PER DONARE SEQUENZIATORE GENETICO ALL’ OSPEDALE AMEDEO DI SAVOIA
Sette Ordini Professionali torinesi scendono in campo contro il Covid-19. Per la prima volta architetti, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, geometri, ingegneri e notai si coalizzano e lanciano un’iniziativa congiunta: una raccolta fondi per donare all’ospedale Amedeo di Savoia di Torino un macchinario all’avanguardia e sofisticato di cui ha bisogno. Si tratta di un “sequenziatore genetico”, fondamentale per combattere l’epidemia in corso, destinato al Laboratorio di Farmacologia Clinica annesso alla Clinica di Malattie Infettive dell’Università di Torino.

Come ha spiegato il Prof. Giovanni Di Perri, Direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Amedeo di Savoia, l’ apparecchio permette di leggere il DNA dei microrganismi e dell’uomo. È uno strumento strategico nella lotta al Covid-19, in particolare nella gestione delle seconde infezioni da SARS CoV-2 perché permette di capire se si ha a che fare con un virus geneticamente diverso oppure se esistono nei pazienti condizioni genetiche predisponenti a una seconda infezione. Inoltre, la disponibilità di un simile sequenziatore ci darà in seguito la possibilità di studiare altre malattie infettive.
“Fare un dono alla città e alla comunità intera – afferma il Presidente del Consiglio Notarile di Torino, Maurizio Gallo-Orsi, promotore dell’iniziativa – è inevitabilmente qualcosa che fa sentire uniti, in un momento in cui ce n’è tanto bisogno”.
Le offerte potranno essere fatte sul conto corrente della Banca del Piemonte intestato al Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Torino e Pinerolo, IBAN IT45 F030 4801 0000 0000 0094 695.
Bruzolo (Torino) Riavvolgiamo di un anno e una manciata di giorni il nastro del tempo. Era il primo dicembre 2019, quando, sotto una pioggia battente, si tagliava il nastro nel vecchio mulino ottocentesco di Bruzolo, Bassa Valsusa, riportandolo ufficialmente a nuova vita con il nome di “Mulino Valsusa”. L’obiettivo era quello di rilanciare, sotto l’aspetto agricolo e ambientale, l’intera Valle, coinvolgendo i contadini nel tornare a coltivare zone abbandonate da anni, garantendo loro prezzi giusti nella vendita del grano e supportandoli economicamente nella spesa della semina come nella raccolta. L’etica, il suo imprescindibile diktat. Ciò che ne ha fatto “un progetto forte, sano e buono – afferma orgogliosamente Massimiliano Spigolon, ideatore e anima dell’iniziativa – in grado di superare anche un anno come quello che sta per concludersi stravolto dalla pandemia”. Parole confermate dalle cifre. Se alla partenza, infatti, gli agricoltori coinvolti erano 14, adesso, a distanza di un anno, sono saliti a 30. Più del doppio. Parallelamente si è passati da 12 ettari coltivati, molti con antiche varietà recuperate, a 35 ettari. Altro importante successo di un progetto “basato sulle buone pratiche agricole” riguarda poi il prodotto finale. Le farine valsusine prodotte dal Mulino e destinate alla Valle sono infatti finite in una ventina fra ristoranti, rifugi e agriturismi, oltre che in una ventina e più di negozi, da Sestriere a Pianezza.
progetto “Gustinsieme”. Dice ancora Spigolon: “Dopo aver lavorato per creare una filiera agricola e risvegliare un comparto della Valle, abbiamo valutato fosse giusto lavorare a una filiera di trasformazione”. In pratica, mettere insieme una squadra di artigiani d’eccellenza per la creazione di prodotti “cento per cento Valsusa”, creati con le farine del Mulino e realizzati da artigiani valsusini. Un’altra idea che non riguarda solamente gli interessi di un’unica realtà, ma cerca di supportare diversi attori del territorio, proprio in questo periodo dove la crisi si fa maggiormente sentire.

