ilTorinese

Il Pd e il grande vuoto politico

La pandemia ha stravolto tutto:il nostro modo di vivere, di pensare, d’agire, anche la politica è anestetizzata.

I grillini hanno la testa piena di ideologismi infantili ma pur di non mollare la poltrona firmerebbero un patto col diavolo. I leghisti, che dovrebbero rappresentare tutte le grandi imprese del Nord, sono nelle mani di Salvini preoccupato soltanto di respingere gl’immigrati
Ma chi legittima il vuoto politico del Paese (anche agli occhi dell’Europa) è il Pd, cioè un partito che si vorrebbe aperto,sociale,democratico,liberale aperto a tutti, invece che fa?asseconda in tutto e per tutto i giochi poco chiari dei grillini,il populismo della destra,dove si distingue soltanto il pragmatismo e la volontà del fare di Giorgia Meloni. Un partito che finisce per essere il garante di questa Italia sull’orlo del collasso produttivo e del disastro finanziario. Cioè il garante del fallimento.
Forse, se il  Pd non si prestasse a reggere la coda ai populisti-sovranisti, la lotta politica potrebbe risorgere, il Parlamento potrebbe essere riattivato e le urne potrebbero essere riaperte. Forse sarebbe possibile spiegare all’opinione pubblica quel che sta accadendo. Forse bisognerebbe avere più fiducia nel cervello degli italiani.
La primavera prossima del 2021,virus permettendo, si voterà in 5 grandi capoluoghi di regione Torino, Roma, Milano, Napoli, Bologna, quindi un esame al governo nazionale. A Torino regna l’indecisione generale su chi candidare: c’è già il candidato perfetto ma si preferisce puntare, con testardaggine, sulle primarie. Ma è mai possibile che una classe dirigente non sia in grado d’aver il coraggio di scegliere la persona idonea a fare il sindaco che,ripeto, c’è già?
Ed i circoli PD?Nacquero con grande spirito d’iniziativa e collante con l’elettore.Sono diventati un luogo d’incontro per pochi intimi,sempre gli stessi,come i 4 amici al bar della famosa canzone.Se il PD non si  sveglia,il centrodestra avrà vita facile nel vincere anche a Torino.

Vincenzo Grassano

Controlli nel weekend, primo bilancio

E’ iniziato il fine settimana e con esso i controlli per il rispetto delle misure di contrasto all’epidemia da coronavirus COVID – 19.

 

           214 è il numero delle persone controllate dagli agenti della Polizia di Stato nella giornata di ieri, 20 le persone sanzionate per il mancato rispetto delle misure di contenimento, 6 le sanzioni elevate per il mancato utilizzo di dispositivi di protezione individuale.

 

           Numerose le pattuglie impiegate nelle zone a rischio assembramento come Piazza Vittorio Veneto, Piazza Santa Giulia e San Salvario.

 

            2 gli esercizi commerciali destinatari di provvedimento di chiusura della durata di cinque giorni.

 

Nel primo locale, situato in corso Giulio Cesare, è stato riscontrato un assembramento di persone, sia all’interno che all’esterno dell’esercizio commerciale, non consono alle normative vigenti. Il titolare è stato sanzionato per la somma di 400 euro.

 

            Il secondo esercizio, un minimarket in corso Vercelli, è stato sorpreso proseguire la propria attività di vendita oltre l’orario consentito. Scattata la chiusura per la durata di 5 giorni. Elevati, inoltre, 400 euro di sanzione.

 

            I controlli volti al rispetto delle limitazioni proseguiranno per l’intero weekend.

Le partite Iva manifestano in piazza Castello

Riceviamo e pubblichiamo/ Si terrà domenica 15 novembre alle 15, in piazza Castello davanti al Palazzo della Regione, la manifestazione pacifica organizzata dalle associazioni che rappresentano le partite Iva, i lavoratori autonomi, i noleggiatori di auto con conducente, gli esercenti dello spettacolo e del turismo, i mercatali, gli ambulanti e molti altri.

Categorie duramente colpite dagli effetti dell’ultimo Dpcm del Governo e che hanno visto limitare drasticamente o chiudere le proprie attività a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19. Sono 12 le sigle di categoria che parteciperanno, unite nell’Alleanza delle Partite Iva per far sentire la propria voce in modo unanime.

La manifestazione è regolarmente autorizzata dalla questura e si può partecipare con la compilazione dell’apposita certificazione anche provenendo da fuori comune.

La condizione posta dagli organizzatori è il rigoroso rispetto delle norme di distanziamento sociale e l’uso della mascherina. La manifestazione è pacifica e vanno assolutamente evitati atteggiamenti facinorosi.

“Tengo a precisare che non siamo assolutamente negazionisti, né pensiamo che non servano misure di contenimento del virus.”, precisa Beba Pucciatti, presidente nazionale di Fipi, che aggiunge: “Abbiamo delle proposte per poter continuare a lavorare, soluzioni da attuare sia in questo drammatico momento, sia nel post emergenza. Le esporremo in piazza Castello domenica e vorremmo essere ascoltati per presentarle a un tavolo con la Regione. Sono proposte per evitare la bancarotta del sistema, perché se ‘chiudi le imprese, uccidi il Paese’”.

“C’è una forte sofferenza economica, trasversale a più categorie lavorative e che a caduta tocca tutto l’indotto collegato. È ingiusto che chi lavora, paga le tasse, debba trovarsi a colmare le incapacità di chi, in questi mesi, non è stato in grado di rendere più efficiente il sistema sanitario”.

Il mondo lavorativo ne è ampiamente coinvolto, dagli autonomi ai dipendenti delle piccole imprese, dai fornitori alle famiglie: “C’è una platea enorme che ruota attorno ai lavoratori con partite iva e ai piccoli imprenditori – prosegue Beba -. Sono stati decisi i ristori, ma non rappresentano una misura adeguata, servono veri provvedimenti fiscali. E vogliamo essere propositivi per non soccombere in questo lockdown”.

All’appuntamento di domenica 15 novembre, alle ore 15, in piazza Castello a Torino, saranno presenti le 12 sigle, sotto il ‘cartello’ dell’Alleanza Partite Iva, a rappresentare i comparti lavorativi maggiormente penalizzati:

FIPI (Futuro italiano partite Iva)
NCC (Noleggio con conducente)
AFI (Associazione Fieristi Italiana)
GOIA (Gruppo organizzato indipendente Autonomi)
AAPICAST (Artisti, Artigiani, Piccoli Imprenditori, Commercianti, Ambulanti, Simpatizzanti Torino)
Ambulanti Settimo
Associazione San Mauro Centro
FRI (Associazione civica diretta da avvocati, medici, scienziati, imprenditori, professionisti, artisti)
VRPI (Vera Rivolta Partite Iva)
Gruppo ‘Tutti in piazza. Torino C’è’
UBAT (Unione Battitori Ambulanti Torinesi)

 

 

Più controlli nei parchi e nelle vie affollate

Sono ancora troppi i contagi a Torino e in Piemonte (anche se l’indice Rt sta fortunatamente calando)  e sebbene la Regione per ora non adotti nuove restrizioni, durante il weekend ci sarà una stretta sui controlli individuali nei parchi e nelle vie cittadine più affollate

E’ stato stabilito dal Comitato d’ordine e sicurezza, presieduto dal prefetto di Torino Claudio Palomba. Il governatore Cirio aveva già annunciato l’intenzione di applicare nuove limitazioni contro il ripetersi degli assembramenti dello scorso fine settimana ma è prevalso l’ appello alla responsabilità. Aumentano quindi  i controlli nelle aree più affollate. La sindaca Appendino intanto ha fatto dimezzare il numero di banchi al mercato di Porta Palazzo.

Operativo l’hotspot Allianz Stadium per tamponi rapidi

Accesso a bordo dell’auto su prenotazione del medico di famiglia 

Sarà operativo da sabato 14, con orario 8-14 dal lunedì al sabato, l’hotspot Allianz Stadium per tamponi rapidi (naso-faringei) voluto dalla Regione Piemonte e realizzato in collaborazione con il Comune di Torino e Juventus Football Club. Il progetto è stato realizzato dall’Unità di crisi della Regione e Arpa Piemonte con la collaborazione anche dell’Asl Città di Torino e del CSI Piemonte. Parte dell’area è stata messa a disposizione da GTT.

All’hotspot potranno accedere, esclusivamente con l’automobile, gli utenti prenotati dai medici di medicina generale sulla piattaforma sanitaria regionale. Non sarà possibile scendere dall’auto fino alla conclusione delle operazioni di test.

Il “Drive Through Difesa (DTD)” è costituito da una struttura modulare realizzata con il prezioso supporto dell’Esercito, in particolare dalla Brigata Alpina “Taurinense”, nell’ambito dell’operazione “Igea” disposta dal Ministero della Difesa, per fornire il massimo supporto al Sistema Sanitario Nazionale in questa fase emergenziale. Vi opereranno team sanitari militari che in questi giorni stanno già lavorando nell’ambito di altre strutture sanitarie cittadine, personale di Arpa Piemonte ed operatori messi a disposizione tramite la Protezione Civile regionale.

L’Assessore con delega alla ricerca Covid Matteo Marnati: “È un momento di unità nazionale cui partecipano molti enti. È il primo hotspot piemontese per tamponi rapidi e a breve ne arriveranno altri in Piemonte. Da oggi i medici di medicina generale possono prenotare il tampone rapido per i propri assistiti. Da agosto abbiamo quadruplicato il numero dei tamponi molecolari processati al giorno, un numero che aumenterà ancora grazie agli hotspot che si allestiranno in Piemonte e a cui si aggiungeranno anche i test rapidi”.

“Arpa Piemonte ha coordinato la progettazione e l’allestimento dell’hotspot Allianz Stadium per rispondere alle esigenze della Regione Piemonte in questo periodo di emergenza sanitaria. Grazie all’importante contributo dell’Esercito, anche ai fini progettuali, è stato possibile in poco tempo realizzare un presidio che potrà effettuare tamponi rapidi su tre linee parallele e tamponi molecolari per la verifica delle positività. La realizzazione di questo hotspot è stata possibile grazie al lavoro di più enti che lavorando in sinergia hanno reso possibile un progetto che va incontro alle esigenze i cittadini piemontesi” ha spiegato Angelo Robotto

“La città di Torino ha contribuito alla realizzazione dell’hotspot con senso di responsabilità, contribuendo con efficienza alla preparazione di questo presidio che, installato in pochissimi giorni, darà un contributo importante per affrontare l’emergenza Covid” ha sottolineato Alberto Unia Assessore all’Ambiente del Comune di Torino.

I risultati dei test rapidi saranno consegnati agli utenti circa 15 minuti dopo l’esecuzione del test e saranno caricati sulla piattaforma sanitaria Covid regionale. In caso di positività al test rapido, direttamente presso l’hotspot, verrà eseguito il tampone molecolare per la conferma della positività e sarà sottoposto alle misure di isolamento previste dal protocollo sanitario.

Nella prima settimana di collaudo saranno eseguiti circa 120 test rapidi al giorno per arrivare a regime, dal 23 novembre, a circa 500 test rapidi al giorno, con una ulterioreimplementazione a step che ne incrementerà al massimo la potenzialità.

Il teleriscaldamento di Rivarolo: una risorsa da sviluppare

ENGIE Italia consolida il rapporto con la Città di Rivarolo Canavese e acquisisce un lotto della rete di Teleriscaldamento

 

 ENGIE Italia, player globale dell’energia con l’ambizione di accelerare un’economia carbon neutral, investe ancora per la decarbonizzazione del territorio di Rivarolo Canavese (Torino)acquistando il lotto di proprietà privata della rete di teleriscaldamento cittadina.

L’intera rete, realizzata nel 2006, si sviluppa, con un lotto di proprietà del Comune di Rivarolo Canavese che trasporta il calore agli edifici pubblici e, con un lotto, di proprietà privata, che trasporta il calore dal centro della città verso Nord, a un bacino di utenze prevalentemente private.

A partire dal 2016, la rete è alimentata dalla centrale a biomasse di ENGIE e soddisfa il fabbisogno di 7GWh di energia termica, su un bacino di 60 utenti.

La centrale di cogenerazione a biomassa di ENGIE, situata nell’ex cotonificio Vallesusa, produce energia rinnovabile, assicurando, con l’attuale produzione, un abbattimento delle emissioni, rispetto ai sistemi tradizionali, di 18mila tonnellate all’anno di CO2, equivalenti a una riduzione di 12.000 auto circolanti ogni anno.

La centrale è alimentata da biomassa di legna vergine proveniente dalle manutenzioni boschive e agricole locali, dalle colture dedicate alla rotazione dei terreni agricoli e dai residui di lavorazione del legno non sottoposto a trattamenti chimici.

ENGIE ha perfezionato nei giorni scorsi l’acquisto del lotto privato della rete del teleriscaldamento della Città di Rivarolo. Attualmente fornisce 4GWh di energia termica a un totale di 40 utenze e si sviluppa prevalentemente nel centro cittadino raggiungendo anche alcuni edifici di prestigio come il Palazzo del Comune.

La proprietà della rete consentirà ad ENGIE di garantire ai cittadini connessi una maggiore efficacia e sicurezza di continuità nell’erogazione del servizio e, di rendere sempre più efficiente e decarbonizzante il sistema di produzione energetico della città, grazie al suo potenziale di sviluppo su un numero sempre più ampio di utenti.

Il Sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno ha commentato il passaggio di proprietà della rete privata del teleriscaldamento di Rivarolo:

“Il passaggio ad ENGIE del lotto privato della rete di teleriscaldamento cittadina va nella direzione da noi auspicata di una maggiore cogenerazione. ENGIE ha manifestato l’intenzione di voler ampliare la rete, è un fatto positivo. È un nuovo punto di partenza a cui l’amministrazione comunale presta la massima attenzione”.

 

“Siamo fieri di consolidare ulteriormente il nostro rapporto con la città di Rivarolo Canavese, attraverso questa acquisizione. Il Teleriscaldamento è una soluzione efficiente contro l’inquinamento atmosferico e vogliamo svilupparlo a Rivarolo” – dichiara Matthieu Bonvoisin, District Heating & Power Director di ENGIE Italia. “ENGIE conta oltre 320 reti di teleriscaldamento attive in tutto il mondo. In Italia, si posiziona quale terzo operatore di mercato, con la gestione di 12 reti. Siamo, quindi, onorati di poter mettere la nostra competenza al servizio anche della città di Rivarolo che beneficerà di un calore 100% green, efficiente e sicuro.”

“Uniti contro la cimice asiatica”

Confagricoltura Piemonte: essenziale sostenere la lotta biologica al parassita

 

La Conferenza Stato-Regioni del 5 novembre scorso ha sancito l’intesa sulla proposta di riparto regionale dell’importo di 110 milioni di euro destinati a finanziare gli interventi compensativi in favore dei produttori che l’anno scorso hanno subito danni alle coltivazioni causate dalla cimice asiatica (Halyomorpha halys).

I contributi sono stati destinati a Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia. L’importo stanziato è di 70 milioni per il 2020 e di 20 milioni per ciascuna delle due annualità 2021 e 2022. Il riparto è stato effettuato sulla base dei danni riconosciuti dalle istruttorie regionali.

Il Piemonte ha rilevato 12,122 milioni di euro di danni, ma purtroppo le risorse stanziate non saranno sufficienti a coprire l’80% dei danni come prevede la normativa al riguardo. Al Piemonte andranno 6,797 milioni di euro, di cui 4,325 milioni nel 2020 e 1,236 milioni per ciascuna delle annualità 2021 e 2022. La Regione, in base alle disposizioni che verranno definite dal Ministero dovrà attivare le procedure per il ristoro delle imprese: Confagricoltura chiede che si proceda subito, anticipando le risorse a livello regionale, a una completa liquidazione dei danni.

L’intera vicenda dell’emergenza cimice asiatica – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – ha evidenziato le criticità dell’attuale sistema di indennizzi: Confagricoltura ritiene che sia ormai indifferibile e urgente la revisione del quadro normativo in materia e per questo chiediamo alla Regione e al Governo di intervenire per individuare un meccanismo che consenta un completo ristoro dei danni subiti dalle imprese agricole”.

Confagricoltura Piemonte ricorda che il Programma Nazionale di Lotta Biologica 2020 per il controllo della cimice asiatica ha previsto lanci di lotti dell’insetto antagonista del parassita, la “Trissolcus japonicus” (vespa samurai). “Nell’estate scorsa, in alcuni siti campione del territorio piemontese – chiarisce Ercole Zuccaro direttore di Confagricoltura Piemonte  – sono stati effettuati i lanci e i primi effetti sulle coltivazioni si potranno osservare il prossimo anno, quando l’insetto si sarà riprodotto in modo tale da poter contenere la popolazione della cimice. La lotta biologica può contribuire, seppur in tempi non rapidi, all’effettiva soluzione del problema e per questo invitiamo gli agricoltori a sostenere queste pratiche di difesa, nell’interesse della qualità delle produzioni e della tutela dell’ambiente”.

 

A Torino arriva #sabatosalvacibo

#SabatoSalvacibo. Con questa parola d’ordine si annuncia una iniziativa di estensione senza precedenti delle attività di recupero delle eccedenze di ortofrutta e di redistribuzione locale a fine mercato nella Città di Torino.

Da sabato 14 novembre per i successivi tre sabati molte delle realtà solidali cittadine hanno deciso di unire le forze per una mobilitazione straordinaria di recupero e redistribuzione dell’ortofrutta. Uno sforzo per contrastare l’avanzare della crisi alimentare che in parallelo alla pandemia sta mettendo a dura prova migliaia di famiglie torinesi. E contemporaneamente l’estensione di una buona pratica ecologica di economia circolare.

Per l’occasione Eco dalle Città, Eufemia, Food Pride, RePoPP, Rete Ong, Arci Torino, Coordinamento CCT, FiVA Confcommercio di Torino e Circolo Gramsci in collaborazione con l’Assessorato all’Ambiente della Città di Torino, il Tavolo di Progettazione Civica e Coldiretti convergono nella iniziativa che già vede “prenotati” 15 mercati cittadini per una azione concreta di contrasto alla povertà e dall’alto valore ambientale.

Dalle ore 15 (orario di chiusura delle attività di vendita nei mercati) tutto quello che verrà raccolto dalle “pettorine rosse” con il recupero dell’invenduto o grazie alle piccole donazioni degli ambulanti verrà distribuito a chiunque si presenti. Massima attenzione verrà data al rispetto delle regole per contrastare la diffusione del virus.

I mercati cittadini nei quali verrà svolta l’attività sono quelli di Borgo Campidoglio, Borgo Vittoria, Corso Brunelleschi, Corso Chieti/Belgio, Corso Cincinnato, Piazza Foroni, Porta Palazzo, Via Porpora, Corso Palestro, Corso Racconigi, Piazza Santa Giulia, Corso Spezia, S. Rita/ Sebastopoli, Corso Taranto, Onorato Vigliani e altri se ne aggiungeranno nelle prossime ore.

“Grazie al supporto dei volontari la città riesce sempre ad essere in prima linea per raggiungere chi ne ha bisogno – ha esordito Alberto Unia, assessore all’Ambiente del Comune di Torino-. Sprecate il cibo è sempre spiacevole, e se può essere utile recuperarlo per chi ne ha bisogno in un momento così difficile è nostro dovere farlo”.

“Per il primo ‘sabatosalvacibo’ – continua Paolo Hutter, presidente dell’Associazione Eco dalle Città – è già previsto il recupero in 15 mercati. È un record: non risulta che sia mai stato fatto in una città, né in Italia né altrove. Noi faremo lavorare tutti i collaboratori Ecomori e Sentinelle di Eco dalle Città. Con la collaborazione di altri volontari si possono raggiungere altri mercati oltre i 15 e con l’aiuto degli ambulanti si possono raccogliere quantità apprezzabili. Le persone del quartiere vengano senza problemi a condividere l’ortofrutta recuperata, spargano la voce. Questa è anche una azione ecologica”.

Alla chiamata hanno risposto anche gli ambulanti dei mercati della Città di Torino. “In questa fase di nuova crescita del contagio – dice Alessandro Munari, segretario torinese della Federazione Italiana Venditori Ambulanti – le differenze sociali sono destinate ad aumentare e non fanno eccezione, purtroppo, numerosi cittadini che frequentano solitamente i nostri mercati. Fiva ha quindi deciso di aderire e di supportare il progetto di recupero di generi ortofrutticoli, ancora commestibili ma non più vendibili, che invece di essere buttati saranno distribuiti gratuitamente a chi ne ha bisogno. Lanciamo – conclude Munari – un appello per sensibilizzare gli operatori di ortofrutta che lavorano nei mercati perché possano contribuire mettendo da parte i prodotti non più vendibili, consegnandoli agli attivisti e volontari, che indosseranno pettorine rosse e saranno forniti di DPI e guanti”.

“L’emergenza non ci ferma – sottolinea Giulia Farfoglia vice presidente dell’Associazione Eufemia – come sempre siamo in prima linea per ridurre la povertà alimentare in città. Continuiamo con il progetto Food Pride, con il recupero e la distribuzione invenduto nei mercati. Aderiamo all’iniziativa convinti che unire le forze in questo nuovo periodo di emergenza sanitaria sia necessario per avere un impatto capillare sul territorio, raggiungere più famiglie e continuare a sensibilizzare sui temi della lotta agli sprechi e il diritto di accesso al cibo per tutte e tutti”.

L’iniziativa si svolgerà rispettando tutte le misure contenute all’interno dei provvedimenti del Governo volti a contrastare la diffusione del virus. Tutto il cibo recuperato e che non sarà distribuito in loco verrà consegnato dalla Carovana Salvacibo ad enti che ne hanno fatto richiesta. Per informazioni e contatti torinosalvacibo@gmail.com

Auto trasformata in centrale di spaccio e le dosi sembravano caramelle

 Per ingannare i carabinieri durante i controlli anti – Covid

A Moncalieri, invece, i carabinieri della Stazione di Trofarello, durante i servizi e controlli anti-Covid, hanno notato lo strano comportamento di alcune persone a bordo di due auto parcheggiate vicine. In una c’è un uomo e una donna e nell’altra un giovane.
La donna ha cercato di consegnare qualcosa al conducente dell’altra macchina ma alla vista dei carabinieri ha ritirato la mano. I militari sono intervenuti e hanno recuperato la dose di cocaina ancora nel palmo della mano della donna. La perquisizione ha permesso di trovare in una borsetta 20 dosi di cocaina, che sembravano caramelle, pronte per lo spaccio. A casa della coppia, i carabinieri hanno trovato 350 gr di droga, tra cocaina (150 grammi) e hashish (200 grammi.), 400 euro e tutto il kit per il confezionamento dello stupefacente. 100 dosi erano già state preparate per essere vendute.
Le dosi sembravano caramelle per ingannare i carabinieri durante i controlli.
I due spacciatori sono stati arrestati e la loro auto è stata sequestrata.

Lettera aperta sulle speranze di Spina 3

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata ai Gruppi consiliari di Palazzo Civico

QUINDICI ANNI SULLA SPINA LETTERA APERTA SULLE SPERANZE DI SPINA 3
Il nostro Comitato spontaneo opera da 15 anni nel quartiere di Spina 3 per migliorarne la
vivibilità attraverso la partecipazione attiva dei cittadini.
Nel dicembre del 2004, nel nostro primo volantino, intitolato “no a quartieri-dormitorio,
servizi per i cittadini” scrivevamo che l’impegno collettivo era indispensabile affinché gli
abitanti del quartiere in costruzione avessero a disposizione fin da subito nuovi servizi
pubblici, aggiuntivi rispetto a quelli esistenti, che erano già carenti. Ed esprimevamo il
timore che, come nel passato a Torino, nascesse un tipo di quartiere poco vivibile
collettivamente, che doveva attendere anni per avere le necessarie strutture sociali.
Per questo oggi, quando sui giornali, si comincia a parlare di candidati a Sindaco nelle
elezioni comunali del prossimo anno, intendiamo come Comitato, che ha fatto sempre
della sua autonoma da Partiti e Istituzioni una propria impostazione, “portarci avanti col
lavoro” sul tema dei programmi, ricordando a tutti i bisogni sociali del nostro territorio e la
necessità della politica di sentire le esigenze dei cittadini.

1) CONVIVONO EDIFICI PUBBLICI ABBANDONATI E NECESSITA’ DI “CASE DI
QUARTIERE”
Come Comitato Dora Spina Tre abbiamo fin da subito ritenuto indispensabile il riutilizzo
degli edifici dismessi, risparmiati dall’abbattimento delle ex fabbriche, proponendo che
almeno uno di essi fosse destinato a luogo pubblico di aggregazione e di cultura.
Per questo il nostro Comitato aveva raccolto nel 2010 centinaia di firme su una petizione al
Comune per una biblioteca / centro d’aggregazione di quartiere.
Alcuni di questi edifici abbandonati dalle proprietà ed ora pubblici sono stati nel frattempo
messi in vendita per importi irrisori e non sappiamo se siano pervenute offerte di acquisto
e se il Comune abbia apposto nei contratti di vendita dei, seppur minimi, vincoli sociali a
tutela degli interessi pubblici.

2)EX SUPERGA: UNA VICENDA DEPRIMENTE
L’ex Superga di via Verolengo era destinata alla creazione di un Poliambulatorio
sanitario di zona, che avrebbe dovuto nascere nel 2004. L’edificio era stato infine
restituito dall’ASL al Comune, dopo anni di promesse d’inizio dei lavori.
Nella discussione in Consiglio comunale del settembre 2018 sull’ex Superga era stato
aggiunto alla delibera di vendita, anche per la pressione del nostro Comitato, l’impegno a
destinare almeno il 10% dei posti della futuribile residenza per anziani a persone
“fragili socio-economicamente”, segnalate dai Servizi sociali. L’ultima possibilità per
riequilibrare minimamente una vicenda in cui le Pubbliche Istituzioni hanno tradito le
attese dei cittadini e lo stesso spirito della variante urbanistica con cui si concesse alla
Superga il cambio di destinazione d’uso dell’area: i privati hanno realizzato il loro
guadagno con la realizzazione di residenze, e i cittadini sono rimasti senza Poliambulatorio.

EX PARACCHI: INTANTO CADE A PEZZI
Anche per l’ex Paracchi di via Pessinetto angolo via Pianezza risulta, tra le vincolanti
prescrizioni ministeriali che autorizzano la vendita dell’edificio, che “dovrà essere garantita,
particolarmente in occasioni finalizzate alla conoscenza del territorio, la pubblica
fruizione del bene”. Ciò che riteniamo voglia sancire che una parte dell’edificio, non
solamente in occasione delle, supponiamo, rare visite culturali, debba essere destinata a
fini sociali di quartiere.
Per ex Superga e Paracchi è indispensabile che le Istituzioni informino la popolazione
dell’evolversi delle vicende.

TANTE POSSIBILITA’ PER EDIFICI DI FABBRICA
Anche altri edifici pubblici sono ancora in attesa di utilizzi coerenti con le necessità di Spina
3: il cosiddetto orto concluso di via Nole (attualmente impegnato da attività di
giardinaggio, simpatiche ma lontane dalle vere esigenze del quartiere), l’ex casa del
direttore e il deposito di biciclette Michelin di corso Umbria, il già lavatoio di corso Brin, …
Una “casa di quartiere” realizzata in uno o più di questi edifici potrebbe essere il volano
per la presenza in Spina 3 di avvenimenti culturali e di aggregazione di qualità dei cittadini.
Ricordando che nel Parco Dora non è stato nemmeno localizzato uno dei 22 progetti estivi
dei “punti verdi” 2020, magari sotto quell’ex capannone di strippaggio che è sito di un
grandissimo concerto annuale di musica impattante e di ricorrenti spot pubblicitari che non
hanno attinenza con le necessità dei residenti.

BUCHI NERI IN SPINA 3
In un quartiere abitato ormai da 15 anni esistono ancora, in prossimità di alcuni
comprensori abitativi, aree abbandonate in stato di degrado e in attesa di destinazione,
per le quali il nostro Comitato aveva richiesto nel gennaio 2018 l’emissione di ordinanze
nei confronti dei proprietari per la loro manutenzione e pulizia e i cittadini sono in attesa di
utilizzo coerente, con relativa informazione pubblica.

 

Le più grandi sono quella tra le vie Borgaro, Verolengo e la parte di comprensorio abitativo
Vitali già realizzata, e quella nel Basso San Donato, accanto a Spina 3, in parte di proprietà
delle Ferrovie dello Stato. E ancora il terreno, di pubblica proprietà lungo corso Umbria alle
spalle delle sedi della Polizia municipale e dei Carabinieri, che era stato promesso
dall’Amministrazione a verde pubblico.

2) UN PARCO DORA PIU’ VERDE E TRANQUILLO
Lieti che anche l’ultimo lotto del Parco sia in fase di realizzazione lungo corso Mortara
(suppur ricordando che l’intera opera era da concludersi entro il 2011 per il 150enario
della Nazione) ricordiamo che non abbiamo mai avuto riscontri concreti sulla proposta,
emersa nel 2016 dal nostro “concorso pubblico d’idee per il Parco”, di piantarvi almeno un
piccolo boschetto: qualche albero abbastanza grande da far ombra e rompere un po’ la
disposizione a filari delle tante piante (positivamente) messe a dimora (quelle del lotto
Michelin anche con riferimento alle richieste di più verde nel Parco da parte del nostro
Comitato). E contrastare l’eccessivo (a nostro parere) cemento deposto in un’area, definita
“parco”, dove gli alberi e l’erba dovrebbero essere del tutto predominanti.
Inoltre resta ancora da installare una nuova recinzione dell’area giochi-bimbi del lotto
Michelin del Parco, richiesta dal nostro Comitato per impedire l’accesso di cani non
governati dai propri accompagnatori.

UN AGORA’ PER IL RELAX
Aspettiamo la realizzazione del progetto Iron Valley, che dovrebbe supplire alla
sconcertante iniziale mancanza di ricordi tangibili nel Parco Dora e in Spina 3
dell’importante storia del mondo del lavoro nelle fabbriche ivi dismesse, sul lungo Dora
torinese. Progetto di Iron Valley in cui il Comune ha voluto collocare l’idea del nostro
Comitato di una piccola piazza pubblica, un’agorà frequentabile da tutti. Un luogo di
verde naturale immerso nella tranquillità, che possa avere una valenza culturale, ricreativa
e di riposo psico-fisico e dove sia anche possibile leggere, riflettere e dedicarsi del tempo
in modo piacevole, un punto verde disponibile per ospitare iniziative non rumorose dei
cittadini (ecologiche, culturali e del tempo libero), liberate da ogni influenza di carattere
commerciale. Così la proponevamo nel 2018 e siamo curiosi di vedere come la nostra
precisa proposta sarà realizzata.

UN CONCERTO DA TRASLOCARE
Parlando di rumore, pur con alcuni tentativi di suo abbattimento effettuati da parte degli
organizzatori, abbiamo sempre ritenuto necessario che un evento come il Kappa
Futurfestival, per il tipo di musica e la grande presenza di spettatori, non possa
ovviamente svolgersi così in prossimità delle residenze. E non abbiamo mai ricevuto
risposta alla nostra richiesta di pubblicare sul sito della Città i dati delle rilevazioni
acustiche dell’ultimo concerto effettuato, nel luglio 2019.

3) LE BONIFICHE INTERESSANO ANCORA A QUALCUNO?
Sembrerebbe che sia prevalentemente il nostro Comitato a sollecitare l’applicazione della
delibera del Consiglio comunale del 30 gennaio 2012, che ha impegnato il Sindaco e la
Giunta “a realizzare almeno una volta ogni sei mesi nuove analisi sull’inquinamento
delle acque superficiali e delle falde acquifere del Parco Dora / Spina 3 ed a pubblicarne
tempestivamente i risultati sul sito web della città”.
Siamo ben a conoscenza che il problema dell’inquinamento residuo si pone a una decina di
metri nel sottosuolo, ma continuiamo ad essere perplessi che non paia destare grandi
preoccupazioni istituzionali il fatto che, a venti anni dall’abbandono delle fabbriche, i valori
di cromo esavalente che continuano a permanere nella falda acquifera sotto il lotto Vitali
del Parco (dove c’erano i laminatoi delle Ferriere) siano oggi appena poco meno della
metà dei picchi riscontrati inizialmente, cioè ancora 40 volte quanto previsto dai limiti di
legge.
Anzi, pare si debba ancora trovare la sorgente dell’inquinamento.
Cose che (solamente al nostro Comitato?) sembrerebbero consigliare un ripensamento
sull’efficacia del metodo di bonifica finora adottato ed una maggiore e continua attenzione
delle Istituzioni per verificarne costantemente i risultati.

4) UNA STAZIONE SPARITA SOTTO TERRA
L’abbattimento nel 2011 della stazione Dora di superficie, insensibile la Città alle istanze
dei cittadini che la volevano conservare (e utilizzare come ricordo storico vivo) per il suo
importante valore storico (forse superiore a quelle che altri edifici la Soprintendenza alle
Belle Arti ha posto in Città sotto vincolo), ha procurato il lascito dell’attuale grandissima
rotonda di piazza Baldissera, spesso ingolfata dal traffico. Un gruppo di Comitati di
quartiere, tra cui il nostro, aveva richiesto nel 2016 l’impegno dell’Amministrazione
comunale ad ascoltare le critiche e le proposte de cittadini per i disagi del nodo dei
trasporti che è stato creato.
Una nuova stazione Dora era stata predisposta in sotterranea, lungo il passante
ferroviario, e il suo allestimento ed arredo pareva dipendesse da risorse comunali. Ma le
tracce della fermata Dora del Sistema Ferroviario metropolitano, molto utile per la zona di
Spina 3 e dintorni, si sono perse nella nebbia.

5) LA SCUOLA DI SPINA 3: UNA FORESTA IN MEZZO AL QUARTIERE
Il previsto asilo nido / scuola materna di Spina 3, l’unico servizio pubblico previsto dal
progetto iniziale, da realizzare entro il 2009, e’ ancora una sogno. Concretamente è oggi
una piccola foresta che occupa l’area destinata alla scuola nel comprensorio Vitali.
Nel frattempo, dal 2004 sono arrivati in Spina 3 più di 12.000 residenti, con una presenza
superiore alla media cittadina di famiglie con bambini piccoli (che sono più di un migliaio
sotto i 5 anni di età). Dal 2007 i 120 bambini dell’asilo e della materna di Spina 3 sono
ospitati in una sede “provvisoria” nell’ammezzato di una delle case ATC di via Orvieto
1, sede che è palesemente insufficiente.
E’ da notare che nel 2012 il tunnel di corso Mortara è stato realizzato con gli oneri di
urbanizzazione versati dai costruttori del comprensorio abitativo Vitali, risorse che
dovevano servire per la costruzione della nuova scuola. Gli stessi costruttori hanno
(finora?) rinunciato a realizzare le altre case previste lungo via Verolengo, lasciando al loro
posto il grandissimo terreno abbandonato sul lato nord-ovest di Spina 3, uno di quelli per
cui il nostro Comitato aveva chiesto al Comune l’emissione di ordinanze per situazioni di
pericolo o di degrado di aree private che i proprietari non mantengono in modo adeguato.

6) L’UFFICIO POSTALE SI ALLONTANA DAL QUARTIERE
Varie iniziative hanno richiesto in questi ultimi anni l’apertura di sportelli di Poste Italiane
all’interno di Spina 3, ampiamente giustificata dal grande numero di nuovi residenti. Anche
il nostro Comitato ha raccolto nel 2019 centinaia di firme su una petizione on line e
cartacea. Incuranti delle necessità dei cittadini ma interessate solamente a tagliare le
proprie spese, Poste Italiane hanno chiuso anche l’ufficio di via Ascoli,
immediatamente a nord di Spina 3, e sui vari versanti del quartiere gli uffici postali sono
oggi lontani e inadeguati. Il Comune di Torino ha affermato lo scorso anno che si stava
occupando della questione ma finora non sono giunti ragguagli dei risultati di questo
impegno.

7) IN DIFFICOLTA’ ANCHE I PRIVATI?
Anche alcune strutture sanitarie private, che nella nostra opinione, sono utili ma
subordinate al ruolo di quelle che deve predisporre la mano pubblica, stanno scomparendo
in Spina 3 e dintorni, come il presidio fisioterapico Don Gnocchi presso l’Envipark, il
poliambulatorio medico di via Masserano, il negozio sanitario-ortopedico di via Livorno e la
parafarmacia.

Mentre non è ancora ripresa completamente l’attività commerciale nella galleria della
SNOS di corso Mortara.

8) SPINA 3 HA UN GRANDE FUTURO DA COSTRUIRE CON LA PARTECIPAZIONE
ATTIVA DEI RESIDENTI
La nostra opinione è sempre stata che Spina 3 ha una sua buona vivibilità, un grande
numero di servizi commerciali e grandi potenzialità ma non riesca a decollare, sia per
errori iniziali (l’assenza di progettazione di nuove strutture sociali), sia per la poca
attenzione che le è stata dedicata dalle Amministrazioni comunali e circoscrizionali che si
sono avvicendate.

Il binomio esclusivo residenze – supermercati ha risolto una parte delle necessità
della vita ma ha lasciato un’indubitabile carenza di servizi pubblici di prossimità. Servizi
pubblici sanitari e assistenziali accanto alle residenze, che anche e soprattutto oggi, in una
fase di emergenza sanitaria, sarebbero quanto mai utili.
Ed anche centri di aggregazione culturale che valorizzino il quartiere e rafforzino il
senso di appartenenza. Inoltre più luoghi ombreggiati e tranquilli nel Parco, che
migliorino la qualità dell’aria e diano riparo al sole dell’estate a chi non ha possibilità di
uscire spesso dalla Città.
Rivolgiamo perciò la presente lettera a chiunque si predisponga a raccogliere le opinioni
dei cittadini, a costruire programmi da realizzare nelle Istituzioni e si candidi al governo
della Città sulla base di impegni concreti da realizzare effettivamente con la
partecipazione, attiva e indipendente dalle Istituzioni, dei cittadini.
La rivolgiamo anche ai residenti che condividono le istanze che nei 15 anni di vita del
nostro Comitato abbiamo sostenuto, affinché, in tempi che speriamo presto migliori,
partecipino con continuità alle nostre riunioni ed iniziative.

COMITATO DORA SPINA TRE
comitatodoraspina3@tiscali.it
www.comitatodoraspina3.it

(foto GH Marius)