Che vittoria ragazzi! Abbiamo vinto il campionato europeo, alla presenza di Mattarella, il più INSIGNE personaggio politico italiano.
Merito per primo dell’allenatore, che ha fatto alcuni tiri MANCINI agli avversari, mettendogli i BASTONI fra le ruote.
Grande regista JORGINHO, un siciliano di nobile lignaggio, figlio di don Salvatore e di DONNA RUMMA.
Merito del medico dietista, che ha raccomandato cene a base di formaggi Galbani e LOCATELLI, poi a letto a leggere un libro (VERRATTI si è letto tutto il romanzo Guerra e pace del grande scrittore russo Leone TOLOI).
Merito del medico, che ha vaccinato tutti con una SIRIGU di Pfizer.
Merito dei giocatori tutti, anche di quelli che sembravano un po’ ACERBI, ma sono stati all’altezza (non ha giocato RASPADORI, figlio DI LORENZO e di Maria).
Fra l’altro alcuni erano anche bella presenza, BONUCCI e BELOTTI.
Ma uno meglio di tutti, il portiere, che è EMERSON dal gruppo, meritandosi il premio di miglior giocatore assoluto dei campionati!
Fra gli episodi da ricordare la scena del portiere inglese, che dopo l’ultimo rigore subito è rimasto IMMOBILE in mezzo alla porta. Per consolarlo, CASTROVILLI gli ha detto “Non c’è rosa senza SPINAZZOLA” (peccato che era uscito qualche giorno prima in BARELLA…).
Il pubblico inglese ha perso la flemma, e si è scatenato bestemmiando un CRISTANTI dopo l’altro
Per implorare il perdono divino, BERARDI ha acceso un cero in CHIESA nel monastero dei seguaci di San Bernardo, i BERNARDESCHI.
All’uscita dello stadio, tafferugli indegni fra gruppi di Ciellini scontratisi con un gruppo di CHIELLINI.
Che bello il rientro in Italia: per tutti un bel mazzo di FLORENZI, perché hanno vinto con pieno MERET.
PS Gli inglesi alla premiazione hanno fatto una PESSINA figura levandosi stizziti la medaglia dal collo; l’allenatore ha dato l’esempio dimostrandosi un gran figlio di KANE…
Gianluigi De Marchi – demarketing2008@libero.it


Fu il suo esordio davanti alle telecamere. Inventandosi quel ruolo resosi necessario all’ultimo momento. Su Rai tre. Il programma era ”Svalutation”. Erano i tempi di Telekabul, di Angelo Guglielmi e del Gruppo 63 a viale Mazzini, di Sandro Curzi al telegiornale. Quella Rai tre. La rete più a sinistra della sinistra. Faceva un pò il verso a Felice Andreasi, il più icastico e esilarante dei comici torinesi del cabaret e del nostrano avanspettacolo, poco conosciuto dal grande pubblico, ma famigliare a chi della torinesità, porta il marchio di fabbrica. E divenne un famoso di nicchia nazionalpopolare. Astigiano di nascita e torinese di adozione, ha fatto del Piemonte e in particolare di Torino, il metacommento del mondo più vasto. Una lente di ingrandimento dei vizi e delle virtù dell’uomo contemporaneo, antieroe del quotidiano, comico spaventato guerriero, così l’avrebbe definito Stefano Benni. Nacque nella città di Vittorio Alfieri nel 1937 e lavorò in Rai per trent’anni, da programmista duro e puro. Così ”fortissimamente volle ”. Film e telefilm portano la sua firma, a nostra insaputa. Con il racconto-documento ” Il Postino spara sempre due volte ” (edizioni La Stampa, 2008, pagg. 193 euro 7,90) da vero e proprio sociologo della devianza, scartabellando le cronache giornalistiche e facendo finta di non sapere come va a finire, scopre i fatti man mano che accadono e un pó come il Peter Falk-Tenente Colombo della nostra adolescenza, per induzione e estrazione, ci porta a scoprire l’intreccio e le dinamiche, di un fatto di cronaca nera di rilevanza nazionale, avvenuto nel 1996: il tentativo di furto del secolo alle Poste di Torino. Il poliedrico Bruno Gambarotta, ha scritto per La Stampa, per anni, per la rubrica ” Storie di città” sul supplemento ” Torino Sette”, collaborando per l’ inserto ”Tutto Libri”, sempre dell’ammiraglia torinese. Per l’editrice di via Marenco, dalla sua prolifica penna, sono nati 700 racconti, raccolti in quattro volumi e tre spettacoli. Ha esordito nella narrativa nel 1977, per i tipi della Mondadori, con il romanzo ”La nipote scomoda”, scritto a quattro mani con Massimo Felisatti. La città di Torino e i torinesi sono la fonte costante delle sue narrazioni, un pó come Parigi per Georges Simenon. Si possono ricordare tra gli altri per Garzanti ”Torino lungodora Napoli” (1995) da cui è stato tratto il film ”Libero Burro” con Sergio Castellitto e ”Tutte le scuse sono buone per morire ”. In occasione della Fiera del Libro del 2006 è uscito ” Il codice gianduiotto” Morganti editori. La risposta italiana al Codice da Vinci. Nel 2007 per Ambaradan ha dato alle stampe ”Giallo polenta” scritto a quattro mani, modello Fruttero-Lucentini, con Renzo Capelletto. Nella recente trasmissione televisiva ‘Viaggio nella Grande Bellezza’ intervistato dal giornalista Cesare Bocci, narra della distilleria Carpano, della ricetta del ‘bicerin’, bomba iperglicemica ad uso e consumo della nobiltà sabaudo risorgimentale, nonché dei nostri coevi abitanti postmoderni. Ci racconta delle radici savoiarde dell’espressione linguistico gergale «fare una figura da cioccolatai» figura retorica al cacao, sovente descrittiva della nostra penisola. Il tutto ripreso in Galleria Subalpina. Il salotto buono taurinense. Visionare per sapere. In open source.