Nuova mostra al “Collegio San Giuseppe” di Torino. In rassegna dipinti a olio e disegni a grafite dell’artista torinese Luisa Porporato
Fino a sabato 9 maggio
Straordinaria la prima, inattesa sensazione. E stupendo l’immediato colpo d’occhio. Il primo passo nella sala espositiva di quel prezioso gioiello d’arte che, in poco più di un decennio, è diventato (gran merito del direttore, Fratel Alfredo Centra e di preziosi collaboratori come i critici d’arte Donatella Taverna e Francesco De Caria) il “Collegio San Giuseppe” di via San Francesco da Paola, a Torino, ti dà l’idea subitanea di esserti gradevolmente lasciato alle spalle un qualcosa chiamato “frenetico vivere urbano”, per affacciarti e immergerti (o, meglio, lasciarti trascinare in una totale, distensiva immersione) in un universo “altro”, in meravigliose, insospettabili ed insospettate foreste, perfino un po’ inquietanti, dove ad accoglierti sono alberi, alberi … e ancora alberi. Di una potenza che beneficamente t’assale, carichi di secoli e secoli di storia, ardite “architetture verticali” che parlano “lingue” d’ogni parte del globo. Ulivi, il Ficus di Palermo ed esotici eucalipti e, ancora, possenti betulle, il “Pino marittimo” di Sanremo fino (per restare un po’ di più in casa) ai “Platini” di Cherasco: 18 oli e 6 disegni a grafite. Un non vasto campionario (mancano purtroppo le eccezionali incisioni alla “maniera nera à berceau”) raccolto in viaggi remoti per il mondo, ma sufficiente per testimoniare l’enorme passione (umana e artistica) di Luisa Porporato, torinese, laureata in Discipline Storico – Artistiche e perfezionamento all’“Accademia Albertina”, per quel millenario “mondo d’alberi”, simbolo di vita in perenne trasformazione, ma anche in perenne rinascita, in un costante reciproco ricercarsi, nel loro durevole complice abbracciarsi e nell’instancabile rivolgersi al cielo, le radici ben solide a terra.

E’ questo il mondo pittorico della Porporato, in mostra fino a sabato 9 maggio, al “San Gip” dei Fratelli delle Scuole Cristiane, con il titolo de “L’immagine del tempo: alberi” e la curatela di Angelo Mistrangelo. Che scrive: “Nel discorso della Porporato, gli alberi assumono da sempre una connotazione evocativa di incontri, percorsi e coinvolgenti scoperte attraverso viaggi , soggiorni e straordinari giardini con piante secolari e monumentali che sembrano affiorare da mitologiche letture”. E che possono richiamare, perché no?, il monumentale “Cipresso di San Francesco” (di circa 800 anni e alto 25 metri) situato nel Convento di “Santa Croce” nella riminese Villa Verucchio e nato, secondo la leggenda, dal bastone (“bordone”) piantato a terra dal Santo o, pur anche, per passare dal “sacro” al “profano”, al “letto nuziale” (Libro XXIII dell’“Odissea”) costruito da Ulisse, intagliandolo con le proprie mani da un ulivo ancora radicato nel terreno. E quanto quest’ultimo potrebbe ricordare “Accoglienza” o “Abbraccio secolare”, disegni graffiti su “carta Fabriano” di Luisa Porporato! Del resto il tema “alberi” si porta dietro e addosso secoli e secoli di grande storia dell’arte. Esempi certo noti all’artista torinese (dall’“Albero della vita” dai rami dorati e sinuosi di Gustav Klimt al “Mandorlo in fiore” di Vincent van Gogh fino alla serie dei “Pioppi” lungo le rive dell’Epte di Claude Monet o alla surrealista “La voix du sangue” di René Magritte), mai tuttavia letti con animo imitativo.

Gli “alberi” di Luisa Porporato sono sagome giganti che s’aggrappano fra loro, in un indomito desiderio di “resistenza” agli assalti di uomo e natura. I rami poderosi sono braccia nerborute che si fanno presa e sostegno comune, le cortecce giochi rigorosi e multiformi in cui sperimentare tutta la potenza di un segno minuto e perfetto nella sua inesausta forza di lineare creatività (così accurato e persistente tanto da creare ipotesi di forme e figure perfino inattese o occulte alla stessa artista), le radici “strette le une altre” portentosi ricami creati dalle nodose mani del tempo, impossibili da estirpare, solidi baluardi contro gli attacchi d’ogni turbine o tempesta. Il tutto immaginato e definito sempre dall’artista attraverso un linguaggio di netta e limpida e poderosa figuratività. Unica eccezione quei piacevolissimi “Frammenti di corteccia” (“Eucalipto Arcobaleno” o “Eucaliptus deglupta” famoso per la sua veste multicolore con striature verde brillante, blu, viola, arancioni e marroni e presente soprattutto alle isole Hawaii, in particolare sull’isola di Maui) dove le pagine di linea-colore paiono aprirsi a giochi decisamente più astratti, mai tuttavia perseguiti con particolare insistenza dall’artista.
Che, guardando, con orgoglio, le sue creature, ci ricorda: “L’albero è un essere vivente, è respiro, è ombra, è rifugio, è bellezza. Possenti e fragili, ad un tempo, gli alberi sono la poesia che la terra scrive nel cielo … L’umanità dovrebbe essere come gli alberi: cambiare le foglie, ma conservare le radici. Cambiare le idee ma conservare i principi”. Parole decisamente troppo belle, troppo profonde, troppo cariche di emotiva passionalità per non abbracciarle in toto! Tanto più se affiancate, come fa la Porporato, a quelle del grande poeta e filosofo indiano Rabindranath Tagore: “Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al Cielo in ascolto!”. Che altro dire? Touché!
Gianni Milani
“Luisa Porporato. L’immagine del tempo: alberi”
“Collegio San Giuseppe”, via San Francesco da Paola 23, Torino; Tel. 011/8123250 o www.collegiosangiuseppe.it . Fino a sabato 9 maggio. Orari:dal lun. al ven. 10/12 – 16,30/18,30; sab. 10/12
Nelle foto: “Espansione verticale”, olio su tela; “Verticalità rivelata”, olio su tela”; “Accoglienza”, grafite su carta Fabriano; “Frammenti di corteccia”, olio su tela
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