Aveva rilasciato un’intervista al Tg5 e l’agente scelto di polizia penitenziaria è stato sospeso dal servizio per le dichiarazioni critiche su alcune problematiche del carcere di Torino: lo aveva definito una “piazza di spaccio”. Il Tar del Piemonte ha annullato la sanzione di sei mesi di stop solo perché troppo severa. Il tribunale ha certificato la violazione dei codici di condotta tanto da ledere il “prestigio del Corpo di appartenenza”.
| Domenica 9 agosto, ore 15.45
La vita di corte all’inizio del Novecento è al centro della visita guidata Le reali villeggiature, in programma domenica 9 agosto alle ore 15.45 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO). Attraverso le sale della residenza, il percorso ripercorre gli anni delle villeggiature di Margherita di Savoia, ultima regina ad abitare Stupinigi, raccontando abitudini, consuetudini e atmosfere della corte sabauda. La visita propone una breve ricostruzione della storia della Palazzina fino al XX secolo, quando Margherita di Savoia la scelse come dimora per i soggiorni estivi. Sarà proprio la figura della sovrana a fare da filo conduttore del percorso, accompagnando idealmente i visitatori di sala in sala attraverso episodi, curiosità e suggestioni che restituiscono l’atmosfera delle reali villeggiature e della vita a corte nei primi anni del Novecento. |
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INFO Palazzina di Caccia di Stupinigi Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO) Domenica 9 agosto, ore 15.45 Le reali villeggiature a Stupinigi Prezzo attività: 5 euro + biglietto di ingresso Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro Gratuito: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card Prenotazione obbligatoria per la visita guidata entro il venerdì precedente (Per prenotazioni via e-mail attendere sempre una conferma scritta, controllare anche lo spam) Info: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it
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Ivrea e i suoi dintorni
LA GEMMA DEL CANAVESE TRA DISTESE DI NATURA E BELLEZZE
A pochi chilometri da Torino, bagnata dal fiume Dora Baltea e avvolta dal Canavese, si trova Ivrea, un piccolo centro affascinante e suggestivo. Fondata dai Salassi nel quinto secolo A.C. divenne colonia romana dal 100 A.C. con il nome di Eporedia da cui deriva il nome dei suoi abitanti, epoderiesi.
Patrimonio dell’Umanità per Unesco, questa preziosa cittadina è testimone di diverse vicende storiche che l’hanno attraversata e caratterizzata, dalla presa dei Longobardi, ai Franchi, al Regnum Italicum di Re Arduino che la cede alla Chiesa, ai Savoia che la difendono da francesi e spagnoli. Dai primi del ‘900 Ivrea diventa un importante centro industriale grazie alla Olivetti che rappresenta ancora oggi una eredità socio-culturale che la influenza e la contraddistingue.
Considerata il capoluogo del canavese, animata da circa 23.400 abitanti, questa gemma piemontese è ravvivata da locali tipici, negozi, ristoranti e centri culturali raccolti attorno alla strada centrale pedonale, Via Arduino. Il periodo più vivace dell’anno è sicuramente quello del Carnevale Storico, risalente al 1808 quando in città sfilarono diverse persone vestite con abiti medioevali. La Battaglia delle Arance, che si tiene gli ultimi 3 giorni della mascherata, è l’evento più famoso ed atteso con moltissimi turisti che accorrono per assistere alla battaglia delle squadre di aranceri che, dai carri e a piedi scalzi, si affrontano simulando la battaglia del popolo contro la nobiltà.
Molte e di diversa tipologia sono le visite da fare ad Ivrea, tra le più interessanti e legate alla celebre Olivetti sono il MaAM – Museo a cielo aperto di Architettura Moderna – che si articola in un percorso di due chilometri, fatto di vetro acciaio e cemento, che fu la sede della famosa azienda, il Laboratorio Museo Tecnologic@mente dove sono esposti storici dispositivi a tastiera, calcolatori e personal computer e l’Ex Hotel Serra, progettato alla fine degli anni ’60, particolare e stravagante per la sua forma di macchina da scrivere.
I Giardini di Giusiana rappresentano l’area verde della città, una zona di relax ma anche di interesse architettonico grazie alla Torre di Santo Stefano costruita nel 1041 e una volta facente parte di un monastero demolito nel Cinquecento.
Il centro storico è accogliente e gradevole tra palazzi eleganti, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Castello e la romantica la passeggiata sul lungo Dora che porta al suggestivo Ponte Vecchio, il più antico di Ivrea, e al Borghetto, un piccolo centro di edifici stretti tra loro sulla sponda destra del fiume ricco di botteghe e attività artigianali.
Tappa obbligata e gustosa da fare assolutamente è alla pasticceria Balla famosa per la sua torta ‘900.
La Chiesa di San Bernardino, situata in uno scenario moderno e parte di un complesso monastico risalente al 1400, è un meraviglioso esempio di pittura rinascimentale con vivaci affreschi, realizzati da Gian Martino Spanzotti, che ritraggono il ciclo della Vita e Passione di Cristo.
La visita è possibile solo su prenotazione alla Associazione Spille D’oro.
Da Ivrea parte inoltre la tappa numero 07 della Via Francigena che arriva fino a Viverone; con 20 chilometri di percorso di media difficoltà, questo cammino ai piedi della Serra d’Ivrea, la morena più grande d’Europa, offre paesaggi incantevoli, chiesette e ruderi da visitare e il villaggio-strada di Piverone.
A pochi minuti di macchina dalla città invece si sviluppa un’area caratterizzata da boschi che ospita 5 laghi deliziosi, il Sirio il più frequentato grazie alle spiagge, ai locali e ai ristoranti sulle sue rive, il Lago Campagna, e i Laghi Nero e di San Michele collegati da fitti sentieri.
Nelle vicinanze molto belli e caratteristici ci sono anche i Borghi. Montalto Dora con un castello solitario e il Parco Archeologico del Lago Pistono è nel bel mezzo di una torbiera, un lago esaurito sul cui fondo si sono depositati nel corso del tempo vegetali e materiale organico che creano, quando ci si cammina sopra, un effetto morbido e danzante come se fosse un grande materasso, per questo motivo questo luogo è stato soprannominato “terra ballerina”. L’altro borgo è Chiaverano con la sua Bottega del Frer, un’officina di fabbro ferraio risalente ai primi anni del Settecento, e la millenaria Chiesa di Santo Stefano di Sessano.
E’ vero che è finalmente tempo di mare, di relax in spiaggia e bagni marini ma una gita in questa perla piemontese, eletta una tra le più belle “città sul fiume”, vale davvero la pena. Ivrea è una cittadina dalle molte vocazioni come quella artistica, o quella tecnologica, naturale, folcloristica e sicuramente romantica, una meta ideale per passare qualche giorno immersi nella bellezza.
Maria La Barbera
Pusher in monopattino finisce in manette
Una nuova area dedicata ai cani e ai loro proprietari entra a far parte degli spazi pubblici di Santena. Da martedì è aperta la nuova area cani in zona Carolina, nei pressi del parco giochi di via Sangone, realizzata dal Comune anche in risposta alle richieste arrivate dai cittadini.Si tratta della terza area cani presente sul territorio comunale, che si aggiunge a quelle già disponibili in via Brignole e via Trinità. Il nuovo spazio è stato organizzato in due settori distinti, uno riservato ai cani di piccola taglia e uno destinato agli animali di media e grande taglia, permettendo una fruizione più sicura e adeguata alle diverse esigenze.
Come nelle altre aree cittadine, sono presenti fontanelle, panchine e zone d’ombra, con l’obiettivo di creare non semplicemente uno spazio recintato, ma un luogo nel quale cittadini e animali possano trascorrere del tempo in condizioni di maggiore comfort e sicurezza.
«La nuova area nasce da un’esigenza concreta che ci è stata segnalata dagli stessi cittadini e rappresenta un ulteriore intervento per rendere gli spazi verdi di Santena più fruibili e vicini alle esigenze quotidiane delle persone – spiega Cristian Barbini, assessore alle Aree verdi e alla manutenzione del patrimonio –. Abbiamo scelto di differenziare gli spazi in base alla taglia dei cani e di dotarli degli elementi necessari per una permanenza confortevole. Anche interventi apparentemente semplici come questo contribuiscono alla qualità e alla vivibilità dei quartieri».
L’utilizzo delle aree comporta naturalmente anche alcune responsabilità. I cartelli installati dal Comune ricordano le principali norme di comportamento: all’interno degli spazi dedicati i cani possono correre e giocare liberamente sotto la responsabilità di chi li accompagna, mentre resta necessario raccogliere le deiezioni e mantenere pulita l’area. Fuori dagli spazi dedicati valgono invece le disposizioni sull’utilizzo del guinzaglio e, nei casi previsti, della museruola.
Su questo aspetto interviene Giovanni Iannuzzi, consigliere comunale di maggioranza che segue i temi della sicurezza: «Avere spazi dedicati significa anche favorire una convivenza migliore tra chi possiede un animale e chi utilizza parchi, percorsi pedonali e altre aree pubbliche. Le regole sono poche e chiare: rispetto degli altri, attenzione agli animali e cura degli spazi comuni. La sicurezza passa anche dai comportamenti quotidiani e dalla responsabilità di ciascuno».
Con l’apertura dell’area della Carolina, la distribuzione degli spazi dedicati ai cani interessa oggi più zone della città, nell’ottica di rendere questi servizi maggiormente accessibili ai diversi quartieri.
«Questa terza area cani nasce dall’ascolto di una richiesta del territorio – sottolinea il sindaco Roberto Ghio –. Santena sta lavorando sulla qualità degli spazi pubblici con interventi grandi e piccoli, perché una città più vivibile si costruisce anche attraverso servizi capaci di rispondere alla quotidianità delle persone. Chi vive con un animale deve poter disporre di luoghi adeguati, così come tutti devono poter condividere gli spazi pubblici nel rispetto reciproco. È questo equilibrio che vogliamo continuare a costruire nei diversi quartieri della città».
Nella cornice del Forte di Fenestrelle dal 12 al 15 agosto alle ore 21
‘Narrazioni Parallele Festival’ rappresenta la rassegna multidisciplinare che, per la seconda annualità, ha immerso Torino, Bardonecchia e Fenestrelle nella musica, nel teatro, nella danza e nel circo contemporaneo.
Ideato da Willy Merz insieme a Claudia Lupo, per la direzione di Roberto Beccaria, il festival è stato accolto alla Fondazione Merz, al Politecnico e nelle montagne di Bardonecchia.
Ultima tappa sarà dal 12 al 15 agosto, alle ore 21, il Forte di Fenestrelle, con una delle compagnie più celebrate del nouveau cirque internazionale, i francesi Les Farfadais, protagonisti di quattro serate al Forte. Porteranno in scena lo spettacolo, in prima nazionale assoluta, “La Nuit Fantastique- Avventura spettacolare nella Belle Èpoque”.
“La Nuit Fantastique- Avventura spettacolare nella Belle Èpoque ” trasporta lo spettatore in un immaginario caffè parigino dei primi del Novecento, in un’atmosfera dove pittori leggendari, compositori visionari e creature eccentriche prendono vita sulla scena.
Musica dal vivo, teatro, acrobazia e circo contemporaneo si fondono in un racconto capace di costruire un mondo di meraviglia e di stupore.
Le date dal 12 al 15 agosto rappresentano anche un modo per celebrare il Ferragosto con una pièce pensata per un pubblico adulto, ma anche per i piccoli, all’interno di una cornice storica eccezionale come il Forte di Fenestrelle.
Mara Martellotta
Oltre 25 milioni di spostamenti attesi sulla rete Anas nel weekend. A Torino e in Piemonte occhi puntati su tangenziale, A4, A5, A6, A21 e A32. Ridotti i cantieri e rafforzata la presenza del personale. Stop ai mezzi pesanti dalle 8 alle 22
È il primo grande sabato di agosto verso Ferragosto e anche sulle strade di Torino e del Piemonte si annuncia una giornata da affrontare con particolare attenzione. Dalle prime ore del mattino è previsto un aumento dei flussi sulle principali direttrici autostradali e sulla tangenziale torinese, soprattutto per chi si muove verso il mare, la montagna e le località turistiche. Sotto osservazione ci sono in particolare la A6 Torino-Savona, utilizzata da migliaia di piemontesi diretti verso la Liguria, la A32 Torino-Bardonecchia verso la Valle di Susa e il Fréjus, la A5 verso il Canavese e la Valle d’Aosta, la A4 in direzione Milano e la A21 verso Alessandria e Piacenza. Possibili rallentamenti anche lungo la rete ordinaria nei punti di accesso alle località di maggiore richiamo turistico. In vista dell’esodo, diversi cantieri sono stati sospesi o ridimensionati proprio per cercare di rendere più scorrevole la circolazione.
Sabato 8 agosto è infatti contrassegnato dal bollino nero nelle ore del mattino, la fascia considerata più critica dell’intero fine settimana per le partenze. Il bollino rosso riguarda invece il pomeriggio di oggi, venerdì 7 agosto, quello di sabato e il pomeriggio di domenica 9 agosto, quando il traffico sarà alimentato soprattutto dai rientri verso le grandi città. Il quadro si inserisce nel pieno dell’esodo estivo, con milioni di italiani pronti a mettersi in viaggio nel weekend che precede la settimana di Ferragosto.
Secondo le stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas, da venerdì a domenica saranno oltre 25 milioni gli spostamenti di autoveicoli previsti sulla rete stradale e autostradale gestita dalla società. Per affrontare l’aumento dei flussi è stato rafforzato il presidio del personale e sono state adottate misure per ridurre l’impatto dei lavori sulla circolazione. Complessivamente, fino al 7 settembre, saranno chiusi o sospesi 1.175 cantieri, pari all’83% dei 1.414 cantieri attivi.
Anche in Piemonte la situazione dei lavori è stata rivista in funzione dell’esodo. Sulla A6 Torino-Savona, una delle arterie più delicate per chi raggiunge la costa ligure, il piano estivo ha previsto un miglioramento della situazione rispetto allo scorso anno e la disponibilità di due corsie nella direzione interessata dai maggiori flussi. Sulla A5 Torino-Ivrea-Aosta rimane invece una situazione da monitorare in corrispondenza del viadotto Camolesa, dove è attiva una deviazione provvisoria con una corsia per senso di marcia. Sulla A21, invece, non sono previsti cantieri inamovibili nel periodo estivo.
La giornata di sabato sarà inoltre caratterizzata dal divieto di circolazione dei mezzi pesanti con massa superiore a 7,5 tonnellate: il blocco sarà in vigore dalle 8 alle 22. Il provvedimento proseguirà domenica 9 agosto dalle 7 alle 22, mentre nella giornata di venerdì 7 agosto il divieto è scattato dalle 16 e terminerà alle 22. La limitazione punta a ridurre la presenza dei mezzi pesanti proprio nelle ore nelle quali è previsto il maggior numero di automobili in viaggio.
Il consiglio per chi deve partire è quindi quello di evitare, quando possibile, le fasce orarie più congestionate e soprattutto di non affidarsi all’ultimo momento. Controllare la situazione del traffico prima di uscire di casa, verificare eventuali modifiche alla viabilità e tenere conto delle condizioni meteorologiche può evitare di trasformare una partenza per le vacanze in una lunga attesa sotto il sole.
Anas ha inoltre richiamato gli automobilisti alla prudenza, sottolineando l’importanza del rispetto dei limiti, della distanza di sicurezza e della necessità di effettuare pause durante i viaggi più lunghi. In particolare, con le temperature elevate di questi giorni, è importante avere a bordo una quantità sufficiente di acqua e prestare attenzione alle condizioni di chi viaggia, soprattutto bambini, anziani e persone più vulnerabili al caldo.
Dal 4 agosto, intanto, è entrato in funzione anche Vergilius Plus, il nuovo sistema di controllo della velocità realizzato da Anas in collaborazione con la Polizia Stradale. Il sistema è stato attivato su 36 tratte della rete stradale Anas e permette di controllare la velocità media dei veicoli lungo determinati percorsi. Tra le tratte interessate figurano soprattutto quelle della A2, oltre ad alcuni segmenti della SS309 Romea, della SS1 Aurelia e di altre strade statali del Centro-Sud.
Per il Piemonte il weekend resta dunque quello della massima attenzione. La tangenziale di Torino e le principali autostrade che convergono sul capoluogo rappresentano i punti da tenere sotto osservazione soprattutto nelle ore della mattina, quando partirà la maggior parte dei vacanzieri. La A6 sarà il principale corridoio verso la Liguria, mentre A32 e A5 convoglieranno una parte consistente del traffico diretto verso montagne e valichi internazionali. Sulla A4, invece, saranno possibili flussi elevati in direzione della Lombardia e del Nord-Est.
La situazione potrebbe diventare più complessa anche nei pressi degli svincoli e delle barriere, dove l’aumento del numero dei veicoli tende a produrre rallentamenti anche in assenza di incidenti o cantieri. Per questo la raccomandazione resta quella di programmare il viaggio, evitare sorpassi azzardati e mantenere una distanza adeguata dal veicolo che precede.
Dopo il sabato da bollino nero, domenica sarà soprattutto la giornata dei rientri. Nel pomeriggio il traffico dovrebbe aumentare progressivamente sulle direttrici verso Torino e gli altri grandi centri urbani, con possibili code anche sulla tangenziale e lungo le arterie di collegamento con le autostrade.
L’esodo verso Ferragosto è dunque ufficialmente entrato nel vivo. Per chi parte, la vacanza comincia anche dalla strada: meglio qualche minuto di prudenza in più che un’ora di coda in più, o peggio ancora un incidente.
Torino e l’acqua
Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce
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Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza delpianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
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1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino
1. Torino e i suoi fiumi
Il fil rouge di questa serie di articoli vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
Il 71% del Pianeta Terra è coperto d’acqua.

Il corpo umano è costituito di acqua per il 60%; alla nascita, il peso corporeo di un bambino è costituito d’acqua per l’80%.
Eppure, per capire quanto tale elemento sia essenziale è necessario fare riferimento ad altre cifre: gli studi dell’Unicef sottolineano che ogni giorno circa 700 bambini muoiono a causa di malattie causate dall’utilizzo di acqua non pulita; 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile e almeno 263 milioni di individui impiegano più di 30 minuti per raccogliere dell’acqua pulita. Secondo altre statistiche ONU sono ben 3900 i bambini che decedono ogni giorno per scarsità idrica.
Cifre, queste, terrificanti e obbrobriose, che dovrebbero comparire nelle nostre menti tutte le volte che per un po’ di calore, per stanchezza o anche solo per capriccio, ci fermiamo con tranquillità e noncuranza ad abbeverarci ad una fontana.
La definizione del termine “acqua” sul dizionario dice “trattasi di un composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, è inodore, incolore e insapore, costituente fondamentale degli organismi viventi, in natura si trova allo stato liquido, (fiumi laghi, mari), allo stato solido, (neve, ghiaccio), allo stato aeriforme, (vapore acqueo).”
Continuando a leggere ci si accorge di quanto sia presente tale parola nel linguaggio, sia che si tratti di argomenti scientifici, sia che ci si riferisca a modi di dire o frasi fatte; vi è poi anche il richiamo alle proprietà purificatrici attribuite all’acqua nelle diverse culture e religioni.
Si parla di “acqua corrente”, cioè disponibile grazie ad un dato sistema di condutture; “acqua minerale”, cioè contenente minerali, utili e necessari per il funzionamento dell’organismo; per i puntigliosi esiste l’ “acqua frizzante”, per alcuni sistemi chimici si utilizza l’ “acqua distillata”. Si differenzia l’ “acqua dolce” dall’“acqua salata”, diversa ancora da quel che si intende per “acqua morta”, cioè stagnante, ancora diversificabile a sua volta dalle “acque bianche” e dalle “acque nere”. Distaccandosi daisignificati più terreni, possiamo fare riferimento a quell’acqua utilizzata nelle funzioni religiose, per questo definita “santa”; se esiste poi una sorta di via di mezzo tra la terra e il cielo, per coloro i quali usano un approccio salutistico o olistico, nella lunga definizione del dizionario, sono presenti le tanto elogiate proprietà delle “acque termali”. In ultima analisi, per sottolineare quanto tale parola sia presente non solo nell’immenso ecosistema, ma anche nel complesso universo linguistico, proponiamo ad esempio alcuni modi di dire: “acqua in bocca”, “fare un buco nell’acqua”, ragazza “acqua e sapone” ecc.
La questione non si esaurisce solo in un lungo elenco di espressioni linguistiche e di statistiche geologiche, una “cosa” di tale arcana importanza e ancestrale essenzialità non può che essere portatrice di significati nascosti, interni ed esoterici. L’acqua è un simbolo ricco di significati, è presente, sotto tale accezione nella Bibbia e nel Nuovo Testamento, è, inoltre, uno dei quattro elementi principali, (acqua, aria, terra, fuoco), a cui tradizionalmente sono attribuite qualità di intuizione e adattabilità. L’acqua è associata alla sfera femminile e alla passività. In alchimia è l’elemento associato al numero 2, simboleggia le polarità in antitesi all’unità, (identificata con l’elemento fuoco). Quando l’acqua si trova allo stato liquido può insinuarsi ovunque e assumere svariate forme, portando al significato traslato di “unione tra spirito e materia”.
La religione cristiana associa l’acqua a Cristo, in quanto sorgente che disseta eternamente. L’acqua è anche purificatrice, utilizzata durante il battesimo, quando i bambini vengono bagnati con l’acqua santa. L’acqua, dunque, pulisce non solo a livello materiale ma anche spirituale, proprio per questo è elemento essenziale in quasi tutti i rituali di purificazione. Nella religione ebraica, l’acqua, viene associata a Dio, perché ritenuta come sua manifestazione all’inizio della creazione. L’elemento viene anche associato al concetto di “nascita” perché essa “dona la vita”, così come accade durante la gestazione, che vede il nascituro immerso per 9 mesi in un liquido. Sono molte le culture dell’antichità in cui l’acqua era considerata fonte di vita, principio cosmico femminile e Madre, proprio in quanto generatrice. Per gli antichi greci i mari, i fiumi, i laghi erano nati da Oceano, figlio di Urano e Gea; rimanendo sempre in ambito classico, si pensi poi al mito di Narciso, vicenda in cui l’acqua è lo specchio che permette di scoprire se stessi.
L’acqua ha anche un significato onirico: quando si sogna l’acqua, significa che l’inconscio richiama a sé significati di energia materna, legati all’ambito profondo e sentimentale, e può indicare stati emotivi diversi a seconda che l’acqua appaia limpida o torbida.
In alcune culture si parla di “prova dell’acqua”, momento importante per il cammino iniziatico, in cui si mette alla prova il candidato, chiamato a resistere ad una serie di difficoltà. La prova diventa metafora di una capacità di adattamento alle diverse condizioni di vita, che l’iniziato deve avere: o ci si adatta o si perisce.
Ma cosa centra il discorso dell’acqua con la nostra città? Ebbene, esso si collega al capoluogo piemontese più di quanto ci possa sembrare. Torino è posta alla confluenza di tre fiumi: il Po, la Dora Riparia e la Stura di Lanzo. Anche altre città sorgono vicino a dei corsi fluviali, ma il nostro è un caso particolare, infatti a Torino, città magica, città in cui si respira l’ascendenza egizia, si percepiscono le linee sincroniche, proprio i due fiumi, il Po e la Dora, assumono una particolare importanza. Analizzati in chiave esoterica, il primo rappresenta il Sole e la componente maschile, la seconda corrisponde alla Luna e alla parte femminile. Sui fiumi inoltre incidono correnti energetiche che, incrociandosi, generano un punto d’intersezione di peculiare forza. Chi si intende di esoterismo sottolinea che il castello del Valentino e il vicino Borgo Medievale simboleggiano forza e per questo si trovano in riva al Po. Il grande cimitero monumentale, invece, si situa sulle sponde del fiume più “notturno”, la Dora.
I due fiumi giustificherebbero dunque l’ambivalenza torinese: città solare e maschile, a cui fa da contraltare una città lunare, femminile, come una sorta di grande madre.
Non dimentichiamo, infine, che a specchiarsi sulle acque del Po c’è anche una chiesa assai particolare, la Gran Madre.
Tre sono i fiumi che bagnano Torino, ma due sono particolarmente cari alla cittadinanza, il Po e la Dora, i due corsi d’acqua diventano, infatti, protagonisti di un angolo di città, fissati in personificazioni statiche e solenni. Si tratta della piazzetta CLN, posta nel centro storico della città, appena dietro le due chiese gemelle di piazza San Carlo (Santa Cristina e San Carlo), lungo l’asse di via Roma in direzione di piazza Carlo Felice e dei giardini Sambuy. Prima del 1935 la piccola piazza era conosciuta come piazza delle due chiese.
L’aspetto attuale si deve alla ristrutturazione del 1935 prevista dal progetto di Marcello Piacentini, avvenuta in pieno periodo fascista, che riguardava il secondo tratto di via Roma e la zona circostante. Nel progetto erano comprese anche le statue di Benito Mussolini, Vittorio Emanuele III di Savoia e due fontane poste sul retro delle due chiese, con allegorie antropomorfe dei fiumi Po e Dora Riparia. Solo le ultime due statue vennero effettivamente realizzate e la piazza venne rinominata Piazza delle due Fontane, realizzate dallo scultore Umberto Baglioni nel 1973. Durante l’occupazione nazista la piazzetta si incupisce di un’ombra crudele ma purtroppo reale, e ospita il comando della Gestapo, ubicato presso l’albergo Nazionale. Alla fine della guerra, forse proprio per chiudere quella ferita storica, il nome della zona vene cambiato e dedicato al Comitato di Liberazione Nazionale costituitosi al termine del fascismo.
Il tempo scorre, proprio come l’acqua delle due fontane che guardano ieratiche il susseguirsi degli uomini e degli avvenimenti. Eppure anche loro hanno avuto delle peripezie da affrontare, nel1987 le fontane furono svuotate e messe fuori servizio a causa dell’usura della copertura della vasca e dell’impianto idrico.
Solo nel 2005, dopo un significativo restauro, vennero rimesse in funzione; nel 2013 altri lavori di ristrutturazione costrinsero la fontana del Po ad essere chiusa nuovamente, finché il 23 dicembre dello stesso anno vennero nuovamente inaugurate entrambe, con una cerimonia alla presenza dell’allora sindaco di Torino Piero Fassino.
Nel 2017 un pezzo di cornicione di marmo del retro della chiesa di Santa Cristina precipitò sulla fontana dedicata alla Dora Riparia, fortunatamente senza danni né alle perone né al monumento.
Infine, dopo varie vicissitudini, per il Po e per la Dora arriva il vero momento di gloria: la piazza venne scelta nel 1975 dal regista Dario Argento per alcune scene del film Profondo Rosso, rimanendo impressa per sempre sia in una delle pellicole cinematografiche più conosciute, sia nella mente degli appassionati dell’horror.
Alessia Cagnotto
SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE
Ebbi modo, ormai 20 anni fa, di conoscere il compianto Sergio Marchionne una sera a casa di amici comuni e fui immediatamente colpito dal suo essere diverso: diverso dagli altri manager, anche nel modo di vestire, dalla torinesità che allora esalava gli ultimi respiri, dall’ambiente in cui era stato chiamato ad operare.
Qualche tempo dopo fui affascinato dalla sua intervista, quando raccontò il suo arrivo nel 2004 in corso Marconi non trovando nessuno negli uffici. Alla sua domanda “Ma dove sono tutti?” gli risposero “sono in ferie”. “Ma in ferie da cosa?” fu il commento di Marchionne.
Seppure meno di un tempo l’abitudine italiana, particolarmente torinese, di andare in ferie ad agosto è rimasta. Eppure qualcuno ancora si ostina a recarsi in ferie (che deriva dal latino feriae, i giorni di ferie dedicati al culto degli dei) ad agosto, stressandosi il più delle volte più che a restare in ufficio. Sinceramente nessuno ne capisce il motivo, ora che le aziende non fanno più una chiusura totale in quel periodo, stante che per la legge della domanda e dell’offerta i prezzi in quel periodo sono molto più alti, c’è più traffico sulle strade e, dunque, non è certamente il periodo migliore per staccare e riposarsi. Considerando che vanno in ferie ad agosto anche molti pensionati che non hanno obblighi legati all’occupazione.
Ho ascoltato Isoradio RAI tra il 31 luglio ed il 1° agosto scorsi, domandandomi cosa spingesse 26 milioni di italiani a mettersi in viaggio proprio in quel week end, quando c’è il controesodo di luglio insieme all’esodo di agosto, non riuscendo a darmi alcuna risposta sensata.
Ora che le grandi aziende (come era a suo tempo la FIAT) non chiudono più tutte nello stesso periodo, perché le persone non scelgono due settimane a giugno e magari due a settembre, specie chi non ha figli in età scolare? Posso capire negli anni ’70, quando la FIAT nel solo stabilimento di Mirafiori occupava da sola il 5% dell’intera popolazione torinese (compresi anziani, bambini e casalinghe) ma ora lo trovo più una consuetudine che una necessità.
Quest’anno, poi, complici i conflitti ovunque intorno a noi, chi prima era solito recarsi all’estero per le ferie estive ha optato per il Belpaese aggiungendo problemi a problemi: costi, traffico, recettività alberghiera, parcheggi, code e servizi che, necessariamente, vengono erogati in modo peggiore.
Nella nostra cultura il concetto di ferie è quasi sempre associato a quello di turismo, cioè utilizzare le due-tre settimane di sospensione dell’attività lavorativa per scoprire nuove località, nuove culture. Siamo sicuri, però, di farlo nel modo più proficuo, più corretto? Se voglio recarmi in India, non importa se a visitare un ashram o Nuova Delhi sicuramente agosto sarà il periodo peggiore; lo stesso dicasi per nuotare nella baia di Ha Long in Vietnam, a meno che vogliate incontrare un tifone.
Perché, invece, non dividiamo le due esigenze? Quella di riposarci, dopo un anno di lavoro e di stress in un periodo in cui davvero ci si rilassi, magari dando un po’ di ossigeno anche al portafoglio, e quella di scoprire nuove località nel periodo adatto a quella località, che varia molto a seconda della latitudine (mentre noi qui stiamo morendo di caldo, in Nuova Zelanda stanno affrontando nevicate da record).
Come troppo spesso succede, siamo vittime delle nostre consuetudini e lottare contro le quali diventa un’impresa improba (nell’accezione moderna del termine). Cosa ci impedisce di sederci a tavolino, già ad inizio primavera, e decidere quali siano le località migliori per il periodo in cui vogliamo viaggiare? O, al contrario, se siamo obbligati ad effettuare le ferie in un certo periodo, quali siano le località adatte. Se ancora non crediamo che si possa cambiare, in meglio, simuliamo la vacanza come l’avremmo sempre fatta e, poi, proviamo a simulare una vacanza intelligente.
Einstein sosteneva che l’intelligenza sia la capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Sergio Motta