PER RISCOPRIRE L’IMPORTANZA DEI PICCOLI GESTI DI SOLIDARIETA’
Mercoledì 6 dicembre Coca-Cola fa tappa in Piazza Vittorio Veneto con la sua Christmas Area e il Coca-Cola Truck 100% elettrico per supportare Banco Alimentare
Mercoledì 6 dicembre il Coca-Cola Christmas Tour arriva a Torino, con un messaggio volto a sensibilizzare su quanto sia importante coltivare valori come gentilezza, generosità e condivisione. Dalle ore 11:00 alle ore 20:00, Piazza Vittorio Veneto ospita il Coca-Cola Truck 100% elettrico, grazie alla collaborazione con Volvo Trucks, e si trasforma in un accogliente Coca-Cola Christmas Area, dove i visitatori possono immergersi nell’atmosfera natalizia, partecipare a iniziative solidali e a magiche attività.
All’interno della Christmas Area, infatti, è possibile partecipare a diverse attività esperienziali in pieno spirito natalizio e grazie alla Coke App accedere al quiz “Scopri il Babbo Natale che è in te”, mentre un Food Truck darà la possibilità di gustare dell’ottima pizza accompagnata da Coca-Cola e di donare a favore delle attività di Banco Alimentare. All’evento saranno presenti i volontari dell’associazione per raccogliere fondi per le proprie attività.
Anche quest’anno Coca-Cola rinnova il suo sostegno a Banco Alimentare per aiutare chi è in difficoltà attraverso un’iniziativa che permetterà la distribuzione di generi alimentari per oltre un milione e mezzo di pasti[1]. Questa partnership negli ultimi 7 anni si è tradotta nella distribuzione di alimenti pari a 14 milioni di pasti a favore della comunità.
“Con questa iniziativa vogliamo far riscoprire la gioia dei piccoli atti di solidarietà. Per questo siamo onorati di continuare a sostenere il grande lavoro che svolge Banco Alimentare, anche a livello locale, supportando i volontari della città di Torino. Un modo per tradurre in azioni concrete il desiderio di regalare un momento di gioia a chi si trova in difficoltà” – ha dichiarato Cristina Camilli, Direttore Comunicazione, Relazioni Istituzionali e Sostenibilità di Coca-Cola Italia.
Il Coca-Cola Christmas Tour ribadisce il percorso costante dell’Azienda verso un’economia sempre più circolare e nella sensibilizzazione dei consumatori sul tema del riciclo. All’interno della Christmas, infatti, il personale dedicato gestirà la raccolta di tutte le lattine per bevande consumate durante l’evento, che saranno poi conferite al Consorzio CIAL, che, grazie all’adesione al progetto internazionale Ogni Lattina Vale (Every Can Counts) si occuperà del loro avvio al riciclo al termine della giornata.
Quest’anno Radio 105 accompagna il Tour durante le sue tappe nelle principali città italiane, come radio ufficiale dell’evento. Attraverso la voce dei principali conduttori, Radio 105 promuoverà attività speciali di intrattenimento e racconto dell’evento, il tutto accompagnato da un’ottima selezione musicale.
Dopo Torino, il Coca-Cola Truck 100% elettrico prosegue il suo Tour nelle città di Roma e Catania.
Le iniziative di Coca-Cola per Natale
Un’ulteriore possibilità per donare a favore di Banco Alimentare è data dalla collaborazione dell’Azienda con diversi partner: sarà infatti possibile acquistare su Amazon.it le Coca-Cola Christmas Box in edizione limitata, contribuendo così a donare 500.000[1] pasti alle persone in difficoltà. Inoltre, in tutti i punti vendita Autogrill, per ogni menù Pausa Perfetta con Coca-Cola acquistato verrà donato, grazie a Banco Alimentare, un pasto equivalente [1].
In pieno spirito natalizio è on air l’immancabile spot “Il Mondo ha bisogno del Babbo Natale che è in te” e da quest’anno grazie al supporto dell’Intelligenza Artificiale generativa, Coca-Cola permette a tutti di esprimere la propria creatività e generare magici biglietti di auguri personalizzati grazie al nuovo AI Holiday Card Generator.
[1] 1 pasto equivalente corrisponde a 500g di alimenti in base ai LARN – Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana
Ho concluso in questi giorni l’ultimo mio libro dal titolo “La sinistra sociale”. Una esperienza, quella della sinistra sociale cattolica, straordinaria non solo per la sua cinquantennale presenza nella Democrazia Cristiana ma anche, e soprattutto, per la sua capacità di incidere nell’intera politica italiana. E anche nell’area cattolica e nel variegato e complesso mondo sociale. Ma, per fermarsi ad un punto specifico, c’è un aspetto che ricorre con insistenza in tutta l’elaborazione politica e culturale della sinistra sociale di ispirazione cristiana. Una riflessione che può essere riassunta con le parole secche di Carlo Donat-Cattin in un celebre convegno della corrente di Forze Nuove a Saint-Vincent all’inizio degli anni ‘80. E cioè, “Noi cattolici popolari, cattolici sociali e cristiani democratici siamo nati e ci siamo grazie alla proporzionale. Ma noi cattolici popolari e sociali siamo certamente destinati a scomparire se venisse a mancare la proporzionale”. Era una riflessione che precedeva, come ovvio, l’avvento del maggioritario e dello stesso referendum sulla preferenza unica ma che già delineava, con rara coerenza e chiarezza, che il destino e la stessa prospettiva del cattolicesimo popolare e sociale nel nostro paese erano purtroppo segnati se veniva azzerato lo strumento essenziale che ne garantiva la presenza nella cittadella politica italiana. E così è stato, malgrado la buona volontà, la determinazione e il coraggio manifestati da molti leader democratico cristiani e cattolico popolari come Franco Marini, Gerardo Bianco, Guido Bodrato, Sandro Fontana e lo stesso Ciriaco De Mita. L’eclissi della proporzionale, letta e disegnata come il regno della corruzione, della spartizione, della frammentazione e della polverizzazione del quadro politico ha fatto il resto. Dopodiché, la stabilità dei governi non è affatto migliorata. Anzi. La corruzione politica non è scomparsa. La semplificazione della geografia politica non c’è stata perchè, per dirla con una felice espressione dello storico Pietro Scoppol, si è man mano “proporzionalizzato il maggioritario” e si è incrementato, di conseguenza, il numero dei partiti e dei movimenti politici. L’unico effetto che si è, purtroppo, realizzato, è stato quello di liquidare la presenza e il ruolo dei cattolici popolari e sociali nella vita pubblica italiana. Cioè, per tornare all’inizio di questa riflessione, si è puntualmente verificato quello che Donat-Cattin e con lui molti altri leader popolari e democratici cristiani, avevano paventato già sin dalla metà degli anni ‘80. Perchè, essendo dei leader che possedevano il talento e il carisma di anticipare quello che poi sarebbe concretamente avvenuto nella politica italiana, avevano colto che il vento maggioritario e maldestramente nuovista che iniziava a soffiare avrebbe spazzato definitivamente la storica esperienza della Democrazia Cristiana attraverso la liquidazione della proporzionale. Ecco perchè, alla vigilia del decollo del dibattito sulla futura riforma istituzionale e costituzionale, forse è opportuno che i cattolici popolari e sociali – e non, come ovvio e scontato, i “cattolici indipendenti di sinistra” – oltre a rivendicare la necessità che i cittadini tornino ad eleggersi i propri rappresentanti alla Camera e al Senato, riflettano anche sull’opportunità e sulla valenza del sistema elettorale proporzionale. Semprechè si creda ancora nei partiti che esprimono una visione della società frutto e conseguenza di una precisa cultura politica e non in grigi ed insignificanti cartelli elettorali o nei docili strumenti partito nelle mani del capo politico di turno.
