ilTorinese

Il Polo del ‘900  diventa “Istituto della Cultura” 

Un importante passo in avanti per il futuro del Polo del ‘900 è stata l’approvazione, avvenuta il 14 ottobre scorso, con voto all’unanimità da parte del Consiglio Regionale del Piemonte, della revisione dello Statuto dell’Ente, presentata dall’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli. Questo passo fa seguito al lavoro congiunto con gli altri enti fondatori, il Comune di Torino e la Fondazione Compagnia di Sanpaolo, sancendo il riconoscimento ufficiale come “Istituto della Cultura”, prorogandone la durata fino al 2075. Due novità sostanziali che rafforzano il ruolo strategico del Polo all’interno del sistema culturale piemontese nazionale. Grazie a questa modifica, il Polo potrà accreditarsi presso il Ministero della Cultura, accedendo direttamente ai bandi di finanziamento e riconoscendo la propria funzione istituzionale come presidio culturale permanente. Inoltre, la possibilità di avere un patrimonio proprio conferisce all’Ente un’autonomia gestionale e operativa, fondamentale per affrontare con continuità e visione le sfide culturali dei prossimi decenni.
“Con la revisione dello Statuto diamo seguito all’evoluzione naturale del Polo del ‘900, che negli anni ha acquisito un ruolo sempre più importante sul nostro territorio – ha dichiarato l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli – il lavoro sinergico delle realtà che operano all’interno del Polo, unito a un patrimonio storico, fisico e digitale di straordinario valore, ha reso questo spazio un laboratorio permanente di cultura, memoria, cittadinanza attiva e innovazione sociale. Il riconoscimento da parte del Ministero della Cultura, e l’estensione della durata dell’Ente, rappresentano un investimento sul lungo periodo, un volano per progetti di ampio respiro che sapranno coinvolgere sempre di più le giovani generazioni”.

Situato nel cuore di Torino, in piazzetta Antonicelli, il Polo del ‘900 è molto più di uno spazio fisico: è un ecosistema culturale che unisce 26 enti partner tra istituti storici, archivi, fondazioni e associazioni che lavorano per valorizzare la cultura del Novecento e stimolare il dialogo sul presente e sul futuro. In pochi anni, il Polo si è affermato come uno dei luoghi principali della memoria attiva, punto di riferimento per cittadini, studiosi, studenti e nuove generazioni grazie a un’offerta culturale ricca e multidisciplinare.
Tra le altre novità all’interno dello Statuto, l’esclusione della figura del direttore degli organi della Fondazione, in quanto si tratta di una figura gestionale nominata con procedura a evidenza pubblica dal CDA, che ne delimita i poteri; la durata del CDA, che passa dai tre anni attuali a quattro esercizi, fino all’approvazione del bilancio consuntivo relativo al quarto esercizio; la designazione del presidente, che avverrà a turno da parte della Regione Piemonte e della Città di Torino, d’intesa con la Fondazione Compagnia di Sanpaolo; la riduzione da cinque a tre componenti del Collegio dei Garanti; l’incremento del mandato del direttore da tre a cinque anni.
Negli anni il Polo del ‘900 ha saputo valorizzare la memoria storica con una offerta culturale innovativa, accessibile e aperta alla contemporaneità, fatta da mostre, incontri, laboratori, attività Educative per le scuole, progetti digitali e iniziative sul territorio. Uno spazio dinamico e inclusivo, capace di affrontare le grandi questioni del nostro tempo. Con la nuova configurazione giuridica, e il sostegno delle istituzioni, il Polo del ‘900 si appresta ad affrontare una nuova fase del proprio percorso, rafforzando la sua missione di luogo della memoria e, al tempo stesso, laboratorio del futuro al servizio delle nuove generazioni.

Mara Martellotta

Una tela sparita di Delleani torna alla Gam dopo 40 anni

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Paesaggio con figure e temporale sullo sfondo (1899) di Lorenzo Delleani  torna alla Gam di Torino. Qui era stata rubata insieme ad altre tele negli anni Ottanta.

Dopo oltre quarant’anni a restituirla sono stati i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Monza, incrociando i dati del database che contiene 1,2 milioni di opere d’arte rubate con quelli di gallerie d’arte e case d’asta. Il quadro  era in vendita  in una casa d’asta del Bresciano con una base che partiva da mille euro. L’opera era stata venduta da una ignara signora che l’aveva avuta  in eredità dal padre che aveva avuto in dono il dipinto come compenso per avere installato un impianto antifurto in una galleria d’arte di Torino. “Qui non ci sono indagati ma c’è il ritorno a casa di un’opera d’arte – ha spiegato all’Ansa il maggiore Michele Minetti, comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Monza -. La nostra attività quotidiana è quella di controllare case d’asta e gallerie per verificare quello che hanno in vendita e confrontarlo con il nostro database che è il più ampio che abbiamo al mondo”. Alla riconsegna del quadro era presente anche il sindaco, Stefano Lo Russo, che ha ringraziato i carabinieri per il lavoro fatto e ha evidenziato come la Gam sia “un polo culturale che deve continuare ad avere una grande ambizione e ha bisogno di un piano di rilancio.”

Sulle tracce di fra’ Gerardo, il fondatore dei Cavalieri di Gerusalemme

Erano monaci vestiti di nero con una croce ottagona cucina sul petto che dalle alture della Costiera Amalfitana decisero un tal giorno, mille anni fa, di partire per la Terra Santa e di aiutare poveri, malati e pellegrini. Erano guidati da fra’ Gerardo Sasso, monaco benedettino che fondò a Gerusalemme l’Ordine Ospitaliero dei Cavalieri di San Giovanni che diventerà in seguito l’Ordine di Malta. La Prima Crociata (1096-1099) è ancora lontana, la Città Santa è in mano ai musulmani ma fra’ Gerardo riesce ugualmente ad ottenere dal califfo d’Egitto il permesso di costruire una chiesa con un monastero e un piccolo ospedale, nei pressi del Santo Sepolcro, dedicato a San Giovanni Battista, per assistere pellegrini e malati. Da lì sorse il primo Ordine monastico-cavalleresco della storia i cui monaci-cavalieri facevano voto di castità, povertà e obbedienza. Da Scala, sulle alture di Amalfi, dove nacque, comincia la grande avventura di Gerardo Sasso che, insieme ai suoi amici mercanti amalfitani, nella seconda metà dell’XI secolo, si imbarcò su una galea diretto a Gerusalemme.
Un viaggio di settimane, sfidando tempeste e assalti di pirati. A distanza di mille anni il ricordo di fra’ Gerardo Sasso, che nel 1984 fu proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II, è ancora vivo nelle contrade di Scala dove viene ricordato ogni anno, il 3 settembre, giorno della sua morte, con solenni celebrazioni. Ma era davvero amalfitano? Si è discusso molto sull’origine di questo Gerardo, priore dell’ospedale e primo “Gran Maestro” dell’Ordine Giovannita, antesignani dei Cavalieri di Malta. Francese, provenzale o amalfitano? O perfino astigiano? Oggi la maggior parte degli storici propende per la paternità amalfitana. La croce a otto punte, che rappresenta le otto Beatitudini, simbolo dell’Ordine, era già presente sulle monete della Repubblica amalfitana ben prima della nascita dell’Ordine stesso. Fonti e documenti storici fanno comunque ritenere che Gerardo sia nato proprio sui colli della mitica Costiera Amalfitana come d’altronde sostiene lo stesso Ordine di Malta nel suo sito ufficiale. Per “scoprire” la verità siamo andati sulla Costiera sulle tracce del beato Gerardo (1040-1120). Sbarcati ad Amalfi siamo saliti a Scala, a 450 metri sul livello del mare, perché in questo piccolo paese di 1500 abitanti è nato davvero fra’ Gerardo, creatore del più potente, nobile e glorioso Ordine monastico-guerriero della storia. Tutti a Scala conoscono la sua storia. Circondato da boschi, terrazzamenti di uliveti e vigneti, Scala è un’oasi di tranquillità accarezzata dalla brezza marina della Costiera, lontana dal turismo di massa della vicina splendida Amalfi. Ripide stradine scorrono lungo case posizionate proprio a forma di scala, si vedono antiche torri di avvistamento e resti di bagni arabi della nobiltà scalese in alcune contrade del borgo in cui sono vissute blasonate famiglie come i Sasso alla quale appartenne fra’ Gerardo che nel XI secolo partì da Scala per la Terra Santa dove fondò l’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, detti anche “Giovanniti”, che verrà riconosciuto ufficialmente da Papa Pasquale II nel 1113. Un uomo pio, fra’ Gerardo, di grande carità, dedito all’assistenza e alla cura di malati e bisognosi, protagonista nella Terra Santa dell’epoca.
Fino alla sua morte fu il responsabile dell’ospedale che, dopo la conquista cristiana della città nel 1099, ripartì con più forza ed energia. È rimasto poco di lui a Scala, solo una via con il suo nome, via fra’ Gerardo Sasso, che porta alle rovine della sua casa e alla chiesetta di San Pietro dove è immortalato in un quadro con il mantello nero dei Cavalieri e la croce di Malta mentre assiste un malato. La fondazione del Regno di Gerusalemme alla fine della Prima Crociata costrinse l’Ordine ad assumere nuovi compiti, in particolare quello di difendere con le armi il Regno latino, proteggere i pellegrini, le strade di collegamento e le strutture mediche. Il frate diventa cavaliere e d’ora in poi combatterà con i crociati. Come detto, Scala con tutta probabilità ha dato i natali a Gerardo anche se in Provenza e nell’astigiano la pensano diversamente. A Tonco d’Asti per esempio giurano di averlo visto in paese, almeno come figurante, durante la tradizionale festa del Pitu. Alcuni storici locali contestano l’origine amalfitana di Gerardo e sostengono che il fondatore dell’Ordine nacque in questo borgo come Gerardo, signore di Tonco Monferrato. L’Ordine di Malta, bisogna ricordarlo, non è mai scomparso, ancora oggi è vivo e attivo, anche se con mansioni diverse. É presente con le ambulanze dell’Ordine con la croce di Malta e la scritta “Giovanniti” nei teatri di guerra, dall’Ucraina al Medio Oriente, e anche nelle strade delle nostre città al servizio dei cittadini. Oggi conta su 13.000 membri, 100.000 volontari e 52.000 tra medici, infermieri e paramedici in più di 120 Stati. Da quando è iniziata la guerra in Ucraina l’Ordine ha fornito aiuti umanitari a oltre quattro milioni di ucraini.                                                                          Filippo Re
Nelle foto:
Panorama di Scala (Amalfi)
Quadro con fra’ Gerardo
Chiesa di San Pietro a Scala

Lavori per 1,2 milioni di euro su impianti termici di scuole e impianti sportivi

 

Un pacchetto di interventi straordinari del valore di quasi 1 milione e 200mila euro per la manutenzione degli impianti termici e di trattamento aria in numerosi edifici pubblici è stato approvato  dalla Giunta Comunale, su proposta dell’assessora alle Politiche per l’Ambiente e alla Transizione Ecologica, Chiara Foglietta.

Il piano, che verrà realizzato da Iren Smart Solutions, coinvolge scuole, impianti sportivi e altre sedi comunali e rappresenta un’azione concreta per garantire l’efficienza energetica, la continuità dei servizi e la sicurezza degli ambienti destinati a studenti, operatori e cittadine e cittadini.

Tra gli interventi approvati figurano il rifacimento delle reti di distribuzione degli impianti di riscaldamento nei complessi scolastici di via Romita, via Collino e via Paoli, la sostituzione degli aerotermi nella palestra della scuola di via Cecchi, l’ammodernamento della centrale termica del campo sportivo di via Monteverdi e l’integrazione dell’impianto di riscaldamento nella piscina di via Ragazzoni. A questi si aggiungono interventi su altre sedi comunali.

Le opere saranno finanziate con entrate straordinarie da alienazioni immobiliari.

TORINO CLICK

Gli appuntamenti di Proxima

Gli eventi di domani per la prima giornata di Proxima

Giovedì 16 ottobre
Ore 18.00
Inizio festa
Saluti del segretario provinciale di Sinistra Italiana Roberto Bacchin e del co-portavoce di Sinistra Ecologista Emanuele Busconi, con Erica Bevilacqua, co-portavoce Europa Verde Torino.


Giovedì 16 ottobre
Ore 18.30
La flotta continua. Insieme per il cambiamento
Walter Massa
Presidente nazionale ARCI
Serena Sorrentino
Presidente della commissione per il Programma fondamentale CGIL
Elisabetta Piccolotti
Deputata AVS
Benedetta Scuderi
Eurodeputata AVS – The Greens
Modera
Alessandra Quarta
Presidente Sinistra Ecologista

Giovedì 16 ottobre
Ore 20.45
EFFETTO GUERRA. Il costo sociale del riarmo
Francesca Coin
Sociologa
Michele De Palma
Segretario generale nazionale FIOM CGIL
Marco Grimaldi
Vicecapogruppo AVS alla Camera
Introduce e modera Alice Ravinale
Capogruppo AVS Consiglio Regionale Piemonte

Giovedì 16 ottobre
ore 22
PIETRO SPARACINO LIVE
Un viaggio comico e corrosivo dentro vent’anni di vita e di Paese, tra ricordi personali, derive collettive, amnesie di massa e piccole rivoluzioni private.
Con Pietro Sparacino,
Stand up comedian, autore e formatore

Torino capitale dell’innovazione con AI & VR Festival Multiverse World, al Museo del Cinema

La Città di Torino si prepara a brillare come capitale dell’innovazione con la IV edizione dell’AI & VR Festival Multiverse World, promosso da ANGI, Associazione Nazionale Giovani Innovatori. L’evento è ospitato nella suggestiva cornice del Museo Nazionale del Cinema e ha preso il via la sera del 13 ottobre, con una cerimonia di apertura alla Mole Antonelliana, simbolo di innovazione e di avanguardia tecnologica.

La cerimonia ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti istituzionali e del panorama dell’innovazione, tra Marco Porcedda, Assessore alla Legalità e Sicurezza del Comune di Torino, Maurizio Marrone, assessore alle Politiche Sociali e dell’integrazione socio sanitaria, Emigrazione, cooperazione decentrata e internazionale, usura e beni confiscati  Politiche della Casa, delle famiglie e dei bambini della Regione Piemonte: Patrizia Paliotto, segretario generale della Fondazione CRT, Barbara Graffino, membro del Consiglio generale della Fondazione Compagnia di San Paolo,  Elena Maria Baralis, prorettore del Politecnico di Torino, Alessandro Giglio Vigna, Presidente della Commissione Affari Europei della Camera dei Deputati, Michele Vietti, presidente ANFIR (Associazione Nazionale Finanziarie Regionali).
L’evento, realizzato con il supporto di partner istituzionali come il Parlamento Europeo e Rai Cinema, e il sostegno della Compagnia di San Paolo,  CRT e ANFIR, si configura come un’occasione unica per esplorare le frontiere  dell’intelligenza artificiale e realtà virtuale, settori chiave per il futuro del nostro Paese.

“L’ AI & VR Festival rappresenta un momento di confronto cruciale- dichiara il Presidente ANGI Gabriele Ferrieri- tra istituzioni, imprese e mondo accademico per promuovere un’innovazione responsabile e sostenibile. Vogliamo ispirare talenti, statue e imprese a cogliere le opportunità offerte da AI e VR, contribuendo alla competitività  dell’Italia”.

Il14 ottobre, secondo giorno del festival, aperto al pubblico fino a esaurimento posti e segui ile in streaming sui canali dell’agenzia DIRE, sarà  dedicato a panel, workshop e sessioni interattive che esploreranno le applicazioni pratiche di AI e VR in settori come industria 4.0, cybersecurity, educazione e intrattenimento.
Tra i protagonisti della giornata un parterre d’eccezione con Andrea Tronzano, Assessore al Bilancio, Finanze e Programmazione Economica, Sviluppo delle attività produttive e internazionalizzazione della Regione Piemonte, Riccardo di Stefano, delegato nazionale Confindustria Open Innovation, già Presidente nazionale del Gruppo Giovani, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica; Giancarlo Rocchietti, Presidente del Club degli Investitori, Antonio Maria Tambato, Direttore della Direzione Innovazione e transizione digitale, Agenzia per l’Italia Digitale, tra gli altri.

L’AI & VR Festival Multiverse World si conferma un evento imperdibile per professionisti, studenti,  imprenditori e appassionati,  offrendo opportunità di networking e collaborazione con i protagonisti del mondo digitale, un viaggio nel “Multiverse World” per scoprire come AI e VR stiano plasmando il futuro.

Mara Martellotta

“I Nomi e le Voci”, al teatro Erba il “Monstrum” della poesia di Roberto Mussapi

Nella serata di martedì 14 ottobre, presso il teatro Erba di Torino, è andato in scena “I Nomi e le Voci” di Roberto Mussapi, un grande e ispirato esempio di teatro-poesia prodotto da Torino Spettacoli. Sul palco, insieme all’iconica Miriam Mesturino, che con il suo personaggio Didone condivide fascino passione, i talentuosi e pieni di grazia Roberta Belforte e Matteo Anselmi, l’incantevole voce del soprano Danae Rikos sulle note al pianoforte di Andrea Bevilacqua e alcuni ragazzi e ragazze dei G.E.T. Germana Erba’s Talents (Matilde Dalla Verde, Gaia Del Papa, Elisa Frangelli, Miriam Iezzi Mammarella, Fiamma Laiolo, Angelo Marchianó, Simone Marietta e Matilde Tacconi) che, della poesia, tanto hanno rappresentato la sua infinita gestualità di volo e gioventù, sapientemente curata dal regista Girolamo Angione e dalla coreografa Laura Fonte.

Il protagonista assoluto di questo spettacolo, cifra stilistica riscontrabile in tutta l’opera di Roberto Mussapi, è quel “Monstrum”, inteso come prodigio, segno divino, di cui si nutre la poesia quando diventa catalizzatrice di eventi, sentimenti, passioni e personaggi che vivono grazie a questo ispirato e mostruoso centro d’energia universale. In letteratura, nei classici, dalla figura di Achille in avanti, ricorre spesso questa potente voragine associata al personaggio, che a sua volta metamorfizza in voce, gesto o strumento d’espressione della poesia stessa: viene naturale pensare al capolavoro di Melville, “Moby Dick”, il cui protagonista, Achab,  può essere cantato nelle sue gesta soltanto da Ismael, portatore della voce poetica, ma molto somiglianti in queste caratteristiche possiamo trovare Dracula di Bram Stoker, la cui sofferenza per il perduto amore lo condurrà alla grazia del perdono nell’incontro con Mina Murray, o ancora Don Giovanni. In Mussapi, chiaramente, questo “Monstrum” è la stessa poesia: un’ispirazione che si impossessa del poeta per far sì che ogni cosa intorno possa avere un nome, una voce.

Questo spettacolo sembra ripercorrere il concetto classico dell’universalità, nel tempo e nello spazio, legato alla poesia. Le immagini da essa evocate, che nella sola lettura possono essere sentite e percepite, sono diventate palpabili, “cinematografiche” (come a fine spettacolo le ha definite Mussapi stesso, presente in sala, riferendosi al Tuffatore di Paestum interpretato da Matteo Anselmi), un coro che ha unito il significato del suono a quello della parola, nell’armonia finale di voci diverse che la poesia ha saputo fondere in quella che il poeta portoghese Fernando Pessoa definì “una sola moltitudine”.

“Attingendo dalla silloge ‘I Nomi e le Voci’ – ha raccontato il regista Girolamo Angione – si sono scelti alcuni altri monologhi in versi, prediligendo quelli ispirati a personaggi del mito o del mondo antico: accanto a Didone ed Enea, Arianna, Cassandra, la Ninfa Eco e il Tuffatore di Paestum. Ciascuno di loro, confinato come un’ombra nel regno dei morti evoca con toni a tratti dolenti e malinconici ma sempre profondamente umani, la propria esperienza terrena illuminata dalla forza vitale dell’amore. E di ciascun personaggio, ogni monologo esprime una profondità del sentire e una verità esistenziale che sorprende e avvince. Il verso a teatro è un lusso: per l’attore, anzitutto, che nel verso si astrae dal linguaggio prosastico e nella parola poetica trova la voce con cui dirla, l’emozione della musicalità, la misura del gesto, la vibrazione del corpo; e il disegno del personaggio, nel riverbero della poesia, s’arricchisce di nuove sfumature e rivela profondità insospettate e un respiro che dà nuova vita al suo nome stesso. Parola/Voce, Musica, Gesto: questi gli elementi di una messa in scena che si è voluta essenziale e figurata ad un tempo e in cui ciascuna componente mantiene e accresce, nella necessaria autonomia, il proprio valore assoluto; configurando però nel quadro composito d’insieme, un esito che ci proponiamo equilibrato ed armonico. La musica  (Ravel l’autore prescelto per il perfetto equilibrio formale tra emozione e intelletto) non prevarica mai la parola, ma ne amplifica, semmai, il senso più intimo, il portato affettivo e dei sentimenti. protagonista assoluto, personaggio invisibile, ombra tra le ombre nel suo viaggio di ricerca ed esplorazione, a più riprese invocato dalle ombre che anelano a lui, è il poeta; autentico demiurgo, con l’atto creativo della sua parola, il poeta riporta quelle ombre alla luce della memoria e, per tutti noi, ridà loro la vita e la voce sulla scena del teatro e della poesia. Per questo, per la straordinaria occasione che ci offre, a Roberto Mussapi vanno tutta la nostra riconoscenza e gratitudine”.

Gian Giacomo Della Porta

Sharenting. La condivisione delle immagini dei bambini sui social

I  rischi connessi

Mentre mangiano o giocano, quando sono al mare o insieme ai loro amici, le foto dei bambini spopolano su internet, sui social, sui profili Facebook o Instagram . Questa volonta´ di condivisione ´ certamente un gesto di affetto e di orgoglio da parte di genitori, dei nonni e di tutti coloro che li amano, ma spesso e’ una rischiosa e inopportuna sovraesposizione delle vita dei minori in un luogo virtuale non del tutto sicuro, la rete informatica.

Il termine sharenting, la fusione dall’inglese tra share (condividere) e parenting (genitorialita’), coniato da poco in America, ci spiega, appunto, questa abitudine molto diffusa ovvero quella di postare con frequenza immagini di piccoli uomini e donne creando, il piu´delle volte, un involontario racconto digitale della loro vita.

Prescindendo dalla questione che riguarda la mancata consapevolezza da parte dei bambini sul fatto che la loro esistenza venga resa pubblica, ci sono altri risvolti legati a questa consuetudine che possono rivelarsi davvero drammatici, tra questi spicca l’appropriazione e l’ utilizzo improprio delle immagini che spesso sfocia in vere e proprie azioni illegali e deprecabili.

Questa “moda” e’ all’attenzione del Garante della Privacy che gia´ nella Relazione annuale del 2021 ha proposto di estenderne la tutela rispetto alla questione del cyberbullismo.

Spesso le foto dei minori sono accompagnate da informazioni sensibili come il nome, l’eta´ e il luogo di appartenenza, che rendono ancora piu´semplice il lavoro di chi potrebbe impossessarsene con cattive intenzioni.

Il Garante della Privacy riassume cosi´ i rischi dello sharenting:

Violazione della privacy e della riservatezza dei dati personali e sensibili del minore ogni volta che si pubblica, senza il suo consenso, un’immagine sui social network, così come stabilito dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Mancata tutela dell’immagine del bambino che subisce la perdita del controllo sulle proprie informazioni con conseguenze sulla creazione della sua identità digitale odierna e futura. I contenuti postati online, infatti, restano e permangono a disposizione di chiunque.

Esiste poi il rischio delle ripercussioni psicologiche che potrebbero iniziare a manifestarsi nel momento in cui i bambini, crescendo, cominciano a navigare autonomamente. Se i loro genitori non hanno provveduto a tutelare la loro immagine e la privacy, i bambini dovranno fare i conti con quanto è stato pubblicato senza il loro benestare e immagini molto intime e private come quella del bagnetto, ad esempio, potrebbero andare nelle mani di chiunque.

Tra i rischi peggiori c’e´ senz’altro quello della pedopornografia. Alcune immagini di bambini in situazioni private, infatti, possono essere rubate, manipolate e inserite nelle squallide pagine digitali dei siti per pedofili. L’addescamento, infine, e´un’altra oscura possibilita´che si prospetta a causa delle immagini condivise, ma anche delle informazioni che le accompagnano, utili mezzi per creare ganci per avvicinare i minori online.

Il Garante invita a porsi diverse domande prima di condividere le foto dei propri figli: mio figlio sarebbe contento di avere sue foto postate? E´una azione sicura per la sua presente e futura identita´online?

Si tratta di problemi reali, di rischi concreti perche´ la rete, sfortunatamente, e´popolata anche da persone dalla scarsa cifra morale alla ricerca non solo di immagini da collezionare ma anche in attesa che qualche minore sprovveduto caschi nella sua rete con inevitabili e nefaste conseguenze.

MARIA LA BARBERA

Fonte: www.garanteprivacy.it

Una rancida proposta

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il consigliere comunale Silvio Viale ha un chiodo fisso, se non una vera e propria ossessione: da decine d’anni tenta a più riprese, quasi cicliche, di trovare il modo di eliminare dalla Sala rossa del Comune di Torino il Crocifisso. Ancora quest’anno è stato smentito dal voto d’aula. Adesso ha lanciato una petizione on line che almeno in questa fase iniziale non ha fornito al consigliere un adeguato sostegno. Anzi, le contumelie nei suoi confronti appaiono prevalenti.  L’obiezione principale riguarda l’irrilevanza della questione in un’epoca di forti contrasti, di odi razziali e di guerre. Quel piccolo crocifisso appeso al muro – dicono in molti – non fa male a nessuno. Il crocifisso fa parte della storia del mondo, in particolare dell’umanità sofferente.  Magari Viale potrebbe tentare con la versione “ebrea” del Cristo : magari in un certo contesto troverebbe adesioni in passato non ipotizzabili. Ma non va neppure dimenticato, per altri versi,  che gli Ebrei furono accusati di deicidio, una delle accuse più volgari dell’antisemitismo. Quella dei laicisti è la vecchia rancida tesi secondo cui in un luogo pubblico il Crocifisso offende la laicità dello Stato. E’ un’opinione che tanti laici hanno rifiutato perché, per dirla con le parole di un filosofo laicissimo, Benedetto Croce ,”non possiamo non dirci cristiani” al di là delle credenze religiose. Il piccolo saggio di Croce andrebbe letto e conosciuto. Io stesso l’ho pubblicato due volte. La storia non si cancella, mettendo in un cassetto il Crocifisso perché esso non è simbolo identitario della Chiesa cattolica o delle chiese riformate o ortodosse che siano, ma di una storia che fa parte non solo dell’Occidente, ma assume una valenza universale. E’ il simbolo della sofferenza, della passione e della morte di un uomo che, al di là del fatto di essere figlio di Dio,  riassume un pensiero, quello dei Vangeli , con cui non è possibile non confrontarsi nel corso della vita umana. Solo una visione molto ignorante o nichilista o cinica potrebbe considerare la figura di Cristo un qualcosa di irrilevante. Laico non significa ateo : l’ateismo di Stato ha rappresentato un momento di grave negazione della libertà come già prima dimostrò il terrore giacobino che voleva cancellare il Cristianesimo perfino dal calendario. Portare la propria croce è diventato un modo di dire che anche gli atei adoperano. Ci sarebbero tante altre riflessioni che potrebbero essere scritte e che in passato ho condensato in una voce di enciclopedia dedicata alla laicità’.  L’iniziativa di Viale non merita altro tempo. Vorrei concludere dicendo che deve essere lasciata  la libertà di considerare quel pezzo di legno nei modi più intimamente diversi. Lo affermava già trenta e più anni fa l’atea filocomunista di origine ebrea Natalia Ginzburg, scrivendo che “e’ tolleranza consentire ad ognuno di costruire attorno ad un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri”. La contro crociata contro Gesù Cristo nell’Aula del Consiglio comunale di Torino potrebbe portare per coerenza a dare la caccia ai crocifissi, un’azione priva di senso e fortemente carente di senso della storia. Nella crisi di tutte le fedi ideologiche il Cristianesimo resta la più duratura lezione di amore, fratellanza e pace tra gli uomini. Il rimedio all’odio e alle violenze fanatiche che sembrano prevalere.

Alla Fondazione Amendola il Convegno di Neuroestetica “Beauty and Change”

Il gruppo di ricerca Brain Plasticity and Behavior Changes (BIP) del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e la Fondazione Giorgio Amendola, danno il via alla quarta edizione del Convegno Internazionale di Neuroestetica “Beauty and Change”, in programma a Torino da mercoledì 15 a sabato 18 ottobre 2025. Nato nel 2022 come appuntamento dedicato al dialogo tra filosofia, psicologia, neuroscienze e arti, il convegno è oggi un punto di riferimento internazionale per la riflessione scientifica e interdisciplinare sull’esperienza estetica. L’edizione 2025 si intitola “Aesthetic Experience and the Drive for Knowledge” e approfondirà le prospettive interdisciplinari in tema di bellezza e cambiamento, esplorando il legame tra esperienza estetica e impulso umano alla conoscenza. L’essere umano, per sua natura, tende a indagare, comprendere e interpretare il mondo: è da questa spinta epistemica che nascono curiosità, meraviglia e sorpresa. Le più recenti ricerche in campo filosofico, psicologico e neuroscientifico dimostrano come l’esperienza estetica sia strettamente connessa a questa tensione conoscitiva, offrendo un terreno privilegiato che leghi emozione e apprendimento.
Parteciperanno gli ospiti internazionali Jérôme Dokc (Institut Jean Nicod), Arto Haapala (University of Helsinki), Jan R. Ladwehr (Goethe University Frankfurt), Diana Omigie (Goldsmiths, University of London), Francesco Poli (University of Cambridge), Elisabeth Schellekens (Uppsala University), Eva Specker (Leibniz-Institut für Wissensmedien, Tübingen), Martin Skov (Copenhagen Business School; Copenhagen University Hospital, Hvidovre) ed Edward Vessel (City College of New York).
Il convegno sarà preceduto dal workshop tematico “The repeated experience of beauty” dedicato al paradosso tra novità e familiarità nella fruizione estetica, in programma mercoledì 15 ottobre. I lavori si svolgono presso la Fondazione Giorgio Amendola, in via Tollegno 52, a Torino, e prevedono sessioni scientifiche, tavole rotonde e momenti di confronto aperti al pubblico. La partecipazione è gratuita per gli studenti e sono previsti premi per i migliori contributi da parte di giovani ricercatori.
Fondazione Giorgio Amendola ETS – via Tollegno 52, Torino
Info: 011 2482970 – www.fondazioneamendola.it
Mara Martellotta