ilTorinese

Dipendente del supermercato ruba dalla cassaforte

Arrestato. Si era impossessato di una somma di denaro 

Da tempo che i responsabili del supermercato di via Gaidano si erano resi conto che dal fondo cassa dell’esercizio mancava denaro contante, ammanchi sempre più alti fino a raggiungere la somma di 5800 euro. Tutto ciò fino a giovedì, quando un dipendente del supermercato viene visto entrare in Direzione, stanza dalla quale si accede al locale cassaforte. L’uomo viene colto dal direttore proprio mentre richiude la porta di quest’ultima stanza, fornendo una scusa sulla sua presenza lì. Del fatto viene avvertita la Polizia, nel frattempo, però, il reo un cittadino italiano di 45 anni cerca di disfarsi delle chiavi della stanza cassaforte.

Al loro arrivo gli agenti, fermano l’uomo ed effettuano una perquisizione dei locali Direzione e cassaforte al fine di ricercare eventuale denaro mancante. Le ricerche hanno esito positivo poiché, nella stanza della Direzione trovano, occultata dietro un apparecchio elettronico, una mazzetta fascettata con 100 banconote da 5 euro della quale il reo si era disfatto nel momento in cui il direttore lo aveva sorpreso entrando nella stanza.

A casa del quarantacinquenne, gli agenti della Squadra Volante rinvengono poi altre 5 banconote da 5 euro, di nuova emissione e non usurate, riconducibili a quelle consegnate giornalmente dall’istituto di vigilanza. Per questi fatti, il dipendente del supermercato viene arrestato per furto aggravato e posto ai domiciliari. Tutto il denaro rinvenuto è stato poi riconsegnato all’avente diritto.

La Dc non torna più, e neanche i democristiani

Dunque, ormai è un fatto abbastanza condiviso. E cioè, la Dc non torna più perché la Dc, per dirla con Guido Bodrato, è stata un “fatto storico” e pertanto e’ una pratica politicamente archiviata

Ancora da studiare a lungo, da approfondire e da indagare sotto il profilo politico, culturale e  storico. Uscendo definitivamente, speriamo, da quella delegittimazione e da quella demolizione politica e storica che ha caratterizzato, e per molti anni, il comportamento della stragrande maggioranza dei commentatori, dei politologi e degli intellettuali cosiddetti “progressisti”.

Esaurita
la Dc e steso un sincero silenzio verso tutti coloro che, maldestramente e con un pizzico di
tenerezza, pensano di riproporla nell’attuale contesto politico italiano, resta aperta una domanda. E
cioè, ma chi tenta, goffamente, di scimmiottare oggi il comportamento, la prassi e la politica dei
“democristiani” che ruolo e che futuro potranno avere? Perché in questa singolare categoria non ci
sono soltanto alcuni settori nostalgici o di chi usa strumentalmente quel marchio per ritagliarsi uno
spazio di potere personale e cercare disperatamente di strappare qualche seggio parlamentare. In
effetti, e come da copione, prosperano personaggi in cerca d’autore e, soprattutto, leader politici di
primo piano che riscoprono tardivamente e misteriosamente una curiosa vocazione democristiana.
Lo leggiamo quotidianamente su molti organi di informazione e lo ascoltiamo, quasi con
incredulità, nei diversi e svariati convegni sulla presunta eredità politica e culturale della
Democrazia Cristiana.

 

Ne ha parlato curiosamente anche il Presidente Conte quando, ad un
convegno ad Avellino e di fronte a molti leader e statisti Dc del passato, ha trasmesso la
sensazione di un forte attaccamento allo stile, al progetto e all’esperienza della Democrazia
Cristiana. Cito il Presidente Conte ma gli esempi si potrebbero moltiplicare perché non passa
settimana che germoglino, qua e là, vocazioni a riproporre e a rideclinare – seppur in forma
aggiornata e rivista – l’esperienza cinquantennale della Dc nella cittadella politica italiana. Una
tentazione trasversale che spazia dal centro destra al centro sinistra. Per non parlare delle
fantomatiche espressioni di “centro” che da circa 25 anni, cioè dalla fine dalla Dc, cercano
disperatamente di riproporsi all’attenzione del circo mediatico/politico.
Ora, di fronte a questo rifiorire periodico delle più diverse e svariate Dc bonsai, forse è giunto
anche il momento per arrivare a due conclusioni, semplici ma dirette.

Innanzitutto chi è stato democristiano, chi ha votato la Dc e chi ha condiviso lo stile e il
comportamento politico dei democratici cristiani, difficilmente può rinnegare o respingere quella
straordinaria esperienza politica culturale, programmatica e di governo. E anche quella irripetibile
comunita’ di uomini e di donne. E questo al di là delle mode, dello scorrere del tempo e del
profondo cambiamento storico e politico della società italiana.

In secondo luogo, però, e con altrettanta chiarezza, forse va detto che tutti gli innumerevoli e
neofiti aspiranti democristiani hanno poco senso e poco spazio politico senza quel contenitore
politico, culturale, programmatico ed organizzativo che si chiamava semplicemente Democrazia
Cristiana. E questo perche’ quella straordinaria esperienza politica si intrecciava con i suoi dirigenti
e con i suoi elettori. In una parola, con il “suo popolo”. Dividere l’uno dall’altro, oltreche ‘
impossibile, rischia anche di essere una operazione maldestra per il dovuto rispetto della storia
della Dc da un lato e per evitare di confondere la cultura e il progetto politico di un grande partito
con la comprensibile e legittima ambizione di potere di qualche gruppo o di qualche singolo
dall’altro.

In sintesi, non esiste la Dc senza i democristiani ma, soprattutto e semplicemente, non esistono i
democristiani senza la Dc.

Giorgio Merlo

Ricercato prenota visita medica ma in ambulatorio trova la polizia

Individuato grazie ad una intuizione. Fermato dagli agenti del commissariato Barriera Nizza

Il provvedimento che ne disponeva la carcerazione era arrivato agli inizi del mese di gennaio agli uffici del
Commissariato Barriera Nizza (nella foto).
L’uomo però, un trentenne italiano, era risultato irreperibile. A nulla erano valsi i
controlli nelle sue precedenti residenze, compresa quella dei genitori, che peraltro non lo incontravano da
mesi. Ma gli inquirenti del Commissariato non si sono arresi. Utilizzando la conoscenza di un dettaglio relativo alle
condizioni di salute del condannato, hanno verificato se lo stesso avesse prenotato da lì a breve qualche
vista specialistica presso alcune strutture mediche. La ricerca dati ha fornito esito positivo. Infatti, veniva
appurato che lo stesso si sarebbe recato a sostenere un esame diagnostico il 3 Febbraio presso un ospedale
cittadino. Gli agenti hanno pertanto predisposto tutte le misure necessarie per dare seguito all’ordine di
carcerazione. Infatti, una volta terminata la visita, l’uomo è stato fermato e portato in commissariato per la
notifica del provvedimento di carcerazione per un periodo di 3 anni e 6 mesi per rapina.

Giorno del Ricordo, Salizzoni: “No a rancore e ignoranza”

Il vice Presidente del Consiglio regionale del Piemonte: “Minano la memoria condivisa”

Il Giorno del Ricordo, come quello della Memoria ed il 25 aprile, sono i capisaldi del nostro calendario civile.

Non solo preziosi momenti celebrativi ma commemorativi, ovvero occasioni per ritrovarsi intorno ad una memoria comune e condivisa. I fatti di questi ultimi giorni, dalle scritte nazifasciste sulle porte dei familiari di deportati (da Aldo Rolfi a Marcello Segre) all’atto vandalico contro la lapide in ricordo delle foibe a Casale Monferrato, dimostrano che i valori fondanti la nostra comunità oggi sono messi a rischio non solo da quelle che il Presidente Mattarella ha definito ‘sacche di deprecabile negazionismo militante’, che esistono e sono attive all’estrema destra come all’estrema sinistra, ma da un diffuso clima di rancore e ostilità nonché da una inquietante ignoranza della nostra Storia. Un contesto che rende ancora più rilevante il peso della responsabilità delle istituzioni, chiamate non tanto e non solo a presenziare nelle occasioni celebrative, ma a farsi promotori dei valori dell’antifascismo, della solidarietà, della pace”

Mauro SALIZZONI

Commercio, Ruffino (Fi): “Nuove linee di credito contro la crisi nera”

“Il Comune di Torino e Regione Piemonte faranno bene a raccogliere il grido d’allarme lanciato da Maria Luisa Coppa, presidente di Asco Confcommercio a Torino”

Per le imprese commerciali il 2019 è stato un “annus horribilis” come testimoniano i dati: 9000 imprese ed esercizi commerciali hanno chiuso per sempre le saracinesche e il saldo fra imprese “morte” e “nate” è positivo per poco più di 3000 unità.

Servono subito nuove linee di credito, visto che i rubinetti bancari si vanno prosciugando, per far fronte a due emergenze: lo scontrino elettronico, ritenuto un evento negativo da oltre metà dei commercianti; la concorrenza del web, per tutto il commercio “no food”, che comprime i prezzi e mette fuori mercato migliaia di piccoli esercenti.

Se è vero che soltanto un quarto delle piccole imprese ha adeguato il vecchio registratore di cassa per passare allo scontrino telematico, è altrettanto vero che per la maggior parte degli esercenti il costo di questa operazione è pesante, sul piano procedurale ma soprattutto dell’acquisto del nuovo macchinario. Comune e Regione Piemonte faranno bene ad attivarsi per evitare che tutto il settore del commercio entri in una spirale negativa che rischia di trascinare nel baratro tutte le attività collegate.

 

on. Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia

 

Il coraggio di Mattarella nel Giorno del Ricordo

Il Presidente Sergio Mattarella, seguendo i suoi predecessori Ciampi e Napolitano, ha inviato un messaggio per il Giorno del Ricordo, 10 febbraio, data della firma del trattato di pace del 1947 che privò l’Italia dei suoi storici territori dell’ Adriatico Orientale, resi  ulteriormente italiani anche dal sangue versato dai  Caduti della Grande Guerra che sancirono in modo definitivo l’italianità della Venezia Giulia, dell’Istria e di Fiume

di Pier Franco Quaglieni
La guerra perduta e un trattato di pace punitivo, malgrado la cobelligeranza  italiana a fianco  degli alleati e la stessa Resistenza al Nord, mutilarono il territorio nazionale.
Trecentocinquantamila italiani dovettero fuggire dalle loro case e rifugiarsi in Italia anche perché, fin dal 1943, in quelle terre martoriate era iniziata la caccia all’italiano con quindicimila infoibati. I partigiani comunisti di Tito crearono il terrore in nome del nazionalismo slavo e del comunismo, una miscela esplosiva  e devastante. Mattarella  non ha esitato a parlare di “pulizia etnica”. Il Presidente ha avuto il coraggio di denunciare “la persecuzione contro gli italiani  mascherata talvolta da rappresaglia  per le angherie fasciste” subite dagli slavi nel periodo del Ventennio. C’e’gente in Italia che non ha ancora digerito il Giorno del ricordo e ritiene di poter, se non proprio  negare le foibe, di giustificarle come una legittima ritorsione rispetto alle “angherie fasciste”, come scrive Mattarella, Lo stesso Presidente  ha denunciato “sacche di  negazionismo” che continuano ad esserci, anzi io direi che esse   si sono incrementate  Come scrivevo giorni fa, oggi si attenta alla libera ricerca storica in nome delle vulgate . La prima vulgata, la più intollerabile, riguarda le foibe e l’esodo. Occorre una ristampa dei libri di Gianni Oliva che riportino alla verità storica. L’articolo di oggi di Giovanni De Luna su “ La Stampa” è un tentativo chiarissimo di delegittimare il 10 febbraio Giorno del Ricordo, dimenticando volutamente  che fu un voto di quasi tutto il Parlamento, se si esclude Rifondazione comunista, non fu una proposta neo-fascista, come tenta di accreditare, riducendo tra l’altro il numero di infoibati da 15mila e poche migliaia. Io sono certo che anche la senatrice Liliana  Segre vorrà essere  oggi a fianco del Presidente, come testimone di verità  contro l’odio antitaliano che portò alle foibe. Mattarella ha avuto il coraggio di  prendere una chiara posizione che gli fa molto onore. E’ vergognoso che certi giornali abbiano ignorato o minimizzato  il discorso del Presidente.

“Vitamine Jazz” arriva al centosessantesimo concerto

Gli appuntamenti di febbraio all’Ospedale Sant’Anna per la rassegna sono alla terza stagione, organizzati per la “Fondazione Medicina a Misura di Donna” e curati da Raimondo Cesa

I concerti avranno inizio dalle ore 10.00 nella sala Terzo Paradiso in via Ventimiglia 3 aperta al pubblico, dedicata alle pazienti e ai loro cari.

Martedì 11 febbraio “Gypsy Quartet”

Maurizio Mazzeo chitarra voce
Roberto Cannillo fisarmonica
Federico Fiore chitarra
Andrea Garombo contrabbasso

Il sound caldo e multietnico del Gypsy Jazz unisce questi musicisti dalle variegate esperienze in un progetto con colori d’altri tempi, senza perdere di vista il lavoro degli artisti dei giorni nostri. L’intenzione è di riproporre un genere raffinato ma al contempo divertente.
Il continuo migrare delle comunità zingare ha fatto sì che jazz, flamenco e musica francese si fondessero in un unico scenario in cui trovano spazio remake di celebri brani, sonorità popolari e improvvisazione. Il punto di riferimento è sicuramente il “maestro” Django Reinhardt, banjoista zingaro migrato in Francia alla fine degli anni ‘20, che a causa di una menomazione alla mano destra smise di suonare il banjo per passare alla chitarra. Egli inventò uno stile unico e innovativo, ancora oggi utilizzato e rivisitato dai più grandi musicisti manouche.

Giovedì 13 Febbraio

Emanuele Sartoris & Igor Vigna

Emanuele Sartoris pianoforte
Igor Vigna tromba

I grandi classici del jazz, da Duke Ellington a Miles Davis passando per Sonny Rollins. Gli Standard jazz costituiscono il cuore del genere e la lingua comune di tutti i jazzisti, di ogni provenienza e di ogni epoca. Il materiale, profondamente assimilato, viene restituito, elaborato attraverso le emozioni personali di ogni interprete rinnovandosi e ad ogni esecuzione in un ciclo infinito di rinascita.

Emanuele Sartoris
Nel 2017 riceve l’incarico da parte del conservatorio di Torino per l’insegnamento in qualità di tutor di Pianoforte complementare Jazz affiancando il docente Nico Morelli . Si laurea con il massimo dei voti in composizione ed orchestrazione jazz il 27/10/2017 presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Significativa per il 2017 la partecipazione come ospite musicale a sei puntate della trasmissione “ Nessun Dorma” condotta da Massimo Bernardini e mandata in onda in prima serata su Rai 5. Tra le collaborazioni in trasmissione si sottolineano quella con l’attore Eugenio Allegri durante il suo monologo sul celebre romanzo di Alessandro Baricco “Novecento” e l’arrangiamento ed esecuzione del brano “Speakering” di Ivano Fossati innanzi all’autore stesso.E’ stato ospite a New York agli inizi di ottobre del 2017 per la vincita di una borsa di studio venendo selezionato dalla Jullliard tra i migliori studenti del conservatorio per frequentare presso di loro una settimana di lezioni. Reduce da una tournèe a Madrid terminata il 5 novembre alla celebre sala Clamores, Il 16 novembre esce ufficialmente per la prestigiosa etichetta Dodicilune il suo disco in duo con il contrabbassista Marco Bellafiore “I suoni del male” che vanta le note di copertina del conduttore TV Massimo Bernardini ed è distribuito da IRD presso Feltrinelli e le migliori catene di vendita italiane.Nel 2018 la collaborazione con la trasmissione “Nessun Dorma” viene sottoposto a contratto con la Rai trasformando la sua partecipazione da saltuaria ad essere ospite musicale fisso, collaborando direttamente con ospiti del calibro di Enrico Rava e Tullio De Piscopo.

Ronaldo va in rete ma è deluso dalla sconfitta bianconera

Cristiano Ronaldo è amareggiato, dopo la seconda sconfitta esterna consecutiva della Juve, a Verona per 2-1

 

E’ stata peraltro la decima partita consecutiva in cui CR7 ha segnato.

Il campione scrive su Instagram: “Questo non era il risultato che volevamo. Dobbiamo continuare a lavorare sodo per raggiungere i nostri obiettivi”.

 

(Foto Claudio Benedetto)

L’isola del libro

Rubrica settimanale sulle novità in libreria. A cura di Laura Goria

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Costanza DiQuattro “La mia casa di Montalbano”   -Baldini + Castoldi- euro   15,00

La casa è quella sulla spiaggia in cui, nella fiction, vive il commissario Salvo Montalbano, creato da Camilleri. Costanza DiQuattro è la nipote del proprietario della villa di Puntasecca e in questo delizioso libro ci racconta storia, aneddoti, abitanti e ricordi legati a quella terrazza appoggiata sul mare in cui il commissario più famoso d’Italia sorseggia caffè all’alba dopo una vigorosa nuotata. Ha il sapore nostalgico dell’infanzia dell’autrice che era solita trascorrere lì le vacanze estive con genitori e nonni. 16 anni idilliaci tra caldo, mare, pranzi amorevolmente cucinati dall’elegantissima nonna, che faceva trovare lenzuola di lino rosa con le iniziali ricamate di Costanza e di sua sorella Vichy. Momenti bellissimi trascorsi con l’affascinante nonno, “…avvocato per hobby, imprenditore per professione, sognatore nostalgico, bambino mai cresciuto”. Entusiasmanti pesche ai ricci con tanto di retino, nuotate in quel mare dal fondale sabbioso “…e limpido che diventa casa, un liquido amniotico nel quale sguazzare felici”. Un ritaglio di Eden perché, come scrive l’autrice, “In fondo al mare si spegne il rumore del mondo, si attutisce ogni dolore, si camuffa ogni pensiero”. Pagine indimenticabili in cui fanno capolino personaggi famosi, come lo scrittore Gesualdo Bufalino e l’editrice Elvira Sellerio, ospitati dai nonni. Poi c’è anche il racconto di come quella casa fu notata da chi di dovere e diventò il set della serie tv “Il commissario Montalbano”. Prendeva così vita la Vigata di Andrea Camilleri nel Golfo di Marinella: nella casa di villeggiatura di Giovannino DiQuattro “… proprio sulla spiaggia, quasi dentro al mare”. E con il successo della fiction arriverà anche il continuo pellegrinaggio dei fans alla scoperta della magica location, dove l’anziano proprietario finirà per   intrattenerli   piacevolmente.

 

Maria Dueñas “Le figlie del capitano” – Mondadori – euro 22,oo

In Spagna questo romanzo corposo si è rivelato un fenomeno editoriale; del resto, l’autrice già nel 2010 aveva fatto un bell’exploit con “La notte ha cambiato rumore” (oltre 5 milioni di copie). Questa sua ultima fatica letteraria è ambientata a New York nel 1936 ed è la storia della resilienza tutta al femminile delle giovani protagoniste, catapultate nel calderone multietnico dell’immigrazione di quegli anni. Inizia con il funerale di Emilio Arenas, spagnolo 52enne, sbarcato in America all’ inizio del 1929, pochi mesi prima del crollo della Borsa e della Grande Depressione. Tempismo pessimo per l’apertura del suo piccolo ristorante “El Capitán” sulla14° strada, nel cuore del quartiere spagnolo. Emilio rimane vittima di un infortunio che gli spezza vita e speranze. A piangerlo sono la moglie analfabeta Remedios –donna timorosa di tutto e chiusa ai cambiamenti- e le tre figlie Victoria, Mona e Luz. Dapprima tentano di continuare il lavoro paterno, ma si scontrano con le difficoltà del Nuovo Mondo. Il romanzo è la storia della loro complicata integrazione nella città caotica, dove arrancano con inesperienza e ingenuità. Tentano di rimettere in piedi la trattoria paterna che ribattezzano “Le figlie del Capitano”, e passano attraverso varie avventure e disavventure che le aiuteranno a maturare e fortificarsi. Poi c’è un nutrito corollario di personaggi che intersecano la strada della tre fanciulle: da un’eccentrica suora a un perfido avvocato, passando per personaggi realmente esistiti come l’erede al trono spagnolo Alfonso di Borbone (esiliato negli States per sfuggire alla guerra civile e al pugno duro del Regime Franchista). Sullo sfondo e grande protagonista è la minuziosa ricostruzione storica dello sviluppo veloce e multietnico della New York di quegli anni, con un occhio particolare al quartiere della Little Spain e alla sua metamorfosi.

 

John Galsworthy “Il patrizio” – Elliot-   euro 15,00

Tra le infinite e decisamente troppe uscite editoriali, ben venga la riscoperta di grandi autori classici. E’ il caso dello scrittore e drammaturgo britannico John Galsworthy (1867- 1933), autore della famosa”Saga dei Forsyte” e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1932. Elliot riedita “Il patrizio” pubblicato per la prima volta nel 1911. E’ una storia di grandi ambizioni, politica, amori che si mettono di mezzo, convenzioni difficili da aggirare: tutto sullo sfondo di spettacolari tenute di campagna e blasonati palazzi londinesi in cui si fa politica. Protagonista è Lord Eustace Miltoun, rampollo primogenito di una famiglia nobile. Ha 30 anni ed ha viaggiato in lungo e in largo, è coltissimo (legge dalla poesia alla storia, dalla filosofia alle scienze sociali e alla religione), costruisce la sua ambiziosa   carriera politica all’ombra del padre e mira ad essere il candidato ideale al ruolo di Primo Ministro. Ma sulla sua strada incappa nella passione amorosa per l’affascinante Audrey Noel; peccato che non sia esattamente la compagna ideale per un uomo destinato a grandi cose in una società in cui l’etichetta è tutto. Si dice che sia divorziata, ma pare invece che sia ancora legata al marito, un uomo di Chiesa che si rifiuta di lasciarla libera. Per Eustace s’innesca la titanica lotta tra ragione e sentimento. E Galsworthy con la sua penna vi guida nei pensieri e nelle azioni del protagonista, caduto nelle spire del conflitto atavico tra la brama, da un lato, di potere e lustro e dall’altro, il sacrosanto diritto e desiderio di amare la donna che gli ha preso il cuore.

 

Giorno del Ricordo, la memoria condivisa

Di Marco Travaglini / La giornata del 10 febbraio è dedicata al ricordo del dramma degli italiani delle venezie e della Dalmazia

Le foibe e l’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia sono una ferita sulla quale nel nostro Paese era stata stesa una cortina di silenzio.

Da tempo ormai la parola foiba non descrive più semplicemente il territorio carsico triestino e giuliano ma è diventata termine atroce, simbolo di una tragedia che si è consumata al confine orientale e che ha come sfondo la seconda guerra mondiale, il fascismo, il totalitarismo. Si è trattato di una tragedia a lungo rimossa ma ricordarla ci rende tutti più forti e credibili nella difesa e nell’affermazione dei valori fondamentali sui quali è nata e si è costruita la nostra Repubblica.Nessuna violenza che mortifichi quei valori può essere giustificata, neanche come risposta a violenze subite. Non può essere negato infatti che il fascismo italiano, con l’occupazione militare, abbia esercitato contro le popolazioni istriane, soprusi, misfatti e violenze che produssero ritorsioni. Ritorsioni, a loro volta, terribili e disumane per la ferocia dei combattenti di Tito. Le foibe furono il prodotto di odi diversi, etnici, nazionalistici, ideologici.

Secondo alcuni storici si trattò di un fenomeno dovuto sia alla politica di italianizzazione forzata da parte del fascismo, che mirava all’annullamento dell’identità nazionale delle comunità slovene e croate, sia alla politica espansionistica di Tito per annettersi Trieste e il goriziano. La lunga notte della guerra fredda ha impedito per troppo tempo una lettura meno ideologica di quelle vicende. Ora quella contrapposizione frontale è alle spalle ed è possibile condividere analisi più serene e obiettive. La tragedia delle foibe fa parte della memoria di tutti gli italiani. Fa parte della storia del Paese. Ristabilire il dovuto riconoscimento di quelle vicende tragiche e dolorose è necessario per la costruzione di un’Europa poggiata su basi di condivisione che rendano più estesi e radicati i valori fondamentali della convivenza tra diversi, del multiculturalismo, del pluralismo etnico e religioso. Nessuna pagina della storia in un paese democratico può essere messa da parte, dimenticata, ignorata.

Il “Giorno del Ricordo”, istituito nel 2004 in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata è una ricorrenza che non si esaurisce nelle celebrazioni in memoria delle tragedie e delle sofferenze patite dagli italiani sul confine orientale, tra Trieste e l’Istria, tra Fiume e le coste della Dalmazia : è l’occasione per rafforzare una storia condivisa, rendere più salda la coscienza degli italiani, contribuire alla costruzione di una identità europea consapevole delle tragedie del passato, contro ogni pulizia etnica e ogni odio razziale. Le ideologie fondate sulla discriminazione e sulla negazione dell’altro, di qualunque colore politico o religioso esse siano, inevitabilmente conducono alla negazione dei valori dell’uomo e al suo stesso annientamento.Le istituzioni hanno il compito di realizzare studi, convegni, incontri e dibattiti proprio per conservare la memoria di quelle vicende, per valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria e della Dalmazia. Un patrimonio comune di tutti e non più la tragedia privata di quanti soffrirono l’esilio.

 

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Doppio appuntamento – l’11 e il 12 febbraio a Torino – nell’ambito delle iniziative del Giorno del Ricordo promosse dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale in collaborazione con l’Istoreto, il Polo del ‘900, l’Ufficio scolastico regionale, l’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, l’Istituto Salvemini, la Fondazione Vera Nocentini e l’Anpi

Martedì 11 Febbraio, alle 17,30 , nella sala Memoria delle Alpi di via del Carmine 13 a Torino verrà presentato il volume di Enrico Miletto “ Gli Italiani di Tito. La Zona B del Territorio Libero di Trieste e l’emigrazione comunista in Jugoslavia (1947 – 1954)”.

Dopo i saluti di Antonio Vatta, dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Alessandro Bollo, direttore del Polo del ’900, l’autore dialogherà con Costantino Di Sante, direttore dell’Istituto provinciale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche e dell’età contemporanea. Coordinerà l’incontro Claudio Dellavalle, presidente dell’Istoreto.Tra il 1947 e il 1954 la Zona B del Territorio libero di Trieste (Tlt) fu al centro di mutamenti geopolitici, trasformazioni culturali, sociali e demografiche legate alla conclusione della Seconda guerra mondiale, al quadro internazionale e alla questione confinaria, che con la firma del Memorandum di Londra raggiunse un suo punto di definizione pressoché conclusivo. Se la prima fase dell’esodo giuliano-dalmata ha oramai trovato una stabile collocazione nel panorama storiografico nazionale, minore risalto hanno avuto le vicende della popolazione italiana della Zona B, rimasta per quasi un decennio sotto l’amministrazione jugoslava.

Le politiche adottate dai poteri popolari, le linee di intervento del governo italiano, l’esodo, la condizione degli italiani rimasti dopo il passaggio dell’area alla Jugoslavia e il loro difficile mantenimento di un’identità culturale e nazionale, rappresentano i principali segmenti della ricerca, che approfondisce anche le tematiche legate all’emigrazione dei comunisti italiani in Jugoslavia: un passaggio analizzato attraverso l’esperienza degli operai monfalconesi e dei militanti che, spinti dalla volontà di partecipare attivamente alla costruzione di una società socialista, decisero di varcare il confine per trasferirsi nel paese di Tito.

Mercoledì 12 Febbraio,   dalle 15,00 alle 18,00, la sala Conferenze del Polo del ‘900 in corso Valdocco 4 a Torino ospiterà il seminario di Studi “Esodi del ’900. Memorie a confronto”. I lavori saranno aperti dai saluti di Stefano Allasia, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte,Antonio Vatta, dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Sergio Blazina, dell’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte e Alessandro Bollo, direttore del Polo del ’900. Il seminario sarà coordinato da Riccardo Marchis dell’Istoreto. Interverranno Patrizia Audenino(Università degli Studi di Milano La Statale), Lucia Cinato (Università degli Sudi di Torino), Enrico Miletto (storico, Istoreto) in dialogo con studenti dell’UniTo e degli Istituti secondari superiori Avogadro, Volta, Curie Levi di Torino. Il seminario sarà dedicato a un dialogo tra le memorie scaturite da due diversi esodi tra quelli che contrassegnarono la fine del secondo conflitto mondiale.

Memorie di profughi tedeschi della Prussia orientale e memorie di istro-veneti provenienti dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia, cacciati da terre segnate dalle rispettive secolari presenze. Si tratta di un approccio inedito, proposto per conoscere più a fondo il tema degli esodi e delle profuganze giovandosi degli strumenti abbinati della letteratura e della storia coniugati per investigare fenomeni che assunsero dimensioni gigantesche e conobbero, viceversa, attenzioni residuali per molti decenni a seguire, in particolare nei Paesi che ne furono al centro. Ci si trova dunque di fronte a un dovere della memoria, richiamato dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo, ma anche di fronte alla necessità di un’integrazione delle pagine rimosse della storia europea per conoscere il mondo che abitiamo, contrassegnato ancora da esodi e profuganze mal comprese o poco o nulla considerate.

Per la partecipazione di gruppi classe è necessaria l’iscrizione. Per informazioni e iscrizioni: didattica@istoreto.it oppure il fax al n° 011– 4360469 (all’attenzione del Settore Didattica).Il seminario costituisce iniziativa di formazione per la quale è previsto l’esonero dal servizio (art. 64 CCNL 29/11/2007) e verrà rilasciato un certificato di partecipazione.

M.Tr.