
Nella baraonda che può travolgerci, in cui la demagogia più imbelle ha avuto modo di scalmanarsi dappertutto, si sente la mancanza di un vero non- violento liberale come Marco Pannella. Anche Pannella commise come tutti i suoi errori, ma Pannella riuscì a coniugare l’utopia della pace con il realismo della politica. I resti di quelli che furono la parte deteriore del partito radicale, risalgono le valli che non avevano mai disceso limitandosi ad accodarsi ai funamboli dell’antisemitismo becero e truculento che evoca la Shoah. L’orgogliosa sicurezza non l’hanno mai avuta se non nella ricerca di scranni parlamentari sicuri. Pannella nella crisi mediorientale, lui che voleva Israele nella Eu , avrebbe saputo giocare un ruolo politico di primo piano, concreto e non ideologico. E’ stato l’uomo delle grandi visioni, l’esatto opposto dei nuovi d’annunziani di oggi che si credono eroi. Pannella avrebbe saputo dialogare con tutti perché di fronte ad una guerra occorrono dei pacificatori, non dei personaggini da operetta.
A Torino ci si accoltella troppo, pare che la lama sia sempre a portata di mano. I casi di cronaca negli ultimi mesi sono davvero tanti, e non si tratta “solo” di regolamenti di conti tra spacciatori. Così, alle 19.15 di un tranquillo lunedì, Roberto, 22 anni, esce a comprare le sigarette in zona Mirafiori e si ritrova protagonista di un duello che nessuno gli aveva annunciato. Un malvivente incappucciato, felpa nera, passamontagna da manuale e un coltello da cucina, di quelli che si usano per tagliare l’arrosto. Gli salta addosso, lo stende a terra, poi gli regala un fendente alla caviglia prima di dileguarsi verso via Barbera. Prognosi: dieci giorni. Una ferita, dicono i medici, “non grave”. Come se l’aggettivo potesse medicare la paura.

