ilTorinese

La Festa dei Valdesi

Il 17 febbraio i valdesi celebrano la loro libertà: lo stesso giorno del 1848 Re Carlo Alberto, primo sovrano del Ramo Carignano di Casa Savoia firmò le Lettere Patenti con le quali concesse ai valdesi residenti nel Regno di Sardegna tutti i diritti civili e politici al pari dei sudditi cattolici, ponendo così fine ad una secolare discriminazione e permettendo ai giovani di frequentare le scuole e le università.
Il monarca il 4 marzo seguente promulgò lo Statuto Albertino, Carta che fu la Costituzione d’Italia dal 1861 al 1948, mentre il 29 marzo, sul campo di battaglia di Voghera, firmò un decreto che concedeva tutti i diritti civili agli ebrei e agli altri acattolici. Con quest’atto il Regno di Sardegna ebbe il merito d’avere concesso per primo l’emancipazione ai giudei d’Italia.

Ma chi sono i valdesi?

La Chiesa Valdese venne fondata nel XII secolo da Valdo di Lione, un mercante francese che abbandonò i suoi beni per predicare il Vangelo tra i poveri.
Rifiutatosi di astenersi dal predicare e spiegare le Sacre Scritture, venne espulso dalla Diocesi di Lione insieme ai suoi seguaci.
Nel 1532 i valdesi aderirono alla Riforma protestante e nel Ducato di Savoia, con la Pace di Cavour, sottoscritta il 5 giugno 1561 nella Casaforte degli Acaja in nome del Duca Emanuele Filiberto da Filippo di Savoia-Racconigi, venne loro concessa la libertà di culto nelle cosiddette “Valli Valdesi: la Val Pellice, la Val Chisone e la Valle Germanasca. Questo atto rappresentò il primo esempio di libertà religiosa nell’Europa moderna.
Nel 1655, si verificò l’episodio più triste relativo al rapporto tra i Savoia e queste popolazioni: le Pasque Piemontesi. Il giovane Duca Carlo Emanuele II, spinto dalla cattolicissima madre la prima Madama Reale Cristina di Borbone-Francia, inviò il Marchese di Pianezza Carlo Emanuele Simiana nelle Valli Valdesi: i valdesi ospitarono senza sospetti gli armigeri nelle loro case, ma questi, sabato 24 aprile, vigilia di Pasqua, alle 4 del mattino, dopo un segnale convenuto dal Castello di Torre Pellice, assalirono la popolazione, che venne in gran parte massacrata. Alcuni superstiti si rifugiarono nel Queyras, in Francia, altri vennero imprigionati, altri ancora furono convinti con la forza a convertirsi al cattolicesimo. Si salvò solo la popolazione di San Martino, in Val Germanasca, che avvertita dal cattolico Emanuele Bocchiardo riuscì a scappare in Alta Val Chisone. Nelle Valli Valdesi il culto protestante venne proibito, ma l’ondata d’indignazione internazionale suscitata da questo fatto portò alla firma a Pinerolo il 18 agosto delle Patenti di Grazia, le quali ripristinavano almeno in parte le libertà civili e religiose di queste popolazioni.
In Italia oggi i valdesi sono circa 30 mila e delle 41 chiese presenti in Piemonte, 18 sono proprio nelle Valli Valdesi, il cui centro più importante è Torre Pellice.

I festeggiamenti

Ogni anno, la veglia del 17 febbraio nelle Valli Valdesi vengono accesi i falò, che simboleggiano la libertà conquistata. I fedeli si ritrovano presso i templi, da dove partono le fiaccolate verso i luoghi dove ardono i falò. Molto suggestive sono le fiaccolate sugli sci.
La giornata di festa viene celebrata con servizi religiosi, cortei in costume, concerti ed incontri.
Nelle cucine è protagonista la tradizionale “supa barbetta”, pietanza che prende il nome dai “barba”, ministri e predicatori valdesi e da “barbet”, che in dialetto piemontese indica queste popolazioni.
In un recipiente di terracotta o rame vengono disposte foglie di verza, grissini e toma, il tutto viene poi spolverato con cannella, chiodi di garofano e noce moscata. La pietanza viene in seguito condita con qualche fiocco di burro ed è accompagnata da brodo di gallina e maiale. La si porta a cottura sulla brace del camino o sulla stufa senza mai girarla, perché i grissini devono conservare la loro integrità.
In origine si utilizzava il pane raffermo, sostituito, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, dai grissini, che le famiglie benestanti andavano appositamente a comprare a Torino.

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ANDREA CARNINO

Comuni, fino al 24 marzo bando per l’attività sportiva di base

È pubblicato da  mercoledì 24 dicembre 2025, sul sito della Regione Piemonte il bando che mette a disposizione risorse per oltre 1,4 milioni di euro (esattamente 1.441.115,80 €) destinate ai Comuni e altri Enti locali piemontesi per la promozione dell’attività sportiva di base sui territori. Sono risorse provenienti dallo Stato per interventi di riqualificazione, realizzazione e allestimento di aree, spazi e percorsi attrezzati per l’attività sportiva di base sul territorio regionale. Il bando resta aperto fino alle ore 12 del 24 marzo 2026.

Lo annuncia l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, che illustra: «È una misura innovativa per la promozione dell’attività sportiva di base sui territori, che non ha precedenti e che testimonia la sensibilità e attenzione del Governo Meloni e del ministro dello Sport Andrea Abodi per il ruolo fondamentale di cui sono investiti i nostri Comuni per dare a tutti la possibilità di avvicinarsi allo sport e ai suoi valori e benefìci in una logica che riesca a coniugare in modo equilibrato qualità e prossimità dell’offerta. È un bellissimo esempio di come Stato e Regione riescono a mettere a disposizione le risorse disponibili a sostegno dei piccoli Comuni – troppo spesso afflitti da penuria di mezzi e rigidità burocratiche – per offrire a tutti la possibilità di accedere alla pratica sportiva con strutture di qualità e vicino a casa».

Il bando prevede la concessione ai Comuni piemontesi con popolazione fino a 15.000 abitanti, e alle Unioni di Comuni composte da Enti tutti con popolazione fino a 15.000 abitanti, di contributi per interventi di nuova realizzazione, risistemazione e allestimento di:

  • Percorsi ludico-sportivi, multidisciplinari;

  • Spazi per favorire l’attività motoria e sportiva per le scuole senza palestra (all’interno o all’esterno degli istituti scolastici);

  • Aree attrezzate per le attività sportive, fisico-motorie all’aperto.

Per essere ammessi i progetti dovranno avere un importo minimo totale di 10mila euro ciascuno. Il sostegno del bando copre in conto capitale l’80% del costo di ogni singolo progetto fino a un importo massimo di 100mila euro. Ogni ente potrà presentare un solo progetto. I criteri di valutazione assegnano in sede di valutazione un punteggio crescente meno è il numero di abitanti del Comune, proprio per favorire i centri più piccoli. Lo stesso criterio premiale è riservato ai Comuni privi di impianti sportivi. I lavori dovranno concludersi entro 24 mesi dalla data di ammissione al contributo.

Questo bando segue di pochi giorni la pubblicazione della graduatoria di quello che ha finanziato 232 realtà sportive del Piemonte per l’organizzazione e realizzazione di eventi agonistici. Imminente la pubblicazione di quello, molto atteso, per la riqualificazione dell’impiantistica, e dei due bandi per l’efficientamento energetico e l’uso di energie rinnovabili, in arrivo in primavera. Commenta l’assessore Bongioanni: «A inizio 2026 lanceremo il bando con l’importante dotazione di 5 milioni di euro per riqualificare il sistema impiantistico del Piemonte: dai grandi eventi allo sport di base. La Regione Piemonte è attiva con il massimo impegno su tutti i fronti per assicurare il sostegno e incentivare la possibilità di una pratica sportiva con le migliori strutture e la miglior capillarità sul territorio».

Le domande di contributo potranno essere presentate esclusivamente per via telematica, tramite Servizionline – Bandi Cultura, Turismo e Sport e Commercio – FINanziamenti DOMande all’indirizzo web:

https://bandi.regione.piemonte.it/contributifinanziamenti/avviso-pubblico-di-finanziamento-ai-comuni-piemontesi-la-promozione.

Fabulae. Un monologo sulla dis-parità di genere

Venerdì 20 febbraio alle 21 allo Spazio Kairos, via Mottalciata 7, va in scena “Fabulae – Un monologo sulla dis-parità di genere”, di e con Massimiliano Loizzi«Avrei voluto intitolarlo “Il mansplaining spiegato alle donne”, ma ci tengo alla mia incolumità e così ho preferito un titolo più fiabesco che piace alle donne. Sono ironico, eh!» afferma Loizzi.

Lo spettacolo

Come si può raccontare uno dei temi più dibattuti della nostra società senza risultare retorico o nella peggiore delle ipotesi senza fare mansplaining? Si può narrare la storia delle favole, e la sua evoluzione nei secoli. Dalle primissime forme di narrazione orale alle raccolte scritte di Basile e Perrault, fino alle più moderne favole dei fratelli Grimm, Andersen e Walt Disney, lo spettacolo mostra il cambiamento della condizione della donna nel tempo,

Fabulae svela quanto spaventosamente poco sappiamo dell’universo delle fiabe e racconta i terribili segreti dietro l’origine del mito: storie fatte di violenza, sesso, tradimenti e stupri dove la donna è sempre e solo assassina, traditrice, moglie, serva o schiava.

 

«E forse è ora che le nostre storie vadano nuovamente e per l’ennesima volta cambiate e

“aggiornate” perché da sempre si adattano ai tempi che devono raccontare» si spiega nella presentazione dello spettacolo, un comedy show che intreccia satira, ironia, poesia e denuncia, raccontando in modo irriverente, spassoso e a tratti toccante, un tema fondamentale della nostra società.

MASSIMILIANO LOIZZI

Massimiliano Loizzi attore, comico, autore, 40 anni superati da un po’, milanese d’adozione, è volto noto de il Terzo Segreto di Satira, protagonista delle due stagioni di “Sandro” in coppia con Francesco Mandelli. Il suo primo film da protagonista con il collettivo, “Si muore tutti democristiani“, è su RayPlay. Autore dei romanzi “Quando diventi piccolo”,  edito da Rizzoli/Fabbri Editori, e di “Maledetta primavera” e “La Bestia” edito da People, scrive una rubrica settimanale per FanPage.it. Ha curato per due anni la copertina di Piazza Verdi su RadioRai3

È autore, interprete e regista degli spettacoli della compagnia Mercanti di Storie in collaborazione con il Teatro della Cooperativa di Milano: attualmente in distribuzione con la serie di tre monologhi di teatro civile il Matto, gli spettacoli di satira e comedy show, e la riscrittura de L’Opera da tre soldi.

Attore della compagnia Stabile/Mobile di Antonio Latella, per diverse stagioni; ha collaborato fra gli altri con Renato Sarti, Paolo Rossi, Tullio Solenghi, Matteo Tarasco, PierPaolo Sepe, Riccardo Goretti, Corrado Accordino, Lino Musella. È interprete di svariati film, fra cui, nel 2024, “Zamora” di Neri Marcorè e “I Soliti Idioti 3″.

Utilità
Informazioni: 3514607575 (anche whatsapp),  biglietteria@ondalarsen.orgwww.ondalarsen.org.

Ingresso riservato ai soci Arci: se ci si tessera in loco, il biglietto del primo spettacolo è a 6 euro.
Spazio Kairos apre un’ora prima degli spettacoli. I biglietti si possono comprare online su www.ticket.it.
Intero: 12 euro. Ridotto (universitari, over 65, TAT, CRAL, carta giovani, abitanti circoscrizione 6, AIACE): 10 euro. Under 18 e persone con disabilità: 8 euro. Ridotto Comitiva (acquisto minimo di 6 biglietti per la stessa serata: 48 euro. Abbonamento “Onda” con 4 spettacoli a scelta: 32 euro.

FIP Promises Torino, chiuso il torneo

Palavillage, Grugliasco (Torino) – 15 febbraio 2026

 

Torino si conferma così casa delle giovani promesse del padel mondiale. Si è conclusa poco fa, con straordinario successo e un clima di grande festa sportiva la tappa torinese del circuito internazionale FIP Promises Torino, ospitata questa settimana al PalaVillage di Grugliasco (Torino).

La manifestazione, inserita nel calendario ufficiale della International Padel Federation, ha visto la partecipazione di 190 giovani atleti provenienti da numerosi Paesi stranieri – tra cui Olanda, Inghilterra, Francia, Svizzera, Spagna e altri ancora – rendendo il torneo veramente unico nel panorama del padel giovanile internazionale.

Un’edizione che ha confermato Torino come punto di riferimento europeo per il padel emergente, grazie a un livello tecnico altissimo e a un’atmosfera coinvolgente dentro e fuori dal campo.

Per la prima volta, il torneo ha accolto tutte le categorie giovanili Under 12, Under 14, Under 16 e Under 18, sia maschili sia femminili, offrendo un quadro completo della crescita del movimento e registrando un significativo aumento della partecipazione femminile.

 

RISULTATI FINALI – FIP PROMISES TORINO

U12 Maschile
• Vincitori: Cullari – Lavecchia
• Finalisti: Lencina – Rubini

U14 Maschile
• Vincitori: Pottier – Segura
• Finalisti: Lombardi – Sfrecola

U16 Maschile
• Vincitori: Battilani – Ventura
• Finalisti: Minighini – Menotti

U18 Maschile
• Vincitori: Herrera – Meaca
• Finalisti: Minighini – Filieri

U14 Femminile
• Vincitrici: Scarcella – La Carpia
• Finaliste: Bertram – Vellacott

U16 Femminile
• Vincitrici: Caratella – Caruso
• Finaliste: Rajagopal – Rajacopal

U18 Femminile
• Vincitrici: Rajagopal – Rajagopal
• Finaliste: Zehetner Espi – Zehetner Espi

 

Grande soddisfazione nelle parole di Simone Licciardi, Direttore del Torneo e Direttore Sportivo del Palavillage:

“Siamo molto contenti per la straordinaria partecipazione: 190 ragazzi arrivati da tanti Paesi diversi. Il numero delle nazioni coinvolte sta crescendo, così come – dato per noi molto importante – il numero delle ragazze in gara. Ci sono stati vincitori italiani e vincitori stranieri, segno di un livello davvero internazionale. Abbiamo avuto almeno 300 persone ogni giorno sugli spalti, senza contare staff tecnici e famiglie: un’atmosfera bellissima. Tutto è andato a regola d’arte.”

Il Direttore ha inoltre voluto ringraziare gli sponsor che hanno sostenuto concretamente l’organizzazione dell’evento: ValmoraCaffè VergnanoAl MonteInnovazione SerramentiParafarmacia Armeni e Flavio Fisio Funzione, che hanno curato l’importante area medica del torneo.

Un sentito ringraziamento anche alle istituzioni: il Comune di Grugliasco, con la presenza del Sindaco alla cerimonia di premiazione, e la Regione Piemonte, che ha sostenuto la manifestazione con una partnership a livello regionale.

 

Con questa edizione di grande successo, il PalaVillage si conferma palcoscenico internazionale per il padel giovanile. Lo sguardo è già rivolto ai prossimi appuntamenti internazionali, tra cui un importante evento FIP Gold in programma a fine ottobre.

https://www.palavillage.com/

Italia Liberale e Popolare: “Per il Sì contro le fake news”

“La campagna referendaria della sinistra, contro la Riforma della Giustizia, tra una fake news e l’altra, ha innalzato i propri toni arrivando agli insulti, più o meno espliciti, verso tutti coloro che voteranno SÌ al Referendum del prossimo 22 e 23 Marzo. Si va da un PD che addita come ‘Fascista‘ l’elettorato che esprimerà il proprio voto favorevole, a chi indica ‘le persone perbene‘ solo tra quelle che esprimeranno il proprio voto contrario. Davanti a tutto questo, Italia Liberale e Popolare non può che ribadire con ancora maggiore forza e convinzione il proprio SÌ”, così Claudio DesiròSegretario di Italia Liberale e Popolare, ribadisce la posizione dell’Associazione per il SÌ alla Riforma.

“Non avendo contenuti per contrastare una riforma in passato proposta dalla stessa sinistra, con la Mozione Martina nel 2019 e presente nel programma PD del 2022, a cui erano favorevoli tutti coloro che oggi la vorrebbero ostacolare, hanno deciso di condire la propria campagna referendaria tra falsità ed insulti, arrivando a vere e proprie perle come l’utilizzo delle immagini dei nostri atleti olimpici, senza alcuna autorizzazione“, aggiunge Desirò.
“Una campagna denigratoria che evidenzia la totale assenza di limiti di una sinistra ormai aggrovigliata su se stessa, in preda ad un vuoto pneumatico di contenuti, di istanze e di concretezza, che cerca di riempire in modo convulsivo, senza porsi domande sull’opportunità o sulla legittimità delle proprie scelte comunicative. Confidiamo che l’elettorato non si lasci ingannare dal clima di odio che la sinistra sta diffondendo e cavalcando e continueremo, tramite i canali dell’Associazione ed i Comitati per il SÌ, di cui i nostri associati fanno parte, a diffondere informazioni corrette relative ad una Riforma che il nostro Paese attende da 80 anni”, conclude Desirò.

Gli arazzi di Pavia, sei dentro la battaglia!

Fino al 24 febbraio
Non c’è bisogno di andare fino a Napoli per vederli, è sufficiente una gita a Pavia, gran bella città longobarda, che ospita al Castello Visconteo tutti gli arazzi, ben sette, dedicati alla celebre battaglia di Pavia del 1525 tra Francesco I, re di Francia, e le truppe imperiali di Carlo V, reduci da grandi mostre negli Stati Uniti. Fino al 24 febbraio, giorno della battaglia. I “magnifici sette”, tutti insieme, monumentali, come al Museo di Capodimonte sulla collina di Napoli, la sede permanente, e non un unico arazzo come accadde nel 2015 in un’analoga mostra a Pavia. Ammirarli nell’ultima grande sala dell’esposizione al castello, dedicata anche alle arti nel Cinquecento lombardo, significa entrare in una delle fasi più drammatiche del Rinascimento europeo.
Guardando i vari momenti delle scene che portano al trionfo delle armate imperiali e alla cattura del re di Francia sembra di essere dentro la battaglia. Davvero imponenti, lunghi quasi 8 metri per 5 di altezza, gli arazzi fiamminghi, realizzati tra il 1528 e il 1531, fermano le scene più importanti dello scontro avvenuto nel parco Visconteo della città sul Ticino. Forse manca un sottofondo di musica rinascimentale con i rumori dei combattimenti, i suoni, il frastuono, i boati, forse troppo silenzio, ma tutto il resto c’è e lo vedi negli arazzi, senti quasi i colpi degli archibugi, i veri vincitori dello scontro, i cavalli al galoppo, le urla dei soldati, l’avanzata dei lanzichenecchi armati di picche e poi i personaggi come Francesco I di Francia, circondato e catturato dagli spagnoli comandati dagli ufficiali di Carlo V, non presente alla battaglia che cambiò le sorti d’Europa. Furono almeno diecimila i morti. E proprio le armi da fuoco, gli archibugi usati dagli spagnoli contro le spade dei francesi decisero le sorti della contesa che cambiò il modo di combattere il nemico. Il pezzo forte della mostra è indubbiamente la spettacolare illustrazione dello scontro con i sette arazzi tessuti con lana, seta e fili d’oro e d’argento dalla manifattura fiamminga di Jan e Willem Dermoyen su disegni del pittore Bernard van Orley che per illustrare l’evento utilizzò notizie e dicerie che udiva a corte.
La rassegna “Pavia 1525, le arti nel Rinascimento e gli arazzi della battaglia” presenta al pubblico, spiegano gli organizzatori, “una prestigiosa testimonianza della splendida fioritura artistica e culturale che la città conobbe nel Cinquecento attraverso le opere di grandi maestri come Leonardo da Vinci, Ambrogio Bergognone, Pietro Perugino e Bernardino Zenale. L’iniziativa è promossa dai Musei Civici di Pavia e dal Comitato promotore per il Cinquecentenario della battaglia di Pavia. Orari di apertura: da lunedì a giovedì 10.00-18.00, venerdì, sabato e domenica 10.00-19.00.                                       Filippo Re
nelle foto, la mostra al Castello Visconteo di Pavia
sala con i sette arazzi della battaglia
arazzo con la cattura di Francesco I

Disfatta granata, incubo Serie B: Torino-Bologna 1-2

 

Il Bologna interrompe la striscia di quattro sconfitte consecutive espugnando il campo del Torino con una vittoria meritata. La squadra di Italiano gioca meglio, costruisce occasioni e dimostra organizzazione e carattere, tutto ciò che invece continua a mancare ai granata.
Gli uomini di Marco Baroni si confermano sterili, disordinati e privi di mordente. Eppure un episodio favorevole aveva rimesso la gara in equilibrio: dopo il vantaggio ospite in avvio di ripresa, Duván Zapata – subentrato dalla panchina – scatta sul filo del fuorigioco, salta l’uomo e impegna Skorupski. Sulla respinta si avventa Vlašić per l’1-1.
Un’illusione. Dopo appena otto minuti il Bologna torna avanti, approfittando dell’ennesima azione difensiva molle e inefficace dei padroni di casa. Da lì in poi il Torino si spegne, incapace di rendersi pericoloso o di reagire con orgoglio.
La settima sconfitta interna stagionale pesa come un macigno. Una stagione ai limiti del ridicolo, con lo spettro della Serie B che da incubo lontano inizia a prendere una forma sempre più concreta.

Enzo Grassano

Cent’anni fa moriva Gobetti, l’eretico del liberalismo italiano

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Cent’anni fa moriva  in esilio a Parigi il 15 febbraio 1926  Piero Gobetti a cui verranno dedicate celebrazioni sontuose, in fondo assai poco gobettiane, se consideriamo il rifiuto della retorica che caratterizzò il giovane torinese. Figlio di un droghiere di provincia trasferito a Torino, Gobetti è l’esempio di come una scuola seria possa riscattare le origini modeste ed aprire i giovani alla cultura. Questo resta il suo primo insegnamento del tutto trascurato. Certamente fu un giovane prodigioso che  seppe bruciare i tempi e diventare protagonista della vita culturale fin dai tempi dell’ Università. Bruciò le tappe di una vita difficile e  molto impegnata sotto il profilo etico, intellettuale e politico. Cio’ detto, è impossibile vedere in lui un pensiero compiuto e meno che mai maturo. Il suo fu e resta un pensiero in nuce, l’inizio di un percorso non privo di contraddizioni e contrasti. La morte improvvisa e precoce ha interrotto la sua storia. Dare giudizi precisi su di essa sarebbe disonesto : sia la mitizzazione acritica, sia la demolizione codarda. Gobetti era in una fase di ricerca aperto a tutte le letture possibili. Sicuramente non comprese la portata oppressiva della Rivoluzione sovietica che giudicò impropriamente  liberale. Si entusiasmò delle tesi operaiste  gramsciane, pur senza aderire al comunismo. Non comprese il Risorgimento che considerò “senza eroi”, seguendo Oriani e trascurando Croce. Poteva essere comprensibile ribellarsi ad un Risorgimento solo  fondato sul mito sabaudo, ma il moto unitario fu tanto altro: da Cavour a Mazzini, da Garibaldi a Cattaneo, da Pisacane a Ferrari che Gobetti non fece a tempo a considerare. Seppe sacrificare la vita a nobili ideali e capì subito la portata autoritaria del fascismo di cui subì la persecuzione. Il fascismo non fu un’auto biografia della Nazione, come egli sostenne, ma fu anche la risposta reazionaria  della borghesia impaurita dal biennio rosso in cui non si covò la rivoluzione, ma si manifestò l’estremismo violento  già condannato da Lenin. Resta comunque una delle coscienze più alte della prima metà del Novecento. Peccato che poi la sua figura sia stata monopolizzata da un certo settarismo illiberale che ancora oggi si considera depositario unico di un pensiero complesso e, ripeto, anche contraddittorio. Diceva il gobettiano Carlo Dionisotti che l’espressione “Rivoluzione liberale“ è un ossimoro perché i rivoluzionari sono assai poco liberali e i liberali sono assai poco rivoluzionari. Una osservazione che merita di essere considerata anche oggi quando sedicenti studiosi piuttosto grossolani discettano sul giovane torinese morto cent’anni fa. Dopo un secolo occorrono distacco, autonomia critica e rifiuto delle Messe cantate, per studiare Gobetti come  davvero merita, evitando le strumentalizzazioni  politiche del passato e del presente.   Gobetti non appartiene totalmente ai marxisti, anche se ovviamente non appartiene pienamente al mondo liberale di cui fu un esponente eretico. Pannunzio non amava Gobetti, ma Cavour e il Risorgimento. Sono liberalismi diversi, in parte contrapposti, come diceva Manlio Brosio che nella giovinezza fu seguace di Gobetti.
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Nella foto di copertina Piero e Ada Gobetti

I Carmina Burana al Concerto di Carnevale dell’OSN RAI

Una delle composizioni sinfonico-corali più celebri del Novecento sarà protagonista di uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico dell’Auditorium RAI, che ha già registrato il tutto esaurito. Il Concerto di Carnevale, dedicato alla celebre opera di Carl Orff, si terrà martedì 17 febbraio alle ore 20.30 presso l’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino. La serata sarà inoltre ripresa da RAI Cultura e trasmessa su RAI 5 alle ore 22.45.

A dirigere l’orchestra sarà John Axelrod che, nel 2026, festeggerà i sessant’anni e trent’anni di carriera, durante i quali ha guidato oltre duecento orchestre in tutto il mondo. Attualmente direttore principale della Bucharest Symphony Orchestra, Axelrod è apprezzato a livello internazionale per energia interpretativa e versatilità stilistica.

Sul palco si esibiranno il soprano Valentina Farcas, il tenore Sunnyboy Dladla e il baritono Alessandro Luongo. Parteciperanno inoltre il Coro Sinfonico di Milano, diretto da Massimo Fiocchi Malaspina, e il Coro di Voci Bianche del Teatro Regio di Torino, preparato da Carlo Fenoglio.

Considerati una pietra miliare della musica del Novecento, i Carmina Burana furono composti da Carl Orff tra il 1935 e il 1936 e debuttarono l’8 giugno 1937 a Francoforte sul Meno, mentre l’esecuzione italiana avvenne nel 1942 al Teatro alla Scala di Milano.

L’opera si ispira a ventiquattro canti goliardici medievali contenuti nel Codex Buranus, manoscritto rinvenuto presso l’abbazia di Benediktbeuern. Il titolo significa infatti “Canti di Beuern” e fa riferimento a questa raccolta poetica risalente ai secoli XII e XIII, scritta in latino medievale, tedesco medio e francese antico.

Colpito dal fascino di questi testi nel 1934, Orff realizzò una composizione monumentale articolata in cinque sezioni, precedute da un prologo e concluse da un finale. Nonostante una iniziale diffidenza del regime nazista, che criticò lo stile essenziale e le influenze jazzistiche dell’opera, il debutto tedesco riscosse un successo straordinario.

La prima sezione, Primo vere, celebra il risveglio della natura, la giovinezza e l’amore e contiene il celeberrimo coro O Fortuna, diventato nel tempo uno dei brani più riconoscibili e frequentemente utilizzati nel cinema e nella pubblicità. Tra gli altri pezzi figurano Veris leta facies ed Ecce gratum.

La seconda sezione, In taberna, descrive il mondo dei piaceri terreni e della vita dissoluta, mentre la terza, Cours d’amours, affronta i temi della bellezza, dell’amore e dell’ironia dell’esistenza. Tra i momenti più noti figurano Tempus est iocundum, dedicato alla gioia e alla danza, e Ave formosissima, omaggio alla bellezza femminile.

Dal punto di vista musicale, i Carmina Burana si distinguono per la loro forza ritmica ed espressiva. Orff utilizza un vasto organico orchestrale che include un importante apparato di percussioni, ottoni e archi, affiancato da coro misto e solisti vocali. Caratteristico è anche l’impiego percussivo del pianoforte e dei tamburi, elementi che contribuiscono a creare un impatto sonoro energico e coinvolgente.

I biglietti per il concerto, fuori abbonamento, risultano già esauriti.

Per informazioni è possibile contattare la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino, in piazza Rossaro, al numero 0118104653 oppure scrivere all’indirizzo biglietteria.osn@rai.it.

Mara Martellotta

Merlo: Referendum giustizia, i cattolici italiani votano SI’ e NO

 

Non c’è alcun vincolo politico. Al di là di ciò che dicono alcuni vescovi o sacerdoti.

“In vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia i cattolici italiani, come ovvio e
persin scontato, voteranno SI’ e NO. Non credo – come del resto ha ricordato la stessa
Presidenza della Cei invitando i cattolici, e giustamente, a recarsi alle urne – ci sia una indicazione
secca a scegliere il progetto di un partito, o peggio ancora, di uno schieramento politico sul
quesito referendario. E questo al di là della predilezione di alcuni vescovi o sacerdoti o parrocchie
a scegliere pubblicamente ed apertamente il NO.

Anche perchè, se fosse vero che c’è una scelta netta a favore di un preciso progetto di partito o
di schieramento, si correrebbe il serio rischio che quel vescovo o sacerdote o parrocchia
parlerebbero, d’ora in poi, unicamente ad una parte politica contro un’altra parte politica nella
rispettiva comunità ecclesiale.

Insomma, si tratterebbe di un comportamento radicalmente alternativo rispetto a ciò che insegna
e predica ogni giorno la stessa Chiesa Cattolica”.

On. Giorgio Merlo Presidente nazionale Scelta cristiano popolare