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Il Polo del verde in via Bologna: ok del Comune al nuovo hub dell’associazione Orticola

La Giunta comunale di Torino ha approvato la concessione dell’immobile di via Bologna 175 all’Associazione Orticola per il Piemonte, su proposta della vicesindaca Michela Favaro, in accordo con l’assessorato al Verde Pubblico. L’obiettivo è trasformare uno spazio dismesso in un polo multifunzionale dedicato al verde, all’educazione ambientale e alla partecipazione civica.

Il complesso, di proprietà della Città, si estende su circa 1.830 metri quadrati complessivi, di cui 1.300 coperti, ed è composto da più fabbricati affacciati su un cortile interno. Dopo un avviso pubblico rivolto agli enti senza scopo di lucro, la proposta vincitrice è stata proprio quella dell’Associazione Orticola, realtà storica del territorio torinese, promotrice di manifestazioni molto conosciute come Flor e, più recentemente, del Festival del Verde.

Il progetto presentato prevede la creazione di un “Hub Green” aperto alla cittadinanza. Al suo interno troveranno spazio laboratori didattici, aree di coworking, iniziative culturali legate alla cura collettiva del verde e momenti di aggregazione pensati per coinvolgere il quartiere e rafforzare il tessuto sociale della zona.

Un elemento centrale dell’operazione è la riqualificazione dell’immobile: l’associazione ha stimato un investimento di circa 800mila euro, interamente a proprio carico. Tutti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, così come le spese per utenze e adeguamenti, saranno sostenuti dal concessionario, senza oneri per la Città. La concessione avrà una durata di dieci anni, rinnovabili, con un canone annuo pari al 20% del valore di mercato stimato dell’immobile.

“L’operazione rappresenta un doppio risultato: da un lato il recupero di un bene pubblico che necessitava di importanti interventi, dall’altro la nascita di un nuovo punto di riferimento per il quartiere, capace di coniugare rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale e partecipazione – spiega la vicesindaca Michela Favaro -. Un tassello in più nella strategia cittadina di valorizzazione del patrimonio pubblico attraverso progetti a forte impatto sociale”.

Ponti Balbis e Umberto I, lavori in corso e modifiche alla viabilità

 

Prenderanno il via lunedì 2 febbraio gli interventi di rimozione dei tronchi e dei materiali legnosi accumulatisi contro le pile dei ponti Balbis e Umberto I, trascinati dalla corrente del fiume Po.

Per consentire lo svolgimento delle operazioni in condizioni di sicurezza, saranno introdotte alcune limitazioni alla viabilità.

Nella giornata di lunedì 2 febbraio, nella fascia oraria compresa tra le 9.30 e le 16.30, il ponte Balbis sarà completamente chiuso al transito veicolare in entrambi i sensi di marcia. Mercoledì 4 febbraio, con i medesimi orari, verrà invece interdetta al transito la semicareggiata Sud del ponte Umberto I, in direzione collina.

Gli interventi di pulizia, finalizzati a garantire la sicurezza dei manufatti, saranno effettuati dal settore Ponti e Vie d’Acqua della Città, con il supporto dei Vigili del Fuoco.

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Torino capitale dell’intelligenza artificiale con il Forum per l’industria

Si terrà a Torino, il 20 febbraio 2026, Officine d’Intelligenza, il 1° Forum Nazionale sull’Intelligenza Artificiale per l’Industria, promosso da Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I), OGR Torino e Fondazione CRT.
Officine d’Intelligenza nasce come spazio pubblico di confronto dedicato all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nei sistemi produttivi e industriali e rappresenta l’evoluzione naturale del percorso avviato nel corso del 2025 con il ciclo Mind Machines – AI Dialogues, che ha portato a Torino studiosi, ricercatori e protagonisti del dibattito internazionale sull’IA.
Il Forum si propone di mettere in dialogo esponenti di primo piano di istituzioni, industria, ricerca e mondo accademico, con l’obiettivo di analizzare opportunità e condizioni abilitanti per un’adozione efficace e responsabile dell’Intelligenza Artificiale nei processi produttivi, contribuendo al rafforzamento della competitività del sistema industriale italiano ed europeo.
L’evento costituirà l’occasione per la prima presentazione pubblica del Piano Strategico 2026–2030 dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I).
Il programma di Officine d’Intelligenza si articolerà in sessioni plenarie e tavoli tematici, dedicati in particolare a: scenari e politiche industriali per l’Intelligenza Artificiale; applicazioni dell’IA nei principali settori produttivi; infrastrutture tecnologiche, capacità di calcolo e dati; competenze, ricerca e attrazione dei talenti; modelli di collaborazione pubblico-privato.
Officine d’Intelligenza si inserisce nel più ampio ecosistema dell’innovazione che fa capo a Torino e alle OGR, confermandone il ruolo di hub nazionale di riferimento per il dibattito e la sperimentazione sull’Intelligenza Artificiale applicata all’industria.

Torino, rafforzate le misure di sicurezza in vista della manifestazione

Si è riunito nuovamente il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto di Torino Donato Cafagna, con la partecipazione del Questore e dei Comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, per definire le misure di tutela in vista della manifestazione in programma sabato 31 gennaio nel capoluogo piemontese.

Al centro dell’incontro, l’analisi dei profili di rischio connessi all’evento e la pianificazione delle modalità di gestione dell’ordine pubblico. Grazie al costante confronto tra la Questura e i promotori dell’iniziativa, sono state individuate le linee guida per il percorso e lo svolgimento del corteo, che saranno formalizzate con specifiche indicazioni della Questura.

Il corteo partirà dalle stazioni di Porta Susa e Porta Nuova, per poi convergere lungo corso Vittorio Emanuele II in direzione del lungo Po, dove si ricongiungerà con il gruppo di manifestanti proveniente da Palazzo Nuovo. La manifestazione proseguirà attraverso il quartiere Vanchiglia e si concluderà in zona Regio Parco, area individuata dagli organizzatori come punto di sosta per i pullman degli attivisti.

Alla luce degli episodi verificatisi in recenti manifestazioni analoghe – durante le quali gruppi di antagonisti travisati hanno lanciato bottiglie molotov, bombe carta e altri artifizi pirotecnici contro le forze dell’ordine – il Prefetto ha disposto, a tutela della sicurezza pubblica, l’adozione di due ordinanze contingibili e urgenti per le zone interessate dal corteo, attualmente in fase di notifica e pubblicazione.

Il primo provvedimento prevede il divieto di somministrazione da asporto e di detenzione di bevande in contenitori di vetro, alluminio o comunque idonei all’offesa. Con la seconda ordinanza viene invece vietato il possesso di oggetti e materiali atti a occultare il volto (caschi, maschere, mascherine e simili), nonché di fumogeni e materiali esplodenti di qualsiasi natura, al fine di prevenire comportamenti violenti.

Il Comune di Torino è stato infine incaricato di predisporre i necessari provvedimenti in materia di viabilità, divieti di sosta e rimozione dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti, oltre alla comunicazione del percorso della manifestazione agli operatori economici e alla cittadinanza.

La tavolozza di Federico Montesano, tra ricchezza e solennità

Alla Galleria Malinpensa by La Telaccia, sino a sabato 7 febbraio

Frammenti sospesi è il titolo della mostra visitabile sino a sabato 7 febbraio negli spazi della Galleria Malinpensa by La Telaccia di corso Inghilterra 51. L’attenta curatela è di Monia Malinpensa, l’autore è Federico Montesano, trentacinquenne, nativo di Monza, un giovane passato di diploma e specializzazione in Scenografia presso l’Accademia di Brera e del Corso di Scenografia presso la Scala milanese – non dimenticando un interessante quanto ricco excursus tra l’esposizioni in alcune gallerie del capoluogo lombardo, il Premio Paris Expo 2021 e la IX Biennale d’Arte di Montecarlo, la partecipazione a molti avvenimenti della Malinpensa lungo le ultime stagioni (è stato uno degli artefici del successo della galleria alla recente Fiera di Bergamo, con artisti ormai storicizzati, Piero D’Orazio e Ugo Nespolo e Piero Gilardi tra gli altri, e i più giovani che hanno preso a far parte di una agguerrita scuderia), la personale “Dal disegno alla materia”, nel ’23, su invito del Comune di Brugherio o quelle, un paio di anni fa, “Il cavaliere errante” negli spazi del Museo Maio di Cassina De’ Pecchi e “Passaggi”, presso la Stazione degli Artisti di Gambettola – Cesena.

La sospensione di quali frammenti? Di una volta di cielo, che ricopre ogni cosa in quelle ampie dimensioni a cui l’artista non sfugge o rincantucciato in una più piccola porzione, di un universo e di un cielo che albeggi o si vada accendendo mentre il pomeriggio s’inoltra sino all’ultimo dentro le ombre della sera, nelle tele di Montesano lavorate con l’acrilico, che letteralmente ti invadono e rendono chi guarda – diciamolo subito, con vera ammirazione, per la maestria visibilissima, ad ogni attimo tangibile, della composizione, per la ricchezza e la solennità, per la strenua capacità nello studio del ravvicinare questo a quel colore, in una sorta di riuscita e orecchiabile musicalità: scende nello specifico Monia Malinpensa nel presentare l’artista: “colori gialli che si accendono al sole, verdi che respirano di speranza, rossi che ardono di passione, arancioni che custodiscono la memoria, dialogano con il blu profondo del cielo creando armonie di straordinaria intensità poetica” -, attimi che ci fanno andare con la memoria a quelli di grandi maestri del passato (certe distese o tempeste o cieli infuriati scelti dalla pittura di un paio di secoli or sono), per il magma cromatico che si espande irruente in tutto il suo ordine – partecipe di una pregnante materia, reale e favolistica allo stesso tempo, costruita d’ispirazione e di lirismo, che si offre alla narrazione altrui ma che, in quel suo costante avvolgerti, si rende forte nel tuo stesso intimo. Non è, in Montesano, soltanto il piacere di usare il colore e di padroneggiarlo, il pittore (a cui io credo possa ancora essere accomunato il termine “giovane”, con simpatia e rispetto, con la consapevolezza di quelli che oggi sono i suoi maturi traguardi) ti rende partecipe della sua opera e tu, immediatamente, senza ombre o tentennamenti, dai conferma. Che ti piacerebbe sottolineare appropriandoti ancora di più – quasi un’altra firma che si insinua nella tela, un tramite di più ampio respiro – di quelle macchie bluastre che sono il segno del pittore, immancabile, poste centrali o di lato, posate con il colore o con un’impercettibile materia di differente consistenza, quei tratteggi e quelle linee continue che formano inaspettati confini o ulteriori orizzonti, le leggere sovrapposizioni che la luce rada sulla tela lascia affiorare, le colature indifferenti che Montesano – con accorta libertà – disperde tra le sue pianure e gli orizzonti lontani, i grandi fiumi che corrono al mare, i cieli notturni e le tempeste e le spiagge, i “transiti metafisici” che trascorrono da un mondo ad un altro, caparbiamente, da quattro cinque anni a questa parte.

Mentre ti fermi a osservare quanto i soggetti e le tecniche siano saggiati (al piano inferiore della galleria) con altre finezze negli acquerelli o nei disegni (l’unione di grafite, carboncino e pastello), mentre ti rendi conto di come nella Natura di Montesano sia negata la presenza umana, quasi come all’indomani di un evento – apocalittico? – che abbia avuto la forza di rovesciare ogni cosa, di bruciarla, di annientarla, disseminando ogni angolo di silenzi, o di come altro non rimanga che sparute tracce di vegetazione, a volte biancastra, anonima e irreale, più o meno appartata, più o meno impercettibile: ecco che ti chiedi se quella natura, la Natura che Montesano mette davanti ai nostri occhi, pur nel fiammeggiare sparso dei rossi e dei gialli e dei blu profondissimi – inarrivabili: altri mondi, altre epoche? chissà se non è azzardato chiedersi: altre spiritualità? -, nella bellezza di un profondo atto pittorico rivoluzionario, non sia “matrigna”, raggomitolata e rinchiusa in se stessa, leopardianamente, una sorta di “odorata ginestra / contenta dei deserti”, ultima bellezza, “frammento sospeso” della nostra epoca che l’artista recupera e offre. Mi chiedo ancora, se a un passo dal pessimismo cosmico o dall’ostilità lucreziana di scolastiche reminiscenze.

Ampie dimensioni, dicevo, un cinemascope di emozioni, come pure piccole emozioni ridotte in piccoli spazi. La medesima “tensione poetica” la scopri anche nelle installazioni di plexiglass e nei libri d’artista con cui Montesano punteggia la propria mostra, allineando dei bozzetti e offrendo un vero e proprio esempio, laddove in un godibile gioco di specchi – che permettono in parte a chi guarda di entrare nell’opera, in veste di testimone – un incastro di riflessione amplifica l’idea e il riuscito esperimento di Montesano, frutto targato 2025.

Prima di uscire dalla galleria, se volete farvi assorbire completamente dalla tavolozza del pittore, dalla sua completezza, giratevi ancora una volta – come ha fatto chi scrive queste note, che tra l’altro (perdonatemi l’appunto personale) tornava freschissimo dalla mostra fiorentina del Beato Angelico e s’era sino a ieri riempito gli occhi di manti della Vergine e di lussureggianti cappe e di pale d’altare, tra i colori irrefrenabili di Lorenzo Monaco e di Botticelli e dei tanti colleghi come degli ori dei Trecentisti – e guardate come ai blu e ai rossi si siano aggiunti in una ricchezza incomparabile le tante calibrature dell’arancio e dei viola, in un amalgama perfetto, direi oggi predominante. C’è un “Crepuscolo”, recentissimo, che è una tavolozza perfetta, il rosso di un tramonto a fondersi con la distesa del mare, il quale s’esprime in un violaceo che tocca il bagnasciuga carico di qualche cenno di verde, di qualche piccola pianta, e un’area di cielo azzurro e blu, in disparte un giallo squillante, sulla sinistra, un cenno quasi timido. Montesano non vuole épater le bourgeois, non ne ha bisogno, a quanto parrebbe comandare la corrente moderna, gli è sufficiente guardare ai maestri, usare il suo occhio moderno e creare piccoli capolavori.

Elio Rabbione

Nelle immagini, di Federico Montesano: “Crepuscolo”, acrilico su tela, cm 100×140, 2025; “Transito metafisico 40”, acrilico su tela, cm 100×100, 2024; “Transito metafisico 45”, acrilico su tela, cm 100×150, 2024; “Transito metafisico 49”, acrilico su tela, cm 70×100, 2024.

Tentata rapina ed evasione: arrestato ragazzo turco

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un ventunenne turco per tentata rapina ed evasione.

Gli agenti della Squadra Volante e del Commissariato di P.S. Mirafiori sono intervenuti in via Tunisi a seguito della segnalazione di un uomo che riferiva di essere stato malmenato da due persone che si allontanavano in direzione di Piazza Galimberti dopo aver tentato di sottrargli portafogli e cellulare dalle tasche del giubbotto.

Uno dei due aggressori, il ventunenne cittadino turco, aveva colpito la vittima con diversi pugni al viso, causandogli anche una ferita al sopracciglio, senza però impossessarsi dello smartphone una volta resosi conto che era danneggiato.

Il ventunenne, è stato arrestato non solo per la tentata rapina ma anche per evasione dagli arresti domiciliari.

Il Cri Cri di Torino, il cioccolatino che racconta una città

SCOPRI – TO    ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è un piccolo dolce torinese che, più di molti monumenti, riesce a raccontare una storia fatta di eleganza, artigianalità e memoria collettiva. Il Cri Cri non è solo un cioccolatino, ma un simbolo della tradizione dolciaria piemontese, nato in un’epoca in cui Torino era una capitale del gusto e dell’innovazione gastronomica.

Le origini tra nobiltà e cioccolato

La nascita del Cri Cri viene fatta risalire alla fine dell’Ottocento, in un periodo in cui il cioccolato a Torino viveva una stagione d’oro. La leggenda più diffusa racconta che fu creato per una giovane donna dell’alta società torinese, che desiderava gustare il cioccolato senza sporcarsi i guanti. Da questa esigenza nacque l’idea di rivestire una pralina con una copertura di minuscole perline di zucchero, capaci di isolare il calore delle dita e mantenere il cioccolato intatto. Il nome, secondo alcune interpretazioni, deriverebbe dal suono leggero e croccante che si avverte al primo morso, quasi un piccolo “cri cri” che accompagna l’assaggio.

Dove trovarlo oggi tra botteghe e pasticcerie

Oggi il Cri Cri continua a vivere nelle storiche cioccolaterie di Torino, soprattutto nel centro città, dove le vetrine espongono file ordinate di queste piccole sfere lucide e colorate. Si può trovare nelle pasticcerie artigianali che portano avanti la tradizione, spesso accanto ad altri grandi classici come il gianduiotto e il bicerin. Non è raro vederlo anche durante eventi, fiere gastronomiche e mercatini, dove viene presentato come uno dei simboli più riconoscibili della dolcezza piemontese.

Varianti moderne di un grande classico

Se la versione originale resta quella più amata, con il cuore di nocciola e gianduia avvolto nel cioccolato fondente e nello zucchero croccante, negli anni sono nate diverse varianti. Alcuni maestri cioccolatieri propongono il Cri Cri al latte, altri sperimentano ripieni al pistacchio o aromatizzati con agrumi e spezie. Ci sono anche edizioni stagionali, soprattutto durante le festività, in cui il classico dolce si veste di colori e sapori nuovi, senza perdere la sua identità.

Un dolce che diventa racconto e ricordo

Negli ultimi anni il Cri Cri ha assunto anche un valore legato al turismo e all’identità cittadina. Sempre più visitatori lo scelgono come souvenir gastronomico da portare a casa, un’alternativa raffinata ai classici prodotti confezionati. Nelle scatole decorate con richiami alla città, questo piccolo cioccolatino diventa una sorta di cartolina commestibile, capace di evocare portici, caffè storici e passeggiate lungo il Po. Anche per i torinesi resta un dolce legato ai momenti speciali, spesso regalato durante le feste o condiviso dopo una cena in compagnia, a dimostrazione di come, nella sua semplicità, il Cri Cri continui a essere parte viva della quotidianità e della memoria collettiva della città.

Il Cri Cri rimane così un ponte tra passato e presente, un piccolo boccone che racchiude la storia di Torino e la sua passione per il cioccolato. Assaggiarlo non è solo un piacere per il palato, ma un modo per entrare, anche solo per un attimo, nell’anima di una città che ha fatto della dolcezza una vera e propria forma d’arte.

NOEMI GARIANO

 

 

 

 

(Foto di copertina Piemont Cioccolato)

Appuntamento con Agriflor

AGRIFLOR APRE IL 2026 VERDE DI ORTICOLA DEL PIEMONTE

 

 

Domenica 1 febbraio, in Piazza Vittorio Veneto a Torino, (orario dalle 9.30 alle 19) torna l’appuntamento mensile con AgriFLOR, il mercatino ad ingresso gratuito di fiori e specialità agricole organizzato da Associazione Orticola del Piemonte.

 

Una giornata intera da vivere con i fiori, le piante e le tipicità agricole del territorio in compagnia di circa una ventina tra vivaisti, piccoli produttori enogastronomici e agricoltori piemontesi che metteranno in mostra le proprie eccellenze. Dalle piante verdi fiorite alle erbacee perenni, dalle piante tropicali a quelle carnivore, passando poi a delizie per il palato come miele, taralli, salumi e formaggi artigianali, biscotti e crostate a base di fiori, piante officinali e molto altro

 

Quella di domenica 1 febbraio è la prima edizione 2026 del mercatino di Agriflor, diventato ormai un appuntamento fisso per chi vuole passare una domenica a contatto con la Natura anche in centro città, e apre idealmente un anno ricco di eventi e iniziative all’insegna del verde che Orticola del Piemonte organizzerà a Torino e sul suo territorio.