ilTorinese

Traffico di contanti oltre confine: 6 milioni fermati all’aeroporto di Caselle

Traffico transfrontaliero di denaro contante per circa 6 milioni di euro, casi di debiti con le tasse per 50mila euro e passeggeri recidivi sanzionati con sequestri amministrativi di parte della valuta trasportata. Questo il bilancio dei controlli del 2025 da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, effettuato all’aeroporto Pertini di Caselle Torinese. In totale sono stati beccati 579 viaggiatori che avevano portato denaro senza dichiararlo e per loro sono state comminate sanzioni amministrative per un totale di 150mila euro.

Tra tutti un passeggero finito in debito con le tasse. In particolare, l’uomo è stato denunciato ai giudici per evasione dolosa delle imposte, sequestrando preventivamente 17mila euro in via cautelare. La regola vigente impone di segnalare alle dogane ogni somma da 10mila euro in entrata o uscita dall’Italia.

Buona parte dei colpevoli ha usato il pagamento ridotto della multa per sistemare tutto, mentre per i recidivi, già multati negli ultimi cinque anni per lo stessa violazione, è scattato il ritiro amministrativo di una fetta del contante portato, per un totale intorno ai 70mila euro.

VI.G

Gianduiotto d’Oro a Giuseppe Lavazza: all’Enjoybook una storia di sogni, innovazione e gloria

Nella serata di giovedì 29 gennaio, presso il teatro Juvarra di Torino, si è svolto il primo dei sette incontri che compongono la rassegna “Enjoybook – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. Al via dopo cinque anni dallo stop forzato dalla pandemia da Covid 19, e le conseguenti difficoltà di riorganizzazione, Giuseppe Lavazza si è preso la scena e i tanti applausi da parte del numeroso pubblico presente allo Juvarra che, con grande partecipazione, ha ascoltato un racconto di radici, famiglia, innovazione, professionalità, visione e gloria di una delle aziende simbolo del Made in Italy nel mondo, la Lavazza.

Moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano, e introdotto dai promotori della rassegna Marco Francia Maurizio Conti e Cristiana Ferrini, il talk, intitolato “Giuseppe Lavazza – il Gusto dell’impresa”, ha incarnato perfettamente lo spirito con il quale gli italiani sono soliti darsi appuntamento davanti a buon caffè: un momento di condivisione autentica, di amicizia e ascolto. Attraverso le parole di Giuseppe Lavazza, che dalla sua famiglia ha sicuramente ereditato il saper essere visionario e sognatore, con una grande attenzione a non tradire le proprie radici, il tema del caffè si è trasformato in un tramite che ha condotto il pubblico nel tempo della Torino che fu e che potrebbe diventare. Un continuo stimolo a migliorare attraverso la responsabilità nei confronti del proprio sogno, il coraggio di prendersi dei rischi e l’importanza di creare connessioni umane e il sentirsi parte di una famiglia, anche sul posto di lavoro.

“La storia della Lavazza è fatta innanzitutto di persone – ha raccontato Giuseppe Lavazza – la storia di una famiglia e dei suoi collaboratori. Queste due componenti sono sempre rimaste unite fin dagli esordi, quando Luigi Lavazza, fondando nel 1895 la piccola drogheria Lavazza nel centro di Torino, si circondò fin da subito da membri della sua famiglia e da altre persone cui era strettamente legato. Nel tempo in cui il caffè si comprava per origini, Luigi Lavazza fu pioniere della miscela del caffè, creata appositamente per conferire alla sua azienda un’impronta distinguibile e non ripetibile. La continua dedizione nei confronti del lavoro, una visione chiara e un po’ di fortuna hanno creato quelle giuste condizioni di crescita che hanno portato la Lavazza, oggi, a essere un’azienda conosciuta in tutto il mondo per la sua qualità. Diciamo che questo mix di imprenditoria, famiglia, persone e innovazione rappresenta la chiave interpretativa di tutta l’epopea Lavazza”.

La serata è stata anche l’occasione per consegnare a Giuseppe Lavazza il “Gianduiotto d’Oro”, un riconoscimento che premia l’eccellenza rappresentata dall’ospite di “Enjoybook”.

“Complimenti al Dott. Lavazza per questo premio – ha dichiarato l’Assessore al Bilancio, allo Sviluppo attività produttive e Internazionalizzazione della Regione Piemonte, Andrea Tronzano, cha ha premiato Lavazza insieme alla vicesindaca di Torino Michela Favaro – e per tutto ciò che ha fatto, anche per la comunità torinese. Una storia di visione e libertà, un riconoscimento, questo, che invita a riflettere sull’importanza di sostenere chi contribuisce, ogni giorno, a rafforzare l’identità e la competitività del nostro territorio”.

Il prossimo appuntamento della rassegna, che vedrà protagonisti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini e Cesare Rascel, è previsto per giovedì 12 febbraio, alle 20.15, presso il teatro Juvarra.

I biglietti sono acquistabili su Mailticket al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo.

https://www.mailticket.it/rassegna-custom/301/enjoybook-2026–storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Gian Giacomo Della Porta

Negozi, servizi e quartieri: approvate le nuove regole per il commercio in città

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La Giunta comunale di Torino ha approvato la revisione dei criteri urbanistici che disciplinano il commercio in città, in coerenza con gli indirizzi regionali e nazionali e in relazione all’elaborazione del nuovo Piano Regolatore Generale. L’intervento mira a rafforzare il commercio di vicinato, contrastare la desertificazione commerciale e accompagnare l’evoluzione dei quartieri, tenendo conto delle innovazioni normative e delle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi anni.

Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche urbane orientate a uno sviluppo equilibrato e sostenibile del commercio, promuovendo la valorizzazione dell’economia di prossimità come elemento strategico per la qualità della vita, la coesione sociale e l’accessibilità ai servizi.

«Con questa revisione – dichiara l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino – la Città di Torino riordina le regole sul commercio per renderle più aderenti alla realtà dei quartieri e ai bisogni quotidiani delle persone. L’obiettivo è sostenere i negozi di vicinato e le attività di prossimità, prevenire squilibri dovuti a una crescita non governata delle medie strutture di vendita, rendere più chiari i criteri di insediamento delle attività e favorire una distribuzione più equilibrata dei servizi sul territorio. La delibera rafforza il ruolo del commercio come presidio sociale ed economico, tutela l’identità dei quartieri e crea le condizioni per interventi di valorizzazione e rigenerazione urbana, anche attraverso incentivi e strumenti dedicati. Centrale è anche il contrasto alla desertificazione commerciale, perseguito anche mediante l’introduzione di forme di disincentivazione ai cambi di destinazione d’uso verso funzioni residenziali o turistico-ricettive. Il percorso proseguirà ora con l’esame in Consiglio comunale, per giungere a una decisione condivisa e coerente con il nuovo Piano Regolatore».

Nel processo di revisione del Piano Regolatore, la Città ha affiancato all’attività normativa un approfondito lavoro di analisi e ricerca, affidato al Politecnico di Milano nell’ambito del progetto “Supporto specialistico per l’economia urbana di prossimità. Sperimentazione di strumenti comunali per la valorizzazione e la tutela”. Lo studio ha integrato le analisi di TradeLab con i dati della Camera di Commercio di Torino, offrendo un quadro aggiornato delle dinamiche del commercio urbano e di prossimità a supporto delle scelte di pianificazione e regolazione.

L’indagine ha individuato diversi ambiti prioritari di intervento. Il primo riguarda la revisione del sistema degli addensamenti commerciali, che costituisce la struttura portante della distribuzione delle attività sul territorio. La principale innovazione consiste nel superamento di un approccio fondato prevalentemente su dati censuari: i nuovi criteri estendono l’analisi a tutte le attività riconducibili all’economia di prossimità, includendo il commercio al dettaglio, l’artigianato di prossimità, la somministrazione di alimenti e bevande e i servizi di vicinato, come formazione, sanità, sport e cultura. L’individuazione degli addensamenti si basa quindi sulle densità effettive delle attività presenti, consentendo una definizione più chiara dei confini e una maggiore coerenza delle regole applicabili.

Un secondo ambito di intervento riguarda le medie strutture di vendita, con superficie compresa tra 250 e 2.500 metri quadrati. La revisione dei criteri prevede il ripristino delle compatibilità tipologico-funzionali e l’introduzione di limiti più stringenti in alcuni contesti urbani: in particolare, non sarà ammessa l’apertura di strutture tra 901 e 1.800 metri quadrati negli addensamenti A2 e A3, né di strutture tra 1.801 e 2.500 metri quadrati negli addensamenti A3. È inoltre previsto un contributo compensativo aggiuntivo per le medie strutture di vendita, destinato al sostegno e alla riqualificazione del tessuto commerciale esistente, le cui modalità applicative saranno definite con un successivo provvedimento.

La delibera introduce anche una definizione urbanistica di “economia di prossimità”, riconosciuta come ambito di interesse pubblico e generale per garantire una presenza diffusa di attività commerciali e di servizio a scala locale. Nelle trasformazioni urbane sarà quindi possibile convenzionare una quota di spazi da destinare a tali funzioni, entro un limite massimo di 2.500 metri quadrati. La valorizzazione dell’economia di prossimità è orientata a sostenere le attività che contribuiscono all’identità dei quartieri e producono ricadute positive sul piano sociale ed economico, come le attività storiche, gli esercizi di interesse collettivo, i mercati rionali, gli spazi ibridi e i luoghi di aggregazione. In questo contesto potranno essere previsti incentivi e premialità per favorire la disponibilità di spazi commerciali a canone calmierato o a basso costo, attraverso strumenti urbanistici e regolamentari dedicati.

Il concetto di prossimità si integra con l’impostazione del nuovo Piano Regolatore Generale, che introduce un sistema di quartieri e centralità locali concepiti come infrastruttura strategica per la città. I quartieri sono intesi come unità urbanistiche di prossimità e come elementi fondamentali del welfare territoriale, individuati sulla base di criteri storici, analisi demografiche e indagini qualitative, con l’obiettivo di garantire una distribuzione equilibrata dei servizi e valorizzare le identità locali.

La revisione conferma infine alcuni elementi già presenti nella disciplina vigente, introducendo al contempo aggiornamenti e possibili estensioni. Viene mantenuta la soglia di 400 metri quadrati di superficie lorda di pavimento per l’esclusione dell’obbligo di standard a servizi pubblici nella ZUCS, valutandone l’estensione all’addensamento A1 – Distretto del commercio. Sono inoltre previste forme di disincentivazione per i cambi di destinazione d’uso verso funzioni residenziali o turistico-ricettive. È confermata la possibilità di derogare al fabbisogno di parcheggi per le medie strutture di vendita fino a 900 metri quadrati integrate nelle stazioni ferroviarie e metropolitane, a fronte di interventi per la mobilità sostenibile, con l’ipotesi di estendere tale misura alle localizzazioni entro 300 metri dalle stazioni. Restano infine confermate la tutela dei cinema di interesse culturale e la salvaguardia degli assi commerciali.

Il percorso proseguirà con l’esame del provvedimento nelle commissioni consiliari competenti e con il successivo passaggio in Consiglio comunale, per l’approvazione definitiva e il coordinamento con il nuovo Piano Regolatore Generale.

Approvati 6 Ordini del Giorno collegati al Bilancio presentati da Sergio Bartoli (Lista Cirio)

«Impegno su azioni fondamentali per i piccoli Comuni, per l’ambiente, i cittadini fragili, le aree interne»

Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato sei Ordini del Giorno collegati al Bilancio di previsione 2026–2028 presentati dal Consigliere regionale Sergio Bartoli (Lista Civica Cirio Presidente PML), che rafforzano il sostegno regionale a Comuni, cittadini e territori su temi strategici quali infrastrutture, ambiente, tutela della salute, cultura e qualità della vita.

Gli atti presentati da Sergio Bartoli e approvati dall’Assemblea di Palazzo Lascaris delineano una visione integrata di sviluppo sostenibile e attenzione concreta alle esigenze dei territori, con l’obiettivo di rendere più efficaci le politiche regionali attraverso risorse mirate e interventi strutturati.

Più risorse ai Comuni per opere pubbliche e rigenerazione urbana

Con l’approvazione dell’Ordine del Giorno sul bando “Obiettivo Comuni”, la Giunta viene impegnata a reperire risorse aggiuntive per lo scorrimento della graduatoria, consentendo il finanziamento di interventi su sicurezza del territorio, infrastrutture, edilizia scolastica e rigenerazione urbana nei Comuni sotto i 35.000 abitanti.

Bonifica dell’amianto negli edifici pubblici

Un secondo Ordine del Giorno prevede nuove risorse per lo scorrimento della graduatoria del bando per la rimozione dell’amianto, finanziando progetti già ammissibili ma rimasti esclusi per carenza di fondi, con l’obiettivo di ridurre i rischi sanitari e ambientali negli edifici pubblici.

Tutela della biodiversità e Centro Grandi Carnivori

Approvato anche l’Ordine del Giorno che impegna la Regione a incrementare le risorse per la tutela della biodiversità, i monitoraggi delle Direttive Habitat e Uccelli e il funzionamento continuativo del Centro Grandi Carnivori, garantendo una gestione scientifica e strutturata della fauna selvatica.

Qualità dell’aria: rifinanziamento della sostituzione delle caldaie a legna

Via libera anche all’Ordine del Giorno che prevede il rifinanziamento della misura per la sostituzione delle caldaie a biomassa legnosa e lo scorrimento delle graduatorie esistenti, con un nuovo stanziamento per il 2026, a sostegno delle famiglie e del miglioramento della qualità dell’aria.

Museo Ferroviario Diffuso del Piemonte

Tra gli atti approvati anche l’Ordine del Giorno che impegna la Giunta a prevedere risorse dedicate per la piena attuazione del Museo Ferroviario Diffuso del Piemonte, valorizzando oltre 150 mezzi storici, 36 stazioni e numerose tratte ferroviarie, comprese quelle dismesse, con importanti ricadute culturali e turistiche.

Sanità e innovazione: sperimentazione del Metodo Feldenkrais

Infine, approvato l’Ordine del Giorno che prevede lo stanziamento di fondi per la sperimentazione del Metodo Feldenkrais e di altri approcci basati sulla neuroplasticità per il trattamento delle patologie neurodegenerative, nonché il sostegno alle famiglie per le spese sostenute.

«Con questi Ordini del Giorno – spiega Bartoli, che è anche Presidente della V Commissione consiliare Ambienteponiamo l’accento su azioni di salvaguardia del territorio, dalla rimozione dell’amianto negli edifici pubblici, al monitoraggio della biodiversità, al sostegno del Centro Grandi Carnivori, alla sostituzione delle caldaie inquinanti; al contempo, chiediamo alla Giunta di sostenere i piccoli Comuni, i cittadini fragili, incoraggiamo la sperimentazione di metodi innovativi nel trattamento di patologie neurodegenerative. Sosteniamo, infine, il valore turistico e promozionale dei nostri territori, offrendo opportunità di sviluppo a zone interne come le Valli di Lanzo e alcune aree del Canavese. Si tratta di azioni che considero prioritarie e, grazie all’approvazione di questi Ordini del Giorno, poniamo le basi perché abbiano possibilità di attuazione nella prossima Variazione di Bilancio».

Sicurezza, chiuso temporaneamente il cinema Lux

Il Cinema Lux di Torino ha momentaneamente sospeso la propria attività in seguito a una serie di controlli sulla sicurezza effettuati nell’ambito delle verifiche rafforzate avviate dopo i fatti di Crans-Montana. La decisione è arrivata al termine di un sopralluogo della Commissione comunale di vigilanza.

Durante le ispezioni sarebbero emerse irregolarità strutturali e tecniche che hanno portato alla chiusura temporanea della sala, in attesa degli interventi necessari. L’obiettivo, spiegano dal Comune, è garantire la piena tutela degli spettatori.

La direzione del cinema ha parlato di uno stop imposto per cause tecniche, sottolineando la volontà di risolvere rapidamente le criticità per poter riaprire. Intanto, i controlli proseguono anche in altri locali cittadini nell’ambito delle misure di prevenzione rafforzate.

“Confermiamo la chiusura temporanea del cinema Lux a causa del guasto di una componente tecnica, rilevata in fase di sopralluogo della Commissione Comunale di Vigilanza. Ci stiamo adoperando, compatibilmente con le tempistiche che la logistica richiede, per risolvere nei tempi più celeri e poter quindi riaprire la sala al pubblico” riferisce Alessandro Rossi, legale rappresentante di Movie Planet gestore tra gli altri del Cinema Lux di Torino.
“Le attività di controllo sugli esercizi di pubblico spettacolo tutelano l’incolumità sia degli spettatori sia dei lavoratori. Per Agis il pieno rispetto delle norme è un principio irrinunciabile e i controlli periodici delle Commissioni di Vigilanza restituiscono una fotografia puntuale di rispetto delle misure di sicurezza e prevenzione adottate.” Lo afferma Marta Valsania, segretaria generale Agis Piemonte Valle d’Aosta.

Il realismo magico di Simone Stuto

BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

Di Riccardo Rapini

 

Nel secondo capitolo di Brandelli, rubrica settimanale sugli artisti contemporanei legata al contesto torinese, vi parlo di Simone Stuto. Simone nasce a Caltanissetta nel 1991; si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove matura un interesse profondo per pittura, disegno e tradizione iconografica, affiancato da una pratica costante di lettura e studio.

Vive e lavora a Torino, poco distante dalla fermata della metro Montegrappa.

Mi apre le porte della sua casa-studio esposta a una luce solare piena, curata nei minimi dettagli nell’arredamento e che appare come un rifugio traboccante di tesori: sculture in legno o gesso, libri antichi, scrigni, cofanetti, ex voto, icone religiose, quadri e stampe.

E, ovviamente, le sue opere, disseminate ovunque nell’abitazione e che non stonano affatto accanto all’antico. Mi offre un tè in cucina mentre il sole ancora inonda la stanza; sul tavolo, un grosso recipiente ricolmo di aglio che somiglia a una variante del Piatto di pesche di Giovanni Ambrogio Figino.

È una persona colta, Simone; molti i riferimenti che impastano le sue opere: da Schiele a Montale, da Borges al cinema. Ma la cultura, in lui, non diventa mai una lama affilata: gli serve piuttosto a stare meglio dentro il mondo e non a smontarne gli ingranaggi.

La pittura di Stuto dialoga però soprattutto con la tradizione, sformandone i rigori pur rimanendovi sotto il chiarore di una stella fissa. Antichi stilemi del passato che ritornano, similmente a un idioma imparato da bambino e che, detto una volta, non ha mai smesso di riaffiorare.

Medioevo, Rinascimento, Oriente, miniature, corpi, verzure, ornamenti si amalgamano e danno (s)corporatura a immagini che virano all’astratto di masse abnormi, all’inorganico di nebulose o a teratologie umane. Le figure nei suoi quadri non mi raccontano enigmi, visioni o sogni, ma un realismo magico attraversato da un’insita perturbazione che spinge i corpi a perdere coerenza logico-matematica.

A volte si sdoppiano, altre si ingarbugliano con lo sfondo impressionista, altre ancora si sfaldano in congerie che, più che alla putrefazione, rimandano all’atto di sviluppo di una farfalla aliena. Una metamorfosi quasi sempre incompleta: le figure restano sospese in uno stato in itinere; le immagini trattengono il passaggio, come significanti che non ce la fanno a farsi frase, e le membra sembrano sapere che non verranno salvate da alcuna tensione espressiva.

Si tratta di un immateriale laico, nonostante i continui richiami alle icone religiose, che non è dunque spirito, ma un processo psicologico che alterna sottrazione e addizione nelle fisionomie. Da qui la contraddizione centrale del suo lavoro: voler sparire senza scomparire.

Il male che affligge tutti noi nelle vicende quotidiane procede per accumulo e può raggiungere un apice saturativo; Simone aggira l’ostacolo e si regge dunque su altri sistemi: l’intangibile come residuo della materia che cessa di funzionare. Ne è un esempio il suo Orfeo: nell’istante in cui, impaziente, si volta alle soglie del Regno dei morti per rivedere finalmente gli occhi di Euridice, assiste invece alla sua definitiva dissoluzione, al suo irrevocabile ritorno nell’Ade.

Stuto ne cattura il momento esatto, cristallizzandolo nell’inafferrabilità di una nube scura, in cui la donna si “sfà”. Qui la carne di Orfeo non grida: si lascia invadere dalla vegetazione, in un processo che galleggiasulla tela e che sembra un riverbero speculare — nei suoi tecnicismi inscrutabili — al dissolvimento dell’amata.

La forte impressione che ho avuto è che l’arte di Simone non tema di essere capita e non impazzisca per le didascalie. Infine, essere compresi è spesso una forma di fraintendimento riuscito.

In questo senso, il suo lavoro è particolarmente onesto e diretto.

La sublimazione artistica è una ferita interna che ha trovato il modo di diventare superficie o meglio una cicatrice che si fa poesia e che, in Simone, appare come un fitto colloquio tra corpo e idea, tra individuale e cosmico, in cui ogni elemento figurativo sembra parte di un continuum che non si arresta in se stesso ma rimbomba oltre il suo orlo.

 

Nelle foto:

Ritratto dell’artista (ph Nicola Morittu)
Ritratto dell’artista (ph Nicola Morittu)
L’albero di Jesse, fusaggine e gessetto bianco su carta, cm. 50×70 2021 ph. Nicola Morittu
Più prezioso è il contatto del tuo labbro nell’ombra, oil on canvas, cm. 100×120, 2023, ph. Nicola Morittu
La nota interrotta, olio su tela, cm. 100×120, 2024, ph. Nicola Morittu

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati” al MEF

Doverosa retrospettiva dedicata all’indimenticato Ettore Fico nelle Sale del “suo” “MEF – Museo Ettore Fico” di via Cigna, a Torino

Fino a domenica 15 marzo

Finalmente! Attraverso un “corpus” di opere fondamentali appartenenti alla sua lunga carriera professionale, si torna a regalare alla Città una nuova mostra tesa a far debita memoria di una delle figure più rilevanti del Novecento artistico piemontese e torinese, troppo spesso e in maniera decisamente ingiustificabile trascurata dal “cerchio ufficiale” (Musei e Gallerie) della “Comunità artistica” subalpina. Tant’è che, ancora una volta, la suggestiva attuale retrospettiva dedicata al grande biellese Ettore Fico (nativo di Piatto Biellese, 1917 e scomparso a Torino nel 2004) porta la firma del “MEF”, il “Museo” fortemente voluto nel 2014, per lasciare alla città un segno indelebile dell’opera dell’artista – così come la “Fondazione” sempre a lui dedicata nel 2007 – dalla moglie Ines Sacco Fico, scomparsa nel 2017.

“Paradisi ritrovati”, é il titolo della mostra, a cura di Andrea Busto, direttore del “MEF”. Che sottolinea: “I ‘Paradisi ritrovati’ di Ettore Fico sono boschi incontaminati, paesaggi collinari, vigneti, pergolati e soprattutto giardini fioriti, ricolmi di tonalità variopinte che brulicano vivide e squillanti sulla superficie pittorica. L’assunto fondamentale da cui scaturisce il percorso della mostra è la sintesi di un ideale ‘manifesto programmatico’ dell’artista”. “Manifesto” cui Fico rimase fedele, vita natura durante, fatte salve alcune tentazioni giovanili che, negli anni del dopoguerra, gli fecero strizzare l’occhio a certa ricerca stilistica americana misuratamente rivolta all’“informale” (infatuazione di poco conto!). Non “roba” sua. Infatuazione irrilevante, che non lo staccò mai dai temi più cari della sua singolare e inconfondibile pittura, trasmessagli nei suoi principi basilari dalla frequentazione per diversi anni dello studio di Luigi Serralunga: la natura, i giardini, le composizioni floreali, ma anche ritratti (memorabili quelli eseguiti durante il servizio militare e la prigionia in Nord Africa, dal 1943 al 1946), i suoi interni e l’amato cane “Moretto”, protagonista di varie opere realizzate fra gli Anni ’60 e ’80. Artista di grandi capacità tecniche e indubbia libertà espressiva, Fico amava tutto quanto poteva venirgli e ispirarlo dal colore, da tratti cromatici lasciati liberi di scorrazzare per la tela intrecciandosi fra rossi accesi, blu, verdi e gialli in giochi di estremo rigore tonale, pur nella loro fascinosa e lirica e visionaria concezione segnica. Dalle potenzialità del colore, per Fico, parte tutto. Colore come giostra inebriante di emozioni, come geniale scrittura narrante le voci trasmesse dagli occhi al cuore, in pagine intense di gusto post-impressionistico in cui, a tratti, non si possono eludere importanti richiami alle “geometrie cézanniane” o al “fare puntinistico” di un Seurat. Su questi sentieri, Fico ha saputo e voluto muoversi con caparbia ed eticamente corretta puntualità lungo tutta la sua lunga carriera professionale. Pur negli anni del dopoguerra, allorché la scena artistica torinese sembrava assolutamente monopolizzarsi tra il “realismo” di Felice Casorati e l’“astrattismo” di Luigi Spazzapan. Spirito indipendente, anche quando, Anni ’60 – ’70, le campiture cromatiche si piegarono, in certo senso, a narrazioni più distese, al cui interno gli oggetti tornarono ad appropriarsi di contorni più netti e segnicamente decifrabili. Il tutto risolto “in proprio”. In piena, inattaccabile indipendenza rispetto alle “grandi scuole” del passato o di quel “presente” che, da tutti o da tanti osannato, gli stava al fianco, ma che, in cuor suo, non sentiva capace di regalargli nuove vie di espressiva intensità. Quelle, pur anche insidiose ma mai abbandonate, fatte di tenace, faticosa ricerca sul colore, “bene prezioso”, il solo in grado di scavare nella concretezza del paesaggio, nei grappoli profumati di un glicine (simbolo di amicizia e di amore eterno), negli alberi o in un giardino fiorito – temi, in assoluto, legati alla maturità dell’artista – per farne emergere esaltanti sensazioni e profonde verità capaci di aprire squarci di sereno splendore nelle ombre inquiete del quotidiano.

Dice bene, in proposito, Andrea Busto“Nonostante la naturale e fisiologica maturazione stilistica che accompagna l’evoluzione della poetica individuale, Ettore Fico ha sempre dimostrato una sorprendente coerenza di intenti conservando intatto, durante oltre sessant’anni di attività, un proposito fondamentale: quello di trasfigurare la natura attraverso una sorta di ‘astrazione irrisolta’, sondando cioè la profondità delle cose senza smarrirne la presenza ontologica, fattuale e restituendone in definitiva un’immagine filtrata dalla propria capacità di rielaborazione a posteriori. Attraverso opere indubbiamente fondamentali, la mostra intende narrare la storia di un cammino personale, partecipato ed emotivamente intenso”.

Gianni Milani

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati”

“MEF – Museo Ettore Fico”, via Cigna 114, Torino; tel. 011/852510 o www.museofico.it . Fino al 15 marzo

Orari: dal merc. alla dom. 11/19; lun. e mart. chiuso

Nelle foto: Ettore Fico “Estate”, olio su tela, 1998; “Glicine n.2”, olio su tela, 1995; “Vite vergine”, olio su tela, 2000

“Lapponia”, a teatro con Sergio Muniz e Miriam Mesturino

“Lapponia” andrà in scena al teatro Erba , da venerdì 30 a domenica 1⁰ febbraio, con un cast d’eccezione composto da Sergio Muniz, Miriam Mesturino, Sebastiano Gavazzo e Cristina Chinaglia, nella versione italiana di Pino Tierno.

La vicenda è incentrata sulla cena della Vigilia di Natale, una commedia magica tra verità e bugie, ambientata in Finlandia con una domanda campale: “Babbo Natale esiste?”. Monica, con il figlio Giuliano e il marito spagnolo Ramon si recano in Lapponia per trascorrere le vacanze di Natale con la sorella di Monica, Silvia, il suo compagno finlandese Olavi e la loro figlia di quattro anni, Ania. La bimba rivela a Giuliano che Babbo Natale non esiste, che è una bugia inventata dai genitori per costringere i bambini a comportarsi bene. Ecco la miccia che trasformerà una serata idilliaca di festa ai confini del Circolo Polare Artico in un campo di battaglia, al tempo stesso esilarante e feroce, in cui vedremo sgretolarsi poco a poco le maschere di benevolenza, buona creanza e tolleranza dei protagonisti. È giusto dire sempre la verità? Le bugie sono così cattive? Bisogna svelare il trucco o si può lasciare spazio all’illusione della magia? Queste sono le domande che metteranno in crisi il modo di allevare i figli, le tradizioni, i valori familiari e culturali delle due coppie, fino a portarle a svelare segreti e desideri inconfessabili. “Lapponia” è una commedia dallo humour corrosivo e graffiante, che farà riflettere e ridere lo spettatore, porgendogli uno specchio deformate, e scoprirà qualcosa che lo riguarda molto da vicino. Questa commedia, campione di incassi in Spagna e Sud America, è stata scritta da Marc Angelet e Cristina Clemente.

Teatro Erba Torino

Biglietti disponibili presso il botteghino del teatro e online

Mara Martellotta

In primavera il nuovo “click day” di Vesta

Sarà in primavera il nuovo “click day” di Vesta, il buono regionale per sostenere le famiglie nelle spese di accesso ai servizi per l’infanzia: questa edizione assegnerà 20 milioni di euro a 20mila famiglie con Isee fino a 40mila euro, dedicherà particolare attenzione al ceto medio e sarà articolato in fasce di reddito.

Lo scorso anno, il primo della sua attuazione, Vesta ha attribuito 10 milioni a 10mila famiglie piemontesi, portando il sostegno regionale anche a quel ceto medio che troppo spesso resta escluso dai contributi per la natalità. Un risultato reso possibile da una procedura rapida ed efficace, che ha consentito di utilizzare i voucher già dal mese di novembre 2025 e di richiedere i rimborsi diretti sul conto corrente da marzo di quest’anno.

“Con Vesta la Regione Piemonte ha aperto una strada nuova nelle politiche per le famiglie – dichiarano il presidente Alberto Cirio e l’assessore alle Politiche sociali e alla Famiglia Maurizio Marrone – Per la prima volta un voucher diretto, semplice e a burocrazia zero, capace di arrivare davvero alle famiglie con bambini e di sostenere concretamente le spese di accesso ai servizi per l’infanzia”.

“Vesta ha dimostrato che quando la politica sceglie la semplicità e la concretezza, le famiglie rispondono – puntualizzano Cirio e Marrone – Con questo strumento abbiamo rotto il muro dei vecchi modelli, lenti e farraginosi, e abbiamo dato una risposta immediata a migliaia di genitori che vogliono crescere i propri figli senza essere lasciati soli. Grazie al lavoro portato avanti anche a Bruxelles, le risorse disponibili e il numero dei beneficiari sono stati raddoppiati, ponendo le basi per un ulteriore salto di qualità della misura. Con il click day, previsto per la primavera del 2026, le famiglie piemontesi sostenute da Vesta arriveranno infatti a 30.000. Il nuovo click day resterà aperto per dodici ore e sarà articolato per fasce di reddito, così da garantire una distribuzione equilibrata delle risorse e confermare l’attenzione verso quelle famiglie del ceto medio che oggi faticano più di tutte a sostenere i costi legati alla nascita e alla crescita dei figli. Con Vesta andiamo avanti senza esitazioni per continuare a sostenere chi sceglie di mettere al mondo dei figli e investire sul futuro della nostra comunità”.