NUOVA CONVENZIONE TRAMITE FINANZA, CREDITO E FONDI PUBBLICI
Vietti: “Si attiva un’efficace sinergia pubblico-privato per lo sviluppo economico”
Gay: “Il protocollo rappresenta un’opportunità concreta per le imprese piemontesi”

A dodici anni dalla prima convenzione, Finpiemonte e Confindustria Piemonte hanno siglato oggi a Torino un nuovo accordo triennale. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo delle imprese sul territorio piemontese. Tre gli ambiti individuati: misure regionali; strumenti nazionali e comunitari; progetti e attività di animazione economica.
“Nel contesto attuale in cui ci sono molte risorse a disposizione, dal Pnrr e dai fondi strutturali, il confronto tra le istituzioni e gli operatori economici è fondamentale per garantire che tali risorse siano ben indirizzate e che rispondano ad una strategia unitaria di sviluppo di medio-lungo periodo” dichiara Michele Vietti, presidente di Finpiemonte. “Il protocollo con Confindustria va esattamente in questa direzione e consentirà di attivare un’efficace sinergia tra il pubblico e il privato per promuovere, nel rispetto dei ruoli e delle reciproche prerogative, lo sviluppo di progetti e iniziative sostenibili, in grado di assicurare il futuro del territorio” aggiunge.
“Il rinnovo e l’aggiornamento del protocollo con Finpiemonte rappresenta una opportunità concreta per le imprese piemontesi, che in questi anni difficili anche per l’economia hanno continuato a garantire sviluppo e occupazione. Le sfide che ci aspettano sono molte e complesse in un momento di grande incertezza e la sinergia pubblico-privato che garantisce questo protocollo rappresenta un concreto valore aggiunto” dichiara Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte. “Abbiamo condiviso l’opportunità che strumenti finanziari alternativi possono offrire come sostegno ai piani di crescita delle imprese. In questa direzione va anche il lavoro congiunto che potremmo fornire al ‘team attrazione’ della Regione Piemonte per l’attrazione e l’accompagnamento di nuovi insediamenti produttivi ed il reshoring industriale” aggiunge.
“Finpiemonte ha un ruolo strategico e deve continuare ad averlo molto più di quanto non avvenuto in passato – sottolinea il presidente della Regione Piemonte – perché ciò sia possibile è fondamentale che non stia chiusa in un palazzo, ma vada sul campo a fianco delle imprese. Per questo il documento siglato oggi, la codificazione di questo impegno reciproco a lavorare insieme, è un passaggio importante. Siamo in un periodo che porterà molte risorse sul territorio, dai fondi nazionali a quelli del Pnrr ed europei. Proprio per questo serve oggi più che mai muoversi con ordine per non disperdere questa grande opportunità.” aggiunge.
Nel primo ambito ricadono le misure affidate a Finpiemonte, a valere su fondi regionali, nazionali e comunitari. I due enti si impegnano a promuovere ulteriormente tali strumenti mediante tavoli tecnici, seminari, eventi pubblici dedicati alle imprese interessate. Sul fronte della formazione e orientamento sarà organizzato un percorso ad hoc, con cadenza periodica, rivolto alle associazioni territoriali di Confindustria in Piemonte, per migliorare le competenze degli operatori che forniranno assistenza ai potenziali beneficiari.
Per quanto attiene le misure emanate a livello nazionale e comunitario, Finpiemonte e Confindustria Piemonte si impegnano a collaborare per aumentare la consapevolezza sul panorama delle opportunità rivolte alle imprese. Anche su questo fronte, l’obiettivo è trasferire le conoscenze ai potenziali beneficiari, tramite attività di promozione congiunta.
Infine, Finpiemonte e Confindustria Piemonte si prefiggono di collaborare nell’ideazione di strumenti di sostegno alternativi, quali piattaforme fintech, fondi di equity/quasi-equity, strumenti di private debt. L’obiettivo è rispondere alle esigenze del tessuto imprenditoriale anche tramite fondi privati e pubblici di cui sosterranno l’attività di fund raising. Si vuole così anche estendere la collaborazione con il sistema bancario per stimolare lo sviluppo qualitativo e quantitativo dell’offerta di credito, anche nell’ottica di sviluppo di progetti di partenariato territoriale pubblico-privato per infrastrutture sociali, assistenza sociosanitaria, educazione/formazione e turismo. L’accordo triennale si rinnoverà tacitamente di anno in anno e costituisce base per intese più ampie, alla luce delle esigenze e delle opportunità che potrebbero maturare in futuro.
A venire incontro al lettore anche in occasione del Salone del Libro di Torino, è il fumettista sardo Igort con ” Quaderni ucraini, le radici della guerra” Oblomov pag. 176 € 20(riedizione 2022).Resoconto di quasi due anni di vita passati in Ucraina a intervistare la gente incontrata sul posto e a farsi raccontare le loro vite. Ne viene fuori un affresco a tinte forti, dove gli altri due poli del pensiero politico contemporaneo, la giustizia e la libertà, entrano in corto circuito e le ombre dello stalinismo e dell’icompiuta contro rivoluzione gorbacioviana, ci restituiscono un’ Ucraina da secoli divisa tra l’anelito all’indipendenza e la difficoltà a conseguirla una volta per tutte. In epoca zarista prima, poi con i piani quinquennali stalinisti( seguiti alla rivoluzione leninista del 1917) e la grande carestia (Holodomor) ceata dal regime sovietico di quegli anni per piegare i gruppi nazionalisti e indipendentisti, l ‘Ucraina arriva così ai giorni nostri al colpo di stato del 2014 e agli accordi di Minsk in Bielorussia per la normalizzazione del Donbass. Ma il Donbass è ucraino. È come se Londonderry non fosse nord irlandese, come se Ajaccio non fosse corsa o Bilbao non basca. I nostri media fanno apparire quei territori come irredentisti russi, ma i confini non rettilinei stanno lì a testimoniare la naturale appartenenza di quelle terre come anche la Crimea, allo stato ucraino, praticamente da sempre. Con la caduta dell’ Unione Sovietica e del Muro nel 1989, il progetto della perestroika e della glasnost gorbacioviana tradito da Eltsin, fece il gioco dell’orso russo, nel concedere una finta indipendenza agli stati ricompresi nella Csi fino alla restaurazione putiniana( vedi Georgia e Shevardnadze). Lo sta a testimoniare l’ultimo testimone ucraino intervistato da Igort, che attribuisce all’utopia capovolta post-comunista (” con il comunismo quel poco che avevamo era nostro”) la tragedia ucraina dei nostri giorni. Unico limite dell’ opera e essersi fermata al 2009 e a non prendere in considerazione i fatti successi negli anni successivi a Kiev come la rivolta arancione, la caduta di Janukovyč, il successivo insediarsi di Porošenko fino alle elezioni del 2019 che hanno portato al governo democraticamente eletto di Zelens’ky. Non è poco. Ma i bei disegni e le fonti originali dell’epoca sovietica ( come aver avuto accesso alle fonti degli archivi della polizia segreta Ceka stalinista durante la carestia) fanno di questa graphic novel un opera da non perdere. Fidel Castro un giorno disse :” solo una contro rivoluzione, può cambiare lo status quo sortito da una rivoluzione, se no ne segue gioco forza una lenta e ardua ” normalizzazione ”. Ma li si era all’Avana e particolare non da poco, su un’ isola. Staremo a vedere. Slava Ukraïni!
Di Usseaux, 

