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Al Corpo AIB Piemonte il premio “Giuseppe Zamberletti”

Il Corpo Antincendi boschivi del Piemonte è stato insignito ieri pomeriggio del Premio nazionale “Giuseppe Zamberletti”, istituito dal Dipartimento nazionale della Protezione civile e dedicato al fondatore della Protezione civile moderna italiana.

Il riconoscimento, nel corso di una cerimonia svoltasi a Roma, è stato consegnato dal capo dipartimento Fabio Ciciliano a Corrado Busnelli, ispettore generale del Corpo AIB Piemonte “Giulia Bagnati” di Bellinzago (NO), alla presenza del direttore regionale delle Opere pubbliche Bruno Ifrigerio e del dirigente della Protezione civile regionale Franco De Giglio.

Nella motivazione è riportato: «Per l’impegno profuso nella lotta agli incendi boschivi in Francia nell’estate 2025. Il Corpo ha contribuito a consolidare le procedure di intervento dell’Italia all’interno del Meccanismo Europeo di Protezione Civile».

Il premio valorizza così l’impegno quotidiano del Corpo AIB Piemonte, punto di riferimento essenziale del sistema regionale di Protezione civile, protagonista nelle attività di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi e negli interventi legati alle principali emergenze che hanno colpito il territorio negli ultimi anni.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha definito l’assegnazione del premio «un motivo di grande orgoglio per tutta la Regione Piemonte. Questo riconoscimento rende merito a una realtà che incarna al meglio i valori della Protezione civile: servizio, competenza, spirito di sacrificio e profondo legame con il territorio. Il Piemonte può contare su un sistema di volontariato solido e preparato, capace di affrontare le emergenze con serietà e professionalità, e il Corpo AIB ne rappresenta una delle colonne portanti».

L’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi rileva che «in questi anni di governo della Giunta Cirio abbiamo affrontato numerose emergenze, dagli incendi boschivi agli eventi meteorologici estremi, e in ogni occasione il Corpo AIB del Piemonte è stato presente, operativo e determinante. Parliamo di centinaia di interventi sul territorio, spesso in condizioni complesse e rischiose, che hanno visto i volontari AIB lavorare fianco a fianco con il sistema regionale di Protezione civile, dimostrando preparazione, tempestività e grande senso di responsabilità.
Questo premio riconosce quindi un lavoro concreto, fatto sul campo, e rafforza il legame tra la Regione e i volontari. Come assessore alla Protezione civile ho sempre ritenuto fondamentale essere vicino a chi interviene in prima linea, e continueremo a investire su formazione, mezzi e prevenzione, perché il Corpo AIB rappresenta una risorsa strategica per la sicurezza del Piemonte».

La prima edizione del Premio nazionale “Giuseppe Zamberletti” è stata promossa dal Dipartimento nazionale della Protezione civile in occasione del 50° anniversario del terremoto del Friuli-Venezia Giulia del 1976, l’evento dal quale prese avvio, grazie alla visione strategica dell’allora commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, il percorso istituzionale ed operativo che ha portato alla creazione dell’attuale Servizio nazionale di Protezione civile.

Nove persone in manette per spaccio di droga

Sono nove le persone arrestate nei primi giorni dell’anno dalla Polizia di Stato a Torino, nell’ambito dell’attività di contrasto allo spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti svolta dai poliziotti della Squadra Mobile.

Durante il controllo di un esercizio pubblico di via Fossata, gli agenti hanno notato un quarantaquattrenne di nazionalità marocchina che, nascondendosi fra gli avventori del locale, cercava di occultare in bocca un sacchetto, risultato poi contenere un involucro di cocaina. Nello zaino che l’uomo aveva con sé, invece, gli agenti hanno rinvenuto trecento grammi di hashish e della cocaina. Da successivi accertamenti il soggetto è risultato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, in quanto già gravato da una condanna in materia di sostanza stupefacenti.

I controlli hanno anche riguardato diverse aree verdi della città. All’interno del Parco Dora, sono stati intercettati due soggetti senegalesi intenti a cedere della sostanza stupefacente in cambio di denaro. Nel primo caso, dopo un breve inseguimento, è stato fermato e arrestato un ventiquattrenne che aveva con sè diverse dosi di crack già pronte allo smercio.

Anche l’altro pusher senegalese, di trent’anni, era in possesso di 36 frammenti di crack. A carico di entrambi sono stati sequestrati diverse centinaia di euro in contanti, provento dell’attività illecita.

Nei pressi dell’area delle Piscine Sempione, invece, sono stati arrestati un trentottenne senegalese e una ventunenne italiana. Gli stessi sono stati trovati in possesso di 20 grammi di crack pronto per lo spaccio.

A seguito dell’attività di prevenzione svolta, inoltre, gli operatori della Squadra Mobile hanno fatto irruzione in un’abitazione in via Thures, in cui erano stati notati dei movimenti sospetti. Nell’appartamento, ove vive un cittadino italiano, poi tratto in arresto, sono stati rinvenuti oltre 2 kg di hashish, 3 bilancini, e materiale vario utile al confezionamento dello stupefacente, oltre alla somma di 200 euro in contanti.

Inoltre, nella costante attività di prevenzione e repressione, sono stati eseguiti 3 arresti di pusher che si muovevano a bordo di monopattino.

Un ventitreenne gabonese è stato arrestato nel quartiere Madonna di Campagna, per la cessione di sostanza stupefacente, nonostante il tentativo dello spacciatore di darsi alla fuga col monopattino.

Due cittadini marocchini di 23 anni sono stati, infine, arrestati in zona Barriera Milano, scongiurando anche qui la fuga col velocipede. Gli agenti della Squadra Mobile li hanno fermati dopo la cessione, fra loro, di 5 panetti di hashish, per un peso complessivo di quasi 400 grammi. Un’altra ventina di grammi di sostanza stupefacente sono stati rinvenuti dagli agenti nell’abitazione di uno dei due.

Preme segnalare che nel corso del 2025 la squadra specializzata dei “Falchi”, in materia di droga, ha tratto in arresto 147 persone, delle quali 125 in flagranza di reato, e ne ha denunciate all’A.G. 55 in stato di libertà. Nello stesso periodo, sono stati sequestrati 190 kg di hashish; 91 di marijuana25 di cocaina17 di ketamina e oltre 3 chili di altre sostanze.

Tgr Piemonte: “Dal territorio si guarda lontano e da lontano si guarda al territorio”

INTERVISTA AL CAPOREDATTORE FRANCESCO MARINO

Di Beatrice Pezzella

Vorrei iniziare facendo un breve recap del 2025. Non c’è dubbio che sia stato un anno in cui non ci siamo fatti mancare nulla in termini di notizie, eventi e, purtroppo, tragedie. Si ricorda un avvenimento in particolare che ha registrato un numero di interazioni sopra la media? Penso in primis agli ATP, torneo sportivo di interesse mondiale.

F.M.: Sicuramente gli ATP hanno rappresentato un impegno regionale straordinario in quanto con essi non esiste solo l’elemento sportivo, ma anche quello economico che colloca Torino al centro di una conversazione di scala globale. Il 2025 è stato l’anno di piena consapevolezza del territorio dell’evento in quanto la partenza e l’anno successivo hanno avuto luogo negli anni del COVID, il 2023 è stato il primo anno per così dire “vero”, nel 2024 abbiamo preso le misure per i numeri che comporta e il 2025 ha portato la piena esplosione dell’evento.

Ci sono state anche numerose questioni legate a processi importanti come quello dei Murazzi, del gioielliere di Grinzane Cavour o la morte degli operai nella tragedia di Brandizzo. Si tratta di fatti che per il territorio hanno una loro rilevanza di proiezione: il processo ai Murazzi rappresenta uno spaccato necessario di riflessione sul modo di intendere la vita, il divertimento e le responsabilità che si hanno da quando si è raggiunta l’età della ragione. Allo stesso modo, Brandizzo rappresenta l’impellente necessità di un territorio di salvaguardare il diritto alla sicurezza sul lavoro. Così come Grinzane Cavour ha aperto un dibattito enorme sull’impossibilità di pensare di potersi fare giustizia da soli.

A più di 70 anni dalla nascita della televisione, il piccolo schermo continua ad essere il riflesso della società. Nel loro importantissimo lavoro di ricerca e riscoperta, i Professori universitari Zeni e Fassone hanno digitalizzato una grande quantità di materiale della storica televisione piemontese Videogruppo (si veda il Progetto ATLAS), riportando alla luce lo stretto rapporto tra la telecamera e i cittadini piemontesi della seconda metà del XX secolo. E’ ancora forte questo rapporto? Come è cambiato ed evoluto nel corso degli anni?

F.M.: In Piemonte il rapporto tra telespettatori e Tgr è stato sempre fortissimo e lo è tutt’ora. Nell’ambito delle otto regioni italiane con la platea televisiva più grande (Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Sicilia e Puglia) la Tgr Piemonte ha il più alto share in tutte e tre le sue edizioni televisive, ossia Buongiorno Regione e i Telegiornali delle 14.00 e delle 19.35. Questo dato, fornitoci da analisi statistiche sempre più precise, è allo stesso tempo un motivo di vanto ma anche un’enorme responsabilità: bisogna continuare a coltivare tale rapporto, soprattutto all’insegna della puntualità, della credibilità, dell’impegno nel raggiungere territori sempre più lontani dal capoluogo.
Inoltre, da 5 anni esiste una piattaforma web per ogni sito regionale e quello della Tgr Piemonte conta quasi un milione di click su base mensile.
Tuttavia, bisogna tenere a mente che ci si confronta con platee televisive che hanno subito una forte contrazione rispetto a qualche anno fa anche a causa dell’ampliamento infinito dei contenuti che arrivano sul televisore anche sotto forme diverse. Noi ci guardiamo attorno con molta curiosità. La platea dello share rispecchia un pubblico più tradizionale, con un’età media alta, però è anche vero che essa porta con sé anche il rispettivo nucleo familiare costituito anche di ragazzi.
Il dato del web, invece, racconta una fruizione diversa e più giovane, frammentata e distribuita su vari device.

Sicuramente la digitalizzazione dei contenuti televisivi – visibili sia in diretta streaming che successivamente sul sito della Tgr Piemonte – ha significativamente influito su come gli spettatori fruiscono i programmi del piccolo schermo.

F.M.: Certo, fortunatamente noi, ad oggi, abbiamo gran parte del nostro archivio digitalizzato e questo è un cammino che non si arresta in quanto più passano gli anni più si recupera materiale su scala nazionale. Il Tgr Piemonte cerca di sfruttare ed utilizzare questa risorsa in modo originale e funzionale: ad esempio, durante le vacanze di Natale abbiamo riproposto dei servizi natalizi degli ultimi decenni utilizzando del materiale d’archivio. Questo è anche un modo di confrontare i cambiamenti della città, dei suoi costumi e delle sue abitudini in quanto, come ricorda il Direttore Roberto Pacchetti, “il territorio è il nostro mestiere”.
In particolare qua a Torino il progetto Rai Teche ha investito molto sul tema, dislocando nel capoluogo gran parte di queste attività accessibili al pubblico sia attraverso i canali multimediali sia attraverso la Bibliomediateca che è diventata un nucleo di studio molto importante. Questo rappresenta sia un vanto che un dovere da parte della Rai, l’azienda editoriale più importante d’Italia. Di fatto, siamo un manuale di Storia dell’ultimo secolo di questo Paese, prima con la radio, poi con la televisione.

Ognuno di noi è un possibile portatore di notizie da quando viviamo con il telefono in mano. Anche per questo motivo il Tgr Piemonte ha una sezione dedicata interamente alle segnalazioni dei cittadini. Quanto è importante il contributo dei singoli privati nella diffusione delle notizie al giorno d’oggi e quanto influisce sulla costruzione della narrazione?

F.M.: Credo che lo spazio riservato alle segnalazioni dei cittadini sia un dovere del servizio pubblico, in quanto il suo valore risiede nel sapere che c’è un rapporto e un’interazione tra cittadino e Tgr riguardo i temi di tutti i giorni. E’ capitato che da tali segnalazioni abbiamo messo insieme i pezzi e abbiamo scelto di fare un approfondimento settimanale.

Se c’è un settore che può essere realmente danneggiato da un cattivo uso dell’intelligenza artificiale è quello della comunicazione e della notizia. In un’epoca in cui è sempre più difficile riconoscere un prodotto reale da uno artificioso, come si comporta la redazione di un telegiornale?

F.M.: Ovviamente è un tema di cui bisogna occuparsi comprendo le possibilità, i limiti ed eventualmente i pericoli. Il rischio di banalizzare gli effetti controproducenti nella serietà dell’informazione non va sottovalutato in quanto il nostro pubblico deve avere la sicurezza che ciò che vede sia reale e non a rischio di mistificazione. E’ stato avviato all’interno della testata un gruppo di studio per cercare di capire quali potevano essere i vantaggi dell’IA dal punto di vista produttivo.
Per quanto riguarda la creazione dei contenuti in maniera automatica posso fare un ragionamento esclusivamente su base personale. Software come Chat GPT ri elaborano materiale che è stato realizzato in primo luogo da giornalisti e professionisti del settore. Tuttavia, se da oggi producessimo solo in maniera artificiale utilizzando materiale e risorse che hanno già subito varie rielaborazioni artificiali, quali saranno i contenuti che andremo a setacciare tra 70 anni? Alla fine, chi sarà il garante della veridicità della realtà?

Ci sono argomenti di notizia che trascinano con loro alte percentuali di share ogni volta che vengono trattati e riproposti sullo schermo? Penso ad esempio ai grandi eventi sportivi o ad avvenimenti che hanno segnato drasticamente il nostro Paese negli ultimi anni.

F.M.: No, non c’è una regola. Un caso come quello del COVID attira grande attenzione e partecipazione, anche grazie ai “dissidenti della notizia”, una fetta di utenti amplificata anche dai social media, che permettono di creare un dibattito indipendente dagli organi di informazione ufficiale. Poco dopo tuttavia, su questi temi c’è un effetto di ritorno e di rifiuto per il quale le persone non vogliono sentire parlare di argomenti spiacevoli. Si vive sul filo dell’equilibrio.
Simile è il caso delle ATP: ogni anno portano con loro una grande partecipazione popolare che però via via svanisce, lasciando spazio agli innumerevoli eventi sportivi ospitati da Torino, dal calcio, al basket, alla pallavolo.

A tal proposito, il Tgr Piemonte dà molto spazio a settori di interesse pubblico come la scienza con il “Tgr Leonardo” e la trasmissione “Petrarca”, che accoglie ospiti e diffonde approfondimenti da tutta Italia. Come vengono selezionati gli argomenti trattati? Si seguono argomenti che sono già di interesse nazionale o si attinge da una linea editoriale prestabilita?

F.M.: La prima regola è l’attualità. Noi facciamo ogni giorno una riunione pomeridiana nella quale si pianificano le ipotesi di lavoro del giorno successivo, poi, in base al calendario degli avvenimenti che sappiamo ci saranno lasciamo del margine per intervenire sui fatti che possono avvenire tra un processo e l’altro.
Il digitale permette di cambiare il telegiornale anche fino a pochi minuti prima della messa in onda, cosa che i supporti fisici e le cassette non permettevano di fare.
Tuttavia, l’attualità lascia spazio anche ad altri temi al fine di poter garantire una copertura efficace sull’intero territorio, un esempio sono i cantieri della sanità in Piemonte di cui stiamo seguendo l’evoluzione. Non è un lavoro facile, dobbiamo cercare di essere reattivi rispetto gli eventi di tutta la regione.

Con il suo arrivo il Tgr Piemonte ha visto numerosi cambiamenti e innovazioni, tra cui la trasmissione in HD, l’arrivo di nuove telecamere e di una sala di controllo all’avanguardia. Quali altre novità sono previste per il futuro sia in termini di equipaggiamento tecnico sia per quanto riguarda la redazione? Quali sono le previsioni e i progetti per questo 2026?

F.M.: L’investimento sul digitale, sul web e sul nuovo studio è stato un investimento di scala decennale. Recentemente è stata cambiata tutta la veste grafica del telegiornale regionale, che va moltiplicata per 20 in quanto ci sono sedi bilingue in cui il telegiornale ha più di un’edizione.
In questo momento, la necessità più importante è investire sul web. E’ nato infatti un altro un altro canale che rappresenta una vetrina nazionale della Tgr che racchiude il meglio di tutte le sedi. L’online è un fronte dove si guarda sempre con grande attenzione in quanto tesorizza e valorizza tutto il lavoro fatto per la tv.
Il nostro obiettivo è la volontà di diventare sempre più efficaci e reattivi nel raggiungere gli avvenimenti e coprire il territorio nel miglior modo possibile. I cambiamenti non finiscono mai: per ritrovare un marchio Rai più riconoscibile, il servizio pubblico sta sperimentando un ritorno della produzione delle riprese per il Tgr all’interno, utilizzando maggiormente le dirette e le nuove figure di “attività integrata”, ossia montatori che lavorano anche da videomaker al fianco di giornalisti.

Metropolitana, perchè le interruzioni? GTT: “Tentativi di intrusione”

In merito alle recenti sospensioni del servizio della metropolitana, desideriamo informare la cittadinanza che le interruzioni sono imputabili al tentativo di intrusione da parte di terzi nei locali di esercizio della metropolitana. La forzatura delle porte di banchina comporta infatti, per motivi di sicurezza, la sospensione del servizio. GTT provvederà a presentare un esposto alle autorità competenti per richiedere la valutazione del caso.

La tragedia della principessa Mafalda

Al Centro Pannunzio è stata ricordata la figura e la tragedia della Principessa Mafalda di Savoia-Assia, figlia del Re d’Italia e della Regina Elena di Montenegro da Barbara Ronchi della Rocca, Lorenzo Pesce e Maria Vittoria Pelazza nel corso di una conferenza realizzata in collaborazione l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv e l’associazione culturale “La Tela di Clio”.

Mafalda di Savoia deportata a Buchenwald e colpita da uno spezzone durante un bombardamento “alleato” alle Officine Gustolff il 24 agosto 1944 venne lasciata morire tra atroci sofferenze.

IGINOMACAGNO

Al via il 72⁰ Carnevale di Rivoli: consegnate le chiavi della città al Conte Verde

Con la cerimonia d’investitura del Conte Verde e la consegna simbolica delle chiavi della Città da parte del Sindaco Alessandro Errigo, si è aperto ufficialmente il 72⁰ Carnevale di Rivoli, organizzato dalla Pro Loco di Rivoli con la collaborazione dei Gruppi storici delle associazioni del territorio e numerosi volontari. L’appuntamento si è svolto domenica 25 gennaio scorso e ha dato vita al calendario delle iniziative che accompagneranno la città fino al momento più atteso: la sfilata dei carri allegorici, in programma domenica 15 febbraio prossimo.
Il Conte Verde, maschera ufficiale del Carnevale rivolese, si ispira alla figura di Amedeo VI di Savoia (1334 -1383), protagonista della storia medievale e profondamente legato a Rivoli, sede della corte sabauda nel XIV secolo. Il soprannome “Conte Verde” deriva dal celebre abito indossato durante un torneo del 1353, divenuto nel tempo simbolo della sua figura e della tradizione carnevalesca cittadina.
L’edizione 2026 del Carnevale si articolerà in diversi appuntamenti: dopo l’investitura del Conte Verde, sabato 7 febbraio sarà la volta del Carnevale dei bambini a Cascine Vica, con la prtenza alle 15 da largo Pistoia e arrivo ai Giardini Falcone. Il 13 febbraio sarà la volta del ballo in maschera al Centro d’incontro Don Puglisi, in via Camandona, mentre il 15 febbraio Rivoli tornerà colorarsi con la sfilata dei carri e delle majorette. Anche quest’anno l’evento si aprirà alla presenza di un gruppo di persone disabili, a conferma dell’attenzione all’inclusione che caratterizza la manifestazione. Grande spazio sarà dedicato alle nuove generazioni: il Conte Verde e il Gruppo Storico Amedeo VI faranno visita alle scuole con momenti di animazione teatrale pensata per i bambini e per trasmettere la conoscenza delle radici storiche della città. Sono previste visite alle case di riposo, in alcuni quartieri, e momenti d’incontro con l’amministrazione comunale.
Per l’ottavo anno consecutivo, grazie alla collaborazione con la Fondazione  Amleto Bertoni di Saluzzo, prende forma il Carnevale delle Due Province, con la partecipazione di carri allegorici del territorio e cinque carri a concorso. Gli eventi saranno promossi anche attraverso emittenti televisive locali, canali social e circuiti nazionali, contribuendo a dare visibilità alla Città.

“Il Carnevale è una festa che parla della nostra storia e, soprattutto, della nostra comunità – dichiara il Sindaco Alessandro Errigo – è un’occasione per ritrovarsi, stare insieme e vivere la città in modo gioioso e inclusivo, coinvolgendo famiglie, scuole, associazioni e visitatori. Attraverso il Carnevale valorizziamo le nostre tradizioni e promuoviamo Rivoli come una città viva e culturalmente attiva. L’invito è per tutti”.
“Siamo felici di dare il via a questa nuova edizione del Carnevale – spiega la Presidente della Pro Loco di Rivoli Rosy Donvito – un evento che cresce anno dopo anno grazie all’impegno dei Gruppi Storici, dei volontari e di tutte le realtà che collaborano con passione. È un momento di gioia e condivisione che unisce la città, e vedere tanta partecipazione ci riempie di orgoglio”.

Gian Giacomo Della Porta

La solidarietà di Barbania per la famiglia di Danilo, morto sul lavoro  a 35 anni

La comunità di Barbania si stringe intorno alla famiglia di Danilo Bergagna, boscaiolo di 35 anni, deceduto in seguito a un tragico incidente sul lavoro avvenuto a San Francesco al Campo, e lo fa promuovendo una raccolta di fondi online perché la moglie e i figli possano avere un aiuto immediato, essendo rimasti senza il principale sostegno economico.

L’appello, condiviso sui social, proviene da chi conosceva personalmente Bergagna e racconta ora la sua vita fatta di sacrifici e di un lavoro continuo e silenzioso, lontano dalla vita sociale e dagli svaghi.

L’appello proviene da Carlo Rosa che, nel suo profilo Facebook, annota “Vi scrivo con il cuore in mano. Come avete forse letto nelle cronache, Barbania è scossa da un lutto atroce. È  mancato Danilo Bergagna, un giovane boscaiolo di soli 35 anni, per una terribile fatalità durante la potatura di un albero. Lascia la moglie inconsolabile, due bambini piccoli, la madre e una famiglia attonita. Ho solo e sempre visto Danilo lavorare, mai una volta in un bar o ad una festa. Sempre sul trattore o con gli animali o a lavorare la campagna. Io stesso lo conobbi nel mio giardino mentre trattava un albero. Danilo era l’unica fonte di reddito della famiglia.
Vi chiedo di partecipare a questo crowfunding. Il poco di molti può fare la differenza per una famiglia in un momento terribile.  Se non potete donare, fate gentilmente circolare questo link: https://gofund.me/f0195cc05

La raccolta fondi rappresenta il primo strumento concreto per evitare che in questa famiglia il dramma umano si sommi a quello economico e sociale.

Mara Martellotta

Chiharu Shiota al MAO: quando i fili fanno tremare l’anima

Il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino – conferma la sua vocazione di centro culturale aperto al dialogo tra Oriente e Occidente con la mostra “Chiharu Shiota – The Soul Trembles” (in esposizione fino al 28 giugno 2026), una delle più intense e visionarie esposizioni dedicate a un’artista contemporanea che ha saputo intrecciare memoria, corpo e spazio in un unico respiro. Le sale del museo diventano un paesaggio mentale in cui fili di lana, oggetti quotidiani e ricordi personali si fondono e si tendono, dando forma visibile a emozioni, paure e desideri

Shiota Chiharu, Uncertain Journey – 2016/2019- Metal frame, red wool- Dimensions variable- Installation view: Shiota Chiharu: The Soul- Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019- Photo: Sunhi Mang- Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo

Un incendio, un pianoforte e il potere della memoria

Il percorso si apre con un ricordo d’infanzia: l’artista racconta di quando, a nove anni, un incendio scoppiò nella casa accanto alla sua. Il giorno dopo, davanti a quell’abitazione bruciata, restava solo un pianoforte, annerito come il carbone ma incredibilmente intatto, trasformato in simbolo ancora più potente proprio perché sopravvissuto alle fiamme. In quel silenzio denso di fumo e di odore di bruciato, Shiota dice di aver sentito la propria voce farsi indistinta, come se la realtà stessa vacillasse. Da qui nasce la consapevolezza che alcune esperienze – il trauma, la perdita, la paura – non trovano parole ma cercano forme, e che l’arte può renderle quasi fisicamente percepibili

I primi gesti: una linea che diventa mondo

Negli anni Novanta l’artista sperimenta quanto possa essere difficile, dopo una crisi, persino tracciare una semplice linea su un foglio. In “One Line (Una linea)” raccoglie i baccelli vuoti dei fagioli caduti nel cortile di una scuola australiana, li incolla su un foglio e disegna una sola linea, ritrovando una gioia quasi infantile nel gesto più elementare del disegno, liberato da ogni tecnica. Poco dopo, in “Flow of Energy (Flusso di energia)”, appende al soffitto sacchi da pallone da calcio dipinti di nero e li dispone nello spazio per visualizzare i flussi invisibili di energia che attraversano il mondo, ispirandosi anche alle letture di James Gleick sul caos. È il momento in cui Shiota comincia a pensare lo spazio espositivo come un corpo vivo, attraversato da forze che l’installazione rende visibili.

Il sonno, il sogno e l’idea di casa

In “During Sleep (Durante il sonno)” l’artista racconta il confine incerto tra sogno e realtà partendo dal celebre racconto di Zhuangzi sull’uomo che sogna di essere una farfalla e al risveglio non distingue più ciò che è reale. L’artista traspone questa storia nel vivido raccontoDopo essersi trasferita in Germania e aver cambiato casa più volte, Shiota realizza che la propria camera da letto è diventata un bozzolo, un luogo da cui non si è mai del tutto certi di voler uscire. L’installazione combina letto, lana nera e video, come se il sonno fosse una materia densa che avvolge il corpo e al tempo stesso lo espone: il pubblico entra così in una scena onirica dove la vulnerabilità diventa paesaggio condiviso.

Il corpo, gli abiti, la pelle del tempo

Altre opere mettono al centro il corpo e la sua assenza, attraverso abiti e oggetti che ne conservano la traccia. In “Try and Go Home (Cerca di tornare a casa)” l’esperienza di un workshop con Marina Abramović in Bretagna – tra digiuni, esercizi estremi, riflessioni sul tempo – diventa una performance in cui l’artista tenta di arrampicarsi fuori da una cavità nel terreno, come se cercasse una nuova nascita o un ritorno impossibile. “After That (Da allora)” presenta invece lunghi vestiti cuciti da Shiota e ricoperti di fango, appesi davanti a un muro e lavati in continuazione dall’acqua, senza che il ricordo sulla “pelle” della stoffa possa davvero scomparire. Quest’opera, esposta per la prima volta alla Triennale di Yokohama con il titolo “Memory of Skin”, ha contribuito a far emergere l’artista sulla scena giapponese proprio per la sua capacità di trasformare gli abiti in archivi emotivi.

Fili e nodi: quando lo spazio diventa emozione

Il cuore della mostra torinese è la grande sezione dedicata ai fili di lana, diventati nel tempo la firma visiva di Chiharu Shiota. L’artista racconta di muovere le mani come a disegnare qualcosa nell’aria: quei gesti generano linee che, sovrapponendosi, creano prima una superficie e poi una massa densa che finisce per riempire completamente lo spazio. “I fili si intrecciano, si aggrovigliano, si spezzano, si annodano, si allungano”, si legge nel pannello, e possono diventare metafora delle relazioni tra le persone, dei legami affettivi ma anche delle fratture che li attraversano. Nelle installazioni più monumentali, fili neri o di un rosso intensissimo si addensano fino a impedire allo sguardo di seguirne il percorso: è in quel momento, dice Shiota, che ha l’impressione di poter intravedere “ciò che si trova oltre e toccare la verità”. In un altro testo esposto al MAO, l’artista confessa che mente e corpo a volte si separano e le emozioni diventano incontrollabili, al punto da immaginare il proprio corpo in pezzi con cui dialogare mentalmente. Collegare il corpo a fili rossi, allora, è il tentativo di dare forma a quelle emozioni indicibili, pur sapendo che ogni forma implica anche una piccola distruzione dell’anima, una ferita necessaria per rendere visibile l’invisibile.

Shiota Chiharu, Reflection of Space and Time (detail) 2018 White dress, mirror, metal frame, Alcantara black thread 280 × 300 × 400 cm Commissioned by Alcantara S.p.A Installation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Sunhi Mang Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo

 

Terra, morte e radici: la dimensione esistenziale

La mostra dedica una sala anche al rapporto dell’artista con la terra, legato ai ricordi d’infanzia nella prefettura di Kochi, dove da bambina visitava ogni estate i nonni. Shiota ricorda la paura provata davanti alle tombe degli antenati e la sensazione fisica nelle mani quando strappava le erbacce dal terreno sopra la sepoltura della nonna, immaginando di poter sentire il suo respiro. Da quell’esperienza nasce una consapevolezza precoce della morte, che negli anni si tradurrà nell’uso ricorrente di terra e suolo come simboli del luogo in cui tutti torneremo, ma anche dell’origine stessa della vita. Insieme, questi pannelli e le installazioni tessute fanno del MAO un luogo dove lo spettatore non è più semplice visitatore ma presenza coinvolta: camminare tra i fili, i letti avvolti, gli abiti di fango significa entrare in un racconto che parla di memoria personale e, allo stesso tempo, di fragilità universali.

Valeria Rombolà

In copertina: Shiota Chiharu, Reflection of Space and Time (detail) 2018 White dress, mirror, metal frame, Alcantara black thread 280 × 300 × 400 cm Commissioned by Alcantara S.p.A Installation view: Shiota Chiharu: The Soul Trembles, Mori Art Museum, Tokyo, 2019 Photo: Sunhi Mang Photo courtesy: Mori Art Museum, Tokyo

Visite guidate e Fuaset al castello di Sanfrè 

Turismo in Langa APS, in partnership con Nostra Manera-Alba e le Cento Teglie, propone una serie di visite guidate al castello di Sanfrè con un finale a sorpresa dedicato ai sapori del territorio. Il castello sorge in cima al borgo, a pochi km da Bra e Carmagnola, e visitabile dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18 con partenze ogni ora. Il percorso di visita prenderà il via dal giardino panoramico, da cui si gode un’ampia vista sulla pianura Cuneese e sull’arco alpino, per poi proseguire all’interno del maniero tra alcune sale cinquecentesche, tra cui lo splendido salone dei Duchi, un tempo destinato all’ospitalità dei duchi di Savoia, con alcova e soffitti impreziositi da stucchi e affreschi di fine Cinquecento. A conclusione del tour, e in occasione del periodo quaresimale, i partecipanti saranno salutati con un saggio di Fuaset, dolce tipico di Sanfrè, realizzato con pasta di pane e tradizionalmente preparato nel periodo pasquale, accompagnato da un calice di vino di produttori locali.

www.turismoinlanga.it

Mara Martellotta