ilTorinese

Collodi e l’invenzione di Pinocchio

Collodi, all’anagrafe Carlo Lorenzini, nacque a Firenze il 24 novembre del 1826 e divenne celebre come autore del romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. Il padre Domenico era un cuoco e la madre, Angiolina Orzali, una domestica, entrambi a servizio dei marchesi Ginori. Angiolina era originaria di Collodi , frazione di Pescia, nel  pistoiese.

Fu proprio il nome del paese natale della madre ad ispirare a Carlo lo pseudonimo che lo rese famoso in tutto il mondo come autore di Pinocchio. A diciotto anni il giovane Lorenzini  entrò in contatto con il  mondo dei libri come commesso nella libreria Piatti a Firenze e un anno dopo, nel 1845, ottenne una dispensa ecclesiastica che gli permise di leggere l’Indice dei libri proibiti . La passione per la lettura lo indusse a cimentarsi con la scrittura e iniziò a redigere recensioni e articoli per La Rivista di Firenze.

Allo scoppio della Prima guerra d’indipendenza, nel 1848, Lorenzini si arruolò volontario combattendo contro gli austriaci al fianco di altri studenti toscani a Curtatone e Montanara. Tornato a Firenze fondò una rivista satirica Il Lampione che subì ben presto la censura, cessando le pubblicazioni. La passione non venne meno, impegnandolo in un’intensa attività culturale nel campo dell’editoria e del giornalismo, dove si occupò di letteratura, musica e arte. Trentenne, nel 1856, durante la sua collaborazione con la rivista umoristica La Lente, iniziò a firmarsi con lo  pseudonimo di Collodi e a pubblicare i primi libri. Allo scoppio della Seconda guerra d’indipendenza non si tirò indietro, partecipandovi come soldato regolare piemontese nel Reggimento Cavalleggeri di Novara. Terminata la campagna militare fece ritorno a Firenze, occupandosi di critica teatrale. Invitato dal Ministero della Pubblica Istruzione a far parte della redazione di un dizionario di lingua parlata, il “Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze”, si impegnò con slancio e  passione in questa nuova impresa culturale. Il suo approccio al mondo delle favole iniziò all’alba dei cinquant’anni quando ricevette dall’editore Paggi il compito di tradurre le fiabe francesi più famose. Collodi non si limitò ad una pura e semplice opera di traduzione, effettuando anche l’adattamento dei testi integrandovi una morale. Un lavoro di grande interesse che venne poi pubblicato sotto il titolo I racconti delle fate. Nel 1877 apparve Giannettino, il primo di una lunga serie di testi per l’educazione dei più giovani che spaziavano dalla geografia alla grammatica e all’aritmetica .

Questa serie di libri faceva parte della Biblioteca Scolastica dell’editore Felice Paggi: un libro era venduto a due lire e, se era legato in tela con placca a oro, il prezzo saliva a tre. Sia questa serie che il successivo Minuzzolo anticiparono di fatto la nascita di Pinocchio. Il 7 luglio 1881, sul primo numero del periodico per l’infanzia Giornale per i bambini (praticamente l’archetipo dei periodici italiani per ragazzi) uscì la prima puntata de Le avventure di Pinocchio con il titolo Storia di un burattino. Due anni dopo, raccolte in volume e arricchite dalle illustrazioni di Enrico Mozzanti, le vicende del burattino che voleva diventare un bambino in carne e ossa vennero pubblicate quasi in contemporanea con la sua nomina a direttore del periodico che ne aveva anticipato il testo. Carlo Lorenzini, ormai per tutti Collodi, morì a Firenze nel 1890 dove riposa nel cimitero delle Porte Sante. Pinocchio, nonostante abbia compiuto il suo 140° compleanno, è ben vivo e vegeto: pubblicato in 187 edizioni, tradotto in 260 lingue o dialetti, protagonista di film, cartoni animati e sceneggiati, riprodotto in mille maniere. In molti hanno provato a catalogarne significati e morali per spiegarne l’incredibile longevità e freschezza. Per Italo Calvino Pinocchio è stato l’unico vero protagonista picaresco della letteratura italiana, proposto in forma fantastica; le sue avventure rocambolesche, a volte scanzonate, a tratti drammatiche, rimandano alla letteratura di genere che ebbe origine in Spagna con  Lazarillo de Tormes e il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, l’opera che segnò la nascita del moderno romanzo europeo.

A noi che lo incontrammo da piccoli e che imparammo ad amarlo piace pensarlo all’Osteria del Gambero Rosso, seduto in compagnia del Gatto e della Volpe, mentre fugge con Lucignolo nel paese dei Balocchi e finisce per trasformarsi, dopo cinque mesi di cuccagna, in un asinello. Mastro Ciliegia, Geppetto, il Grillo Parlante, Mangiafuoco e la Fata Turchina lo accompagnano fin quando smette di essere un burattino e diventa un ragazzo in carne ed ossa. Pinocchio è ben più che un libro per bambini perché ci aiuta a non perdere il contatto con la fantasia, nutrendo la creatività. Come ricordava Gianni Rodari, non vi è nulla di più sbagliato che etichettare la fantasia come “roba da bambini”; al contrario, dovremmo accoglierla, svilupparla ed utilizzarla per conoscerci e vivere meglio.

Marco Travaglini

Mauriziano, strumento screening precoce disturbi del linguaggio nei bambini

La ricerca nasce dall’osservazione della pratica clinica quotidiana e si trasforma in innovazione al servizio dei bambini e delle loro famiglie. È questo il percorso compiuto dal progetto CLAP (Comunicazione e Linguaggio in Ambulatorio Pediatrico).

Ideato e sviluppato interamente all’interno dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, il cui studio “Early Identification of Developmental Language Disorder in Pediatric Practice: A Pilot Validation of the CLAP Screening Tool in Italian Outpatient Settings” è stato accettato per la pubblicazione sull’International Journal of Language & Communication Disorders, rivista scientifica internazionale peer-reviewed di riferimento nell’ambito dei disturbi della comunicazione e del linguaggio.

L’obiettivo del progetto era sviluppare uno strumento semplice, rapido e affidabile per consentire ai pediatri di famiglia di individuare precocemente i disturbi primari del linguaggio durante i bilanci di salute, favorendo un tempestivo avvio dei percorsi diagnostici e riabilitativi.

Lo studio pilota ha coinvolto 24 pediatri di famiglia e 200 bambini piemontesi, consentendo la validazione preliminare del primo strumento italiano progettato specificamente per questo scopo.

I risultati hanno evidenziato una buona affidabilità e un’elevata accuratezza diagnostica nelle prime fasce d’età, confermando il potenziale del questionario come supporto alla pratica clinica quotidiana e aprendo la strada a ulteriori studi di validazione su scala nazionale.

Il progetto rappresenta un esempio concreto di ricerca traslazionale, capace di trasformare un’esigenza osservata nell’attività assistenziale in uno strumento innovativo con potenziali ricadute dirette sulla salute dei bambini.

La ricerca è stata realizzata grazie a una stretta collaborazione multidisciplinare coordinata dall’AO Ordine Mauriziano di Torino, che ha coinvolto la struttura di Pediatria e Neonatologia, diretta da Emilia Parodi, la Clinical Trial Unit, i pediatri di famiglia affiliati SICuPP (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche), l’associazione Easy Brain APS e l’Università degli Studi di Torino, con il contributo del Corso di Laurea in Logopedia e del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche.

Un modello di integrazione tra ospedale, territorio e università che ha permesso di coniugare competenze cliniche, metodologiche e biostatistiche in un progetto di ricerca applicata.

L’identificazione precoce dei disturbi del linguaggio rappresenta una delle sfide più importanti della pediatria dello sviluppo, perché intervenire nei primi anni di vita significa offrire ai bambini maggiori opportunità di crescita e di inclusione. CLAP nasce proprio dall’osservazione dei bisogni che incontriamo ogni giorno nella pratica clinica ed è il risultato di una collaborazione multidisciplinare che ha saputo trasformare un’intuizione in un progetto scientifico di respiro internazionale.

L’accettazione dello studio su una rivista di riferimento rappresenta un riconoscimento importante, ma soprattutto costituisce il punto di partenza per sviluppare ulteriormente uno strumento destinato a migliorare la diagnosi precoce e la presa in carico dei bambini.

Il lavoro, inoltre, sarà presentato tra i prodotti di ricerca di maggiore rilievo del DAIRI-R e diffuso attraverso i principali canali professionali pediatrici nazionali, contribuendo alla disseminazione dei risultati e allo sviluppo di nuove collaborazioni scientifiche.

Un risultato che dimostra come il Mauriziano sappia essere non solo luogo di cura, ma anche di produzione di conoscenza scientifica: la ricerca infatti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per migliorare la qualità dell’assistenza e offrire ai pazienti soluzioni sempre più innovative.

Anziana muore con ustioni dopo essere stata dal parrucchiere

A Torino una donna di 94 anni è morta a Torino, dopo essere stata dal parrucchiere. Aveva ustioni e lacerazioni  sul 70% del corpo anche se dal salone non sono stati rilevati  prodotto nocivi. Dopo il parrucchiere aveva riscontrato ustioni che dal collo si erano allargate al volto, al torace e agli arti. Ricoverata al Mauriziano i medici non sono riusciti a capire l’origine delle ustioni.
La donna ha detto che aveva sentito un odore forte dalla mantellina di gomma.
La Procura di Torino ha aperto un fascicolo, tra le ipotesi, la reazione a un farmaco che la donna potrebbe aver preso a casa per  i dolori.

Una vacanza bestiale

/

SOCIOGRAFIA LETTERE DAL PRESENTE

Proseguendo nella mia analisi delle vacanze in Italia, mi sono accorto che tra gli italiani che visitano il Belpaese e gli stranieri che vengono in Italia per le vacanze vi è una differenza abissale. Come ho avuto modo di scrivere più volte, non mi riferisco soltanto al modo di mangiare, alla diversa disponibilità economica o al modo di vestire che, sempre meno rispetto ad un tempo, distinguono gli stranieri dagli indigeni. 

Mi riferisco soprattutto alla preparazione con cui vengono in Italia e si apprestano a visitarla, a scattare foto e video che porteranno con sé e mostreranno agli amici, alla razionalità con cui prima di giungere in loco hanno preparato un elenco di cose da visitare, orari, mezzi pubblici, ecc.

Io ho la fortuna di avere amici in molti Paesi stranieri per cui sono avvantaggiato nella preparazione di un itinerario e di un soggiorno ma anche 30 anni fa, nei primi viaggi organizzati senza agenzia, anche in Paesi molto diversi dal nostro come Israele e Albania, studiavo a tavolino ogni dettaglio per poi giungere a destinazione e godermi, per quanto possibile, la vacanza o, se ero lì per lavoro, evitare il più possibile gli imprevisti.

In questi mesi estivi ho osservato molti turisti a Torino, Roma, Puglia, Firenze e sono piacevolmente stupito dalla loro organizzazione: si muovono con i mezzi pubblici, conoscono orari di visita dei principali musei e attrazioni, conoscono la storia di Palazzo Vecchio piuttosto che la nascita del Regno d’Italia, la breccia di Porta Pia o sanno cosa abbia sede al Viminale piuttosto che alla Farnesina, chi sia il capo dello Stato o il Sindaco di Roma. 

Anche il tenore delle domande che i turisti pongono è di livello elevato, di chi vuole conoscere dalla voce degli indigeni curiosità e aneddoti, verificare informazioni o confutare dicerie.

La sostanziale differenza è il livello culturale; anche quanti provengono da Paesi meno sviluppati del nostro dimostrano cultura, interesse per la storia e l’arte e, in generale, pongono domande profonde o, quando banali, più che legittime, non stereotipate.

Proprio il livello culturale è ciò che ostacola ogni nostra possibilità di apprezzamento del Paese in cui viviamo: siamo il Paese con più tracce storiche, artistiche e culturali al mondo, abbiamo testimonianze delle innumerevoli invasioni di cui siamo stati vittime, presenti anche nelle minoranze linguistiche (catalani in Sardegna, arbresh in Calabria, ecc.) tuttora vive eppure passiamo indifferenti attraverso tutto ciò.

C’è un Comune nel subappenino Dauno, Lucera, a 18 km da Foggia, la cui popolazione nel Medioevo era al 99% islamica grazie all’importazione di musulmani dalla Sicilia a opera di Federico II di Svevia che vi costruì anche il Castello tuttora presente. Chiedete ai lucerini qualche notizia in merito: se il 5% saprà fornirvele sarà un successo.

Ho abitato per lustri vicino alla Cavallerizza reale in pieno centro a Torino: persino alcuni anziani torinesi ignoravano cosa fosse in origine. Un giorno, un gruppo di asiatici (più giapponesi che cinesi) mi fermarono per chiedermi notizie sul sito tutelato dall’Unesco lì vicino (la Cavallerizza, appunto); immaginate il mio stupore, misto a gioia, perché finalmente qualcuno non lo considerava solo un luogo dove aprire un bar senza licenza, un asilo per sbandati, ma gli rendeva gli onori che meritava.

Ma, appunto, erano stranieri.

Sergio Motta

La rubrica di Ferragosto di Pier Franco Quaglieni

In occasione della festività di Ferragosto anticipiamo di un giorno l’uscita della “rubrica della domenica”

SOMMARIO: Ferragosto – Maria José, terza regina d’Italia – Il moralista Ranucci – L’ing. Ghidella – Lettere

Ferragosto

Il 15 agosto è una festa che mette d’accordo laici e cattolici, latinisti e gente che non conosce la lingua di Roma. Le Ferie d’Augusto  e la festa dell’Assunzione di Maria in Cielo, un dogma  di fede proclamato da Pio XII. E’ un Ferragosto speciale con un caldo tropicale che porta tutti a desiderare la pioggia. Molti trascureranno la festività religiosa che è una delle più importanti e si limiteranno paganamente  a bere e mangiare senza misura.

Aldo Viglione

Le Ferie di Augusto coincidevano con i raccolti, come accade quest’anno con l’uva per il troppo caldo. Il presidente della Regione Piemonte Aldo Viglione si concedeva a Ferragosto tre giorni di Vacanza in un alberghetto a santo Stefano al Mare. Diceva che faceva le ferie che erano concesse ai “fucinatori” delle fabbriche. Una razza di socialisti purtroppo estinta con la morte di Aldo.

Buon ferragosto alle lettrici e ai lettori

 

Maria José, terza regina d’Italia

Nasceva il 4 agosto 1906 a Ostenda la terza regina d’Italia, Maria José. La conobbi a Sintra, in Portogallo, quando partecipò insieme al marito Umberto II al matrimonio del nipote, il giovane Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta. Ero un giovane liceale e lei si fermò a parlare con me e, quando apprese che ero già allora appassionato di storia, mi parlò dei suoi studi storici sui Savoia. Mi fece mandare da Ginevra anche il suo libro su Amedeo VI, con prefazione di Benedetto Croce. Fu nettamente contraria al regime fascista e appoggiò i partigiani. Non ebbe una vita matrimoniale felice, anche se, da Regina Cattolica, non divorziò mai da Umberto II. Una via di Roma è a lei intitolata. Dopo l’abolizione della norma iniqua dell’esilio, ritornò per un viaggio in Italia, dove volle visitare Torino, città che la ospitò da sposa. La rividi anche in quell’occasione e mi regalò una sua fotografia con dedica. Era persona colta, amante delle arti e in particolare della musica. Massimo Mila non volle avere rapporti con lei per il suo livore antimonarchico. Il nipote scrisse di recente di lei in modo assai superficiale, senza cogliere il valore storico della regina che, al referendum istituzionale del ’46, votò per Saragat. Ricordo che il presidente ricambiò la stima e mi disse che sarebbe stata un’ottima regina, come mi dissero anche il presidente Ciampi e il presidente Cossiga.

Fu amica di molti intellettuali e scrisse libri in cui rivelò la sua tempra di studiosa.

Ne ho un ottimo ricordo e Torino, se non fosse prigioniera della faziosità anti-sabauda, dovrebbe ricordarla nella sua toponomastica. Il povero Carpanini andò su tutte le furie quando, dopo la fine del lungo, iniquo esilio, venne invitata in Comune dal vice sindaco-mecenate Marzano.

Il moralista Ranucci

Il moralista Ranucci, che in modo odioso ha cercato di distruggere tanti suoi avversari politici, non avrebbe dovuto essere amico del faccendiere Lavitola, ma, come diceva Dickens, i moralisti sono come i segnali stradali: indicano la via giusta, ma loro stanno immobili. Bisogna allontanarlo dalla Tv di Stato.

Ci saranno altre reti che lo accoglieranno come un martire. I moralisti che si arrogano il diritto di giudicare gli altri, di norma, sono persone pericolose da cui si deve stare lontano. L’anno scorso in Liguria i più faziosi e sciocchi “vecchi malvissuti”, con un piede nella fossa, l’avevano festeggiato come si festeggiano gli eroi.

L’ing. Ghidella

Ricorre l’anniversario della morte dell’ing. Vittorio Ghidella, che solo io ho ricordato sul Corriere. Ghidella è stato, dopo Valletta, il manager che salvò la Fiat dopo gli scioperi che avevano messo alle corde l’industria. Ghidella la rilanciò con nuovi modelli molto validi e curati, che ebbero successi incredibili nel mercato europeo. Si comprava italiano perché una 164 Alfa era il meglio sul mercato. Parola di chi la comprò e si trovò meglio che sulla BMW. Ma il dissidio con l’arrogante Romiti costrinse Ghidella a lasciare con stile il suo posto. Si ritirò senza polemiche. Con l’esclusione di Ghidella, la Fiat tornò in crisi e non bastò neppure Marchionne a salvarla. Poi il resto lo fece il cavaliere del lavoro Elkann.

LETTERE — scrivere a quaglieni@gmail.com

Salvini e il gioielliere

Salvini raccoglierà fondi a Pontida per il gioielliere di Grinzane Cavour. È vergognoso solidarizzare con un pluriomicida, come ha fatto anche Emanuele Filiberto di Savoia, che non ha il dono del silenzio. Cosa ne pensa.

Luciana Ghio

Concordo con lei. Salvini è ormai alla canna del gas. Dovrebbe lasciare la guida all’ex presidente del Veneto, che è uomo equilibrato. Reclutando Vannacci ha dimostrato una improvvisazione che un leader non dovrebbe avere. E il generale traditore gli porterà via molti consensi.

Iniziative ad Albenga

Perché non promuove più iniziative culturali ad Albenga? Enrica Delfino

Non ci sono più le condizioni. Ho operato su Albenga con tante iniziative con sindaci come Guarnieri e Cangiano. Pur senza entusiasmo — perché avevo impegni nazionali sempre più pressanti — ero salito idealmente sul tandem dei giornalisti Chiaramonti e Strizioli e pedalavo anch’io per contribuire a rendere Albenga una città della cultura, come volevano l’avv. Costa e il prof. Lanboglia. Adesso, quando posso, collaboro con i sindaci di Alassio, Andora e vado a Bordighera e a Loano. Ad Albenga ho ancora un ottimo rapporto con il prof. Nante della Clinica San Michele, dove andava il mio amico Ceronetti. I miei molti impegni nazionali, anche in rapporto ai miei libri, mi costringono a delle scelte inevitabili.

Fa caldo governo ladro

Non trova ridicoli gli attacchi al governo per il troppo caldo estivo che ci opprime?

Luigi Di Carlo

Gilberto Pichetto

Attacchi ridicoli quelli di Bonelli. Nel 2003 fece un caldo disumano, ma nessuno attaccò Berlusconi, anche se va detto che troppi ministri del governo Meloni non sono all’altezza. Non sono all’altezza molti sindaci, come Gualtieri, che non pensa al verde romano. La classe politica oggi ha livelli molto bassi, non solo in Italia: Trump, Macron e tanti altri sono inadeguati e anche pericolosi per la pace del mondo. A salvarci sarà l’energia nucleare che il ministro Pichetto Fratin cerca di riavviare dopo il referendum abrogativo, che mandò il fisico Tullio Regge in crisi perché, come scienziato, fu per il nucleare, mentre il suo partito, il PCI, voleva eliminarlo.

Più informazione online: il Torinese apre a Milano e Genova

Da settembre “Il Nuovo Giorno Milanese” e “Il Nuovo Giorno Genovese”

L’informazione si amplia, mantenendo lo stesso spirito di indipendenza e di attenzione al territorio.

Dopo anni di crescita costante e grazie alla fiducia dimostrata ogni giorno dai lettori, Il Torinese compie un nuovo passo nel proprio percorso editoriale. A partire dal mese di settembre prenderanno infatti il via due novità online: Il Nuovo Giorno Milanese e Il Nuovo Giorno Genovese, (in breve: il Milanese e il Genovese) due siti di informazione collegati che andranno ad affiancare Il Torinese, ampliando lo sguardo su un’area strategica del Nord-Ovest italiano.

L’obiettivo è raccontare un territorio che, pur appartenendo a tre regioni diverse, continua a essere fortemente unito da infrastrutture, relazioni economiche, iniziative culturali e progetti di sviluppo. Quello che per decenni è stato conosciuto come il “triangolo industriale” Torino-Milano-Genova rappresenta ancora oggi uno dei motori del Paese, un sistema nel quale imprese, università, porti, logistica, innovazione e cultura dialogano quotidianamente.

Con la nascita dei due nuovi siti sarà possibile seguire più da vicino l’attualità di Milano e della Lombardia, di Genova e della Liguria, senza perdere il legame con Torino e il Piemonte. I tre siti condivideranno contenuti, approfondimenti e progetti editoriali, offrendo ai lettori un’informazione ancora più ampia e completa sui temi che interessano il Nord-Ovest: cronaca, economia, politica, cultura, ambiente, turismo, eventi, infrastrutture e innovazione.

Si tratta di una scelta che nasce dall’ascolto dei lettori e dalla volontà di offrire un servizio sempre più ricco. In questi anni Il Torinese ha costruito una comunità di persone che cercano un’informazione seria, tempestiva e indipendente. È proprio grazie alla loro fiducia che oggi è possibile affrontare questa nuova sfida editoriale.

L’obiettivo non è soltanto raccontare tre città, ma mettere in rete tre territori che condividono una storia comune e che guardano insieme al futuro, valorizzando le connessioni che li uniscono e le opportunità che possono nascere dalla collaborazione.

Il Nuovo Giorno Milanese e Il Nuovo Giorno Genovese saranno online da settembre e rappresenteranno un nuovo punto di riferimento per chi desidera essere informato su ciò che accade nel cuore produttivo, economico e culturale del Nord-Ovest.

Un progetto che guarda avanti, con la stessa passione per l’informazione che da sempre contraddistingue Il Torinese e i suoi lettori.

Ferragosto a Torino tra mostre, musei e luoghi da scoprire

/
I giorni di Ferragosto e le settimane successive sono l’occasione per vivere alcuni luoghi culturali della città, tra cinema, teatro, musica, incontri, mostre e visite guidate. Il programma estivo propone appuntamenti al Mausoleo della Bela Rosin, nell’ambito di “Che bella estate!”, e percorsi nei musei civici torinesi, dal MAO a Palazzo Madama fino alla GAM, con nuove esposizioni, collezioni permanenti e occasioni di approfondimento per pubblici diversi.

Al Mausoleo della Bela Rosin la programmazione estiva, nell’ambito del progetto “Che bella estate!” della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino, propone incontri, cinema, teatro, musica e appuntamenti dedicati alla memoria. Giovedì 13 agosto alle 17 la performance “Tutte le donne del Re” racconterà le figure femminili legate a Vittorio Emanuele II e alla Bela Rosin, mentre alle 21 sarà proposto “Rais”, tratto dal romanzo “L’ultima notte del Rais” di Yasmina Khadra. Venerdì 14 agosto alle 17 sarà proiettato “Tutte le donne del Re”, spettacolo realizzato da Assemblea Teatro in occasione dell’apertura del Mausoleo, e alle 21 andrà in scena “Notti Magiche – Quel sogno che comincia da bambino”. Sabato 15 agosto alle 21 sarà la volta de “Il Barone Rampante”, tratto dal romanzo di Italo Calvino e proposto in dialogo con il parco del Mausoleo, recentemente arricchito da nuove piantumazioni; domenica 16 agosto alle 21 seguirà “L’Ottava Meraviglia – Rastelli il giocoliere”, dedicato alla vita e all’arte di Enrico Rastelli. Chiudono il programma le proiezioni di “L’Attachement” di Carine Tardieu, giovedì 20 agosto alle 21.30, e “Non dirmi che hai paura”, tratto dal romanzo di Giuseppe Catozzella dedicato alla storia dell’atleta Samia Yusuf Omar, giovedì 27 agosto alle 21.30.

Il MAO Museo d’Arte Orientale propone la nuova mostra “Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tokaido”, visitabile fino al 29 novembre e dedicata a Utagawa Hiroshige. Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe e alcuni oggetti legati alla cultura materiale del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo. L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto delle collezioni permanenti. Sono previste anche visite guidate: “Il Giappone tra immaginazione e realtà”, dedicate alla collezione di arte giapponese e al progetto allestitivo su Hiroshige, si terranno sabato 15 e 29 agosto e 12 settembre alle 11.30, con costo di 7 euro e acquisto online sul sito della Fondazione Torino Musei. Sabato 15 agosto alle 16 è inoltre in programma “Scoprire il MAO”, itinerario attraverso le cinque collezioni permanenti, con costo di 10 euro a persona più biglietto di ingresso alle collezioni.

A Palazzo Madama sono visitabili “Bianco al femminile” e “Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento”, entrambe incluse nel biglietto delle collezioni. “Bianco al femminile” racconta il rapporto materiale e simbolico tra il bianco, il colore naturale della seta e del lino, e la donna, attraverso una selezione di cinquanta manufatti tessili delle collezioni del museo, di cui sei restaurati per l’occasione e quattordici esposti per la prima volta. Alla mostra è dedicata la visita guidata “Bianche connessioni. Trame d’arte e di tessuti”, in programma sabato 12 settembre alle 16, con costo di 10 euro e acquisto online sul sito della Fondazione Torino Musei. “Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento” propone invece un percorso tra disegni, incisioni, tavole botaniche e progetti d’architettura dedicati all’arte del giardino nel XVIII secolo.

Sempre a Palazzo Madama, la grande pala d’altare “Il Patrocinio di San Giuseppe e l’Immacolata Concezione con Gesù Bambino” di Daniel Seiter, appena entrata nelle collezioni del museo, è al centro del riallestimento della Camera delle Guardie. Il 26 settembre alle 16 è inoltre prevista la visita “Una residenza tutta al femminile”, dedicata a Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, all’interno del palinsesto “Reale Femminile 2026” del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea prosegue il percorso delle “Risonanze”, il programma che riorganizza in modo dinamico le collezioni attorno a temi specifici, mettendo in dialogo opere, mostre e progetti. La Quarta Risonanza, “Disegno, segno, tratto”, visitabile fino al 1° novembre, esplora la carta come spazio di sperimentazione e libertà espressiva. In questo contesto si inserisce “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, che riunisce per la prima volta in un percorso unitario oltre seicento disegni, acquerelli, incisioni e dipinti provenienti dalle raccolte del museo. Lungo il percorso sono presenti anche opere di Pesce Khete, “intruso” della Quarta Risonanza: i lavori dell’artista sono messi in dialogo con figure centrali del Novecento presenti nelle collezioni della GAM, tra cui Alberto Savinio, Luigi Spazzapan e Lucio Fontana.

Sempre nell’ambito della Quarta Risonanza, la GAM presenta “Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo”, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti per il centenario della nascita dell’artista, con opere legate alla sua produzione sperimentale sulla fotografia tra gli anni Settanta e Ottanta. Il progetto “Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno” presenta invece l’ingresso nella collezione GAM di un corpus di 15 fotografie della serie realizzata tra il 1966 e il 1976, acquisite nell’ambito di Strategia Fotografia 2025. Una sala delle collezioni permanenti è inoltre dedicata all’esposizione “Giorgio Griffa. Omaggio per i 90 anni”, con opere che documentano alcuni passaggi centrali della ricerca pittorica dell’artista, dalla fine degli anni Sessanta.

È inoltre visitabile alla GAM il Deposito Vivente, uno spazio che permette al pubblico di entrare in contatto con una parte del patrimonio normalmente meno visibile del museo. Le opere sono presentate fuori dai percorsi espositivi tradizionali, accostando capolavori della collezione a sculture e dipinti meno noti e offrendo uno sguardo “da dietro le quinte” sulla macchina museale, tra rastrelliere, scaffali e casse.

TorinoClick

Ferragosto, quando a Torino si pranzava al sacco in riva al Po

Augusto l’ha inventato, noi lo festeggiamo.

In inverno è l’Epifania che “tutte le feste porta via”, in estate invece è il Ferragosto a farci assaporare il gusto malinconico di settembre.


Un giorno particolare, dunque, il 15 agosto, una giornata “confine” tra la spensieratezza delle vacanze e il solito nuovo inizio del “tran-tran” quotidiano, che ci aspetta impietoso, appena superata la metà del mese. Ferragosto va dunque festeggiato “come se non ci fosse un domani” di vacanza, con la felicità che si prova quando si rivedono gli amici dopo tanto tempo e con la consapevolezza del carpe diem” e quindivia veloci con i preparativi! Ed è proprio così – per fortuna- da questa bella giornata non si scampa.


Se penso ai miei ferragosti passati mi vengono in mente tanti bei momenti, alcuni immortalati da fotografie sfocate e mosse, altri -per fortuna- non documentati ma indelebilmente impressi nella memoria. Dunque il 15 agosto è una di quelle ricorrenze obbligate che di “obbligo” hanno ben poco e che da sempre vengono tenute in gran considerazione. L’abitudine di festeggiare e organizzare scampagnate fuoriporta nasce, in Italia, durante il ventennio fascista. A partire dagli anni Venti, infatti, il Regime organizzava, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, tra i giorni 13 e 15 di agosto, moltissime gite popolari e proponeva offerte ferroviarie che permettevano anche ai meno abbienti di visitare diverse località della penisola. In particolare tra il 1931 e il 1939 vennero istituiti dei Treni popolari speciali, prevalentemente solo di terza classe, con prezzi fortemente scontati.

Esistevano le trasferte giornaliere, che si svolgevano nel raggio di 100 km e quelle di tre giorni, che invece arrivavano a coprire la distanza di 200 km; grazie ai “treni di ferragosto” molte famiglie italiane ebbero l’occasione di vedere il mare o la montagna per la prima volta, oppure poterono visitare alcune città d’arte. In tali uscite non era previsto il vitto, ecco dunque la nascita della tradizione del “pranzo al sacco”. Tempi lontani, quelli dell’ante-guerra, che troppo spesso vengono dimenticati e che altrettanto frequentemente non ci fanno pensare “di essere grati di essere nati nel lato del mondo che in fondo in fondo è perfetto”, per fare il verso ad una ormai datata canzone degli Articolo 31.
Ma la festa del Ferragosto ha origini assai più antiche.


Il termine deriva da “Feriae Augusti”, ossia il “riposo di Augusto”, una festività che si celebrava nell’antica Roma, istituita nel 18 a.C. proprio dallo stesso “princeps Augusto, perché, se il caldo lo soffrono i comuni mortali, figuratevi gli imperatori! Tale celebrazione si collegava alle già esistenti Vinalia Rustica” (festività in onore di Giove e Venere), ai Nemoralia” (tre giorni, durante le Idi di agosto, dedicati al culto di Diana) e ai ConsualiaLa ricorrenza non coincideva esattamente con il giorno 15 del mese, piuttosto le “Feriae Augusti” designavano la prima parte di agosto, periodo appunto dedicato a quell’otium che tanto piaceva ad Orazio e alle attività collegate alla tradizione dei Consualia, ossia le feste che si celebravano alla fine dei raccolti, in onore di Conso, protettore della terra e della fertilità.


In questo periodo in tutto l’Impero si organizzavano corse di cavalli e altri animali da tiro, come buoi, asini o muli, le bestie venivano quindi dispensate dal lavoro e agghindate con ghirlande e fiori. Proprio questa abitudine sopravvive ad esempio nel “Palio dell’Assunta”, che si svolge a Siena il 16 di Agosto, (Palio deriva da pallium, il drappo di stoffa pregiata, premio di chi vinceva la gara). Sempre in tale occasione i contadini porgevano i loro auguri ai proprietari terrieri, ottenendo in cambio una mancia. Le buone tradizioni si radicano velocemente, soprattutto se si tratta di guadagnarci qualcosa, e così in età rinascimentale tale usanza fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.  Ma se alcune abitudini vengono accettate e incorporate senza troppe discussioni, altri atteggiamenti “pagani” tanto ben inseritinegli usi e costumi, visto che non si possono proprio eliminare, vanno quantomeno camuffati.


Con l’avvento del monoteismo molte festività vennero appunto “cristianizzate”, e per salvare “capra e cavoli” alcuni nomi vennero sostituiti e sovrapposti, mentre le abitudini popolari rimasero tutto sommato le stesse. Si pensi ad esempio all’equinozio di primavera, il primo giorno in cui la natura si risveglia, momento dedicato ai concetti di fertilità, resurrezione e rinascita. Nel mondo ellenico, dopo l’equinozio si svolgevano le Adonie, celebrazioni per la resurrezione di Adone, splendido giovane amato da Afrodite e ucciso da un cinghiale, a causa della gelosia di Ares. Proprio Adone può essere assimilato alla divinità Assiro-Babilonese Tammuz, chiamato anche Adon (signore), il quale trascorreva sei mesi negli Inferi, nel periodo in cui il sole si trovava al di sotto dell’equatore e tornava poi in superficie nei sei mesi successivi, per ricongiungersi all’amata dea Ishtar. Una storia già sentita, vero?


E così, invece di invocare Adon, la prima domenica dopo la luna piena che segue l’equinozio si festeggia la Pasqua cristiana, e la rinascita della natura diventa la resurrezione di Gesù. Questo gioco di sovrapposizioni ideologiche e teologiche non ha fine e l’elenco delle festività pagane rivisitate in chiave cristiana è assai lungo.  Vi propongo ancora solo un altro esempio: il tanto atteso Natale. Anche i più miscredenti sanno che Gesù è nato il 25 dicembre, e se pensate che sia un giorno come un altro, ecco è che qui “casca l’asino”. In realtà nessuno conosce la data esatta della nascita di Cristo, è stato il Concilio di Trento (1542-1563) a decretare che tale evento si fosse verificato proprio il 25 dicembre, confermando una già millenaria tradizione che si era sostituita nel tempo agli antichi culti pagani. Guarda caso, secondo tali tradizioni, in quel particolare momento astronomico la Dea-Notte diede alla luce il Dio-Sole. È davvero questo il momento in cui le giornate iniziano ad allungarsi, giusto quattro giorni dopo il solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno, va da sé che per tutti i culti solari questo sia un momento di estrema importanza. Possiamo anche far riferimento al culto di Horus, partorito da Iside o alla vicenda di Mitra, nato dalla vergine Anahita e non ci vuole poi molto ad arrivare al “nostro” Gesù, “Sole Divino”, nato dalla Vergine Maria.


Ma non è questo il luogo per dissertare sulla cristianizzazione del paganesimo, né per intrattenerci sulle corrispondenze tra i miti e le credenze religiose. Se dunque il 14 del mese ci accalchiamo tutti nei supermercati o intasiamo le linee telefoniche per prenotare al ristorante è “colpa” della Chiesa, che ha voluto far coincidere il Ferragosto con la festa di precetto dell’Assunzione di Maria.
Non so quanti siano quelli che hanno a mente l’obbligo di partecipare alla Messa, come è scritto nel Codice di diritto canonico (ca.1247), ma conosco davvero molta gente che si appella “all’obbligo di astenersi dai quei lavori che turbano la letizia del riposo e della mente”. Forse non era proprio questo il concetto, ma non è il caso di essere così puntigliosi in questo giorno di relax.


Ferragosto dunque è una festa antica, una di quelle buone abitudini che si sono mantenute e che sono sopravvissute ai tempi che cambiano. E forse sarebbe il caso di ricordarsi ancora qualcosina in più, come l’abitudine dei lavoratori lombardi e piemontesi, i quali, fino agli inizi del XX secolo, nei cantieri edili, verso la fine di luglio, fissavano un grande ramo d’albero sulla parte più alta del fabbricato in costruzione, detto “pianta del faravòst”, che serviva a ricordare all’impresario la tradizione della mancia.


A Torino, invece, fino alla metà del XX secolo, era usuale pranzare al sacco in riva al Po, proprio vicino alla Chiesa del Pilone, tale giornata prendeva il nome di “festa dle pignate a la Madona dél Pilòn” (“Festa delle pentole alla Madonna del Pilone”). Per quanto apprezzi l’idea del “pick-nick” in quell’area particolare di Torino che tanto mi piace e che sempre ricorderò con affetto, avendo abitato lì per moltissimo tempo, devo dire che mi ritengo assai fortunata per aver avuto la possibilità di festeggiare Ferragosto –fino ad ora almeno- al mare. Ricordo le feste in spiaggia, quando ero ancora studentessa e gli amici erano davvero tanti, c’era chi portava la chitarra, chi da mangiare, chi invece era “l’addetto al bar” e poi alla fine si cantava tutti a squarcia gola attorno ad un piccolo falò che gentilmente chi di dovere fingeva di non aver notato.


Ricordo il bagno di mezzanotte in quel mare che di notte doveva essere caldo e che ci faceva prendere il raffreddore tutte le volte. Ricordo il giorno successivo, tutti al bar con il mal di gola e gli occhiali da sole anche se c’era brutto tempo. Tempus fugit”, le estati passano, la scuola finisce, alcune strade si dividono, le norme sulla sicurezza si fanno più ferree e l’acqua del mare diventa davvero fredda. Nessuno lo vuole ammettere ma le abitudini cambiano, molte in effetti, eppure la voglia di divertirsi e stare insieme resta: alla spiaggia si sostituisce la pizzeria o il giardino per fare la grigliata, ma “l’addetto al bar” c’è sempre.

 

Alessia Cagnotto 

Quartiere San Donato, due arresti per spaccio

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi nel quartiere San Donato di Torino, due cittadini albanesi di 60 e 30 anni, ritenuti responsabili, a vario titolo, di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
L’intervento è stato effettuato dagli investigatori della 4ª Sezione “Contrasto al Crimine Diffuso” della Squadra Mobile della Questura di Torino, che, nell’ambito di una specifica attività info-investigativa, avevano acquisito elementi in merito alla possibile attività di spaccio posta in essere da un sessantenne albanese. I poliziotti avevano inoltre notato, nei giorni precedenti, i suoi frequenti spostamenti a bordo di un’autovettura in diversi luoghi della città.
Nel corso del servizio di osservazione, gli agenti hanno intercettato l’uomo mentre, dopo aver parcheggiato l’autovettura, si dirigeva a piedi verso la zona di via Giovanni Servais. Poco dopo, lo stesso è stato visto estrarre da una borsa a tracolla un involucro di colore marrone, successivamente consegnato a un trentenne albanese, che si era avvicinato a bordo di una bicicletta.
Insospettiti dalla condotta osservata, gli operatori hanno proceduto al controllo del secondo uomo, il quale, alla vista dei poliziotti, ha tentato di allontanarsi rapidamente a bordo della bicicletta. Dopo un breve inseguimento, il soggetto è stato fermato e sottoposto a perquisizione, che ha consentito di rinvenire un involucro contenente circa 530 grammi di eroina, nonché oltre 1.700 euro in contanti.
Contestualmente, gli investigatori hanno seguito il sessantenne, che si era allontanato a bordo della propria autovettura, procedendo successivamente al suo controllo e alla perquisizione del veicolo, nel quale sono stati rinvenuti altro denaro contante.
Le successive perquisizioni domiciliari, eseguite presso le abitazioni dei due uomini, hanno consentito di rinvenire ulteriori quantitativi di sostanza stupefacente, nello specifico Cocaina, oltre 5.400 euro in contanti e materiale utilizzato per il confezionamento della sostanza.
Nel corso delle operazioni è stato complessivamente sequestrato oltre mezzo chilo di eroina, della cocaina, denaro contante e materiale riconducibile all’attività di spaccio, nonché l’autovettura utilizzata da uno degli arrestati.
Alla luce degli elementi raccolti, i due uomini sono stati arrestati e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, condotti presso la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”.

Borello Supermercati: insalata russa, delizia estiva

Informazione promozionale

L’insalata russa è un antipasto classico della tradizione piemontese:

patate, carote e piselli lessati, uniti a una maionese cremosa e un tocco di sottaceti.

La trovi già pronta nel reparto Gastronomia dei nostri punti vendita.

D’estate è ancora più apprezzata: pratica, da preparare in anticipo e perfetta per un pranzo in compagnia o un aperitivo❗️

www.borellosupermercati.it