“La decisione dell’Unione europea di imporre, a partire dal 2035, lo stop alle autovetture a benzina e a diesel non è una vittoria ambientalista ma un’ulteriore certificazione che in Europa dominano lobby che affermano i loro interessi sulla testa degli Stati e, soprattutto, sulle spalle dei cittadini. Il combinato disposto della transizione obbligata verso l’elettrico e dell’efficientamento energetico degli immobili contribuirà a spazzare vie quel che resta della classe media e a impoverire ulteriormente il nostro Paese”. Così Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte. “Non solo lo stop ai motori inquinanti significherà migliaia di posti di lavoro persi nell’automotive e nell’indotto della componentistica, – aggiunge Felici – non solo imprese e famiglie saranno costrette a cambiare auto e furgoni, ma, soprattutto, con questa decisione si fa un grande regalo alla Cina. La Cina è uno dei Paesi maggiormente inquinanti, non è soggetta ad alcun tipo di restrizione green, e verrà così a beneficiare del blocco della produzione dei motori termici che si autoimpone l’Europa che inquina meno. Infatti, i motori elettrici sono realizzati con componenti cinesi. Un autentico regalo geopolitico ad un’autocrazia che si è resa responsabile della pandemia del Covid, che ha colonizzato l’Africa e che non nasconde le proprie mire espansionistiche nel Pacifico. Un regalo incomprensibile da parte dell’Europa: voglio sperare che dietro questa oscenità ci siano valigie di contanti come per il Qatar, altrimenti saremmo di fronte a insania pura”.
Grazie alla proposta dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità il Comune di Torino introita nel patrimonio indisponibile l’immobile al piano terra di corso Giulio Cesare 38.
Dopo l’esame del provvedimento delle Commissioni ‘Bilancio’ e ‘Legalità’ la passata settimana e l’approvazione odierna all’unanimità della Sala Rossa, l’amministrazione comunale dispone di un locale commerciale di circa 35 metri quadri in prossimità della zona di Porta Palazzo e Ponte Mosca di potenziale interesse – ha evidenziato la vicesindaca Favaro – per una realtà del Terzo settore attiva nel sociale. Si pensa a uno sportello informativo di zona o di primo accompagnamento rivolto a persone in difficoltà.
L’immobile è in buone condizioni come rilevato nel sopralluogo preventivo ed entro la scadenza del bando di assegnazione con procedura a evidenza pubblica sarà perfezionata la conformità edilizia del bene.
Grande successo per la serata di beneficenza al Pala Alpitour a favore della ricerca sul cancro in occasione della Final Eight di basket. La cena di gala “Un Alley Oop per la Ricerca”, organizzata da Lega Basket Serie A e dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, ha permesso di raccogliere 40.000 euro a sostegno dei medici e dei ricercatori dell’Istituto di Candiolo-IRCCS, grazie alla generosità dei club, dei partecipanti e delle aziende partner. A fare da cornice all’evento, il parquet di gioco nell’affascinante scenario del grande palasport torinese.
Alla presenza del Presidente della Lega Basket, Umberto Gandini, e del Presidente della Fondazione, Allegra Agnelli, si è svolta inoltre un’asta, grazie alla partecipazione della Casa d’Aste Sant’Agostino, nella quale sono state “battute” alcune maglie dei campioni delle otto squadre che hanno partecipato alla Final Eight, dei giocatori della Juventus e del Torino e i “Toh”, le statuette dello scultore Nicola Russo che si ispirano ai Toret.
Testimonial e animatrice della serata la madrina della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Cristina Chiabotto, insieme a Carlton Myers, che è stato giocatore della nazionale italiana di basket e portabandiera dell’ Italia ai Giochi della XXVII Olimpiade, a Sydney.
Un grande risultato, che evidenzia ancora una volta il connubio vincente tra sport e solidarietà.
Allegati comunicato stampa e fotografia della consegna dell’assegno (da sin., Umberto Gandini, Allegra Agnelli e Cristina Chiabotto)
Silvia Grua presenta “I colori della salita”
Il Panathlon Ivrea e Canavese, presieduto da Francesco Rao, si ritrova nella sede
sociale di Crotte di Strambino, presso il ristorante “Bistrot”, giovedì 23 febbraio
alle ore 20 per una serata in cui verrà presentato il libro di Silvia Grua: “I colori
della salita” (“ho sorriso alla vita fino al tetto del mondo”).
Silvia Grua è una podista e ciclista. Classe 1975, vive in un paesino del basso
canavese, in provincia di Torino. Bimba tranquilla, con la crescita ha sviluppato la sua
vera natura attraverso lo sport. Prima macinando chilometri di corsa, poi scoprendo il
piacere della pedalata in montagna, ha capito che la sua felicità era “riempirsi gli
occhi” dei colori del mondo che ci circonda. A 34 anni ha incontrato sul suo percorso
per due volte la parola “cancro”. Ma è proprio grazie agli insegnamenti della pratica
agonistica che è riuscita a rialzarsi. Non solo. Ha deciso di percorrere le strade in salita
che le ha riservato la vita, con l’obiettivo di testimoniare e sensibilizzare le persone
sulla prevenzione e sostenere la ricerca sui tumori. Con questo proposito, il 4
settembre 2021 ha conquistato sulle strade di casa il suo Everesting, una sfida
incredibile: raggiungere in bicicletta il dislivello positivo di 8.848 metri, pari all’altezza
del monte Everest, il tetto del mondo.
Editrice: Capovolte
Illustrazione: Libero Ciuffreda
Illustrazione di copertina: Laura Ciriello
Per info e prenotazioni 349/55.91.345
Informazioni sulla scrittrice: www.capovolte.it
Ambrogio (Fdi): “Anagrafi, continuano i disagi”
“BASTA PAROLE VUOTE, SI PASSI AI FATTI CONCRETI. PRESENTERÒ MOZIONE PER ISTITUZIONE
COMMISSIONE SPECIALE CHE APPROFONDISCA LA TEMATICA”
“Passano i mesi ma i torinesi continuano a dover affrontare seri problemi relativi alle anagrafi
cittadine, con tempi di attesa infiniti per fissare appuntamenti o rilascio di documenti che viene
smaltito troppo lentamente.
Il malfunzionamento del sistema è ormai insostenibile e rappresenta una vera e propria emergenza
per la città.
I cittadini hanno il diritto di accedere ai servizi pubblici rapidamente e questi devono essere efficienti
ed efficaci, ma al momento l’amministrazione non sta offrendo le risorse necessarie.
Nonostante la passerella del Sindaco Lo Russo di pochi mesi fa alle OGR, in cui veniva rappresentata
una città modello ed efficiente, dove le anagrafi funzionavano a pieno regime, nulla è in realtà
cambiato, anzi il quadro generale è sicuramente peggiorato. I cittadini chiedono risposte concrete,
ebbene, se non riuscirà il Sindaco Lo Russo o l’Assessore Tresso a darle, è opportuno utilizzare uno
degli strumenti nella disponibilità del Consiglio comunale. A questo proposito, presenterò una
mozione istitutiva di una commissione consiliare speciale a composizione sia tecnica che politica, in
modo da approfondire propriamente il tema e valutare le azioni necessarie per risolvere il problema”.
Così Paola Ambrogio, Senatore di Fratelli d’Italia e Consigliere comunale di Torino.
Mercoledì 22 febbraio con il rito delle Ceneri inizierà il Tempo di Quaresima. Si terranno celebrazioni in tutte le parrocchie di Torino. L’arcivescovo Roberto Repole imporrà le Ceneri durante la messa delle ore 21.00 in cattedrale. Terminato il periodo di Carnevale, il giorno successivo a martedì grasso nella tradizione cristiana si celebra la giornata delle Ceneri che segna l’inizio della Quaresima.
24 febbraio, ore 11.30
Via del Carmine 14
Un anno fa, il 24 febbraio 2022, l’esercito russo cominciava l’invasione dell’Ucraina. Dopo 77 anni di pace, da quel giorno l’Europa si trova di nuovo a vivere una guerra.
Per i suoi morti, per le sofferenze delle popolazioni, per il coinvolgimento sociale e politico di tanti Paesi, il 24 febbraio resterà tra le date della storia.
Luogo di storia, di memoria, di osservazione del mondo, il Polo del ‘900, auspicando una tregua dei combattimenti e trattative di pace, ascolterà quel giorno Nino Boeti, presidente dell’Anpi di Torino e l’inviata della “Stampa” Letizia Tortello, alla vigilia del suo ritorno in Ucraina. Vuol essere anche un omaggio ai giornalisti, in grande maggioranza giornaliste, che hanno testimoniato il dramma dei civili.
Riceviamo e pubblichiamo
«Dal 20 febbraio parte in tutta Italia la campagna di sensibilizzazione sul “consenso informato” per la libera scelta dei genitori circa l’educazione dei loro figli»
Durante l’assedio più lungo del Novecento, nella Sarajevo dei primi anni ‘90, i cittadini andavano alle serate di poesia nel buio di una città senza corrente elettrica.
In questo modo “sperimentavano che in una guerra solo i versi sono capaci di correggere a forza di sillabe miracolose il tempo sincopato dei singhiozzi, il ragtime delle granate, l’occhio di un mirino addosso”. Così scriveva Erri De Luca, nella prefazione di “Chi ha fatto il turno di notte”, straordinaria silloge di Izet Sarajlić. Quando Einaudi la pubblicò dieci anni fa, nel 2012, il grande filosofo e poeta bosniaco era già morto da anni. Celebrarlo con una raccolta che ripercorreva, in ordine cronologico, quasi cinquant’anni (dal 1950 al 1998) della sua produzione poetica era un buon modo per far conoscere la forza e la profondità dei suoi versi. “Chi ha fatto il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo? Noi, i poeti”, scriveva Sarajlić. La biblioteca bombardata e incendiata con i suoi libri, memorie e percorsi degli altri. L’artiglieria degli assedianti centrava monumenti, cimiteri, moschee per cancellare dal suolo l’ombra e la radice della parte avversa. Le parole erano emigrate dai libri e giravano alla cieca nell’aria. In quel tempo di granate che esplodevano a casaccio, Sarajlić scriveva: “In una notte come questa, malgrado tutto, pensi a quante notti d’amore ti siano rimaste”. Era la dimostrazione della forza, della potenza della poesia e del cuore di chi non aveva mai saputo odiare né maledire. Il poeta non abbandonò la sua gente né rinnegò la sua città; nemmeno quando, a più riprese nel tempo, Sarajevo divenne sinonimo di morte e devastazione, perdita degli affetti più cari: “Qui, se chiamo persino i pioppi, miei concittadini,/ anch’essi sapranno ciò che mi fa soffrire./ Perché questa è la città dove forse non sono stato/ troppo felice,/ ma dove tuttavia anche la pioggia quando cade non è/ solo pioggia”. Sarajevo è dunque “la Città”, il luogo che porta con sé il senso dell’intera esistenza del poeta, del suo dolore come della sua gioia, di un legame viscerale che, per quanto sofferto, è impossibile recidere. I suoi versi sono stati la passione civile che si fa poesia. A testimoniarlo la poesia semplicemente intitolata “Sarajevo”: “E adesso dormano pure tutti i nostri cari e immortali. Sotto il ponte presso il II liceo femminile scorre gonfia la Miljacka. Domani è domenica. Prendete il primo tram per Ilidža. Naturalmente, posto che non cada la pioggia. La noiosa, lunga pioggia di Sarajevo. Chissà come si sentiva senza di lei Čabrinović in carcere! Noi la malediciamo, le bestemmiamo contro, e tuttavia mentre cade fissiamo gli appuntamenti d’amore come fossimo nel cuore di maggio. Noi la malediciamo, le bestemmiamo contro, sapendo che essa non potrà mai far diventare la Miljacka né il Guadalquivir né la Senna. E con ciò? Forse per questo ti amerò di meno e ti farò soffrire meno nella sventura? Forse per questo sarà minore la mia fame di te e minore il mio amaro diritto di non dormire quando il mondo è minacciato dalla peste o dalla guerra e quando le uniche parole rimaste sono “non dimenticare” e “addio”? Del resto, può darsi che questa non sia neppure la città in cui morirò, ma in ogni caso essa sarebbe stata degna di un me incomparabilmente più sereno, questa città dove, a dire il vero, non ho sempre avuto molta fortuna ma dove ogni cosa è mia e dove posso sempre trovare almeno uno di voi che amo e dirvi che sono disperatamente solo. A Mosca potrei fare lo stesso, ma Esenjin è morto e Evtušenko è certamente in giro da qualche parte della Georgia. A Parigi come potrei chiamare il pronto soccorso se non ha risposto neppure agli appelli di Villon? Qui, se chiamo, persino i pioppi, che sono miei concittadini, sapranno ciò che mi fa soffrire. Perché questa è la città dove, a dire il vero, non ho avuto molta fortuna ma dove tuttavia anche la pioggia, quando cade, non è solo pioggia”.
Marco Travaglini
Grazie ai fondi del PNRR e a uno stanziamento di Regione Piemonte e Città di Rivalta salgono a 8 i milioni per la messa in sicurezza
Rivalta di Torino- Cinque milioni di € per la realizzazione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei “siti orfani” di Oma e Chimica Industriale. È quanto prevede l’accordo sottoscritto da Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Regione Piemonte e approvato nei giorni scorsi dall’amministrazione comunale di Rivalta.
Si tratta di fondi PNRR pari a 5.337.000 €, grazie ai quali sarà possibile finalmente avviare i lavori di bonifica della discarica dello stabilimento OMA, 22.350 mq di terreno contaminato a ridosso della scarpata che separa l’area ex industriale dall’alveo del Sangone. Qui, a vent’anni dalla chiusura degli impianti di recupero rifiuti e trattamento oli esausti, si trovano ancora strati di morchie idrocarburiche oleose frammiste a terreno, che raggiungono in alcuni punti una profondità di 6 metri. Resti e scarti di lavorazione che rappresentano ancora oggi per Rivalta una pesante eredità ambientale da gestire.
Le opere di messa in sicurezza finanziate con il PNRR prevedono, oltre alla rimozione delle morchie, il trattamento dell’accumulo delle acque meteoriche, la riprofilatura del corpo della discarica per scongiurare il pericolo di contaminazione delle acque di falda e la copertura superficiale con geo-tessuti e terra agraria.
Una volta completato, sarà l’intervento di risanamento ambientale più significativo dell’intera area dopo la messa in sicurezza di emergenza del 2003 e del 2004 e dopo la bonifica parziale del 2012, interventi costati complessivamente 8 milioni di € per smaltire poco meno di 9.000 tonnellate di melme e rifiuti e procedere alla caratterizzazione completa dell’area.
Per dare un’unità di misura, i quasi 3,5 km quadrati degli impianti e dei relativi terreni equivalgono al 15% dell’intero territorio rivaltese.
«Anche questo intervento, è bene sottolinearlo, è una goccia in un progetto di bonifica complessivo che supera i 40 milioni di euro» spiega Ivana Garrone, assessore ai Lavori pubblici e all’Ambiente. «Occorrerà continuare a lavorare insieme alla Regione e al Ministero per definire un crono programma di finanziamenti e arrivare, nell’arco di qualche anno, alla completa bonifica».
Nelle prossime settimane si passerà alla fase di progettazione di questo intervento, che non sarà comunque l’unico a prendere avvio in tempi brevi. In primavera aprirà infatti il cantiere di un nuovo lotto della bonifica per la realizzazione della scogliera di contenimento lungo il Sangone, a protezione proprio dell’area occupata dalla discarica dell’ex stabilimento OMA.
L’intervento è finanziato grazie a 1,9 milioni di € stanziati nel 2021 dalla giunta regionale del Piemonte nell’ambito dell’Accordo di programma per la realizzazione degli interventi di bonifica sottoscritto da Ministero della Transizione Ecologica, Città Metropolitana di Torino e Città di Rivalta, stanziamento a cui si aggiungono 100.000 € di fondi comunali. La scogliera di contenimento avrà uno sviluppo lineare di 400 metri che seguirà il greto del torrente e verrà costruita con massi e geo-tessuti a strati filtranti e separatori. Questo impedirà fenomeni di erosione e, in caso di episodi di piena del Sangone, la diffusione di contaminanti e idrocarburi. L’opera è a oggi l’intervento più urgente da portare a termine, perché – oltre a mettere in sicurezza un sito potenzialmente pericoloso – è preliminare alle successive fasi di bonifica.
Solo una volta completata la scogliera si potrà procedere alla messa in sicurezza della discarica, così come prevede la “progettazione per fasi” del piano preliminare approvato nel 2015.
«OMA e Chimica Industriale hanno acceso un’ipoteca sul futuro ambientale della nostra città e rappresentano ancora oggi il ricordo di un passato industriale che nessuno si augura di dover rivivere» ha detto Sergio Muro, sindaco di Rvalta. «Dal 2002 non siamo più costretti a convivere con odori sgradevoli e con il fumo delle ciminiere ma – aggiunge ancora Muro – c’è ancora tanto lavoro da fare per restituire alla comunità una fetta importante di territorio cittadino, anche per l’irresponsabilità di chi, negli anni, ha causato il danno e non ha provveduto a riparare».
Intanto, tra i lavori in fase di progettazione già coperti da finanziamenti anche la rimozione di idrocarburi in fase libera surnatante presenti sul sito di OMA. Qui l’impegno finanziario è di 750.000 €.
«Da quando OMA e Chimica Industriale hanno cessato le loro attività le opere di bonifica e messa in sicurezza degli stabilimenti e della discarica sono costate 16 milioni di €, tutti a carico della collettività – aggiunge Ivana Garrone – poco più di un terzo dell’impegno di spesa previsto dal progetto preliminare di bonifica, che ammonta a 43 milioni».
NOTA SU OMA E CHIMICA INDUSTRIALE
La storia della OMA e della Chimica Industriale dura da 60 anni. Una storia fatta di lavoro, di denunce, di assemblee e di manifestazioni. Una storia che ha lasciato a Rivalta inquinamento e una grossa ferita ambientale ancora oggi non sanata.
Era il 1° dicembre 1963 quando il consiglio comunale autorizzò la OMA a svolgere attività di rigenerazione di oli usati, mediante trattamento a caldo con acido solforico. La Chimica Industriale era invece autorizzata a svolgere attività di recupero di rifiuti mediante distillazione di solventi e all’incenerimento degli scarti di lavorazione. Sempre a metà degli anni Sessanta, la stessa amministrazione affittò alla OMA a ridosso del torrente Sangone un terreno di 40.000mq, nel quale vennero depositati tra il 1964 e il 1974 tra i 25.000 e i 30.000 mc di morchie oleose prodotte dall’impianto.
L’attività delle due aziende continuò fino al 2002 e la loro chiusura, con relativo fallimento, arrivò solo dopo una dura battaglia legale tra l’amministrazione comunale e le proprietà dei due impianti.