Roberto Todisco, selezionatore e responsabile di comunicazione e crescita personale della Nazionale Italiana Pizzaioli durante una sua visita in Piemonte. Lo abbiamo intervistato a Casale Monferrato sulle attività ed i record della NIP.

E’ un’azienda di formazione nata a Forlì nel settore dell’Ho.re.ca., quindi Hotel, Ristoranti, Catering. Svolgiamo formazione avanzata per tutti quelli che sono pizzaioli e vogliono qualificarsi come istruttori tecnici, sino ad arrivare, in un percorso abbastanza complesso di master chef in pizzeria. Oltre a questo abbiamo anche all’interno una serie di corsi di formazione del personale dedicati alle aziende, dove parliamo di accoglienza, collaborazione, quindi come creare un team di collaboratori, e facciamo anche dei corsi dedicati ai camerieri per specializzare il cameriere in un consulente di sala, in più ci sono anche dei corsi personali sull’organizzazione del tempo. E’ un’azienda di formazione, non è una associazione che opera da oltre vent’anni.
Chi è l’ideatore della Nazionale Italiana Pizzaioli?
Il presidente Dovilio Nardi di Forlì che da oltre venti anni studia e progetta iniziative in questo settore, ultima in ordine è RIPARtiamoITALIA.
Accanto a questo avete anche un bel palmares di record del mondo …
Abbiamo 722 istruttori collegati con la Nazionale Italiana Pizzaioli in tutta Italia e anche all’estero, ma abbiamo anche 8 record certificati nel Guinness.
L’elenco comprende la pizza tonda senza glutine più grande del mondo di 1261,65 metri quadrati., il cappuccino più grande di 2350 litri, il pane senza glutine più lungo con 38,10 metri, la pizza dessert più lunga con 14,28 metri quadrati, la pizza più lunga con 1595,45 metri raggiunto ad Expo 2015 di Milano, il muffin senza glutine più grande, e nello stesso giorno a Roma il maggior numero di pizze fatte in 12 ore con 10065 (raggiunto in 8 ore) e il maggior numero di pizze in un’ora con 1500 (raggiunto in 52 minuti).
Stiamo adesso organizzando il nono e decimo record del mondo e siamo qui a selezionare i nostri nuovi collaboratori.
Per informazioni: tel. 328/2772669
Massimo Iaretti
E’ impossibile venire a capo dei reali motivi per cui divenne proprietà privata. Andrò a fare una ricerca in proposito, ma basterebbe chiedere all’avvocato Cosimo Costa, presidente dell’istituto studi liguri per saperlo con certezza. Oggi la notizia dell’acquisto dell’isola da parte di un magnate ucraino con cittadinanza monegasca non rende tranquilli soprattutto gli ambientalisti, ma anche tanti semplici cittadini. Pare che fosse in vendita da dieci anni. Il Sindaco di Albenga Tomatis è stato pronto a mettersi in contatto con la sovrintendenza ligure per verificare la situazione. Io, d’istinto, ho pensato al diritto di prelazione che avrebbe lo Stato e la Regione Liguria oltre al Comune di Albenga. Riflettendoci con calma (la richiesta è di 10 milioni di euro) penso alle mille spese prioritarie per il Covid e la crisi economica e sono meno propenso ad un impegno per la Gallinara. Certo un pezzo di Italia cara a molti finisce in mani straniere, come è capitato per tante industrie italiane. Il magnate ucraino va tenuto d’occhio, ma abbiamo almeno la consolazione che un’isola non si può delocalizzare. In linea di principio un’isola dovrebbe essere un bene pubblico, ma nell’Italia della pandemia tutte le certezze restano sospese. Inoltre non va mai dimenticato quanti beni pubblici siano mal tenuti e in preda ai nuovi barbari. Anche questo è un altro motivo su cui riflettere. Il ministero dei beni culturali e quello dell’ambiente non sono proprio degli esempi di efficienza. Se l’Italia è in svendita ci saranno pure dei motivi, per quanto molto cattivi.
Si è scritto che la mostra Sussurri nel bosco, a cura di Luigi Castagna e Giuliana Curino, con cui Serena Zanardo presenta le sue opere fino al 25 ottobre (ogni sabato e domenica, dalle 16 alle 20) presso lo spazio di “Arte per Voi” ad Avigliana, è “da visitare in punta di piedi”: e credo sia vero. 