ilTorinese

Fase 2: quali risposte per bimbi e genitori?

Crediamo che sia arrivata l’ora di dedicare una parentesi ad una situazione che stanno vivendo tutte le famiglie italiane ed alla necessità di avere delle delucidazioni e delle risposte sul futuro prossimo dell’educazione e della gestione dei nostri bambini e ragazzi. 

Sono difatti settimane che i genitori, silenziosamente, si stanno occupando della cura e della didattica dei propri figli, sono allo strenuo delle forze, ma chi ha bambini nelle classi materne ed elementari (soprattutto le prime classi) è vicino alla beatificazione, vista la poca indipendenza dei più piccoli e la contemporanea necessità di apprendere e avanzare con il programma per non rimanere indietro proprio all’inizio della carriera scolastica.

Durante questa quarantena, noi genitori, siamo passati attraverso lezioni online che durano ore per dire un “ciao”, microfoni sempre accesi di tutti, messaggi video con didattica, mail continue di compiti, fotocopie, stampanti senza cartucce e consumo internet da gestire, interrogazioni generali su classi interattive, durante le quali  abbiamo riscoperto la tensione che provavamo noi alla loro età, siamo addirittura riusciti a spiegare, senza perder troppo la pazienza, argomenti totalmente dimenticati, come le lettere del corsivo maiuscolo, l’utilizzo dell’abaco e dei regoli, fino ad arrivare ai disastrosi lavoretti creativi manuali.

Siamo passati sopra al nostro smart working, siamo riusciti a procurare ad ogni figlio un dispositivo elettronico, quasi totalmente dedicato (a nostre spese e lo hanno dovuto fare anche i più contrari tra noi all’uso, o abuso, della tecnologia tra i più piccoli), siamo riusciti a coordinare le lezioni online di più figli, (dove l’assistenza da parte del genitore è richiesta continuamente), in pratica stiamo lavorando, forse più di quando ci recavamo nelle nostre aziende a svolgere il nostro lavoro per niente smart, ma che ora ricordiamo quasi come l’odore dello zucchero filato al luna park.

E non bisogna dimenticarsi come possano vivere questo momento quelle famiglie già caratterizzate da situazioni critiche, i cui bambini, perdendo la scuola, perdono l’unico esempio di relazionalità adeguato a cui potevano affidarsi prima dell’epidemia.

In pratica Ognuno di noi ha fatto davvero il possibile e senza modestia CI SIAMO RIUSCITI, tutti, ognuno a proprio modo.

Tutto questo è indubbiamente servito a dare un valore più grande all’insegnamento, sono certa che quando tutto finirà gli insegnanti avranno nei nostri cuori un posto più rilevante.

Adesso però abbiamo bisogno di RISPOSTE o quantomeno di una visione concreta del futuro che prenda in considerazione le problematiche inerenti a genitori e bambini.

Si parla di fase 2 e ripartenza. Tutti noi stiamo entrando nell’ottica che presto torneremo a lavorare effettivamente, chi prima chi dopo, ma comunque delle scuole nessuna notizia, nessuna prospettiva, nessuna visione, con le scuole chiuse fino a data da destinarsi, i centri estivi probabilmente chiusi tutta all’estate (altrimenti che senso avrebbe tenere chiuse le scuole che non costano a differenza di questi ultimi).

La prima domanda sorge spontanea… dove li lasciamo i bambini per 5 mesi? 

Ammesso e non concesso che da settembre tutto torni alla normalità!
Non potremo lasciarli ai nonni poiché si rischia di vanificare gli sforzi per il loro isolamento, soprattutto considerando il rischio maggiore se il genitore si reca a lavoro, isolamento che sopra ad una certa soglia d’età, probabilmente, verrà protratto a lungo.
Non possiamo contare sul congedo parentale che è di soli 15 giorni (non contando che nelle piccole aziende, dopo mesi di mancata produzione, non si guarderà di buon occhio l’utilizzo di questo sistema). In ogni caso la copertura sarebbe di 1/10 del periodo necessario!
Non potremo lasciarli ad una baby-sitter poiché, considerando 10 euro /ora, come previsto dal decreto legge, per 8 ore al giorno, calcoliamo una spesa media di 1800 euro al mese. Senza considerare che in realtà un lavoratore tendenzialmente resta fuori casa per 9 o anche 10 ore al giorno. Cifra improponibile per la maggior parte delle famiglie, anche considerando il bonus di 600 euro indicato nel decreto cura Italia, infatti più del doppio del costo rimarrebbe a carico delle nostre famiglie!!!

Ci chiediamo come faremo a gestire il nostro lavoro e la loro educazione e come potremo organizzarci in tempo, senza avere alcun tipo di informazione utile dalle istituzioni, che anzi sembrano essersi completamente dimenticate dei più piccoli e delle famiglie.

Le soluzioni peseranno su qualcuno in particolare e sul sistema famiglia più in generale. Chi guadagna di meno nella famiglia, di solito le donne (sembra impossibile nel 2020 in Italia, ma questa è la situazione reale), sarà costretto a rinunciare al proprio lavoro? Dovremo indebitarci per delegare la cura e la cultura dei nostri figli?

Non tener conto della problematica, allarga ulteriormente il divario sociale e non gratifica la scelta, già molto ardua, e sempre meno di moda, di avere dei figli in Italia. 

Siamo molto contrariati dal fatto che non vengano date linee guida chiare che prendano in considerazione una questione destinata a scoppiare nel brevissimo periodo. Non è possibile continuare a dare mezze risposte, o non darle affatto, alle nostre fatiche, ed essere in balia di una task force tutta al maschile. Ci chiediamo se avremmo potuto avere migliori risposte se ci fossero state anche figure femminili di spicco deputate a gestire questa emergenza. Tali questioni riguardano 10 milioni di studenti a cui dovrebbe essere garantito il diritto all’istruzione e anche il diritto a vivere le relazioni tipiche della loro età.

Ci sembra assurda la totale assenza di informazioni e di attenzione da parte di tutti gli organi governativi e di tutti i gruppi di lavoro incaricati di gestire al meglio questa situazione. Perché i piccoli studenti di oggi dovranno gestire il domani del nostro paese e dimenticarseli vuol dire non avere alcuna visione di futuro.

Noi famiglie italiane troveremo per forza, e nostro malgrado, delle soluzioni, come abbiamo fatto finora, ma purtroppo i bambini non possiamo portarli tutti in Parlamento a Conte, cosa che servirebbe quantomeno per una seria presa di coscienza da parte delle istituzioni.

Gettando il cuore oltre l’ostacolo, mi auguro vivamente che non solo arrivino risposte e rassicurazioni per questa imminente problematica, bensì questa tragedia possa porre le basi per un discorso più ampio, che tenga conto del disagio e delle esigenze delle famiglie, delle donne lavoratrici e del sistema che orbita intorno ai figli che, evidentemente, ha ancora molta strada da fare per porre l’Italia nella condizione di aumentare serenamente il proprio numero demografico.
Questione che è di vitale importanza per tutti.

Lucrezia Eleonora Bono

“Tolleranza zero per salvare Aurora e Barriera”

Riceviamo e pubblichiamo / I gravi fatti accaduti ieri pomeriggio in Corso Giulio Cesare (Polizia sotto “scacco” da decine e decine di persone), hanno mostrato all’Italia, attraverso i media, il solito copione: parole di solidarietà a partire dalla Sindaca e da tutte le Forze  politiche alle forze dell’ordine, con gli  spettatori che si attendevano invece parole dure e promesse di interventi futuri con il pugno di ferro.

 Raffaele Petrarulo, consigliere comunale della Lista  civica Sicurezza e Legalità, è impegnato da anni in prima persona con comitati e cittadini a chiedere presidi interforze e dell’esercito in Barriera ( tra le tante battaglie, la petizione del 2014 al Sindaco Fassino con oltre 1000 firme di cittadini che erano stufi della microcriminalità dilagante e che ricevette come risposta  “ma siete visionari?”… con la prosecuzione del solito ping pong e rinvio di azioni risolutive).
      Questo singolo atto, è l’avvertimento che non si può più porgere l’altra guancia e Petrarulo chiede alla Sindaca ed al Prefetto, di attuare immediatamente il modello #TOLLERANZAZERO adottato dal Sindaco di New York Rudolph Giuliani, che riuscì in poco tempo a fare di New York e del Bronx in particolare, una città con una vivibilità accettabile, iniziando ad inculcare alle persone che dal biglietto della metro/tram non pagato agli scippi, questi non sarebbero più stati tollerati, e così avvenne.
     Da noi sono passati circa 6 anni, due Sindaci… ma siamo rimasti alle solite frasi di solidarietà: ci dispiace, ecc… ORA BASTA: “  la Sindaca e il Prefetto debbono intervenire con forze commisurate alla gravità della situazione creatasi o la zona da degradata passerà a polveriera con la miccia già innescata che o la si spegne ora o porterà ad una violenta esplosione che nessuno desidera, ma che inevitabilmente è il finale scritto da questi eventi che si stanno ripetendo sempre più con frequenza e intensità”.
Lista  civica Sicurezza e Legalità

La spesa arriva comodamente a casa

Emergenza Coronavirus:  i servizi di spesa a domicilio visibili anche in app in collaborazione con Ascom Confcommercio Torino e Provincia e Coldiretti

Per facilitare la vita ai cittadini e sostenere gli esercizi commerciali e le aziende durante l’emergenza, Junker, su invito del Comune di Torino, ha inserito in app l’accesso alle mappe aggiornate delle consegne a domicilio, create dalle associazioni di categoria.

Tramite un link permanente – posto nella pagina del Comune di Torino in Junker – ogni utente potrà accedere direttamente dal suo smartphone alle mappe originali e visualizzare gli esercizi aderenti, zona per zona, e relative schede, complete di recapiti per il contatto diretto.
Junker sostiene queste iniziative mettendo a disposizione il suo canale di informazione diretto verso oltre 45mila utenze dotate della app in città e rilanciandole periodicamente con messaggi diretti.

Informazioni su Junker: http://www.junkerapp.it

“La polizia difende la vittima, gli antagonisti i rapinatori”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Segretario Generale del SIULP, sindacato di polizia di Torino, Eugenio BRAVO, in relazione al fatto di cronaca avvenuto ieri nel borgo Aurora

Torino, Corso Giulio Cesare, le Volanti arrestano in strada gli autori, stranieri, di una rapina…questi reagiscono, aggredendo violentemente i poliziotti per cercare di sfuggire alla cattura. Nonostante tutto i malfattori vengono assicurati alla giustizia ed immediatamente, in mezzo alla strada, in un quartiere che ritengono “il loro”, una sessantina di antagonisti dei centri sociali mettono in atto il loro consueto teatrino; megafono in mano invadono il corso, bloccano il traffico dei mezzi pubblici, imbrattano un tram ed aizzano la popolazione a ribellarsi allo “Stato di polizia” che sta giustamente provvedendo ad arrestare i delinquenti.

Nel contempo vengono inviati sul posto 40 uomini del Reparto Mobile e 10 del Reggimento Carabinieri, tenuti tuttavia ad una distanza di circa 200 metri, i quali si limiteranno necessariamente a controllare la situazione, senza intervenire salvo che questi soggetti decidano di muoversi in corteo, cosa che non accade, pertanto lo spiegamento di forze attende paziente che questi signori, in autonomia e quando lo riterranno opportuno lascino il territorio.

Poche parole per descrivere un film già visto e rivisto, un film che già nella normalità quotidiana desterebbe rabbia e tristezza, se non che c’è da considerare un PICCOLO particolare…..non stiamo forse vivendo un lasso temporale fra i più critici della nostra esistenza? Non stiamo forse vivendo un’emergenza sanitaria così grave che ha portato alla chiusura di tutto ciò che era possibile chiudere, comprese le persone all’interno delle proprie abitazioni? Le forze dell’ordine non sono impegnate costantemente in un estenuante controllo del territorio allo scopo di scoraggiare e perseguire chiunque, senza giustificato motivo, si faccia trovare per strada? Non siamo costantemente ostaggio del numero dei contagi che in Piemonte continua a salire?

Bene, in tutto questa surreale e drammatica situazione che stiamo vivendo il film che vi abbiamo sommariamente tramato diventa un colossal dell’assurdo….migliaia di uomini impiegati per verificare il titolo cartaceo ai cittadini, senza distinzioni di classe, età, sesso e religione e 50 uomini necessariamente inermi ad osservare altrettanti “professionisti del disordine” che infrangono tutte le norme urgenti e straordinarie messe in atto per contrastare l’emergenza sanitaria. In nome della loro presunta libertà, questi arroganti facinorosi, con il loro comportamento incosciente, pregiudicano tutti gli sforzi e i sacrifici delle autorità e dei cittadini. Ci chiediamo quale pensiero possa aver pervaso le menti di tutti quei poveri cittadini i quali, oggi pomeriggio, (ieri, ndr)  “ostaggi” all’interno delle loro dimore, hanno assistito a tutto ciò.

Una task force per la Fase 2 della sanità guidata dall’ex ministro Fazio

Il presidente Cirio e l’assessore alla Sanità Icardi:  “Oggi che le ferite sono ancora aperte possiamo capire le criticità del sistema: da lì ripartiremo per costruire una sanità di territorio”

 

Una task force di esperti che possa analizzare e certificare le carenze strutturali che l’emergenza coronavirus ha messo in luce sul sistema sanitario piemontese, al fine di ripartire da lì per la futura programmazione. È una Fase 2 anche per la sanità quella su cui il Piemonte si prepara a lavorare: oggi la Giunta regionale, su proposta dell’assessore Icardi, approverà una delibera che istituisce un gruppo di esperti a supporto dell’Assessorato alla Sanità e della Giunta.

 

Ne faranno parte figure autorevoli del mondo istituzionale, medico e scientifico a cominciare da Ferruccio Fazio: all’ex ministro della Salute, oggi sindaco di Garessio, sarà affidato il compito di presiedere la task force. Medico nucleare e pioniere in Italia nell’utilizzo della PET, fu proprio Ferruccio Fazio nel 2009, allora vice ministro della Salute, a gestire l’emergenza in Italia da virus A/H1N1 – la cosiddetta influenza suina – coordinando una specifica Unità di crisi nazionale per affrontare la pandemia.

 

Al suo fianco nel gruppo di lavoro ci saranno anche il prof. Giovanni Di Perri, responsabile delle Malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino Guido GiustettoPietro Presti, coordinatore straordinario per il coronavirus dell’Asl di Vercelli ed esperto in management strategico, innovazione nel settore sanitario e scienze della vita, e Massimiliano Sciretti, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Torino.

 

«Innanzitutto desidero ringraziare tutti gli esperti del gruppo di lavoro, a cominciare da Ferruccio Fazio, per la grande disponibilità a mettere le proprie competenze a servizio della Regione e del territorio – sottolinea il presidente Alberto Cirio –. Accanto a una Fase 2 per l’economia, al Piemonte serve anche una Fase 2 per la sanità. Dobbiamo fare una analisi accurata delle carenze strutturali: oggi che le ferite sono ancora aperte siamo in grado di capire dove il sistema sanitario necessita di maggiori interventi e da lì ripartiremo per costruire una reale medicina di territorio. Parlo di costruire e non di “ricostruire”, perché la grande carenza in questa pandemia è stata la rete organizzativa di medicina territoriale. Dobbiamo progettare il ritorno alla regolare attività delle nostre strutture ospedaliere, ma ancor di più elaborare un programma per costruire un reale rapporto ospedale-territorio».

 

«Ringrazio tutti coloro che hanno accolto il nostro invito a farne parte – commenta l’assessore alla Sanità Luigi Icardi –. Insieme predisporremo un programma non solo di medio e lungo periodo, ma anche immediato, per essere pronti ad affrontare l’evolversi di questa pandemia e una nuova emergenza se dovesse ricapitare a breve. Le criticità strutturali che il sistema ha mostrato nella sua organizzazione territoriale e l’esperienza maturata, in questo momento di enorme emergenza, saranno la base su cui costruire il futuro della sanità piemontese».

 

La task force avrà il compito di formulare delle proposte per il miglioramento dell’assistenza territoriale, analizzandone il contesto attuale alla luce delle crescenti criticità cumulatesi negli ultimi anni, ma anche mettendo a confronto l’esperienza piemontese con quella di altre Regioni italiane. Obiettivo costruire una strategia per la futura programmazione sanitaria con particolare attenzione alla medicina di territorio e al corretto rapporto assistenza ospedaliera e territoriale.

 

Parteciperà ai lavori del gruppo anche il prof. Alessandro Stecco, neuroradiologo e presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale.

 

La task force, inoltre, si interfaccerà nei suoi vari obiettivi con i rappresentanti di tutte le categorie di riferimento sia in ambito accademico che sanitario.

Le curiosità di Gianni Oliva. Pillole di storia in libertà

La cultura non si ferma con l’isolamento, come la bellezza,  la clausura non trattiene il sapere, la storia continua a scorrere, il pensiero e  le parole, per buona fortuna, sono libere di circolare.

L’esperienza che tutti noi stiamo vivendo ha ridotto le nostre vite ad una reclusione invadente che durerà probabilmente ancora a lungo, questo però non ci impedirà di imparare, di leggere, di studiare anzi possiamo farlo di più e meglio. 

Il tempo improvvisamente è lì, a nostra disposizione come mai avremmo immaginato, utile soprattutto per approfondire ed arricchirci; la tecnologia, complice di questa profusione di informazioni in licenza, ci supporta moltissimo nell’apprendimento attraverso i social media, gli e-book, con siti ed edizioni speciali e lascia la porta aperta alla conoscenza.

In passato situazioni difficili e di isolamento forzato hanno portato ad invenzioni eccezionali, idee ed opere straordinarie lasciando tracce importanti e significative che hanno cambiato per sempre la nostra vita.

Alcuni di questi interessanti avvenimenti e scoperte ce li racconta lo storico  e scrittore Gianni Oliva che  ha creato una vera e propria serie di Curiosità Storiche in pillole costituite da mini-puntate della durata di 3 o 4 minuti ciascuna; questi episodi sono dedicati ad eventi e fatti storici a cui sono legate curiosità, abitudini ed usi che riguardano la nostra vita quotidiana di cui spesso ignoriamo l’origine e le circostanze che le hanno generate.

Utilizzando piattaforme che aiutano la diffusione delle informazioni come Instagram, Oliva, attraverso un linguaggio ecumenico e uno stile narrativo, ci racconta per esempio come e perché è nata la stretta di mano, ci spiega la ragione per cui si dice fare i Portoghesi,  ci illustra da dove viene il cioccolato, le singolari problematiche di carattere religioso legate al suo consumo e chi lo ha prodotto per primo in Europa; di indiscutibile interesse sono poi i racconti sulle conquiste storiche e sociali come l’agognato e combattuto voto alle donne, storie d’amore come la fuga di Carlo Pisacane con la sua amata  , l’origine e lo scopo iniziale della Legione Straniera, nata anche per dare una possibilità di nuova di vita a persone macchiate da crimini o con problemi politici, e successivamente il suo ruolo nel cinema.

Piacevoli ed appassionanti anche le pillole a richiesta inoltrate numerose dai follower di Oliva a cui il professore risponde con meticolosità e dovizia di particolari, tra le più curiose  la ragione per cui viene detto rinviare alle calende greche o l’utilizzo dell’espressione fa un freddo cane.

Per rimanere invece in attualità e creare delle corrispondenze con ciò che sta accadendo, Gianni Oliva ci parla dell’influenza spagnola, dove esplose e da chi fu portata nel nostro continente,  le vittime illustri di questa piaga che si è portata via artisti come Klimt, il padre della sociologia Max Weber, il nonno di Donald Trump. Pare che le disposizioni di prevenzione furono le stesse: stare a casa e addirittura il coprifuoco.

Stay tuned quindi! Sintonizziamoci su gianniolivaofficial su Instagram e ripassiamo un po’ di storia.

Maria La Barbera

 

 

 

 

L’isola del libro

/

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

John le Carré  “La spia corre sul campo”   – Mondadori-  euro  20,00

L’88enne scrittore inglese David John Moore Cornwell, che da quasi 60 anni firma i suoi libri ad alto tasso di adrenalina con lo pseudonimo John le Carré, ambienta la sua ultima spy story al tempo della controversa Brexit e inventa una spia che incarna lo stato d’animo di un patriota deluso. E’ Nat, 47 anni, vanta una genealogia affascinante: il padre, un malinconico maggiore delle Guardie Scozzesi, mentre la madre -discendente da nobile famiglia russa scampata alla rivoluzione- era propensa a spassarsela con ammiratori vari. Negli ultimi 25 anni Nat è stato membro dei Servizi Segreti Britannici, fedele fino al midollo alla sua Regina. Se era convinto che il suo lavoro di agente segreto volgesse verso una meritata pensione, è costretto a rivedere i suoi piani perché un nuovo incarico lo attende. Deve riesumare e rendere operativo il “Rifugio”, sezione russa con base a Londra, più che altro “…una succursale in disuso….discarica per disertori da quattro soldi ricollocati e informatori allo sbando di infima categoria..” Ecco Nat alle prese con più problemi: oligarchi russi che nella city riciclano soldi sporchi, reclutamento di amanti di suddetti oligarchi, la moglie blasonata di uno dei capi dell’MI6 che intrallazza con i miliardari russi e mette i bastoni tra le ruote alle spie che cercano di incastrarli. Insomma gli elementi per una bella spy story ci sono tutti. Aggiungete personaggi interessanti come la giovane Florence (idealista che svetta a capo della scalcagnata squadra del Rifugio), la moglie paziente e la figlia ribelle di Nat, il ricercatore Ed (che odia la Brexit Trump e Putin). Collocateli tutti sullo sfondo di un’Inghilterra in cui non ci si riconosce più, ed avrete tutte le coordinate per un libro che trasuda anche una certa rabbia politica.

 

Dolores  Reyes  “Mangiaterra”  -Solferino-  euro  17,00

E’ un indimenticabile personaggio femminile quello creato dalla scrittrice argentina Dolores Reyes, nata a Buenos Aires nel 1978, femminista, insegnante e madre di 7 figli, che dedica questo libro di esordio alla memoria di due adolescenti vittime di femminicidio. Inutile dire che il romanzo è un caso politico oltreché editoriale, perché onora la memoria delle giovani Melina Romero e Araceli Ramos, uccise dalla brutalità maschile e i cui resti riposano in un cimitero nell’area metropolitana della capitale argentina.

Protagonista di queste intese 205 pagine è Mangiaterra, ragazzina che scopre presto di avere un potere misterioso. Un dono che è anche una maledizione.

Le basta inghiottire un pugno di terra perché le appaiano persone morte o scomparse, e vedere che fine hanno fatto. Ha iniziato mangiando la terra sulla tomba della madre, nella speranza di sentirla ancora vicina per qualche istante. Ed è la sua prima visione agghiacciante perché scopre che è stata picchiata a morte dal marito…e dopo nulla sarà mai più come prima.

Da allora diventa una sorta di veggente, dapprima vista con sospetto; poi la notizia del suo dono si diffonde e a lei finisce per rivolgersi un’umanità dolente in cerca di risposte sulla sorte dei suoi cari. Nei sobborghi miseri di Buenos Aires le tragedie sono una costante: donne e bambini spariscono o vengono uccisi quotidianamente. E’ a Mangiaterra che chiedono aiuto i parenti: la conducono su tombe o luoghi cari ai scomparsi, lei affonda le mani in zolle e segreti racchiusi nel suolo, il suo corpo e la sua anima si contraggono e il suo sguardo scalfisce la nebbia che avvolge una morte, una prigionia, una scomparsa. Lei può regalare speranze oppure annunciare una morte. E lei può fare giustizia smascherando mostri assassini, trovando donne tenute prigioniere da folli, indicando corpi martoriati e occultati in sepolture nascoste. Può restituire alle famiglie angosciate i cari che davano per persi e regalare il sollievo della pace alle anime di chi non tornerà più, ma almeno avrà una degna sepoltura.

 

 

Juan José Saer  “Il fiume senza sponde”  -La Nuova Frontiera – euro 18,00

E’ un reportage tra storia, antropologia, follie, aneddoti e ricordi: di fatto un trattato immaginario sul Rio de la Plata, corso d’acqua immenso in cui confluiscono i fiumi Uruguay e Paranà. E’stato scritto e pubblicato nel 1991 da uno dei massimi scrittori argentini della seconda metà del 900, Juan José Saer (nato nel 1937, morto nel 2005), ora tradotto da Nuova Frontiera. Sulle sponde del Rio de la Plata -dove sorgono le metropoli di Buenos Aires e Montevideo- nel 1516 c’era l’assoluta desolazione.

Fu scoperto da Juan Diaz de Solís che lo chiamò Mar Dulce; però, ironia della sorte, proprio lì fece una fine orrenda. Appena sbarcato con un piccolo contingente di uomini fu assalito dagli indios che a colpi di frecce, lance e mazze lo massacrarono e mangiarono crudo insieme ai suoi compagni, tutto sotto gli occhi inorriditi dei marinai rimasti sulla nave. A detta di storici equilibrati, de Solis e i suoi uomini furono considerati cacciagione e come tali braccati e uccisi.

Parte da lì, Saer –narratore colto e profondo- per mettere a fuoco credenze e usanze degli indigeni che abitavano la zona. Poi ripercorre le rotte di altri navigatori come Magellano e Caboto,  per arrivare alle fasi della fondazione e dello sviluppo di Buenos Aires. Città tra le più affascinanti e complesse al mondo: dalla fase coloniale in cui era un agglomerato di ranchos squallidi e poveri, poi lo sviluppo da metà del 1700, fino agli anni terribili della dittatura militare e dei desaparecidos. Ed è proprio il Rio de la Plata la tomba per migliaia di prigionieri che, dopo essere stati sequestrati e torturati, venivano storditi col pentotal, caricati su aerei ed elicotteri della marina e gettati, ancora vivi, in mare e nel grande fiume.

 

 

 

Con una foto fa arrestare ladro d’auto

Arrestato trentaquattrenne dominicano
E’ quasi l’una di notte ed un cittadino nota dal balcone della sua abitazione un individuo armeggiare accanto
alla portiera del proprio camper. L’uomo, trentaquattrenne della Repubblica Dominicana, sta tentando di
forzare la maniglia per potervi accedere all’interno. A questo punto il proprietario del veicolo scatta una foto
del malfattore intento nella sua azione criminosa e la invia alla Polizia di Stato attraverso l’app YouPol. La
sala operativa dirama la segnalazione ed una pattuglia della Squadra Volante giunge in via Madama Cristina
dove la vittima, nel frattempo scesa in strada, indica la direzione di fuga del trentaquattrenne. Poco distante
dal luogo dell’accaduto l’uomo viene arrestato per tentato furto. Con precedenti specifici di Polizia, il
dominicano era stato già denunciato nel pomeriggio per il medesimo reato.

Dybala sta meglio: “Mi alleno sempre”

Paulo Dybala parla delle sue condizioni di salute ai microfoni di Tyc Sports

“Ora sto bene, molto meglio. anche perché da quando sono stato contagiato con la mia ragazza è passato molto tempo. Adesso non si può fare niente qui, e restiamo in casa perché in Italia non si può ancora uscire. Ma ci divertiamo, troviamo cose da fare. E ci alleniamo sempre”. Il calciatore ha anche raccontato del progetto Champlay, torneo di calcio alla PlayStation che ha organizzato e che ormai imminente: “In un gruppo  abbiamo iniziato a prenderci in giro. E’ una situazione molto competitiva: il Chicharito Hernandez è davvero forte, ma siamo qui per divertirci”. Alla competizione parteciperanno anche il Kun Aguero, James Rodriguez e Leo Messi.

Colao, dal gruppo Bildberg alla fase 2. Per conto di chi?

Il gruppo Bilderberg è un incontro privato tra potenti di tutto il mondo, che ricorre annualmente, a partire dal primo consesso, organizzato da David Rockefeller, che avvenne nel 1954 presso l’Hotel Bilderberg della cittadina olandese di Oosterbeek.

Da molti considerato il “governo ombra” mondiale mette insieme, ogni anno in una località diversa, dai 120 ai 130 personaggi più influenti del mondo. Inizialmente i temi in discussione erano legati alla difesa del mondo occidentale da un punto di vista strategico militare. Ma in seguito le tematiche si sono spostate verso l’economia, la finanza, la politica e la geopolitica. Lo scopo è quello di porre a confronto le persone più potenti del pianeta per porre in essere una rete atta a tutelare i loro interessi e unire le istituzioni finanziarie….

… continua su Electomag:

Colao, dal gruppo Bildberg a commissario per la Fase 2. Per conto di chi?