamento verso l’Alto Piemonte. Sono possibili fenomeni anche violenti con grandine di medie-grosse dimensioni, piogge intense nell’arco di breve tempo e forti raffiche di vento. Previsti lunedì sul Piemonte temporali forti, in particolare su medio-alto Piemonte dove è alto il rischio di alluvioni lampo, nubifragi e grandinate. I temporali dovrebbero coinvolgere con più facilità anche la pianura, specie medio-alta.

L’auto sbanda e si ribalta in autostrada, muoiono due torinesi

Le vittime sono due anziani torinesi coinvolti  oggi in un incidente sull’autostrada Brescia-Torino. La vettura su cui viaggiavano marito e moglie, lui di 71 anni e la donna di 76, e’ sbandata per cause  da accertare finendo a sbattere  contro il guard rail e ribaltandosi. Quando sono stati liberati dalle lamiere dai vigili del fuoco, i soccorritori hanno solo potuto  constatare la morte dei due.

De Martino musicista eclettico

Ernesto De Martino, 57 anni, vive a Rueglio, nel Canavese. Musicista, compositore, esperto nelle dinamiche dell’età evolutiva ed involutiva ad indirizzo musicoterapistico, diplomato in contrabbasso al Conservatorio di Verona ha da tempo intrapreso ricerche sulla cultura tradizionale. Nel 2001 ha fondato i ‘Violini di Santa Vittoria’, quintetto classico che rivisita il repertorio tradizionale dell’Orchestra Bagnoli, ensemble attivo in provincia di Reggio Emilia sin dall’inizio del Novecento. Con la stessa formazione ha curaato gli arrangiamenti dei brani di Massimo Ranieri ‘O surdato ‘nnamurato’ e ‘Reginella’. Ci sono poi delle sue collaboraizoni con i Musici di San Giorgio di Valpolicella, il cd ‘Jchnusa’ dedicato alla Sardegna, collaborazion con Rai1, Rai2, Canale5, Teleradiosvizzera italiana, Radiovaticano e con autori come Mauro Pagani, Massimo Bubola ed altri.

Adesso ha portato a termine un nuovo progetto ‘discografico’ legato alla tradizione popolare piemontese, con ‘Bela Bergera’ che in italiano vuole dire ‘Bella Pastora’. “Sono cresciuto in Canavese – dice – vivo in un contesto sociale  legato alle tradizioni, è normale che ad un certo punto mi sia fermato per vedere qualcosa della mia terra. Ho deciso di chiamarlo ‘Bela Bergera’ perché ispirato dalla visione della foto di una mia amica su Facebook che fa la pastora insieme al suo compagno”. Il lavoro è un insieme di quattordici brani tratti dalla raccolta di Costantino Nigra e da altre registrazioni e documentazioni curate dal Coro Bajolese, Fondazione Enrico Eandi, Michele Straniero, Silvio Orlandi (quest’ultimo ghirondista di La Morra). “Essendo un lavoro in lingua piemontese – dice ancora De Martino – ho voluto eseguire i canti in lingua italiana, rispettando le traduzioni di Costantino Nigra, dal piemontese dell’Ottocento all’italiano per ottenerne la maggiore comprensione in tutta Italia.”. Per i canti ha seguito la linea di veglia, ovvero, prima del Novecento, ci si riuniva nelle stalle, nelle case, nei cortili e ognuno raccontava la sua storia. “In una lavoro precedente – spiega – ricordo di essermi incontrato in situazioni, a Viadana, dove c’erano problemi sociali di chi aveva perso qualcuno o non trovava lavoro, allora venivano eseguiti brani che erano eseguiti per elaborare il tema del lutto o quello del lavoro”.

L’autore fa poi una considerazione: “In un lavoro fatto in una casa di riposo ho scoperto che anziani cantavano canti della loro terra di origine, la Lombardia o l’Emilia, e questo grazie alla fabbrica che li aveva portati nell’Eporediese. Esperienze come quella dell’Olivetti hanno fatto si che la lingua piemontese si modificasse nelle grandi città ma non nei paesi”.

Le canzoni che compongono il progetto sono : ‘Donna Lombarda’, ‘Il Re di Lorena’, ‘Il frate confessore’, ‘Potere del canto’, ‘Il disertore’, ‘Bella ciao’, ‘Bel Genovese’, ‘Il testamento del capitano’, ‘Mal maritata’, ‘La marion’, ‘Era una notte che pioveva’, ‘Eran 4 piemontesi’, ‘La pastora fedele’, ‘Ninna nanna’. Tutti gli arrangiamenti sono dell’autore.

Il progetto è contenuto in una chiavetta Usb, in vendita a 10 euro, che contiene le canzoni, fotografie e tutte le notizie sul lavoro.

Per ogni ulteriore informazione: www.ernestodemartino.eu

Massimo Iaretti

 

 

#divietodiplastica, come ridurre i rifiuti

#divietodiplastica è l’hashtag con cui il Consiglio regionale del Piemonte ha lanciato la campagna sociale per informare sugli effetti dell’inquinamento da plastica e sensibilizzare i cittadini ad adottare azioni responsabili per ridurre il consumo e la produzione di rifiuti di plastica.

Il presidente del Consiglio Stefano Allasia e il componente dell’Ufficio di Presidenza Giorgio Bertola lanciano un appello a nome di tutto l’Udp.

“La pausa estiva è il momento del riposo, ma il bene del pianeta non va mai in vacanza. Il mio invito a tutti i piemontesi è di dare seguito alla nostra campagna sociale e di evitare quanto più possibile l’utilizzo di bottigliette e materiali di plastica durante questo periodo”, sostiene il presidente Allasia.

Gli fa eco Bertola: “Proseguiamo anche in vacanza il nostro impegno #plasticfree, anzi approfittiamone per migliorarci nell’utilizzo di alternative alla plastica monouso. Una bibita in riva al mare è ancora meglio senza cannuccia e la bottiglietta di plastica può essere sostituita dalla borraccia da portarsi sempre dietro. Piccole modifiche allo stile di vita di tutti, faranno il cambiamento per la salvaguardia del nostro pianeta”.

Strade sicure, da 11 anni al fianco dei cittadini

Strade Sicure è il nome dato dall’Esercito Italiano all’operazione iniziata il 4 agosto 2008, su decisione del Parlamento, e finalizzata al contrasto della criminalità e alla prevenzione di possibili attacchi terroristici.

Si tratta di un’operazione che allo stato attuale vede schierati circa 7.000 militari sull’intero territorio nazionale. Il contingente militare viene posto alle dipendenze dei Prefetti per condurre, in concorso e

congiuntamente alle forze di Polizia, attività di pattugliamento e

perlustrazione, ovvero per la vigilanza di obiettivi sensibili di carattere

diplomatico, religioso e di pubblica utilità, nonché per il presidio di specificivalichi di frontiera.

L’Operazione “Strade Sicure” è un esempio, per usare il gergo militare, di

impego “duale” dello strumento militare. Infatti, oltre alle attività prettamente militari (sono circa 3.500 militari sono schierati in oltre 15 paesi nell’ambito degli impegni internazionali assunti dall’Italia), l’Esercito Italiano mette adisposizione le proprie capacità per scopi non-militari a favore della collettività nazionale. Indispensabile, in tali diverse attività, l’esperienza maturata nelle

numerose missioni all’estero condotte dal personale.

A quasi 11 anni dal suo inizio l’operazione “Strade Sicure” vede oggi schierati 12 raggruppamenti che hanno la responsabilità di 430 siti su tutto il territorio

nazionale. In ambito metropolitano torinese, opera il Raggruppamento “Val Susa – Val d’Aosta”attualmente alimentato da personale del 3° reggimento alpini di Pinerolo della Brigata Taurinense. 

 

Il Raggruppamento è responsabile, tra i vari siti, della vigilanza dell’area attorno al campo nomadi in via Germagnano a Torino, del tunnel ferroviario del Frejus, del

varco stradale del Monte Bianco e del cantiere dell’alta velocità in Chiomonte.

Il Raggruppamento opera in sinergia con le Prefetture e le Questure di Torino ed Aosta e il personale militare schierato sui siti ha instaurato rapporti di piena intesa e collaborazione con le forze dell’ordine.

 

Nuovo percorso per Hipporun e Hippoten

La quarta edizione della Hipporun mezza maratona abbinata alla terza Hippoten di 10 km. non competitiva aperta a tutti, camminatori, fitwalker e nordic walker organizzata dalla Podistica Torino e in programma domenica 22 settembre si presenta con alcune novità, ad iniziare dal percorso

Le due gare sono di carattere nazionale e la maratonina è stata scelta dal periodico Donna Moderna tra una delle tappe dell’iniziativa “Corri con noi”, una community di donne runner che si trovano in varie città per correre insieme e prepararsi in vista di gare podistiche.

La vera grande novità è il tracciato e la partenza, ottenuti grazie alla collaborazione dei comuni coinvolti dalla competizione.

Lo start sarà alle 9,15 per entrambe le gare ed avverrà nel rettilineo che porta alla Palazzina di caccia di Stupinigi. Per raggiungere la zona di partenza saranno disponibili delle navette dalle 7.30 alle 9 o in alternativa si può raggiungere lungo un breve tratto di strada, utile come riscaldamento pregara.

Al quinto chilometro le due gare si divideranno. Il tracciato della mezza maratona si dirigerà verso Candiolo, mentre la 10 km. proseguirà sulla variante Debouchè per fare ingresso nell’ippodromo. Dopo aver percorso tutta la statale la maratonina entrerà in centro a Candiolo,  per tornare sul tracciato delle passate edizioni in senso contrario e dirigersi a Moncalieri, transitare nella zona industriale di Nichelino e costeggiare, infine, Mondo Juve Shopping Center, per arrivare alla rotonda e tagliare il traguardo all’intermo dell’ippodromo di Vinovo.

Da sabato 21 settembre aprirà il mini village Hipporun, animato dagli stand dei nuovi sponsor.

Sono aperte le iscrizioni per la mezza maratona, che si chiuderanno alla mezzanotte di giovedì 19 settembre 2019, mentre per la 10 km.  sabato 21 settembre alle ore 19 per la competitiva, mentre sarà possibile iscriversi la domenica mattina solo per la sezione non competitiva all’ippodromo.

L’eredità di don Sturzo a sessant’anni dalla morte

L’8 agosto 1959,  sessant’anni fa , moriva a Roma all’età di ottantasette anni don Luigi Sturzo, il cui   pensiero risulta quanto mai attuale.

Ci preme ricordare in questa occasione solo uno dei suoi tanti articoli, per darvi un piccolo assaggio delle sue idee sul Mezzogiorno e la politica italiana, sul programma del risorgimento meridionale.

“Lasciate che noi del meridione possiamo amministrarci da noi, da noi designare il nostro indirizzo finanziario, distribuire i nostri tributi, assumere le responsabilità delle nostre opere, trovare l’iniziativa dei rimedi ai nostri mali” scriveva.

Era il 1901 quando La Croce di Costantino pubblicò quest’articolo di Luigi Sturzo, fondatore del Partito popolare e meridionalista convinto che, solo attraverso lo sviluppo di un largo decentramento, il Mezzogiorno avrebbe potuto trovare la via del riscatto. Il forte senso geopolitico di Sturzo lo rese ben cosciente del carattere differenziato e composito delle regioni d’Italia.

“La regione in Italia è un fatto geografico, etnografico, economico e storico, che nessuno potrà mai negare. L’Italia è lunga e stretta, si allarga al nord lungo la catena alpina che la protegge e la incorona; si sviluppa nelle colline e pianure padane fino all’Adriatico; si stende verso il sud con la dorsale appenninica che la divide in zone adriatiche e tirrene, si va a bagnare nello Jonio, arriva con la Sicilia al mare africano, e con la Sardegna fronteggia a distanza le Baleari. La storia ci ha plasmati in mille modi, dando a ciascuna zona la sua caratteristica, la sua personalità, una e multipla allo stesso tempo”.

Va detto che Sturzo non rifiutò mai l’unità d’Italia che considerò sempre come un risultato positivo che doveva essere raggiunto prima, però questo non lo indusse a risparmiare delle critiche ai limiti dell’unificazione. E tanto per cominciare, per lui vi erano tante storie delle varie parti dell’Italia, più che una storia d’Italia. Le differenze tra Nord e Sud erano abissali nel momento dell’unificazione e queste non furono ridotte. Secondo Sturzo l’unità d’Italia fu soprattutto una occupazione ed una omogeneizzazione, un tentativo fallito di esportare al sud un modello del Nord. In definitiva si ebbe l’ “uniformità” piuttosto che l’ “unificazione”. Nel 1926 Sturzo parlava di “piemontesizzazione dell’Italia”, di “centralismo burocratico”, di stampo francese al posto del federalismo e/o regionalismo di stampo anglosassone.

Uno degli errori più gravi di quel tempo, i cui effetti deleteri si risentono ancora, fu l’esagerato criterio di unificazione che fu trasformato in quello di uniformità. (…) Tutto ciò fu detto piemontesizzazione dell’Italia”.

“Avevano voluto tagliare alle radici le tradizioni comunaliste e le vitalità regionali; avevano bandito dalla nuova vita ogni ricordo religioso-cattolico intimamente legato alle manifestazioni di pensiero, di tradizione e di arte italiana; avevano accentrato ogni vitalità nel governo e nel parlamento, che divenivano anche centro di intrighi e di affarismi; e non si accorsero di aver tolto una delle forze vitali del nuovo regno”.

E In un altro scritto riferisce che “L’Italia non poteva trovare una misura unica, che creasse una metropoli per tutta la sua lunga linea, dalle Alpi al Lilibeo: doveva imitare l’Inghilterra non la Francia, e dare dinamismo legislativo alle sue forze varie, non la forza statica dei suoi regolamenti”.

Rafforzato anche dalle esperienze di amministratore locale, l’autonomismo resta un punto nevralgico del pensiero politico di don Sturzo che nel 1921 a Venezia, in occasione del terzo congresso dei popolari, lancerà in modo compiuto l’idea di regione come ente con autonomia legislativa e finanziaria.

Ma questo non gli impedisce di muovere dure critiche alla scarsa convinzione con cui la Costituzione del 1947 aveva riconosciuto le prerogative legislative regionali. In particolare il sacerdote siciliano polemizza per l’esclusione tra le materie di competenza regionale dell’industria e del commercio, settori cruciali per lo sviluppo sui quali soltanto la conoscenza del territorio delle istituzioni locali, secondo Sturzo, consente di pianificare efficaci politiche d’incentivo e di sostegno infrastrutturale senza mai cadere, però, nell’assistenzialismo pubblico.

La politica economica è, infatti, un aspetto fondamentale del regionalismo di don Sturzo. Il suo è insieme un federalismo storico, che vede nelle regioni italiane una realtà vivente e insopprimibile dell’Italia post-unitaria, ma anche un federalismo funzionale, proposto come soluzione pratica allo statalismo che attraverso le logiche assistenziali nutre i suoi apparati e affama il cittadino elettore e contribuente.

Nella sua concezione politica, la semplificazione amministrativa e legislativa sono elementi portanti in un disegno regionale dello stato, il cui obiettivo finale consiste nella sana gestione del denaro pubblico attraverso il controllo locale delle risorse e della leva fiscale. È questo uno dei punti più attuali del pensiero di Sturzo che riconosce la necessità di un federalismo fiscale, come passaggio indispensabile per assecondare lo sviluppo delle differenti realtà regionali.

È razionale e giusto, scrive nel 1901 sul Sole del mezzogiorno, che le regioni italiane abbiano finanza propria e propria amministrazione, secondo le diverse esigenze di ciascuna, e che la loro attività corrisponda alle loro forze, senza che queste forze vengano esaurite o sfruttate a vantaggio di altre regioni e a danno proprio”.

Un federalismo spinto quello sturziano che non nega tuttavia il principio di nazionalità che deve portare le regioni ad aiutarsi reciprocamente. Da liberista non esita a scagliarsi contro il capitalismo di stato che finanzia e sostiene le imprese nei settori più disparati col denaro pubblico, alterando in questo modo lo sviluppo di una forte e sana iniziativa privata.

Lo stato è infatti l’istituzione più lontana dai cittadini, cui tutti sentono di poter chiedere senza percepire nell’immediato le ripercussioni di una politica spendereccia; per lo stesso motivo lo stato è il centro di potere, dove meglio possono annidarsi le pratiche partitocratiche e le grandi lobby economiche.

Prima di tanti, Sturzo prevede insomma le conseguenze nefaste dell’assistenzialismo, la voragine del debito pubblico, la politica inflazionistica. Il decentramento amministrativo e finanziario, nel suo disegno, è allora l’antidoto agli sprechi persi nei meandri dei ministeri, ai buoni propositi, puntualmente disattesi, dei politici meridionali di fare fronte comune in Parlamento nell’interesse del sud.

Una lezione, questa di don Sturzo, che conserva quindi un’attualità impressionante e che oggi, che ancora si dibatte sul federalismo fiscale, sull’Unità d’Italia e sulle politiche del governo per gli incentivi al Sud, può rappresentare per il Mezzogiorno un invito al coraggio, a scommettere su se stesso.

Il Sud, dopo essere stato per decenni una palla al piede dell’economia nazionale, è oggi chiamato a diventare la frontiera di un’Italia ricca di potenzialità. In questo scenario, tale obiettivo può essere raggiunto sposando l’idea di un federalismo fiscale per il Sud.

Anziché invocare una maggiore redistribuzione a loro favore, la classe politica e l’opinione pubblica meridionale devono accettare la sfida della competizione tra territori e rinunciare allo status quo. Ma sono soprattutto due le “idee forti” di Sturzo per colmare il profondo divario fra Nord e Sud : porre il Mezzogiorno nella condizione di diventare il grande protagonista di una politica mediterranea e far crescere nei meridionali la convinzione che “La redenzione comincia da noi”, senza attendere che lo sviluppo del Sud possa venire solo dall’esterno.

Vito Piepoli