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Città di Torino e Politecnico rilanciano l’innovazione digitale nelle scuole 

 

Con una presentazione di obiettivi e risultati raggiunti fin qui, dalla scuola secondaria di I grado Ada Negri, Torino ha rilanciato Openscuola, il progetto congiunto di Città di Torino e Politecnico di Torino finalizzato alla creazione e al potenziamento di laboratori informatici nelle scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio cittadino.

Attivo dal 2013, Openscuola nasce dall’esigenza manifestata da numerosi istituti scolastici di rendere pienamente funzionali e aggiornati i propri laboratori informatici, offrendo a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nuove opportunità di apprendimento e di accesso consapevole alle tecnologie digitali, e contribuendo al tempo stesso alla diffusione della cultura scientifica e tecnologica e alla promozione di percorsi educativi inclusivi e sostenibili.

Nel corso degli anni, grazie al progetto – noto anche come Scuola 2.0 – sono già stati realizzati 53 laboratori informatici, mentre numerose ulteriori richieste di installazione sono pervenute da altre scuole del I ciclo. Un risultato significativo, ottenuto attraverso il riutilizzo e la rigenerazione di hardware dismesso, opportunamente ricondizionato sia dal punto di vista hardware che software, e l’impiego di soluzioni open source: un approccio che consente di allestire interi laboratori a costi contenuti, spesso a partire da un unico computer docente dotato di sistema operativo e applicativi dedicati.

Il Politecnico di Torino fornisce supporto informatico per l’installazione, la gestione e la manutenzione dei PC, garantendo l’aggiornamento del software e la piena operatività dei laboratori nel tempo. I sistemi adottati prevedono un’amministrazione centralizzata che consente il monitoraggio e la gestione da remoto delle postazioni in modo scalabile e semplificato. Le attività tecniche sono svolte da personale specializzato dell’Ateneo, con il coinvolgimento di studenti e studentesse selezionati tramite borse di studio e assegni di ricerca, favorendo la formazione sul campo e il trasferimento di competenze.

Dopo la sospensione dovuta alla pandemia, Openscuola è stato rilanciato con un ampliamento degli obiettivi. Accanto al supporto tecnico, il progetto prevede un potenziamento delle attività di assistenza e formazione rivolte agli insegnanti, per accompagnare l’evoluzione dei metodi di insegnamento e apprendimento e promuovere un utilizzo efficace e consapevole delle tecnologie digitali nella didattica. L’accesso a infrastrutture adeguate e a connessioni a banda larga rappresenta infatti un elemento chiave per sostenere la didattica digitale e la condivisione di materiali e saperi.

Le richieste di adesione al progetto sono raccolte e gestite dalla Città di Torino, tramite un apposito form (https://www.comune.torino.it/schede-informative/progetto-openscuola ). Compito dell’amministrazione è anche il continuare a sostenere e promuovere Openscuola presso le scuole cittadine, favorendone diffusione e conoscenza. Oltre a questo, dalla stessa pagina del sito istituzionale è possibile arrivare ad un’altra pagina dedicata, utile al monitoraggio delle attività e sulla quale è possibile vedere tutte le scuole che hanno già potuto beneficiare del progetto, come anche quelle che hanno fatto richiesta e sono al momento in attesa di intervento.

«Siamo felici di aver dato, con il supporto del Politecnico, nuovo impulso al progetto Openscuola – sottolinea Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative della Città di Torino –, un passo importante che conferma l’impegno della Città nella costruzione di ambienti educativi capaci di accompagnare studenti e docenti nello sviluppo delle competenze digitali. Abbiamo fortemente voluto all’interno dei laboratori informatici non solo strumentazioni base utili alla comunità scolastica, ma anche e soprattutto dei software open source, per diffondere una cultura della condivisione e della trasparenza, stimolare autonomia e pensiero critico e contribuire a un’innovazione tecnologica più sostenibile e accessibile per l’intera comunità scolastica».

A sottolineare il valore dell’iniziativa anche il professor Marco Mellia, Project Manager IT per l’Ateneo, che dichiara: “Openscuola è un progetto di lunga data, che ha visto il supporto a oltre 50 scuole nell’aiutarle a installare e soprattutto gestire i loro laboratori informatici. Il coinvolgimento dei nostri studenti è fondamentale sia per dare loro l’opportunità di imparare sul campo, sia per le scuole che vedono ragazzi entusiasti, spesso loro ex allievi, dare supporto con entusiasmo. Openscuola è un esempio concreto di collaborazione tra enti pubblici che ci auguriamo prosegua e rafforzi le sinergie con il territorio”.

Con Openscuola 2025, la Città di Torino e il Politecnico di Torino confermano il proprio impegno nella realizzazione di progetti a forte valenza sociale e culturale, capaci di favorire la crescita della comunità territoriale e di accompagnare la scuola nelle sfide dell’innovazione digitale.

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Educatori sportivi a San Maurizio Canavese

Si è svolto nel Palazzetto dello Sport di San Maurizio Canavese (Torino), il corso gratuito di “EDUCATORE SPORTIVO FIBS” organizzato dal C.R. Piemonte ed aperto ai NON tecnici, ad atleti, ex atleti e dirigenti.
Sono stati ventuno i partecipanti i quali sotto le sapienti indicazioni del tecnico Alessandro Rosa Colombo, pitching coach della Nazionale Italiana Under 12 di Baseball, hanno trascorso un pomeriggio di formazione al termine del quale è stato rilasciato un attestato valido per operare in ambito scolastico.
Per la buona riuscita dell’evento oltre a ringraziare i partecipanti ed il tecnico Alessandro Rosa Colombo, preme soffermarsi sulla disponibilità della società PGS San Maurizio Sport Team e delle Polisportive Giovanili Salesiane l’Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI.

I Popolari dell’ultima sezione sturziana per il sì al referendum

Operativa dal 30 aprile 1919, riconosciuta e raccontata durante l’ultimo simposio sui cattolici associati in Italia nel 2025, legata alla resistenza popolare intorno a Alberto Monticone e Gerardo Bianco, senza dimenticare Mino Martinazzoli, coerente mentre tanti andavano a destra e sinistra, l’ultima sezione popolare sturziana operativa d’Italia, la “Alfredo Rista” di Moncalieri (To), si prepara a lanciare l’appello popolare nazionale per il sì al referendum sulla giustizia, coerente con la propria storia esplicitamente richiamata.

“La nostra aspirazione rimane, oggi come nel testo di Mino Martinazzoli e Gabriele De Rosa ‘Il nuovo Partito Popolare Italiano’ (Roma, 18-22 gennaio 1994), ancorata ad un’ ‘azione necessaria e prioritaria di approntamento di una giustizia civile, penale e amministrativa pronta ed equa, capace di tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini e quelli fatti valere dallo Stato a difesa della società’. Confermiamo grande importanza nei modi di reclutamento, formazione, aggiornamento e carriera dei magistrati. Su queste premesse chiare il presente appello ribadisce il sostegno alla difesa dell’indipendenza dell’intera Magistratura e del ruolo del C.S.M., ma senza scorie corporative e consentendo alla separazione delle carriere del giudice e del pubblico ministero, come fu ribadito dagli emendamenti presentati nel 1997 dai parlamentari del Ppi in sede di Bicamerale.
Consapevoli che la riforma costituzionale, su cui gli italiani sono chiamati ad esprimersi, non solo completa la Riforma Vassalli del processo con cui ci fu il passaggio all’impianto accusatorio, ma richiama sia alla necessità di andare oltre la polarizzazione che ha retto gli ultimi decenni e, dunque, oltre la politicizzazione della magistratura attraverso la scelta del metodo dell’estrazione come sistema elettorale del CSM, sia come popolari che rispondono alla sollecitazione dell’ultima sezione sturziana operativa d’Italia a trasmettere il pensiero del padre del popolarismo, don Luigi Sturzo, che avvertiva del rischio di una magistratura ‘più pericolo che presidio’, se non adeguatamente bilanciata. Il voto favorevole alla riforma conferma la nostra storia e il rispetto per ogni potere sancito, tutelato e limitato dalla Costituzione”.

Su www.popolaritaliani.it, a breve, sarà possibile sottoscrivere l’appello.

Mara Martellotta

Collanina rubata a un festival in Belgio: arrestati a Torino due italiani

Mandato di arresto europeo per rapina, associazione a delinquere e minaccia: arrestati due italiani. I fatti risalgono a luglio 2024, quando due italiani, di 27 e 37 anni, si trovavano a Boom, in Belgio, durante il festival internazionale di musica elettronica Tomorrowland. Secondo le ricostruzioni investigative, i due, insieme a una terza persona tuttora latitante, avevano rubato una collanina a un partecipante all’evento.

Su mandato di arresto emesso lo scorso settembre dalle autorità di Anversa, gli investigatori della squadra mobile della polizia di Torino hanno individuato i fuggitivi: il 27enne in Val di Susa e il 37enne nella prima cintura torinese. Entrambi sono stati arrestati e ora attendono l’estradizione.

I due sono stati condannati in via definitiva e dovranno scontare due anni di reclusione oltre a pagare una multa di 1.600 euro.

VI.G

Il silenzio che parla: Jeff Wall illumina le Gallerie d’Italia  

Le Gallerie d’Italia di Torino (Piazza S. Carlo, 156) dedicano fino al 1° febbraio 2026 una grande mostra a Jeff Wall, maestro della fotografia messa in scena e narratore raffinato del quotidiano. Le sale accompagnano il visitatore in un percorso che attraversa quarant’anni di ricerca, tra immagini monumentali e momenti di sospesa intimità, dove ogni dettaglio sembra parlare.

Un osservatore del nostro tempo

L’esposizione racconta Jeff Wall come uno dei più acuti osservatori e cronisti visivi dell’epoca contemporanea, capace di trasformare gesti minimi e situazioni ordinarie in immagini dense di significato. Le sue fotografie nascono spesso da lunghi processi di preparazione e collaborazione, ma mantengono una calma apparente che invita lo spettatore a immergersi come in una lettura silenziosa.

Wall lavora su scene che sembrano frammenti di vita quotidiana, ma costruite con la precisione di un set cinematografico: figure immobili, atmosfere sospese, tensioni sottili che affiorano nella luce. In mostra si alternano momenti insieme enigmatici e contemplativi, nei quali la fotografia diventa uno spazio di riflessione sulle difficoltà della vita, sulle sue micro-drammaticità e sulle sue zone di mistero.

La fotografia come racconto

I testi di sala spiegano come molte opere derivino dalla letteratura: lavori come After “Spring Snow” by Yukio Mishima, chapter 34 e Informant sono definiti dall’artista “incidenti di lettura“, immagini che nascono dallo scontro fra parola scritta e visione. La fotografia diventa così una traduzione visiva di emozioni di atmosfere letterarie, nate appunto dalle appassionate letture del fotografo ma messe visivamente a disposizione dello spettatore.

Ph: Andrea Guermani

Altre immagini affrontano invece temi sociali e psicologici, raccontando spazi e relazioni attraverso la costruzione rigorosa dell’inquadratura. Opere come Changing RoomIvan Sayers e Sunseeker esplorano l’abbigliamento femminile e la rappresentazione di sé, interrogando il confine fra identità privata e messa in scena pubblica. Pair of interiorsStaircase e Two rooms aprono ambienti domestici e luoghi di passaggio, trasformando lo spettatore in un testimone discreto di situazioni che sembrano sul punto di cambiare da un momento all’altro.

Luce, grande formato e “quasi documentario”

Fin dalla fine degli anni Settanta Jeff Wall presenta molte sue opere come grandi diapositive retroilluminate: i celebri lightbox, che rendono l’immagine luminosa dall’interno, vicina all’impatto del cinema e della pubblicità. La fotografia appare così come una superficie seducente e insieme straniante, dove la luce è protagonista assoluta e condizione stessa di esistenza dell’immagine.

Ph: Andrea Guermani

Accanto alle scene più visionarie – come quelle ispirate a racconti fantastici, da The Thinker a The Giant e After “Invisible Man” by Ralph Ellison, the Prologue – la mostra affianca lavori che Wall definisce “quasi un documentario”. Qui l’artista collabora con attori o modelli che mettono in scena gesti apparentemente quotidiani, ma talvolta coinvolge anche persone che semplicemente svolgono il proprio lavoro, come accade in Morning Cleaning, dove l’addetta alle pulizie appare al lavoro nel padiglione di Mies van der Rohe a Barcellona.

La mostra a Torino

Alle Gallerie d’Italia di Torino, l’allestimento valorizza le grandi dimensioni delle opere e la loro natura “luminescente”, inserendo i lightbox in un percorso che alterna pareti dense di immagini a spazi più raccolti, dove il visitatore può sostare davanti a una singola scena.  Il risultato è una mostra che invita a guardare con lentezza: i volti, i corpi, gli oggetti e le strade fotografate da Jeff Wall rivelano un fascino profondo per l’aspetto delle cose, per la loro presenza silenziosa nel mondo. In questo equilibrio  la fotografia si conferma per Wall un mezzo capace di tenere insieme pittura, cinema, letteratura, moda e architettura, trasformando ogni immagine in un racconto aperto che continua nella mente di chi osserva.

Valeria Rombolà

Amore per i poveri: Suor Smerilli alla Piccola Casa Cottolengo 

Nella Piccola Casa Cottolengo di Torino, il 12 gennaio scorso, in mattinata, Suor Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice, Segretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha presentato l’Esortazione Apostolica di Papa Leone XIV “Dilexi Te” sull’Amore verso i poveri. In una sala affollata dalla Famiglia Cottolenghina, insieme a numerosi religiosi e religiose di altre congregazioni, a diversi movimenti ecclesiali e a fedeli della Diocesi di Torino, ha introdotto Padre Carmine Arice, Padre Generale della Piccola Casa, che ha sottolineato come il documento sia particolarmente prezioso per la Famiglia Cottolenghina proprio perché parla della missione evangelica della Piccola Casa della Divina Provvidenza fondata dal Santo Cottolengo. Suor Smerilli ha evidenziato come il documento, iniziato da Papa Francesco e concluso e firmato da Papa Leone XIV, inviti a percepire la connessione tra l’Amore di Cristo e la chiamata ad avvicinarci ai poveri. L’esortazione, in particolare, mostra come l’impegno a favore dei poveri per eliminare le cause strutturali della povertà sia insufficiente.

“Serve un cambio di mentalità – ha osservato Suor Smerilli – per spezzare il ciclo di una cultura che scarta. Rispetto ai progressi degli scorsi decenni nella lotta alla fame nel mondo stiamo tornando indietro. Vediamo un aumento di povertà e disuguaglianza. Sono anni che il benessere economico è nelle mani di pochi”.

La religiosa ha richiamato alcuni elementi da cui il documento “Dilexi Te” mette in guardia: la cultura dell’accumulo, i sistemi economici ingiusti, l’esclusione e l’indifferenza sociale.

“L’esortazione-ha continuato Suor Smerilli- ci richiama al fatto che la condizione dei poveri rappresenta un grido che interpella la nostra società tutta. Dio si prende cura dei poveri e degli oppressi, ed è per questo che la Chiesa non deve avere tentennamenti in questa scelta che riguarda i poveri. Sulla povertà non dobbiamo abbassare la guardia”.

Suor Smerilli si è poi soffermata sulla denuncia che il documento fa alla deviazione dalla cultura della meritocrazia, dietro cui possono celarsi delle ideologie.

“Se fondiamo le società sul merito, dividiamo tra meritevoli e non  -ha evidenziato Suor Smerilli – ovvero arriviamo a pensare che i poveri si siano meritati la propria condizione. Il disprezzo del povero, del migrante e dell’emarginato diventa il risultato del ‘te lo sei meritato’. I cristiani sono chiamati a disfarsi delle ideologie e indagare le cause strutturali della povertà”.

Fra esse certamente vi è la mancanza di reti relazionali che portano le persone sull’orlo del precipizio.

La Segretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha poi  toccato il tema della destinazione universale dei beni.

“Abbiamo il dovere di comprendere di cosa abbiano bisogno le persone che, solo per essere nate in una parte del mondo, sono destinate a morire di fame a causa delle guerre. Quale dei conflitti oggi nel mondo non dipende dall’economia e dallo sfruttamento delle risorse? E cosa c’entrano i bambini e le famiglie che ne sono vittime?”.

Da qui la domanda “cosa possiamo fare noi?”. Infine, l’invito del Papa a lasciarsi evangelizzare dai poveri come testimonianza dell’amore di Dio, e dunque le parole conclusive del documento: “Una chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno”.

Padre Arice, dopo un ampio dibattito, ha richiamato alcune conclusioni per la Famiglia Cottolenghina: nella Piccola Casa siamo al cuore del Vangelo, vigiliamo per rimanerci avendo il coraggio per riformarci; nella Piccola Casa, attraverso i poveri, tocchiamo la carne di Cristo, il gesto di cura ed educazione è già annuncio del Vangelo. Da qui la responsabilità di farlo bene e in modo integrale. Servire il povero significa promuovere una cultura della cura, da qui l’invito a cambiare mentalità. In tempi di crisi e buio, è necessario che ci siano segni come anticorpi per guarire dalla cultura dello scarto e dell’indifferenza.

Mara Martellotta

 

 

Demolizione del commissariato Borgo Po e ricostruzione 

Nel rispetto delle normative in materia di sicurezza il commissariato di Borgo Po in via Sabaudia 36 sarà demolito e ricostruito nello stesso luogo. Lo ha definito la conferenza dei Servizi lo scorso ottobre. Dopo l’esame della Commissione Urbanistica  dei giorni scorsi oggi pomeriggio il Consiglio comunale ha approvato la delibera di presa d’atto.

La nuova sede non avrà più un piano interrato come l’attuale edificio data la presenza del Rio Pattonera a pochi metri dalla struttura. La prossima primavera gli agenti in servizio in via Sabaudia saranno trasferiti nel commissariato di corso Spezia fino alla riapertura della sede precollinare prevista nel 2028.

Sempre in materia urbanistica l’assemblea di Palazzo Civico ha approvato la delibera di permesso di costruzione in deroga ( Legge 106/2011) in corso Rosselli 234/236 dove i fabbricati dell’ex falegnameria Gardino sono inutilizzati dal 1996 e anche la parte residenziale risulta inoccupata.

Dalla demolizione dei fabbricati esistenti dell’area sarà edificato un palazzo residenziale,  con autorimesse interrate e box auto nel piano cortile, ampio 1500 mq. Di SLP. La Città incamera 187 mila euro di contributo di costruzione e 160 mila euro di contributo di costruzione.

I proponenti realizzeranno opere di urbanizzazione: conservazione del glicine di via Oronzo, abbattimento delle barriere architettoniche, depavimentazione del pavimento in asfalto con aiuole, nuovi marciapiedi, nuovi alberi nel giardino Piredda in prossimità dell’area cani.

 

Paolo Giordano e Tasmania: cercare un rifugio nel cuore inquieto del presente

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TORINO TRA LE RIGHE

Per Torino tra le righe incominciamo questo nuovo anno parlando di un autore torinese di nascita e di formazione, Paolo Giordano, che porta con sé un percorso singolare che continua a riflettersi nella sua scrittura: diplomato al liceo scientifico Gino Segrè, laureato con lode in Fisica all’Università di Torino e dottore di ricerca in fisica teorica, ha sempre affiancato allo sguardo letterario una solida base scientifica. Una doppia anima che attraversa tutta la sua produzione e che nel suo libro Tasmania emerge con particolare forza, diventando struttura narrativa e visione del mondo. Infatti, c’è un momento, nella vita di ognuno, in cui il mondo esterno e quello interiore sembrano collassare nello stesso punto. È da quella frattura che nasce Tasmania, il romanzo con cui Paolo Giordano torna a interrogare il nostro tempo, scegliendo come bussola non la trama, ma l’inquietudine.
Il protagonista e voce narrante si firma P.G.: scrittore, laureato in Fisica, giornalista per un quotidiano nazionale, esperto di cambiamenti climatici. Una figura che richiama apertamente l’autore e che colloca il romanzo nel territorio sfumato dell’auto-fiction. Alla soglia dei quarant’anni, dopo l’esperienza collettiva della pandemia, P.G. ripercorre l’ultimo decennio della propria vita: la crisi del rapporto con Lorenza, le amicizie decisive – dal climatologo Novelli all’irrisolto Giulio – e una serie di eventi privati che si intrecciano costantemente con le grandi paure del presente.
Il mondo che circonda il protagonista è carico di tensioni: gli attentati terroristici in Europa, la strage del Bataclan, il dibattito sulla disparità di genere, la precarietà, la crisi climatica, fino al fantasma mai del tutto esorcizzato dell’energia nucleare. Tutto contribuisce a creare una sensazione di sopraffazione che paralizza P.G., rendendolo incapace di reagire se non immaginando una via di fuga.
Ed è qui che entra in scena la Tasmania. Un luogo che, paradossalmente, nel romanzo “c’entra pochissimo”. L’isola australiana viene evocata una sola volta, come possibile rifugio in caso di catastrofe globale, ma diventa subito una potente metafora: il simbolo di un desiderio universale di salvezza, di un riparo dall’incertezza climatica e sociale che incombe sull’umanità. Non una destinazione reale, ma uno spazio mentale in cui difendersi dal caos.
La struttura del romanzo riflette questa inquietudine. Tasmania sfugge a ogni incasellamento di genere: il racconto autobiografico si alterna a reportage giornalistici, digressioni scientifiche e riflessioni sociopolitiche, seguendo le diverse anime del narratore. La crisi personale del protagonista si sovrappone a quella collettiva, fino a suggerire che non esista più una distinzione netta tra dentro e fuori, tra intimo e globale.
Giordano tenta qui una convivenza ambiziosa tra dramma esistenziale e divulgazione scientifica. Rispetto ai romanzi precedenti, più lirici e simbolici, la prosa si fa asciutta, precisa, attenta ai linguaggi del presente. Non stupisce che termini come gaslighting vengano spiegati e inseriti nel flusso narrativo come segnali di un’epoca che ha bisogno di nominare le proprie ferite per poterle riconoscere.
Il cuore del romanzo resta però umano. P.G. è un personaggio fragile, vulnerabile, che mette in discussione tutto: il matrimonio, la paternità mancata, la vocazione di scrittore, fino al progetto ossessivo – e continuamente rimandato – di scrivere sulle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Un lavoro che sembra minacciare la sua stabilità, ma che rappresenta anche il tentativo disperato di dare forma e senso alla paura.
Attorno a lui si muove una costellazione di personaggi che incarnano altrettanti modi di stare nel mondo: Lorenza che sa attendere, Novelli che studia la forma delle nuvole, Curzia che indaga il terrorismo, Karol che trova Dio dove non lo cercava, Giulio che fatica a parlare con suo figlio. Ognuno diventa uno specchio, una possibilità di confronto, una diversa risposta alla crisi.
Tasmania è, in definitiva, un romanzo sul futuro. Un futuro temuto e desiderato, che forse non avremo mai, ma che stiamo costruendo giorno dopo giorno. È un libro sull’ansia pre-traumatica del nostro tempo, su quella sensazione di stanca inevitabilità che attraversa le nostre vite e ci fa sentire costantemente sull’orlo di qualcosa.
Non mancano le ombre: l’alternanza tra parti narrative e saggistiche, pur stimolante, non sempre risulta perfettamente armonica e può rendere la lettura impegnativa. Ma forse è proprio questa frizione a restituire fedelmente l’irrequietezza del protagonista – e della nostra epoca.
Dopo l’esordio folgorante de La solitudine dei numeri primi, che nel 2008 gli valse il Premio Strega e una notorietà immediata, Paolo Giordano ha continuato a interrogare il presente attraverso romanzi e saggi in cui scienza e letteratura dialogano costantemente. Con Tasmania, pubblicato da Einaudi nel 2022 e accolto con grande attenzione anche a livello internazionale, sembra approdare a una sintesi matura del proprio percorso.
Perché Tasmania è, in fondo, questo: un romanzo sensibilissimo e contemporaneo che racconta la paura di perdere il controllo e il desiderio di salvarsi. E ci ricorda che ognuno di noi, consapevolmente o meno, sta cercando la propria Tasmania.
MARZIA ESTINI

Giordano Bruno Guerri giovedì a Torino presenta il libro sul Futurismo

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Giovedì 15 gennaio alle ore 17,30 al Grattacielo della Città Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7 Giordano Bruno Guerri, storico e presidente del Vittoriale degli Italiani, presenterà il suo nuovo libro dedicato al Futurismo: “Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani” edito da Rizzoli. Si tratta di un libro di storia , ma anche di arte e di letteratura che illustra il Movimento più importante del ‘900 italiano e uno dei più significativi a livello internazionale. Il Futurismo fu penalizzato dal fatto che venne  considerato un anticipatore del fascismo e come tale venne respinto e sottovalutato come espressione di una destra bellicista , violenta , maschilista , contraria alla cultura, volta solo a far baccano e polemiche inutilmente  eclatanti. Guerri dimostra invece  con la sagacia propria dello storico di razza  che il Futurismo e’ qualcosa di molto più articolato e complesso. Già la mostra del 1986 sui Futurismi  a Palazzo Grassi di Venezia, voluta da Giovanni Agnelli anche per  rivalutare i suoi quadri futuristi comprati per pochi soldi, dimostrò la ricchezza poliedrica di una cultura rimasta nel cono d’ombra imposto dalla vulgata settaria  per decine di anni. Il volume di Guerri fa il punto sulla situazione, andando oltre, con un libro che è stato definito da collezione perché le immagini che lo illustrano sono davvero preziose. Guerri ha un cognome che evoca la guerra e un nome che ricorda  il martirio di un frate arso vivo per il suo libero pensiero. Guerri in realtà è il simbolo di una cultura mite, non ideologica che supera i furori novecenteschi attraverso una meditata riflessione storica. E’  un Renzo De Felice  che aiuta a comprendere la storia prima di giudicarla, ma è anche un De Felice che sa scrivere in modo chiaro e attraente ,usando uno stile che è leggibile da un pubblico ampio. Molti storici scrivono per i colleghi universitari, Guerri scrive per i lettori che quindi lo amano molto. Ci sono oggi in Italia  due autori, professori o giornalisti, che si ritengono gli unici divulgatori  autorizzati , mentre in realtà spacciano della paccottiglia tuttologica che parte dalla preistoria e finisce nella contemporaneità, passando per il Santo di Assisi. Guerri si occupa coerentemente  di storia contemporanea da quando essa era materia che scottava e portava alla scomunica e all’emarginazione. Se in Italia si è giunti a poter  discutere e scrivere  di storia senza l’imprimatur dell’ ANPI, èmerito di pochi storici come Guerri, dei veri chierici che non hanno tradito, come diceva Benda.

Ecco come l’economia migliora le nostre decisioni 

 L’incontro al Polo del ‘900 con Luciano Canova  

Giovedì 15 gennaio prossimo, alle ore 17:45, presso il Polo del ‘900, a Torino, un incontro con il Professor Luciano Canova, che guiderà il pubblico durante l’incontro “L’architettura della scelta. Come l’economia migliora le nostre decisioni”. Ogni giorno ne prendiamo a decine: cosa mangiare, quanto risparmiare, come usare l’energia, quali servizi attivare. Ma siamo davvero liberi di scegliere? Perché a volte facciamo scelte che poi rimpiangiamo? L’economia di oggi non studia solo numeri e mercati, ma persone vere, con poco tempo, mille distrazioni e tante abitudini. “L’architettura della scelta” è il modo in cui opzioni, regole, moduli, app e menù sono costruiti: dettagli apparentemente piccoli che però influenzano molto il nostro comportamento. Basta cambiare l’ordine delle scelte in una lista, semplificare un modulo o impostare un’opzione predefinita per aiutare le persone a mangiare meglio, risparmiare di più o ridurre gli sprechi — senza obblighi e senza divieti. Il primo appuntamento del 2026 della rassegna di divulgazione scientifica Giovedì Scienza racconta, con esempi concreti, come le “spinte gentili” possano migliorare le decisioni quotidiane e le politiche pubbliche, rispettando la libertà di ciascuno. Perché spesso non serve scegliere di più, ma scegliere in un contesto migliore.

Luciano Canova, docente di economia ed economia comportamentale alla Scuola Enrico Mattei dell’ENI e Università di Pavia. Molto attivo come divulgatore in differenti canali: libri pop, podcast, video pillole (TikTok e Instagram) e laboratori di educazione finanziaria per bambini con i mattoncini Lego. La conferenza si svolge in presenza e sarà disponibile online sul canale YouTube di Giovedì Scienza a partire dalle ore 17:45 di venerdì 16 gennaio.

Per info: gs@centroscienza.it

Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti

Polo del ‘900 – Piazzetta Franco Antonicelli, Torino

Mara Martellotta