A margine del ritiro dell’emendamento alla legge regionale sul contrasto al gioco d’azzardo in Piemonte.
Il Popolo della Famiglia Piemonte plaude al ritiro dell’emendamento (che avrebbe favorito il gioco d’azzardo) alla legge regionale n. 9/2016 sul contrasto al gioco d’azzardo, e si opporrà alla eventuale riproposizione dello stesso emendamento in futuro.
“Il Popolo della Famiglia del Piemonte apprezza il ritiro dell’emendamento alla Legge Regionale 9/2016 per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico – ha dichiarato Carlo Bravi, presidente del circolo ‘Torino 1 andare oltre’ – emendamento che avrebbe seriamente limitato l’efficacia di una legge che ha collocato il Piemonte come regione più virtuosa in Italia rispetto alla piaga del gioco d’azzardo, privandola di alcuni tra gli aspetti più incisivi tra i quali l’imposizione di una distanza significativa delle slot machines dai luoghi sensibili come scuole, ospedali, centri anziani, ecc.”
“Non è così – ha proseguito Bravi – che si fa il vero bene del Piemonte: il lodevole desiderio della giunta Cirio di far ripartire al più presto le attività produttive per risollevare l’economia della nostra regione non può in alcun modo andare a discapito dei cittadini – e quindi delle relative famiglie – più deboli e vulnerabili: si tratta proprio di quelle categorie che durante la pandemia da coronavirus abbiamo faticosamente imparato a proteggere e preservare maggiormente”.
“Poiché però – ha concluso Bravi – apprendiamo dalla stampa che il ritiro di tale emendamento sarebbe solo temporaneo, e che la giunta di centrodestra avrebbe in progetto di ripresentarlo comunque entro l’estate, preannunciamo che il Popolo della Famiglia del Piemonte continuerà ad opporsi a tale modifica alla valida legge n. 9/2016, che a suo tempo fu approvata all’unanimità; modifica che dietro l’illusoria sensazione di contribuire a ‘far girare’ l’economia regionale azzoppata dalla crisi seguita al coronavirus concorrerebbe invece alla rovina delle famiglie piemontesi più fragili, con costi sociali ed anche economici alla fine ben superiori ai benefici ipotizzati dalla maggioranza di centrodestra”.
Carlo Bravi PdF-Torino1 “andare oltre”
Il Mondo era il giornale che il grande pubblico non leggeva, ma che non mancava sulle scrivanie di sostenitori e avversari e, in particolare, negli uffici dei palazzi che formavano l’establishment di allora. “Perché uomini come Moravia e Montanelli – si interrogava Domenico Bartoli su Epoca, nel 1968 – dovevano tenere il parere di Pannunzio in maggior conto di quello dei critici più conosciuti? E perché grandi personaggi come Croce, Salvemini e Einaudi, tanto più vecchi e famosi di lui, assai diversi l’uno dall’altro, gli avevano concesso interamente la loro stima e fiducia?”.
FRECCIATE
Chiesi a Fabrizio Chieli segretario della Gli torinese quale posizione avrebbero dovuto mantenere gli universitari liberali dopo che le rappresentanze dell’Intesa – il Parlamentino universitario – erano andate dissolte. Non seppe o non volle darmi un orientamento preciso, non sembrava pronto ad affrontare il tema della contestazione, forse anche perchè, ormai, era fuori dall’Università e non coglieva ciò che stava accadendo a Palazzo Campana.
Articolo 1: Torino geograficamente magica
L’elenco è ancora lungo. Luci improvvise nella notte, voci che si perdono tra le vie più strette, oggetti che si spostano, anime che non si arrendono a doversi distaccare da questo mondo. E in questa moltitudine di spiriti vi sono anche delle vittime di tragiche storie d’amore, come quella della figlia di “Monsù Druent”, vissuta a Palazzo Barolo. Elena Matilde Provana di Druento, figlia del conte Giacinto Antonio Ottavio Provana di Druento, si sposò con suo cugino, il marchese Gerolamo Gabriele Falletti di Castagnole, il giorno 3 febbraio 1695. Il matrimonio combinato si trasformò, come in una bella favola, in un matrimonio d’amore, tuttavia i due protagonisti non riuscirono ad avere il loro lieto fine. Il giorno delle nozze avvenne un doppio infausto presagio: crollò un pezzo dello scalone del palazzo e la sposa perse la collana che le era stata regalata dalla duchessa Anna Maria di Orléans. Nonostante gli avvertimenti del destino, la cerimonia non venne interrotta. Dall’unione dei due nacquero tre figli. Successe poi che “Monsù Druent” non volle pagare la dote della figlia e se la riprese in casa. Elena impazzì dal dolore e il 24 febbraio del 1701 si suicidò lanciandosi dalla finestra del primo piano. Quell’anno c’era molta neve e il colpo si attutì, la donna non morì sul colpo, ebbe il tempo di essere riportata nel palazzo e di spirare distesa su una panca di pietra che si trovava nell’androne.