AL VIA GLI INTERVENTI SULLE SPONDE CON LE RISORSE DI REACT
Martedì 3 gennaio prenderanno avvio al Parco del Meisino gli interventi di miglioramento selvicolturale e riqualificazione delle sponde fluviali previsti in alcuni parchi fluviali cittadini (Meisino, Colletta, Confluenza, Stura Nord, Pellerina e Millefonti) e finanziati con i fondi REACT EU PON METRO.
Il progetto ha l’obiettivo di valorizzare la foresta urbana torinese intervenendo sui parchi fluviali di pianura, nella duplice ottica dell’incremento dei corridoi ecologici e della fruizione in sicurezza di queste aree in piena coerenza con il Piano Strategico dell’Infrastruttura Verde della Città di Torino.
Si tratta di un insieme di interventi organici volti, da un lato, a migliorare la componente arborea dei parchi, dall’altro a rigenerare le sponde fluviali, rinnovando la vegetazione per renderla maggiormente idonea a mantenere la stabilità delle sponde e garantirne la sicurezza idraulica, soprattutto in caso di eventi di piena. Gli interventi, il cui completamento è previsto per il prossimo autunno, prevedono l’abbattimento di alberi deperienti, a fine ciclo vegetativo o privi di un ancoraggio al terreno sufficientemente solido, la potatura di esemplari con chioma irregolare o interferente con la fruizione ciclabile e pedonale, la messa a dimora di nuovi alberi, necessaria a mantenere un bilancio arboreo positivo e a migliorare la componente arborea dei parchi.
Si tratta di un progetto articolato, che permetterà di intervenire in modo organico su di una serie di ambiti cittadini, soprattutto spondali, dove la mancanza di fondi aveva sinora permesso solo interventi puntuali legati ad eventi specifici, quali il ribaltamento di alberi.
Tutti gli interventi sono stati autorizzati dall’Ente di Gestione del Parco del Po Piemontese e dall’Agenzia Interregionale per il fiume Po, anche perché parte del Parco del Meisino è inclusa in una ZPS (Zona Protezione Speciale).
È il film (che abbiamo amato, come già il romanzo) della maturità, intriso ad ogni inquadratura di una malinconia che si sparge su uomini e cose, di una maturità che porta Bruno a consolidare i legami che ha stretto con la sua montagna, a trovare un punto stabile in quei ruderi verso cui s’impegna a ridare nuova quanto solida vita, quella montagna che ogni giorno va raggiunta con il fisico e con la mente, a cercare una maggiore fermezza nella famiglia, ma capace anche di ripetere gli stessi errori da sempre rinfacciati alla figura paterna; e che porta Pietro a cercare il proprio posto nel mondo, tra quelle montagne cui ad ogni momento è pronto a ricongiungersi, con un atteggiamento e con un una speranza sempre nuovi, per poi immediatamente abbandonarle, in un continuo susseguirsi di fughe e di ritorni, sino a spingersi sin nel lontano Nepal, dove forse troverà quella pace che per anni ha inseguito. Disegnare su un foglio un grande cerchio a simboleggiare il mondo, creare otto montagne e otto mari, al centro una montagna più alta: per scommettere chi ha appreso di più, se Pietro attraversando quelle montagne o Bruno richiudendosi su quell’unica vetta. Due diversi cammini; e nella scelta da parte degli autori, tra campi lunghi e inquadrature fisse, tra riprese dall’alto e visi catturati da vicino, del formato quadrato c’è la volontà di racchiudere in uno stretto spazio visivo l’intera storia di rapporti per porre in secondo piano la verticalità delle montagne.