ilTorinese

Il progetto C.A.S.A. per la cultura dell’affido e dell’adozione

Entra nel vivo il progetto C.A.S.A. (Comunità, Alleanze e Solidarietà per l’Accoglienza) volto a promuovere l’accoglienza dei minori e la solidarietà familiare attraverso l’affido e l’adozione, ponendo l’accento su solidarietà, utilità sociale, cooperazione nazionale, educazione e inclusione, e mettendo al centro il valore della persona umana grazie a reti di volontariato.Oggi oltre 30 mila bambini vivono fuori dalla propria famiglia, e molti vengono accolti in strutture; per questo servono più sostegno, più famiglie disponibili e comunità più consapevoli. Il progetto C.A.S.A. agisce su tre fronti: sensibilizzazione all’accoglienza, formare operatori, famiglie e comunità, fornire supporto nei percorsi di affido e adozione. Dal mese di marzo cinque sono gli appuntamenti in programma. Il programma verrà ufficialmente presentato in Regione Piemonte nella giornata di martedì 17 marzo prossimo, mentre venerdì 13 marzo Daniele Racca presenterà il suo libro “Supereroi in affido”(edizioni San Paolo).

Sabato 14 marzo, al teatro San Giuseppe di Torino, si terrà un concerto dell’orchestra da camera Magister Harmoniae, con Fabrizio Sandretto al pianoforte. Martedi 17 marzo, a Grugliasco, si terranno gli interventi di Adriano Bordignon e Roberto Gontero, presidente nazionale e presidente regionale del Forum delle Associazioni familiari. Venerdì 20 marzo, all’Oasi OMG di Diego Rizzi a Torino, verrà presentato il libro “Scegli me” con l’autrice Muluye Feraboli. Il progetto C.A.S.A. è finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e ha una durata di 18 mesi, e vede il Forum delle Associazioni Familiari come capofila, affiancato da undici associazioni.

Info, dettagli e prenotazioni: forumfamigliapiemonte5@gmail.com

Mara Martellotta

Quando al Teatro Ariston c’erano i Pandemonium

Sanremo raccontato dai suoi protagonisti

Quando a Sanremo si cantava “Tu fai schifo sempre”. Mancano 5 giorni all’inizio di un Festival in cui troveremo ben 44 volte la parola “amore”, e 14 “cuore”, nei testi dei brani in gara. Mentre nell’ormai lontano 1979 a Sanremo si cantava “Tu fai schifo sempre” e sul palco del Teatro Ariston c’erano i Pandemonium a proporre questa surreale canzone cult, e tra loro l’autore del testo Gianni Mauro che racconta: “siamo nati da un’idea della Rca italiana che voleva creare un laboratorio con tutti i nuovi cantautori sotto contratto. Con me c’erano Amedeo Minghi, Giorgio Bertinelli, Michele Paulicelli e poi alcuni attori, musicisti e cantanti, uomini e donne. Ci misero insieme per fare una specie di comune, come usava allora. Vivevamo tutti insieme, ed il senso era quello di interagire tra di noi: come cantautore potevo confrontarmi con dei musicisti e degli arrangiatori, o far cantare una canzone mia da una cantante, oppure ancora far sentire a Minghi dei pezzi miei, e viceversa lui a me. Era un modo per scambiarci le nostre esperienze, ed anche se eravamo giovanissimi perché avevamo poco più di vent’anni, o forse Amedeo era un po’ più grande ed aveva pure già scritto per i Vianella, ne avevamo tutti quanti comunque già avute.

C’era questo interscambio tra cantautori e cantanti, ed avevamo anche un produttore e arrangiatore, il grande Piero Pintucci, uno dei più grandi autori e arrangiatori italiani che produceva in contemporanea sia noi sia Renato Zero e la Ferri. Gabriella tra l’altro un giorno ascoltò un mio pezzo dal titolo “Lunedì” che volle assolutamente inserire in un suo Lp e che mi aprì le porte come autore, avendo poi in seguito scritto per tanti altri artisti italiani come Gigi Proietti, Lando Fiorini, Gianni Nazzaro e soprattutto collaborato con il maestro Detto Mariano ed il grande Adriano Celentano per fare le sigle dei film di successo negli anni ’80 e ’90, ad esempio, “Il bisbetico domato”, “Il ragazzo di campagna”, “Spaghetti a mezzanotte” ed altri ancora.” Prima di “Tu fai schifo sempre” nel ’79 ci fu però una precedente esperienza, la prima, a Sanremo come corista.

“Sì, nel 1978 con il caro amico Rino Gaetano che aveva già avuto un discreto successo con “Il cielo è sempre più blu”, “Berta filava” e alcuni altri pezzi. Siccome però non veniva fuori in maniera forte la Rca decise di mandarlo a Sanremo per fargli acquisire appunto notorietà. Solo che successe un pò di casino: Rino voleva andarci con “Nuntereggae più”, però la Rca si oppose perché diceva che venivano menzionati troppi nomi di politici e di persone importanti, e quindi non l’avrebbero mai accettata al Festival. Quindi si ripiegò su “Gianna”. L’esperienza del ’78 fu davvero strabiliante e strepitosa perché Rino che io avevo conosciuto qualche anno prima era una persona molto umile, disponibile, e quando si inventò quel finale del “Ma dove vai, cosa fai…” quella specie di filastrocca tarantella, fu il trionfo, iniziò il suo vero successo. Lui volle portare con sé un quartetto e quindi venne a vedere un provino al Cenacolo, un capannone della Rca in aperta campagna dove c’erano tante sale prove e dove venivano tutti, da De Gregori a Battisti alla Schola Cantorum.

Alla fine si convinse che a parte me che già mi aveva scelto perché sembravo un barbone, insomma ero molto caratteristico, con i baffoni, i capelli lunghi e il basco, di portare sul palco dell’Ariston Angelo Giordano perché diceva che assomigliava a Ninetto Davoli, e poi scelse sempre tra i Pandemonium, Monica Bergamaschi e Angiolina Campanelli, due bellissime ragazze molto hippy. Così andammo tutti e quattro con lui a fare questa bellissima esperienza. “Gianna” arrivò a sorpresa terza e quella sera mentre ci stavamo svestendo per andarcene a cena con Rino, il produttore lo chiamò per farlo correre sul palco e riproporre la canzone con noi euforici al seguito.

Per quanto riguarda il 1979 invece, avevo scritto due anni prima una canzone in base a una musica che mi diede Angelo Giordano, che ha fatto parte per due anni dei Pandemonium; mi diede allora un brano senza testo, o meglio con una specie di testo in finto inglese, ed io un giorno mentre stavamo registrando al Teatro Delle Vittorie lo spettacolo televisivo “…E adesso andiamo a incominciare” con Gabriella Ferri, stavo strimpellando la mia chitarrella e mi venne in mente all’improvviso la brillante e strana idea di metterci sopra invece dei soliti amore mio ti amo, ti voglio tanto bene, esattamente il contrario: “Tu fai schifo sempre/ da mattina a sera”! Perché pensai: voglio uscire fuori dalla banalità, voglio fare una cosa dissacrante al massimo, voglio tentare, sempre se il patron del Festival Gianni Ravera accetta, perché sarà un pugno nello stomaco, una cosa totalmente al di fuori di tutti i canoni di Sanremo. Ed un giorno mentre canticchiavo per i fatti miei questo “Tu fai schifo sempre” in un angolo del Delle Vittorie, si trovava a passare di lì Roberto Lerici, uno dei più grandi intellettuali di origine milanese, amico di Fo, Jannacci e che era autore del programma, il quale appena mi sentì cantare la prima strofa si bloccò, ed io molto intimidito e vergognoso gliela feci sentire nuovamente e lui disse: “ma questa è un’idea fortissima, questa se la porti a Sanremo fa il boom, mi devi credere!” Allora io confortato dalle parole di Lerici corsi subito da Piero Pintucci che ne rimase colpito pure lui. Così la completai e quando la sentì Ravera pure lui mi disse: “questa dobbiamo assolutamente portarla a Sanremo perché farà il botto”, ed anche se non vincemmo e non arrivammo tra i primi tre sono 47anni che rimane una canzone famosissima e sempre ricordata.”

Igino Macagno

Grandi cantieri espositivi e strutturali vivono nei Musei Reali

Nell’attraversare la piazzetta Reale, guardi ai grandi manifesti apposti sulla facciata di palazzo Chiablese, e già conosci la bellezza e il gran successo della mostra di Orazio Gentileschi, “un pittore in viaggio”, come s’è già gustato nei giorni scorsi il confronto, tra colori e particolari e tableaux esaurientemente esplicativi, al secondo piano della Sabauda, negli spazi dello Spazio Scoperte, tra i due “Giudizi Universali”, di Beato Angelico l’uno, di Bartholomeus Spranger l’altro: ambedue le mostre visitabili sino al 3 maggio. Esempio di una bella fucina che non cessa mai di forgiare, oggi si sale nel Salone delle Guardie Svizzere del Palazzo Reale per ritrovarti davanti, eccezione fatta nella presenza di Gaetano Di Marino, pragmatico e sostanzioso Segretario Amministrativo, una bella tavola al femminile, sei donne, al centro la guida e direttrice Paola D’Agostino – succeduta a Mario Turetta, che già in precedenti occasioni ha esposto con considerevole fermezza la sua linea di comportamento -, ai lati le Responsabili d’Area, schermo in perfetto movimento di efficienti sinergie, un lungo e bell’esempio di collaboratrici soprattutto e collaboratori nelle fitte pagine della cartella stampa, Annamaria Bava (Gestione e cura delle collezioni), Giovanna Abruzzese (Amministrazione e gestione risorse umane), Barbara Vinardi (Architettura, strutture e sicurezza), Elisa Panero (Mediazione, Accoglienza, Vigilanza e Servizi educativi), Barbara Tuzzolino (Comunicazione e Promozione, “che gode ottima salute”). È “l’omaggio dovuto a chi lavora dietro le quinte – sottolinea D’Agostino che ha voluto tutti intorno a sé -, a chi dimostra ogni giorno capacità di lavoro, continuo, efficace, fatto di lunghe prospettive, a chi conferma a ogni occasione l’orgoglio di appartenere alla compagine dei Musei”, che quest’anno festeggiano i dieci anni della loro esistenza (era il gennaio del 2016, oggi si pensa già appieno alle impostazioni delle prossime tre stagioni), nel top dei primi dieci musei italiani, pietra miliare, per cui qualcosa sarà pur necessario inventare ed è già pronta una serie di eventi culturali che troveranno il loro perfetto contenitore nell’estate.

Cultura, innovazione e valorizzazione del patrimonio”, un’animazione che coinvolge altresì “lo stato d’avanzamento dei cantieri strategici finalizzati alla conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni architettonici, artistici e naturalistici”, che guarda alle differenti collezioni “enciclopediche per numeri e varietà di opere d’arte” ed “inestimabili”, alla loro maggiore fruizione da parte di un pubblico sempre più attento, al loro consolidamento. Educare proprio quel pubblico, accompagnarlo nella molteplice scoperta di un consistente patrimonio, al di là di questa o quella mostra che si possa definire eccellente fiore all’occhiello. “Una mostra in permanenza del collezionismo sabaudo” quindi, mettendo un giusto accento tra “temporaneo e permanente”, ci tiene ancora ad affermare la direttrice dei Musei. In questo panorama che a tratti abbraccia il non visto, il tenuto nascosto, il non sufficientemente frequentato, si inseriranno tre “piccoli” progetti: grazie al contributo della Fondazione CTR, nell’ambito di “Patrimoni sommersi – parte seconda”. sarà possibile eseguire il restauro dell”Armatura indiana B. 52”, presente all’Armeria Reale fin dal 1840 e custodita nei depositi del museo a causa del cattivo stato di conservazione; come nella primavera di quest’anno sarà ulteriormente valorizzata e arricchita con una serie di approfondimenti multimediali dedicati alla tecnica della ceramica la Collezione Lenci, donata in passato dai coniugi Ferrero, come con il sostegno di enti e associazioni in questo stesso anno verrà restaurato il dipinto a olio su pietra che raffigura “L’adorazione dei Magi”, anch’esso in cattivo stato di conservazione, che potrebbe essere legato alla produzione di Cornelis van Poelenburgh e Bartholomeus Breenbergh, artisti olandesi attivi nell’area romana nella prima metà dei Seicento.

A chi ne chiede notizie, la risposta è negativa, nel 2026 l’”Autoritratto” vinciano se ne starà a riposo e non sarà quindi visibile. Nello Spazio Leonardo, al primo piano della Sabauda, in un ulteriore appuntamento con “A tu per tu con Leonardo”, dal 20 marzo al 28 maggio prossimi, verrà esposto il disegno autografo “Tre vedute di testa virile con barba”, che fa parte del corpus del Genio conservato presso la Biblioteca Reale di Torino. Curatori ospiti Simone Facchinetti e Arturo Galansino. A percorrere l’intera seconda metà dell’anno (dal 21 maggio) sino ad attraversarne il limite (si chiuderà il 6 gennaio), i Musei Reali celebreranno la Regina Margherita, prima regina d’Italia, in occasione del centenario della morte con più iniziative. Curata da Lorenza Santa, Fabio Uliana e Maria Luisa Ricci, la mostra “Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Biblioteca e Palazzo Reale” sarà la vetrina di volumi, documenti e fotografie, per la maggior parte inediti, a testimoniare gli interessi artistici della sovrana, il tutto accresciuto dei tanti doni che da ogni parte d’Italia le giungevano, grazie alla vasta popolarità di cui godeva e che aveva saputo nel corso degli anni costruire. Nel corso dell’anno saranno altresì calendarizzate aperture speciali del suo appartamento al primo piano di palazzo Reale, mentre il 12 e il 14 novembre avrà luogo un convegno a lei dedicato. Ancora uno sguardo al femminile: a cura di Elisa Panero, dal 21 maggio al 6 gennaio 2027, ecco “Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia” ospitata nel Medagliere Reale, un vero museo nel museo, una “nuova stagione espositiva” che metterà in scena una selezione di volti femminili di diverse epoche per farle tornare a dialogare con gli spettatori.

Dagli anni a cavallo tra due secoli a quelli che viviamo. Dal primo ottobre sino al 17 gennaio, forse contravvenendo a quanto solitamente ci è proposto in quegli spazi, le sale di palazzo Chiablese ospiteranno la retrospettiva “Still image. Fotografie di Jessica Lange”, omaggio a una delle attrici più moderne e affermate di Hollywood, due premi Oscar, qui in un aspetto forse meno noto, certo per la prima volta esposto in Italia. Un linguaggio fotografico che vedrà la curatela di Anne Morin, un progetto che esplorerà soprattutto il materiale realizzato a partire dalla fine degli anni Novanta, accompagnando il pubblico lungo un viaggio in bianco e nero e ideale sulla Highway, la strada che collega lo stato del Minnesota, dove l’attrice e fotografa è nata, sino a New Orleans, il racconto di un’America rurale “con uno sguardo poetico e malinconico, attento ai luoghi, alle atmosfere e ai dettagli. Dal 15 ottobre l’ospitalità va, nello Spazio Scoperte della Sabauda, alla mostra “Di padre in figlio: l’arte di Giandomenico Tiepolo tra disegno e incisione”, a cura di Sofia Villano, anche la messa a confronto con il profondo sodalizio creativo con il padre Giambattista, una occasione che nasce dall’immenso patrimonio d’incisioni della Sabauda – un patrimonio numericamente e qualitativamente importante di 6800 incisioni – e che offre la possibilità “di presentare gli aggiornamenti dei dati catalografici , di verifica conservativa e inventariale, di ricondizionamento e manutenzione dei fondi di grafica”.

Nell’ambito di quella attività gestionale delle architetture dei Musei di cui sopra si diceva, entro l’anno termineranno i restauri dei due torrioni della facciata nord verso il Giardino Ducale come il nuovo deposito dell’Armeria Reale nelTorrione Ormea. È invece ancora aperto il cantiere, finanziato con fondi PNRR, che vedrà un miglioramento nell’accessibilità e nell’accoglienza del pubblico grazie alla riqualificazione degli spazi, dall’ingresso del Cortile d’Onore, accompagnato da un nuovo sistema di illuminazione a cui s’unità l’installazione di un nuovo totem informativo ricco di indicazioni su orari e attività in corso, per un maggiore orientamento all’interno del complesso espositivo. Già suggerito in precedenti occasioni ma ora in via di fattiva realizzazione il collegamento tra il Museo d’Antichità e le aree dell’antico teatro finora non accessibili e gli spazi della paleocristiana basilica del Salvatore: progetti in un venire più o meno immediato che avranno concretezza con la richiesta e l’ottenimento dell’ulteriore fondo di 200mila euro, senza tralasciare il restauro della Fontana dei Tritoni posta nei Giardini, rivista nell’illuminazione e nell’impianto idraulico. Grazie alla Fondazione CRT e alla Legge 190, si guarderà al Bastion Verde, antico bastione cinquecentesco posto sul margine nord-est delle mura romane, mentre con l’apporto collaborativo della Fondazione Compagnia San Paolo sono in corso le verifiche tecniche che porteranno alla riapertura delle Serre Reali.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Biblioteca Reale, Salone Palagiano, foto Musei Reali Torino; Leonardo da Vinci, “Tre vedute di testa virile con barba”, Biblioteca Reale di Torino, foto Musei Teali Torino; Giandomenico Tiepolo, “Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia di un albero”, Galleria Sabauda, foto Museo Reale Torino; “Minnesota, 1992”, Jessica Lange Courtesy Howard Greenberg Gallery NY

Riapre domenica 1⁰ marzo la statua di San Carlo, ad Arona

Dopo la chiusura invernale, si celebra l’apertura della statua di San Carlo, ad Arona, domenica 1⁰ marzo alle ore 10 e alle 14.30, pensate per accompagnare i visitatori tra la storia e le curiosità legate a questo imponente monumento dedicato a San Carlo Borromeo. La statua di San Carlo Borromeo, rinominata affettuosamente “San Carlone”, è una delle più alte al mondo accessibili all’interno, ed è stata voluta nel Seicento da Federico Borromeo per celebrare il cugino santo nato ad Arona nel 1538. Da oltre tre secoli domina il lago Maggiore con gli oltre 35 metri d’altezza, ed è da sempre punto di riferimento spirituale e identitario del territorio. Durante la visita, una scala a chiocciola conduce al terrazzo panoramico, ai piedi della statua, da cui si apre una suggestiva vista sul lago Maggiore. Per chi desideri vivere l’esperienza completa è possibile accedere all’interno del monumento grazie a una scala alla marinara. Il biglietto d’ingresso comprende l’accesso al giardino botanico, ideale per una sosta nel verde, arricchito dalle sculture di Marco Mantovani, artista neoilluminista riconosciuto a livello internazionale e allievo di maestri come Lodovico Pogliaghi e Francesco Messina. La statua di San Carlo è gestita da Archeologistics, impresa sociale impegnata nella valorizzazione di beni e monumenti culturali per conto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, proprietaria del complesso.

Visite guidate: 1 marzo ore 10 e 14.30 – orari di marzo: venerdì, sabato, domenica 10-17. Ultimo ingresso 16.30

Biglietti: intero 13 euro – ridotto 8 euro per ragazzi dai 6 ai 16 anni – 5 euro per persone con disabilità e accompagnatore e abbonamento Musei Piemonte.

Contatti: statuasancarlo@ambrosiana.it

Telefono:0322 249669 – 328 8377206

Gian Giacomo Della Porta

L’eleganza della sottrazione: moderno, minimal e contemporaneo

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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La scorsa settimana abbiamo attraversato i secoli attraverso immagini di ambienti dall’eleganza solenne degli stili d’ispirazione storica, è quindi naturale oggi fare un passo in avanti nel tempo.

Se il Classico, il Neoclassico e il Barocco raccontano la casa come rappresentazione, gli stili contemporanei e minimal raccontano la casa come scelta consapevole.

Meno scenografia, più intenzione.
Meno decorazione, più funzione.

Con il Novecento e poi con il nuovo millennio, l’abitare cambia profondamente: si riducono le superfici, si semplificano i nuclei familiari, si cercano luce, fluidità, praticità. Lo spazio non deve più dimostrare, ma funzionare. E possibilmente farlo con eleganza.

Dobbiamo dunque distinguere tra stile moderno , minimale e contemporaneo che spesso vengono confusi tra loro:

Stile Moderno

Lo stile moderno nasce con il razionalismo e con l’idea che la forma debba seguire la funzione. Linee pulite, geometrie chiare, volumi netti. Gli arredi si alleggeriscono, le superfici diventano lisce, i materiali industriali – vetro, acciaio, cemento – entrano nella quotidianità domestica.

I colori sono spesso neutri, con contrasti calibrati tra chiari e scuri. Non c’è spazio per l’ornamento superfluo: ogni elemento deve avere una ragione. È uno stile che comunica ordine mentale prima ancora che estetico.

A Torino lo si ritrova spesso nelle nuove costruzioni, negli appartamenti ristrutturati con taglio contemporaneo, nelle case di chi desidera pulizia visiva e rigore.

Stile Minimal

Il minimalismo è un passo ulteriore. Non è solo riduzione, è sottrazione.
“Less is more” non è uno slogan, ma un principio progettuale.

Gli ambienti minimal sono ariosi, essenziali, quasi silenziosi. Le palette cromatiche si muovono tra bianco, beige, grigi chiari, talvolta interrotti da un unico accento deciso. Gli arredi sono pochi, selezionati, spesso integrati nell’architettura stessa.

Il rischio del minimal è la freddezza; la sua forza è la purezza. Funziona quando è accompagnato da materiali di qualità, luce naturale ben studiata e proporzioni corrette. Non è povertà decorativa: è disciplina.

Stile Contemporaneo

Spesso confuso con il moderno, lo stile contemporaneo è in realtà più fluido. Non si lega a un’epoca precisa ma interpreta il presente, accogliendo innovazioni tecnologiche, nuove sensibilità ambientali e contaminazioni.

Linee pulite sì, ma con maggiore morbidezza. Spazi aperti, cucina e living integrati, attenzione alla sostenibilità dei materiali. Le palette restano neutre, ma possono accogliere nuance calde, texture materiche, elementi di design iconico.

È lo stile più diffuso oggi nelle abitazioni urbane: rassicurante, elegante, adattabile. Permette di mescolare con equilibrio pezzi moderni e dettagli più personali.

Il filo conduttore

Ciò che accomuna moderno, minimal e contemporaneo è una nuova idea di abitare: la casa non come vetrina, ma come organismo funzionale. Un luogo che deve semplificare la vita, non complicarla.

In un momento storico in cui i metri quadri si riducono e la qualità dello spazio diventa centrale, questi linguaggi rispondono a un bisogno reale: ordine, luce, proporzione, leggerezza.

Eppure, anche qui, la differenza non la fa l’etichetta. La fa il progetto.
Un minimal improvvisato può diventare anonimo. Un contemporaneo mal calibrato può risultare impersonale. È sempre la misura a determinare l’eleganza.

Nel prossimo appuntamento della rubrica continueremo questo viaggio attraversando gli stili urbani e naturali, quelli che mescolano industriale e materia, Nord Europa e Mediterraneo. Perché conoscere i linguaggi dell’arredo non serve a catalogare le case, ma a comprendere quale spazio ci rappresenta davvero.

Attivisti pro – Pal: 18 tra arresti e obblighi di firma per danneggiamento, lesioni e violenza

Dopo le indagini della Polizia di Stato di Torino, coordinate dalla Procura, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo ha disposto 18 misure cautelari nei confronti di altrettanti militanti dell’area antagonista (11 uomini e 7 donne). Si tratta di 5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma quotidiani e un divieto di dimora nel Comune di Torino. I reati contestati sono danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

I provvedimenti sono stati eseguiti questa mattina.

Il primo episodio riguarda la manifestazione a sostegno della Global Sumud Flotilla del 24 settembre. Quel giorno circa 1.500 persone si sono radunate in piazza Castello e hanno sfilato fino alla stazione di Porta Susa. Qui un gruppo di circa 700 manifestanti ha forzato un accesso, è entrato nello scalo ferroviario e ha occupato i binari per circa un’ora e venti minuti, bloccando la circolazione dei treni.

Un secondo episodio risale al 2 ottobre. Al mattino una trentina di attivisti ha raggiunto in bicicletta l’aeroporto “Sandro Pertini” di Caselle, ha tagliato la recinzione ed è entrata nell’area aeroportuale, provocando la sospensione dei voli per circa mezz’ora.

La sera stessa si è svolto un corteo di circa 10.000 persone che, dopo aver attraversato il centro, ha raggiunto le OGR, dove il giorno successivo era prevista, nell’ambito dell’Italian Tech Week, la partecipazione del fondatore di Amazon Jeff Bezos e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Alcuni manifestanti hanno scavalcato e aperto i cancelli permettendo ad altri di entrare. All’interno sono stati danneggiati arredi, monitor, vetrate e quattro auto Stellantis; gli addetti alla sicurezza sono stati spintonati e strattonati. Durante l’intervento del Reparto Mobile per allontanare i presenti, due agenti sono rimasti feriti (10 giorni di prognosi) dopo il lancio di un’anguria da un corridoio sopraelevato.

Il 3 ottobre, nell’ambito della mobilitazione contro l’Italian Tech Week, circa 1.300 attivisti hanno sfilato attorno alle OGR tentando più volte di entrare e lanciando oggetti contro le forze dell’ordine. Il gruppo si è poi spostato davanti alla sede di Leonardo in corso Francia, dove sono stati lanciati bottiglie e pietre contro gli agenti: sei operatori del Reparto Mobile sono rimasti feriti (prognosi fino a 30 giorni) e sono state danneggiate alcune auto dei dipendenti nel parcheggio.

Un altro episodio riguarda l’irruzione nella sede della Città Metropolitana di Torino il 14 novembre, al termine del corteo “No Meloni Day”. Alcuni manifestanti hanno tentato di entrare dal passo carraio che conduce al garage, colpendo gli agenti con calci, aste di bandiera e oggetti vari, tra cui sellini di bicicletta ed un estintore, il cui contenuto era stato spruzzato contro la polizia. Nove operatori sono rimasti feriti (7 giorni di prognosi). Per questi fatti era già stato arrestato in flagranza differita uno dei partecipanti.

L’ultimo episodio contestato riguarda l’ingresso nella sede del quotidiano “La Stampa” il 28 novembre, al termine del corteo per lo sciopero generale. Circa 80 persone hanno scavalcato i cancelli ed entrato nell’edificio, danneggiando porte e una telecamera di sorveglianza e lasciando scritte sui muri.

Grazie agli elementi raccolti dalla Digos di Torino sono stati denunciati diversi presunti responsabili. Sono state inoltre eseguite 21 perquisizioni domiciliari, a cui se ne sono aggiunte altre tre, anche di tipo informatico, con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica.

Mamme in poesia. Quarta classificata una mamma di Torino

 

Silvia Accardo, con la poesia “La luce che non si spegne”

Anche quest’anno ha ottenuto un notevole successo un importante evento legato a Miss Mamma Italiana, concorso nazionale di bellezza e simpatia ideato da Paolo Teti della Te.Ma Spettacoli e dedicato alla figura della mamma, riservato a tutte le mamme di età compresa tra i 25 e i 45 anni, con fascia Gold per le mamme dai 46 ai 55 anni e “Evergreen” per le mamme con più di 56 anni.

“Miss Mamma Italiana” sostiene “Arianne”, Associazione Nazionale Onlus  per la lotta all’Endometriosi, una malattia progressiva invalidante, ancora poco conosciuta e che colpisce quasi quattro milioni di donne in età fertile. Si tratta di “Mamme in poesia” , un concorso di poesie e racconti brevi a tema il Natale, che per questa settima edizione ha coinvolto 24 mamme Miss, che nei 33 anni del Concorso si sono aggiudicate una fascia di premiazione, sfoderando la loro vena artistica e cimentandosi nella stesura di poesie e racconti brevi dedicati al Natale.
“Mamme in poesia”,  evento organizzato da Te.Ma Spettacoli,  con il patrocinio dell’Associazione Culturale “Le arti di Atena”, anche per questa edizione in collaborazione con “Uniquelpels alta cosmesi” si è  svolto anche per questa edizione online.

Le mamme ‘Miss’ di diverse regioni italiane hanno presentato le loro poesie inviando un  video presente sulla pagina Facebook di “Miss Mamma Italiana” e sul suo canale youtube. Una giuria tecnica presieduta dal giornalista e scrittore Davide Buratti ha decretato le vincitrici, che domenica 15 febbraio scorso sono state premiate nello spazio eventi del centro commerciale “I Malatesta” di Rimini, nell’ambito di un evento condotto da Paolo Teti.

Le prime sei mamme premiate sono state: Marina Vasirani, 62 anni, libera professionista di Brescia, con la corona, il trofeo e un’opera del maestro Werther Vincenzi, per la poesia ”Il dono che non si può impacchettare”; a Ginetta Carrubba, 63 anni, insegnante  di Osimo ( AN)  è andato il premio speciale “Rimini i Malatesta” con la poesia “C’è Natale e Natale”; seconda classificata Ketty Miozzo, 45 anni, educatrice di asilo nido di Curtarolo (PD) con la poesia “Natale di luci e silenzi”; terza classificata Itohan Enehikhare, 48 anni, titolare di una gelateria di Canaro ( RO), con la poesia “Natale che vorrei”.
La quarta classificata è risultata la torinese Silvia Accardo, 58 anni, impiegata, con la poesia intitolata “ La luce che non si spegne”
Quinta e sesta classificata sono risultate rispettivamente Manila Mariani, 52 anni , impiegata di Loreto, in provincia di Ancona, con la poesia “È  Natale” e Elisa Fontanelli, 44 anni, insegnante di scuola d’infanzia di Capannori nel Pisano con la poesia dal titolo “Il Natale per me”.

Le mamme interessate a partecipare al concorso a loro dedicato , di cui l’iscrizione è  gratuita, possono contattare la Te.Ma Spettacoli al numero 0541 344300 o visitare il sito www.missmammaitaliana.it o la pagina Facebook Miss Mamma Italiana.

Mara Martellotta

Il Politecnico e la cooperazione accademica tra Italia e Uzbekistan

Primo tra gli atenei con due progetti di cooperazione finanziati (sui 200 presentati)

 

Il Politecnico di Torino, con il Rettore Stefano Corgnati e il Vicerettore per l’Internazionalizzazione Alberto Sapora, ha partecipato al “2nd Rectors’ Forum of Italian and Uzbek universities”, iI Forum dei rettori italiani e uzbeki che si è tenuto il 18 febbraio a Roma, nell’ambito dell’incontro bilaterale “Innovation and academic cooperation between Italy and Uzbekistan. State of the art and new perspectives for the future” alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e Kongratbay SHARIPOV, Minister of Higher Education, Science and Innovation dell’Uzbekistan.

Durante l’incontro dedicato all’innovazione e ai rapporti di cooperazione accademica tra Italia e Uzbekistan sono stati presentati i progetti che, a seguito di valutazione tecnico-scientifica, sono stati selezionati e ammessi a finanziamento all’interno della call internazionale “Joint Actions and programmes in the framework of the Memorandum of Understanding on Cooperation in fields of Science, Technology and Innovation 2024-2027”.

Ottimo il risultato raggiunto dal Politecnico di Torino, unico ateneo con 2 progetti finanziati, in collaborazione con il Turin Polytechnic University in Tashkent, sui 10 progetti selezionati tra 200 proposte.

Il Rettore Stefano Corgnati, in riferimento ai risultati del bando bilaterale Italia-Uzbekistan, commenta: “siamo molto soddisfatti di questo risultato che ci vede collaborare insieme al Turin Polytechnic University in Tashkent, perché rappresenta molto bene il cambio di passo nell’impostazione dell’approccio che ci caratterizza in Uzbekistan. Da una focalizzazione concentrata sull’education, oggi ci si dirige maggiormente verso una combinazione di education & research, nel solco del percorso che stiamo perseguendo anche al Politecnico”.

“Questo forum e questi risultati sulla ricerca, come sempre, al di là dell’eccellenza dei singoli, esprimono il frutto di un lavoro di squadra consolidato nel tempo. A tutti gli effetti, il Politecnico di Torino rappresenta un riferimento universitario consolidato in tutta l’Asia centrale”, aggiunge il Vicerettore per l’Internazionalizzazione Alberto Sapora.

I progetti selezionati

 

NOVABONE-Novel technologies for the development of high-added-value bioactive glass scaffolds and coatings for bone repair

Coordinatore di progetto: Politecnico di Torino (ref. PoliTo: Prof. Francesco Baino – DISAT)

Partner di progetto: Politecnico di Milano, Turin Polytechnic University in Tashkent e Tashkent State Dental Insititute

Considerato il problema causato dalle gravi perdite ossee dovute a traumi, tumori o infezioni che generano difetti critici che non guariscono spontaneamente e comportano elevati costi clinici e sociali, NOVABONE propone l’uso di vetri bioattivi per favorire la rigenerazione ossea, sviluppando scaffold porosi per l’ingegneria tissutale e rivestimenti bioattivi per migliorare l’osteointegrazione degli impianti metallici. Verrà selezionata e ottimizzata una composizione di vetro bioattivo adatta sia alla stampa 3D di scaffold sia al coating di protesi. I prototipi saranno caratterizzati dal punto di vista fisico-meccanico e testati in vivo per valutarne l’efficacia clinica.

W4GC- Water for Growing Cities

Coordinatore di progetto: Politecnico di Torino (ref. PoliTo: Prof. Riccardo Vesipa – DIATI)

Partner di progetto: Turin Polytechnic University in Tashkent e Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara

Il progetto mira a sviluppare un modello di distretto a neutralità idrica per le città del futuro, con particolare attenzione alla gestione sostenibile delle risorse idriche in ambito urbano. Gli obiettivi principali includono l’analisi del ciclo idrologico urbano, la valutazione di politiche e tecnologie esistenti (come pareti e tetti verdi o bacini di raccolta delle acque piovane) e la definizione di criteri per nuove soluzioni innovative adattate al contesto regionale. Tra i risultati attesi vi sono linee guida per modelli quantitativi di idrologia urbana, un blueprint per distretti water-neutral e indicazioni per integrare tecnologie innovative e IoT nelle smart city. Il progetto produrrà benefici nel breve, medio e lungo termine, migliorando l’approvvigionamento idrico, riducendo il rischio di alluvioni e puntando alla chiusura del ciclo idrico urbano. Il consorzio opererà come Centro di Competenza in Centro-Asia per orientare lo sviluppo urbano verso la sostenibilità idrica.

Alla Fondazione Amendola al via “Bella Storia”

Parte alla Fondazione Giorgio Amendola il progetto di animazione socio-culturale di prossimità in Barriera di Milano e Aurora, con la Sala Prove dei Podcast e due festival e iniziative per cambiare la realtà e la percezione nei quartieri.
Con la costituzione del Comitato di Coordinamento, avvenuta venerdì 13 febbraio scorso, è ufficialmente partito il progetto dal titolo “Bella storia.  Racconti del territorio ed animazione socio-culturale di prossimità”, finanziato nell’ambito del PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, finalizzato alla promozione di interventi nei quartieri Barriera di Milano e Aurora.

Da oggi fino al 31 dicembre 2027 la Fondazione Giorgio Amendola, in qualità di capofila del partenariato, coordinerà un articolato programma di attività educative dedicate alla narrazione, alla formazione e alla partecipazione giovanile, con l’obiettivo di rafforzare coesione sociale, cittadinanza attiva e nuove competenze culturali nei territori interessati.
Il progetto prende forma attraverso il percorso “Sulle vie del futuro- Giovani che non  si arrendono” ed unisce laboratori multimediali  a musica urban, eventi comunitari a residenze artistiche e produzioni culturali condivise.
Tra le iniziative più significative del biennio, l’allestimento dell’Hub del Podcast, la Sala delle prove dei podcast a partire da maggio 2026, presso la sede della Fondazione Amendola, spazio stabile di produzione e formazione aperto a giovani, scuole, associazioni e cittadini a partire dal maggio 2026 e le due edizioni del Torino Podcast Festival il 4-7 giugno 2026 e nel novembre 2027. Si terranno laboratori, eventi conviviali e comunitari, corsi e workshop. I workshop e il Festival saranno coordinati dal collettivo Sound Design Italia.

Le attività si svilupperanno lungo l’asse tra via Bologna, corso Giulio Cesare e Lungo Dora Napoli, coinvolgendo direttamente oltre trecento persone, in particolare ragazzi del quartiere, giovani richiedenti asilo, studenti universitari, e raggiungeranno una platea ancora più vasta attraverso contenuti audio-video, eventi pubblici e, soprattutto, il Torino Podcast Festival, che nella prima edizione del prossimo giugno inaugurerà ufficialmente l’hub e lancerà il percorso triennale del progetto.
Il partenariato, guidato dalla Fondazione Amendola, vede la partecipazione  della Cooperativa Le Soleil, della Fondazione Relife ETS e di Panacea Social Farm, con la collaborazione di Panafricando.

“Insieme – dichiara Domenico Cerabona direttore della Fondazione Amendola – lavoreremo per trasformare il racconto del territorio con gli strumenti dell’inclusione e dello sviluppo sociale, contrastando stereotipi e marginalità attraverso modelli positivi di sviluppo, impegno, creatività e solidarietà.  Pensiamo davvero di aver individuato un modello innovativo di cittadinanza culturale di prossimità, in cui arte, linguaggi digitali e partecipazione attiva possono diventare fattori di rigenerazione  urbana e di fiducia collettiva”.

Mara Martellotta

Emergenze e sanità, il Piemonte chiede più competenze: via libera del Governo

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Gli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia differenziata sottoscritti tra il Governo e le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria sono stati presentati oggi al Consiglio dei Ministri, alla presenza dei Presidenti delle quattro Regioni che hanno avviato il confronto con lo Stato.

Si tratta di un momento istituzionale significativo, che riguarda il riconoscimento alla Regione Piemonte di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia in ambiti strategici non collegati ai LEP o per i quali questi risultano già definiti dalla normativa vigente.

Nel dettaglio, gli schemi prevedono l’attribuzione di specifiche funzioni nei settori della protezione civile, delle professioni, della previdenza complementare e integrativa, oltre che della tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di ambiti ritenuti immediatamente funzionali alla crescita e allo sviluppo del territorio regionale e coerenti con il principio di sussidiarietà.

“Oggi abbiamo compiuto un passo importante per rafforzare il nostro Paese – dichiara il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio -. L’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione italiana e rappresenta uno strumento che consente di avvicinare le istituzioni ai cittadini, rendendo più rapide ed efficaci le risposte ai bisogni dei territori. Penso, ad esempio, a una materia strategica come la protezione civile. Il Piemonte è una terra straordinaria ma anche fragile, che deve fare i conti con criticità legate all’assetto idrogeologico, al rischio di alluvioni e agli effetti sempre più frequenti delle calamità naturali. Con l’atto di oggi poniamo le basi affinché il presidente della Regione possa dichiarare lo stato di emergenza direttamente sul proprio territorio, senza dover attendere tempi lunghi per le verifiche da parte del Governo centrale. Un altro esempio riguarda la sanità e la valorizzazione delle professioni sanitarie. In Piemonte, con oltre 1.200 Comuni e vaste aree montane, garantire la presenza dei medici nelle vallate più periferiche è sempre più complesso. Oggi non è possibile prevedere incentivi specifici per chi sceglie di operare nei piccoli centri; con l’attuazione dell’intesa, invece, la Regione potrà valorizzare, anche attraverso risorse proprie, i professionisti che assicurano servizi essenziali nei territori più fragili, garantendo così il diritto alla salute in modo uniforme su tutto il territorio. È un esempio concreto di come questo percorso non divida – conclude il presidente Cirio -, ma al contrario rafforzi l’unità del Paese, migliorando la capacità dello Stato di intervenire in modo tempestivo e vicino alle comunità locali”.

Le intese delineano quindi l’assegnazione alla Regione Piemonte di competenze specifiche in ambiti considerati strategici: dalla protezione civile, con maggiori margini decisionali e operativi nella gestione delle emergenze; al sistema delle professioni, con la possibilità di regolamentare nuove figure professionali di interesse regionale; alla previdenza complementare e integrativa, con l’attivazione di strumenti territoriali dedicati anche al personale pubblico, in particolare sanitario; fino alla tutela della salute e al coordinamento della finanza pubblica sanitaria, attraverso una programmazione economica, tariffaria, organizzativa e strutturale più flessibile, nel pieno rispetto dei livelli essenziali di assistenza definiti a livello nazionale.

“Il passaggio odierno in Consiglio dei Ministri rappresenta un momento importante nel percorso di riconoscimento di ulteriori forme di autonomia alla Regione Piemonte – dichiara l’assessore all’Autonomia, Enrico Bussalino -. Parliamo di competenze che consentiranno una gestione più efficiente di ambiti strategici come la protezione civile, il sistema delle professioni e l’organizzazione delle risorse in ambito sanitario, con l’obiettivo di rendere più rapide ed efficaci le risposte ai cittadini e ai territori. L’autonomia differenziata deve essere uno strumento di responsabilità e di sviluppo, capace di rafforzare la capacità programmatoria delle Regioni senza incidere sull’unità del sistema nazionale e nel pieno rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni”

L’approvazione degli schemi di intesa preliminare costituisce ora il passaggio propedeutico alla trasmissione del testo alla Conferenza Unificata e, successivamente, al Parlamento.