Una pattuglia del Commissariato di P.S. Barriera Milano, impegnata in un servizio di prevenzione dei reati, ha arrestato un cittadino nigeriano di 29 anni per spaccio di sostanze stupefacenti.
Erano da poco passate le ore 21.00 di sabato 10 settembre, quando la volante ha notato il soggetto che, transitando su corso Vercelli, cercava di sfuggire al controllo accelerando a bordo di una bicicletta elettrica, ma veniva fermato all’intersezione tra Corso Vercelli e Corso Novara. Sottoposto a controllo, l’uomo, irregolare sul territorio nazionale con un permesso di soggiorno scaduto, è stato trovato in possesso di 26 pastiglie contenenti un potente analgesico con effetti psicotropi, utilizzato spesso come sostituto delle tradizionali droghe e di cui non era in grado di giustificare il possesso.
Quando il soggetto ha intuito che gli agenti avrebbero approfondito la ricerca anche nel luogo di dimora ha fornito un indirizzo fittizio tentando di eludere il controllo, ma a seguito di accertamento la Polizia di Stato ha individuato il reale domicilio rinvenendo un’ingente quantità di pasticche contenenti diverse sostanze psicotrope probabilmente destinate alla vendita.
L’operazione ha consentito di rinvenire e sequestrare 1226 pastiglie, alcune delle quali hanno come principio attivo il tramadolo, sostanza con effetti psicotropi assimilabili alla cosiddetta “droga del combattente”, e una somma pari a 2500 euro verosimilmente di provenienza illecita.
Il 29 enne è stato così tratto in arresto perché gravemente indiziato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Si tratta in gran parte di leggende, alcune delle quali sono interamente inventate mentre altri racconti riportano fatti veri o quasi. Per esempio, che ci faceva Carlo Magno sulle colline di Vezzolano dodici secoli fa? Nulla, perché non c’è mai stato ma la sua è comunque una leggenda suggestiva. La costruzione della chiesa romanica di Santa Maria di Vezzolano, canonica dell’Ordine di Sant’Agostino, che noi chiamiamo solitamente Abbazia, viene attribuita al re dei Franchi. Mentre cacciava nei boschi di Vezzolano insieme ad altri due cavalieri Carlo Magno fu colto da una terribile e orrenda visione: la danza di tre scheletri umani usciti all’improvviso da una tomba. Quale macabra apparizione! Il cavallo si spaventa, Carlo, colpito da un attacco epilettico cade a terra, la paura è grande. Un monaco assiste alla scena e invita il sovrano a chiedere aiuto alla Madonna per potersi riprendere dallo sgomento. Per ringraziare la Vergine, Carlo Magno ordina di innalzare una chiesa abbaziale proprio in quel luogo. Nel chiostro dell’abbazia c’è l’antico affresco trecentesco “del Contrasto dei tre vivi e dei tre morti” che sembra rievocare l’episodio leggendario di Carlo Magno. In realtà quando la chiesa canonica di Santa Maria di Vezzolano fu costruita intorno all’anno Mille (l’atto di fondazione risale al 1095), il sovrano era già morto da quasi tre secoli. Ma la leggenda, inventata nel Settecento, si è diffusa velocemente e viene ricordata ancora oggi. L’Abbazia di Vezzolano è stata vista anche da altri personaggi storici. Federico I Barbarossa, che nell’area tra Chieri e Asti distrusse città e paesi, prese la chiesa e il territorio circostante sotto la sua protezione. Lo Svevo fu infatti uno dei più importanti protettori dell’Abbazia ed è probabile che alcune opere interne
siano state eseguite su incarico dello stesso imperatore. Come dimostra un’iscrizione sul pontile con il nome di Federico Imperatore il legame tra i canonici di Vezzolano e il Barbarossa furono sempre stretti e profondi. Sopra l’altare compare invece un trittico in terracotta con la Vergine in trono tra Carlo VIII, inginocchiato a sinistra, e, sul lato destro del dipinto, Sant’Agostino in abito da vescovo. Carlo VIII, re di Francia discese in Italia nel 1494-95 e si fermò per alcune settimane in Piemonte, ospite dei Solaro di Moncucco. È probabile, secondo le cronache del tempo, che non solo sia entrato nell’Abbazia ma, seduto nel refettorio insieme ai frati di Santa Maria, abbia mangiato perfino la bagna càuda preparata apposta per lui dai canonici. I documenti dell’epoca riportano la notizia che il sovrano, indebolito e affaticato, fu curato dai frati con le tradizionali erbe e con la bagna càuda senza aglio ma con il peperoncino piccante. Il Re guarì. A questo punto, una visita all’Abbazia, tra misteri e personaggi inquietanti, è più che consigliata. Orario di apertura: da giovedì a domenica ore 10.00 -18.00 (fino al 31 ottobre), ingresso gratuito, celebrazione della Messa domenica ore 17.00