ilTorinese

Maxi sequestro di droga

Vasta operazione dei carabinieri

Nel corso delle indagini, condotte sul territorio nazionale e all’estero, i militari dell’Arma hanno sequestrato oltre 4 tonnellate e mezzo di marijuana, 36 kg di cocaina, 62 kg di hashish e 4lt. di olio (di hashish), per un valore complessivo di 8 milioni di euro. Bloccati inoltre 15 corrieri.

Paziente positivo alle Molinette, 12 infermieri in isolamento

Due persone si sono recate ieri al Pronto soccorso delle Molinette. Sono risultate positive al Coronavirus

Una, in condizioni abbastanza gravi, è stata ricoverata nel reparto di rianimazione per insufficienza respiratoria, ha 70 anni, e presenta diverse  patologie.

L’altro contagiato è un cinquantenne che è stato invece ricoverato  all’Amedeo di Savoia. La presenza del contagio ha fatto sì che 12 infermieri delle Molinette venissero messi in isolamento: uno di loro è  alla caserma Riberi  dove rimarrà per la quarantena, mentre gli altri sono nelle proprie abitazioni  in isolamento fiduciario: anche altri  medici e infermieri potrebbero essere stati esposti al virus. All’ospedale San Luigi di Orbassano è stato chiuso il pronto soccorso in via precauzionale dopo  un caso sospetto. Intanto al Politecnico, a causa di tre casi positivi individuati, ora in isolamento, le lezioni si svolgono online.

Dopo dieci anni il vuoto lasciato da Ronchey resta incolmabile

Fu un intellettuale libero, colto, equilibrato. Più scozzese che italiano

Di Pier Franco Quaglieni

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A dieci anni dalla morte di Alberto Ronchey, voglio ricordare l’amico e il maestro. Il suo giornalismo che non ha fatto scuola perché era troppo alto ed era irripetibile, merita di essere ricordato soprattutto oggi di fronte ai giornalistini e anche ai direttorini che si dedicano più alla Tv che ai giornali.

Anche il saggista Ronchey non è invecchiato ed è diventato un classico perché seppe guardare lontano anche nell’analisi lucidissima del presente e nella ricostruzione rigorosa del passato. E’ stato una delle più alte intelligenze che io abbia frequentato nella mia vita. Vorrei ricordarlo, tentando di delinearne la poliedrica figura in cui manifestò sempre il suo originario rigore scozzese .Era nato a Roma nel 1926,ma l’ambiente romano gli fu sempre estraneo. Era uno che aveva viaggiato moltissimo ed era vissuto molto all’estero: uno dei pochi italiani davvero cosmopoliti che guardavano alla politica con occhi diversi rispetto al provincialismo ideologizzante nostrano. Parto da un ricordo del 1968,propedeutico al nostro incontro torinese dell’anno successivo e che ne costituisce la premessa.

Ha scritto Gabriella Poli che fu l’unica donna a capo della Cronaca del quotidiano “La Stampa”:

Ricordo quella sera primaverile del ’68 come se fosse ieri. Palazzo Campana era chiuso, altre facoltà occupate. Per via Roma stava passando uno dei soliti cortei che quasi ogni giorno a quell’ora irrompevano nelle strade del centro […]. Davanti a me, una voce appena un po’ più alta di tono per vincere il fracasso e le urla, un giovanissimo professore parlava di primato della ragione e della cultura, parlava di Pannunzio…

Quel giovanissimo professore ero io.In effetti non ero ancora professore,ma Gabriella mi volle promuovere sul campo forse perché ero tanto lontano dai contestatori cappelloni e scravattati. Di fondamentale importanza fu poi il rapporto con Ferruccio Borio ,il mitico capo cronista del giornale,con cui nacque un’amicizia inossidabile nel tempo. Gabriella scrisse una davvero bellissima testimonianza di quel primo incontro voluto da Giulio De Benedetti, ma il momento decisivo fu nel 1969 con il nuovo direttore de “La Stampa” Alberto Ronchey che aveva collaborato al “Mondo” ed era stato amico di Pannunzio. All’incontro partecipò anche Carlo Casalegno, vicedirettore di Ronchey destinato a diventare un altro grande amico della mia vita.Mi era già capitato di incontrarlo di sfuggita a Roma a casa Carandini in via XXIV Maggio, ma al suo arrivo a Torino chiesi un appuntamento alla “Stampa” come feci con molti direttori che lo seguirono. Mi capitò di non avere rapporti solo con Ezio Mauro e Carlo Rossella.

Mi ricevette la sera stessa, si compiacque per l’idea di ricordare Pannunzio a Torino e si dichiarò disponibile ad aiutarci. Finché fu direttore, volle che gli facessi recapitare direttamente i comunicati stampa relativi alle attività. Con Ronchey ci si vedeva anche in piazza San Carlo dove abitava e qualche domenica al “Cambio” dove amava andare a pranzare.Apprezzava il vecchio ristorante di Cavour e del Risorgimento ,tanto diverso da quello attuale.Specie la domenica ,c’era un clima vellutato che ci faceva immergere nell’’800,malgrado fossimo immersi nei frenetici e terribili Anni ’70. In quelle due salette tutti parlavano sottovoce   quasi fossimo in un museo anziché in un ristorante. Ronchey è stato sicuramente uno dei più grandi giornalisti italiani del Novecento. Come direttore de “La Stampa”, succedendo a Giulio De Benedetti che governò il giornale per un ventennio, seppe modernizzare il quotidiano, facendone uno dei più autorevoli anche all’estero. Anche la stessa grafica venne modificata attraverso un’impaginazione piacevole e rigorosa insieme.

Diceva di aver iniziato a scrivere sui giornali clandestini della Resistenza, per poi fare il cronista, il redattore capo, il corrispondente, l’inviato, il direttore. Fece esperienza alla “Voce repubblicana”, un giornale assai poco letto, organo del Pri, fucina di giornalisti destinati a diventare famosi, da Stefano Folli a Maurizio Molinari. Sicuramente in Ronchey quell’esperienza non lasciò traccia significativa perché il suo modo di intendere il giornalismo non fu mai di parte, ma sempre distaccato e spassionato, quasi maniacale per l’ordine, la precisione, le cifre. “Fortebraccio” lo definiva l’ing. Ronchey per la accuratissima documentazione dei suoi articoli e per il linguaggio asciutto, quasi da ingegnere. Coniò espressioni come “lottizzazione” che sono entrate nell’uso comune.Ma Ronchey fu anche autore di saggi di grande importanza; ne ricordo uno per tutti, quell’Atlante ideologico del 1973 che ci ha consentito di superare i furori delle ideologie. Una rassegna di fatti inoppugnabili, ricavati dai suoi viaggi e dalle sue vastissime letture che avrebbe dovuto far riflettere quelli che la moglie Vittoria definiva i “marxisti immaginari” in un suo libro di successo, ma non sufficientemente meditato dai docenti e dai genitori italiani.

Le fughe in avanti delle ideologie vengono in quel saggio di Ronchey smentite dai ragionamenti suffragati da prove inoppugnabili, riprendendo in chiave contemporanea il realismo del Machiavelli che egli oppose ai sogni velleitari dei nostri tempi. Quel volume venne a presentarlo nella disadorna sede di piazza Castello a Torino dov’era di casa e venne ad ascoltare Arrigo Benedetti nel primo ricordo di Pannunzio di cui Ronchey affidò la cronaca in III pagina al grande Stefano Reggiani che in una sua rubrica pubblicata sulla Cronaca de “La Stampa” ambientava spesso i suoi racconti immaginari presso la sede del Centro “Pannunzio”, dove si incontravano Cavour e il re Vittorio Emanuele.  Una realtà dell’altro mondo,vista la livida indifferenza che quel giornale riserva al Centro “Pannunzio” che allora era nato da pochissimo tempo e non aveva l’importanza di oggi.

A distanza di molti decenni quel saggio di Ronchey ne rivela la statura di studioso. Ha scritto Pierluigi Battista autore del libro-conversazione con lui Fattore R: «Alberto non sbaglia mai: non una cifra fuori posto, una data inesatta un riferimento fattuale impreciso, una citazione zoppicante». Un esempio di giornalismo di altissima qualità intellettuale che tende al saggio. Non senza ragione insegnò per un certo periodo Sociologia a Ca’ Foscari di Venezia, indotto anche dal suo amore per quella città. Una volta o due ci incontrammo anche da “Altanella” alla Giudecca ,la mitica,semplice e pur affascinante trattoria della famiglia Stradella,dove amava andare anche Gabriele d’Annunzio. Nel 1976 fu tra i promotori di una lista laica alle elezioni politiche insieme a Cesare Zappulli ed Enzo Bettiza. Negli anni in cui si stava cercando di varare il compromesso storico, Ronchey, unico dei tre che non venne eletto, volle indicare la strada dell’alleanza laica tra Pri, Pli, Psdi, malgrado la riluttanza dei loro vertici. Fu un esperimento che, se fosse stato seguito, forse avrebbe inciso sulla politica italiana; era una proposta che partiva da lontano, dal “Mondo” di Pannunzio. Il 1976 invece fu l’anno in cui comparvero in Parlamento per la prima volta i radicali di Marco Pannella.

Ronchey fu anche ministro per i Beni Culturali dal 1992 al 1994. Dopo la nomina rimase in silenzio per due mesi, poi con una mossa a sorpresa vietò piazza San Marco al galà di chiusura del Festival del Cinema di Venezia. Fino ad allora, se escludiamo Spadolini, i ministri dei Beni culturali erano, di norma, personaggi politici assai marginali, non supportati dalla cultura necessaria per esercitare il mandato loro affidatogli. Dopo Ronchey continuò la passerella di personaggi non sempre all’altezza. Nel poco tempo in cui fu ministro varò la cosiddetta Legge Ronchey concernente la gestione dei servizi aggiuntivi negli istituti d’arte e antichità dello Stato e si preoccupò di una piaga che divenne sempre più grave: le scritte e i disegni sui muri anche dei palazzi storici. Cercò in tutti i modi di sensibilizzare al problema che dopo di lui non solo rimase irrisolto, ma assunse dimensioni non più controllabili e non più controllate. Si preoccupò del problema del personale dei musei e dei privilegi incomprensibili che ne regolano il lavoro. Volle incentivare un uso più ampio e mirato dei volontari nei musei e mi chiese dell’esperienza fatta dal Centro “Pannunzio” nel 1975 quando promosse la mostra dei disegni di Leonardo a Torino. Vide i pericoli insiti negli sponsor privati, dicendo che «i privati,com’è normale, tendono ad investire denaro solo su grandi opere che danno un grande ritorno di immagine». Si interessò delle istituzioni culturali, anche quelle che avevano scelto di restare associazioni non riconosciute, volendo mantenere totale la propria autonomia. Preciso che al Ministro Ronchey il Centro “Pannunzio” non chiese mai neppure un quattrino.

Anche nell’esercizio delle sue funzioni di ministro ebbe una capacità di vedere i problemi in una dimensione internazionale come seppe fare nel giornalismo e nella saggistica. Nel 1997 gli venne assegnato il Premio “Pannunzio”. In quell’occasione accadde un episodio spiacevole. Prima che Ronchey ricevesse il Premio, il Gabibbo di “Striscia la notizia” interruppe la manifestazione chiedendogli pubblicamente ragione del fatto che, come presidente della Rizzoli, stesse per chiudere “Il Mondo” un giornale economico finanziario che solo formalmente riprendeva la testata di Pannunzio. Il Gabibbo chiese a Ronchey se non si sentisse imbarazzato nel ricevere il Premio intitolato a chi aveva fondato il giornale che lui intendeva chiudere. Con calma assoluta smontò ogni accusa, dimostrando l’infondatezza della tesi e rassicurando comunque che non avrebbe chiuso il settimanale. E così fu. Morì il 5 marzo 2010, lo stesso giorno in cui Pannunzio era nato cent’anni prima. C’era la solenne presentazione del francobollo di Poste italiane dedicato a Pannunzio in occasione del centenario e non mi fu possibile partecipare ai suoi funerali. Egli è stato uno di quei maestri che non si possono dimenticare: la «moralità delle sue opere crocianamente parlano e continuano a parlare per lui». Cito volutamente le parole da lui usate nel ricordare Pannunzio su “La Stampa” quando nel 1968 il giornalista morì.Quelle parole valgono più che mai oggi ,dopo dieci anni. Intellettuali colti ,equilibrati, liberi come lui in Italia mancano totalmente e il vuoto che ha lasciato resta davvero incolmabile. Non poter contare più sulle sue opinioni autorevoli e spassionate ci rende tutti più poveri.

 

 

 

 

 

 

 

 

Rinviata Juventus-Milan

Il prefetto di Torino ha ordinato il rinvio della partita  Juventus-Milan, semifinale di ritorno di Coppa Italia

L’incontro è stato rinviato a data da destinarsi. Era  in programma questa sera allo Stadium,  a porte aperte, con l’esclusione dei tifosi di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e delle province di Savona e Pesaro-Urbino, le aree più colpite dal coronavirus.  Si è invece deciso ieri il rinvio.

Coronavirus, truffe online: nuove denunce della GdF

Garantivano una potenziale immunità contro il “coronavirus”

Un vero e proprio “CORONAVIRUS SHOP”, almeno questa è la denominazione riportata in uno dei tanti siti individuati dalla Guardia di Finanza di Torino che sta proseguendo le indagini dopo la maxi operazione dei giorni scorsi che ha visto migliaia di articoli, spacciati come “antidoti” contro il virus, venduti a prezzi folli. 

Ionizzatori d’ambiente, mascherine, tute, guanti protettivi, prodotti igienizzanti, occhiali, kit vari, facciali filtranti, copri-sanitari, integratori alimentari insomma di tutto un po’, il cui utilizzo da parte dei consumatori, almeno questo è quello che è stato ingannevolmente pubblicizzato dai venditori, poteva garantire l’immunità totale dal COVID-19.

Salgono così a 33 in pochi giorni i truffatori del web tutti pronti a garantire una protezione totale dal contagio dal CORONAVIRUS”, grazie all’utilizzo delle più disparate apparecchiature ovvero dispositivi di protezione individuale di facile reperibilità sul mercato.

Anche in questo caso i prezzi alla vendita per ogni singolo articolo, come già hanno raccontato le cronache nei giorni scorsi, hanno raggiunto le migliaia di Euro.

I Baschi verdi del Gruppo Pronto Impiego Torino, coordinati dai magistrati Vincenzo Pacileo e Alessandro Aghemo della Procura della Repubblica di Torino, sono riusciti a identificare ulteriori 14 imprenditori, tutti italiani, responsabili di frode in commercio.

Rischiano ora fino a 2 anni di reclusione.

Sul punto si pone in evidenza il fatto che le autorità sanitarie sono state ripetutamente chiare nel lanciare i messaggi alla collettività sulle modalità di utilizzo, sulla tipologia e sull’effettiva protezione degli articoli sanitari che in ogni caso devono esser associati ad un corretto stile di vita dal punto di vista igienico-sanitario, senza sottolinearne inesistenti effetti “miracolistici”.

La frode scoperta dalla Guardia di Finanza torinese riguarda tutto il territorio nazionale.

Ferramenta, commercianti di detersivi, autoricambi, coltivatori diretti e allevatori di bestiame, venditori porta a porta, profumerie queste le attività dei “furbetti del web”. Torino, Cosenza, Napoli, Foggia, Rimini, Salerno, Caserta, Modena, Cagliari, Campobasso, Mantova e Macerata, invece, le province coinvolte nell’operazione.

I Finanzieri, chiudendo il “cerchio” intorno a questa prima fase investigativa, hanno inoltre segnalato all’Autorità Giudiziaria le 16 società coinvolte per la responsabilità amministrativa derivante dalla commissione dei reati, violazioni queste, che prevedono sanzioni e pene severissime; si va dalle sanzioni pecuniarie, alla confisca del profitto ottenuto, alla revoca delle licenze, sino al divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.

L’attività, che è solo agli inizi, rientra nel quadro delle attività svolte in via esclusiva dalla Guardia di Finanza quale organo di Polizia Economico Finanziaria a tutela della concorrenza e del mercato posta ad argine delle Frodi in Commercio ed in materia di Sicurezza Prodotti.

“Per una sanità pubblica, gratuita, di qualità!”

Riceviamo e pubblichiamo / Il Partito Comunista Italiano promuove, per il prossimo 7 Marzo, una giornata di mobilitazione nazionale

L’epidemia da coronavirus, con la quale il nostro paese è chiamato a fare i conti, sottolinea vieppiù  l’imprescindibilità  di una sanità pubblica, gratuita, di qualità.

In relazione a ciò, il Partito Comunista Italiano promuove, per il prossimo 7 Marzo, una giornata di mobilitazione nazionale quale avvio di una campagna volta ad affrontarne alcune indubbie criticità, segnatamente quelle che attengono alle liste d’attesa, al servizio di pronto soccorso, ai ticket, che per tanta parte dell’utenza rappresentano una sorta di cartina di tornasole del funzionamento del sistema, quelle che attengono alla  tutela ed alla valorizzazione del  lavoro in sanità, pubblica e privata, che in questi anni registra un progressivo inaccettabile arretramento.

Una campagna  per la difesa di un Servizio Sanitario Nazionale ancorato ai principi di universalità, equità e solidarietà, che stanno alla base della sua affermazione nel lontano  1978 e che ne fanno una tra le maggiori conquiste della storia repubblicana.

La campagna per una sanità pubblica, gratuita, di qualità, rappresenta anche la necessaria risposta a chi  da tanto tempo persegue, in ossequio alla cultura liberista imperante, ad esempio attraverso il sotto finanziamento del sistema,  una politica sempre più marcata di tagli a servizi e prestazioni,  un sempre più rilevante processo di privatizzazione,  il progetto di un progressivo smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, della subordinazione del diritto alla cura alle condizioni reddituali dei singoli, a chi intende ricondurre anche la salute alla logica del profitto.

La difesa del nostro sistema sanitario, il suo sviluppo, la sua qualificazione è oggi più che mai una questione decisiva, una questione di civiltà, che ancora una volta i fatti, drammaticamente, si incaricano di sottolineare in tutta la sua portata.

Risorgimento, il museo riapre a 5 euro

Dopo la chiusura imposta per arginare l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19, ha riaperto oggi il Museo Nazionale del Risorgimento. Per tutta la settimana fino a domenica 8 marzo i visitatori potranno entrare con un biglietto di ingresso alla tariffa speciale di 5 euro.

Restano in vigore le altre agevolazioni tariffarie:

ragazzi dai 15 ai 19 anni: € 4
bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni: € 2.50
minori di 6 anni- visitatori con disabilità (compreso un accompagnatore) – insegnanti – possessori di tessere Abbonamento Musei Torino Piemonte, Torino+Piemonte Card e Royal Card: gratuito

In questo periodo non saranno distribuite le audioguide. Come ausilio alla visita, il pubblico potrà scaricare sul proprio dispositivo la App MuseoRisorgimento.

Per informazioni: www.museorisorgimentotorino.it.

Vita e morte di Cleonice Tomassetti

Presentazione del libro di Nino Chiovini giovedì 5 marzo a Cuneo

Giovedì 5 marzo, alle 17,30 nel Museo Casa Galimberti di Cuneo ( piazza Tancredi Galimberti, 6) verrà presentato il libro di Nino Chiovini “Classe IIIB.Cleonice Tomassetti, vita e morte”, edito dalla verbanese Tararà.

Nel corso dell’evento, promosso dal Comune di Cuneo e curato da Maria Silvia Caffari e Franca Giordano, verranno proposte anche le letture dal testo teatrale “Cleonice” portato in scena dalla compagnia Il Teatrino al forno del pane “Giorgio Buridan”. Cleonice Tomassetti, detta Nice, venne fucilata dai nazisti il 20 giugno del ’44 a Fondotoce (Vb) . Aveva 33 anni e morì, unica donna, insieme ad altri 41 antifascisti. Penultima di sei fratelli, era nata il 4 novembre 1911 a Petrella Salto, nella frazione di Capradosso, un villaggio sulle montagne tra il Lazio e l’Abruzzo. Donna di straordinarie scelte, dal suo piccolo  paese andò  a Roma e in seguito a Milano e sulle sponde piemontesi del lago Maggiore, nell’ultima scelta che la condurrà alla morte: unirsi ai combattenti per la libertà. La fotografia del corteo dei martiri di Fondotoce la ritrae in prima fila. Sono 42 uomini e una donna che vanno a morire. I nazifascisti li fanno sfilare sul lungolago di Intra e poi, paese per paese, fino al luogo della fucilazione. Due prigionieri, davanti, reggono un cartello: “Sono questi i liberatori d’Italia oppure sono i banditi?”. Cleonice è in mezzo, sotto la scritta. Uno solo dei 43 si salverà, ferito. Carlo Suzzi, sopravvisse per miracolo,tornò a unirsi ai partigiani della divisione “Valdossola” e scelse il nome di battaglia “Quarantatré”; e poté testimoniare come questa donna straordinaria si comportò: “Bisognava vedere il coraggio di questa ragazza, che durante il percorso ripeteva a tutti: “Mostriamo a questi signori come noi sappiamo morire”. E lei per prima è caduta da eroe”. Carlo Suzzi, l’allora diciottenne sopravvissuto alla fucilazione, è scomparso all’età di 91 anni, nel luglio 2017.

Marco Travaglini

Ruba sette paia di pantaloni, fermato dagli agenti

Un cittadino marocchino di 25 anni è stato arrestato dagli agenti della Squadra Volante per rapina.

Domenica pomeriggio, lo straniero è entrato in un negozio di abbigliamento di via Nizza e dopo essersi
impossessato di alcuni capi si è dato alla fuga in via  Corradino, non prima di aver spintonato una
dipendente del negozio per darsi alla fuga.
Dopo l’allarme, ricevute le descrizioni dell’uomo in fuga, gli agenti della Squadra Volante si sono messi alla
sua ricerca, rintracciandolo in piazza Filzi.
Quando è stato fermato il venticinquenne aveva con sé 7 paia di pantaloni rubati nel negozio di via Nizza
che sono stati poi riconsegnati al negozio di abbigliamento.

Juventus-Lione (al momento) si svolgerà regolarmente

Al  momento  l’Uefa non intende far svolgere partite di Champions League a porte chiuse

Di conseguenza Juventus-Lione e Psg-Borussia Dortmund, incontri  validi per il ritorno degli ottavi,  “si svolgeranno nei modi previsti inizialmente”, come ha  detto il presidente dell’Uefa Alexandr Ceferin. Ha aggiunto: “siamo al corrente della situazione e informati costantemente”.

Al lavoro un gruppo  misto Uefa-Eca,  assieme alla lega dei principali club d’Europa, per valutare l’evolversi della situazione e decidere.