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Ricette mediche “DEMA”: più protezione dei dati

SANITÀ DIGITALE: SISTEMA DI DEMATERIALIZZAZIONE  

Adeguamento tecnologico tra sabato 11 e domenica 12 aprile

In Piemonte prosegue il percorso di rafforzamento della sicurezza dei servizi digitali sanitari. Per questo motivo, dalle ore 14,00 di sabato 11 aprile alle ore 22,00 di domenica 12 aprile, il sistema piemontese di dematerializzazione delle ricette mediche (DEMA) sarà interessato da un adeguamento tecnologico, in linea con le nuove disposizioni ministeriali in materia di sicurezza degli accessi da parte dei medici prescrittori.

L’aggiornamento riguarda in particolare l’introduzione dell’autenticazione multi – fattore (MFA) per l’accesso alla piattaforma DEMA da parte degli operatori sanitari prescrittori – medici dipendenti delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale, medici di medicina generale e pediatri.

La nuova modalità di accesso prevede più livelli di verifica dell’identità, con l’obiettivo di rafforzare la protezione dei dati personali e sanitari, ridurre il rischio di accessi non autorizzati e garantire una maggiore conformità agli standard nazionali ed europei in materia di protezione dei dati.

Durante il periodo indicato, il servizio telefonico CUP – Centro Unico di Prenotazione della Regione Piemonte – potrà subire dei rallentamenti, mentre sarà temporaneamente sospeso il servizio online.

L’intervento si inserisce nel quadro delle normative vigenti sulla sicurezza informatica e sulla protezione dei dati personali, tra cui:

  1. il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR);

  2. il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005 e s.m.i.);

  3. le linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) in materia di sicurezza e autenticazione ai servizi digitali;

  4. le disposizioni nazionali introdotte a febbraio 2025 per il rafforzamento dell’autenticazione ai servizi digitali sanitari, inclusi quelli per la gestione delle ricette dematerializzate a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

L’intervento tecnico, realizzato in collaborazione con il CSI Piemonte, è finalizzato a garantire un servizio sempre più sicuro, efficiente e conforme agli standard di legge.

 

Una deputata europea molto speciale

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il prof. Quaglieni

Benedetta  S c u d e r i   è  una giovane deputata europea  di Verdi – sinistra italiana che è stata quasi offuscata da Ilaria  S a l i s, maestra insuperabile  di estremismo non solo verbale. La   S c u d e r i   è un’estremista fortunatamente  solo a parole, ma è una donna ansiosa ed ansiogena  da evitare assolutamente come un male inquietante che ti blocca il pensiero, come una specie di donna angelicata del nuovo millennio.  Rete 4 ce la impone spesso come commentatrice di politica estera.  Ascoltandola, mentre parla a macchinetta, da’ l’idea di essere una “sempliciotta” e invece è laureata in Legge a Roma Tre  ed ha conseguito parecchi master, per quel che i master oggi  possano valere.  Su temi seri, anzi drammatici,  come la guerra, Gaza, Israele, l’Iran,  Trump, sentenzia come fosse un libro stampato, anzi un libretto rosso maoista  del secolo scorso. Schematizza,  semplifica la complessità della guerra cercando di imporre in modo a volte esagitato un pacifismo fuori dalla realtà. Pannella, il non violento, non l’avrebbe sopportata: una specie di suor Marisa Galli che da radicale divento’ comunista. Ascoltandola si finisce di rivalutare Trump. Sembra impossibile, ma è così .

Quando parla, quasi non respira perché la foga tribunizia la divora.  Sembra una Teresa Noce rediviva che perfino il marito Luigi Longo non riuscì più a tollerare.
Forse non sa neppure chi sia stato,  ma ricorda gli allievi – modello di Zdanov  che fu l’ispiratore culturale dello stalinismo.
Forse non se ne rende conto, ma sta mettendo indietro le lancette della storia. L’Europa è a pezzi, ma una deputata così appare un fenomeno tipicamente italico,  mediterraneo di chi non guarda alle Alpi, ma all’Africa, come diceva Ugo La Malfa. Quando penso che ho conosciuto deputati europei come Rosario Romeo, Enzo Bettiza, Jas Gawronski,  lei mi  fa venire in mente solo Giulietto Chiesa, il filo sovietico bigotto  che sostituì Occhetto a Bruxelles.

Scontro tra ragazze finisce a coltellate: tre ferite

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Ieri tre ragazze, tutte di origine straniera, sono rimaste ferite durante una lite scoppiata nel pomeriggio a Torino, nei pressi del parco Peccei, nella zona nord della città. Una di loro è stata colpita all’addome con un’arma da taglio.

L’allarme è stato lanciato intorno alle 17 in via Valprato, all’angolo con via Gressoney, dove sono intervenuti i soccorsi del 118 di Azienda Zero.

La situazione più seria riguarda una ragazza di 17 anni, trasportata in ambulanza all’ospedale San Giovanni Bosco con codice giallo. I sanitari hanno assistito anche altre due coetanee: una è stata portata nello stesso ospedale in codice verde, mentre un’altra è stata trasferita al Maria Vittoria, sempre con codice verde.

Anche una quarta giovane, in stato di choc, è stata accompagnata in ospedale. Sul luogo dell’accaduto sono arrivate  le pattuglie della polizia.

Colpito da una grandinata di sassi mentre arrampicava: alpinista in ospedale

Viene colpito da una scarica di sassi mentre saliva in arrampicata:alpinista finisce in ospedale. L’incidente è accaduto lungo la Goulotte del Triangolo della Caprera, sul versante occidentale del Monviso, durante una salita su ghiaccio.

Salivano in due e all’improvviso la loro cordata è stata travolta da una caduta di sassi. Mentre uno è uscito illeso, l’altro ha riportato ferite alla gamba e al bacino.

Fortunatamente entrambi sono riusciti a tornare indietro, ma l’infortunato non è riuscito a proseguire a piedi. Dopo aver camminato per alcuni chilometri, l’altro compagno ha contattato i soccorsi una volta trovato segnale telefonico, nei pressi dell’abitato di Castello. Sul posto è intervenuto il Soccorso alpino e speleologico piemontese insieme al servizio regionale di elisoccorso di Azienda Zero, che hanno recuperato l’alpinista con il verricello e lo hanno trasportato in ospedale in codice verde.

VI.G

Uomo muore investito da un furgone

Un uomo di 85 anni è morto investito da un furgone a Novi ligure. Il mezzo lo ha travolto facendo retromarcia nelle vicinanze dell’uscita carraia delle scuole di viale Saffi. Il conducente si è fermato a prestare soccorso ma l’anziano è morto sul colpo.

Smog, fino a venerdì 10 aprile confermato il livello 0 (bianco)

 

Prosegue fino a venerdì 10 aprile compreso – prossimo giorno di controllo – l’applicazione delle sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti oggi da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina dedicata.

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Change in Cardiology 2026, come ridurre il colesterolo

 


Infarto: 150.000 casi l’anno in Italia e il rischio resta alto dopo le dimissioni.
Dal Piemonte il modello Clear Pathway per ridurre il colesterolo e allungare la vita dei pazienti colpiti da infarto

 

A Torino, dal 9 all’11 aprile, i massimi esperti internazionali a confronto su colesterolo, cardiomiopatie e nuove strategie integrate: dall’aderenza terapeutica alla prevenzione di Alzheimer e diabete

 

 

Torino, 8 aprile 2026 – In Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la prima causa di morte, con circa 230.000 decessi l’anno, pari al 30,8% del totale, come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità nel Report epidemiologico ISTISAN 2025.

 

Oltre all’impatto sulla salute pubblica, il peso economico è significativo: le spese sanitarie dirette superano i 41 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 15% della spesa sanitaria complessiva del Paese, secondo i dati della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC, 2025).

 

Ogni anno sul territorio nazionale si registrano tra i 130.000 e i 150.000 casi di infarto miocardico acuto. Di questi, oltre 25.000 pazienti muoiono prima di arrivare al ricovero. In Italia, circa 85.000 pazienti l’anno – di cui 7.000 solo in Piemonte – vengono trattati tempestivamente con angioplastica coronarica, con una significativa riduzione della mortalità intraospedaliera. Tra i pazienti ospedalizzati la mortalità è relativamente bassa (3-5%), ma nei mesi successivi peggiora: circa il 10% dei pazienti dimessi dopo un infarto muore entro un anno.

 

Nonostante l’Italia sia tra i primi cinque Paesi europei per la gestione dell’infarto nella fase acuta, i dati più recenti evidenziano un vero e proprio “paradosso italiano”: eccellenza nelle reti di emergenza e nelle angioplastiche primarie, ma minore efficacia nella prevenzione secondaria rispetto ai Paesi del Nord Europa.

 

A pesare è soprattutto il mancato raggiungimento di valori bassi di colesterolo LDL come da linee guida e l’interruzione precoce delle terapie, un fattore che contribuisce in modo determinante all’aumento della mortalità a un anno.

 

In Italia, circa 47.000 decessi ogni anno sono attribuibili al mancato controllo del colesterolo. Conoscere e monitorare i propri livelli di colesterolo nel sangue, in particolare il colesterolo LDL, è quindi fondamentale per prevenire gravi problemi di salute, soprattutto per le persone con diabete o con una storia di malattia cardiovascolare precedente.

 

Per rispondere a questa esigenza è nato il primo modello italiano Clear Pathway, sviluppato in Piemonte e Valle d’Aosta, che punta a colmare il divario tra linee guida e pratica clinica e a migliorare concretamente la prevenzione degli eventi cardiovascolari maggiori, offrendo un percorso strutturato e replicabile anche in altre regioni del Paese.

 

Il progetto, recentemente pubblicato sul Giornale Italiano di Cardiologia, è stato coordinato da Giuseppe MusumeciGiuseppe Patti e Ferdinando Varbella, responsabili scientifici di Change in Cardiology, il congresso nazionale sulle malattie cardiovascolari in programma a Torino dal 9 all’11 aprile, insieme a Federico Nardi, incoming president dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO).

 

Il modello Clear Pathway, già avviato nelle due regioni, punta ora a un’estensione nazionale, coinvolgendo progressivamente altre regioni, tra cui la Liguria sotto la direzione di Italo Porto, altro responsabile scientifico del congresso. L’obiettivo è costruire percorsi assistenziali più efficaci e sostenibili, capaci di incidere concretamente sulla riduzione degli eventi cardiovascolari e sulla tenuta del sistema sanitario.

 

L’iniziativa ha coinvolto 34 cardiologi ospedalieri di 26 strutture tra Piemonte e Valle d’Aosta, portando alla definizione di 20 statement condivisi su tre aree chiave: strategie di combinazione orale e formulazioni a dose fissa, uso della distanza dal target di colesterolo LDL come guida alle decisioni terapeutiche e personalizzazione del trattamento in base a specifici profili clinici.

 

Il razionale è chiaro: fino al 50% degli infarti colpisce persone senza precedenti eventi cardiovascolari e il controllo del colesterolo LDL resta uno dei pilastri fondamentali della prevenzione. In questo scenario, le nuove opzioni terapeutiche assumono un ruolo strategico. In particolare, un nuovo farmaco orale, l’acido bempedoico, risulta sempre più efficace nella gestione dei pazienti ad alto e molto alto rischio cardiovascolare. Somministrato in combinazione orale con statine ed ezetimibe, favorisce il raggiungimento dei target di colesterolo LDL, riduce gli eventi cardiovascolari ed è ben tollerato.

 

Tale esperienza, fondamentale nel sottolineare i benefici della creazione di reti inter-ospedaliere per la gestione condivisa di pazienti a rischio molto elevato, trova conferma nelle indicazioni delle ultime linee guida europee 2025 sulle dislipidemie. Le raccomandazioni indicano, per questa tipologia di pazienti, una riduzione ≥50% dei valori di C-LDL e un target <55 mg/dL, con l’avvio di una terapia di combinazione anche in chi non era precedentemente trattato. Questo approccio può essere attuato tramite una triplice terapia con statine, ezetimibe e acido bempedoico, oppure un farmaco iniettivo, come gli inibitori PCSK9 (evolocumab, alirocumab o inclisiran), modulata in base alla distanza dal target di C-LDL.

 

Accanto ai fattori di rischio tradizionali, è recentemente emerso il ruolo della lipoproteina(a), determinata geneticamente e associata a un aumento significativo del rischio di infarto, ictus e stenosi aortica. Il suo dosaggio, raccomandato almeno una volta nella vita, consente di identificare precocemente i soggetti a rischio, mentre nuove terapie mirate sono in fase di sviluppo.

 

Un ulteriore elemento che rafforza la centralità della prevenzione cardiovascolare è il legame con altre patologie croniche: i pazienti con diabete hanno un rischio più che doppio di eventi cardiovascolari, mentre chi soffre di cardiopatie presenta una probabilità da due a tre volte maggiore di sviluppare alterazioni cerebrali associate all’Alzheimer. Si stima inoltre che fino al 45% dei casi di demenza sia legato a fattori di rischio cardiovascolare modificabili.

 

“Il vero problema oggi non è più solo l’infarto in sé, ma ciò che accade dopo”, spiegano i responsabili scientifici del congresso. “Abbiamo costruito un sistema tra i più efficaci al mondo per gestire l’emergenza, ma perdiamo terreno nella fase successiva. L’aderenza terapeutica è uno dei punti critici su cui intervenire, ed è qui che modelli come il Clear Pathway possono fare la differenza, trasformando le linee guida in pratica clinica reale”.

“Intervenire sui fattori di rischio cardiovascolare significa oggi prevenire un’ampia quota di malattie croniche, dal diabete al declino cognitivo. La cardiologia è sempre più al centro di una visione integrata della salute”, aggiungono.

 

Il confronto internazionale sarà uno degli elementi centrali del congresso. Roxana Mehran, per la prima volta in qualità di Presidente dell’American College of Cardiology, porterà una lettura globale dell’evoluzione della cardiologia, con un focus su equità di accesso alle cure e medicina di genere. Marc Sabatine, tra i massimi esperti mondiali di colesterolo e prevenzione cardiovascolare, approfondirà il ruolo degli inibitori PCSK9 anche nei pazienti non colpiti da infarto, presentando i risultati del suo studio Vesalius-CV, e parlerà delle nuove terapie ipolipemizzanti (inibitori PCSK9 per via orale e farmaci capaci di ridurre la lipoproteina a) e delle strategie di riduzione del rischio su larga scala.

 

I quattro centri che organizzano il Congresso (AO Mauriziano di Torino, Ospedale di Rivoli ASL TO3, AOU Maggiore della Carità di Novara e il Policlinico San Martino di Genova) hanno evidenziato, tra le altre principali novità, la crescente attenzione per l’introduzione in Italia di nuove terapie per le cardiomiopatie.

 

“Con Change in Cardiology portiamo al centro innovazioni concrete per la pratica clinica, spiegano i responsabili scientifici del congresso. “Anche in riferimento alle nuove terapie, dalle cardiomiopatie all’amiloidosi cardiaca, che stanno cambiando la gestione di patologie complesse. La vera sfida è tradurle in percorsi assistenziali strutturati e accessibili, in grado di migliorare l’aderenza terapeutica e avere un impatto reale sul sistema sanitario”.

 

Tra le novità più rilevanti del congresso, il 2026 rappresenta il primo anno di utilizzo clinico in Italia di una nuova terapia mirata per la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, che sarà approfondita nelle sessioni congressuali dedicate alle cardiomiopatie. La recente introduzione nella pratica clinica della classe farmacologica degli inibitori della miosina segna una vera e propria rivoluzione nella gestione di questa patologia. Il Mavacamten è il primo farmaco in grado di agire direttamente sul meccanismo fisiopatologico della malattia, migliorando sintomi, capacità di esercizio e qualità di vita, e riducendo contemporaneamente la necessità di ricorrere a terapie più invasive.

 

Il Mavacamten è già stato utilizzato con successo nei primi pazienti nei quattro centri che organizzano il congresso: AO Mauriziano di Torino (centro regionale per il trattamento delle cardiomiopatie ipertrofiche), Ospedale di Rivoli ASL TO3, AOU Maggiore della Carità di Novara (anch’esso centro regionale per il trattamento delle cardiomiopatie ipertrofiche) e Policlinico San Martino di Genova (centro regionale per il trattamento delle cardiomiopatie ipertrofiche in Liguria). Questi centri faranno rete per garantire l’accesso a questa innovativa ed efficace terapia a tutti i pazienti eleggibili.

 

Change in Cardiology 2026 si conferma così un punto di riferimento per il confronto scientifico internazionale e per la definizione di strategie ad alto impatto nella prevenzione cardiovascolare.

 

Organizzatori scientifici di Change in Cardiology 2026

Giuseppe Musumeci, Direttore S.C. Cardiologia, Ospedale Mauriziano di Torino; Giuseppe Patti, Direttore della Cattedra di Cardiologia, Università Piemonte Orientale; Direttore Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare, AOU Maggiore della Carità di Novara; Ferdinando Varbella, Direttore Dipartimento Cardio-Neurologico ASL TO3 e Direttore S.C. Cardiologia Rivoli (TO); Italo Porto, Direttore di Scuola di specializzazione – Dipartimento di medicina interna e specialità mediche, Università degli Studi di Genova; Direttore U.O. Clinica Malattie Cardiovascolari IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.

Nel Principato di Lucedio tra risaie e cripte segrete

Una cripta maledetta con forze demoniache al suo interno, una colonna di marmo che “piange”, un pavimento che emette suoni e strane vibrazioni e ancora rituali oscuri dei monaci, peraltro mai confermati storicamente. Lucedio è conosciuto anche per questo, come uno dei luoghi più “infestati” d’Italia. Passaggi sotterranei, salme mummificate, abati seduti su troni disposti a cerchio e perfino fiumi sotterranei. Varcando i poderosi cancelli del Principato di Lucedio, (come c’è scritto sul portale d’ingresso della tenuta), antico monastero cistercense del XII secolo, a pochi chilometri da Trino Vercellese, il pensiero vola alle tante leggende che avvolgono questo luogo che tra aprile e maggio galleggia sulle risaie formando “un mare a quadretti”. Lo stesso nome Lucedio è intrigante, può significare “luce di Dio” o “Dio di luce”, in una parola Lucifero e proprio da qui nasce l’associazione dell’abbazia con il diavolo stesso. Leggende, solo leggende oscure che tuttavia non guastano e anzi affascinano visitatori e lettori.

 

Molti di questi racconti sono nati secoli dopo la nascita dell’abbazia nel 1123 e hanno reso il posto molto famoso. In effetti, entrando nei giardini, nel refettorio dei monaci e nell’aula capitolare si respira un’atmosfera medievale che rimanda alle numerose storie che aleggiano intorno a quella che oggi è una grande e moderna azienda agricola che ha conservato gli ambienti medievali e il suo fascino antico è rimasto intatto. Lucedio è la culla del riso italiano e da questi luoghi si sviluppa il territorio delle Grange, una serie di aziende agricole che si intervallavano su un vasto comprensorio agricolo. Grazie ai monaci nacquero le risaie della pianura vercellese ed entrarono in funzione sistemi idraulici ancora oggi utilizzati. Dell’abbazia dei cistercensi, ampliata nei secoli, si sono conservate importanti strutture architettoniche, dal campanile a pianta ottagonale in stile gotico lombardo al chiostro, dalla sala capitolare del Duecento con capitelli altomedievali alla Sala dei Conversi con volte a vela che poggiano su basse colonne. Fondata dai monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna (quelli della Regola di San Benedetto, “ora et labora”, una vita semplice e rigorosa basata sulla preghiera e sul lavoro nei campi) l’abbazia sorse in un’area paludosa di proprietà del marchese Ranieri I del Monferrato (1075-1137). L’Abbazia resta per secoli sotto il controllo dell’Ordine cistercense e poi diventa motivo di scontro tra varie casate dinastiche.

Dai Gonzaga passa ai Savoia e poi diviene proprietà di Napoleone all’inizio dell’Ottocento. Successivamente passò al marchese Giovanni Gozani di San Giorgio, antenato dell’attuale proprietaria, la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff che conduce l’azienda agricola che produce riso di altissima qualità. Si racconta che nei sotterranei dell’abbazia si trovino cripte segrete dove sarebbero seduti i corpi mummificati degli abati posti a guardia di presenze demoniache. Non manca una “colonna che piange”. Nella sala Capitolare si trova infatti un pilastro che sembra trasudare acqua. Secondo la tradizione “piangerebbe” per le torture e i riti oscuri avvenuti in abbazia ma la spiegazione scientifica è che la pietra porosa assorba e rilasci l’umidità dal terreno. A poca distanza dal complesso c’è una piccola chiesetta sconsacrata, la Madonna delle Vigne che custodisce il cosiddetto “Spartito del Diavolo” che, se viene suonato in un certo modo, libererebbe il demone che aveva già sottomesso i monaci. La chiesa, tra l’altro, è stata più volte razziata ed è forse meta di raduni di sette sataniche ma ora giace abbandonata. Il Principato di Lucedio è visitabile al pubblico secondo il calendario segnalato sul sito online “Visita Lucedio”.

Info@principatodilucedio.it, Trino Vercellese

Filippo Re

 

 

 

“La mente in trappola”, 7 racconti thriller psicologici di Roberto Manzocchi

Informazione promozionale

Non è la paura a intrappolare la mente, ma ciò che essa non riesce a spiegare

Il libro

LA MENTE IN TRAPPOLA – Quando la ragione si frantuma è una raccolta di 7 racconti thriller psicologici in cui persone comuni si trovano improvvisamente di fronte a situazioni che sfuggono a ogni logica. Eventi inspiegabili, realtà che si incrinano, percezioni che tradiscono: quando la mente non riesce più a comprendere ciò che accade, il panico prende il sopravvento.

Ad esempio,nell’episodio intitolato “NASCONDINO”, un gruppo di bambini si riunisce nel giardino davanti a casa e inizia a nascondino…finché qualcuno di loro non scompare davvero…

Nel racconto LA FORMA DELL’ASSENZA, un girovago pittore è alle prese con misteriose presenze che appaiono e scompaiono dalle sue tele…

Storie tese e atmosferiche, prive di violenza esplicita, che esplorano il confine fragile tra razionalità e smarrimento, conducendo il lettore dentro l’esperienza più inquietante di tutte: una mente che perde i propri punti di riferimento.

Un libro per chi ama il thriller psicologico, l’inquietudine silenziosa e le domande senza risposta.

 

L’autore

Roberto Manzocchi nasce nel 1972 a Lecco. Risiede a Oggiono (LC) e si occupa di assistenza domiciliare per persone anziane.

Oltre alla passione per lettura e scrittura, ama la musica, dal Rock all’Heavy Metal più estremo.

LA MENTE IN TRAPPOLA è il suo settimo libro e in questa occasione si firma con lo pseudonimo KENNETH D. ADDAMS, già utilizzato per la pubblicazione di alcuni album e racconti per bambini e ragazzi, principalmente per il mercato Americano.

Link:

La mente in trappola: Quando la ragione si frantuma : Addams, Kenneth D.: Amazon.it: Libri

“La Primo School”: percorsi gratuiti di “formazione ambientale”

A Monterosso Grana e a Pradleves (Valle Grana), un percorso formativo rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 ed i 30 anni

Iscrizioni fino a martedì 28 aprile

Monterosso Grana /Pradleves (Cuneo)

Non c’è dubbio. Il tema è di strettissima attualità, soprattutto se indirizzato ad una larga platea di giovani cui affidare in buone mani (se le mani e i programmi sono “buoni”) il futuro destino del Pianeta e dell’Umanità. E proprio a loro, in età compresa tra i 18 e i 30 anni, si rivolge “La Primo School”, il “percorso formativo” di sette giornate in programma da lunedì 1 a domenica 7 giugno a Monterosso Grana a Pradleves (nella cuneese Valle Grana), organizzato “per favorire un processo di sensibilizzazione, scambio di competenze e connessione tra giovani attivi nelle tematiche ambientali, con particolare riguardo al contesto montano”. Dalla “biodiversità” all’“astronomia”, l’iniziativa offre quattro percorsi gratuiti comprensivi di lezioni, vitto e alloggio per altrettanti “under 30”, oltre a quattro posti aggiuntivi con partecipazione alle attività sempre a titolo gratuito, ad esclusione delle spese di vitto e alloggio che saranno interamente a carico del fruitore.

Curato dall’Associazione la “Cevitou|Ecomuseo Terra del Castelmagno”, all’interno di “Valle Grana Cultural Village”, il progetto è promosso dai Comuni di “Monterosso Grana” e “Pradleves”, finanziato tramite fondi “NextGenerationEU” e gestito dal “Ministero della Cultura” nell’ambito del “PNRR”. La domanda di partecipazione, da inoltrare entro martedì 28 aprile, corredata di “modulo di iscrizione”, breve “lettera motivazionale” e “curriculum vitae formato europeo”, dovrà essere inviata all’indirizzo e-mail expa.terradelcastelmagno@gmail.com. Il regolamento di iscrizione è consultabile e scaricabile dal sito www.vallegranaculturalvillage.it. Il regolamento di iscrizione è consultabile e scaricabile dal sito www.vallegranaculturalvillage.it.

“La creazione e la sperimentazione de ‘La Primo School’ – sottolineano Stefano Isaia e Ivano Giordano, rispettivamente sindaco di Monterosso Grana e Pradleves – vuole permettere ai giovani del territorio, italiani o di altre nazionalità, di conoscere le peculiarità del territorio dei Comuni promotori, attraverso uno scambio di competenze tra i residenti, gli operatori culturali e produttivi ed i formatori scientifici, per capire l’importanza della sostenibilità ambientale e dell’ecologia del territorio in relazione agli aspetti economico – turistici di una zona montana sita in aree marginali”. Le iniziative previste avranno luogo negli stessi Comuni di Monterosso Grana e Pradleves e varieranno tra “lezioni frontali” tenute da esperti del settore, “laboratori pratici” con personale qualificato e “momenti informali” di scambio di competenze, riflessioni ed approfondimenti sul territorio. Nello specifico, il programma comprende “lezioni tematiche” dedicate alla biodiversità, alla botanica ed all’astronomia, con presentazione di alcuni elementi fondamentali e con particolare attenzione al territorio della Valle Grana.

Tra i “formatori”, ricordiamo in particolare Chiara Ferracini, docente presso il “Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari” dell’Ateneo torinese, Alberto Cora, collaboratore dell’“Osservatorio Astrofisico (INAF – OATo)” di Torino e Renato Lombardo, medico ed esperto di “Botanica”. Non mancherà anche uno scambio con gli “apicoltori” della Valle Grana che condurranno i partecipanti alla scoperta di tutto ciò che si cela dietro il loro lavoro.

Per info: tel. 329/4286890

g.m.

Nelle foto: “La Primo School”, immagine di repertorio e una Cometa fotografata dagli Astrofili dell’“Associazione Astrofili Bisalta Aps” di Chiusa di Pesio (Cuneo)