ilTorinese

Le rinnovabili stanno vincendo? Dibattito sull’energia a GiovedìScienza 

/

Giovedì 19 febbraio prossimo, alle ore 17.45, all’Accademia delle Scienze di Torino, in Sala dei Mappamondi, in via Accademia delle Scienze 6, si terrà un nuovo appuntamento di GiovedìScienza sul tema “Le rinnovabili stanno vincendo? Miti e realtà nel dibattito sull’energia”, con Gianluca Ruggeri, docente di Fisica Tecnica Ambientale all’Università dell’Insubria, esperto di energia sostenibile, presidente della Cooperativa “ènostra” e autore radiofonico. In Italia il discorso pubblico relativo all’energia sembra ancora fermo agli anni Novanta, intrappolato tra vecchie paure, slogan superati e promesse di false soluzioni che finiscono per rallentare il cambiamento. Altrove il mondo corre: eolico e fotovoltaico stanno ridefinendo il sistema elettrico abbattendo i costi, spingendo l’innovazione tecnologica e imponendo nuove logiche di gestione, accumulo e flessibilità. Si tratta di una trasformazione profonda che tocca non solo l’economia, ma anche la cultura energetica e il modo stesso di pensare al futuro. Comprenderla e raccontarla con lucidità rappresenta una sfida indispensabile per chi voglia immaginare un Paese in grado di stare al passo con il mondo, ed è questa la nuova sfida dell’appuntamento di GiovedìScienza, storica rassegna torinese di divulgazione scientifica, in calendario giovedì 19 febbraio prossimo.

Giovedì 19 febbraio 2026, ore 17.45 – GiovedìScienza – Accademia delle Scienze di Torino  Sala dei Mappamondi – via Accademia delle Scienze 6, Torino – ingresso libero fino a esaurimento posti

Info: gs@centroscienza.it – 011 8384913

Mara Martellotta

Farmaci solidali, fino a oggi la raccolta in oltre 600 farmacie piemontesi

Fino a lunedì 16 febbraio si svolge la XXVI edizione delle Giornate di Raccolta del Farmaco, indetta dal Banco Farmaceutico di Torino

Da martedì 10 a lunedì 16 febbraio prossimi si svolgerà la ventiseiesima edizione delle Giornate di raccolta del Farmaco. Nelle farmacie che partecipano alla raccolta in tutte le città italiane, e che espongono la locandina dell’iniziativa, si chiede ai cittadini di donare uno o più medicinali da banco per chi ne ha bisogno. I farmaci raccolti nel 2025 sono stati 653 mila e 339 confezioni, lari a un valore di 5.988 euro e una media di 111 confezioni donate in ogni farmacia, saranno consegnati a più di 2 mila realtà benefiche che si prendono cura di almeno 502 mila persone, di cui 145 mila sono minori, in condizioni di povertà sanitaria, offrendo loro aiuto e medicine. Il fabbisogno segnalato al Banco Farmaceutico è superiore a 1,2 milioni di confezioni di medicinali. Servono soprattutto farmaci antinfluenzali e pediatrici, decongestionanti nasali, analgesici, antistaminici, antifebbrili, preparati per la tosse e per i disturbi gastrointestinali, preparati per il trattamento di ferite e ulcerazioni, antinfiammatori, disinfettanti e farmaci per i dolori articolari.

In Piemonte la raccolta si farà in 603 farmacie, circa un terzo di quelle attive. I farmaci raccolti sosterranno circa 160 realtà benefiche del territorio che, annualmente, si interessano di 100 mila persone povere italiane, straniere, residenti in Italia e straniere seguite all’estero con progetti di sostegno sanitario. A Torino e Provincia si concentra il maggior numero di farmacie aderenti: nel 2026, 335 su 603 distribuite in 90 Comuni, Enti beneficiari 71 su 160, tre in più dello scorso anno. Nel 2025 sono stati donati 48.317 farmaci. Il fabbisogno richiesto per il 2026 è di 167 mila farmaci da automedicazione e beni di salute. Per avvicinarsi il più possibile a questo obiettivo, l’organizzazione prevede il coinvolgimento di 1200 volontari, che saranno presenti all’interno delle farmacie, in particolare nella giornata di sabato 14 febbraio.

“Le Giornate di Raccolta del Farmaco sono un gesto semplice, ma essenziale, per tante persone fragili che, per tante ragioni, non possono curarsi in modo adeguato. Chiediamo sostegno a chiunque abbia la possibilità di partecipare alla Raccolta per rispondere a un bisogno concreto, e anche perché in un mondo in cui le preoccupazioni sono tante e complesse, e la condizione economica di migliaia di famiglie italiane è sempre più fragile, si avverte il bisogno che emergano gesti di speranza, come scegliere di entrare in farmacia per compiere un gesto di gratuità  – dichiara Sergio Daniotti, Presidente della Fondazione Banco Farmaceutico ETS”.

“La farmacia è un presidio vicino alla collettività, sempre aperto e vicino al cittadino, anche nelle aree più interne del Paese, per garantire a tutti uguaglianza di accesso al farmaco – dichiara il Presidente di Federfarma Nazionale, Marco Cossolo – questo ruolo è testimoniato dall’adesione alle Giornate di Raccolta del Farmaco. Anche quest’anno le farmacie hanno partecipato con impegno e grande spirito di responsabilità sociale, per dare un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà”.

Mara Martellotta

Auto, UDC: “Tutti devono fare la loro parte”

 
Senza dimenticare gli errori di questi ultimi trent’anni.
Il Sindaco di Torino scarica sull’attuale Governo l’onere di sostenere in Italia e a Torino l’industria dell’auto.  Dimentica che l’attuale difficoltà della FIAT e’ da attribuire alle scelte degli azionisti FIAT , ai Sindaci e ai Ministri dei Governi PD.  Riconosca che le Amministrazioni torinesi da Castellani in poi hanno sbagliato le politiche per l’industria  a Torino e in modo acritico hanno sostenuto la sciagurata scelta di andare a produrre all’estero con l’obiettivo di massimizzare gli utili da distribuire agli azionisti a scapito della ricerca di nuove e più competitive produzioni. Il calo della produzione di auto ha indebolito la crescita della economia torinese, ha dato a Torino il primato nella cassa integrazione e ha messo in difficoltà il commercio. Ottenere oggi dal Governo Meloni e dalla UE nuovi aiuti può essere fatto solo a fronte di impegni seri e finalizzati a   produrre auto a Mirafiori.
Mino GIACHINO commissario cittadino UDC
Paolo GRECO LUCCHINA Vicw segretario nazionale UDC

Il trofeo Frecciarossa Final Eight esposto al grattacielo Piemonte

Martedì 17 febbraio il trofeo della Frecciarossa Final Eight – evento in programma dal 18 al 22 febbraio 2026 all’Inalpi Arena di Torino – sarà esposto nell’atrio del Grattacielo Piemonte dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e visibile al pubblico.

Alle ore 11.00 il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-Olimpico, Caccia e Pesca e Parchi Paolo Bongioanni prenderanno parte a un momento istituzionale con foto ufficiale.

Mattarella a Torino per il centenario di Gobetti

/

Domani, lunedì 16 febbraio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà  a Torino per partecipare, alle ore 11, alla cerimonia commemorativa del centenario della morte di Piero Gobetti, in programma al Teatro Carignano.

La presenza del Capo dello Stato è stata annunciata dalla Prefettura di Torino. L’anniversario rappresenta l’avvio di un calendario di iniziative che renderanno omaggio per un anno alla figura dell’intellettuale torinese, protagonista del pensiero politico e culturale del Novecento.

Per coordinare le celebrazioni è stato inoltre istituito un apposito Comitato nazionale, guidato dal giurista Gustavo Zagrebelsky, con l’obiettivo di promuovere eventi, incontri e momenti di approfondimento dedicati all’eredità culturale e civile lasciata da Gobetti.

Gli eccessi referendari da Gratteri a Palamara

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Le esternazioni del procuratore di Napoli Gratteri a favore del no  al prossimo referendum farà sicuramente perdere consensi al no, anche se le sue parole hanno avvelenato irresponsabilmente  il dibattito. In particolare Gratteri ha abbinato, come votanti per il Sì indagati e imputati, accoppiandoli   ai “massoni deviati” e  ad altre male genie. Questo è il discorso più inquietante perché gli indagati e gli imputati godono del  diritto costituzionale di essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio. Il Procuratore sembra trascurare in modo sorprendente  un fatto  che nel diritto italiano e repubblicano è una questione di civiltà giuridica di primaria importanza. Per lui indagati e imputati sarebbero da considerare di fatto già condannati? Sono parole da tenere a mente prima del voto di fine marzo. Ma vedo anche che alcuni comitati per il sì in modo disinvolto e controproducente esibiscono nei loro dibattiti il nome dell’ex magistrato Palamara, nome  che Cossiga considerava una marca di tonno. Palamara non può essere considerato credibile qualunque cosa dica. E spiace che certi giovani tanto entusiasti quanto piuttosto ignoranti non sappiano organizzare dibattiti adeguati. Anche l’idea di far parlare solo i sostenitori del Sì è un’idea profondamente illiberale: solo dal confronto di opinioni, le idee escono chiare, distinte e rafforzate. I dibattiti che sono comizi, appaiono oggi improponibili se non agli attivisti dalle mani leste e dalla testa vuota. Ci sono vecchi  retaggi di Borrelli che rivivono oggi nelle dichiarazioni guerresche del procuratore di Napoli e altri pochi colleghi, compresi i soliti oracolari  Barbero  e Odifreddi. Il no è un voto dogmatico e corporativo, il sì è un voto che vuole eliminare il nefasto correntismo politico negli organismi di autogoverno dei magistrati per favorire una giustizia equilibrata, libera, non condizionata dalla politica di parte. Ci sono però  fanatici anche tra i sostenitori del Sì che vorrebbero usare il voto come una clava contro i magistrati. Ma nel fronte del Sì gente come Palamara non dovrebbe trovare posto. E’ in primis una questione morale. Mi sta già stretto il convertito Di Pietro che fu un Pm politicizzato al massimo grado come quasi tutti quelli del pool di Mani Pulite, se si esclude Tiziana Parenti. Palamara non apporta consensi, ma rischia di squalificare chi lo invita.

Femministe in piazza contro il DDL Bongiorno

Ieri alcune centinaia di attiviste di Non Una di Meno e della rete D.i.Re hanno manifestato in centro contro il DDL Bongiorno, che cancellerebbe il consenso nei reati di violenza sessuale. In piazza Vittorio e’ stato bloccato il tram storico e non sono mancati scontri verbali con i turisti e i visitatori di Cioccolato’.

Coppia in possesso di armi: lui in arresto, lei denunciata

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha arrestato, in flagranza di reato, un cittadino albanese, per detenzione illegale di armi comuni da sparo, commesso in concorso con la compagna; quest’ultima indagata in stato di libertà per lo stesso reato.

Nello specifico, personale della Squadra Mobile della Questura di Torino veniva a conoscenza che i due avevano nella loro disponibilità un garage, locato dalla donna, sito nel quartiere “Madonna di Campagna” e che all’interno dello stesso fossero custodite illegalmente delle armi e vari beni provento di furto.

Personale di questa Squadra Mobile si portava presso il box, cogliendo l’uomo all’interno, intento a trafficare con della merce lì presente. A seguito della perquisizione, gli operatori rinvenivano, riposto nel soppalco del garage, un voluminoso scatolone, contenente all’interno una pistola semiautomatica a salve, un fucile ad aria compressa e cinque fucili perfettamente funzionanti (nello specifico un fucile “Mauser” israeliano calibro 762 e quattro fucili a doppia canna) uno dei quali risultato, dai preliminari accertamenti svolti, provento di un furto in abitazione, commesso da ignoti lo scorso 22 dicembre nel comune di Saluzzo (CN).

Le successive perquisizioni, estese all’abitazione dell’indagato e ad un bar di sua proprietà, consentivano di sequestrare diverso materiale, tra cui quadri, biciclette di valore e monili.

Per tali fatti, entrambi gli indagati venivano anche deferiti all’Autorità Giudiziaria per il reato di ricettazione; sono in corso approfondimenti da parte degli investigatori volti ad accertare la provenienza di quanto sottoposto a sequestro.

Il procedimento penale versa nella fase delle indagini preliminari e pertanto vige la presunzione di non colpevolezza a favore degli indagati, sino alla sentenza definitiva. Ciò nondimeno, il G.I.P. di Torino, in sede di convalida dell’arresto, ha ravvisato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, disponendone la custodia cautelare in carcere.

 

Tutto il materiale sequestrato, di possibile provento furtivo, è visionabile sulla bacheca degli oggetti recuperati raggiungibile tramite il seguente link:

https://questure.poliziadistato.it/servizio/oggettirubati

selezionando la voce recuperati.

Il futuro di Torino è nelle fiere?

/

L’INTERVENTO

Torino soffre da oltre vent’anni di una bassa crescita economica che ha impoverito la metà della Città che soffre di cui parlava Mons. Nosiglia. Riappropriarsi delle FIERE vuol dire riappropriarsi di un MOTORE di CRESCITA su cui Torino puntava già nell’800 dopo la perdita della Capitale. La Galleria Subalpina venne costruita proprio per esporre le produzioni dell’epoca. Negli anni 60 e 70 il Salone dell’automobile e quello della Tecnica che portavano in Città imprenditori e ricercatori di tutto il mondo fecero da vetrina alle nostre produzioni automobilistiche e delle macchine utensili. Alberghi pieni e ristoranti costretti ai doppi turni alla sera. Per Milano e Bologna le Fiere rappresentano un volano di sviluppo notevole. Recentemente Bologna ha approvato  un Piano di sviluppo di 200 milioni di euro. Il Salone della Mobilità del futuro potrebbe rilanciare il ruolo di ideazione e di progettazione che a Torino ci sono ancora se pensiamo alle decine di aziende italiane e straniere che operano nel settore della innovazione dalla guida autonoma alla IA applicata all’auto del futuro. Torino potrebbe riprendersi così i suoi storici SALONI da quello dell’auto a quello ferroviario. Ovviamente va considerata la necessità di avere nuovi spazi espositivi che vedremmo bene localizzati nella Zona Nord della Città. Sarebbe la occasione di rilancio che da Barriera alle Vallette si aspettano.

Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

Che Bolle in Pentola: un angolo di Toscana che profuma di casa

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
.
Nel cuore di Torino, in Via Rivara, c’è un luogo che sembra essere stato trasportato di peso dalle colline toscane e collocato con delicatezza nel Borgo Campidoglio. Il suo nome è Che Bolle in Pentola, un ristorante piccolo ma ricercato, curato nei dettagli con una passione che si percepisce già dal primo passo oltre la porta. Qui la tradizione non è solo un concetto astratto, è un modo di accogliere, di cucinare, di raccontare. È l’anima stessa del locale, resa viva ogni sera dal suo titolare, Dario, figura carismatica e simpatica, capace di trasformare una cena in un incontro, un pasto in un’esperienza che profuma di autenticità. Dario non è il cuoco, ma è il cuore pulsante del ristorante, è lui che dà vita al locale, che accoglie gli ospiti come se fossero amici di vecchia data, che intrattiene, che sorride, che suggerisce un piatto, una bottiglia, una storia. La sua presenza riempie il ristorante tanto quanto il profumo delle pietanze e nel locale c’è addirittura un dettaglio che racconta quanto lui sia parte integrante di questo piccolo mondo, perché sul soffitto campeggia un disegno che raffigura il suo volto, una piccola opera che cattura lo spirito del posto, un mix di ironia, familiarità e personalità.
.
La cucina toscana che conquista Torino
La proposta culinaria è totalmente dedicata alla Toscana vera, quella delle ricette tramandate, dei sapori intensi ma sinceri, delle materie prime scelte con attenzione. La carta degli antipasti apre le danze con una serie di proposte che parlano la lingua della tradizione, dai crostoni ai fegatini ricchi e saporiti al tagliere di salumi e formaggi che riporta subito al profumo delle botteghe senesi, dalla panzanella fresca e aromatica all’insalata di farro con verdure croccanti, fino ai funghi porcini fritti quando la stagione lo permette e alla finocchiona accompagnata dal pecorino, una combinazione capace di raccontare la Toscana in un solo morso. Ogni antipasto è una porta d’ingresso che conduce a un mondo di sapori chiari, riconoscibili e autentici. I primi piatti rappresentano un altro grande motivo per cui i clienti tornano volentieri, perché le tagliatelle al ragù di cinghiale sono probabilmente il simbolo del ristorante, una pasta che profuma di bosco e cattura l’essenza della tradizione toscana. Accanto a loro si trovano i pici cacio e pepe, corposi e avvolgenti, la pasta ai funghi porcini che conquista con il suo profumo intenso, gli gnocchi con zucca e guanciale che uniscono dolcezza e sapidità e alcune varianti stagionali che seguono il mercato e l’ispirazione dello chef. Sono piatti che non cercano di stupire con artifici moderni, ma con la verità delle ricette di una volta, quelle che scaldano e rassicurano.
.
Il dolce che è diventato un mito
E poi c’è lei, la panna cotta, il dolce che da solo merita una visita al ristorante. Non si tratta di una panna cotta qualunque, ma del cavallo di battaglia del locale, un dessert così apprezzato da aver attirato negli anni clienti da tutto il Piemonte, persone che attraversano chilometri solo per ritrovare quella consistenza morbida e vellutata che non ha nulla della rigidità di un budino, ma si scioglie dolcemente al palato lasciando una cremosità elegante e un gusto sublime. È un dolce semplice, ma reso speciale da un equilibrio perfetto e dalla cura con cui viene preparato, diventato una piccola leggenda per gli affezionati che considerano la sua presenza in carta un appuntamento irrinunciabile a fine pasto.
.
Un’esperienza che scalda il cuore
Che Bolle in Pentola non è un ristorante che si visita distrattamente, è un luogo che si vive, grazie alla sua atmosfera raccolta e all’accoglienza genuina che lo pervade. È un posto piccolo ma pieno di carattere, dove ogni dettaglio sembra raccontare una storia, dalle luci calde al sorriso di Dario, dai piatti che parlano di Toscana ai tavoli vicini che favoriscono la socialità, le risate, il clima di casa. Aperto solo a cena, dal lunedì al sabato, offre l’occasione perfetta per concedersi una serata diversa, un viaggio culinario senza allontanarsi dalla città. E forse è proprio questo il segreto di Che Bolle in Pentola, un posto che non ha bisogno di grandi insegne o di mille coperti per lasciare il segno, perché ciò che conquista è la naturalezza con cui si entra a far parte della loro storia, una storia fatta di sorrisi, di piatti che parlano da soli, di serate che scorrono leggere come se si fosse davvero in una casa toscana lontano dal caos cittadino. Chi sceglie di cenare qui scopre un angolo autentico in cui tornare diventa quasi inevitabile, un rifugio di sapori e di umanità che difficilmente si dimentica quando si lascia il locale e si esce nella notte torinese con la promessa di tornare presto.
.
Noemi Gariano