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Il Giorno del Ricordo, un dovere celebrarlo

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il Giorno del ricordo che venne istituito nel 2004 con legge votata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano e con il voto del PDS e il sostegno di Luciano Violante, sara’ celebrato in modo solenne dall’ANVGD e dal Comune di Torino. Il Giorno del ricordo si tiene il 10 febbraio, anniversario del Trattato di pace che tolse all’Italia le terre del confine orientale: Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, Fiume. Esso intende ricordare gli infoibati italiani da parte dei partigiani di Tito e l’esodo a cui furono costretti oltre 300mila Italiani per sfuggire alla furia titina.
La Jugoslavia si rivelò un regime totalitario e sanguinario, anche se il distacco di Tito da Stalin la portò ad essere considerata un paese “normale” da tanti stati democratici mondiali e perfino dalla stessa Repubblica italiana che nel 1975 firmo’ il Trattato di Osimo che comporto’ la definitiva cessione di altri territori italiani a Belgrado. Va ricordato in questo contesto come fu difficile e ritardato al 1954 perfino il ritorno di Trieste alla madre patria.
Gli Italiani dell’esodo non furono ben accolti in Italia anche se i profughi si inserirono con il loro duro lavoro nel tessuto italiano,  senza richiedere assistenze di sorta, con una dignità senza confronti, orgogliosi di essere e di rimanere italiani. Le Comunita’ di esuli ancora oggi sono formate da cittadini esemplari e benemeriti. Per decine d’anni in Italia non si parlò di foibe anche da parte degli storici. Solo Gianni Oliva, e in parte minore chi scrive, ruppero il silenzio. Furono per primi gli scrittori Sgorlon e Tomizza a scrivere del dramma del confine orientale.  Oggi c’è la tendenza a tornare indietro, con un revisionismo storico che rasenta il negazionismo e giunge anche al giustificazionismo delle foibe, “naturale reazione slava alla guerra fascista e alle violenze degli italiani contro gli slavi”. Si tratta di una tesi inaccettabile, in primis perché giustifica violenze brutali contro 20 – 30 mila italiani colpevoli solo di essere italiani. L’odio slavo si riversò contro gli Italiani che non erano già tollerati durante la dominazione austriaca che favorì la comunità slava.  In ogni caso giustificare le foibe significa accettare una visione della storia simile a quella di Hegel che la vedeva come un immenso mattatoio in cui la giustizia è una chimera. Le vicende del Confine orientale vanno storicizzate, non dimenticate o stravolte. Questo è il nostro dovere di Italiani e anche di Europei che guardano oltre i confini novecenteschi che grondano di sangue. In questo giorno rendiamo anche onore ai grandi Italiani originari della sponda adriatica: da Niccolò Tommaseo a Guglielmo Oberdan, da Fabio Filzi a Nazario Sauro, da Ottavio Missoni a Enzo Bettiza.

Famiglia, servizi e territori: Ozegna, confronto concreto per ridare futuro alle aree interne

 

Ozegna, 9 febbraio 2026 – Una partecipazione ampia e qualificata di sindaci del territorio, amministratori locali, associazioni e cittadini ha caratterizzato l’incontro pubblico “Famiglia, servizi e territori – Come ridare futuro alle aree interne”, svoltosi presso il Palazzetto dello Sport di Ozegna.

La serata, moderata dalla Patrizia Multari, psicologa e psicoterapeuta, mediatrice familiare EMDR, ha rappresentato un momento di confronto politico e sociale di alto livello su una delle sfide più decisive per il futuro del Paese: lo spopolamento delle aree interne, la denatalità e la tenuta dei servizi essenziali, a partire da quelli educativi e sociali.

Ad aprire i lavori è stato il Federico Pozzo, Sindaco di Ozegna, che ha sottolineato l’importanza di riportare il dibattito sui territori, partendo dai bisogni concreti delle comunità locali e dal ruolo centrale dei Comuni come primo presidio istituzionale.

Nel corso dell’incontro, Sergio Bartoli, Consigliere Regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, ha evidenziato come lo spopolamento non sia un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche frammentarie e di una visione di breve periodo. Per contrastarlo, ha ribadito la necessità di politiche strutturali, continue e misurabili, capaci di accompagnare i territori nel tempo e non limitate alla durata di singoli bandi.

La “comunità educante” come risposta concreta

Ampio spazio è stato dedicato al tema della comunità educante, come modello innovativo per contrastare l’isolamento delle famiglie e la progressiva perdita di opportunità educative nelle aree interne. È stato evidenziato come una famiglia difficilmente scelga di restare in un territorio privo di servizi educativi adeguati e come un bambino che cresce senza tali opportunità parta già svantaggiato.

Su questo punto è intervenuta Nicoletta Bellin, Direttrice del CISS 38, che ha richiamato la necessità di costruire reti territoriali stabili tra Comuni, servizi sociali e terzo settore, sottolineando come i piccoli enti, da soli, non dispongano della massa critica, delle risorse e del personale necessari per rispondere a bisogni sempre più complessi.

Oltre i bandi: serve una strategia nazionale

Il confronto si è poi spostato sul livello nazionale con l’intervento dell’On. Elena Bonetti, già Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia e Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica. Bonetti ha criticato l’attuale approccio basato su finanziamenti frammentari, ribadendo che “l’Italia non può andare avanti a bandi”, ma ha bisogno di una visione strategica di lungo periodo per decidere quale modello di Paese costruire e come preservare le aree interne.

La voce degli amministratori locali

A portare la prospettiva quotidiana degli amministratori è stata l’On. Daniela Ruffino, Deputata della Repubblica, che ha evidenziato la fatica costante dei Comuni nel garantire servizi essenziali in un contesto di inverno demografico e risorse discontinue. Ruffino ha sottolineato come l’accesso ai servizi non debba diventare una “lotta estenuante”, ma restare un diritto, richiamando l’attenzione sulla carenza di personale nei piccoli Comuni e sulle difficoltà nell’attuazione delle opportunità offerte dal PNRR.

Giovani, istruzione e futuro dei territori

Nel dibattito è emersa con forza anche la questione del disagio giovanile e del ruolo centrale dell’istruzione. È stato ribadito che, in un Paese che perde popolazione, la risposta non può essere la chiusura delle scuole o il taglio dei servizi, ma un investimento maggiore e mirato sull’educazione, soprattutto nelle aree interne. I pochi giovani rimasti rappresentano una risorsa strategica da valorizzare, sostenere e accompagnare.

Un impegno politico condiviso

In chiusura, i relatori hanno riaffermato l’impegno a tradurre il confronto in azioni politiche concrete, attraverso il lavoro coordinato tra Parlamento, Regione e Comuni. È stato lanciato un appello forte alla collaborazione istituzionale e alla partecipazione dei cittadini, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e garantire un futuro ai territori, evitando che lo spopolamento ne cancelli identità, storia e radici.

Gruppo Pd: “Legalità, centrosinistra attivo e destra assente”

Ieri si è riunita in Consiglio regionale la Commissione permanente per la promozione della cultura della legalità e il contrasto ai fenomeni mafiosi, con un programma di lavoro particolarmente significativo e attuale.

La seduta ha, infatti, previsto l’audizione dell’Associazione Libera Piemonte per un approfondimento del dossier “Azzardomafie”, dedicato ai legami tra gioco d’azzardo e criminalità organizzata, e un incontro di approfondimento sul tema dello sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione al settore agricolo, insieme a Legacoop Piemonte e Confcooperative. Un lavoro importante e concreto che affronta due temi di grande rilevanza: la penetrazione mafiosa nell’economia legale e le forme di caporalato e abuso che colpiscono i lavoratori più fragili.

“Di fronte all’importanza del confronto colpisce, negativamente, la presenza di due soli Consiglieri regionali della maggioranza che contrasta con la nutrita presenza delle minoranze di centrosinistra. Questa assenza parla da sola” dichiarano i consiglieri del Gruppo PD.

“La destra – prosegue la nota – brilla ancora una volta per la propria incoerenza: quando si tratta di affrontare veramente, nelle sedi preposte, legalità e sfruttamento evita il confronto e si dimostra distratta e poco presente”.

Il Partito Democratico ribadisce il proprio impegno per una Regione che non abbassi la guardia: “Non può esserci sicurezza senza legalità, altrimenti diventa uno slogan vuoto. Colpire la malavita organizzata significa garantire la sicurezza ai cittadini dei nostri territori e, soprattutto, alle fasce più fragili della popolazione, come gli anziani. Il gioco d’azzardo consente alle mafie di riciclare i proventi del traffico di droga e di tenere sotto controllo i territori, dove esercitano i loro traffici illegali”.

“Continueremo a essere in prima linea – conclude il Gruppo PD – perché la lotta alle mafie e la difesa della dignità del lavoro non possono essere lasciate alla buona volontà di pochi, ma devono diventare una priorità vera della politica piemontese”.

Licia Lanera porta in scena “Altri libertini”, tratto dal libro di Tondelli

Al teatro Gobetti, da martedì 10 a domenica 15 febbraio 2026, in scena Licia Lanera, vincitrice di quattro premi Ubu, che porta sul palco la pièce “Altri libertini”, diventando la prima, dopo la morte di Pier Vittorio Tondelli, autore dell’omonimo libro, a ottenere i diritti sul testo. L’opera, sequestrata per oscenità appena venti giorni dopo la pubblicazione, nel 1980, racconta una generazione di giovani perduti, rifiutati e squinternati. Sul palco, con Licia Lanera, Giandomenico Cupaiuolo, Danilo Giuva e Roberto Magnani. I tre racconti “Viaggio”, “Altri libertini” e “Autobahn” si intrecciano in un unico flusso narrativo dando voce alla rabbia e al desiderio che attraversarono gli anni Ottanta e che risuonano ancora oggi. Lo spettacolo diventa così un atto di appropriazione: Tondelli non esiste, se non nei corpi, nei gesti e nelle biografie degli attori, che attraversano con intensità quelle parole. Attraverso le riflessioni sull’influsso politico alla fine delle ideologie, Lanera restituisce la vitalità e le miserie di un’intera generazione, portando in scena una cronaca di quei tempi e dei suoi echi.

“Io e i miei compagni di viaggio ci siamo messi addosso l’etichetta di altri libertini –  scrive Licia Lanera – vitelloni nati nel secolo scorso, senza figli, animali notturni, con poca grazia nello stare al mondo, bestie solitarie terrorizzate dalla solitudine, incapaci di essere genitori, condannati a essere eternamente figli, figli dai capelli bianchi, con il drink in mano e la droga nel portafoglio da utilizzare in occasioni speciali. Dunque, questo spettacolo fugge dalla rappresentazione continuamente. Gli attori si appropriano di quelle parole, anche grazie a un periodo di prove durato un anno, e alla fine Pier Vittorio Tondelli non potrà che esistere attraverso le loro parole, biografie e gesti teatrali. Io, con il mio corpo in scena, sono lì ‘in borghese’, a combattere questa personale guerra alla rappresentazione. Sono lì a confondere, a ricordare allo spettatore che siamo in un teatro a rievocare i morti attraverso il corpo dei vivi. Siamo qui a memento della storia, a raccontare le miserie di una generazione che si perpetua sempre uguale da almeno quarant’anni”.

Il testo di Tondelli si articola in tre racconti famosi, che narrano di ragazzi fuori dagli schemi, con tanta voglia di scappare, utilizzando parole crude e vere che sembrano ancora scritte oggi. Sono le storie di chi vive ai margini, che salgono sul palco attraverso il corpo di cinque attori che non si risparmiano,. Il linguaggio è quello della strada, perfetto per raccontare un tempo in cui tutto sembrava possibile e disperato.

Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino – dal 10 al 15 febbraio 2026 – info: www.vivaticket.com

Martedì, giovedì, sabato ore 19.30 / mercoledì, venerdì ore 20.45 / domenica ore 16

Mara Martellotta

Cittadino albanese arrestato per spaccio a Vanchiglietta

 

La Polizia di Stato ha arrestato un cittadino albanese di quarantadue anni per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.

A seguito di attività info-investigativa gli agenti della Squadra Mobile hanno individuato, in zona Vanchiglietta, un’attività di spaccio portata avanti da un uomo residente nel quartiere.

Nel corso degli accertamenti i poliziotti rintracciavano l’uomo che, in compagnia di una donna, usciva dal proprio alloggio per salire su una autovettura posteggiata nelle vicinanze.

Sottoposti a controllo personale e domiciliare gli operatori rinvenivano 215 € in banconote di piccolo taglio e una busta, nascosta tra il riso sfuso, contenente quasi un kilo di cocaina, oltre a materiale da confezionamento, da taglio e a diversi involucri in plastica trasparente contenente la stessa sostanza stupefacente.

(foto archivio)

“Nichelino Lights Map”, la mappa dei murales 

È stata inaugurata il 6 febbraio scorso, all’interno della galleria del centro commerciale “Il Castello di Nichelino”, in piazza Aldo Moro 50, la Nichelino Lights Map, la mappa dei murales del progetto Nichelino Lights Up, un itinerario urbano che trasforma la città in un museo a cielo aperto attraverso opere di street art realizzate da artisti di fama nazionale e internazionale. La mappa è ospitata su due pannelli di grandi dimensioni, di 4×2 metri ciascuno, collocati in uno spazio di passaggio e incontro quotidiani, e restituisce una visione complessiva delle opere presenti nello spazio urbano, invitando cittadini e visitatori a scoprire i murales e i loro significati, oltre i confini del centro commerciale.

Il progetto Nichelino Lights Up, promosso e sostenuto dal comune di Nichelino, nasce con l’obiettivo di cambiare la narrazione della città, attraverso interventi di riqualificazione urbana e street art, capaci di generare coinvolgimento, identità e appartenenza. Le opere, dipinte su facciate cieche di edifici cittadini, raccontano storie, temi sociali e culturali lasciando un segno tangibile e duraturo nello spazio urbano, e contribuisce a valorizzare Nichelino dal punto di vista artistico e turistico, in dialogo con le grandi Capitali della street art. Per Nova Coop, ospitare la Mappa di Nichelino Lights Up rappresenta un gesto significativo. Da un lato rende visibile ciò che si trova oltre i muri del centro commerciale, rafforzando la connessione tra il punto vendita, il territorio e la comunità; dall’altro introduce un riferimento all’arte, alla bellezza e al loro valore sociale all’interno di un luogo dedicato ai consumi quotidiani, in coerenza con lo spirito del progetto promosso dalla città. La presenza della mappa, in galleria, diventa così un invito ad alzare lo sguardo, ad attraversare la città con occhi nuovi.

“Per Nova Coop, ospitare la mappa di Nichelino Lights Up è un piccolo gesto di grande valore – spiega Carlo Ghisoni – direttore delle Politiche Sociali di Nova Coop – perché significa rafforzare la connessione tra il nostro punto vendita e la città, con la sua storia e le sue energie vive, e le persone che ogni giorno se ne prendono cura. Nova Coop è una realtà profondamente radicata sul territorio, in costante dialogo con le comunità di riferimento, un approccio che rafforza la nostra funzione sociale e culturale”.

“Nichelino Lights Up è un progetto importante per l’Amministrazione, ma anche per i nichelinesi – commentano Giampiero Tolardo, Sindaco di Nichelino, e Fiodor Verzola, assessore alla Politiche Giovanili – siamo quindi molto felici che Niva Coop abbia scelto di ospitare la mappa dei murales nichelinesi, dedicata a tutta la cittadinanza per aggiungere ancora più valore a un progetto di per sé importantissimo, che ha saputo coinvolgere generazioni e valorizzare la città. Un grande ringraziamento va a Nova Coop per aver compreso il valore di Nichelino Lights Up e aver saputo sostenere arte e bellezza della nostra Nichelino”.

Mara Martellotta

Il cinema che guarda al cinema, magnificamente

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Che “Sentimental value” corra verso i prossimi Oscar?

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Si lascia scoprire a poco a poco – in tempi e luoghi, in emozioni e scarnificazioni e chiusure sommerse in un mare tutto bergmaniano, al colmo di una tempesta – Sentimental value di Joachim Trier, già vincitore a Cannes del Grand Prix Speciale della Giuria e di un Golden Globe al suo magnifico interprete Stellan Skarsgård e di sei European Film Awards, oggi in attesa di chissà quali Oscar tra le nove nomination che già lo pongono sui gradini più alti. Si lascia scoprire a poco a poco, come fa quella macchina da presa che all’inizio – un inizio di memoria e bellissimo – attraversa e lambisce stanze e corridoi e scale di una vecchia abitazione, che ascolta la voce narrante ricordare di sé, Nora bambina, oggi affermata attrice di teatro, quando ebbe a scrivere in un tema assegnatole della sua casa, e a vivificarla rendendola se stessa: le voci e le discussioni dei genitori, gli intonaci rossi della facciata esterna, e le sue imperfezioni, pronti a imbianchirsi, le crepe dei muri che riflettono situazioni e l’intero dramma di una famiglia. Allora, quella stessa casa, appartata in un angolo sereno e tranquillo di Oslo, riporta alle successive generazioni e alle ristrutturazioni e ai cambiamenti che prendono sempre per mano con sé chi la abita, è reale e si farà finzione cinematografica, riporta alla casa di Settembre di Allen o di Here di Zemeckis, ancora la macchina da presa a inquadrarla per la quasi totalità della storia, incessantemente, quel nome, Nora, riporta all’eroina di Ibsen (anche i nomi hanno la loro importanza), alle debolezze – alle insicurezze d’attrice, al suo rinchiudersi e all’essere trascinata fuori del camerino, prima che lo spettacolo abbia inizio – e ai rapporti paterni e alla ribellione.

Durante i funerali della madre, psicoanalista, Nora e la sorella minore Agnes scoprono il ritorno silenzioso del padre Gustav, regista di successo ma da una quindicina d’anni incapace di dirigere, colpevole ai loro occhi di averle abbandonate ancora bambine. Gustav spiega il suo ritorno con il desiderio di dare il via a quel nuovo film che dovrà ridargli il successo, una storia che dovrà narrare con tratti d’autobiografia la figura di sua madre, delle esperienze durante l’occupazione nazista, di quel suo suicidio con cui ancora oggi Gustav si ritrova a dover guardar dentro, a superare. È tornato perché considera Nora perfetta per quella parte e vuole che accetti. Al rifiuto della figlia, durante una retrospettiva che un festival gli ha organizzato in terra di Francia, Gustav incontra una giovane attrice americana, Rachel Kemp, brava e altrettanto perfetta, grazie alla quale si può contare su Netflix e sul mercato inglese, è immediato coup de foudre tra regista e attrice, la parte sarà sua. In quell’affrettato gioco di sovrapposizioni (un particolare per tutti, Rachel abbandona i suoi capelli biondi per essere più simile a Nora con una tinta scura: ma il film è tutto un passaggio di visi e di espressioni e di tratti fisici che si mescolano, lo scoppio in un velocissimo sovrapporsi di immagini, del padre e delle due figlie), la nuova attrice comprendere di essere un’intrusa, un corpo estraneo, di falsare la storia e il personaggio e abbandona: solo quando Agnes leggerà la sceneggiatura saprà spingere la sorella ad accettare. Quella casa, “distrutta e riedificata”, diverrà il set, nelle sue pareti bianche e nell’arredamento spoglio, nelle battute che risalgono dalla vita per farsi eguale forma sullo schermo, nei leggerissimi sorrisi che forse stanno a significare l’anticamera della riconciliazione.

Quanto il film di Trier – giunto al suo sesto lungometraggio – ricordi le atmosfere del regista di Persona (altro titolo su cui soffermarsi) e di Fanny e Alexander si è detto, quanto il film sia “nordico”, soffocato e soffocante, privo di un soffio d’aria che lo rigeneri: ma in quella sua chiusura, nella estrema quanto viscerale compattezza – ogni più “insignificante” gesto, ogni parola, disperazione, coercizione, abbandono, egoismo, tutto è reso splendidamente da una sceneggiatura (scritta a quattro mani dal regista con Eskil Vogt, suo abituale collaboratore) controllata e quantomai significativa e importante – interrotta come per capitoli di una saga familiare da un attimo scuro di sospensione, nell’uso mai invadente della memoria, sta la sua grandezza. Spinge lo spettatore a cercare, a indagare, a soppesare ogni termine, non un cinema facile ma un cinema “costruttivo”. Cinema sul cinema, cinema sul teatro, carrelli e piani lontani, quinte e pubblico in piedi ad applaudire, uno smembramento eccezionale che direi ronconiano, per chi possa ricordare “Nora alla prova” del grande maestro di teatro, un’introspezione fatta con il bisturi. La descrizione dei sentimenti delle due sorelle come il loro sentirsi in una vita intera mancanti di qualche cosa, forse di ogni cosa, ragione il padre delle loro debolezze, di quell’affetto che porta Nora verso il piccolo di sua sorella (anche lui catturato dalla finzione), le colpe di un padre assente ed egoista e per molti versi sconosciuto ma pure segnale di fragilità e di sensi di colpa, tutto è pura profonda descrizione.

Inoltre, Sentimental value è il cinema di attori che non senti tanto personaggi e interpreti, ma delle persone, vive, umane, palpitanti, fatte di dolore e di carne e alla ricerca di un angolo di scappatoia per continuare a vivere. Skarsgård ha i tratti di una soffusa quanto pregnante perfezione, Renate Reinsve, che proprio con Trier ha iniziato la sua carriera cinematografica e con Trier già Palmarès a Cannes nel ’21 con La persona peggiore del mondo, calibra in ogni sguardo e nel silenzio più riposto il percorso della sua Nora, ne coglie sempre l’impercettibile laddove Inga Ibsdotter Lilleas non le rimane certo indietro pur nel minor sviluppo della sorella Agnes. A far par parte del quartetto d’eccezione non ha fatica Elle Fenning, anch’essa come i tre colleghi a sognare di impugnare la statuetta dei sogni di ogni attore. Chi vedrà il film – e lo raccomandiamo, non fatevi spaventare da tema e svolgimento -, metta con scrupolo l’orecchio alla colonna sonora di Hania Rani, splendidamente straniante.

Che aria tira? A Torino e in altre 12 città italiane superato più volte il limite di PM10

Lo smog nelle città italiane registra un lieve miglioramento, ma la situazione resta critica soprattutto nel bacino padano e in Piemonte. È quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che analizza la qualità dell’aria nei capoluoghi italiani.

Nel 2025 sono scese a 13 le città che hanno superato il limite giornaliero di PM10, contro le 25 del 2024. Tra queste figura anche Torino, con 39 giorni oltre i limiti consentiti, confermandosi tra le realtà più esposte all’inquinamento atmosferico nel Nord Italia.

Nonostante il miglioramento generale, la prospettiva per il 2030 resta preoccupante. Con l’introduzione dei nuovi limiti europei più severi, Torino risulta tra le città più lontane dagli obiettivi di riduzione delle polveri sottili e del biossido di azoto, con valori che dovrebbero diminuire di circa il 30% per rientrare nei parametri previsti.

La situazione piemontese appare ancora più complessa se si guarda oltre il capoluogo. Secondo il report, diverse realtà del territorio regionale presentano già oggi livelli incompatibili con i limiti futuri.

“Il focus dedicato al Piemonte – dichiara Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – nel rapporto Mal’Aria 2026 ci consegna una fotografia inequivocabile: la nostra regione è oggi uno dei territori più critici dell’intera Pianura Padana. Le centraline non solo dei capoluoghi, ma anche dei centri medi e delle aree pedecollinari e montane, registrano valori che superano già oggi i limiti previsti per il 2030. È il caso di Chieri, Mondovì, Cavallermaggiore, Settimo Torinese, Borgaro Torinese e Domodossola, con medie annuali di PM10 e PM2.5 elevate e, in alcuni casi, livelli di NO₂ che indicano l’impatto del traffico e del riscaldamento domestico. Questi dati, che mostrano criticità diffuse ben oltre Torino, raccontano un problema strutturale: A Mondovì, ad esempio, le concentrazioni di PM10 (22 µg/mc) e PM2.5 (15 µg/mc) risultano incompatibili con i limiti 2030, pur trattandosi di una cittadina fuori dai grandi flussi metropolitani. Allo stesso modo, a Chieri la centralina Bersezio rileva PM10 a 34 µg/mc e PM2.5 a 26 µg/mc, mentre Settimo Torinese supera ancora i limiti giornalieri di PM10 con 48 giorni di sforamento. Il bacino padano, come confermano anche le analisi nazionali, resta una delle aree più vulnerabili d’Europa, e il Piemonte non fa eccezione.
Per questo chiediamo alla Regione Piemonte, nonostante il taglio di risorse del Governo, di assumersi il ruolo che le compete: non possiamo sperare di raggiungere i limiti del 2030 senza un impegno deciso, stabile e strutturale. La Regione deve rafforzare le proprie politiche e i propri piani, rimettendo al centro la qualità dell’aria come priorità sanitaria e ambientale”.

Il report evidenzia inoltre come il problema dell’inquinamento non riguardi più soltanto le grandi città, ma coinvolga sempre più anche centri di medie dimensioni e aree rurali, dove incidono traffico, riscaldamento domestico e attività agricole e zootecniche.

Legambiente sottolinea la necessità di interventi strutturali, in particolare sul potenziamento del trasporto pubblico, sulla riqualificazione energetica degli edifici, sulla riduzione delle emissioni industriali e agricole e su maggiori investimenti per il miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto nelle regioni della Pianura Padana, tra cui il Piemonte.

La Regione acquisisce il grattacielo e riduce il debito: risparmi fino a 28 milioni

La Regione Piemonte ha portato a termine un’operazione di rifinanziamento del leasing finanziario relativo a Palazzo Piemonte, sede istituzionale dell’Ente, sostituendo le precedenti condizioni con un prestito di circa 246 milioni di euro concesso da Cassa Depositi e Prestiti. L’operazione risulta più vantaggiosa e sostenibile per la finanza pubblica.

Grazie a questo intervento, la Regione acquisisce la piena proprietà di Palazzo Piemonte e migliora in modo significativo le condizioni finanziarie complessive, senza generare nuovo indebitamento. Si tratta infatti di una ristrutturazione del debito esistente, realizzata sfruttando le condizioni più favorevoli disponibili sul mercato.

Il rifinanziamento comporta una riduzione dello spread e una diminuzione della durata media del finanziamento, assicurando maggiore stabilità e prevedibilità nei pagamenti e una minore esposizione ai rischi di mercato.

Sul piano economico, l’operazione produce benefici rilevanti per il bilancio regionale: si stimano risparmi complessivi pari a 28,2 milioni di euro fino alla scadenza del finanziamento e oltre 8 milioni di euro di risparmio in termini di valore attuale. Inoltre, il valore finanziario delle passività si riduce da 263,2 a 255 milioni di euro. L’intervento rispetta pienamente i requisiti di convenienza economico-finanziaria previsti dalla normativa statale.

“Questa operazione dimostra che una gestione rigorosa e responsabile delle risorse pubbliche può produrre risultati concreti per i cittadini – dichiara il presidente Alberto Cirio – Riduciamo i costi, rafforziamo i conti della Regione e valorizziamo il nostro patrimonio, liberando risorse per le politiche pubbliche”.

“Abbiamo colto una finestra favorevole di mercato per ristrutturare il debito esistente, senza aumentare l’indebitamento e migliorando in modo significativo le condizioni finanziarie”, sottolinea l’assessore al Bilancio e alle Attività produttive Andrea Tronzano.- È un’operazione di gestione attiva del debito che rende più solida la finanza regionale e offre maggiore flessibilità per il futuro”.

“Con questa operazione – aggiunge l’assessore al Patrimonio Gianluca Vignale – la Regione diventa pienamente proprietaria del Palazzo Piemonte, un bene strategico e simbolico. È un passaggio importante che rafforza il valore dei beni regionali e garantisce una gestione più efficiente e stabile della sede istituzionale. Il palazzo diventerà sempre più polo di riferimento per la Regione e l’area circostante”.

La conclusione dell’operazione con Cassa Depositi e Prestiti rafforza ulteriormente la capacità della Regione di gestire in modo efficiente il proprio debito anche negli anni futuri, consolidando il rapporto con CDP e garantendo la sostenibilità finanziaria dell’Ente nel medio-lungo periodo.

Incendio in casa: muore donna di 79 anni

L’abitazione prende fuoco e muore un’anziana di 79 anni: è successo nell’alessandrino, in località Cascina Bregna a Casaleggio Boiro. Le cause del rogo sono ancora da verificare.

Sul posto è intervenuta l’ambulanza di Ovada e, secondo la conferma dell’ufficio stampa della Centrale del 118, la donna, purtroppo, non ce l’ha fatta. Il figlio, 55enne, è stato trasportato all’ospedale di Novi Ligure in codice giallo. Sul luogo sono poi intervenuti i vigili del fuoco. Al piano di sopra dell’abitazione vivevano, con l’anziana, il figlio, la nuora e il nipote; solo quest’ultima e il nipote non erano presenti durante l’incendio.

VI.G