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Sedici giorni senza riposo settimanale: multato autista di bus turistico

 

Sedici giorni consecutivi al volante senza effettuare il previsto riposo settimanale. È quanto hanno accertato gli agenti della Polizia Locale di Torino durante un controllo su un autobus turistico. Per il conducente, un quarantenne greco, sono scattate sanzioni per 2.198 euro e la decurtazione di 15 punti dalla Carta di Qualificazione del Conducente (CQC).

Martedì 4 agosto, durante un servizio di vigilanza sui mezzi pesanti e sul trasporto passeggeri, gli agenti del Comparto Autotrasporto del Reparto Sicurezza Stradale Integrata hanno sottoposto ad accertamenti un autobus utilizzato per accompagnare una comitiva in viaggio in Italia, fermo in un’area di sosta in attesa del gruppo.

L’esame del tachigrafo digitale ha permesso di ricostruire l’attività del conducente, evidenziando diverse infrazioni alla disciplina che regola i tempi di guida, le pause e i periodi di riposo obbligatori per i conducenti professionali.

In particolare, è emerso che l’autista aveva guidato per 16 giorni consecutivi senza effettuare il previsto riposo settimanale. Nello stesso arco di tempo, il riposo più lungo registrato era stato di poco superiore alle 12 ore.

Per le irregolarità riscontrate sono state contestate le violazioni dell’articolo 174 del Codice della Strada: commi 5 e 6 per il mancato rispetto dei riposi giornalieri e comma 7 per il mancato rispetto dei riposi settimanali. Essendo il mezzo immatricolato all’estero, l’autista ha pagato immediatamente la sanzione, come previsto dalla normativa.

L’operazione conferma l’attenzione della Polizia Locale di Torino nei confronti del settore dell’autotrasporto e del trasporto persone.L’attività di vigilanza sul rispetto degli obblighi previsti per i conducenti professionali contribuisce a prevenire situazioni di affaticamento alla guida e a garantire maggiori condizioni di sicurezza per passeggeri e utenti della strada.

Emergenza idrica, Piemonte e Liguria puntano sugli invasi

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«Opere strategiche di interesse nazionale»

L’emergenza acqua e la necessità di programmare nuove infrastrutture per garantire la disponibilità della risorsa idrica diventano terreno di collaborazione tra Piemonte e Liguria. È questo il tema al centro del confronto tra il sindaco di Imperia Claudio Scajola e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che hanno rilanciato la necessità di una strategia comune per affrontare una situazione destinata a pesare sempre di più sui territori.

La cooperazione tra le due regioni è già attiva nella gestione delle emergenze. Un esempio concreto arriva dagli incendi che da settimane interessano diverse aree delle Alpi Marittime: i Canadair impegnati nelle operazioni di spegnimento utilizzano infatti le acque del Mar Ligure per rifornirsi, dimostrando quanto la collaborazione tra territori confinanti possa essere determinante nella risposta alle emergenze.

Ma oltre all’emergenza immediata, il confronto si è concentrato soprattutto sulle prospettive dei prossimi anni. Al centro della strategia vengono indicati gli invasi nell’area delle Alpi Marittime, considerati una possibile infrastruttura decisiva per affrontare gli effetti della crisi climatica e garantire una gestione più efficace dell’acqua.

L’obiettivo è arrivare a un piano condiviso in vista della programmazione europea 2028-2034, individuando le opere prioritarie e le possibili fonti di finanziamento. Per questo, Cirio e Scajola hanno concordato di organizzare a Imperia, nel prossimo autunno, un incontro operativo dedicato proprio alla realizzazione e alla gestione degli invasi, coinvolgendo amministrazioni locali, istituzioni e territori interessati.

La partita, però, non riguarda soltanto i finanziamenti. Piemonte e Liguria chiedono che gli interventi sugli invasi possano essere riconosciuti come opere strategiche di interesse nazionale. Una qualificazione che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe contribuire a ridurre i tempi delle procedure autorizzative e burocratiche e accelerare la realizzazione delle infrastrutture.

«L’incontro di oggi va nella direzione di rafforzare la collaborazione istituzionale tra i nostri territori, con un’attenzione particolare alla gestione e alla prevenzione delle emergenze idriche con cui ci confrontiamo tutti da settimane», spiegano Scajola e Cirio.

Secondo i due amministratori, la sfida non può però essere affrontata soltanto attraverso interventi d’emergenza. Serve una pianificazione di lungo periodo capace di mettere al centro la disponibilità e la conservazione dell’acqua. In quest’ottica, la prossima programmazione europea potrebbe rappresentare un’importante occasione per reperire le risorse necessarie.

Scajola e Cirio sottolineano inoltre la necessità di superare quelle che definiscono «preclusioni ideologiche» che negli anni hanno frenato il dibattito sugli invasi. Il cambiamento climatico, sostengono, impone infatti di affrontare il problema con una prospettiva più pragmatica e lungimirante.

L’obiettivo dichiarato è quindi trasformare l’emergenza idrica in una strategia strutturale: più capacità di accumulo, maggiore sicurezza nella disponibilità dell’acqua e infrastrutture in grado di sostenere agricoltura, territori e attività economiche. La richiesta di inserire gli invasi tra le opere strategiche nazionali rappresenta, in questo percorso, il passaggio considerato necessario per accelerare una partita che Piemonte e Liguria considerano ormai non più rinviabile.

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Lite sulla strada, poi l’auto contro il gruppo: sei ciclisti feriti a Lanzo, uno grave

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Una discussione nata per motivi apparentemente banali si è trasformata in pochi istanti in un episodio dai contorni drammatici. È accaduto questa mattina a Lanzo Torinese, lungo la strada in direzione del ponte di Coassolo, dove sei ciclisti sono stati investiti da un’automobile.

L’episodio si è verificato intorno alle 9.45. Stando ai primi elementi raccolti, poco prima dell’impatto sarebbe scoppiato un alterco tra il gruppo di ciclisti e il conducente della vettura. Al termine della discussione, l’uomo avrebbe rimesso in moto l’auto e avrebbe colpito intenzionalmente i ciclisti in retromarcia.

Una volta avvenuto l’investimento, il conducente avrebbe fatto inversione e si sarebbe allontanato, mentre sul posto scattavano i soccorsi.

Il bilancio è di sei feriti. Due persone hanno riportato conseguenze particolarmente serie e per una di loro si è reso necessario il trasporto in ospedale con l’elisoccorso. Il ciclista è attualmente in prognosi riservata.

Nel frattempo, le forze dell’ordine si sono messe sulle tracce dell’automobilista. Secondo le informazioni riportate dalla cronaca locale, l’uomo sarebbe stato successivamente individuato dai carabinieri della Compagnia di Venaria e accompagnato in caserma. Nei suoi confronti dovrebbero essere effettuati anche accertamenti tossicologici.

La dinamica resta comunque da chiarire nei dettagli. Gli investigatori stanno ricostruendo quanto accaduto prima, durante e dopo l’investimento, verificando anche le testimonianze e gli altri elementi utili a stabilire le responsabilità.

A Torino il ricordo della tragedia di Hiroshima e Nagasaki 

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Giovedì 6 agosto alle h 21.00 si è tenuta la tradizionale commemorazione della tragedia di Hiroshima e Nagasaki 

Come negli anni scorsi la meritoria iniziativa è stata promossa dal Comitato A.GI.T.E. e la serata è stata condotta  con grande capacità e passione da Giorgio Mancuso.
Si sono susseguiti vari interventi e ascoltate riflessioni come quella di Paolo Candelari, del Centro Sereno Regis, che insieme a Giorgio Mancuso ha rilanciato l’importanza di smuovere opinione pubblica e politica affichè il Parlamento ratifichi l’adesioni dell’Italia al trattato ONU  sulla abolizione della armi nucleari.
Negli ultimi anni, in effetti il rischio dell’uso  delle armi atomiche e della loro proliferazione è molto aumentato.
Rispetto a questo pericolo esiziale per l’umanità, è intervenuto Giampiero Leo a nome del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte e del Comitato per i diritti umani del Consiglio regionale (unica istituzione che, grazie al Presidente Davide Nicco, ha inviato una rappresentanza ufficiale).  
Leo convenendo  con gli altri relatori e ringraziandoli, ha sottolineato un ulteriore problema connesso alle armi nucleari. Ovvero che il loro possesso e la minaccia del loro uso da parte di Stati autocratici e aggressivi – come hanno fatto ultimamente la Russia e la Corea del Nord – renda invasioni militari o ferocissime repressioni interne impunibili, a causa del rischio, punto, dello uso delle armi atomiche, 
Per migliorare la situazione sarebbe oltremodo necessario dare alle  Nazioni Unite, e alle organizzazioni e al diritto internazionale nuova forza e autorevolezza. 
Infine è indispensabile promuovere una cultura della pace e della non violenza  a tutti i livelli, non facendo sconti – come recentemente affermato dal Cardinale Repole  e dall’autorevole magistrato Giancarlo Caselle – a chi la violenza la teorizza,la pratica, o anche solo la giustifica.
L’incontro si è concluso con una bellissima meditazione sulla necessità di un reale cambiamento umano che inizi a espungere la violenza dalla nostra vita quotidiana, dai comportamenti, dai pensieri, dal nostro orizzonte di vita.

Calciomercato, Torino e Juventus: le ultime novità!

Il calciomercato entra nella sua fase più calda. Torino e Juventus hanno già effettuato diversi movimenti, ma entrambe le squadre potrebbero ancora intervenire prima della chiusura della sessione, fissata al 1° settembre alle ore 20:00.
Torino, Abate riparte dai nuovi acquisti
Il Torino ha affidato la panchina a Ignazio Abate, che ha firmato fino al 30 giugno 2028 e si prepara alla sua prima stagione in Serie A da allenatore.
La società granata ha rinforzato soprattutto la rosa con Gaetano Oristanio, Diego Mascardi, Pietro Comuzzo, Eray Cömert e Kian Fitz-Jim. I nuovi arrivati sono già stati utilizzati nelle amichevoli estive da Abate, che sta valutando la formazione in vista dell’inizio ufficiale della stagione.
Il lavoro, però, non è terminato: il Torino continua a cercare altri rinforzi per completare la rosa e dare ad Abate una squadra competitiva.
Juventus, doppio colpo in attacco
La Juventus ha piazzato due importanti operazioni negli ultimi giorni. Il club bianconero ha acquistato a titolo definitivo Randal Kolo Muani dal Paris Saint-Germain e Kerim Alajbegović dal Bayer Leverkusen. Kolo Muani ha firmato un contratto fino al 2031, mentre Alajbegović ha sottoscritto un accordo quinquennale.
La Juventus punta quindi a presentarsi al via della stagione 2026/27 con un attacco più ricco di alternative e giovani di talento. Ma fino al 1° settembre alle 20:00 ci sarà ancora spazio per nuovi colpi e possibili sorprese.
Enzo Grassano

Fuga pericolosa: scappano in motorino (rubato) all’alt della polizia, arrestati

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino due diciottenni per aver ignorato l’alt, dandosi alla fuga, mettendo in pericolo la propria e l’altrui incolumità, a bordo di un ciclomotore risultato provento di furto, denunciandoli, altresì, per ricettazione in concorso.
Nei giorni scorsi, nelle prime ore del pomeriggio, i poliziotti del Comm.to di P.S. Barriera Milano hanno notato sul controviale di Corso Novara, altezza Corso Palermo, uno scooter 125 con due giovani a bordo; il passeggero aveva in mano qualcosa, che si rivelerà successivamente essere la targa del motociclo stesso.
Gli operatori intimavano loro l’alt sia a voce che con l’apposito dispositivo di segnalazione manuale, per procedere a un controllo, ma il conducente si defilava, imboccando contromano via Lombardore.
Nonostante l’accensione di sirene e lampeggianti, i due hanno continuato la fuga per le vie del quartiere, incuranti della Volante che ne seguiva gli spostamenti; in particolare, il passeggero dava al conducente indicazioni sulla posizione della pattuglia di polizia e sulle possibili vie di fuga da imboccare.
Grazie al coordinamento operato dalla Centrale Operativa, entrambi i fuggitivi sono stati fermati da una pattuglia dell’UPGSP in via Como, dopo aver abbandonato il mezzo, i caschi e la targa dello scooter in un’altra via e aver tentato di dileguarsi a piedi.
Dagli accertamenti esperiti, lo scooter è risultato provento di furto, ad opera di ignoti, qualche giorno addietro. Uno dei giovani è stato trovato in possesso di un cacciavite, sottoposto a sequestro, in quanto presumibilmente utilizzato per l’accensione e lo spegnimento del mezzo, il cui nottolino risultava completamente asportato.
I due soggetti sono stati entrambi tratti in arresto per non essersi fermati all’alt intimato dalla Polizia e denunciati in concorso per ricettazione. Al conducente, privo di patente, sono state contestate numerose infrazioni al CdS per le manovre azzardate eseguite.

“Se si capissero le grandi ricadute della TAV, le cose sarebbero diverse”

Caro Direttore,

per oltre un secolo, a partire dalla metà dell’800, il Piemonte era alla guida del Paese dal punto di vista politico, con Cavour; era alla guida del Paese per le intuizioni economiche. Pensa che il primo traforo del Frejus venne immaginato prima da Medail di Bardonecchia e Des Ambrois di Oulx. Il Piemonte era primo per la capacità di realizzare le infrastrutture, con i tre grandissimi ingegneri Sommeiller, Grandis e Grattoni, che traforarono e terminarono prima del tempo l’opera del secolo.

Capire l’importanza delle cose che si hanno o che si fanno è decisivo per crescere ancora. Ti risulta che a scuola abbiano mai detto che nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò il progetto dell’opera del secolo? Molti docenti sottovalutano persino l’opera di Cavour, che all’estero ritengono sia stato il più grande statista dell’800.

Un grande sindaco come Emanuele Luserna di Rorà approvò una ZES ante litteram, 160 anni prima di noi, e arrivarono investitori dalla Svizzera e dal Belgio. Imprenditori tessili e tanti altri tentarono il settore dell’auto. Il senatore Agnelli, con l’industria dell’auto, e Valletta successivamente diedero vita alla più grande filiera industriale italiana ed europea.

Nel secondo dopoguerra il Piemonte costruì una rete autostradale più completa di quella lombarda. La tangenziale di Torino a tre corsie fu all’avanguardia in Italia, così come i trafori autostradali del San Bernardo, del Bianco e del Frejus, che aiutarono la nostra presenza nel mercato europeo.

Quando nacque il porto di Savona, il suo nome era porto di Savona-Torino. A Torino nacquero il cinema e la Rai. La SIP, dopo la nazionalizzazione, riuscì a mettere insieme tutte le aziende che operavano nella telefonia e divenne il quarto operatore mondiale, che purtroppo Prodi azzoppò con una privatizzazione sbagliata.

Nel 1975 si spense la luce. Il PCI, con un manifesto «NO ALLE GRANDI OPERE», tra cui la metropolitana e l’autostrada del Frejus, vinse le elezioni comunali. Torino rinunciò ai soldi romani per la metropolitana. Solo Franco Frojo, con il suo sorriso, il suo savoir-faire e con l’aiuto di Calleri e Botta, riuscì a costruire l’autostrada per Bardonecchia. Ruolo importante di Calleri per costruire il traforo autostradale del Frejus.

Quando l’Europa ideò e pensò alla nuova rete dei trasporti green su rotaia, per Delors la TAV era la più importante perché metteva in rete gli altri corridoi Nord-Sud e quindi consentiva la costruzione della nuova rete europea, che proprio a Torino venne denominata la «Metropolitana europea».

Ma la competenza di trasporti di chi, a livello regionale, doveva spiegare le grandi ricadute per la Valle, per Torino e per il Piemonte di quest’opera non era tanta. Eppure la TAV, quando sarà realizzata, rilancerà l’economia della Valle di Susa, scesa molto in questi anni, l’economia di Torino e del Piemonte che da venticinque anni al massimo crescono come la media nazionale: uno schiaffo a chi aveva portato il Piemonte al secondo posto dopo la Lombardia.

La TAV spiegata male è così. In questi anni ha prevalso la campagna contraria all’opera, anche perché tra i No Tav erano in molti quelli pronti a minacciare fisicamente i favorevoli. L’unico posto nel mondo dove gli ambientalisti sono contrari al treno.

Gli alessandrini e i genovesi, inizialmente contrari al corridoio Genova-Rotterdam, oggi sono lì ad aspettare con ansia la fine dei lavori, mentre centinaia di alessandrini e genovesi hanno trovato lavoro nel cantiere. Di più: a Genova stanno costruendo la nuova diga al porto che, consentendo l’arrivo delle mega navi anche nel porto amato da Cavour, farà aumentare i traffici logistici e il lavoro, di cui beneficerà tutto il Nord Italia.

La nostra grande manifestazione SiTav del 10 novembre 2018 riuscì a convincere la maggioranza del Senato a bocciare la mozione No Tav. Quindi l’opera si deve fare nell’interesse nazionale: un’opera finanziata in parte dall’Europa, dalla Francia e dall’Italia. Proprio nel 2019 l’Europa decise di aumentare il suo contributo all’opera.

In questi sette anni, dalla parte italiana si è fatto troppo poco, ma nessuno, salvo il sottoscritto, ha mai protestato. Così oggi abbiamo già avuto un aumento dei costi di 3 miliardi.

Dalla Meloni mi sarei aspettato una parola sulla grande importanza dell’opera, che, ritardando, ritarda le sofferenze di chi è senza lavoro e aspetta di entrare al cantiere a lavorare.

Quando la TAV sarà terminata, passeggeri e merci viaggeranno meglio, si ridurrà l’inquinamento, arriverà più logistica, più turismo e i ricercatori e gli studenti di tutta Europa potranno incontrarsi nelle nostre tante università più facilmente.

Dobbiamo mettere in condizione le nostre università e i nostri Politecnici di attrarre grandi docenti internazionali. Abbiamo bisogno di linfa nuova e di alto livello nelle nostre università, come ha detto l’altro giorno l’ex direttore di Banca d’Italia Salvatore Rossi, se vogliamo rilanciare l’industria piemontese e italiana.

L’Erasmus raddoppierà e il Piemonte sarà più attrattivo per gli investimenti esteri, che si affiancheranno alle nostre importanti eccellenze industriali rimaste.

Possibile che i No Tav della Valle debbano solidarizzare con i violenti di Askatasuna o dei Black Block? Nessun uomo di cultura o trasmissione tv ha sottolineato la gravità del fatto che degli italiani abbiano chiamato i Black Block stranieri a menare le nostre forze dell’ordine.

Ecco perché vogliamo riorganizzare una piazza SiTav senza bandiere, come quella del 2018, cosicché possano venire tutti i cittadini contrari alla decrescita e alla violenza come metodo di azione politica. Ovviamente saranno ben accetti associazioni, sindacati e partiti.

Mino GIACHINO
SiTAV SiLAVORO

Con la testa in mezzo all’erba. Storie omegnesi di Resistenza

“Con la testa in mezzo all’erba. Note sui sessanta omegnesi caduti per la libertà,1943-1945” ( Interlinea, 2026) è l’interessante – e importante – libro che raccoglie il lavoro a quattro mani di Filippo Colombara e Virginia Paravati, teso a fare memoria, colmando un vuoto di ricerca per dare un’identità, una storia umana e personale a ciascuno dei protagonisti, collocandoli dentro la storia resistenziale di Omegna e del suo territorio. La guerra di Liberazione ha rappresentato uno spartiacque decisivo nella storia italiana mobilitando tanta passione civica, impegno diretto di partecipazione e un numero di combattenti volontari come mai era accaduto nella storia unitaria del paese. Riallacciare i fili delle memorie, recuperare biografie ed episodi più o meno conosciuti serve da antidoto per evitare che lo scorrere del tempo e la scomparsa dei testimoni ne rendano residuale, marginale la conoscenza. Se per un verso si ricordano e vengono celebrati gli eventi collettivi, i fatti più rilevanti, si tende a sfocare o addirittura dimenticare i piccoli fatti, le dinamiche individuali di quanti si batterono e caddero per raggiungere gli obiettivi della lotta partigiana, racchiusi tra desiderio di libertà, riscatto e giustizia. Obiettivo del libro è quello di raccontare “dal basso” le vicende dei partigiani di uno dei maggiori centri di lotta al nazifascismo del Piemonte nordorientale, quell’Omegna dallo spirito indomito e ribelle medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Sono una sessantina, compresi alcuni civili, gli omegnesi che seppero “scegliersi la parte” a costo della vita, dai più noti a quelli quasi sconosciuti. “Le immagini dei resistenti, a volte, risultano sfocate: onorati e omaggiati gli atti, sono i tratti umani che mossero la scelta ribelle a mancare – scrivono Colombara e Paravati – ; impigliati fra le pieghe di una narrazione frastagliata, il loro silenzio si fa sentire, contribuendo a restituire un ricordo orgoglioso, ma povero di vita concretamente vissuta”.  Riparare a questa mancanza, riempire di umanità questi vuoti è il compito che si sono assegnati, con rigore storico e volontà di risarcirne memorie e profili, gli autori di questo interessantissimo libro. Un impegno che risponde ad una necessità perché dopo più di ottant’anni le vicende resistenziali –  soprattutto quelle migrate di bocca in bocca e quasi mai annotate – si sono in buona misura disperse. “Del resto – aggiungono Colombara e Paravati – il passaggio tra generazioni di quell’esperienza non è stato particolarmente felice. La trasmissione orale, così fragile, ha consentito solo a pochi aneddoti di giungere sino a noi, mentre i silenzi – sorti anche per sfuggire alla repressione antipartigiana del dopoguerra – hanno causato il deperimento di molte memorie”.  Negli ultimi decenni la ricerca storica ha messo in rilievo il contributo dei resistenti senz’armi, dai civili agli IMI, gli oltre seicentomila internati militari che dissero no all’arruolamento nelle file repubblichine dopo l’otto settembre. Recuperare le biografie di questo microcosmo partigiano di combattenti era dunque necessario per ridare un giusto ruolo al contributo militare della Resistenza, concentrandosi in questo caso sulla realtà del capoluogo cusiano dove in molti riscattarono la dignità offesa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca. A Omegna, in seguito alla crescita delle attività produttive e industriali, si sviluppò un combattivo movimento operaio che, persino durante il fascismo, fu in grado di conservare una fortissima impronta politica antagonista che si mostrò poi nei fatti, durante la guerra di Spagna e nella Resistenza. Nomi, cognomi e storie che si ritrovano nell’elenco dei morti da cui ha preso le mosse la ricerca. Questo desiderio di libertà è facilmente rinvenibile nelle parole pubblicate dai giornali partigiani, tra le quali spiccano quelle dell’omegnese Licinio Oddicini che scriveva, nel 1944 : “La condizione prima per cui la vita degli uomini possa sussistere e svilupparsi nei suoi infiniti aspetti, il sottinteso evidente senza del quale la civiltà, in qualunque forma essa si manifestasse non avrebbe nessun significato, lo stato naturale, infine, nel quale l’uomo appare su questa terra è quello della libertà piena e assoluta”. Licinio, come ricordano gli autori, non ebbe la fortuna di conoscere la libertà che auspicava perché morì in combattimento proprio il giorno della liberazione. Tornando al libro, il materiale raccolto nelle pagine di Con la testa in mezzo all’erba, in gran parte proveniente dalle interviste di cui vengono riportati ampi stralci, ha consentito agli interlocutori di rivivere stati d’animo e atmosfere di allora, restituiscono così “ il ritratto di una città dagli aspetti contraddittori, dove i privilegi di pochi convivevano con la subalternità di molti, gli idealismi con le meschinità e il sapore dell’oppressione, che sembrava aver intaccato case, vie e piazze, avvelenava le parole, dando l’impressione di essere l’ingrediente principale del nuovo ordine comunitario”.  Come ricordano gli autori sono gli occhi a vedere, le orecchie ad ascoltare, “ma sono le persone a ricordare, ognuna con il proprio modo di interpretare il mondo e di rielaborare ciò che ha visto e sentito. Si è cercato di non scordarlo”. Questa ricerca, l’aver indagato la guerra partigiana a partire dalla scomparsa violenta dei suoi protagonisti ha permesso di osservare la vicenda da un’angolazione particolare, realizzando una storia dal basso, dove non c’è traccia di retorica ma si evidenziano gli umanissimi profili dei protagonisti. Un lavoro per il quale va dato merito a Filippo Colombara e Virginia Paravati per aver ricostruito una sorta di “democrazia della memoria” in tempi dove non va dimenticato che tra le macerie dell’Italia fascista nacque un senso di appartenenza nazionale in cui si era chiamati a testimoniare, come scrisse Eugenio Colorni, “il bisogno di non avere niente da rimproverarti, di essere in pace con la tua coscienza, presentabile di fronte a qualsiasi istanza giudicante”. Non è poco, anzi è molto, moltissimo.

Marco Travaglini

 

“Carcere piazza di spaccio”: agente sospeso

Aveva rilasciato un’intervista al Tg5 e l’agente scelto di polizia penitenziaria è stato sospeso dal servizio per le dichiarazioni critiche su alcune problematiche del carcere  di Torino: lo aveva definito una “piazza di spaccio”. Il Tar del Piemonte ha annullato la sanzione di sei mesi di stop solo perché troppo severa. Il tribunale ha certificato la violazione dei codici di condotta tanto da ledere il “prestigio del Corpo di appartenenza”.