ilTorinese

Uomo aggredito in strada, i carabinieri arrestano due persone

In Via Scarlatti, nel quartiere Barriera Milano, i carabinieri hanno arrestato due rumeni di 27 e 32 anni per lesioni personali aggravate.

I due al culmine di una lite nata per futili motivi con un pakistano, accusato di aver urtato in fase di parcheggio la vettura di un loro conoscente, lo hanno colpito con calci e pugni al volto, che gli hanno procurato la frattura del setto nasale. Il pronto intervento dei carabinieri della Stazione di Torino Barriera Milano, allertati da alcuni passanti, ha permesso di bloccare i due aggressori e di evitare peggiori e più gravi conseguenze alla vittima.

Impediscono il controllo bloccando la porta con una spranga di ferro

I fatti accaduti scorso in zona Centro

E’ quasi l’una di notte quando un residente segnala al 112 NUE musica alta e schiamazzi provenire dall’interno di un esercizio commerciale. Agli agenti del commissariato Centro giunti sul posto il locale si presenta chiuso dall’esterno, fatta eccezione per una flebile luce che fa capolino dalle imposte nella parte superiore. Gli operatori bussano ripetutamente alla porta dell’attività, al fine di attirare l’attenzione dei presenti, ma solo dopo alcuni minuti la musica, udibile anche dall’esterno, cessa. Una voce maschile dall’interno del locale domanda chi abbia bussato, i poliziotti si qualificano. L’interlocutore nega loro l’accesso, nonostante le ripetute intimazioni ad agevolare l’accesso nel locale. La voce continua a proferire frasi di dissenso. Nel frattempo si distingue chiaramente il rumore metallico prodotto da una spranga in ferro che qualcuno all’interno sta utilizzando per bloccare la porta ed il trambusto riconducibile a persone che cercano di allontanarsi. Personale del commissariato si affaccia allora da un cancello chiuso, attiguo al locale, dal quale si intravedevano due soggetti uscire da una porta secondaria. Gli agenti, fatto accesso al vicino condominio, entrano nel cortile e bloccano i due individui. Uno di questi, cittadino italiano di 39 anni, viene riconosciuto come “la voce” che poco prima aveva impedito l’accesso. Una volta all’interno dell’esercizio, i poliziotti appurano l’effettivo bloccaggio della porta, al fine di ritardare il più possibile il loro ingresso e permettere contestualmente un rapido allontanamento delle persone presenti, come suggerito dai numerosi bicchieri contenenti rimanenze di bevande alcoliche e il rinvenimento di alcuni effetti personali abbandonati degli avventori.

Il trentanovenne è stato denunciato per resistenza a P.U.

Pari! La felicità in una pillola

Sabato 20 marzo 2021 Ore 18 – Pagina facebook della biblioteca Arduino

Sabato 20 marzo sarà la giornata internazionale della felicità, e a Moncalieri si festeggia in rosa. Alle 18 la biblioteca civica Arduino propone sulla sua pagina facebook @bibliomonc la prima di due pillole video di Sara D’Amario e François-Xavier Frantz dedicate al tema della parità di genere. Il video si intitola “Pari!” e si propone di divulgare in modo serio e divertente allo stesso tempo “la possibilità, la necessità, l’urgenza di superare le discriminazioni di genere”, come spiegano i due artisti moncalieresi che hanno curato il progetto, una delle tante azioni realizzate sul tema dall’Assessorato alla Cultura e alle Pari Opportunità di Moncalieri.
Il racconto tocca numerosi aspetti generali e della vita quotidiana in cui la parità tra i due sessi è evidente, ma in cui spesso deve essere ribadita per contrastare vecchie abitudini mentali e di comportamento ancora radicate in molte persone. Il video è vivace e ludico nel ritmo, nei colori, nel montaggio. “Per veicolare il messaggio, Sara e Xavier hanno anche utilizzato molti dei quadri della Collezione Permanente d’Arte della Biblioteca di Moncalieri – spiega soddisfatta l’assessore alle Pari Opportunità Laura Pompeo – valorizzandoli e avvalendosi del loro potere evocativo al servizio dell’obiettivo: stimolare la riflessione sulla parità di genere e educare al rispetto”.
Il secondo appuntamento della minirassegna è in calendario per giovedì 25, giorno della nascita di Tina Anselmi, con una pillola dedicata alla sua figura.

Avetta (Pd): “Quali investimenti per le strade del Canavese?”

Alberto Avetta (Pd): “Variante del Ponte Preti, variante alla SP 460 Lombardore-Front, Peduncolo di Ivrea, Traforo di Monte Navale, Ponte Ribes, nodo di Borgofranco e nodo idraulico di Ivrea: questi gli interventi infrastrutturali indispensabili per il rilancio del Canavese.”

 

“Più di vent’anni fa, era il febbraio del 2000, vennero individuate le strade da trasferire alle Regioni e agli Enti locali. Finalmente con il DPCM del 21 novembre del 2019, il ministero delle Infastrutture e dei Trasporti ha avviato il trasferimento. Essendo prossimo il passaggio formale ad ANAS di tali tratte stradali, è importante che durante la discussione del bilancio regionale 2021 si affronti il tema: questi interventi infrastrutturali sono indispensabili per il rilancio industriale, economico e sociale del Canavese”. Lo afferma il Consigliere regionale Alberto AVETTA (Pd), che ha presentato un’Interpellanza relativa al trasferimento della rete stradale alla Regione Piemonte e ad Anas. “In particolare segnalo l’importanza della variante alla SP 460 Lombardore-Front per lo sviluppo dell’area dello stampaggio a caldo in alto canavese (opera in attesa di finanziamento, il progetto è affidato alla Città Metropolitana che attende dalla Regione le risorse per aggiornare il progetto definitivo); la Variante del “Ponte Preti” (opera finanziata dal Ministero Trasporti nel 2019 e in fase di progettazione a cura della Città Metropolitana di Torino); il Peduncolo di Ivrea, collegamento tra la SS 26 e la SP 228, e Traforo di Monte Navale (entrambe in attesa di finanziamento); il Ponte Ribes, ricostruzione e adeguamento sulla SP 565 (in attesa di finanziamento); il nodo di Borgofranco (movimenti franosi sulla SS 26) e gestione nodo idraulico di Ivrea (in attesa di finanziamento). Pertanto, ho voluto sollecitare la Regione Piemonte per sapere a che punto è il confronto con Anas e Città Metropolitana di Torino per la futura gestione delle varianti e degli altri interventi infrastrutturali ancora in fase di progettazione, e soprattutto quante risorse si prevede di stanziare in sede di bilancio. E’ bene che la Regione tratti con ANAS le migliori condizioni coinvolgendo fin da subito i sindaci canavesani”.

Gli infermieri: “Ospedali piemontesi al collasso”

La denuncia del sindacato Nursind / “Nelle centrali operative gli interventi hanno superato ormai di gran lunga quelli massimi previsti contemporaneamente, nei pronto soccorso la situazione di sovraffollamento sta diventando ingestibile e la trasformazione dei reparti per recuperare posti letto covid è in costante evoluzione.

Mentre si continua a parlare di vaccini, Infermieri e operatori sanitari nuovamente sotto assedio. Situazione di grande emergenza che sembra ormai diventata ordinaria con conseguenze incalcolabili sui servizi e sugli operatori che ormai sono spremuti da circa un anno”.  Così interviene Francesco Coppolella segretario  regionale Nursind.

“Spostati e rispostati da un reparto o da un servizio all’ altro. Lo stato di diritto è nuovamente saltato in nome dell’emergenza, le ore e i giorni di lavoro consecutivi di lavoro si moltiplicano e le condizioni peggiorano e se non si vedrà la luce a breve potremmo alzare bandiera bianca. E’ questo il messaggio che sembrano lanciare i colleghi. La disponibiltà sembra essersi esaurita nonostante il grande spirito di sacrificio mostrato sino ad ora. Come è successo più volte , nonostante le assunzioni fatte che ancora una volta non sono stati sufficienti, molte aziende corrono quando si supera il limite con un immissione di risorse che si muove lentamente o addirittura è difficile trovare. Stiamo dando il più ampio contributo anche nel tracciamento e nei punti vaccinali oltre che negli ospedali ma occhio perché c è un limite a tutto” dichiara Coppolella.

“Auspichiamo e confidiamo che finisca presto e che non si ripresenti più una simile condizione perché sarebbe impossibile da affrontare un altra volta.

Adesso auspichiamo in una vera e reale accelerazione della campagna vaccinale che nei prossimi mesi, usciti da questa condizione, possa permetterci di non ricadere in questo incubo.

Anche su questo aspetto, noi infermieri daremo il nostro contributo, certo quando la pressione si allenterà. Il Governo pare abbia ascoltato la nostra proposta di allentare il vincolo di esclusività permettendo agli infermieri del servizio sanitario di somministrare i vaccini al di fuori dell’orario di lavoro. Gli infermieri saranno determinanti anche in questo dimostrando di essere la principale risorsa utilizzata nella lotta al covid”.

 

3 febbraio 1959, il tragico martedì in cui “morì la musica”

Il 3 febbraio 1959, per chi ama il rock, equivale a un ricordo scuro, duro, a una data tragica: è “il giorno in cui la musica morì”.  In un incidente aereo, poco dopo la mezzanotte, morirono Buddy Holly, Ritchie Valens e “Big Bopper” Richardson.

La storia racconta che, terminato un concerto a Clear Lake nello stato americano dello Iowa, giunti a metà del “Winter Dance Party Tour” – la fulminea tournée di 24 date in tre settimane – questi ragazzi, stanchi e infreddoliti, su suggerimento di Buddy Holly decisero di affittare un piccolo aereo da turismo che li avrebbe trasportati a Fargo nel Dakota del Nord, non distante da Moorhead ,nel Minnesota, dove si sarebbe tenuta la successiva esibizione.

L’autobus sul quale erano soliti viaggiare aveva  l’impianto di riscaldamento fuori uso e la sola idea di farsi più di cinquecento al freddo metteva i brividi in corpo. Contattarono all’aeroclub locale il Dwyer Flying Service e affittarono l’unico aereo disponibile, un piccolo Beechcraft Bonanza da quattro posti, compreso quello per il pilota. Quest’ultimo, Roger Peterson, di anni ne aveva ventuno e non molta esperienza di volo. I tre posti per i passeggeri erano riservati allo stesso Holly e a due membri della sua band. Ma le cose andarono diversamente. “Big Bopper” chiese a Waylon Jennings, uno dei musicisti, di barattare il proprio posto con la scusa di un’influenza che lo stava tormentando. Jennings accettò di buon grado ma gli rimase per sempre il rimorso della battuta scherzosa che accompagnò con una risata: “che possiate schiantarvi al suolo con quel trabiccolo”. Anche Ritchie Valens si ritrovò a bordo per un capriccio del destino: non avendo mai viaggiato su un aereo da turismo chiese di potersi giocare il posto con l’altro musicista, Tommy Allsup. La decisione fu presa a testa o croce, lanciando in aria una monetina da 50 cent. Buddy Holly, che all’epoca aveva solo ventidue anni, aveva pubblicato tre album ed era ormai una star del rock’n’roll dopo aver lavorato in radio e in televisione con i The Crickets, la sua band. Ritchie Valens di anni ne aveva appena diciassettenne e la canzone che aveva da poco inciso ( La Bamba) era destinata a un successo clamoroso che la sorte gli impedì di conoscere e godere. Coi suoi ventinove anni il più vecchio fra i tre era J.P. “The Big Bopper” Richardson, autore di brani celebri come Chantilly Lake, destinato a entrare nella colonna sonora di American Graffiti del 1973. Era da poco passata la mezzanotte quando i tre musicisti raggiunsero l’aereo e al momento decollo, quasi all’una, nevicava fitto e in quell’inferno bianco era praticamente impossibile orientarsi a vista. Peterson si affidò alla strumentazione di bordo pur non avendo mai conseguito la certificazione necessaria per volare esclusivamente in quel modo. Pochi minuti dopo il decollo l’aereo si schiantò al suolo in un campo di grano. Nell’incidente persero tutti la vita. La mattina dopo i corpi di Buddy Holly e Ritchie Valens furono trovati a pochi metri dall’aereo mentre Big Bopper e il pilota furono sbalzati più lontano. Nel ’70 il testo della canzone American Pie di Don McLean rese l’idea della tragedia che si era consumata in una notte d’inverno del 1959: “Non ricordo se ho pianto/quando ho letto della sua sposa rimasta vedova/ma qualcosa mi ha toccato nel profondo/il giorno che la musica è morta”. “Muore giovane chi è caro agli dei”: così il greco Menandro scriveva attorno al 350 a.C. per tentare di dare senso a un dolore troppo grande. La morte prematura li consegnò al mito e la loro musica, soprattutto quella di Buddy Holly, influenzò per decenni il rock, dalle band semisconosciute fino ai Beatles e ai Rolling Stones. Oltre all’immortale  musicaci restano i tre memoriali eretti in loro onore, opera dell’artista Ken Paquette. Uno si trova a otto chilometri da Clear Lake e rappresenta una steel guitar accanto a tre loro dischi. Un altro è alla Riverside Ballroom di Green Lake, nel Wisconsin, dove i tre si erano esibiti due sere prima della sciagura. L’ultimo, dedicato al giovane pilota, venne inaugurato sul logo dello schianto nel cinquantesimo anniversario della sciagura.

Marco Travaglini

Sempre i soliti da trent’anni

No… non ci posso credere, il Prof Mario Calderini candidato per centro sinistra e pentastellati a Torino.  Persona degnissima,  sia ben chiaro. Come un riflesso condizionato si pensa subito al Prof Francesco Profumo e Mercedes Bresso. Fu lei nel volerlo a Presidente FinPiemonte,  poi il centro sinistra scelse Fabrizio Gatti. Ma questa è un’ altra storia,  e che storia,  precisamente una storiaccia. Non è da meno Chiaretta Appendino. Molto alternativa quando chiedeva i voti ai centri sociali e no Tav , lei pur sempre figlia della buona borghesia torinese.

Quando è toccato a lei non ha avuto dubbi: riconferma di Francesco Profumo alla presidenza di Fondazione San Paolo. Presidente lo fu Sergio Chiamparino,  e questa è una storia almeno parallela. Sempre i soliti da trent’anni? Francamente il sospetto viene.  Unica che , almeno a Torino,  vorrebbe una alleanza al primo turno tra PD e cinquestelle e Chiaretta. Indubbiamente,  prima o poi Enrico Letta dovrà occuparsene. Avanti coi carri e Irene Tinagli vice segretaria. Grande amica di Calenda ma soprattutto grande professoressa a livello Mondiale e laurea a pieni voti alla Bocconi. Stupendo il suo libro: la grande ignoranza. Dall’ uomo qualunque al Ministero qualunque. L’ ascesa del’ incompetenza e il declino dell’ Italia,  ottima sintesi per un ottimo programma politico. La vedo dura per Giggino ( Di Maio )  e i suoi sodali. E non finisce qui.  Anna Rossomando alla segreteria nazionale responsabile Giustizia.
Lei che ha sempre bollato la legge Bonafede sulla prescrizione come una boiata pazzesca. E poi quell’ abbraccio tra Letta e Bersani la dice lunga. Entrambi letteralmente fregati dal Toscanaccio (Renzi) al quale non rimane altro che viaggiare in Arabia. Molto generosi nei gettoni di presenza nei loro cda.  Mizzica, e 15 giorni fa chi avrebbe immaginato tutto ciò?
Poi finalmente è arrivata la conferma.  Da mesi Nicola Zingaretti era insofferente. Precisamente i beni informati suggeriscono che il primo a parlare a Enrico Letta sia stato proprio il nostro Nicola Nazionale. Martucci e Del Rio non demordono rimanendo al loro posto. Tengono il punto , ma prima o poi dovranno scegliere se continuare nel fare resistenza passiva o voler rimanere nel giro.
Ad oggi, non mi pare che Enrico Letta sia propenso alla seconda soluzione. Se non cambia la legge elettorale,  e difficilmente cambierà, sarà Letta nel decidere i candidati e dunque i probabili eletti. Se son rose fioriranno. Intanto,  per ora si vedono più affinità tra Draghi e Letta che tra Draghi e Salvini. A Matteo Salvini non  rimane che la sterile polemica con Letta definito professorino di Parigi. Totale pochezza. Ma in fondo il Capitano ( Salvini ) fa tenerezza,  molto ma molto in fondo,  s’ intende. Ha endemicamente bisogno della polemica come linfa vitale del suo vivere. Ma Giorgetti lo rabbonisce. Boni, state boni. Concludendo si vedrà. Una cosa è certa: chi ha pensato a Enrico Letta ha fatto,  ad oggi, la cosa giusta per  rafforzare Draghi e qualche difficoltà nel centro destra esiste. Unica contenta è la Meloni che continua nell’urlacchiare. Ma, almeno per ora, non fa testo.

Patrizio Tosetto

La giornata per le vittime del Covid evoca una sconfitta

Nessuno avrebbe  mai pensato nel 1917 di dedicare una giornata alla rotta di  Caporetto . I nostri nonni attesero Vittorio Veneto nel 1918 per festeggiare la Vittoria del 4 novembre.

In questa Italia  “scombinata“, come la definiva Salvemini, tutto è diventato possibile, anche le assurdità più incredibili. Ricordare nel pieno della pandemia con centomila mila vittime e una media di 500 morti al giorno con una giornata dedicata alle  Vittime del Covid con particolare riferimento a quelle  di  un anno fa con gli effetti macabri e terribili dei camion  carichi di morti a Bergamo appare una vera e propria follia . Un disastro di questo genere , tutt’altro che finito , andrebbe dimenticato dalla retorica occasionale  , perché si è conficcato in modo  indelebile nelle nostre vite e nelle nostri menti nei nostri ricordi più sconvolgenti .” Non urlate“ più scriveva disperato Ungaretti, rivolgendosi a chi esaltava ,alzando la voce,  le giornate della guerra civile perché i morti vanno rispettati con il silenzio e ,aggiungo io, con la preghiera dei credenti . Basta giornate in ricordo di tragedie . I giorni disponibili sono solo 365 e sono quasi tutti occupati dalle giornate più strampalate. Questa nuova giornata del 18 marzo che evoca il disastro del COVID e’ una scelta sbagliata . Servirà a ricordare , ad imperitura memoria , il presidente Conte , il ministro Speranza , il presidente lombardo e il suo tragicomico  assessore . Ogni 18 marzo  ricordero ‘ questi nomi  infausti per la storia italiana e per la nostra vita che è uscita stravolta dal vedere quei camion pieni di morti. Noi abbiamo bisogno di guardare avanti, non sopportiamo più discorsi commemorativi, abbiamo necessità di luce e di vita , non di chiacchiere più o meno paludate che creano terrore , depressione , addirittura altri morti che non hanno più la forza di vivere così.
scrivere a quaglieni@gmail.com

Borgata Lesna dimenticata. Non solo dalla politica ma anche da Gtt

È sempre il solito annoso problema.Vengono prese decisioni importanti dalla politica cittadina e dalla GTT senza conoscere il territorio ma soprattutto senza coinvolgere le persone che lo abitano.

Entro il 2023 Borgata Lesna,un piccolo territorio di Torino nella circoscrizione 3 composto da 11 vie interne più quelle che determinano i confini,abitato da 10 Mila abitanti, perderà il capolinea del tram 15 creando un disagio di proporzioni enormi ai suoi cittadini.Andiamo con ordine con una piccola cronistoria:nel maggio del 2020 GTT firma un contratto con Hitachi Raul ed acquista,con contributi governativi,70 nuovi tram dotati di pianale ribassato, ultra moderni,bellissimi,capienti ma lunghi 28 metri!
A partire dal 2023, quando entrerà in funzione il nuovo piano del trasporto pubblico varato dalla giunta comunale, cambierà il capolinea del tram 15,quindi non ci sarà più l’attuale  in via Brissogne ed  il tragitto della linea verrà accorciato con conclusione all’ospedale Martini, in via Tofane  Questo perché l’attuale terminal non permette l’attestamento di due mezzi del nuovo tipo, prodotto da Hitachi che accodati sarebbero troppo lunghi.
Le domande immediate sono: perché si prendono queste decisioni senza coinvolgere il territorio cittadino che usufruisce quotidianamente del tram linea 15 con tutte le fasce d’età possibili ed immaginabili? perché la politica si sveglia in ritardo a cose già fatte senza informare i “suoi elettori” buoni e consultabili solo quando bisogna andare in cabina elettorale?
La Borgata non si arrende!lasciata sola a “combattere questa battaglia”ed essendo abituata a subire questo genere di soprusi siamo certi che farà valere le sue ragioni in campagna elettorale:l’autunno caldo è già cominciato!

Vincenzo Grassano

 

Il bollettino Covid di giovedì 18 marzo

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16.00

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 2357nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 387dopo test antigenico), pari al 8,9 % dei 26.369 tamponi eseguiti, di cui 14.783 antigenici. Dei 2357 nuovi casi, gli asintomatici sono 807 (34,2%).

I casi sono così ripartiti: 349 screening, 1.295 contatti di caso, 713 con indagine in corso; per ambito: 33 RSA/Strutture Socio-Assistenziali, 189 scolastico, 2.135 popolazione generale  

Il totale dei casi positivi diventa quindi 286.054 così suddivisi su base provinciale: 23.760 Alessandria, 13.928 Asti, 9.250 Biella, 39.573 Cuneo, 22.166 Novara, 152.446 Torino, 10.712 Vercelli, 10.687 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.314 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 2.218 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 315 ( uguale a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 3.279 (-2 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 28.566

I tamponi diagnostici finora processati sono 3.418.805 (+26.369rispetto a ieri), di cui 1.277.138 risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 9.811

Sono 45 i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 5verificatosi oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di 9.811 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 1.451 Alessandria, 615 Asti, 392 Biella, 1.175 Cuneo, 809 Novara, 4.512 Torino, 442 Vercelli, 329 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 86 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

244.083 PAZIENTI GUARITI

I pazienti guariti sono complessivamente 244.083 (+1546 rispetto a ieri) così suddivisi su base provinciale: 20.901 Alessandria, 12.377 Asti, 8.214 Biella, 33.207 Cuneo, 18.988 Novara, 129.070Torino, 8.945 Vercelli, 9.338 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.175extraregione e 1.868 in fase di definizione.