IL PUNTASPILLI di Luca Martina
Continua la saga che ci sta regalando (si fa per dire…) colpi di scena a non finire in questo 2022.
Durante una pandemia di dimensioni bibliche, esplosa da più di due anni e che continua a ribellarsi alle contromisure messe in atto, si è verificato, nella vicina Russia, il risveglio rabbioso di uno dei più temuti signori della guerra.
Vladimir, l’Impalatore delle libertà, Putin vuole riportare i confini del suo impero dove erano stati, col ferro e col fuoco, fissati dai suoi predecessori sovietici e il resto del mondo si trova ora impegnato in un’epica battaglia del bene contro il male.
Una volta messi in movimento gli eserciti le merci hanno cessato di circolare liberamente e una crisi energetica ci sta riportando ad un passato, gli anni Settanta, non abbastanza lontano per non ricordarne le gravi ripercussioni sociali ed economiche.
Un altro grande impero, quello cinese, rimane sornione in prudente osservazione, pronto a cogliere i frutti del nuovo disordine mondiale ed accrescendo, giorno dopo giorno, la sua sfera di influenza, specie nei Paesi emergenti (che, dopo la crisi sanitaria, devono affrontare quelle energetica ed alimentare).
Nel Regno Unito Boris Johnson rassegna alla regina le sue dimissioni da leader del Partito conservatore e da premier del governo: a tre anni di distanza dal trionfo elettorale la perdita di credibilità non lasciava altra scelta a BoJo che resterà in sella fino al compimento, questo autunno, della transizione ad un nuovo governo.
Nel frattempo a Nara, lontano dalle pianure ucraine dove infuria il conflitto, un importante condottiero, Shinzo Abe, ex capo del governo nipponico, cadeva sotto i colpi di un attentatore mentre si apprestava a compattare, in vista delle elezioni politiche, le truppe del partito liberal democratico (l’ LDP).
L’evento lascia sotto shock tutti i giapponesi che si ricompattano ed alle urne confermano in massa la leadership del partito al governo, l’LDP, e del suo primo ministro Fumio Kishida (rafforzato dalla scomparsa del suo principale avversario politico interno).
Il cordoglio mondiale lascia però ben presto spazio alle notizie di scottante attualità.
Da tutt’altra parte del globo, il capo di Stato più potente del mondo, Joe Biden, fa visita al cuore del regno del petrolio salutando il principe Mohammed Bin Salman (accusato di essere il mandante, nel 2018, dell’uccisione di un giornalista nel consolato saudita di Istanbul) con il “pugnetto” dell’amicizia e inaugura così la nuova stagione della “realpolitik” con il Paesi del Golfo. L’accoglienza ricevuta dal presidente statunitense non è stata troppo calorosa e solo nelle prossime settimane si potranno iniziare a valutare gli effetti, a cominciare dal prezzo del barile, di questo viaggio.
In Cina, intanto, il presidente Xi Jinping ricompare in pubblico dopo due settimane, giusto in tempo per assistere alla pubblicazione dei dati ufficiali sulla crescita-zero del PIL nel secondo trimestre: nella prima metà dell’anno il progresso si è ridotto ad un misero 2,5%, ben lontano dall’obiettivo dichiarato del 5,5%.
La riapertura delle città dell’impero di mezzo (chiuse per COVID negli scorsi mesi) dovrebbe aiutare Xi ad affrontare il Congresso Nazionale del Partito Comunista di novembre con il vento alle spalle ma senza dimenticare che, dietro di lui, c’è il primo ministro Li Keqiang che, con il suo atteggiamento critico, potrebbe in futuro diventare un pericoloso avversario.
Le terre emerse (per quanto? Il cambiamento climatico incombe…) sono in subbuglio e non hanno certamente aiutato le dimissioni, nella patria della grande bellezza e dei piccoli interessi di bottega, del governo presieduto da Mario Draghi.

Stimatissimo in Europa per la sua capacità di agire senza lasciarsi troppo trascinare dagli interessi di parte e, per lo stesso motivo, temuto come la criptonite dai partiti, l’ex presidente della BCE potrebbe lasciare a metà il lavoro che stava consentendo all’Italia di riguadagnare credito internazionale e, con questo, l’accesso ai copiosi fondi messi a disposizione dal Next Generation EU. Gentili lettori: benvenuti nella “House of the Draghi”!
Per chi se lo domandasse, rispondo che, purtroppo, non si tratta di una serie fantasy ma solo di un gigantesco reality. E per giunta di pessimo gusto.
Per quanto riguarda le infrastrutture, sono ripresi i lavori della variante di Borgaretto che consentirà di collegare, entro la fine del 2022, la SP 174 a Borgaretto, dalla rotatoria Palmero, con la SP 143 a Tetti Valfrè nel comune di Orbassano. Saranno completati i percorsi ciclabili che partono da Vinovo, Orbassano e parco Sangone, fino al polmone verde di Stupinigi, grazie al bando Next Generation We – Competenze, strategie, sviluppo delle pubbliche amministrazioni, promosso dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. In programma anche il progetto di prolungamento della linea 4 dal fondo di corso Unione Sovietica ai poderi settecenteschi che fanno da preludio alla Palazzina. La progettazione preliminare dell’opera sarà realizzata con i fondi del PUMS – Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, ottenuti dalla Città Metropolitana di Torino.


Il “Regio Liceo-Ginnasio Camillo Benso Conte di Cavour”, insieme al Liceo Classico Vincenzo Gioberti, è uno degli Istituti scolastici più antichi d’Italia. Le due istituzioni così rinominate risalgono al 1865 a seguito del Regio Decreto 229 che istituisce i primi Licei del Regno d’Italia. Le origini del Cavour in verità si possono fissare intorno al 1568, all’inizio l’istituto è conosciuto con il nome di Collegio dei Nobili di Torino, e tale rimane fino al 1805, quando viene convertito in Liceo, pur mantenendo la medesima sede. Con la Riforma Boncompagni diviene Collegio-Convitto Nazionale di Educazione, infine, con la Legge Casati, vengono istituiti il Liceo, il Ginnasio e il Convitto nazionale. Pochi anni dopo, tali istituzioni vengono titolate a Cavour, con il decreto che denomina con il nome di italiani illustri tutti i più antichi istituti superiori. Nel 1900, con altri celebri licei italiani, il Cavour partecipa all’Esposizione Universale di Parigi. Nel 1931 la sede della scuola viene trasferita dall’originale indirizzo a quello attuale, ossia Corso Tassoni 15. A partire dalla fine degli anni Ottanta viene aperta una succursale in via Tripoli 82. Nel corso degli anni, il liceo ha ospitato allievi che si sarebbero poi distinti in diversi ambiti, e illustri docenti: ricordiamo l’italianista Augusto Monti, i latinisti Ettore Stampini e Augusto Rostagni, lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan e il matematico Giuseppe Peano. Furono altresì studenti “cavourrini”, seppure solo per i due anni del ginnasio, Guido Gozzano e Cesare Pavese. Per quel che riguarda la politica, figura rilevante è Luigi Einaudi, ex “cavourrino” divenuto Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955; allievi del Cavour furono anche i sindaci di Torino Grosso e Cardetti. Il Cavour merita di essere citato anche per lo sport: una squadra di calcio dell’Istituto si distingueva a livello giovanile all’inizio del Novecento, ed ex allievo è stato l’olimpionico Livio Berruti. Attualmente l’ex- allievo più conosciuto è Alessandro Barbero, Ordinario di Storia Medioevale presso l’Università del Piemonte Orientale.
Nell’inverno del 1932, attraverso Leone Ginzburg, incontra un’insegnante di matematica di cinque anni più vecchia, militante comunista, e tra i due nasce l’amore (una delle tante difficoltose esperienze d’amore di Pavese). Si tratta di Battistina Pizzardo (Tina) che così descrive lo scrittore: “ Cesarino: a quei tempi era un bel ragazzo alto, snello, un gran ciuffo sulla fronte bassa, il viso liscio, fresco, di un leggero color bruno soffuso di rosa, i denti perfetti. Mi piacevano i suoi occhi innamorati, le sue poesie, i suoi discorsi tanto intelligenti che diventavo intelligente anch’io, mi piaceva il senso di fraternità, che ci veniva dalla stessa origine bottegaio-contadina, da un’infanzia vissuta nei nostri paesi delle Langhe, e per tanti versi simile”.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
L’avevamo conosciuta nel primo capitolo quando era una bambina vivace e curiosa; adesso la ritroviamo nel 1958, al ritorno da Parigi dove ha studiato arte e fatto esperienze, inclusa una storia d’amore dal sapore bohemienne.
E’ la primogenita delle 6 famose e scandalose sorelle Mitford, figlie del barone Redesdale e di Sydney Bowles figlia dell’editore e giornalista proprietario di un’agenzia di stampa che pubblicava, tra gli altri, “Vanity Fair” e “Lady”.
La vicenda è ambientata nel Massachussetts, a Cape Cod ( luogo caro alla scrittrice che lì trascorre parte del suo tempo, diviso anche tra Los Angeles e Londra). E’ li che la protagonista Elle Bishop -50 anni, un marito affettuoso e tra figli- trascorre l’estate fin da bambina, nella zona di Back Woods, dove si trova il buen retiro di questa famiglia che non si fa problemi a passare dall’Upper East Side di New York alla vita spartana e un po’ selvaggia nell’accampamento messo su anni dietro da un estroso nonno scultore.
La scrittrice Marta Sanz insegue da sempre la verità e dedica il suo lavoro al complesso tentativo di salvaguardare la memoria e rendere onore ai tanti desaparecidos del franchismo; vittime della dittatura di tutte le età, compresi i bambini, i cui resti giacciono in tombe improvvisate e fosse comuni dimenticate.