ilTorinese

Domenica 27 ottobre a Torino in ricordo di Anne Frank       

A giugno 2019 sarebbe ricorso il novantesimo compleanno di Anne Frank, adolescente ebrea che, reclusa nel   rifugio di Amsterdam con la sua famiglia, nell’intento di sfuggire alla cattura da parte dei nazisti, scrisse quello che poi divenne il famoso Diario. Anne Frank, nata a Francoforte sul Meno il 12 giugno 1929, fu uccisa nel campo di concentramento e sterminio di Bergen Belsen nel febbraio del 1945. Il padre Otto, unico della famiglia a salvarsi, favorì la pubblicazione e la diffusione degli scritti di Anne. Domenica 27 ottobre presso il Centro Sociale della Comunità ebraica di Torino, Piazzetta Primo Levi 12, alle ore 17, si terrà un pomeriggio di studio curato dall’AEC (Amicizia Ebraico Cristiana)  e dall’ADEI (Associazione Donne Ebree Italiane ).

Interverranno a narrare le vicissitudini, il significato, la diffusione del Diario di Anne due importanti studiosi: Alberto Cavaglion, storico e letterato, che di recente ha curato la prefazione del Diario uscito nella collana degli Oscar Mondadori. Cavaglion metterà in evidenza fra l’altro come, nella seconda stesura del Diario, Anne Frank risulti essere la sola e unica figura dell’epoca che abbia scritto immaginando la sua fine.Fiorenza Loiacono, psicologa psicoterapeuta ed esperta in tematiche inerenti la Shoah, evidenzierà le diverse declinazioni del Diario all’interno della società, anche alla luce dall’enorme successo raccolto dall’opera nel mondo, ciò che ha reso  quasi mitica la figura di  Anne Frank.

“Lungo petalo di mare”. Sold out per Isabel Allende alla Nuvola Lavazza

La scrittrice sudamericana più amata al mondo ha presentato ieri sera il suo ultimo libro 


In occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Lungo petalo di mare” (Feltrinelli) Isabel Allende ha incontrato il numeroso pubblico torinese alla Nuvola Lavazza, a dialogo con la scrittrice con Rosella Postorino.
Ancora una volta la scrittrice di lingua spagnola più letta al mondo riesce a mescolare sapientemente la grande Storia con l’immaginazione, qui in una grande epopea di migrazione, solidarietà, integrazione e passione per la libertà. Attraverso l’odissea di due esuli repubblicani catalani, Roser e Victor, viene ripercorsa la vicenda dei rifugiati del Winnipeg, la nave con cui Neruda portò in salvo più di 2200 persone dalla Spagna al Cile, al sicuro dalle rappresaglie franchiste. Due comparse d’eccezione in questo romanzo Pablo Neruda e Salvador Allende.
E quale voce più autorevole per parlare di rifugiati politici, della crisi dei migranti e dei richiedenti asilo se non quella della Allende, che dopo il colpo di stato scappò dal Cile in Venezuela. È stata quasi un’urgenza per lei scrivere questa storia per spiegare quali erano le motivazioni che hanno spinto tante persone a fuggire dall’Europa. La storia dei rifugiati del Winnipeg rappresenta in fondo la storia dei migranti di oggi, che fuggono da guerre e povertà per trovare un proprio posto nel mondo.
“Per uno scrittore è meraviglioso frugare nel passato per capire il presente, intrecciare la memoria dei personaggi con la memoria collettiva. Gli immigrati del 1939 della Winnipeg, a differenza di quelli odierni, vennero integrati nella società cilena e Neruda si prodigò molto per questo selezionando artisti, musicisti, filosofi, scrittori, tutta quella intellighentia che, insieme alla loro discendenza, ha dato un apporto enorme al Paese. Nonostante la chiesa cattolica e i partiti di destra accusassero i rifugiati di essere comunisti, socialisti, atei, violentatori e criminali, il popolo li accolse a braccia aperte.” E parlando di sradicamento la Allende comprende bene la gente che ha dovuto ricostruire la propria vita in un altrove rispetto alla propria patria, lei stessa ancora oggi non saprebbe dire dove si trovano le sue radici. È nata in Perù, ha vissuto pochi anni in Cile, poi in Venezuela e ora negli Stati Uniti, ma se le chiedono di dov’è lei risponde senza dubbio alcuno che è cilena.
Si illumina quando parla del Cile, del suo magnetismo speciale per chi ci è nato e ci vive e racconta di come molte persone che lo visitano finiscono poi per innamorarsene e andarci a vivere, persino adesso che sta attraversando un momento difficile. “In Cile – spiega – ci sono troppe disuguaglianze. Solo fino a poco tempo fa veniva definito un Paese stabile, prospero, ma le statistiche non riflettono le disparità, il fatto che il potere economico e politico è in mano a pochi.” E aggiunge: “Il sistema economico globale andrebbe modificato perché in questo momento storico il mondo è pieno di queste rivolte popolari che scaturiscono dalla rabbia e non da un’ideologia particolare.”
Il titolo del libro prende spunto da un verso di Pablo Neruda che descrive il Cile come “un lungo petalo di mare, vino e neve” e ogni capitolo si apre con un suo verso. La Allende racconta in un divertente aneddoto come, da ragazza, conobbe il premio Nobel quando era già molto famoso. La invitò nella sua casa di Isla Negra e lei entusiasta accettò pensando che fosse per un’intervista. Rimase sorpresa quando lui ridendo le disse apertamente che la considerava una pessima giornalista perché mai obiettiva, con la tendenza a mettersi sempre al centro e a inventare continue storie. Le consigliò di dedicarsi alla letteratura dove questi difetti si sarebbero trasformati in virtù.
Sul finale concede anche alcune curiosità sulla sua vita privata e ironizza sui “sacrifici economici” che deve sostenere per mantenersi bella alla sua età, strappando caldi applausi. Si sorprende molto quando le chiedono com’è l’amore a 77 anni e lei, scherzandoci su, tutte le volte risponde: “Non sono mica una mummia! È come a 18 anni con la differenza che lo vivo con più urgenza, senza perdere tempo con le meschinità e la gelosia, perché non si sa quanto tempo si ha davanti.”


Quando la Postorino tenta di raccontare i retroscena della sua ultima storia d’amore si infervora perché ci tiene a raccontarli lei in prima persona. Al suo terzo matrimonio la scrittrice, rivela in modo divertito, come ha fatto capitolare la sua ultima conquista con un vero e proprio attacco frontale. Dopo un lungo corteggiamento durato per mesi, nel corso del primo pranzo insieme a New York, si rivolge a Roger, suo attuale marito, esordendo così: “Senti, che intenzioni hai, perché io non ho tempo da perdere!” Dopo i ravioli finiti per traverso, invece di scappare, tre giorni dopo le ha chiesto di sposarlo, trasferendosi a casa di lei con solo il guardaroba, che lei ha buttato perché antiquato, e due biciclette.

L’incontro fa parte della rassegna Aspettando il Salone, Progetto di Fondazione Circolo dei lettori in collaborazione con Associazione Torino, La Città del Libro, con la partecipazione di Scuola Holden – Contemporary Humanities, Colti – Consorzio Librai Torinesi Indipendenti, Biblioteche Civiche Torinesi, TorinoReteLibri e Rete delle Case del Quartiere, e la collaborazione delle case editrici e dei più importanti Festival letterari autunnali italiani.

 

Giuliana Prestipino

Giochi Mondiali Militari, i piazzamenti degli atleti piemontesi

Si sono svolte nel giorni scorsi le gare di nuoto in vasca e di nuoto per salvamento dei Giochi Mondiali Militari, evento organizzato con cadenza quadriennale dal CISM – Conseil International du Sport Militaire (Comitato Internazionale Sport Militari) e quest’anno di scena a Wuhan, in Cina. Tanti gli atleti italiani impegnati e tra loro anche alcuni piemontesi. Aurora Petronio (Fiamme Gialle/Rari Nantes Torino) si è piazzata quinta nella finale dei 200 farfalla con il tempo di 2’14’’85, mentre nella mezza distanza si è fermata in qualifica, 12esima in 1’03’’19. Ha poi nuotato anche nelle batterie della 4×100 mista femminile – nella frazione a delfino – contribuendo al passaggio in finale della formazione azzurra, poi sesta. Due gare individuali anche per Alessandro Bori (Fiamme Gialle/In Sport Rane Rosse), fermatosi in qualifica a ridosso dei primi 10 sia nei 50 sia nei 100 stile libero, con i tempi di 23’’40 e 51’’10 rispettivamente. L’atleta lombardo che dalla scorsa primavera si allena al Centro Nuoto Torino ha gareggiato in ben quattro staffette, settimo con la 4×100 stile libero mixed, con la 4×100 e la 4×200 stile libero maschile, e quinto con la 4×100 mista mixed, nella quale ha nuotato l’ultima frazione a stile libero in 49’’99.

 

Nel nuoto per salvamento è arrivata a un passo dal podio Giorgia Romei (Marina Militare), nuotatrice ligure di casa all’Aquatica Torino, quarta nei 200 ostacoli in 2’10’’33 e quarta anche con la 4×50 mista azzurra. Giorgia ha ottenuto anche un sesto e un settimo posto con le staffette 4×50 ostacoli e 4×25 manichino rispettivamente. Con lei si è tuffato Diego Giuglar (Marina Militare/Rari Nantes Torino), sesto in tutte le staffette e 11esimo nelle qualifiche di tutte le gare individuali cui ha preso parte: i 50 manichino (32’’50), i 100 manichino pinne (50’’98) e i 100 manichino pinne e torpedo (57’’78).

 

Ai Giochi Mondiali Militari di Wuhan è in gara anche Alice Franco (Esercito/Asti Nuoto), che ieri ha concluso la 10 km in acque libere in 2h15’30’’ e domani sarà impegnata nella 5 km. Tutti i risultati a questo link.

Le leggi del collezionismo

Un convegno promosso dall’Associazione Numismatica Taurinense. Tra i relatori l’avvocato torinese Simone Morabito, esperto in materia di diritto dell’arte  

 

Le problematiche inerenti al collezionismo costituiscono il tema portante del convegno in programma sabato 26 ottobre prossimo dalle 10 all’Nh Hotel Ambasciatori a Torino, in corso Vittorio Emanuele II 104. Ad introdurre i lavori sarà il presidente dell’Associazione Numismatica Taurinense, dottor Eupremio Montenegro, associazione promotrice del convegno insieme alla NIA, Numismatici Italiani Associati.

Il colonnello Domenico Luppino tratterà il tema del collezionismo e della legislazione vigente, suggerendo interessanti spunti per una numismatica responsabile, mentre l’avvocato torinese Simone Morabito parlerà in merito alla problematica della modifica dell’opera d’arte, delle sue conseguenze e dell’appropriazionismo. Con questo termine si indica l’attività di quell’artista che, appropriandosi di elementi di un’opera d’arte realizzata da un terzo soggetto, la modifica, introducendovi nuovi elementi estranianti.

La giurisprudenza sia americana sia italiana, in assenza di una legge specifica in materia, ha fissato dei criteri per stabilire se un’opera sia stata copiata o se sia stata ispirata da un intento nuovo, per esempio parodistico. Un esempio è rappresentato dalle “Giacometti Variations”, realizzate da John Baldessari nel 2010 per la Fondazione Prada. Lo scultore si è ispirato, per le sue enormi modelle statuarie, alle opere di Alberto Giacometti intitolate “Grand Femmes debout III”, risalenti al 1960. In realtà il suo intento è  stato assolutamente diverso. Giacometti non aveva mai realizzato opere alte 4 metri e mezzo. Mentre le figure femminili scolpite dall’artista elvetico raffigurano donne molto magre all’indomani del conflitto mondiale, Baldessari ha voluto cogliere attraverso i suoi tratti scultorei delle donne costrette alla magrezza dai canoni della moda. Le problematiche inerenti i gioielli d’epoca, la loro identificazione, I falsi, le repliche ed i restauri saranno, invece, trattati nel corso del convegno dalla dottoressa Raffaela Navone.

Il diritto dell’arte costituirà il tema portante di un altro evento, in questo caso sotto la duplice veste di conferenza e di convegno finalizzato all’aggiornamento professionale per l’Ordine degli Avvocati e dei Commercialisti, nell’ambito della sesta edizione di “Art & Law Conversation”, in programma mercoledì 30 ottobre prossimo.

Questo appuntamento è promosso dalla Commissione per il Diritto dell’Arte dell’Associazione BusinessJus, nata da un’idea torinese e presieduta dall’avvocato Simone Morabito, esperto in materia di diritto dell’arte. BusinessJus rappresenta un punto di osservazione unico, nato proprio  a Torino, nel panorama nazionale per il diritto dell’arte, relativo all’osservazione dei cambiamenti che regolano il mondo dell’impresa nei suoi diversi aspetti.

L’appuntamento verterà sul tema “Il diritto dell’arte e le sue principali implicazioni economiche” e si terrà alla Casa d’Aste Sant’Agostino, in corso Tassoni 56, mercoledì 30 ottobre prossimo dalle 17. Moderatrice la dottoressa Vanessa Carioggia.

Tra i relatori, oltre all’avvocato Simone Morabito, l’avvocato Francesco Fabris, che tratterà il tema del disconoscimento dell’opera d’arte da parte dell’artista, i limiti legali connessi e le conseguenze economiche; il professor Paolo Turati, economista e docente all’Università degli Studi di Torino, che parlerà sul mercato dell’arte internazionale e le aste nel 2019; l’avvocato Angela Saltarelli, che parlerà della notifica o mancata autentica; il dottor Stefano Battaglia, che illustrerà il regime nelle compravendite di cose d’arte; il dottor Marco Boidi, che relazionera’ sul tema delle aliquote Iva applicate al mercato dell’arte, ed infine il dottor Claudio Carioggia, vicepresidente dell’Associazione nazionale Case d’Asta, che illustrerà la tematica figurante la fase dalla valutazione al diritto d’asta.

 

Mara Martellotta

Binasco ha cambiato faccia ai “classici” di un tempo

“Rumori fuori scena” ha inaugurato la stagione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Un tempo Molière e Shakespeare, magari il vivere lento e appannato degli antieroi cecoviani, classici doverosi e irriducibili, oggi può essere benissimo Rumori fuori scena ad aprire le danze di una stagione teatrale, come succede allo Stabile torinese, credo soprattutto per le scelte ardite e irriverenti del suo direttore artistico, Valerio Binasco, senza che nessuno abbia nulla da ridire. O forse qualcuno, al di là dell’assicurato divertimento liberatorio della serata, ancora sì. Perché a quel qualcuno pare ancora strano che il testo di Michael Frayn – circa quarant’anni sul groppone se ricordiamo la data del debutto, 1982, al Lyric Theatre di Londra (dieci anni dopo Peter Bogdanovich ne avrebbe tratto un film con Carol Burnett, Michael Caine e Christopher Reeve) – possa avviarsi ad essere considerato un classico, come quegli illustri predecessori. Ma è così, con nostra buona pace: e quello che non troppe stagioni fa poteva far storcere il naso ad un pubblico in cerca di rassicurazioni, oggi può permettere sonni tranquilli. Mettendo il titolo, inoltre, nella corrente dei tanti ormai classicissimi Feydeau (privato tuttavia della patina di pretesa signorilità che in quell’autore faceva da ossatura) che andarono a rovistare tra i vizi e le virtù dei cugini francesi a cavallo del Novecento; ed elevandolo ad esempio metateatrale, dove uno sguardo al mondo dei palcoscenici, pirandelliano ad esempio, sfocia in riflessioni che vanno ben oltre quinte, praticabili e riflettori.

Noises off è la fotografia del pressoché abbrutito frantumarsi di una compagnia teatrale che nel primo atto è alle prese con l’ultima prova prima del debutto della commedia “Niente addosso”, un definitivo redde rationem con i vuoti di memoria e con quegli oggetti di scena che all’ultimo non stanno mai al loro posto, con l’attore che si porta appresso il suo problema d’alcolismo e che non perde occasione per trovarsi un angolo dove farsi un goccetto, con quell’altro che è appena stato lasciato dalla moglie, con gli amorazzi e le gelosie che nascono un giorno dopo l’altro, con la lente a contatto che trova un angolo nell’occhio della giovane quanto svampita attrice e viene data per inesorabilmente persa. Il tutto sotto lo sguardo del regista che tenta a fatica di ammorbidire questa o quella situazione, con i suoi innumerevoli quanto scontati “amore” e “tesoro”. Il secondo atto è un paio di mesi dopo e la platea s’atteggia a voyeur, posta com’è – in un piccolo capolavoro di comica finale – a curiosare nel dietro le quinte in un clima sempre più sgangherato, tra amori finiti e tradimenti temuti, tra dispetti e sguardi indiscreti, tra equivoci e disastri annunciati. Di materiale ce ne sarebbe già abbastanza per avere un quadro più che completo: ma Frayn preme sul pedale dell’assurdo con esiti davvero divertenti per cui l’ennesima replica non teme ostacoli. Lo spettacolo può ben essere rovinato se questo serve a mettere al tappeto il collega, le litigate a scena aperta possono ben servire a qualcosa, a chi può interessare se un attore quasi si rompe l’osso del collo o se per l’entrata di un personaggio si presentano in scena in tre.

Frayn ha ereditato con grande sfacciataggine il piacere dell’ingranaggio, il meccanismo ben oliato, il ribollire frenetico della situazione e della battuta, i tempismi perfetti delle tante porte che in vivacissima continuazione s’aprono e si chiudono (la scena è qui di Margherita Palli) e Binasco, divertito discolaccio pronto a ricoprire il dolciastro come il subdolo che c’è nel regista di questa farsaccia sempre in procinto di rovinare a terra, s’è appropriato del testo per ricercarne ogni occasione e ogni attimo che potessero scendere allo stomaco dello spettatore di oggi. Nessun pensiero a disturbarci, soltanto seduti in poltrona a dimenticare le noie della giornata. Ha dato ritmo, ha fatto tutto un fuoco d’artificio, ha spremuto gli effetti comici: e ha messo ogni cosa nelle mani di un gruppo d’attori, tutti (anche se poi a fine serata chi scrive si ritrova a segnalare le prove di Milvia Marigliano, di Andrea Di Casa e della spericolata Francesca Agostini), che sono senza se e senza ma quei “personaggi”. Senza i loro salti tripli il risultato non sarebbe quello che abbiamo visto. Repliche sino a domani sul palcoscenico del Carignano: da mercoledì prossimo lo spettacolo si trasferisce al Piccolo di Milano, tempio della grande prosa italiana ed europea, e poi una lunga tournée. Impensierirà qualcuno l’arrivo di Rumori fuori scena, 130’ di assoluto divertimento?

 

Elio Rabbione

 

Nelle immagini, copyright Photo Giampiero Assumma, nell’ordine: Valerio Binasco e Francesca Agostini; Andrea Di Casa e Milvia Marigliano; una scena d’insieme del 2° atto; Nicola Pannelli, Elena Gigliotti, Valerio Binasco e Milvia Marigliano

Halloween nei beni Fai del Piemonte

Domenica 27 ottobre, Il castello stregato al Castello della Manta (CN); giovedì 31 ottobre, Ombre e misteri in castello al Castello della Manta e Il gioco della Masca al Castello e Parco di Masino, Caravino (TO)

 

Spiriti, streghe, fantasmi di antichi castellani che tornano in vita dal passato e tante altre misteriose e oscure figure animeranno i festeggiamenti di Halloween nei Beni del FAI – Fondo Ambiente Italiano in Piemonte. Visite in costume dedicate a grandi e bambini, alla scoperta dei segreti nascosti tra le sale affrescate, laboratori artistici e creativi, travestimenti, giochi e percorsi al buio divertiranno e meraviglieranno gli ospiti dei Castelli della Manta (CN) e di Masino, Caravino (TO) in occasione della festa più spaventosa dell’anno.

 

Domenica 27 ottobre 2019 dalle ore 14 alle 18, il Castello della Manta (CN) si trasformerà ne Il castello stregato: travestimenti, sorprese, maghi e incantesimi saranno gli ingredienti di speciali visite ai saloni del castello, tra storie di fantasmi e tanti appassionanti racconti. Grandi e bambini saranno coinvolti in un percorso guidato che permetterà di scoprire il Bene del FAI e il suo passato, senza rinunciare a un pizzico di suspense e paura. Tra aneddoti e curiosità, i piccoli potranno diventare protagonisti della narrazione, vestendo i panni di personaggi misteriosi; sempre per loro l’opportunità di partecipare a laboratori creativi, realizzando scacciaguai, spille, maschere e segnalibri sul tema Halloween (percorso e laboratori adatti a bambini dai 6 agli 11 anni. Si può accedere ai laboratori senza fare la visita). Gli adulti che desiderano un percorso più tradizionale potranno partecipare alle visite guidate alle ore 15, 16 e 17.

Ingresso giardino, laboratori e visita guidata: Intero € 10; Ridotto (6-18 anni) € 6; Iscritti FAI e residenti € 6

Ingresso giardino e laboratori: Intero € 5; Ridotto (6-18 anni) € 4; Iscritti FAI e residenti € 4

 

Ancora, giovedì 31 ottobre dalle ore 19 alle 23, la fortezza medievale ai piedi delle Alpi del Cuneese proporrà Ombre e misteri in castello e svelerà i segreti e le curiosità celati tra le sue mura. Gli ospiti, nel corso della speciale visita, potranno ascoltare i cupi racconti delle presenze incorporee che aleggiano nel maniero e che verranno evocate tra sussurri, rumori e bisbigli: dalla triste contadina, i cui lamenti ancora sembrano udirsi, al misterioso pittore della Sala Baronale, fino alla pericolosa Dama Bianca che uccideva a tradimento i suoi amanti.

Ingresso: Intero € 12; Ridotto (6-18 anni) € 6; Iscritti FAI e residenti € 6

 

Anche il Castello e Parco di Masino aprirà per la sera Halloween con Il gioco della Masca, percorsi attraverso le sale del castello e nel labirinto, animati dai racconti delle masche, spiriti e streghe della tradizione piemontese. Tre le attività proposte: dalle ore 18.30 alle 23 le visite al buio (su prenotazione) in cui gli ospiti, guidati solo dalla luce delle torce, potranno ascoltare storie di masche e altri personaggi dell’immaginario popolare locale e partecipare a una caccia al tesoro a tema che coinvolgerà anche i più piccoli; dalle ore 18.30, inoltre, si potranno gustare prodotti tipici piemontesi nella merenda sinoira (su prenotazione), durante la quale poter chiacchierare sulle streghe che popolavano il Piemonte e ascoltare i racconti di Francesco Pelle, autore del libro Nella caverna dell’Om Salvej. Infine, dalle ore 21 alle 22, il cantastorie canavesano Claudio Contino, dell’associazione Viaggi con l’asino, svelerà alcune misteriose vicende di masche e farà riscoprire a grandi e piccini le radici storiche della ricorrenza della vigilia di Ognissanti. Claudio Contino sarà accompagnato dalla sua asinella Geraldina.

Ingresso: Intero € 11, Ridotto (6-18 anni) € 5, Iscritti FAI e residenti € 4, Biglietto famiglia (2 adulti e figli fino a 18 anni) € 27. Il biglietto comprende la visita base al castello. Il costo della merenda sinoira è di € 15 (non incluso nel biglietto).

 

Con il Patrocinio di Regione Piemonte. Con il Patrocinio di Città metropolitana Torino, Comune di Caravino e Comune di Ivrea per il Castello e Parco di Masino, di Provincia di Cuneo e Comune di Manta per il Castello della Manta.

Il calendario “Eventi nei Beni del FAI 2019” è reso possibile grazie al significativo sostegno di Ferrarelle, partner degli eventi istituzionali e acqua ufficiale del FAI; al fondamentale contributo di FinecoBank, già Corporate Golden Donor, che ha scelto di essere a fianco del FAI anche in questa occasione e di PIRELLI che conferma per il settimo anno consecutivo la sua storica vicinanza alla Fondazione. Per il secondo anno si conferma la prestigiosa presenza di Radio Monte Carlo in qualità di Media Partner.

 

www.fondoambiente.itwww.halloweenconilfai.itwww.castellodellamanta.itwww.castellodimasino.it

 

(foto di Paolo Chiabrando / Castello di Masino)

Donne maltrattate: un arresto in Barriera di Milano

Mercoledì scorso, presso il Pronto Soccorso del Giovanni Bosco, si è presentata una donna,
in compagnia della madre, per farsi medicare alcune ferite. Nella saletta era presente anche
il suo compagno, un cittadino italiano di 44 anni, che si mostrava molto premuroso nei suoi
confronti, fino a quando la donna non si è alzata per entrare nel triage, senza di lui.
A quel punto il suo comportamento è cambiato repentinamente, diventando aggressivo:
l’uomo ha tentato in tutti i modi di accedere anch’egli all’interno della zona riservata.
Personale del Comm.to Barriera Milano in servizio presso il posto fisso dell’Ospedale è
intervenuto, riportandolo alla calma e verificando cosa fosse successo.
La donna raccontava che da questa estate, il suo convivente, che inizialmente si era
dimostrato molto dolce negli atteggiamenti e profondamente innamorato, aveva iniziato a
maltrattarla, sia verbalmente che fisicamente. In particolare, l’uomo lamentava alla
compagna di cadere in sporadici momenti di tristezza, dovuti alla scomparsa avvenuta anni
fa del fidanzato, per poi incolparla senza fondato motivo di intrattenere una nuova relazione
con un amico di lui. Nonostante le rassicurazioni della donna, la situazione negli ultimi mesi
è degenerata; lui ha iniziato a sottoporle a controllo il telefonino per trovare le tracce del
presunto tradimento fino a quando lei gli ha impedito di farlo, mettendo un pin. Da questo
momento in poi, le aggressioni sono state più frequenti e più violente; in un caso, l’uomo ha
chiuso la compagna fuori in balcone per varie ore per costringerla a fornirgli il pin del
cellulare. Nella notte di mercoledì scorso, lei si è rifiutata di avere un rapporto sessuale e lui,
indignato dalla distanza ormai nata fra i due, l’ha colpita con forza sul volto più volte e poi
ancora su tutto il corpo, procurandole diverse ecchimosi su gambe e braccia. La donna non è
riuscita a chiamare i soccorsi in quanto lui la aveva privata del telefonino. Solo nella
mattinata odierna, approfittando del fatto che entrambi fossero scesi sotto casa per
acquistare il pane, la donna ha chiesto al compagno violento la possibilità di salutare la
madre, che si trovava dal medico curante, proprio nello stesso stabile della panetteria.
L’uomo, con riluttanza, ha acconsentito. Nello studio medico, la donna finalmente ha
potuto raccontare le violenza subite alla dr.ssa ed alla madre, che l’ha convinta a recarsi in
un Pronto Soccorso per farsi refertare, accompagnandola in auto.
Il compagno, avendo intuito le sue intenzioni, l’ha seguita in ospedale ove, con modi molto
affettati, ha certo di convincerla a non denunciarlo. Solo quando la donna si alzata per
entrare nel triage ha buttato giù la maschera, inveendo contro di lei e dicendole che sarebbe
andato nei guai per colpa sua.
La vittima è stata dimessa dall’ospedale con una prognosi di 7 gg per contusioni multiple.
L’uomo, che ha a suo carico numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio,
per stupefacenti e reiterati maltrattamenti in famiglia ai danni di altre 2 donne, è stato
arrestato per maltrattamenti in famiglia.

Dal crollo della cortina di ferro alla crisi del liberalismo

Libro ben scritto da un protagonista e spettatore di questi ultimi trent’anni. Scritto da un
ex comunista e da un riformista non pentito, Antonio Polito (nella foto) .

Riformista non pentito ma frustrato nelle speranze
prodotte dall’ abbattimento di quel Muro. Emblematico il sottotitolo: il comunismo è morto.
Il liberalismo e ‘ malato ed io non mi sento molto bene, parafrasando Woody Allen. Direi ottima
sintesi. Non guasta mai. Altro pregio: non si ripete mai. Spiega come e perché si è arrivati a
questo punto, potremmo dire una situazione  bloccata tra sovranisti e neoconservatori
anti Europa e la solita e lacerata sinistra che fondamentalmente non sa cosa fare. La sinistra
non vince. O se si aggiudica il primo posto deve sempre avere “additivi” che ( a volte ) non sono
sufficienti. Emblematico il caso della Spagna. Come indicativo all’inverso il caso della Danimarca
dove i socialdemocratici vincono con un chiaro programma anti immigrati copiato di sana
pianta dalla destra. Una sinistra che deve sempre fare i conti con il suo dna e con la scomparsa
(di fatto) della mitica classe operaia. Sinistra divisa tra comunismo e socialdemocrazia. Tra i
puri e i riformisti. Con, ovviamente,  delle sotto correnti  in contrasto tra loro. Oramai tutto ciò è
acqua passata e non macina più. Si è sostituito lo storico scontro tra occidente (democratico
capitalista) e l’oriente (le democrazie popolari e tiranniche). Ora il principale scontro e tra
il capitalismo democratico e cattolico protestante con il sud del mondo principalmente
musulmano. Con diverse varianti all’ interno dei singoli schieramenti. Con complicanze dello
scontro tra Usa e Russia e nuova variabile della guerra dei dazi con la Cina. Dunque? Dopo la
folata di libertà con ‘ abbattimento del Muro di Berlino e la moltiplicazione dei Muri le cose
si sono notevolmente complicate.

Vinto il comunismo ora il capitalismo fa i conti con sé
stesso. In particolare con la sua forma politica organizzativa: la Democrazia. Enrico Berlinguer
succintamente ebbe il coraggio di sostenere che la spinta propulsiva della Rivoluzione d’ Ottobre
si era esaurita. Ed altresì ora si può veramente parafrasare che la spinta propulsiva della caduta
del Muro di Berlino si è esaurita. Lo slancio ed anelito di libertà si è rarefatto nel corso del tempo.
Tentativi di “armonizzare e democritazzare” la rivoluzione ve ne sono stati diversi. Da Tony Blair
che è passato alla storia come l’ unico premier laburista inglese rieletto. O come Pietro Ingrao
tra i padri del Comunismo democratico italiano. Avversario di Giorgio Napolitano, epigono di
Giorgio Amendola, figlio di un grande Liberale come Giovanni Amendola ucciso dai fascisti.
Pietro Ingrao si inventò la Terza Via. Appunto tra Comunismo Sovietico e capitalismo socialdemocratico.

Tentativi più di carattere intellettuale che concretamente di governo. Comunque
tentar non nuoce. Ma poi se non ci sono i risultati le crisi sono inevitabili. Crisi irreversibili.
I nostri nostalgici comunisti si sono illusi che i crolli dei sistemi dei paesi dell’Est non li
avrebbero riguardati. Si sbagliavano di grosso: il loro dire è ridotto a pura testimonianza di quanto
era bello il tempo del PCI. C’ è anche “ciarpame” come Marco Rizzo  che getta anatemi
ideologici verso Enrico Berlinguer. Ciarpame ed omuncoli. Poi c’e’ la crisi del riformismo come
c’e’ la crisi del sindacato con le sue logiche di rappresentanza ed azione sindacale. Un sindacato che
non solo vive di ricordi ma sta in piedi grazie al passato. Oltre il 60 % degli iscritti CGIL sono
pensionati. E concretamente poco incide sulle scelte di politiche economiche. Ammesso che
ci siano delle scelte governative sulle politiche industriali ed economiche. Mi sa ( soprattutto
negli ultimi due anni ) che venga lasciato tutto al caso e facendo finta di lavorare per risolvere i
problemi. Assecondando ed un p’o mentendo su ciò che non si fa. Per questo la crisi di rappresentanza
produce una crisi democratica. Non a caso sono nell’Est europeo fantasiose teorie politiche
che tendono a sminuire la democrazia come forma di governo. In questo nulla di nuovo,
dimostrando che la seconda guerra mondiale non è bastata. Sciovinismo, razzismo culturale
sociale e religioso che nega i diritti delle minoranza delle donne e delle fasce sociali basse. L’
elezione di Trump ed i suoi non chiari rapporti con la Russia hanno fatto emergere i flussi di
finanziamenti e di relativi appoggi politici alle forze nazionali sovraniste.
L’Europa centrale in quel progetto di libertà di 30 anni fa è sotto assedio. Per ora il sovranismo
non sfonda. Appunto, per ora. In crisi il binomio tra sviluppo economico e sviluppo della
democrazia. Sviluppo economico basato sul meccanismo quantitativo e dei soli consumi. Una sorta di
totale imponenza della politica e dei politici. Il caso Italia è emblematico. La loro incapacità è
manifesta e palese. Concretizzata da un generale abbassamento dei livelli culturali e di sapere.
Per molti di loro (ad esempio) la geografia ed il suo relativo studio sono una perdita di tempo.
Orbene, dovrebbero essere loro preposti alla soluzione dei problemi. I non risultati sono sotto
gli occhi di tutti. Ma  c’è dell’ altro. Visto che vogliono essere rivotati fanno solo propaganda
raccontando e raccontandosi una realtà totalmente inventata. L’ epocale problema della
emigrazione ne è un tragico esempio. Tante parole, pochissimi fatti e tanta polemica.
Personalmente continuo nell’essere pessimista. E mi sembra che anche l’ autore lo sia. Appelli
alla ragione di illuministica memoria e atti morali sono riconducibili ad un bene comune.
Strada in salita. Ma non possiamo fare come gli struzzi che mettono la testa in un buco per
non vedere la realtà. Rischieremmo di essere travolti da questa voluta ignoranza, sapendo che la
consapevolezza è (anche) figlia della libertà. Libertà di dire ciò che vogliamo dire e libertà di
essere quello che vogliamo essere.

 

Patrizio Tosetto

Anziana inciampa sul tombino e muore

Un’anziana è deceduta al San Giovanni Bosco. Era  inciampata in un tombino in corso Brescia, all’ angolo con via Alessandria. L’hanno vista a terra priva di sensi e con una  ferita alla testa al uni passanti che hanno chiamato l’ambulanza . La polizia municipale ritiene che la donna,  di 87 anni, possa avere perso l’equilibrio vicino alle strisce pedonali, a pochi passi dal marciapiede, a causa di un dislivello di quasi due centimetri tra l’asfalto e il tombino.

La Giunta regionale “rottama” 29 leggi

Il presidente Cirio e l’assessore Rosso:

Sono ancora troppe: puntiamo a dimezzarle. Semplificazione vuol dire meno costi e meno burocrazia per un Piemonte più veloce”

Inizia il percorso per ridurre e semplificare l’impianto di 916 norme che ad oggi compongono e appesantiscono il sistema giuridico del Piemonte: sono 29 le prime leggi che la Giunta regionale, con un apposito disegno di legge approvato nella seduta del 24 ottobre, chiede al Consiglio regionale di abrogare, totalmente o parzialmente, iniziando così il percorso di “rottamazione” delle norme che nel frattempo sono state superate da nuove disposizioni (statali o regionali), o che in qualche modo hanno cessato i loro effetti diventando inoperanti.

Nove di queste leggi riguardano finanziamenti per la realizzazione di strutture turistico-ricettive, risalenti agli anni 1974-1990. Ad oggi, le norme in esame risultano implicitamente abrogate dalla disciplina successiva (l.r. 18/1999 “Interventi regionali a sostegno dell’offerta turistica”) che, in tale ambito, è intervenuta a regolare adeguatamente la materia.

Altre quattro leggi, relative al periodo 1974-2000, riguardano società non più partecipate dalla Regione (Sagat e Sacet) o non più esistenti: E.C.B. Spa, liquidata, e Texilia Spa, incorporata in Città Studi.

Ed ancora, si prevede l’abrogazione di una norma relativa alle specie di volatili cacciabili. Attualmente tutta la disciplina relativa alla tutela della fauna e gestione faunistico – venatoria è ricompresa nella l.r. 5/2018 che ha assorbito tutte le precedenti normative, pertanto la norma in esame risulta già implicitamente abrogata.

Sono invece 14 le leggi che riguardano il bilancio e i tributi, 13 delle quali relative ad autorizzazione all’esercizio provvisorio nel periodo dal 2012 al 2018. Queste legginon sono più operanti ed hanno terminato i loro effetti, in quanto si riferivano a specifiche annualità finanziarie o disponevano in modo provvisorio in attesa dell’approvazione degli strumenti finanziari definitivi.

Infine, abrogata parzialmentela legge regionale 8/2006 che riguarda il supporto agli enti locali, con cancellazione dell’art. 1, in quanto già ricompreso in normative successive (art. 10 della legge regionale 11/2012 e art. 18 della l.r. 23/2015) che prevedono il supporto tecnico-amministrativo agli enti locali da parte della Regione, mentre permangono gli art. 2 e 2 bis e successivi, in quanto garanzia di tutela per i piccoli Comuni.

Commentano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’Assessore alla Semplificazione legislativa, Roberto Rosso: “Le leggi regionali sono ancora troppe. Con questo provvedimento scendiamo finalmente al di sotto della quota di 900, ma il nostro obiettivo è dimezzarle. Semplificazione vuol dire meno costi e meno burocrazia per un Piemonte più veloce”.