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Piemonte, un’estate a rischio incendi Territori sotto pressione: nuove strategie di prevenzione

È un’estate difficile sul fronte degli incendi boschivi in Piemonte, dove il caldo intenso, la scarsità delle precipitazioni e i periodi prolungati di siccità stanno creando condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme. Dalle aree montane alle colline, diverse zone della regione sono state interessate da roghi che hanno richiesto l’intervento coordinato delle squadre a terra e dei mezzi aerei. La situazione ha portato la Regione Piemonte a dichiarare dall’8 luglio lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio regionale, sulla base delle valutazioni del Centro funzionale di Arpa Piemonte e dell’andamento meteorologico.

Tra le aree interessate dagli incendi nelle ultime settimane figurano Valprato Soana, nel territorio del Parco nazionale del Gran Paradiso, e diversi comuni della Valsesia, tra cui Cravagliana, Boccioleto, Cervatto, Fobello e Varallo. Situazioni problematiche si sono registrate anche nell’Alessandrino, nel territorio di Mornese, nell’Alto Ovadese, così come nel Verbano-Cusio-Ossola, nella Valle Cannobina e in alcune zone del Cuneese. In territori montani e particolarmente impervi l’azione di spegnimento può risultare complessa e richiedere un massiccio impiego di mezzi aerei a supporto delle squadre impegnate da terra.

A fronte di questa situazione, il sistema regionale antincendi boschivi ha mobilitato le diverse componenti operative: Vigili del Fuoco, volontari del Corpo AIB Piemonte, Carabinieri Forestali, Protezione civile, elicotteri regionali e, quando necessario, la flotta aerea dello Stato. È proprio il coordinamento tra queste forze a consentire di intervenire rapidamente sui fronti e di contenere, per quanto possibile, l’espansione degli incendi.

Ma l’emergenza non si affronta soltanto quando le fiamme sono già divampate. Il 28 luglio la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, valido per il periodo 2026-2030. Il documento rappresenta il quadro di riferimento per i prossimi cinque anni e punta a ridurre la superficie interessata dagli incendi, migliorando al tempo stesso l’efficacia degli interventi e la sicurezza degli operatori. Alla sua elaborazione hanno partecipato le strutture regionali competenti, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Corpo Volontari AIB Piemonte, Arpa Piemonte, IPLA, Università di Torino e i Parchi nazionali della Val Grande e del Gran Paradiso.

Il nuovo approccio tiene conto anche dei cambiamenti climatici, che stanno modificando le caratteristiche del rischio. L’aumento delle temperature, la variazione nella distribuzione delle piogge e periodi di siccità più lunghi possono rendere la vegetazione maggiormente vulnerabile e favorire incendi più estesi e difficili da controllare. Per questo la Regione punta sempre più sulla prevenzione e sulla gestione del territorio, affiancando alla lotta attiva interventi destinati a ridurre la quantità di materiale vegetale facilmente combustibile e a proteggere le aree più esposte.

Un altro tassello riguarda la manutenzione del patrimonio forestale. Il Programma triennale dei lavori forestali 2026-2028 prevede infatti attività di cura dei boschi, manutenzione della viabilità minore e della rete escursionistica, oltre all’attuazione degli interventi previsti dai piani di prevenzione degli incendi. La Regione sta inoltre portando avanti interventi per migliorare i punti di approvvigionamento idrico destinati alle operazioni antincendio, comprese opere sulle vasche presenti in diverse aree del territorio piemontese.

Nel frattempo, dopo gli incendi che hanno interessato diverse zone regionali, è stata avviata anche la programmazione degli interventi di ripristino dei boschi danneggiati. L’obiettivo è intervenire quando le condizioni del terreno lo permetteranno, valutando prima la capacità di rigenerazione naturale delle aree colpite e stabilendo soltanto successivamente dove sarà necessario procedere con interventi forestali specifici.

In una stagione così delicata, però, la prevenzione dipende anche dai comportamenti individuali. Durante il periodo di massima pericolosità, entro 100 metri dalle aree boscate, arbustive e pascolive è vietato compiere attività che possano provocare l’innesco di un incendio. Sono quindi vietati, tra gli altri, l’accensione di fuochi e fuochi d’artificio, l’utilizzo di apparecchiature che producano fiamme, scintille o brace, il fumo e l’abbandono di mozziconi o fiammiferi accesi. È inoltre vietato lasciare veicoli a motore a contatto con materiale vegetale facilmente combustibile e utilizzare fiamme libere non controllabili, comprese le lanterne volanti.

La prudenza deve valere anche per chi frequenta boschi e aree montane: non bisogna abbandonare rifiuti, accendere fuochi o effettuare attività che possano generare scintille e, soprattutto, non si deve ostacolare il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento. In caso di avvistamento di fumo o di un principio d’incendio, la segnalazione deve essere effettuata tempestivamente al 112, fornendo indicazioni precise sulla posizione. Un intervento rapido può infatti fare la differenza tra un focolaio circoscritto e un incendio di grandi dimensioni.

Piemonte, banche in ritirata: così interi territori rischiano di restare senza servizi

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C’è un silenzio che avanza nei piccoli centri del Piemonte. Non è quello delle piazze vuote, ma quello delle serrande abbassate degli sportelli bancari. Un fenomeno che procede da anni e che oggi assume i contorni di una vera emergenza economica e sociale. La cosiddetta desertificazione bancaria continua infatti a restringere la presenza degli istituti di credito, lasciando cittadini e imprese sempre più lontani da un servizio essenziale.

A fotografare questa trasformazione è un’indagine della CNA, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane più colpite. Oltre sei Comuni su dieci non dispongono più di una banca. Un dato che racconta una realtà fatta di chilometri da percorrere per effettuare un’operazione allo sportello, ma soprattutto di un rapporto sempre più fragile tra il sistema creditizio e il tessuto produttivo locale.

A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese, ossatura dell’economia piemontese. Per un artigiano, un commerciante o una piccola azienda, la filiale non rappresenta soltanto un luogo dove eseguire operazioni bancarie, ma un interlocutore con cui confrontarsi per ottenere credito, finanziare investimenti o affrontare momenti di difficoltà. Quando quello sportello chiude, viene meno anche un punto di riferimento che difficilmente può essere sostituito da un’app o da una consulenza telefonica.

La provincia di Torino è quella che evidenzia con maggiore forza il problema, con il numero più elevato di imprese localizzate in Comuni ormai privi di una banca. Ma il fenomeno interessa l’intera regione. Anche territori tradizionalmente ben serviti, come Cuneo e Asti, vedono progressivamente ridursi la copertura: gli sportelli restano concentrati nei centri maggiori, mentre i paesi più piccoli vengono progressivamente esclusi dalla rete bancaria.

Il risultato è un doppio divario. Da una parte quello geografico, che obbliga cittadini e imprenditori a spostamenti sempre più lunghi; dall’altra quello digitale, perché non tutti possono o vogliono affidarsi esclusivamente ai servizi online. Anziani, attività commerciali e imprese continuano ad avere bisogno di un contatto diretto con il proprio istituto di credito.

Per la CNA il rischio è che la razionalizzazione delle filiali finisca per impoverire ulteriormente territori già alle prese con spopolamento e riduzione dei servizi pubblici. La banca, infatti, non è soltanto un’attività economica: rappresenta un presidio che contribuisce alla vitalità di una comunità e sostiene lo sviluppo del sistema produttivo locale.

Da qui l’appello dell’associazione a istituzioni e operatori del credito affinché la modernizzazione del settore non si traduca in un progressivo abbandono delle aree periferiche. Perché se è inevitabile che il sistema bancario cambi, è altrettanto necessario evitare che l’innovazione lasci indietro interi territori.

Angoli torinesi, il Bastion Verde

Il Bastion Verde di Torino, anche chiamato “degli angeli” è un luogo dove la storia militare si fonde armoniosamente con la bellezza naturale. Situato all’interno dei Giardini Reali di Torino, è una delle ultime testimonianze di quella che fu la consistente cinta fortificata della città, oggi trasformata in un’area di svago e relax, ma che conserva ancora tutto il fascino della sua origine: 800 metri lineari di mura a pochi passi dal Palazzo Reale progettato dal geniale architetto cinquecentesco Ascanio Vitozzi. Il suo nome deriva dal fatto che Vittorio Emanuele II lo fece dipingere di verde e ricoprire di edera, in omaggio a sua moglie.

Il Bastion Verde è parte del sistema difensivo che, a partire dal XVII secolo, venne costruito Per proteggere Torino dalle invasioni. La cittadella fortificata, che comprendeva bastioni, mura e torri, si estendeva lungo le colline che sovrastano il fiume Po e rappresentava uno degli esempi più significativi della fortificazione barocca in Italia. Torino, allora capitale del Ducato di Savoia, aveva una posizione strategica e un apparato difensivo che rispondeva alle esigenze di protezione contro minacce provenienti sia da sud (dalla Francia) che da altre direzioni. Come gli altri bastioni della città, faceva parte di una serie di fortificazioni che vennero realizzate tra il 1668 e il 1700, con il progetto di Amedeo di Castellamonte, uno degli architetti più influenti dell’epoca. La struttura doveva garantire un buon punto di osservazione e difesa, ma allo stesso tempo integrarsi nel contesto urbanistico e paesaggistico che Torino stava sviluppando. Oggi, il bastione è circondato da un ampio parco verde che ne attenua la severità militare originaria, donando al sito un aspetto più accogliente e rilassante, ma senza perdere la sua forte identità storica. Con il tempo, le funzioni militari del Bastion Verde sono venute meno e l’area ha subito un processo di recupero e valorizzazione che ha permesso di restituirla alla cittadinanza come un parco pubblico ben curato, dotato di panchine, vialetti e ampie zone ombreggiate che rendono l’area perfetta per passeggiate e relax. L’elemento più interessante del parco è la sua capacità di mescolare il verde con la storia. Una delle caratteristiche più apprezzate del Bastion Verde è la sua posizione sopraelevata rispetto alla città. Dal bastione, infatti, si gode di una vista spettacolare su Torino e sulla collina torinese che si estende dalle Alpi all’orizzonte, con una prospettiva che lo rende un luogo privilegiato per osservare la città dall’alto, in particolare al tramonto, quando la luce dorata avvolge il panorama.

Maria La Barbera

L’uomo che ha investito i ciclisti: “Chiedo perdono”

Tramite il suo legale scrive: “Chiedo perdono ai familiari dei feriti” E dice di ammettere “la mia colpa, la mia responsabilità”. Si è rivolto all’ANSA, attraverso il suo legale, l’avvocato Tommaso Servetto, Giuseppe Campagna, il 73enne di Coassolo ai domiciliari indagato per tentato omicidio per avere investito in auto un gruppo di ciclisti a Lanzo Torinese: ne ha feriti quattro, finiti al CTO. “Non mi stavo rendendo conto di quello che facevo. Non ho mai fatto male a nessuno, sono corso dai carabinieri”, aveva detto l’anziano dopo  i fatti.

Furto al centro commerciale: un arresto

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi a Torino, un cittadino cubano di 43 anni per furto aggravato in concorso ai danni di un negozio di articoli sportivi situato all’interno del centro commerciale “Le Porte di Torino”, in corso Romania.
L’intervento è nato in seguito a una segnalazione della Centrale Operativa, che ha inviato gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico presso l’esercizio commerciale, dove due persone erano state fermate dal personale di sicurezza dopo essersi rese responsabili di un furto.
Gli addetti alla vigilanza hanno riferito agli operatori di conoscere già la coppia, che si sarebbe presentata nel punto vendita con frequenza pressoché quotidiana nelle prime ore di apertura per sottrarre capi d’abbigliamento. Anche in questa occasione, i due si sono introdotti nel negozio occultando numerosi articoli all’interno di zaini. Dopo aver oltrepassato le casse senza pagare, sono stati fermati da personale della sicurezza. In quei frangenti è la donna però a darsi alla fuga, mentre l’uomo è stato trattenuto dagli addetti.
Gli accertamenti hanno permesso di verificare che i capi d’abbigliamento sottratti, del valore complessivo di circa 1000 euro, erano stati schermati con fogli di carta in alluminio per eludere il sistema di antitaccheggio. La merce, risultata integra, è stata restituita al responsabile del punto vendita.
La successiva perquisizione personale nei confronti dell’uomo ha consentito inoltre di rinvenire, all’interno del suo portafoglio, tre fogli di carta in alluminio analoghi a quelli utilizzati per schermare i dispositivi antitaccheggio.
Al termine degli accertamenti, l’uomo è stato arrestato per furto aggravato in concorso e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, associato presso le camere di sicurezza del Commissariato di P.S. San Paolo, in attesa dell’udienza di convalida.

Piemonte, esodo di Ferragosto: traffico intenso nel weekend ma senza criticità

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Traffico intenso, ma senza particolari criticità nel weekend appena terminato, sulle principali strade e autostrade del Piemonte in questo fine settimana che precede Ferragosto, caratterizzato dal secondo bollino nero dell’estate. I maggiori flussi interessano le direttrici utilizzate per raggiungere la Liguria, la Valle d’Aosta e la Francia, oltre ai collegamenti verso Lombardia ed Emilia-Romagna. Sotto osservazione soprattutto la tangenziale di Torino e le autostrade A4, A5, A6, A21 e A32.

In particolare, la A6 Torino-Savona è una delle arterie più interessate dagli spostamenti verso il mare. Per agevolare la circolazione nel periodo di maggiore afflusso, i cantieri presenti sul tratto piemontese sono stati ridotti o riconfigurati nei giorni più trafficati, con l’obiettivo di mantenere disponibili due corsie nella direzione prevalente.

La situazione piemontese si inserisce nel quadro del grande esodo estivo nazionale, che anche quest’anno sta portando milioni di automobilisti sulle strade italiane. Secondo i dati diffusi da Anas, nel fine settimana sono stati registrati complessivamente 22.492.917 transiti sulla rete gestita dall’azienda. Il dato risulta in lieve calo, dell’1,27%, rispetto al precedente fine settimana e dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il traffico resta comunque particolarmente sostenuto in molte aree del Paese, soprattutto lungo le direttrici che conducono alle località balneari e turistiche. Gli incrementi più consistenti sono stati rilevati sulla rete stradale e autostradale del Sud, con una crescita media dell’1,6%. Più contenuti gli aumenti sulle infrastrutture che attraversano le aree rurali (+1,2%) e su quelle a servizio delle zone costiere (+0,3%).

La giornata di domenica 9 agosto ha visto ancora una circolazione sostenuta su diverse arterie. Nella prima parte della giornata Anas ha segnalato aumenti dei flussi, tra gli altri punti, sulla A2 Autostrada del Mediterraneo, sulla SS106 Jonica e sul raccordo RA13 in Friuli-Venezia Giulia. In alcune tratte si sono registrati rallentamenti legati all’elevata quantità di veicoli in transito e a singoli episodi incidentali.

Il quadro generale, tuttavia, è rimasto sotto controllo grazie al potenziamento dei servizi di sorveglianza e all’attività delle sale operative. Lungo la rete nazionale è stato rafforzato il presidio del personale Anas e delle Forze dell’Ordine proprio in vista del fine settimana considerato tra i più delicati dell’intera stagione estiva.

«Sulla nostra rete abbiamo assicurato un monitoraggio costante per garantire la sicurezza degli spostamenti di milioni di utenti durante uno dei fine settimana più impegnativi dell’estate, caratterizzato dal secondo bollino nero della stagione», ha dichiarato l’amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme, sottolineando il lavoro svolto per gestire i flussi e garantire assistenza agli automobilisti.

Tra le arterie con i volumi più elevati figura la A2, dove sono stati conteggiati oltre 281 mila transiti presso Pontecagnano Faiano, quasi 235 mila nei pressi di Salerno e oltre 211 mila a Battipaglia. Numeri elevati anche sulla rete del Lazio, con il Grande Raccordo Anulare di Roma particolarmente trafficato, e sulla SS16 Adriatica all’altezza di Bari, dove i passaggi hanno superato quota 313 mila.

Importanti flussi sono stati registrati anche sulla SS36 del Lago di Como e dello Spluga, con oltre 167 mila transiti nei pressi di Monza, e sulla SS336 dell’Aeroporto della Malpensa, dove i passaggi a Gallarate hanno superato quota 135 mila.

Per chi deve mettersi in viaggio dal Piemonte o raggiungere la regione nei prossimi giorni, resta quindi consigliabile programmare con attenzione gli spostamenti, soprattutto nelle fasce orarie maggiormente interessate dalle partenze e dai rientri. Particolare prudenza è richiesta sulle direttrici verso la Liguria, dove il traffico estivo può rapidamente provocare rallentamenti, e sui collegamenti con Lombardia, Valle d’Aosta e Francia.

Il calendario dei giorni contrassegnati dai bollini di maggiore intensità e le informazioni sulla viabilità sono disponibili sui portali di Anas e di Viabilità Italia. Anche l’elenco dei cantieri presenti lungo la rete viene aggiornato in vista dei periodi di maggiore traffico.

L’economia torinese continua a crescere meno rispetto alle altre città

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Giachino: “Se non arrivava la 500 ibrida, dove saremmo?

Caro Direttore,

a contar musse, prima o poi si sbatte il naso. Ieri il documento economico nazionale della Confesercenti-CER ha fatto il punto sulla crescita dell’economia nelle nostre città e nelle nostre Regioni e tutti gli ottimismi che sono stati lanciati in questi anni nelle tante Assemblee delle varie categorie, dell’Ires, sono caduti. Ci si è anche inventati il PILnow per conoscere prima come è la situazione. Tutto inutile.

Era chiaro che ciò che stavamo perdendo nel settore auto non poteva essere sostituito dal turismo e dal loisir, come ripeto da quasi vent’anni. Se si fa la somma, il totale, come diceva il Principe De Curtis, fa piazza pulita di tutti gli ottimismi sparsi per non disturbare il manovratore, cioè il nostro Sindaco.

Oggi è in ferie in Turchia, ma dal suo computer legge i giornali, come sto facendo io dalle 4, vicino alla finestra aperta della mansarda di via Cernaia dove abito, e vedrà che Torino cresce solo dello 0,7%, mentre Bologna dell’1,1%, cioè il 50% in più. L’Italia dello 0,9%, il Piemonte dello 0,8%, Milano dell’1,1%. È ovvio che la bassa crescita di Torino frena il Piemonte, come ha detto due anni fa Banca d’Italia.

Cosa ci dicono questi dati? Che se Torino cresceva di più, il Piemonte avrebbe avuto una crescita almeno come la media nazionale, anche se sotto l’Emilia e il Lazio.

Il dato ci dice che, se a Mirafiori non arrivava la 500 ibrida, il modello nuovo che il Governo ha chiesto testardamente per un anno a Tavares e a Elkann, la crescita economica della città che ha trainato il boom economico sarebbe stata bassissima.

E non è che possiamo sperare che la nuova Biblioteca di Torino Esposizioni cambi le cose. Le cose le avrebbero potute cambiare nuovi centri fieristici e congressuali o l’arrivo della BYD, se qualcuno gli avesse venduto lo stabilimento di Grugliasco.

Il dato di Confesercenti dice ufficialmente che anche questa Amministrazione comunale non è riuscita a rilanciare economia e lavoro a Torino, che Torino è più povera di prima e che la metà della città che stava male ai tempi della coraggiosa denuncia dell’Arcivescovo Nosiglia oggi sta peggio.

Con questi brutti risultati vorrei capire con che faccia tanta gente, gente bene, che si inventa tante sigle solo per garantire il secondo mandato a Lo Russo, giustificherà la sua scelta. Illustri professori, rappresentanti di una società civile che non hanno mai messo la faccia per difendere l’industria o la Tav, esponenti del mondo cattolico che non sentono sulla coscienza i risultati sociali molto negativi di trent’anni di amministrazioni di sinistra.

Per rilanciare le periferie abbandonate non basta acquistare centinaia di scope per un sabato di lavoro che si conclude con la foto col Sindaco. A Torino c’è bisogno di lavoro, c’è bisogno di tanta innovazione nel sistema produttivo, c’è bisogno di nuovi investimenti da parte dei privati, come chiedeva, inascoltato, a San Giovanni del 2025 il nostro giovane Cardinale Repole.

Le Banche e le Fondazioni bancarie debbono fare molto di più e soprattutto meglio per il territorio. Meno interviste, meno convegni e più investimenti produttivi.

La situazione non è bella perché questo dato negativo giunge al termine degli investimenti del PNRR che evidentemente non hanno dato gli stessi risultati positivi del Piano Marshall. Ma allora Torino aveva amministrazioni coi fiocchi.

Sono stato il primo, nel 2008, a denunciare la bassa crescita dell’economia torinese. Mi ricordo gli insulti che ricevetti dal Bresso quando lessi i dati ISTAT al Salone del TOSM, presenti due persone di qualità come Carbonato e Ocleppo.

Nel 2013 ho lanciato l’idea di portare a Torino l’Autorità dei Trasporti e i conseguenti posti di lavoro. Nel 2018 ho lanciato, con la collaborazione delle madamin, l’organizzazione della Grande Manifestazione di piazza Castello che ha salvato la TAV.

Ora sto lavorando a una nuova Manifestazione per la TAV per dire basta alle violenze assurde dei No Tav, condannate con forza anche dal Presidente Mattarella.

Ma la gente che è andata a votare in questi anni ha preferito la sinistra. Ecco i risultati. Se vinceva Damilano, oggi Torino starebbe meglio, perché la sintonia col Governo e la sua esperienza manageriale avrebbe giovato a Torino.

Con questi risultati economici negativi, tra qualche giorno si inaugurerà la nuova via Roma, scoprendo in ritardo che negli anni scorsi Parigi e Barcellona hanno piantato nuovi alberi contro il caldo. Noi arriveremo dopo, con due-tre anni di ritardo.

Tutte le cose fatte e strombazzate in questi anni magari sono state utili a prendere voti alle elezioni, ma dal punto di vista economico non sono bastate.

Torino ha bisogno di fare di più. Dovremmo fare una manifestazione a Bruxelles per cambiare la politica dell’auto, perché il settore non è morto. L’anno scorso sono state prodotte più di 100 milioni di auto. Bruxelles deve difendere la tecnologia che ci ha reso grandi, che usi nuovi combustibili.

Nelle nostre Università ci vuole più innovazione. L’Istituto Italiano di Tecnologia, nato da una Finanziaria del Governo Berlusconi, può essere replicato a Torino.

Bisogna pensare alle decine di migliaia di anziani che vivono da soli. Bisogna completare la linea 1 della Metro e dare il via alla linea 2. Occorre un tavolo per rilanciare il nostro aeroporto. Accelerare i lavori della Tav per rimettere la nostra città al centro dell’Europa.

Ecco perché, tra pochi mesi, bisogna assolutamente cambiare amministrazione comunale.

Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

Wall Drawing, l’opera d’arte nelle Langhe firmata David Tremlett

A Coazzolo, piccolissimo comune in provincia di Asti, sorge una piccola chiesa costruita alla fine del Seicento, tuttora consacrata, che vanta una meravigliosa vista mozzafiato sulle colline.


Questa deliziosa cappella, la Beata Maria Vergine del Carmine, edificata tra i filari delle vigne del Moscato e già Patrimonio Unesco, è diventata, in seguito all’intervento di wall drawing dall’artista britannico David Tremlett, un bellissimo esempio di opera moderna pop.
La superfice, di 300 metri quadri circa, è stata dipinta dal pittore con tre colori dominanti: il giallo per il porticato, la terra di Siena per il corpo della chiesa e il verde oliva per la sacrestia e il basamento.
David Tremlett, molto apprezzato per i suoi dipinti murali, è innamorato del nostro paese, che considera, a ragione, la patria della pittura e che lo ha meravigliato con opere d’arte incredibili e potentissime come quelle di Michelangelo e Raffaello.  “Per imparare qualcosa devi lasciarti stupire e saper osservare”, afferma Tremlett, e lui per realizzare quest’opera lo ha fatto profondamente: ha osservato i vigneti, ha parlato con i contadini condividendone il lavoro, le giornate e il cibo.


Il risultato è arrivato dopo centinaia di disegni, forme geometriche e dettagli in cerca di un dialogo con la natura, tra tradizione e modernità. Ed è proprio quest’ultimo l’aspetto più interessante e se vogliamo più sorprendente di questo progetto artistico, l’incontro tra il passato e il contemporaneo, l’unione tra la genuinità ed i valori di una comunità d’altri tempi con nuovi linguaggi artistici, la capacità di far coabitare una natura meravigliosa e portatrice di memorie e semplicità con l’ardire di un opera che si esprime attraverso un lessico innovativo.

 

Maria La Barbera