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Calciomercato, Torino e Juventus: le ultime novità!

Il calciomercato entra nella sua fase più calda. Torino e Juventus hanno già effettuato diversi movimenti, ma entrambe le squadre potrebbero ancora intervenire prima della chiusura della sessione, fissata al 1° settembre alle ore 20:00.
Torino, Abate riparte dai nuovi acquisti
Il Torino ha affidato la panchina a Ignazio Abate, che ha firmato fino al 30 giugno 2028 e si prepara alla sua prima stagione in Serie A da allenatore.
La società granata ha rinforzato soprattutto la rosa con Gaetano Oristanio, Diego Mascardi, Pietro Comuzzo, Eray Cömert e Kian Fitz-Jim. I nuovi arrivati sono già stati utilizzati nelle amichevoli estive da Abate, che sta valutando la formazione in vista dell’inizio ufficiale della stagione.
Il lavoro, però, non è terminato: il Torino continua a cercare altri rinforzi per completare la rosa e dare ad Abate una squadra competitiva.
Juventus, doppio colpo in attacco
La Juventus ha piazzato due importanti operazioni negli ultimi giorni. Il club bianconero ha acquistato a titolo definitivo Randal Kolo Muani dal Paris Saint-Germain e Kerim Alajbegović dal Bayer Leverkusen. Kolo Muani ha firmato un contratto fino al 2031, mentre Alajbegović ha sottoscritto un accordo quinquennale.
La Juventus punta quindi a presentarsi al via della stagione 2026/27 con un attacco più ricco di alternative e giovani di talento. Ma fino al 1° settembre alle 20:00 ci sarà ancora spazio per nuovi colpi e possibili sorprese.
Enzo Grassano

Fuga pericolosa: scappano in motorino (rubato) all’alt della polizia, arrestati

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino due diciottenni per aver ignorato l’alt, dandosi alla fuga, mettendo in pericolo la propria e l’altrui incolumità, a bordo di un ciclomotore risultato provento di furto, denunciandoli, altresì, per ricettazione in concorso.
Nei giorni scorsi, nelle prime ore del pomeriggio, i poliziotti del Comm.to di P.S. Barriera Milano hanno notato sul controviale di Corso Novara, altezza Corso Palermo, uno scooter 125 con due giovani a bordo; il passeggero aveva in mano qualcosa, che si rivelerà successivamente essere la targa del motociclo stesso.
Gli operatori intimavano loro l’alt sia a voce che con l’apposito dispositivo di segnalazione manuale, per procedere a un controllo, ma il conducente si defilava, imboccando contromano via Lombardore.
Nonostante l’accensione di sirene e lampeggianti, i due hanno continuato la fuga per le vie del quartiere, incuranti della Volante che ne seguiva gli spostamenti; in particolare, il passeggero dava al conducente indicazioni sulla posizione della pattuglia di polizia e sulle possibili vie di fuga da imboccare.
Grazie al coordinamento operato dalla Centrale Operativa, entrambi i fuggitivi sono stati fermati da una pattuglia dell’UPGSP in via Como, dopo aver abbandonato il mezzo, i caschi e la targa dello scooter in un’altra via e aver tentato di dileguarsi a piedi.
Dagli accertamenti esperiti, lo scooter è risultato provento di furto, ad opera di ignoti, qualche giorno addietro. Uno dei giovani è stato trovato in possesso di un cacciavite, sottoposto a sequestro, in quanto presumibilmente utilizzato per l’accensione e lo spegnimento del mezzo, il cui nottolino risultava completamente asportato.
I due soggetti sono stati entrambi tratti in arresto per non essersi fermati all’alt intimato dalla Polizia e denunciati in concorso per ricettazione. Al conducente, privo di patente, sono state contestate numerose infrazioni al CdS per le manovre azzardate eseguite.

“Se si capissero le grandi ricadute della TAV, le cose sarebbero diverse”

Caro Direttore,

per oltre un secolo, a partire dalla metà dell’800, il Piemonte era alla guida del Paese dal punto di vista politico, con Cavour; era alla guida del Paese per le intuizioni economiche. Pensa che il primo traforo del Frejus venne immaginato prima da Medail di Bardonecchia e Des Ambrois di Oulx. Il Piemonte era primo per la capacità di realizzare le infrastrutture, con i tre grandissimi ingegneri Sommeiller, Grandis e Grattoni, che traforarono e terminarono prima del tempo l’opera del secolo.

Capire l’importanza delle cose che si hanno o che si fanno è decisivo per crescere ancora. Ti risulta che a scuola abbiano mai detto che nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò il progetto dell’opera del secolo? Molti docenti sottovalutano persino l’opera di Cavour, che all’estero ritengono sia stato il più grande statista dell’800.

Un grande sindaco come Emanuele Luserna di Rorà approvò una ZES ante litteram, 160 anni prima di noi, e arrivarono investitori dalla Svizzera e dal Belgio. Imprenditori tessili e tanti altri tentarono il settore dell’auto. Il senatore Agnelli, con l’industria dell’auto, e Valletta successivamente diedero vita alla più grande filiera industriale italiana ed europea.

Nel secondo dopoguerra il Piemonte costruì una rete autostradale più completa di quella lombarda. La tangenziale di Torino a tre corsie fu all’avanguardia in Italia, così come i trafori autostradali del San Bernardo, del Bianco e del Frejus, che aiutarono la nostra presenza nel mercato europeo.

Quando nacque il porto di Savona, il suo nome era porto di Savona-Torino. A Torino nacquero il cinema e la Rai. La SIP, dopo la nazionalizzazione, riuscì a mettere insieme tutte le aziende che operavano nella telefonia e divenne il quarto operatore mondiale, che purtroppo Prodi azzoppò con una privatizzazione sbagliata.

Nel 1975 si spense la luce. Il PCI, con un manifesto «NO ALLE GRANDI OPERE», tra cui la metropolitana e l’autostrada del Frejus, vinse le elezioni comunali. Torino rinunciò ai soldi romani per la metropolitana. Solo Franco Frojo, con il suo sorriso, il suo savoir-faire e con l’aiuto di Calleri e Botta, riuscì a costruire l’autostrada per Bardonecchia. Ruolo importante di Calleri per costruire il traforo autostradale del Frejus.

Quando l’Europa ideò e pensò alla nuova rete dei trasporti green su rotaia, per Delors la TAV era la più importante perché metteva in rete gli altri corridoi Nord-Sud e quindi consentiva la costruzione della nuova rete europea, che proprio a Torino venne denominata la «Metropolitana europea».

Ma la competenza di trasporti di chi, a livello regionale, doveva spiegare le grandi ricadute per la Valle, per Torino e per il Piemonte di quest’opera non era tanta. Eppure la TAV, quando sarà realizzata, rilancerà l’economia della Valle di Susa, scesa molto in questi anni, l’economia di Torino e del Piemonte che da venticinque anni al massimo crescono come la media nazionale: uno schiaffo a chi aveva portato il Piemonte al secondo posto dopo la Lombardia.

La TAV spiegata male è così. In questi anni ha prevalso la campagna contraria all’opera, anche perché tra i No Tav erano in molti quelli pronti a minacciare fisicamente i favorevoli. L’unico posto nel mondo dove gli ambientalisti sono contrari al treno.

Gli alessandrini e i genovesi, inizialmente contrari al corridoio Genova-Rotterdam, oggi sono lì ad aspettare con ansia la fine dei lavori, mentre centinaia di alessandrini e genovesi hanno trovato lavoro nel cantiere. Di più: a Genova stanno costruendo la nuova diga al porto che, consentendo l’arrivo delle mega navi anche nel porto amato da Cavour, farà aumentare i traffici logistici e il lavoro, di cui beneficerà tutto il Nord Italia.

La nostra grande manifestazione SiTav del 10 novembre 2018 riuscì a convincere la maggioranza del Senato a bocciare la mozione No Tav. Quindi l’opera si deve fare nell’interesse nazionale: un’opera finanziata in parte dall’Europa, dalla Francia e dall’Italia. Proprio nel 2019 l’Europa decise di aumentare il suo contributo all’opera.

In questi sette anni, dalla parte italiana si è fatto troppo poco, ma nessuno, salvo il sottoscritto, ha mai protestato. Così oggi abbiamo già avuto un aumento dei costi di 3 miliardi.

Dalla Meloni mi sarei aspettato una parola sulla grande importanza dell’opera, che, ritardando, ritarda le sofferenze di chi è senza lavoro e aspetta di entrare al cantiere a lavorare.

Quando la TAV sarà terminata, passeggeri e merci viaggeranno meglio, si ridurrà l’inquinamento, arriverà più logistica, più turismo e i ricercatori e gli studenti di tutta Europa potranno incontrarsi nelle nostre tante università più facilmente.

Dobbiamo mettere in condizione le nostre università e i nostri Politecnici di attrarre grandi docenti internazionali. Abbiamo bisogno di linfa nuova e di alto livello nelle nostre università, come ha detto l’altro giorno l’ex direttore di Banca d’Italia Salvatore Rossi, se vogliamo rilanciare l’industria piemontese e italiana.

L’Erasmus raddoppierà e il Piemonte sarà più attrattivo per gli investimenti esteri, che si affiancheranno alle nostre importanti eccellenze industriali rimaste.

Possibile che i No Tav della Valle debbano solidarizzare con i violenti di Askatasuna o dei Black Block? Nessun uomo di cultura o trasmissione tv ha sottolineato la gravità del fatto che degli italiani abbiano chiamato i Black Block stranieri a menare le nostre forze dell’ordine.

Ecco perché vogliamo riorganizzare una piazza SiTav senza bandiere, come quella del 2018, cosicché possano venire tutti i cittadini contrari alla decrescita e alla violenza come metodo di azione politica. Ovviamente saranno ben accetti associazioni, sindacati e partiti.

Mino GIACHINO
SiTAV SiLAVORO

Con la testa in mezzo all’erba. Storie omegnesi di Resistenza

“Con la testa in mezzo all’erba. Note sui sessanta omegnesi caduti per la libertà,1943-1945” ( Interlinea, 2026) è l’interessante – e importante – libro che raccoglie il lavoro a quattro mani di Filippo Colombara e Virginia Paravati, teso a fare memoria, colmando un vuoto di ricerca per dare un’identità, una storia umana e personale a ciascuno dei protagonisti, collocandoli dentro la storia resistenziale di Omegna e del suo territorio. La guerra di Liberazione ha rappresentato uno spartiacque decisivo nella storia italiana mobilitando tanta passione civica, impegno diretto di partecipazione e un numero di combattenti volontari come mai era accaduto nella storia unitaria del paese. Riallacciare i fili delle memorie, recuperare biografie ed episodi più o meno conosciuti serve da antidoto per evitare che lo scorrere del tempo e la scomparsa dei testimoni ne rendano residuale, marginale la conoscenza. Se per un verso si ricordano e vengono celebrati gli eventi collettivi, i fatti più rilevanti, si tende a sfocare o addirittura dimenticare i piccoli fatti, le dinamiche individuali di quanti si batterono e caddero per raggiungere gli obiettivi della lotta partigiana, racchiusi tra desiderio di libertà, riscatto e giustizia. Obiettivo del libro è quello di raccontare “dal basso” le vicende dei partigiani di uno dei maggiori centri di lotta al nazifascismo del Piemonte nordorientale, quell’Omegna dallo spirito indomito e ribelle medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Sono una sessantina, compresi alcuni civili, gli omegnesi che seppero “scegliersi la parte” a costo della vita, dai più noti a quelli quasi sconosciuti. “Le immagini dei resistenti, a volte, risultano sfocate: onorati e omaggiati gli atti, sono i tratti umani che mossero la scelta ribelle a mancare – scrivono Colombara e Paravati – ; impigliati fra le pieghe di una narrazione frastagliata, il loro silenzio si fa sentire, contribuendo a restituire un ricordo orgoglioso, ma povero di vita concretamente vissuta”.  Riparare a questa mancanza, riempire di umanità questi vuoti è il compito che si sono assegnati, con rigore storico e volontà di risarcirne memorie e profili, gli autori di questo interessantissimo libro. Un impegno che risponde ad una necessità perché dopo più di ottant’anni le vicende resistenziali –  soprattutto quelle migrate di bocca in bocca e quasi mai annotate – si sono in buona misura disperse. “Del resto – aggiungono Colombara e Paravati – il passaggio tra generazioni di quell’esperienza non è stato particolarmente felice. La trasmissione orale, così fragile, ha consentito solo a pochi aneddoti di giungere sino a noi, mentre i silenzi – sorti anche per sfuggire alla repressione antipartigiana del dopoguerra – hanno causato il deperimento di molte memorie”.  Negli ultimi decenni la ricerca storica ha messo in rilievo il contributo dei resistenti senz’armi, dai civili agli IMI, gli oltre seicentomila internati militari che dissero no all’arruolamento nelle file repubblichine dopo l’otto settembre. Recuperare le biografie di questo microcosmo partigiano di combattenti era dunque necessario per ridare un giusto ruolo al contributo militare della Resistenza, concentrandosi in questo caso sulla realtà del capoluogo cusiano dove in molti riscattarono la dignità offesa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca. A Omegna, in seguito alla crescita delle attività produttive e industriali, si sviluppò un combattivo movimento operaio che, persino durante il fascismo, fu in grado di conservare una fortissima impronta politica antagonista che si mostrò poi nei fatti, durante la guerra di Spagna e nella Resistenza. Nomi, cognomi e storie che si ritrovano nell’elenco dei morti da cui ha preso le mosse la ricerca. Questo desiderio di libertà è facilmente rinvenibile nelle parole pubblicate dai giornali partigiani, tra le quali spiccano quelle dell’omegnese Licinio Oddicini che scriveva, nel 1944 : “La condizione prima per cui la vita degli uomini possa sussistere e svilupparsi nei suoi infiniti aspetti, il sottinteso evidente senza del quale la civiltà, in qualunque forma essa si manifestasse non avrebbe nessun significato, lo stato naturale, infine, nel quale l’uomo appare su questa terra è quello della libertà piena e assoluta”. Licinio, come ricordano gli autori, non ebbe la fortuna di conoscere la libertà che auspicava perché morì in combattimento proprio il giorno della liberazione. Tornando al libro, il materiale raccolto nelle pagine di Con la testa in mezzo all’erba, in gran parte proveniente dalle interviste di cui vengono riportati ampi stralci, ha consentito agli interlocutori di rivivere stati d’animo e atmosfere di allora, restituiscono così “ il ritratto di una città dagli aspetti contraddittori, dove i privilegi di pochi convivevano con la subalternità di molti, gli idealismi con le meschinità e il sapore dell’oppressione, che sembrava aver intaccato case, vie e piazze, avvelenava le parole, dando l’impressione di essere l’ingrediente principale del nuovo ordine comunitario”.  Come ricordano gli autori sono gli occhi a vedere, le orecchie ad ascoltare, “ma sono le persone a ricordare, ognuna con il proprio modo di interpretare il mondo e di rielaborare ciò che ha visto e sentito. Si è cercato di non scordarlo”. Questa ricerca, l’aver indagato la guerra partigiana a partire dalla scomparsa violenta dei suoi protagonisti ha permesso di osservare la vicenda da un’angolazione particolare, realizzando una storia dal basso, dove non c’è traccia di retorica ma si evidenziano gli umanissimi profili dei protagonisti. Un lavoro per il quale va dato merito a Filippo Colombara e Virginia Paravati per aver ricostruito una sorta di “democrazia della memoria” in tempi dove non va dimenticato che tra le macerie dell’Italia fascista nacque un senso di appartenenza nazionale in cui si era chiamati a testimoniare, come scrisse Eugenio Colorni, “il bisogno di non avere niente da rimproverarti, di essere in pace con la tua coscienza, presentabile di fronte a qualsiasi istanza giudicante”. Non è poco, anzi è molto, moltissimo.

Marco Travaglini

 

“Carcere piazza di spaccio”: agente sospeso

Aveva rilasciato un’intervista al Tg5 e l’agente scelto di polizia penitenziaria è stato sospeso dal servizio per le dichiarazioni critiche su alcune problematiche del carcere  di Torino: lo aveva definito una “piazza di spaccio”. Il Tar del Piemonte ha annullato la sanzione di sei mesi di stop solo perché troppo severa. Il tribunale ha certificato la violazione dei codici di condotta tanto da ledere il “prestigio del Corpo di appartenenza”.

Le reali villeggiature alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Domenica 9 agosto, ore 15.45

La vita di corte all’inizio del Novecento è al centro della visita guidata Le reali villeggiature, in programma domenica 9 agosto alle ore 15.45 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO).

Attraverso le sale della residenza, il percorso ripercorre gli anni delle villeggiature di Margherita di Savoia, ultima regina ad abitare Stupinigi, raccontando abitudini, consuetudini e atmosfere della corte sabauda. La visita propone una breve ricostruzione della storia della Palazzina fino al XX secolo, quando Margherita di Savoia la scelse come dimora per i soggiorni estivi. Sarà proprio la figura della sovrana a fare da filo conduttore del percorso, accompagnando idealmente i visitatori di sala in sala attraverso episodi, curiosità e suggestioni che restituiscono l’atmosfera delle reali villeggiature e della vita a corte nei primi anni del Novecento.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 9 agosto, ore 15.45

Le reali villeggiature a Stupinigi

Prezzo attività: 5 euro + biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Gratuito: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria per la visita guidata entro il venerdì precedente

(Per prenotazioni via e-mail attendere sempre una conferma scritta, controllare anche lo spam)

Info: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

 

Ivrea e i suoi dintorni

LA GEMMA DEL CANAVESE TRA DISTESE DI NATURA E BELLEZZE

 

A pochi chilometri da Torino, bagnata dal fiume Dora Baltea e avvolta dal Canavese, si trova Ivrea, un piccolo centro affascinante e suggestivo. Fondata dai Salassi nel quinto secolo A.C. divenne colonia romana dal 100 A.C. con il nome di Eporedia da cui deriva il nome dei suoi abitanti, epoderiesi.

Patrimonio dell’Umanità per Unesco, questa preziosa cittadina è testimone di diverse vicende storiche che l’hanno attraversata e caratterizzata, dalla presa dei Longobardi, ai Franchi, al Regnum Italicum di Re Arduino che la cede alla Chiesa, ai Savoia che la difendono da francesi e spagnoli. Dai primi del ‘900 Ivrea diventa un importante centro industriale grazie alla Olivetti che rappresenta ancora oggi una eredità socio-culturale che la influenza e la contraddistingue.
Considerata il capoluogo del canavese, animata da circa 23.400 abitanti, questa gemma piemontese è ravvivata da locali tipici, negozi, ristoranti e centri culturali raccolti attorno alla strada centrale pedonale, Via Arduino. Il periodo più vivace dell’anno è sicuramente quello del Carnevale Storico, risalente al 1808 quando in città sfilarono diverse persone vestite con abiti medioevali. La Battaglia delle Arance, che si tiene gli ultimi 3 giorni della mascherata, è l’evento più famoso ed atteso con moltissimi turisti che accorrono per assistere alla battaglia delle squadre di aranceri che, dai carri e a piedi scalzi, si affrontano simulando la battaglia del popolo contro la nobiltà.
Molte e di diversa tipologia sono le visite da fare ad Ivrea, tra le più interessanti e legate alla celebre Olivetti sono il MaAM – Museo a cielo aperto di Architettura Moderna – che si articola in un percorso di due chilometri, fatto di vetro acciaio e cemento, che fu la sede della famosa azienda, il Laboratorio Museo Tecnologic@mente dove sono esposti storici dispositivi a tastiera, calcolatori e personal computer e l’Ex Hotel Serra, progettato alla fine degli anni ’60, particolare e stravagante per la sua forma di macchina da scrivere.

I Giardini di Giusiana rappresentano l’area verde della città, una zona di relax ma anche di interesse architettonico grazie alla Torre di Santo Stefano costruita nel 1041 e una volta facente parte di un monastero demolito nel Cinquecento.
Il centro storico è accogliente e gradevole tra palazzi eleganti, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Castello e la romantica la passeggiata sul lungo Dora che porta al suggestivo Ponte Vecchio, il più antico di Ivrea, e al Borghetto, un piccolo centro di edifici stretti tra loro sulla sponda destra del fiume ricco di botteghe e attività artigianali.
Tappa obbligata e gustosa da fare assolutamente è alla pasticceria Balla famosa per la sua torta ‘900.

La Chiesa di San Bernardino, situata in uno scenario moderno e parte di un complesso monastico risalente al 1400, è un meraviglioso esempio di pittura rinascimentale con vivaci affreschi, realizzati da Gian Martino Spanzotti, che ritraggono il ciclo della Vita e Passione di Cristo.
La visita è possibile solo su prenotazione alla Associazione Spille D’oro.

Da Ivrea parte inoltre la tappa numero 07 della Via Francigena che arriva fino a Viverone; con 20 chilometri di percorso di media difficoltà, questo cammino ai piedi della Serra d’Ivrea, la morena più grande d’Europa, offre paesaggi incantevoli, chiesette e ruderi da visitare e il villaggio-strada di Piverone.

A pochi minuti di macchina dalla città invece si sviluppa un’area caratterizzata da boschi che ospita 5 laghi deliziosi, il Sirio il più frequentato grazie alle spiagge, ai locali e ai ristoranti sulle sue rive, il Lago Campagna, e i Laghi Nero e di San Michele collegati da fitti sentieri.
Nelle vicinanze molto belli e caratteristici ci sono anche i Borghi. Montalto Dora con un castello solitario e il Parco Archeologico del Lago Pistono è nel bel mezzo di una torbiera, un lago esaurito sul cui fondo si sono depositati nel corso del tempo vegetali e materiale organico che creano, quando ci si cammina sopra, un effetto morbido e danzante come se fosse un grande materasso, per questo motivo questo luogo è stato soprannominato “terra ballerina”. L’altro borgo è Chiaverano con la sua Bottega del Frer, un’officina di fabbro ferraio risalente ai primi anni del Settecento, e la millenaria Chiesa di Santo Stefano di Sessano.

E’ vero che è finalmente tempo di mare, di relax in spiaggia e bagni marini ma una gita in questa perla piemontese, eletta una tra le più belle “città sul fiume”, vale davvero la pena. Ivrea è una cittadina dalle molte vocazioni come quella artistica, o quella tecnologica, naturale, folcloristica e sicuramente romantica, una meta ideale per passare qualche giorno immersi nella bellezza.

Maria La Barbera

Pusher in monopattino finisce in manette

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un cittadino senegalese per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, resistenza a Pubblico Ufficiale e false dichiarazioni sull’ identità personale.
La volante del Commissariato di P.S. Madonna di Campagna, transitando nel quartiere Vallette, ha notato, intorno alle 17 del pomeriggio, un giovane a bordo di un monopattino elettrico che, alla vista della volante, assumeva un atteggiamento che insospettiva gli agenti: dopo esser stato invitato a fermarsi per un controllo, il soggetto accelerava improvvisamente tentando di sottrarsi all’identificazione.
Durante la fuga, il giovane ha abbandonato il monopattino scagliandolo contro la Volante, provocando lievi danni alla carrozzeria, per poi proseguire la corsa a piedi. Gli agenti lo hanno raggiunto e bloccato dopo un breve inseguimento.
 Nel corso delle operazioni, il fermato ha opposto resistenza, cercando di disfarsi di qualcosa che aveva in tasca.
La successiva perquisizione personale ha consentito di rinvenire e sequestrare una trentina di involucri termosaldati contenenti crack, già suddivisi in dosi pronte per la vendita, nonché la somma di oltre 450 euro in contanti, ritenuta provento dell’attività di spaccio, e un telefono cellulare.
Nel corso dell’identificazione, il fermato si è dichiarato minorenne, ma successivi accertamenti effettuati in ospedale hanno confermato che il giovane aveva almeno vent’anni.

Santena, aperta la nuova area cani in zona Carolina: è la terza in città

Una nuova area dedicata ai cani e ai loro proprietari entra a far parte degli spazi pubblici di Santena. Da martedì è aperta la nuova area cani in zona Carolina, nei pressi del parco giochi di via Sangone, realizzata dal Comune anche in risposta alle richieste arrivate dai cittadini.Si tratta della terza area cani presente sul territorio comunale, che si aggiunge a quelle già disponibili in via Brignole e via Trinità. Il nuovo spazio è stato organizzato in due settori distinti, uno riservato ai cani di piccola taglia e uno destinato agli animali di media e grande taglia, permettendo una fruizione più sicura e adeguata alle diverse esigenze.
Come nelle altre aree cittadine, sono presenti fontanelle, panchine e zone d’ombra, con l’obiettivo di creare non semplicemente uno spazio recintato, ma un luogo nel quale cittadini e animali possano trascorrere del tempo in condizioni di maggiore comfort e sicurezza.
«La nuova area nasce da un’esigenza concreta che ci è stata segnalata dagli stessi cittadini e rappresenta un ulteriore intervento per rendere gli spazi verdi di Santena più fruibili e vicini alle esigenze quotidiane delle persone – spiega Cristian Barbini, assessore alle Aree verdi e alla manutenzione del patrimonio –. Abbiamo scelto di differenziare gli spazi in base alla taglia dei cani e di dotarli degli elementi necessari per una permanenza confortevole. Anche interventi apparentemente semplici come questo contribuiscono alla qualità e alla vivibilità dei quartieri».
L’utilizzo delle aree comporta naturalmente anche alcune responsabilità. I cartelli installati dal Comune ricordano le principali norme di comportamento: all’interno degli spazi dedicati i cani possono correre e giocare liberamente sotto la responsabilità di chi li accompagna, mentre resta necessario raccogliere le deiezioni e mantenere pulita l’area. Fuori dagli spazi dedicati valgono invece le disposizioni sull’utilizzo del guinzaglio e, nei casi previsti, della museruola.
Su questo aspetto interviene Giovanni Iannuzzi, consigliere comunale di maggioranza che segue i temi della sicurezza: «Avere spazi dedicati significa anche favorire una convivenza migliore tra chi possiede un animale e chi utilizza parchi, percorsi pedonali e altre aree pubbliche. Le regole sono poche e chiare: rispetto degli altri, attenzione agli animali e cura degli spazi comuni. La sicurezza passa anche dai comportamenti quotidiani e dalla responsabilità di ciascuno».
Con l’apertura dell’area della Carolina, la distribuzione degli spazi dedicati ai cani interessa oggi più zone della città, nell’ottica di rendere questi servizi maggiormente accessibili ai diversi quartieri.
«Questa terza area cani nasce dall’ascolto di una richiesta del territorio – sottolinea il sindaco Roberto Ghio –. Santena sta lavorando sulla qualità degli spazi pubblici con interventi grandi e piccoli, perché una città più vivibile si costruisce anche attraverso servizi capaci di rispondere alla quotidianità delle persone. Chi vive con un animale deve poter disporre di luoghi adeguati, così come tutti devono poter condividere gli spazi pubblici nel rispetto reciproco. È questo equilibrio che vogliamo continuare a costruire nei diversi quartieri della città».

La Compagnia de Les Farfadais chiude  ‘Narrazioni Parallele Festival’

Nella cornice del Forte di Fenestrelle dal 12 al 15 agosto alle ore 21

‘Narrazioni Parallele Festival’ rappresenta la rassegna  multidisciplinare che, per la seconda annualità, ha immerso Torino, Bardonecchia e Fenestrelle nella musica, nel teatro, nella danza e nel circo contemporaneo.
Ideato da Willy Merz insieme a Claudia Lupo, per la direzione di Roberto Beccaria, il festival è stato accolto alla Fondazione Merz, al Politecnico e nelle montagne di Bardonecchia.

Ultima tappa sarà dal 12 al 15 agosto, alle ore 21, il Forte di Fenestrelle, con una delle compagnie più celebrate del nouveau cirque internazionale,  i francesi Les Farfadais, protagonisti di quattro serate al Forte. Porteranno in scena lo spettacolo, in prima nazionale assoluta, “La Nuit Fantastique- Avventura spettacolare nella Belle Èpoque”.
“La Nuit Fantastique- Avventura spettacolare nella Belle Èpoque ” trasporta lo spettatore in un immaginario caffè parigino dei primi del Novecento, in un’atmosfera dove pittori leggendari, compositori visionari e creature eccentriche prendono vita sulla scena.
Musica dal vivo, teatro, acrobazia e circo contemporaneo si fondono in un racconto capace di costruire un mondo di meraviglia e di stupore.
Le date dal 12 al 15 agosto rappresentano anche un modo per celebrare il Ferragosto con una pièce pensata per un pubblico adulto, ma anche per i piccoli, all’interno di una cornice storica eccezionale come il Forte di Fenestrelle.

Mara Martellotta