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Piemonte, cresce l’allarme contraffazione e il rischio per il Made in Italy

Il Piemonte si ritrova al centro di una nuova emergenza legata alla contraffazione. Secondo l’analisi regionale del Rapporto Iperico 2024, la regione è la quinta in Italia per quantità di merce sequestrata, con 6,3 milioni di pezzi intercettati e un incremento impressionante del +553% rispetto al 2023.

Un segnale preoccupante per il Made in Italy, già impegnato in una fase complessa in cui diventa sempre più urgente preservare credibilità, trasparenza e legalità lungo l’intera filiera produttiva.

Il rapporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy conferma il Lazio come prima regione per merce sequestrata (33,7%, circa 12,1 milioni di pezzi, in calo del 70% rispetto al 2023), seguito da Campania (23,3%, 8,4 milioni di pezzi e +1.163%), Toscana (17,6%) e Friuli Venezia Giulia (5,5%). Una crescita che rivela come la rete del falso si stia radicando anche nei territori simbolo dell’eccellenza manifatturiera italiana.

«Il Rapporto Iperico conferma ciò che purtroppo osserviamo quotidianamente: il mercato del falso cresce più rapidamente di quello legale» commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino. «La contraffazione danneggia soprattutto i piccoli brand indipendenti, altera il mercato della produzione e della vendita e genera ricadute pesantissime sull’intero comparto. Chi acquista prodotti falsi tradisce il Made in Italy, alimentando sfruttamento e concorrenza sleale.»

Per Confartigianato, la risposta non può limitarsi alla repressione: occorrono strumenti di trasparenza e tracciabilità capaci di rendere riconoscibile e protetto il valore autentico dell’artigianato italiano.

«Accogliamo con favore l’introduzione della Certificazione unica di conformità delle filiere della moda, prevista nel Ddl annuale Pmi – conclude De Santis –. È uno strumento utile per rafforzare legalità e tracciabilità, ma dovrà evitare di trasformarsi in ulteriore burocrazia. La certificazione deve valorizzare chi opera nel rispetto delle regole, garantendo tracciabilità completa, equa remunerazione e il riconoscimento degli audit già esistenti. Le piccole e medie imprese non sono semplici anelli della filiera: sono i pilastri della nostra manifattura. Per questo la certificazione deve premiare l’intero percorso produttivo, non solo il marchio o il prodotto finito.»

In Piemonte i webinar di Poste Italiane

Torino, 17 novembre 2025 – In occasione della Settimana dell’Educazione Previdenziale, in programma dal 17 al 23 novembre, Poste Italiane mette a disposizione dei cittadini del Piemonte, 4 webinar di Educazione Finanziaria sulla tematica “La previdenza”.

Si comincia martedì 18 con un doppio appuntamento: il primo alle ore 10:00 (con sottotitoli e interprete LIS), mentre il secondo alle ore 16:00. Si prosegue giovedì 20 novembre, sempre in un doppio incontro online: alle ore 10:00 e poi alle ore 16:00 (con sottotitoli e interprete LIS).

Nel corso di ciascuna sessione i relatori condivideranno con i partecipanti utili suggerimenti sull’opportunità di pianificare da subito il proprio percorso previdenziale.

Gli incontri, promossi da Poste Italiane, hanno l’obiettivo di divulgare e diffondere una cultura finanziaria, assicurativa e previdenziale per compiere scelte consapevoli e adatte agli obiettivi personali e familiari.

Per partecipare gratuitamente basta collegarsi su https://www.posteitaliane.it/educazione-finanziaria/eventi alla pagina web di Educazione Finanziarianella sezione sostenibilità del sito istituzionale www.posteitaliane.itscegliere la tematica di interesse e registrarsi. All’interno del sito sono disponibili, inoltre, molteplici contenuti multimediali fruibili da tutti, come ad esempio, la sezione “A scuola di economia”, con due percorsi di educazione finanziaria destinati agli studenti della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado e la sezione podcast “Generazione EF – Giovani” dedicata agli studenti della scuola secondaria di secondo grado.

 

L’iniziativa si muove nel segno della tradizionale attenzione di Poste Italiane alle esigenze dei cittadini e in coerenza con la sua storica vocazione di azienda socialmente responsabile che aderisce ai principi internazionali ESG, promossi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.  

AccessiWay per l’inclusione digitale con Microsoft e Intesa Sanpaolo

Mercoledì 19 novembre prossimo, dalle 10 alle 18, presso il Tool Box di Torino, in via Agostino da Montefeltro 2, AccessiWay presenterà in anteprima i risultati del sondaggio svolto con YouGov. AccessiWay è società leader in ambito europeo nel settore dell’accessibilità digitale e, insieme a Digital Days, ha ideato e organizzato l’Accessibility Summit, una giornata interamente dedicata al tema dell’inclusione sul web. L’incontro è stato progettato per supportare le aziende nell’adozione di soluzioni inclusive attraverso panel dedicati, workshop, strumenti pratici, una road map di accessibilità e incontri con esperti. L’agenda prevede anche la la partecipazione di altre grandi società quali Microsoft, Intesa Sanpaolo e Synesthesia. In occasione dell’Accessibility Summit, Accessy Way presenterà, in anteprima assoluta, i risultati del più recente sondaggio sui consumatori, svolto grazie al supporto di YouGov. L’evento è rivolto a decision maker, imprenditori, responsabili IT, marketing manager e HR, e si propone di essere un punto si svolta nella trasformazione dell’accessibilità, da obbligo normativo, dopo l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act lo scorso 28 giugno, a vantaggio competitivo. Sono diversi gli speaker delle grandi società che parteciperanno, quali Edoardo Arnello, Executive VP di AccessiWay; Daniele Cassioli, 100 volte campione di sci nautiche Presidente della Real Eyes Sport ASD; Dajana Gioffrè, Chief Vision Officer di AccessiWay; Valentina Tomirotti, giornalista, diversity storyteller e content creator; Jie Yuan, Strategic Account Manager & Global Commercial Accessibility Program Lead di Microsoft;Francesco Ronchi, President & CTO di Synesthesia e Andrea Mariatti, Headof Partnership di AccessiWay.

Il programma completo sarà composto dal talk della mattina, dalle 10 alle 13, una parte dedicata all’Accessibility Road Map, dalle 14.30 alle 18, e dai workshop pomeridiani dalle 14 alle 16 e dalle 16 alle 18.

AccessiWay è nata a Torino nel 2021 da un’idea di Amit Borsok, Gianni Vernetti e Eldad Bar-Nun, con lo scopo di rendere Internet un luogo piu accessibile ai portatori di disabilità. Oggi fa parte di Team Blue, Gruppo Tech, che occupa nel servizio digitale per le imprese. Quelli della Diversity & Inclusion, e la Corporate Social Responsability sono temi sempre più importanti e al centro delle politiche aziendali, sia nel settore pubblico che in quello privato. Per garantire pari diritti e opportunità è necessario che anche Internet abbastanza ogni barriera che causi discriminazioni. Questa è la vision di AccessiWay, che ha già supportato 1500 aziende a rendere i loro siti più accessibili e fruibili. AccessiWay, nel 2024, ha ricevuto il Premio DNA Award, destinato alle imprese italiane per le migliori progettualità e pratiche di inclusione della diversità, ed è stata selezionata da Linkedin come Top Startup. AccessiWay è attualmente tra le 45 aziende finaliste della seconda edizione della Blue Green Economy Award, che premia le realtà più significative.

Mara Martellotta

Si festeggiano i 50 anni delle Guide Turistiche GIÀ

Mercoledì 19 novembre, alle ore 10, presso ASCOM Confcommercio Torino e Provincia, al Salone Massena di via Massena 20, si terrà un incontro sui 50 anni delle guide turistiche GIÀ, nell’ambito dell’incontro su “2006-2026 Torino che cambia”, dal cuore industriale all’anima turistica. Si tratterà di un momento istituzionale di condivisione e approfondimento delle tendenze attuali del turismo a Torino e in Piemonte in cui si parlerà delle strategie più efficaci per la promozione della città, e di come il turismo possa contribuire a valorizzare la città e il territorio regionale. Parteciperanno all’evento il Presidente Confcommercio Torino e Provincia Maria Luisa Coppa, Barbara Sapino e le Guide Turistiche GIÀ, Stefano Lo Russo, Sindaco di Torino, Valentino Castellani, Sindaco di Torino dal 1993 al 2001, e Paolo Bongioanni, Assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Parchi, Caccia e Pesca, Turismo e Sport postolimpico della Regione Piemonte. A seguire il taglio della torta per festeggiare le Guide Turistiche GIÀ.

Mara Martellotta

Castello (Lista Cirio): “Educare i giovani alla prevenzione della violenza”

Passo fondamentale contro i femminicidi e altre forme inaccettabili di prevaricazione

Una mattinata dedicata ai ragazzi delle scuole di Pianezza per analizzare, insieme a esperti di livello nazionale, il fenomeno del cyberbullismo. E’ uno degli eventi che il Comune ha organizzato nell’ambito dell’iniziativa “Pianezza contro la violenza sulle donne”: tra i relatori, i referenti nazionale e regionale dell’Osservatorio Violenza e Suicidio, Stefano Callipo e Ludovica Franchini, l’attrice e conduttrice Emanuela Tittocchia, Ivano Zoppi, Segretario generale della fondazione Carolina, e Cristina Seymandi, Coordinatrice Italia Economy.

Ad aprire il dibattito, moderato dalla giornalista Adele Piazza, Mario Salvatore Castello (Lista Civica Cirio Presidente PML), Consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Piemonte: “Coinvolgere i giovani in una seria riflessione sulla violenza – ha affermato Castello -, è indispensabile per prevenire eventi ancora più gravi: se uno dei nostri obiettivi è prevenire la violenza sulle donne e i femminicidi, non possiamo che passare dai giovani, condividendo con loro una seria riflessione sulle dinamiche culturali che vi sono sottese. Nell’ambito della mia delega al Corecom, che si occupa anche di prevenzione del bullismo e cyberbullismo, sottolineo l’importanza dell’attivazione del patentino per i giovani per l’utilizzo di dispositivi elettronici, in modo che siano formati e anche preparati ai rischi che si possono correre online: il nostro dovere, come istituzioni e come adulti, è tutelare le vittime e aiutare anche chi è autore di episodi di cyberbullismo, intervenendo quanto prima”.

“Non posso che ringraziare il Comune di Pianezza e tutti i Comuni piemontesi che in questi giorni stanno organizzando eventi, momenti di riflessione e testimonianza – conclude Mario Salvatore Castello -; è compito anche di tutti noi che siamo impegnati nelle Istituzioni offrire modelli alternativi di società e di comportamento, evitando azioni e soprattutto parole, anche nel dibattito, che possano essere travisate o trascendere il normale livello della dialettica fra le parti. Come componente dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale mi propongo di essere particolarmente attento e sensibile proprio a questi aspetti: a volte è sufficiente una parola non adeguata o non collocata al posto giusto, nella foga della discussione, per rendere meno efficaci molteplici sforzi e costante impegno per la prevenzione”.

Lions, la riabilitazione all’Ospedale di Orbassano diventa robotizzata

Martedì 18 novembre, alle ore 11, presso il reparto di Riabilitazione Neuromotoria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Luigi Gonzaga” (Regione Gonzole, 10 – 10043 Orbassano, Torino) ci sarà la presentazione ufficiale dei dispositivi “Diego” e “Glider”.

Nell’ambito dello sviluppo di una palestra riabilitativa robotizzata con apparecchiature ad alta tecnologia, il reparto di Riabilitazione Neuromotoria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Luigi Gonzaga” di Orbassano ha ritenuto utile inserire un dispositivo robotico per la riabilitazione degli arti. Uno strumento essenziale per il trattamento e il recupero funzionale di coloro che presentano deficit motori di origine post chirurgica, post traumatica o di origine neurologica, utile a migliorare anche i deficit cognitivi-attentivi spesso compresenti nei pazienti in postumi di eventi cerebrali.

Il socio del Lions Club Torino Monviso, Pier Paolo Martinengo, “ospite” della struttura in seguito a un grave problema cardiaco, avendo rilevato di persona la necessità di questi strumenti, se ne è fatto immediatamente portavoce all’interno dell’Organizzazione. È così nato il progetto “Diego”, dal nome del macchinario individuato per l’esigenza. Una serie di eventi è stata organizzata non solo dal Lions Club Torino Monviso, ma anche dal Lions Club Rivoli Castello e molti altri sul territorio di Torino e cintura, per raccogliere i fondi necessari a ottenere il robot. 

Si è partiti nel 2022 con una lotteria natalizia che ha coinvolto il Comune di Rivalta di Torino e l’ACARC (Associazione Commercianti e Artigiani Rivalta Capoluogo), seguito da una festa di Carnevale nel 2023 presso lo storico locale Le-Roi a Torino. Importanti contributi sono giunti dall’Onlus Abilityamo, coinvolta dalla Dott.ssa Federica Gamna (già responsabile della Medicina Fisica e Riabilitazione del “San Luigi”), e soprattutto dalla Lions Club International Foundation, la fondazione che supporta in tutto il mondo i progetti lionistici più consistenti.
A “Diego” si è quindi potuto aggiungere anche “Glider”, uno stabilizzatore e movimentatore attivo che combina la tecnologia “sit to stand” al movimento attivo/passivo degli arti superiori e inferiori.

Il completamento dell’articolato progetto verrà celebrato martedì 18 novembre, alle ore 11, presso il reparto di Riabilitazione Neuromotoria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Luigi Gonzaga” (Regione Gonzole, 10 – 10043 Orbassano TO), con l’apposizione di una targa presso la sala dove sono presenti i macchinari.

Saranno presenti, oltre ai presidenti e ai rappresentati dei club Lions che hanno condotto l’iniziativa, Giovanna Sereni, Governatore del distretto Lions 108-Ia1 (Torino, alto Piemonte e Valle d’Aosta), la Direzione Sanitaria del “San Luigi” e la dott.ssa Dal Fior (Direttore della Struttura Complessa a Direzione Ospedaliera SCDO di Medicina Fisica – Neuroriabilitazione).

L’umanità disillusa di Contrera: il noir torinese di Christian Frascella

TORINO TRA LE RIGHE

Il protagonista di questa settimana di Torino tra le righe è Christian Frascella, autore torinese che con Non si uccide il primo che passa (Einaudi, 2023) torna a raccontarci la città attraverso lo sguardo disilluso e ironico del suo investigatore più amato: Contrera. Un antieroe unico nel panorama del noir italiano, capace di incarnare con irresistibile sarcasmo le contraddizioni e la malinconia di una Torino che, tra cemento e umanità, si rivela specchio del nostro tempo. Christian Frascella è nato e cresciuto a Torino. Dopo diversi lavori, anche come operaio in fabbrica, si è dedicato alla scrittura a tempo pieno. Esordisce nel 2009 con Mia sorella è una foca monaca (Fazi), candidato al Premio Viareggio. Con Einaudi ha pubblicato La sfuriata di Bet (2011), Il panico quotidiano (2013) e, dal 2018, la serie noir dedicata a Contrera, inaugurata da Fa troppo freddo per morire e ambientata nel quartiere torinese di Barriera di Milano.
Nel cuore di una città torrida e brulicante, tra i palazzi popolari e le vie di Barriera di Milano, Contrera conduce la sua quinta indagine. Non ha un ufficio, non ha un’auto, non ha neppure una casa: vive in un camper malridotto, parcheggiato davanti all’abitazione della sorella, come un ancoraggio precario a una quotidianità che gli sfugge. Quando Paola gli chiede di aiutare un’amica, Giulia, sospettosa del compagno Enzo Marsala, accetta l’incarico quasi per noia. Dovrebbe essere un lavoro semplice: qualche pedinamento, una conferma di tradimento, un compenso rapido. Ma quella che sembra una banale indagine coniugale si trasforma presto in un omicidio, quando Marsala viene freddato sotto i suoi occhi.
Da quel momento, l’estate torinese di Contrera diventa un vortice di indagini, sospetti e incontri ai limiti dell’assurdo. Con il suo camper sgangherato e la sua lingua tagliente, si muove tra le periferie e le strade roventi della città, cercando una verità che si dissolve a ogni passo. Tra una birra e una riflessione amara, tra una battuta sarcastica e un gesto di inaspettata tenerezza, il nostro investigatore affronta i propri fantasmi, oscillando tra disincanto e un’irriducibile voglia di giustizia.
Frascella costruisce un noir che va ben oltre la trama investigativa. Il cuore del romanzo è l’umanità dolente del protagonista, capace di ironizzare sui propri fallimenti e di intenerirsi per un’anatroccola in pericolo. La narrazione in prima persona, diretta e vivida, ci trascina nel suo mondo di contraddizioni e malinconie, restituendoci una Torino viva, contraddittoria e autentica.
In Non si uccide il primo che passa, l’autore alterna ironia e introspezione, sarcasmo e poesia, delineando un personaggio che, pur vivendo ai margini, conserva una luminosa umanità. E la città – con le sue periferie, le sue ferite e i suoi scorci reali – si trasforma in un personaggio a sua volta: silenzioso, presente, talvolta crudele, ma sempre vivo.
Ancora una volta, Christian Frascella ci regala un romanzo che parla di noi, delle nostre fragilità e delle piccole resistenze quotidiane che ci tengono in piedi. Perché forse, come suggerisce il titolo, non si uccide mai davvero “il primo che passa”, ma la parte più vulnerabile che in lui ci somiglia.
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MARZIA ESTINI

Kessler, oltre le gambe c’è di più

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Che leggi

RUBRICA A CURA DI  IRMA CIARAMELLA*

 

 

Alla lettura dell’ANSA della morte di Alice ed Ellen Kessler, le gambe più famose della nostra TV, la memoria è corsa immediatamente al loro sorriso impeccabile a quelle gambe interminabili e a quel ritmo inconfondibile: Da-Da-Un-Pa

Poi, la lettura della riga che cambia musica: sono morte insieme, con una procedura di suicidio assistito.

Le Kessler se ne sono andate come hanno vissuto: insieme, libere, padrone di sé. Due donne che hanno regalato leggerezza all’Italia del boom economico, che aveva bisogno di sognare di guardare oltre, hanno scelto proprio il 17 novembre per far calare il sipario sulla loro storia. 

A Monaco di Baviera, nel loro Paese, dove il suicidio assistito è riconosciuto come diritto personalissimo alla morte autodeterminata, avevano pianificato ogni dettaglio: colloqui medici, valutazione della loro capacità decisionale, verifica della volontà, fino alla scelta del giorno. Non eutanasia attiva, ma supporto alla loro decisione che era giunto il momento di tagliare il  filo della loro vita. Un addio che ancora ci parla di eleganza, autonomia, dignità.

In Germania questo è’ legale. 

 Dal 2020 il Bundesverfassungsgericht ha riconosciuto il diritto della persona di  decidere se, quando e come porre fine alla propria vita: un’espressione della dignità umana e un diritto della persona. Da allora l’assistenza al suicidio, in Germania, è lecita se svolta con garanzie rigorose. Ed è proprio quel percorso che le Kessler hanno seguito, fin nei dettagli finali, destinando, coerentemente, per testamento anche i loro beni a organizzazioni umanitarie.

In Italia sarebbe stato possibile? 

No. O almeno: solo in casi molto specifici. 

Il nostro ordinamento rimane ancorato all’art. 580 c.p., con una lettura costituzionalmente orientata da sentenze anche recentissime della Corte Costituzionale con un’unica finestra di non punibilità aperta dalla sentenza Cappato–Dj Fabo. La Corte ribadisce che non esiste un diritto generale al suicidio assistito. E le sentenze della Corte Costituzionale svolgono una attività di colmare un vuoto normativo  ( anche quella recentissima del 2025). Nel nostro Paese non c’è’  una legge organica, né una  procedura uniforme: i requisiti cambiano a seconda  della Regione di residenza e di appartenenza al SSN, e secondo interpretazioni che in mancanza di un quadro organico, sono lasciate alla soggettività degli interpreti locali. Il fine vita, da noi, è ancora una questione di coordinate geografiche (vedi approfondimento sotto) *

Ma la biografia delle Kessler ci dice di più’.

Dietro le due icone di fama e bellezza c’erano due bambine cresciute nella Germania dell’Est, un padre alcolista e violento, una madre che loro stesse  considerano da ‘proteggere’.  La danza come passione assoluta. A quattordici anni la fuga nella Germania dell’Ovest, e una promessa scolpita nella paura: “Mai più dipendere da un uomo”. Promessa mantenuta per tutta la vita: nessun matrimonio, relazioni affettive  importanti ma autonome; il rifiuto della maternità, scelta consapevole alla luce delle loro carriere e dell’abdicazione ai ruoli familiari tradizionali; la gestione congiunta delle case, del lavoro, delle finanze; e infine un testamento orientato alla solidarietà (lasciti ad Onlus).

È un femminismo concreto e silenzioso, lontano dagli slogan ma potentissimo: l’indipendenza economica come presupposto per liberarsi da ogni forma di violenza o subordinazione; libertà di costruire il proprio progetto di vita senza matrimonio, né maternità obbligata; l’autodeterminazione sul corpo e sul fine vita, perché decidere come morire è la naturale continuità di una vita vissuta rivendicando la libertà di ‘ disporre’ di sé. Persino la loro determinazione di morire insieme appare oggi come l’estensione estrema di un patto di sorellanza, che ha sostituito per loro i modelli familiari tradizionali.

La loro scelta interroga il giurista e il legislatore. Se due donne lucide, informate, non fragili,  né in ‘difficoltà relazionale’ scelgono il suicidio assistito come compimento coerente della propria biografia, il diritto deve poter accogliere (e normare) questa decisione?  Oppure deve impedirla in nome di una vocazione protettiva di una vita che deve estendersi elasticamente sempre più anche resta poco o nulla della forza -non solo fisica – e dello spirito vitale complici trattamenti sanitari capaci di protrarre ogni giorno di più l’ultimo respiro? Possiamo accettare che in Italia l’accesso al fine vita dipenda ancora dalla disponibilità delle strutture sanitarie e dalla capacità – anche economica – di sostenere un contenzioso?

Le Kessler, senza proclami, hanno tenuto insieme le due parole cardine dei diritti del XXI secolo: dignità e autonomia.

E la domanda che ci consegnano, più che un testamento morale, è un’agenda politica:

Che leggi servono per trasformare una scelta individuale in un diritto regolato, garantito, sottratto alla clandestinità e alle diseguaglianze?

* Irma Ciaramella, avvocata

Approfondimento 

Il tema del fine vita resta uno degli argomenti  più delicati del dibattito giuridico e politico italiano. In assenza di una disciplina organica, è stata la Corte costituzionale a definire negli ultimi anni i confini entro cui l’aiuto al suicidio può considerarsi lecito, costruendo un modello fondato sul bilanciamento tra la tutela della vita e il diritto all’autodeterminazione del paziente.

Il punto di partenza è la legge n. 219/2017, che ha riconosciuto il diritto di ciascuno a rifiutare cure e trattamenti anche salvavita. La questione arriva alla Consulta con il caso Cappato–DJ Fabo, che apre il problema dell’aiuto al suicidio all’interno dell’ordinamento italiano.

1. L’ordinanza n. 207/2018: la Corte chiama il Parlamento

La Consulta rileva che l’art. 580 c.p. potrebbe essere incostituzionale in alcuni casi-limite e concede al Parlamento un anno per legiferare. Identifica già i criteri: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, trattamenti vitali, piena capacità decisionale.

2. La sentenza n. 242/2019: il perimetro della non punibilità

Constatata l’inerzia legislativa, la Corte dichiara parzialmente illegittimo l’art. 580 c.p. e stabilisce quando l’aiuto al suicidio non è punibile. Le condizioni sono cumulative:

• patologia irreversibile e prognosi infausta;

• sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili;

• dipendenza da trattamenti di sostegno vitale;

• piena capacità di intendere e volere;

• previo accesso (o rifiuto consapevole) alle cure palliative.

La procedura deve svolgersi sotto controllo del Servizio Sanitario Nazionale.

3. Le pronunce del 2024 e 2025: conferma e chiusura del perimetro

• Sentenza n. 135/2024: conferma il requisito della dipendenza da trattamenti vitali, ritenuto essenziale per delimitare il campo dei casi ammessi.

• Sentenza n. 66/2025: ribadisce che solo il legislatore può ampliare la platea dei soggetti ammissibili; la Consulta mantiene il perimetro definito nel 2019.

Situazione attuale

L’assenza di una legge nazionale lascia un quadro frammentato: i comitati etici territoriali applicano i principi costituzionali senza linee guida uniformi, mentre alcune Regioni (Emilia-Romagna e Toscana) hanno avviato proprie discipline.

Le pronunce della Corte hanno costruito un sistema di garanzie minimo e coerente, evitando arbitri e offrendo tutela ai pazienti più vulnerabili. Ora la responsabilità è del Parlamento: trasformare questa architettura giurisprudenziale in una normativa chiara, uniforme e rispettosa dei diritti fondamentali.

 

Avv. Maria Irma Ciaramella

PATROCINANTE IN CASSAZIONE

 

Al Velodromo Francone la Turin International Cyclocross

Per gli appassionati di ciclismo canavesani e torinesi domenica 23 novembre è in programma un appuntamento da non mancare al Velodromo Francone di San Francesco al Campo, la quarta edizione della gara Turin International Cyclocross, patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino,  nata nel 2022 e diventata ormai una classica del ciclocross Internazionale.  Tre anni orsono gli organizzatori idearono la manifestazione per completare l’ampio mosaico delle attività del Velodromo Francone con un importante evento europeo e mondiale di ciclocross, una festa del ciclismo capace di unire  un passato coraggioso a un futuro tutto da scrivere.
L’obiettivo è stato raggiunto e il successo è tanto più importante  perché è proprio a San Francesco al Campo che negli anni Sessanta del Novecento iniziò l’attività del ciclocross nel Canavese.

Le prime tre edizioni della Turin International Cyclocross hanno richiamato al Velodromo Francone oltre 500 atleti e almeno duemila spettatori.
Le gare di domenica 23 novembre si svilupperanno lungo un anello di poco meno di tre chilometri nell’area del Velodromo, tracciato e attrezzato per ottenere dagli atleti le massime performance. Arrivo e partenza saranno sulla pista del Francone , proprio sotto le tribune. L’ingresso è libero perché la disciplina ha bisogno di farsi conoscere e di attrarre sempre nuovi appassionati.

Per i non agonisti le categorie ammesse saranno i giovanissimi della categoria G6 femminile e maschile, per gli agonisti gli esordienti uomini e donne al secondo anno, per gli atleti internazionali gli junior donne e uomini, gli under 23 e gli élite femminili e maschili, per gli amatori gli Élite Sport e i Master maschili e femminili. Le gare sono aperte ai tesserati della Federazione Ciclistica Italiana e agli Enti convenzionati con la FCI. Il programma agonistico inizierà alle 8.50 con la competizione degli amatori iscritti alla FCI e agli enti della Consulta .
Al termine di ogni prova del mattino saranno effettuate le premiazioni delle singole gare.

Mara Martellotta

Geopolitica, il vuoto di potere dura poco

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

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Un principio chiave della geopolitica è che il vuoto di potere non dura mai a lungo. Quando un territorio perde controllo o influenza da parte di un attore, un altro (spesso avversario) tende a colmare immediatamente quel vuoto. La Cina ne è l’esempio più evidente, avendo saputo sfruttare questa dinamica per estendere la propria influenza su un insieme sempre più ampio e variegato di Paesi, rappresentato dall’evoluzione, intervenuta negli ultimi anni, del gruppo dei “BRIC”, irresistibile polo di attrazione per una nuova generazione di Paesi “non allineati” (coloro che durante la Guerra Fredda non si schieravano formalmente con nessuno dei grandi blocchi di potere nelle relazioni internazionali)… con l’Occidente.
Il termine “BRIC” è stato coniato nel 2001 da Jim O’Neill, economista di Goldman Sachs nel suo articolo “Building Better Global Economic BRICs”. L’acronimo BRIC indicava: Brasile, Russia, India e Cina. La tesi proposta da O’Neil era che queste economie emergenti avrebbero dominato l’economia globale entro il 2050 grazie alla loro crescita rapida, popolazione numerosa e risorse naturali abbondanti.
Risale a qualche anno dopo, nel 2006, il primo incontro informale tra i ministri degli esteri dei BRIC all’Assemblea Generale ONU al 2009 il primo vertice ufficiale a Ekaterinburg (Russia), dove fu formalizzata la cooperazione. Nel 2010 avviene poi l’ingresso del Sudafrica, trasformando il gruppo in BRICS. Dal primo gennaio 2024, il mondo ha a che fare con una versione riveduta ed allargata dei BRICS: ai cinque membri originari (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) si sono infatti aggiunti Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Indonesia (l’Argentina ha declinato l’invito). Il BRICS+, così viene ora definito, rappresenta oltre il 46% della popolazione mondiale, produce circa il 37% del PIL globale a parità di potere d’acquisto (grafico seguente, aggiornato a fine 2022) e controlla quasi la metà della produzione petrolifera mondiale e una quota significativa di materie prime strategiche. Agli 11 Paesi membri si sono aggiunti recentemente altri 10 “Paesi partner” (categoria introdotta nel 2024): Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam.
Questi ultimi non sono membri a pieno titolo, ma partecipano ai vertici, alle riunioni ministeriali e possono contribuire ai documenti ufficiali.
Sebbene non costituiscano una minaccia diretta, le forme alternative di cooperazione Sud-Sud sono spesso meno trasparenti e più bilaterali: l’UE, per esempio, non ha un rapporto unitario con i BRICS+ ma solo relazioni con i singoli Paesi (ad es. accordi con India, Brasile, Sudafrica).La volontà di creare una valuta comune (o di accrescere l’utilizzo di valute locali) potrebbe inoltre indebolire il sistema di pagamenti internazionali (SWIFT) ed il dollaro, con effetti indiretti sul commercio internazionale. Si corre così il rischio di perdere influenza e rapporti economici nei Paesi emergenti, dove la New Development Bank (NDB) e la cooperazione BRICS+ offrono alternative più rapide e a condizioni meno restrittive. La NDB, fondata nel 2015 con sede a Shanghai, è il braccio finanziario dei BRICS e con l’allargamento del BRIC ha ampliato la sua base di capitali e membri ed ha come obiettivo quello di finanziare importanti progetti infrastrutturali nei Paesi membri, offrendo un’alternativa alla Banca Mondiale e al FMI, promuovendo gli scambi in valute locali e riducendo la dipendenza dal biglietto verde.
I principali finanziatori della NDB sono i Paesi fondatori dei BRICS, che hanno contribuito in modo paritario alla sua costituzione con un capitale autorizzato di 100 miliardi di dollari (versato per 52,7). Ogni Paese fondatore ha quote uguali e diritti di voto paritari, a differenza di istituzioni come il FMI o la Banca Mondiale (dove il peso dipende dalla quota detenuta ed è maggiore per i Paesi più importanti).La NDB ha inoltre creato il Contingent Reserve Arrangement (CRA) “si tratta di una piattaforma di sostegno finanziario reciproco alla quale i membri dei BRICS possono ricorrere in caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti. Il CRA è pienamente operativo ed è accessibile in qualsiasi momento su iniziativa di uno dei membri. Attraverso il CRA, i membri si impegnano a fornire riserve internazionali per un importo complessivo fino a 100 miliardi di dollari USA, così ripartiti: Cina (41 miliardi USD), Brasile (18 miliardi USD), India (18 miliardi USD), Russia (18 miliardi USD) e Sudafrica (5 miliardi USD). I nuovi membri dei BRICS possono richiedere l’adesione al CRA, che sarà valutata dal Consiglio Direttivo dell’organismo, in conformità al Trattato per l’istituzione del BRICS Contingent Reserve Arrangement, datato 15 luglio 2014. Ad oggi, nessun Paese partecipante ha dovuto richiedere risorse al CRA.”
Dal 2021, la NDB ha accolto nuovi membri che partecipano anche finanziariamente ma non hanno diritto di veto e la governance rimane equamente distribuita tra i fondatori: Bangladesh, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Algeria, Colombia e Uzbekistan.
Questi Paesi non hanno lo stesso peso decisionale dei fondatori ma contribuiscono al capitale e possono accedere ai finanziamenti. I principali progetti (120) finanziati dalla NDB dal 2016 sono stati pari a circa di 35 miliardi di dollari, ancora poca cosa rispetto ai 120 miliardi erogati nel solo 2025 dalla World Bank ma sono certamente destinati a crescere esponenzialmente nei prossimi anni. Ciò che deve preoccupare maggiormente l’occidente è il fatto che non si tratta della “semplice” creazione di un’area di libero scambio bensì di sistema commerciale e finanziario alternativo a quello attuale, dominato dal dollaro, con evidenti intenti da parte della Cina di coalizzare intorno a sé un sempre maggior numero di Paesi, con conseguenze potenziali di ampia portata (non solo economica). La globalizzazione ha prodotto certamente degli effetti indesiderati (e passi frettolosi, come l’ammissione della Cina nel WTO) ma ha comunque consentito una crescita economica accelerata ed una riduzione della povertà globale che l’ascesa dei movimenti populisti e l’accresciuta importanza dei Paesi non allineati con i valori rappresentati dall’Europa e gli Stati Uniti rischia ora di ostacolare. Compito dei Paesi occidentali sarà quello di seguire con attenzione quanto sta avvenendo e contribuire a riportare tutto nell’alveo di una corretta competizione tra aree fisiologicamente concorrenti ma comunque parti di un sistema di scambi sempre più integrato e produttivo di reciproci benefici.
Non riuscirci ci esporrà ad un futuro sempre meno stabile e difficile da prevedere.