Grande partecipazione di pubblico questa mattina a Torino nella Real chiesa di San Lorenzo in piazza Castello, per i funerali del filosofo Gianni Vattimo. Amici, parenti e il compagno, Simone Caminada, che ha accompagnato il feretro dalla camera ardente allestita nell’aula magna dell’Università (nella foto in basso di Igino Macagno). La messa è stata officiata da don Giovanni Ferretti, filosofo, ex rettore dell’Ateneo di Macerata. In chiesa il sindaco, Stefano Lo Russo, rettori e docenti universitari, il filosofo Massimo Cacciari, e anche un gruppo di no tav, con le bandiere fuori dalla chiesa.

Un dibattito con il pubblico alla Casa dei Moderati di Torino
I Moderati torinesi aprono al centro e invitano per un confronto a Torino Letizia Moratti, protagonista della vita imprenditoriale e politica milanese. Tanti gli incarichi da lei ricoperti dalla presidenza della RAI nei lontani 1994-96 al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca sotto il governo Berlusconi nel 2001/2006 e poi nel 2006/2011 l’incarico forse più prestigioso a Sindaco di Milano, seguendo Gabriele Albertini e precedendo Giuliano Pisapia. Nel gennaio 2021- 2 novembre 2022 ha ricoperto, nel delicato periodo Covid, gli incarichi di Vicepresidente della Regione Lombardia e Assessore al Welfare.

Diverse sono le sfide che Letizia Moratti ha individuato nel suo dialogo di fronte a un folto pubblico, con, al suo fianco, Mimmo Portas, capo del partito dei Moderati.
Il primo progetto di cui ha parlato è quello che si chiama “centro”, lontano da visioni sovranistiche e populistiche. Si tratta di un concetto piuttosto ispirato a quelle formazioni che hanno fatto la storia del territorio. Non bisogna partire dal Parlamento o dall’alto, ma dalle sfide che provengono dai cittadini. Si devono costruire, quindi, una politica e un centro che partono dal basso.
I problemi individuati da Letizia Moratti sono stati, tra gli altri, quello energetico, che si riversa sul caro bolletta, e il problema migratorio, che non è, per Moratti, un problema emergenziale, ma strutturale.
Un tema da non trascurare è poi quello degli accordi bilaterali per il rimpatrio e non può certo esserne una risposta ignorare il tema della ridistribuzione dei migranti in Europa.
Un altro tema da affrontare è quello del caro energia, accanto a quello della Sanità, che va potenziata, ma occorrono degli investimenti che sono, invece, nell’ultimo anno calati dal 7 al 6 %. Deve essere affrontato il problema delle liste d’attesa, che sono assurde sia nelle grandi città sia nei piccoli Comuni, che soffrono della carenza di medici e infermieri.
Un’altra tematica che è stata affrontata da Letizia Moratti è stataquella del progresso tecnologico, esemplificato dalla citazione dell’Environment Park a Torino, da lei visitato, e dell’Istituto Nazionale di Tecnologia di Genova, che è stato fondato venti anni fa. Il tema della ricerca e dell’istruzione sono, secondo lei,strettamente connessi e richiedono delle competenze che debbono essere spese anche sul mercato del lavoro.

Per questo Letizia Moratti risulta convinta che anche la formazione debba cambiare e che sia preoccupante la presenza, a livello nazionale, del 19,8% di neet , persone che non seguono una formazione e non hanno un impiego. L’orientamento deve essere fatto anche con la collaborazione di soggetti del terzo settore, creando delle partnership pubbliche e private imprenditorialidisposte a investire anche sugli studenti.
Un altro tema che va affrontato è quello dello sviluppo sostenibile, senza che la risoluzione a tale problema metta in ginocchio il settore del packaging.
L’europeismo è un’altra tematica che sta molto a cuore ai Moderati, che vogliono essere il pilastro della nuova Europa e che nel loro simbolo hanno presente quello dell’Europa. Letizia Moratti si è espressa a favore di un’Europa più forte, sottolineando l’importanza del lavoro della diplomazia e dell’alleanza in particolare con la Francia e la Germania.
Mara Martellotta
Momenti di paura ieri sera in corso Giolitti a Cuneo, davanti al liceo dove i residenti denunciano situazioni di degrado e spaccio. Come riportano le cronache locali de La Stampa, al termine di un pomeriggio di disordini e risse, verso le 19,30, dal balcone di uno dei palazzi, per l’esasperazione, qualcuno ha lanciato un uovo verso un gruppo di extracomunitari colpendone uno al braccio, senza conseguenze. Si è scatenato un putiferio: alcuni sono entrati nel condominio battendo i pugni sulle porte degli appartamenti. Un donna ha aperto e ha sventato un tentativo di aggressione, richiudendo la porta. Il marito della donna chiamato dalla moglie è arrivato a casa ma un gruppo di “assedianti” gli ha impedito di entrare. Dopo mezz’ora di urla e spintoni solo l’arrivo dei carabinieri, che hanno identificato gli aggressori ha riportato la calma.
NOTIZIE DAL PIEMONTE
IL CONVEGNO DEL CENTRO PANNUNZIO
In Italia, scrive Ennio Flaiano, “la linea più breve tra due punti è l’arabesco. Viviamo in una rete d’arabeschi” e suggerisce di invitare alle tavole rotonde anche storici dell’arte per conoscere, in una forse vana, per l’Italia, ricerca della verità, “quale influenza può avere avuto il barocco sulla nostra psicologia”. Le parole, amare, di Flaiano sono state lo spunto di apertura del convegno organizzato dal Centro Pannunzio presso il collegio San Giuseppe lo scorso 21 settembre per rievocare quei drammatici 45 giorni e per incoraggiare, al contrario, una lettura degli avvenimenti basata su un doveroso apporto di chiarezza di analisi e di riflessione critica, grazie alla partecipazione di studiosi eminenti: il prof Gianni Oliva e il prof Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio. Il previsto collegamento con la prof.ssa Carla Sodini dell’università di Firenze, è stato sospeso per problemi tecnici.
A 80 anni da quei cruciali avvenimenti, si sono ripercorse le tappe convulse che portarono, a causa della colpevole inerzia delle istituzioni di allora, dopo la caduta di Mussolini e del regime fascista, alle decisioni adottate dalla corona e dal governo Badoglio nelle trattativa con gli Alleati per giungere alla firma dell’armistizio reso pubblico l’8 settembre 1943, alla fuga da Roma del re e degli Alti comandi, e al tragico destino dei militari e dei civili nei due successivi, sanguinosi anni di guerra e di guerra civile.

Si è adottata una formula innovativa, così da valorizzare la lettura delle testimonianze dirette dei protagonisti di allora, accanto alle interpretazioni critiche di alcuni tra i più apprezzati studiosi del periodo e alle opere narrative che la letteratura di riferimento ha messo a nostra disposizione, alternate agli interventi degli storici. E’ stata pertanto proposta ad un pubblico attento e interessato una coinvolgente rievocazione di quei tragici avvenimenti che le voci dei lettori Maria Grazia Gotro e Mario Piazza hanno reso con particolare intensità. Si sono ripercorse le ore drammatiche della seduta del Gran Consiglio, le trame e le decisioni che portarono all’arresto del Duce, i timori e le posizioni contrastanti dei gerarchi, gli equivoci e le indecisioni degli Alti Comandi militari nella conduzione delle trattative che portarono all’armistizio di Cassibile e alla sua proclamazione l’8 settembre ‘43. Particolarmente efficaci sono risultate le investigazioni di storici quali Renzo De Felice ed Emilio Gentile, i dati tratti dalla memorialistica dell’epoca, tra cui i diari di Dino Grandi e di Giuseppe Bottai, le testimonianze dirette di protagonisti quali Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, le narrazioni di scrittori, da Beppe Fenoglio a Curzio Malaparte, le memorie di chi, giovane allora, come Vittorio Bachelet, assistette con costernazione allo sfacelo dell’esercito e al dissolvimento dello Stato Maggiore, e i resoconti tragici, di chi, di fronte all’intimazione del nemico di cedere le armi, decise di anteporre il senso del dovere e l’onore della bandiera alla vita propria e dei propri sottoposti, come accadde a Cefalonia al generale Antonio Gandin e ai suoi 186 ufficiali, tutti con lui passati per le armi.
L’impegnativo lavoro di attenta documentazione, di ricerca e selezione delle fonti è stato condotto e coordinato dalla giornalista Maria Luisa Alberico a nome del Centro Pannunzio ed ha contribuito, accanto alle considerazioni e ai commenti dei relatori, a far emergere un denso e variegato quadro di verità storiche, sollecitando memorie , interrogativi ed emozioni, in un clima, a detta di molti partecipanti, di indiscutibile suggestione.
Dal prof. Quaglieni sono state rievocate la controversa figura del maresciallo Badoglio e le responsabilità del governo militare- tecnico da lui composto subito dopo la caduta di Mussolini, in continuo bilico tra necessità di adottare una strategia di uscita dal conflitto in accordo con gli Alleati, il costante timore della inevitabile reazione tedesca e la sproporzione tra la propria azione di comando militare e la carenza, in quei frangenti, di una efficace azione politica. Ed è stato sottolineato dal relatore il significato storico che, a posteriori, la nascita del Regno del Sud ed il secondo governo Badoglio, ebbero sul rapporto tra Italia e Alleati, un intreccio di diffidenze reciproche prima di giungere ad una cobelligeranza tesa a superare i limiti umilianti della resa incondizionata. Nel suo intervento lo storico prof. Oliva ha ripercorso lo sbandamento conseguente all’8 settembre in tutte le armi e nelle varie zone di guerra, in Italia e all’estero, risultato di una totale mancanza di coordinamento e di visione strategica tra i vertici degli Alti Comandi cui corrispose una ingiustificata condanna del ruolo di tutto l’esercito, una acritica, e purtroppo per tanti versi perdurante, sottovalutazione dell’azione fondamentale dei militari, sia nella formazione di un vero e proprio esercito nelle regioni meridionali non sottoposte all’oppressione tedesca, sia nella genesi delle nascenti formazioni che daranno vita alla Resistenza. Non è pertanto eccessivo indicare sconvolgenti quei 45 giorni come il travaglio di un popolo che se da un lato condusse, tra indicibili sofferenze, all’acquisizione di una coscienza nazionale in grado di ripudiare la guerra, produsse, a causa di equivoci, tradimenti, sopraffazioni e lutti una frattura dolorosa nella popolazione che ancor oggi impedisce di riconoscerci unitariamente parte di una nazione. Compito dei componenti di una nazione democratica dovrebbe essere, questo il portato del convegno, un serio lavoro che consenta di fare i conti con il nostro passato, con la maturità critica e il necessario distacco che un tempo così remoto può consentire. Forse in questo modo l’”arabesco” che confonde può trasformarsi nella complessità che cerca di palesarsi.
Maria Luisa Alberico
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| Saranno più di 60 gli spettacoli programmati dalla Sidevents sui due palchi del Paulaner Oktoberfest Cuneo 2023 che si terrà fino all’8 ottobre presso l’area del Palazzetto dello Sport di Cuneo (via Aldo Viglione 1, frazione di San Rocco Castagnaretta), dove il grande evento resterà aperto tre settimane consecutive dal giovedì alla domenica, per un totale di 12 giorni. |
| Domani, domenica 24 settembre, il Paulaner Oktoberfest Cuneo ospiterà il raduno del Vespa Club Cuneo, mentre l’area del garden sarà impegnata da pomeriggio a sera tra musica e danze country. |
| Nel padiglione principale, invece, i canti bavaresi dei Kuni Kumpel inizieranno già dall’ora di pranzo e torneranno per la cena. |
| Nel pomeriggio, il ritorno dei cheerleader dell’associazione Le Nuvole che si esibiranno sul palco e tra il pubblico con incredibili acrobazie e coreografie. |
| Per maggiori informazioni e aggiornamenti è possibile visitare il sito www.oktoberfestcuneo.it |
Chicchi di grandine nelle scorse ore in periferia a Torino e acquazzoni nella notte in città e nel Torinese. In provincia sono stati chiamati i vigili del fuoco per alcuni allagamenti nella cantine. Si è registrato qualche rallentamento del traffico in tangenziale. Anche questa mattina il capoluogo regionale si è svegliato sotto un cielo plumbeo (nella foto di Mario Alesina) e la pioggia è stata intensa. Ma già a partire dalla tarda mattinata il tempo volgerà al bello per i prossimi tre-quattro giorni, con temperature in rialzo).
Covid: Focus settimanale in Piemonte
In Piemonte l’occupazione dei posti letto ordinari si attesta al 2,7%, quella dei posti letto in terapia intensiva è allo 0,8%, mentre la positività dei tamponi è al 14,2%.
Si conferma un andamento crescente ma più contenuto rispetto al periodo precedente,interpretabile come primo segnale di un rallentamento della crescita dei casi.
VACCINAZIONI
Dall’inizio della campagna vaccinale sono state somministrate in Piemonte 10.898.643 dosi, di cui 3.346.785 come seconde, 2.965.388 come terze, 817.103 come quarte, 162.145 come quinte.
Tra giovedì 14 settembre e giovedì 21 settembresono state vaccinate 118 persone: 11 hanno ricevuto la prima dose, 10 la seconda, 8 la terza, 45 la quarta, 44 la quinta.
FOCUS CONTAGI NELLE PROVINCE
In Piemonte nel periodo da giovedì 13 settembre amercoledì 20 settembre i casi medi giornalieri dei contagi sono stati 366.
Suddivisi per province: Alessandria 31, Asti 15, Biella 16, Cuneo 39, Novara 29, Vercelli 11, VCO 9, Torino città 83, Torino area metropolitana 120.
In totale, su base regionale, i casi degli ultimi 7 giorni sono stati 2.565 (+181). Questa la suddivisione per province: Alessandria 220 (-32), Asti 108 (-47), Biella 110 (+33), Cuneo 274 (+43), Novara 203 (+16), Vercelli 76 (-6), VCO 65 (+2), Torino città 581 (+44), Torino area metropolitana 839 (+130).
INCIDENZA DEL CONTAGIO NEGLI ADULTI
Nel periodo 13-20 settembre l’incidenza regionale (ovvero l’incremento settimanale di nuovi casi di Covid per 100.000 abitanti) è stata 60.3 in aumento(+7.6%) rispetto ai 56.1 del periodo precedente.
Nella fascia di età 19-24 anni l’incidenza è 25.2(-4.5%). Nella fascia 25-44 anni è 52.8 (+9.1%). Tra i 45 ed i 59 anni si attesta a 58.4 (+8.3%). Nella fascia 60-69 anni è 68.7 (+3.2%). Tra i 70-79 anni è 95.4 (+8.7%). Nella fascia over80 l’incidenza risulta 110 (+2.8%).
INCIDENZA DEL CONTAGIO IN ETÀ SCOLASTICA
Nel periodo 13-20 settembre, l’incidenza nella fascia 0-2 anni è 63.1 (-17.5%), nella fascia 3-5 anni 18.2 (-10%), nella fascia 6-10 anni 18.7(+201.4%), nella fascia 11-13 anni 17.3 (+17.7%),mentre nella fascia tra i 14 ed i 18 anni è 25.4(+122.8%).
Torino punta a diventare capitale delle auto di lusso, segmento che non soffre crisi e continua a crescere, che a livello internazionale aveva un mercato intorno ai 15,2 miliardi di dollari nel 2021 e che si stima raggiungerà 224,5 miliardi di dollari entro il 2031 con un tasso annuo di crescita del 31,1% secondo Allied Market Research.
Per raggiungere l’obiettivo la Nuvola Lavazza ha ospitato Hypercar Event, organizzato da Regione Piemonte e Camera di commercio con Ceipiemonte nell’ambito dei progetti integrati della filiera Automotive&Transportation, Meccatronica, Aerospazio co-finanziata dal Piano di sviluppo e coesione 2000-2020.
Il mondo delle auto sportive e di lusso è fortemente radicato in Piemonte: 69 aziende locali e 20 internazionali rappresentate da 57 fornitori.
Sono oltre 400 gli incontri b2b preorganizzati ai cui prendono parte per due giorni i grandi nomi del lusso su quattro ruote.
“Abbiamo deciso di investire sempre di più in appuntamenti che mettano seduti intorno allo stesso tavolo aziende produttrici italiane e straniere – ha affermato l’assessore regionale all’Internazionalizzazione Fabrizio Ricca aprendo la manifestazione – per fare in modo che la cooperazione porti a un rafforzamento globale del comparto e a una sua crescita”.
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
A volte gli atti rivoluzionari che possono cambiare il destino della politica e del suo modo d’essere
nella società sono rappresentati da gesti apparentemente normali e del tutto scontati se non
addirittura banali. E, di conseguenza, antichi se non vecchi. Mi riferisco, nello specifico, alla
celebrazione dei congressi dei partiti. Attenzione, non mi riferisco a quei congressi dove vige la
regola non scritta della “democrazia dell’applauso”, come la definiva con precisione molti anni fa
Norberto Bobbio. Ovvero, congressi dove “il capo” si può solo applaudire e venerare salvo
l’emarginazione prima e la sostanziale espulsione poi dal partito stesso di chi osa dissentire o
contestare il “verbo” del capo.
Certo, non è affatto facile invertire la rotta e tornare a partiti autenticamente democratici e
realisticamente contendibili al proprio interno; a partiti dove c’è rispetto e tolleranza per la
minoranze e, in ultimo, ad una selezione democratica e trasparente delle varie classi dirigenti a
livello nazionale e a livello locale. Tasselli, questi, che appaiono quasi lunari da raggiungere in un
contesto dove prevalgono altri disvalori e altre prassi. E cioè, dal criterio della fedeltà assoluta al
capo partito al sostanziale annullamento della dialettica politica interna; dalla presenza di sole
correnti di potere – come capita prevalentemente nel Pd – alla cronica assenza di un “pensiero
lungo” che anima il confronto e il dibattito; dalla nomina centralistica dei vari dirigenti al cambio
repentino della strategia del partito perchè sempre in balia dell’umore del capo. Il tutto, come
ovvio, sacrificato sull’altare dei partiti personali, o del capo, o proprietari, o familisti. E, di
conseguenza, il dibattito politico non può che essere compresso e drasticamente limitato.
Ora, se interpellati, i vari capi partito giurano che i prossimi congressi – democratici e partecipativi
– scioglieranno tutte le contraddizioni che hanno caratterizzato in questi ultimi anni i vari soggetti
politici e assisteremo, quindi, ad assise democratiche, trasparenti e caratterizzate da metodi
ispirati alla meritocrazia, al consenso e alle regole. Presumibilmente, regole democratiche e
realmente partecipative. Come ovvio, si tratta di promesse che sino ad oggi non hanno avuto una
significativa traduzione nella prassi concreta della vita dei vari partiti nel nostro paese.
Ecco perchè, in assenza di segnali concreti e tangibili, forse è arrivato il momento che, al di là
delle dichiarazioni pubbliche e solenni che vengono quotidianamente pronunciate, è appena
sufficiente copiare – sì, copiare – quello che nella prima repubblica capitava nei congressi dei
partiti democratici. Cioè in quei partiti, la Dc soprattutto, dove la regola democratica era il
principio aureo che disciplinava e caratterizzava la celebrazione dei congressi interni. E q u e s t e
regole democratiche caratterizzavano la vita interna di quasi tutti i partiti, Pci escluso, perchè in
quel grande partito vigeva quel “centralismo democratico” che era la perfetta antitesi rispetto ad
una procedura e ad un metodo autenticamente democratici.
Per questi semplici motivi, e al di là dei solenni pronunciamenti, si tratta banalmente di
scopiazzare ciò che capitava nella Dc e in altri partiti per restituire i soggetti politici contemporanei
– ormai diventati prevalentemente cartelli elettorali – alla democrazia e ad una cultura fatta di
trasparenza e di collegialità. Al punto in cui siamo, però, conteranno solo i fatti, i comportamenti e
gli atteggiamenti concreti. Tutto il resto appartiene solo alla propaganda, alla demagogia e,
soprattutto, alla ipocrisia di chi dice una cosa e ne fa esattamente un’altra.
Giorgio Merlo