ilTorinese

Alessio Torzi e la scommessa vinta

Credere nell’arte contemporanea significa investire nel futuro. È questa la visione che ha guidato Alessio Torzi nella creazione di Ad Maiora Art Showroom, uno spazio dedicato alla promozione di nuovi linguaggi artistici e alla valorizzazione della creatività.
Lo showroom ospita mostre temporanee e tematiche, con allestimenti dinamici che spaziano dalle sculture alle arti digitali. Aperto a collettivi, fotografi e artisti emergenti, Ad Maiora si propone come punto d’incontro tra innovazione, design e cultura contemporanea.
Un progetto che unisce qualità espositiva e opportunità per collezionisti e appassionati, trasformando ogni mostra in un’esperienza immersiva. Una scommessa ambiziosa, oggi diventata una realtà concreta.

Enzo Grassano

Il Segretario di Stato USA Marco Rubio è originario del Monferrato?

Ha suscitato attenzione anche in Piemonte la notizia secondo cui il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio avrebbe indicato la presenza di antenati provenienti dal Monferrato, con un possibile collegamento alla città di Casale Monferrato.

Il diplomatico statunitense, conosciuto per le sue origini cubane e per il ruolo centrale ricoperto nella politica internazionale americana, avrebbe quindi anche radici riconducibili al territorio alessandrino. L’indiscrezione ha iniziato a circolare sui media nei mesi successivi alla sua designazione alla guida del Dipartimento di Stato, avvenuta nel gennaio 2025, suscitando curiosità tra istituzioni e cittadini.

Dalle informazioni emerse, la storia familiare di Rubio potrebbe comprendere discendenze piemontesi, ampliando così il profilo genealogico del politico, finora legato soprattutto alla vicenda migratoria della sua famiglia tra Cuba e Stati Uniti. L’eventuale legame con il territorio monferrino richiama il fenomeno dell’emigrazione italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, periodo in cui numerosi piemontesi lasciarono la propria terra contribuendo alla formazione di comunità italiane oltreoceano.

La notizia ha generato sorpresa anche a livello locale. Il sindaco della città casalese ha manifestato interesse per questa possibile connessione familiare, evidenziando come scoperte di questo tipo rafforzino il valore storico del territorio e mantengano vivo il ricordo delle comunità piemontesi emigrate nel mondo.

Oltre all’aspetto genealogico, l’episodio rappresenta anche un’opportunità di visibilità per il Monferrato, territorio apprezzato per il patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico. Il presunto legame con una figura di primo piano della diplomazia internazionale conferma inoltre quanto le radici italiane siano diffuse a livello globale e quanto i territori piemontesi abbiano contribuito ai grandi movimenti migratori della storia.

Ivrea, 138 feriti nella prima giornata di battaglia delle arance

/

Il Carnevale di Ivrea ha inaugurato il suo programma della “Tre giorni di battaglie delle arance” con la proclamazione e l’affaccio dal balcone del Municipio della Vezzosa Mugnaia, avvenuto la sera del 14 febbraio scorso. La Mugnaia, di nome Violetta, impersona la donna che, secondo la leggenda, avrebbe dato il via alla rivolta popolare oggi rievocata con la nota battaglia delle arance. Quest’anno la Vezzosa Mugnaia è la trentatreenne Valentina Campesato in Mantovani.
La prima giornata della battaglia delle arance si è svolta nel pomeriggio di domenica 15 febbraio e ha segnato un bilancio più che positivo legato al pubblico pagante. Si sono registrati 22 mila spettatori, con biglietti al costo di 15 euro e un aumento di 1000 accessi rispetto allo scorso anno. Lo spettacolo è stato animato da 10.100 aranceri, suddivisi in 9 squadre a piedi e 51 equipaggi su carri tirati da pariglie e quadriglie, che hanno iniziato a sfidarsi a colpi d’arance per le strade di Ivrea.
La stima delle arance che verranno utilizzate per l’intero Carnevale di Ivrea ammonta a 8.500 quintali. Nella giornata di domenica 15 febbraio si è tenuta la sfilata del corteo storico, con a capo il Generale Mario Livio Gusta e la Mugnaia, Valentina Campesato, arricchita dalla partecipazione di otto gruppi provenienti dall’Italia e dall’estero. La prima tappa dello storico Carnevale ha riguardato il giuramento di fedeltà del Magnifico Podestà in piazza Castello che, accompagnato dal suo seguito, dagli Alfieri, dai Pifferi, dai Tamburi, dai Credendari, ha gettato dietro di sé la pietra tratta dal Castellazzo, come simbolo di rifiuto di ogni forma di tirannia. L’accesso alla battaglie delle arance nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 sarà gratuito. Purtroppo sono stati più di un centinaio i feriti, prontamente soccorsi, della prima giornata di battaglia delle arance.

Mara Martellotta

Scanderebech (Fi): il Comune aderisca alla rottamazione delle cartelle

 DEFINIZIONE AGEVOLATA PER I TRIBUTI TARI, IMU E MULTE
 
 
La Capogruppo di Forza Italia Federica SCANDEREBECH insieme all’ex Consigliere Comunale Commercialista Raffaele PETRARULO hanno oggi chiesto con fermezza davanti al Municipio che il Comune aderisca immediatamente alla rottamazione delle cartelle comunali.
 
La Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale, Federica SCANDEREBECH e Raffaele PETRARULO premettono:
«La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto, per i Comuni, la possibilità di aderire alla definizione agevolata dei tributi locali come IMU, TARI e MULTE al fine di sanare i debiti relativi, con l’abbattimento di sanzioni e interessi. Si tratta di una misura che offre agli enti locali uno strumento concreto di gestione attiva dei residui e, allo stesso tempo, ai contribuenti una possibilità reale di regolarizzazione senza l’aggravio delle sanzioni e degli interessi maturati nel tempo».
 
SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO proseguono: «La nostra mozione presentata sul tema in Consiglio comunale, tre settimane fa, è stata sospesa in aula con l’impegno, da parte dell’Amministrazione, di convocare in tempi rapidi una Commissione urgente per approfondire modalità e criteri di adesione alla definizione agevolata dei tributi locali. Nel corso della discussione, l’Assessora aveva inoltre assunto l’impegno di avviare un approfondimento tecnico, incaricando gli uffici di predisporre un quadro dettagliato sui ruoli iscritti a Soris, sui residui ancora presenti nei bilanci – in particolare quelli più datati – e sull’impatto sul Fondo crediti di dubbia esigibilità».
 
Aggiungono SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO: «La scelta che l’Amministrazione è chiamata a compiere è molto chiara: aderire alla rottamazione e tentare di recuperare almeno una parte dei crediti che alimentano in modo consistente il Fondo crediti di dubbia esigibilità, oppure continuare a incrementare un fondo che fotografa l’esistenza di somme che, così come sono attualmente, non sono “esigibili”. A distanza di tre settimane però, non risulta ancora alcuna convocazione, mentre la scadenza per l’adesione è ormai prossima».
 
Continuano SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO: «Parliamo di famiglie che hanno accumulato debiti non per scelta, ma a causa di reali difficoltà economiche, spesso aggravate durante il periodo pandemico. La definizione agevolata rappresenta uno strumento di equità e buon senso: consente di chiudere pendenze pregresse ristabilendo certezza nei rapporti tra Comune e contribuente».
 
SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO concludono: «Forza Italia chiede che si dia immediata attuazione agli impegni assunti in aula e che venga convocata la Commissione consiliare promessa. Ogni giorno di ritardo riduce il margine operativo dell’ente e rischia di far sfumare un’opportunità concreta. È una scelta che incide direttamente sulla solidità del bilancio e sulla vita di molte famiglie e che consentirebbe di ristabilire una rapporto di fiducia tra cittadini e Amministrazione: o si decide di recuperare risorse reali, migliorando la capacità di riscossione e dando una chance a chi vuole mettersi in regola, oppure si sceglie di lasciare immobilizzate nei bilanci somme che con ogni probabilità resteranno inesigibili».

Il Mercoledì delle Ceneri

Con il Mercoledì delle Ceneri, la cui data è variabile, inizia la Quaresima, un periodo di penitenza e redenzione in attesa della Santa Pasqua.
Si tratta di una giornata di digiuno ed astinenza dalle carni, che segna l’inizio del lungo cammino penitenziale, quasi un deserto, che ci condurrà all’ambita meta: Pasqua.
Il Mercoledì delle Ceneri pone fine al Carnevale, il cui nome deriva da latino
carnem levare, ossia eliminare la carne, in riferimento al banchetto che si teneva il Martedì grasso. Le origini del Carnevale sono antichissime, già gli egizi celebravano la Dea Iside, in onore della quale si esibivano gruppi mascherati, mentre nelle Dionisiache greche e nei Saturnali romani lo scherzo e il divertimento erano all’ordine del giorno e venivano sciolte le formalità che solitamente contraddistinguevano e governavano la vita sociale. In occasione di quelle festività il caos sostituiva l’ordine e si lasciava spazio al divertimento e al rinnovamento simbolico.
Il giovedì di apertura del Carnevale ed il martedì successivo di chiusura si definiscono “grasso” perché si festeggia e si mangiano cibi grassi in vista del periodo di magro della Quaresima.
La celebrazione delle Ceneri nasce dall’esigenza di una pubblica penitenza dei fedeli, i quali sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.
In questa giornata il sacerdote impone ai credenti le ceneri, ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente.
Fino al Concilio Vaticano II la frase pronunciata era: “
ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai”. Dopo il Concilio è stata modificata nel modo seguente: “convertitevi e credete al Vangelo”. Questo per sottolineare i due aspetti della Quaresima: quello penitenziale e quello di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.
La cenere con cui ci si cosparge il capo oggi, ricorre spesso nella Bibbia ed indica la fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore ed un segno di pentimento.
Nelle Chiese cattoliche di Rito ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri e la Quaresima inizia la domenica immediatamente successiva; il Carnevale termina quindi con il Sabato grasso.
L’imposizione delle ceneri avviene il lunedì seguente ed il giorno di digiuno e astinenza è posticipato al primo venerdì di Quaresima.
Siccome il capo del Rito ambrosiano è l’arcivescovo di Milano, la tradizione fa risalire questa differenza di giorni al fatto che Sant’Ambrogio, nel IV secolo d.C., essendo impegnato in un pellegrinaggio, tornò in città più tardi.
In antichità la cerimonia prevedeva l’imposizione delle ceneri sul capo del Papa per mano del cardinale protovescovo, si teneva nella Basilica di Sant’Anastasia al Palatino ed era seguita dalla processione penitenziale, che saliva fino alla prima stazione quaresimale della Basilica di Santa Sabina all’Aventino. Qui i pontefici celebravano la S. Messa e pronunciavano la loro omelia. Questa tradizione, interrotta nel Settecento, è stata ripresa da Papa Giovanni XXXIII nel 1962.
I riti oggi prendono il via dalla Chiesa benedettina di Sant’Anselmo.
In molte parti d’Italia, dopo la S. Messa delle Ceneri, si purificava con il fuoco la grattugia per prepararsi alla penitenza seguendo un’antica usanza pagana: in questo modo ci si preparava infatti all’assoluto divieto di mangiare carne e tutti quegli alimenti di derivazione animale come formaggio e latte. La grattugia, una volta purificata, era pronta per passarvi il pane raffermo che, sfarinato, costituiva la base principale per la preparazione dell’unico condimento consentito nel periodo quaresimale. Il pangrattato, fritto in olio di oliva, lo si mescolava con acciughe salate, soffritte a parte.
Negli anni passati, in un recipiente si seminavano grano, orzo e lenticchie, che tenuti in penombra ed annaffiati regolarmente, germogliavano prendendo un colore giallastro; da qui il nome di piante vergini, che significa non contaminate dalla luce. Il Giovedì Santo venivano portate in chiesa e posizionate sull’altare.
Un’altra usanza è quella di preparare un fantoccio di stoffa con i caratteri di una donna anziana, unito ad una patata nella quale sono infilzate sette penne di gallina vecchia che non fa più uova.
Il burattino viene posizionato all’esterno delle abitazioni e ogni venerdì di Quaresima una penna viene estratta e bruciata. Il Venerdì Santo la vecchietta viene arsa con l’ultima penna rimasta conficcata nella patata. Quest’usanza è legata ai simboli della morte e della non prolificità.
Secondo un proverbio, se il giorno delle Ceneri il tempo è bello, l’inverno è terminato, se piove il freddo proseguirà.

ANDREA CARNINO

Il libro della giungla a teatro

Teatro Concordia

Domenica 22 febbraio, ore 16

 

 

Il linguaggio del teatro danza e del teatro di narrazione nello spettacolo tratto dai racconti di Kipling

 

 

Il piccolo Mowgli, trovato da un branco di lupi, impara a vivere nella giungla e rispettarne le leggi. I suoi mentori, Baloo l’orso e Bagheera la pantera, lo conducono attraverso le insidie e i pericoli che un cucciolo d’uomo deve affrontare nella foresta tropicale.

Lo spettacolo è tratto dai racconti de Il libro della giungla del premio Nobel per la letteratura Rudyard Kipling, un’opera narrativa di formazione dove emergono valori universali di rispetto dell’altro e di relazione con le leggi della natura. La compagnia Fantateatro mette in scena questo capolavoro attraverso i linguaggi del teatrodanza e del teatro di narrazione. Abili ballerini danno vita agli animali danzando su musiche eseguite dal vivo, mentre un narratore racconta la storia, aiutato da piccole riproduzioni dei protagonisti. A rendere lo spettacolo ancora più speciale sono i costumi creati da Federico Zuntini: spettacolari teste scolpite nel polistirolo che trasformano gli interpreti negli abitanti della giungla.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Domenica 22 febbraio 2026, ore 16

Il libro della giungla

Favole a Merenda

Da Rudyard Kipling

Adattamento e regia di Sandra Bertuzzi

Allestimento scenografico di Federico Zuntini

Musiche eseguite dal vivo da Marco Zanotti (percussioni)

Costumi Atelier Fantateatro

Produzione Fantateatro

Dai 3 anni

Biglietti: adulto 10 euro, bambino 7 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Chieri, sala gremita per il bestseller ‘Sveglia!” di Pietro Senaldi

A dialogare con il Condirettore di Libero anche Luca Pantanella di ‘FMPI’ e Maurizio Scandurra de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’.

Si è tenuta venerdì 13 febbraio scorso alle ore 21.00 presso la Sala Conferenze della ‘Biblioteca Civica’ di Chieri, nel Torinese, la presentazione dell’ultimo bestseller “Sveglia!” di Pietro Senaldi, Condirettore del quotidiano ‘Libero’ e apprezzato saggista, scritto a quattro mani con Giorgio Merli ed edito da ‘Marsilio’.

A introdurre i lavori innanzi a un pubblico ampio e partecipativo, il commercialista Roberto Pezzini, Presidente del locale Comitato Centro Storico, che ha poi dato la parola a Maurizio Scandurra, giornalista radiotelevisivo nonché opinionista del programma ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’ e a Luca Pantanella, Vice Presidente Nazionale di ‘FMPI – Federazione Medie e Piccole Imprese’.

Economia, politica, ambiente, Europa, tutti temi d’attualità stringente passati al setaccio con onestà intellettuale e dovizia di argomentazioni da Pietro Senaldi, anche ricorrente opinionista tv nei maggiori talk-show generalisti, e riletti secondo il criterio verità-bugia con cui, nel corso del libro, ha contribuito, dati alla mano, a sfatare miti ricorrenti.

Sala gremita, che ha visto la partecipazione, in prima fila, anche dell’imprenditore edile Rosario Tuccio, vittima di un’interdittiva antimafia ingiusta annullata e dichiarata infondata dal Tar della Lombardia, a testimonianza di un caso di buona giustizia risoltosi felicemente, sul fil rouge invece di un commento generale di disappunto dei relatori alle infelici parole del Procuratore Capo di Napoli Nicola Gratteri rivolte nei giorni scorsi ai cittadini italiani che voteranno ‘SI’ al prossimo referendum sulla Giustizia.

Al termine dell’incontro-dibattito pubblico, Pietro Senaldi si è concesso ai presenti con l’umiltà e la cortesia che da sempre lo contraddistinguono, tra firmacopie e selfie presso lo stand della Libreria Mondadori Centro Storico che ha organizzato e promosso l’evento.

Ferramenta e Casalinghi, è tempo di “Expo Machieraldo 2026”

L’atteso evento di riferimento di settore protagonista sabato 21 e domenica 22 Febbraio presso l’area espositiva “Malpensa Fiere” di Busto Arsizio (Va).

Nuova partenza d’anno col botto per la ‘Machieraldo Gustavo Spa’, dal 1910 azienda leader in Italia nel settore ferramenta, casalinghi e sicurezza.

Nata in Piemonte, a Cavaglià, ha conosciuto in oltre un secolo uno sviluppo crescente che ne ha fatto un’impresa fiorente e in continua espansione.

Torna infatti “Expo Machieraldo”, atteso evento di riferimento per quanti operano nel comparto, che quest’anno festeggia 9 candeline dal suo debutto. Una kermesse che ha visto sfilare i migliori marchi legati alla grande distribuzione e al commercio al dettaglio per tutto quanto concerne il mondo dei beni e prodotti di largo consumo tanto per casa, bottega, ufficio o impresa.

Una rassegna che, per l’edizione in corso pronta ad andare in scena i prossimi 21 e 22 febbraio, conta di richiamare su invito un pubblico specializzato ancora più ampio pronto a scoprire tutte le novità che attendono quanti operano in ambito professionale in tale contesto.

Grande attenzione, come sempre, da parte del Board ‘Machieraldo Spa’ in termini di attenzione, accoglienza e stimolo ai partecipanti, con promotion benefit dedicati a sorpresa per quanti si tufferanno a piè pari in una full immersion di un intero weekend riservato, per l’appunto, a ferramenta, casalinghi, sicurezza e dintorni.

Per l’occasione, un parterre di ospiti speciali individuati fra nomi di punta e volti noti legati ad attualità, cronaca e showbusiness.

Tra essi, ospite d’eccezione sarà Diletta Leotta, Ambassador ospite di ‘Upower’, figura amatissima dal grande pubblico. Mentre il giorno prima, a precederla, sarà un trio di giornalisti e anchorman d’attacco dell’informazione italiana: Giuseppe Cruciani, ideatore e altrettanto iconico conduttore e voce de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’, il programma radiofonico e podcast più seguiti d’Italia. Con lui anche Pietro Senaldi, Condirettore di ‘Libero’.

A moderarli entrambi, in un originale talk-show tra il serio e il faceto promosso in collaborazione con ‘Libreria Mondadori’ di Chieri (TO), Maurizio Scandurra, anch’egli opinionista radiotelevisivo dell’arena quotidiana in FM e in streaming firmata proprio da Cruciani: che presenterà al pubblico ‘Ipocriti!’, suo ultimo bestseller per ‘Cairo Editore’, con Senaldi pronto invece a raccontare ‘Sveglia!’, libro di altrettanto successo appena pubblicato sotto l’insegna di ‘Marsilio Editore’. Al termine dello show, i protagonisti saranno disponibili per foto e firmacopie con i presenti in sala.

“Expo Machieraldo 2026” è un evento prodotto da ‘Ma.Mu Marketing Multimediale Srl’, con la supervisione artistica e l’ottimizzazione di Sebastian Galimberti. Così Michele Raselli, Ceo di ‘Machieraldo Gustavo Spa”: “La nostra è una realtà che ha fatto delle relazioni dirette e dell’interazione spontanea il mood ricorrente alla base della propria crescita. La rassegna in oggetto costituisce al contempo un punto di partenza e un traguardo con cui ringraziare coloro che ci permettono, anno dopo anno, di continuare a fare il mestiere che amiamo. Crediamo fortemente nella sintesi famiglia, lavoro, coraggio e successo: l’equazione sempre verificata su cui poggia il nostro modo di essere e fare azienda. Siamo lieti di condividere il nostro successo con quanti ogni giorno ci consentono di scriverlo, secondo quelle linee guida di impegno, operosità e principio di redistribuzione della ricchezza che animano il nostro mondo dal Fondatore a oggi”.

Maggiori informazioni sul sito www.machieraldo.it.

Ritorna pian piano a camminare… l’“Anatra Zoppa”

Nello storico “Circolo” di Barriera di Milano, “Arci Torino” inaugurerà un nuovo “hub” tra welfare, cultura e sostenibilità

Calate le serrande nel 2020, dopo anni di onorata e solidale attività a supporto (sociale e culturale) della comunità locale, nella storica sede di via Courmayeur 5, sono alle battute finali i lavori di ristrutturazione del “nuovo” Circolo Arci “Anatra Zoppa”, uno dei luoghi simbolo della “Barriera di Milano”.anatra

Nato negli anni Settanta come scuola elementare, dal 1987 “Anatra Zoppa” (strano nome ispirato alla metafora politica “lame duck”, richiamante per l’appunto l’idea di “solidarietà”) è uno dei principali “Circoli Arci” di Torino,  costante punto di riferimento per il quartiere e per tutta la città, nonché presidio di cittadinanza attiva e sperimentazione culturale. Dopo la pandemia, l’Associazione si è tuttavia vista costretta a cedere il testimone al “Comitato Arci” cittadino che, dal 2020, ha trasferito in quella sede numerose attività di sostegno alla popolazione. L’edificio necessitava, in ogni caso, di importanti interventi di riqualificazione, di messa a norma e di potenziamento, alla luce delle nuove, previste funzionalità.

Spiega in proposito Daniele Mandarano, presidente di ‘Arci Torino’: “L’investimento è stato oneroso come non mai: abbiamo scelto il quartiere più popoloso, più giovane e al contempo più fragile della Città, perché crediamo che sia a Barriera che si può costruire un pezzo della Torino del futuro, transculturale, pubblica, innovativa e popolare. E perché questo avvenga quel territorio va vissuto, raccontato, presidiato, e questo è il nostro modo di farlo. Daremo nuovo corso a un circolo che ha fatto la storia della nostra Associazione, con inedite funzioni sociali e culturali. E’ un risultato possibile solo grazie al contributo delle 80mila persone che ogni anno si iscrivono all’‘Arci’ a Torino, tramite le nostre Associazioni. Così, il cantiere all’“Anatra Zoppa” – che ha ricevuto 230mila euro di contributi “PNRR” e 70mila euro di finanziamento grazie al “Piano inclusione sociale”,  mentre 350mila sono d’“investimento diretto” di “Arci Torino” – è oggi alle battute finali. “La ristrutturazione dell’edificio – ancora Mandarano – è stata pensata per potenziare le funzioni già svolte dallo snodo di ‘Torino Solidale’, con l’ampliamento e la riorganizzazione dello spazio di ‘distribuzione alimentare’ e la creazione di spazi per gli ‘sportelli di segretariato sociale, facilitazione digitale, ascolto psicologico e consulenza legale’.

Non solo. L’obiettivo, infatti, è ancora più ampio e ha guardato anche alla storica funzione culturale e sociale dell’“Anatra”: ovvero “creare un ‘hub aperto al quartiere’ dotato anche di un ‘ristorante sociale’, una ‘sala multifunzionale’ per spettacoli dal vivo e un ‘vasto ‘spazio aperto’”. Detto in soldoni, si parla di ben 800 metri quadrati di “spazi interni”, adibiti all’“Emporio” e al “Ristorante Sociale” e ad una Sala per “Spettacoli dal vivo”. Previsti anche 3mila metri quadrati di “area esterna”, con un “giardino biodiverso”, l’“arena spettacoli” e l’“orto di comunità”.

“Anima sociale” resta lo “Snodo Torino Solidale” (per la distribuzione dei beni di prima necessità, soprattutto alimentari), ma “Anima Zoppa” sarà anche la sede dell’“InformaGiovani Diffuso” del Quadrante Nord Est (Circoscrizioni 6 – 7), che porterà avanti “attività di sportello” e “organizzazione di incontri formativi” rivolti ai giovani.

A quando dunque la riapertura? Sottolineano i responsabili: Per prima cosa, nel mese di marzo, lo spazio tornerà ad ospitare le attività dello ‘Snodo di Torino Solidale’ e del progetto ‘fooding’. Sempre dal mese di marzo partiranno le attività previste dal Bando “Bella Storia” della Città di Torino, che porteranno all’‘Anatra’, nel prossimo biennio, laboratori di ‘film making’, ‘podcasting’, ‘eventi e corsi musicali’, ‘orientamento al volontariato’, percorsi sull’‘innovazione tecnologica’ ed un public program sui temi dell’‘attivismo giovanile’, il tutto con una particolare attenzione alla cifra transculturale del territorio”.

In primavera, inoltre, “Arci Torino” aprirà un percorso, una “call for ideas”, che si prevede porterà, per l’autunno del 2026, al coinvolgimento di uno o più enti nella gestione del “Circolo”.

g.m.

Nelle foto: Immagini del “cantiere” all’“Anatra Zoppa”

Sette donne, un secolo di storia e una ricetta segreta: Nino Haratischwili al Circolo dei Lettori

Nel pomeriggio di ieri, al Circolo dei Lettori, nell’ambito di Cioccolatò, si è tornati a parlare di L’ottava vita (per Brilka), il grande romanzo di Nino Haratischwilipubblicato in Italia nel 2020 da Marsilio.

Non una presentazione di un libro nuovo, dunque, ma una riproposizione fortemente voluta all’interno del programma del festival, perché L’ottava vita intreccia uno dei suoi fili narrativi più simbolici proprio al cioccolato: una ricetta segreta, tramandata di generazione in generazione, capace di racchiudere memoria, potere e destino. L’incontro è stato un’immersione nella scrittura, nella memoria e nella storia, un’occasione per ascoltare l’autrice raccontare la genesi del romanzo, il lavoro di ricerca, la costruzione dei personaggi e il rapporto con la propria lingua e il teatro.

L’ottava vita racconta la saga di una famiglia georgiana attraverso le vite di sette donne, generazione dopo generazione. Al centro della storia c’è un segreto prezioso: una ricetta per una cioccolata calda speciale, simbolo di resistenza, promessa di felicità nei momenti bui. La storia intreccia la dimensione intima dei personaggi con la Storia con la S maiuscola, mostrando come le vicende individuali siano legate ai grandi eventi della Georgia e della Russia nel Novecento.

Haratischwili ha raccontato in dialogo con Francesca Mancini come la scrittura sia nata da una necessità profonda. “Quando ho scritto il libro vivevo in Germania da circa sette anni e mi sono resa conto che conoscevo la storia del Novecento quasi esclusivamente dal punto di vista occidentale. È assurdo pensare che provassi più emozioni e conoscenze riguardo al nazismo e al fascismo rispetto a tutto ciò che era successo nella mia parte di mondo. Raccontarla era per me fondamentale. Mi rendevo conto anche che, parlando con i miei amici, con persone della mia età che avevano vissuto gli anni Novanta, loro raccontavano spesso esperienze molto belle, mentre io mi trovavo sempre in difficoltà a spiegare com’era stata la mia esperienza. Raccontandola, mi sono resa conto che non era possibile iniziare dalla fine: dovevo tornare all’inizio.”

Per l’autrice era anche importante dare voce alle donne, spesso invisibili nella narrazione storica. “Quando pensiamo alla guerra, pensiamo agli uomini, agli eroi, ai soldati. Le donne restano sullo sfondo, eppure anche loro hanno subito sofferenze enormi. Raccontare la storia dal punto di vista femminile era un atto necessario”.

La memoria è stata un tema centrale. Haratischwili ha spiegato come i traumi e i ricordi cambino nel tempo: “Anche quando si subisce un trauma, quel trauma può trasformarsi. Per questo ho scelto Brilka come narratrice: attraverso di lei avevo la possibilità di unire fatti e immaginazione. La memoria non è mai del tutto affidabile: cambia con il tempo e con il punto di vista di chi ricorda. La letteratura permette di percepire l’esperienza umana in modo più profondo delle statistiche: ci fa sentire i personaggi, ci fa vivere ciò che è successo, crea empatia”.

La scrittura del libro è stata un percorso di scoperta continua. Haratischwili ha parlato delle sue ricerche: letture di storia sociale, approfondimenti sullo stalinismo, viaggi in Russia, consultazioni di archivi e numerose interviste. “Non avevo un’immagine completa di tutto ciò che avrei scoperto — ha detto — e forse sarebbe stato spaventoso se l’avessi avuta. Ho imparato strada facendo, scoprendo sempre cose nuove”.

L’autrice ha riflettuto sul ruolo delle donne e sul patriarcato ancora presente: “Quando il libro è uscito, molti hanno sottolineato il fatto che raccontassi donne forti. All’inizio ero felice, orgogliosa, ma poi ho iniziato a chiedermi perché fosse necessario evidenziarlo. Perché dovrei sottolineare che le donne sono forti, come se normalmente fossero deboli? È come se avessi scritto di alieni. Sfortunatamente, nonostante il lavoro incredibile fatto da moltissime scrittrici, tutto questo viene ancora percepito come speciale. E invece dovrebbe essere normale”.

Haratischwili ha ricordato la nonna, donna forte e scienziata, come modello di forza femminile. “Lei diceva che l’uomo è la testa e la donna è il collo. E il collo può portare la testa dove vuole, semplicemente girandola. Io non voglio essere il collo di nessuno. Voglio fare le cose per me”. L’autrice ha sottolineato come ancora oggi ci sia molto lavoro da fare in una società patriarcale.

Haratischwili ha parlato anche del suo percorso artistico: cresciuta in Georgia, ha vissuto il primo periodo della sua adolescenza durante il periodo sovietico, un tempo di guerre civili, violenze e crisi economica. In quel contesto, teatro e letteratura l’hanno aiutata: “L’arte parla alle persone. Non impedisce che succedano cose terribili, ma dà significato alla vita e aiuta a capire ciò che sta succedendo intorno a noi”. Si è formata nel teatro, e una volta trasferitasi in Germania ha potuto dedicarsi sia al teatro sia alla scrittura. 

“La scrittura del romanzo è un lavoro molto solitario. È importante isolarsi, concentrarsi su quello che si sta facendo. Quando ho scritto questo libro, ci ho lavorato per quattro anni: per quattro anni mi sono dedicata completamente a quest’opera. Ed è stato anche difficile, perché rimanere da soli per così tanto tempo, è faticoso. Dopo quattro anni hai bisogno delle persone, del contatto umano. La mia fortuna, però, è stata poter combinare questa scrittura con il teatro. Il teatro è l’esatto opposto, perché è fondamentale il lavoro collettivo, il fare le cose insieme. Devo dire che la cosa migliore che ho scoperto è proprio questa combinazione. Io sono una persona abbastanza irrequieta e nella mia vita ho bisogno di questa doppia anima in modo da gestire energie diverse”.

Fin dall’inizio, Haratischwili ha scelto di scrivere in tedesco, lingua che aveva imparato da giovane in Georgia e che le ha permesso di avere distanza e prospettiva. “Il tedesco mi ha dato libertà e la possibilità di portare elementi della mia cultura nella scrittura. All’inizio pensavo di scrivere in georgiano e poi tradurre, ma alla fine ho sempre scritto direttamente in tedesco. Ormai è diventata la mia lingua letteraria”. Ha aggiunto che la lingua tedesca le permette di creare legami tra culture, di inserire elementi georgiani nella narrazione, e che la distanza offerta dalla lingua è fondamentale per lo stile e la prospettiva dei suoi romanzi.

Una parte affascinante della conversazione ha riguardato i personaggi. Haratischwili ama sfidarsi con figure lontane da sé: “Kitty è positiva e amata dai lettori, ma mi interessa esplorare l’ambivalenza. Giorgi Alania, per esempio, è complesso, ambiguo, fa cose terribili ma è anche custode di Kitty. Nella vita reale nulla è bianco o nero, e io voglio riflettere questa complessità nella scrittura”.

L’autrice ha poi ricordato i dubbi iniziali sulla lunghezza e sul tema del libro: “Tutti dicevano: ‘Oddio, chi lo leggerà?’. Un libro di mille pagine su una famiglia georgiana sembrava un azzardo. Invece il romanzo ha avuto successo, e mi ritengo fortunata”. Haratischwili ha ribadito il concetto che la scrittura nasce sempre da una necessità: doveva raccontare quella storia, scoprire le radici della sua famiglia, tornare indietro nel tempo. “Tutto ciò che scrivo è in qualche modo parte della mia esperienza, ma non nel senso diretto. Sono cresciuta in un periodo difficile e credo che siamo riusciti a superarlo grazie alle donne. Gli uomini erano in guerra o erano tornati devastati e avevano problemi di depressione, alcolismo, droga. Le donne invece dovevano reagire, continuare a vivere, improvvisare. Credo che l’improvvisazione sia una caratteristica femminile, non perché si nasce così, ma perché la vita ci ha obbligate a impararla”.

Anche i fatti reali hanno ispirato la scrittura. Il personaggio di Kitty, spesso giudicato troppo crudo, è basato su eventi realmente accaduti: “Non ho inventato nulla — ha detto —. Mi sono ispirata a fatti realmente avvenuti e alle ricerche negli archivi”.

L’incontro al Circolo dei Lettori è stato così un pomeriggio intenso, tra storia, memoria, letteratura e cioccolato, in cui il pubblico ha potuto ascoltare una voce autentica e appassionata, scoprire come una scrittura attenta e personale possa trasformare eventi storici e leggende familiari in un’opera intensa e memorabile.

GIULIANA PRESTIPINO