ilTorinese

Forza Sinner! L’omaggio di Torino

Il lettore Ezio Cairoli ci invia le immagini dei monumenti e degli edifici istituzionali torinesi illuminati di arancione in omaggio al campione di tennis Sinner

Pnrr, la Regione: “Avviato il 99,9 per cento dei progetti, quasi il 70 per cento in corso o completato”

«E’ stato avviato il 99,9 per cento dei progetti Pnrr su cui la Regione Piemonte ha competenza diretta. Di questi quasi il 70 per cento è già in corso o completato: una fotografia molto positiva che conferma le buone performance del Piemonte nel rispetto della tempistica e nella realizzazione dei lavori. In particolare è già concluso il 50 per cento dei progetti finanziati dalle misure per l’istruzione e la ricerca.
Per quanto riguarda gli interventi della sanità è già concluso il 20 degli interventi e il 70 è in corso: trattandosi di interventi importanti per la salute dei cittadini, abbiamo assegnato alle Asl scadenze più stringenti rispetto a quelle imposte dallo Stato per avere ulteriori garanzie di rispettare i tempi e scongiurare ritardi. Siamo stati tra i primi ad avviare un sistema di monitoraggio interno per garantire il controllo costante su andamento, scadenze e livello di raggiungimento degli obiettivi e, nel caso, individuare tempestivamente eventuali criticità, facilitandone la successiva gestione».
Lo dichiara il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, al termine dell’audizione di fronte alla Sezione di controllo della Corte dei Conti per illustrare i risultati del monitoraggio sull’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, effettuato dagli uffici regionali prendendo in esame i dati aggiornati al 31 dicembre 2023.
Il Pnrr assegna al Piemonte 1,6 miliardi di euro per l’attuazione di 976 interventi su cui la Regione esercita una competenza diretta, è soggetto attuatore o risulta essere l’ente coordinatore e supervisore rispetto all’attuazione e alla rendicontazione.
Il monitoraggio realizzato dalla Regione evidenzia che è stata avviata la quasi totalità dei progetti, il 99,93 per cento, corrispondente al 99,98 per cento delle risorse assegnate, è già completato il 13 per cento degli interventi e il 55 è in corso di realizzazione. La Regione ha peraltro stabilito di separare la fase di avviamento, che riguarda la progettazione e le procedure, da quella dei cantieri in corso, in modo da avere una fotografia ancora più puntuale dello stato di attuazione.
In particolare:
Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo:
Risultano avviati il 99,73 per cento dei 367 progetti, corrispondente al 99,53 per cento degli 80 milioni di euro assegnati. Sono in corso interventi per la metà delle risorse assegnate, gli altri sono in avvio nei prossimi mesi.
Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica:
E’ stata avviata la totalità dei 199 progetti, finanziati con 340 milioni di euro. Di questi il 45 per cento è concluso o in corso.
Missione 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile:
Sono in corso tutti gli interventi per un valore di oltre 140 milioni di euro, in particolare quelli sulla Torino-Ceres appena aperta al traffico ferroviario fino a Germagnano, e sulla linea Canavesana per opere di sicurezza e adeguamento, tra cui l’abbattimento dei passaggi a livello.
Missione 4 – Istruzione e ricerca:
Già concluso il 50 per centro dei progetti, l’altra metà è avviato per un totale di oltre 30 milioni di euro.
Missione 5 – Inclusione e coesione:
E’ già concluso il 20 per cento degli interventi ed è in corso il restante 80 per cento per un totale di 363 progetti, finanziati con oltre 204 milioni di euro
Missione 6 – Salute:
Sono stati avviati tutti i 430 progetti di questa misura, finanziati con circa 800 milioni di euro. E’ già in corso il 70 per cento degli interventi, pari a oltre l’80 per cento delle risorse ed è concluso il 20 per cento. In particolare per quanto riguarda le Case di Comunità, sono già stati firmati i contratti di appalti per 71 delle 82 strutture previste dal Pnrr, e in 22 sono già in corso i lavori. Lavori partiti anche in 9 ospedali di comunità, mentre per quanto riguarda le Cot, le centrali operative territoriali, 26 sono state completate e in funzione, 7 con lavori oltre il 90 per cento.
«Questi numeri confermano che il “cantiere Pnrr” è in pieno svolgimento e che il Piemonte si conferma Regione virtuosa nella spesa dei fondi pubblici e nel suo monitoraggio – ha aggiunto il presidente Cirio – a cui lavorano i nostri uffici, grazie anche alle azioni di controllo collaborativo con la Corte dei Conti, e insieme alla Guardia di Finanza con cui abbiamo già condiviso un protocollo che sarà sottoscritto nelle prossime settimane. Il Pnrr rappresenta per il nostro territorio una grandissima opportunità che impegna tutti noi all’oculato uso delle risorse che sono davvero un investimento per il futuro e per lo sviluppo del territorio».
Il monitoraggio costante dei progetti è disponibile sul sito internet della Regione Piemonte – pnrr.regione.piemonte.it – da oggi on line in una versione rinnovata che consente, per ogni progetto, di conoscere dettagli, risorse, soggetti coinvolti e lo stato di avanzamento.
Il sito è stato concepito per diventare uno strumento di consultazione completo, aggiornato e intuitivo per cittadini, enti locali e imprese, in cui trovare informazioni sullo stato di avanzamento dei progetti, la loro localizzazione e sulle opportunità di finanziamento attive.
La sezione dedicata ai bandi viene infatti aggiornata ogni quindici giorni e fotografa tutti bandi, avvisi e gare del Pnrr, sia a livello regionale sia a livello nazionale, rivolte a enti locali, imprese, terzo settore e cittadini. L’utente può filtrare le opportunità selezionando la missione di appartenenza, la scadenza prevista e i soggetti a cui sono rivolte, con la certezza di individuare facilmente le informazioni di proprio interesse.

Ettore Bassi in “Trappola per topi” al Teatro Concordia

Teatro Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Giovedì 1 febbraio, ore 21

Ettore Bassi in “Trappola per topi”

 

 

Ettore Bassi in “Trappola per topi” si confronta con un classico della letteratura teatrale di Agatha Christie, senza tempo e dalla straordinaria efficacia scenica, che lascia spazio all’invenzione e alla sorpresa.

 

NOTE DI REGIA

Il 25 novembre 1952 all’Ambassadors Theatre di Londra andava in scena per la prima volta “Trappola per topi” di Agatha Christie. Da allora, per 70 anni ininterrottamente, il sipario si è alzato su questa commedia “gialla” senza tempo e di straordinaria efficacia scenica. Ed ora tocca a noi… Non è consueto per me, spesso regista drammaturgo in proprio, misurarmi con un classico della letteratura teatrale. Certo da interpretare, ma da servire e rispettare. Ma non ho avuto dubbi ad accettare. Perché “Trappola per topi” ha un plot ferreo ed incalzante, è impregnata di suspense ed ironia, ed è abitata da personaggi che non sono mai solo silhouette o stereotipi di genere, ma creature bizzarre ed ambigue il giusto per stimolare e permettere una messa in scena non polverosa o di cliché. In fondo è questo che cerco nel mio lavoro: un mix di rigore ed eccentricità. D’altronde, dice il poeta, il dovere di tramandare non deve censurare il piacere di interpretare. Altra considerazione: nonostante l’ambientazione d’epoca e tipicamente British, il racconto e la trama possono essere vissuti come contemporanei, senza obbligatoriamente appoggiarsi sul già visto, un po’ calligrafico o di maniera, fatto spesso di boiserie, kilt, pipe e tè. Stereotipi della Gran Bretagna non lontani dalla semplicistica visione dell’Italia pizza e mandolino. Credo che i personaggi di Trappola nascano ovviamente nella loro epoca, ma siano vivi e rappresentabili oggi, perché i conflitti, le ferite esistenziali, i segreti che ognuno di loro esplicita o nasconde sono quelli dell’uomo contemporaneo, dell’io diviso, della pazzia inconsapevole. E credo riusciremo a dimostrarlo grazie alla potenza senza tempo di Agatha Christie, ma anche e soprattutto con il talento e l’adesione di una compagnia di artisti che gioca seriamente con un’opera “chiusa” e precisa come una filigrana, che però lascia spazio all’invenzione e alla sorpresa, una promessa di imprevedibilità e insieme di esattezza. E poi c’è la neve, la tormenta, l’incubo dell’isolamento e della bivalenza, il sospetto e la consapevolezza che il confine tra vittima e carnefice può essere superato in qualsiasi momento. Ingredienti succosi ed intriganti che spero intrappoleranno il pubblico.

Giorgio Gallione

 

La Polizia Locale è tornata a scuola a Sauze d’Oulx

 SAUZE D’OULX – Cambia solo la location, ma si conferma di grande successo anche la terza Giornata di studio per operatori di Polizia Locale “3° Seminario dei Comuni Olimpici”. La terza edizione del convegno si è tenuta giovedì 25 gennaio sempre presso il Comune di Sauze d’Oulx, ma nella nuova location della sala conferenze dell’Ufficio del Turismo. Un successo dettato dai numeri con un centinaio di adesioni tra Dirigenti ed Agenti della Polizia Locale, cui si sono uniti, come graditi ospiti, i rappresentanti di Carabinieri e Polizia di Stato e con otto stands del settore. Il convegno, organizzato dalla Maggioli Editore in collaborazione con l’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea e con il Comune di Sauze d’Oulx, è stato aperto da Massimo Blanc, Comandante della Polizia Locale dell’Unione Montana Comuni Olimpici Vialattea che, con i suoi colleghi, è anche quest’anno il grande artefice dell’organizzazione e del successo dell’iniziativa. I saluti istituzionali sono stati portati dal Vicepresidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici Vialattea nonché Sindaco di Cesana Roberto Vaglio e dal ViceSindaco di Sauze d’Oulx Marco Tintinelli. Un saluto a tutti i partecipanti è poi stato portato in collegamento telefonico dal Piero Gros che ha ricordato il 50° della nascita della “Valanga Azzurra” ed il 50° della sua vittoria in Coppa del Mondo.

Massimo Blanc esprime la soddisfazione per il successo dell’iniziativa e dei ringraziamenti: “Vista l’ottima riuscita delle prime due edizioni abbiamo voluto organizzare questa terza edizione del seminario per le Polizie Locali portando all’attenzione dei partecipanti degli argomenti che sono risultati di notevole interesse per tutte le forze di Polizia presenti. Ringrazio l’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, il Comune di Sauze d’Oulx e la società Maggioli che hanno permesso la realizzazione dell’evento e l’Ufficio Turistico di Sauze d’Oulx che ci ha ospitato. Un ringraziamento particolare va al dottor Alberto Bassani, comandante della Polizia Locale di Alessandria che ha messo a nostra disposizione le sue capacità organizzative nonché ai colleghi della Polizia Locale di Sauze d’Oulx e dell’Unione che si sono adoperati per tutta la logistica. Ringrazio inoltre i Comandanti e gli appartenenti alle Polizie Locali e le forze di Polizia presenti in sala (Carabinieri e Polizia di Stato) che hanno voluto onorarci con la loro presenza”.

La giornata di studio ha quindi affrontato come primo tema “Il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica” con la dottoressa Fiorella Passerini, con nella seconda parte il dottor Giuseppe Greco trattare il tema “Il DL Caivano: indagati minorenni”.

La giornata si è poi conclusa presso il centro sportivo “Pin Court” con il buffet preparato dagli allievi del Formont di Oulx che hanno dato nuovamente prova della loro professionalità.

Agricoltori in piazza “contro le follie dell’Unione Europea”

Coldiretti: da Torino un centinaio in viaggio verso Bruxelles

 

Sono circa un centinaio gli agricoltori del Torinese che hanno risposto all’appello alla mobilitazione lanciato da Coldiretti per una grande manifestazione di Bruxelles per fermare le politiche europee che minacciano l’agricoltura italiana.

«Una chiamata a raccolta organizzata in Europa, dove serve fare sentire, forte, la voce delle nostre aziende agricole – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Una mobilitazione in vista del Vertice europeo che sta avendo una grande risposta da parte dei nostri soci, a dimostrazione di quanto la nostra agricoltura senta sulla propria pelle l’effetto di politiche europee sconsiderate che limitano le funzioni dell’agricoltura preziose per tutta la società: dalla produzione di cibo naturale e non sintetico, fino al presidio contro il dissesto del territorio».

La manifestazione è, infatti, indetta in occasione del Vertice europeo straordinario sul bilancio dell’Ue, al quale partecipa anche il premier Giorgia Meloni, dove la Commissione europea presenterà la proposta per la deroga alle norme Ue sull’obbligo di mantenere i terreni incolti previsto dalla Politica agricola comune (Pac).

L’appuntamento “Non è l’Europa che vogliamo” è per giovedì 1° febbraio alle ore 9 in Place du Luxembourg, di fronte al Parlamento europeo, dove assieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini ci saranno oltre un migliaio di contadini e allevatori provenienti da tutta Italia per sostenere la proposta e denunciare, con eclatanti azioni dimostrative, gli effetti delle politiche europee che mettono in pericolo la sopravvivenza delle campagne. Un obiettivo che è il risultato della lunga battaglia della Coldiretti insieme alle altre grandi organizzazioni agricole europee a partire dalla francese Fnsea con la quale è stato costruito un fronte comune. Nelle ultime settimane Coldiretti ha intensificato gli incontri con altre realtà europee e con Ministri dell’agricoltura di altri Stati membri.

«Bene la proposta di deroga, che avevamo già ottenuto per la crisi Ucraina, ma ora è necessario sia cancellato definitivamente l’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni destinati a seminativi imposto dalla Politica agricola comune (Pac).  È una delle eredità dell’era Timmermans, e, come diciamo da anni, è una scelta sbagliata. Non ha senso impedire agli agricoltori di non coltivare quote dei loro terreni, quando poi si è costretti ad importare» ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’annunciare la protesta contro le follie dell’Unione Europea.

Coldiretti chiede di tornare a investire nella sovranità e nella sicurezza alimentare europea assicurando più fondi alla Politica agricola comune dopo che la pandemia e le guerre hanno dimostrato tutta la fragilità dell’Unione europea davanti al blocco del commercio mondiale. «Anche per questo – conclude Prandini – serve una decisa svolta nelle politiche Europee per valorizzare le proprie terre fertili e fermare le importazioni sleali per fare in modo che tutti i prodotti che entrano nell’Unione rispettino gli stessi standard dal punto di vista ambientale, sanitario e del rispetto delle norme sul lavoro previsti nel mercato interno. La nostra battaglia in Europa continuerà in maniera forte e continuativa con proposte per il futuro degli agricoltori».

 

ANCHE CONFAGRICOLTURA A BRUXELLES

In molti Paesi dell’Unione, tra i quali l’Italia, sono in atto proteste da parte di alcuni rappresentanti del mondo agricolo. Il comune denominatore delle rimostranze è la contestazione della PAC – Politica Agricola Comune – e del “Green Deal” applicato all’agricoltura.

Scrive Confagricoltura: “Anche in questa occasione, Confagricoltura, da sempre in prima linea per rappresentare le istanze degli agricoltori, partendo dall’ascolto e comprendendo il disagio del settore, conferma il proprio impegno per portare le questioni poste nelle sedi competenti, in Europa. La Confederazione, infatti, condivide l’attenzione del Governo nazionale rispetto alle richieste degli agricoltori, ma auspica risposte più incisive ed urgenti da parte dell’Unione.

 

In questo senso, la giunta di Confagricoltura, da poco riunitasi a Palazzo della Valle, ha deciso di avviare una serie di iniziative a Bruxelles per chiedere che le richieste degli agricoltori vengano affrontate con maggiore sollecitudine, a tutela di un settore trainante della nostra economia che subisce le conseguenze economiche di uno scenario internazionale ad alta instabilità.

 

Le iniziative già avviate potrebbero portare ad un primo risultato già nei prossimi giorni, segnala Confagricoltura, con il rinnovo della deroga all’obbligo di destinare a finalità non produttive una parte dei seminativi.

 

L’impegno di Confagricoltura punta al raggiungimento dei seguenti obiettivi: assicurare un reddito adeguato ai produttori agricoli; migliorare la sostenibilità ambientale senza tagli produttivi; favorire la diffusione delle innovazioni tecnologiche per far fronte alle sfide del cambiamento climatico, salvaguardare i prodotti italiani ed europei nei confronti di una concorrenza non allineata con le regole dell’Unione per la sicurezza alimentare, la tutela delle risorse naturali e del lavoro, il benessere degli animali”.

 

La Confederazione annuncia un’Assemblea Straordinaria a Bruxelles, convocata per il 26 febbraio, durante la quale verrà illustrata la visione dell’Associazione sul futuro dell’agricoltura e sulla nuova PAC.

Torino Under 30 in Azione sul caso Askatasuna

 DA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE A BENE COMUNE ?

“Esprimiamo biasimo sulla delibera di giunta che avvia un percorso di millantata riconversione dell’immobile occupato dal centro sociale, di fatto condonando trent’anni di violenze e degrado.”

Ma cosa si può dire di Askatasuna nel 2024? La Cassazione ha confermato lo scorso 26 dicembre quanto già stabilito dal Tribunale di Sorveglianza di Torino circa i caratteri di lotta armata e preordinata provocazione di contrasti con le forze dell’ordine per gli attacchi ai cantieri Tav con lanci di petardi, bombe carta e artifici pirotecnici utilizzati come armi. Sarebbe proprio “la stabile struttura organizzativa” dell’ingombrante fabbricato – ormai rosso appassito dal tempo – a rappresentare il mezzo per realizzare i fini del notoriamente plurigiudicato nucleo operativo.

Askatasuna come essere mutaforma, irrompe ramificando nei contesti mediaticamente più esposti del panorama torinese. L’Università, vivaio di proseliti, zampilla di testimonianze che smascherano i propositi tumultuosi e disgregativi del centro sociale. Giacomo Pellicciaro, rappresentante degli studenti di Ateneo, già da tempo condanna la recrudescenza dei toni raggiunti che ritiene determinata dalle persistenti intromissioni di Askatasuna da sé o sotto mentite spoglie. Immediato è il riferimento alle innumerevoli associazioni collettiviste create ad hoc per quietare la smania di consenso del centro sociale come altrettanto innumerevoli sono gli episodi di violenza registrati cui lo stesso si è reso protagonista. Il 7 dicembre scorso è arrivata la condanna a 8 mesi di reclusione per sedici antagonisti per aver occupato nel maggio di due anni prima l’aula studio C1 presso il Campus Luigi Einaudi. Sempre a dicembre nella stessa cornice, questa volta il 5, in concomitanza di un volantinaggio di una lista di estrema destra, Askatasuna, servendosi di una chat comune, chiama alla riscossa un centinaio di attivisti scrupolosamente irregimentati, esperti nell’olimpionica disciplina del lancio di uova e bottiglie (rigorosamente in vetro) contro gli agenti in tenuta. Il tutto corredato da un sentito auspicio di “un’Università libera da militarizzazione e fascismo”.

Non si può proprio riempire, con tali spregiudicate semantiche, il nuovo patto di collaborazione incardinato ai sensi dell’art. 8 del Regolamento per il governo dei beni comuni urbani nella città di Torino: si tratta in questo patto (tra l’altro approvato senza il patrocinio degli allora consiglieri Pd, oggi in giunta) di “azioni di rigenerazione”, “ruolo e reciproci impegni”, “obiettivi di cura e gestione”; definiti e limitati nel successivo art. 9 da “interventi che devono comunque garantire la destinazione pubblica e comune de bene”. Ed ex-multis, l’ultimo comma secondo cui la durata del patto di collaborazione non supera i cinque anni. Diciotto pagine di Regolamento riesumate dalla Giunta per “legalizzare” l’operato degli antagonisti, risuonano come “atto gravissimo” alle orecchie di Luca Pantanella, che, continua, ignora “le migliaia di cittadini e commercianti che hanno subito abusi, soprusi, violenze e danneggiamenti.” Quindi ci troveremo di nuovo a parlare di Askatasuna nel 2029: anno in cui è anche prevista la conclusione dei lavori del tunnel Tav … parleremo nuovamente anche di questo? Boja fauss!

 

Coordinamento Torino Under 30 in Azione

Note di Classica: Krzysztof Urbanski, Lang Lang, Pietro De Maria le “stelle” di febbraio

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI 

Giovedì 8 alle 20.30 e venerdì 9 alle 20 all’auditorium Toscanini l’Orchestra Rai diretta da Krzysztof Urbanski e con Jan Lisiecki al pianoforte eseguirà musiche di Kilar, Prokofev e Cajkovskij. Sabato 10 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione MusicaleLetizia Gullino violino e Luca Troncarelli pianoforte eseguiranno musiche di Schubert, Falla, Brahms. Martedì 13 alle 20.30 all’auditorium Toscanini l’orchestra Rai diretta da Kristjan Jarvi eseguirà il “Concerto di Carnevale”. Mercoledì 14 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale Pietro De Maria eseguirà l’ottavo concerto delle sonate per pianoforte di Beethoven. Lunedì 19 alle 20 al teatro Vittoria l’Instrumentum Vocale eseguirà musiche di Isaac, Boddecker, Magdeburg, Desprez, Arbeau, de Binchois, Marini, Frescobaldi, Luzzaschi, Monteverdì, Marenzio, Castello, Tromboncino, Cimello, d’India Falconeri. Mercoledì 21 alle 20 al teatro Regio debutto di “Un Ballo in Maschera” di Giuseppe Verdì.

Melodramma in 3 atti . L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Riccardo Muti. Repliche fino a domenica 3 marzo. Sempre mercoledì 21 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicalel’Orchestra Femminile del Mediterraneo diretta da Antonella De Angelis e con Ettore Pagano al violoncello eseguirà musiche di Martines, Haydn, Bacewicz, Part, Sollima. Giovedì 22 alle 20.30 e venerdì 23 alle 20 all’auditorium Toscanini l’Orchestra Rai diretta da Juraj Valcuha e con Yefim Bronfman al pianoforte eseguirà musiche di Brahms e Schumann. Venerdì 23 alle 20.30 per Lingottomusica all’auditorium Agnelli Lang Lang al pianoforte eseguirà musiche di Schubert, Schumann e Chopin. Sabato 24 alle 18 al teatro Vittoria undicesimo episodio di “Respiro” ( Il fraseggio in musica) con Simone Bottino, Daniel Enriqhe e Ibarra trombe, Cecilia De Novellis corno, Andrea Amoretti Trombone, Ivan Dal Santo tuba, con Antonio Valentino. Domenica 25 alle 16.30 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale Marco Pierobon tromba e Federico Nicoletta pianoforte eseguiranno musiche di Enesu, Rota, Verdì, Morricone, Rossini e Gershwin.

 

Mercoledì 28 alle 20.30 al conservatorio per l?unione Musicale Il Nador Quarte con Ferenc Snètberger chitarra eseguirà musiche diBrahms e Snètberger. Giovedì 29 alle 20.30 e venerdì primo marzo alle 20 all’auditorium Toscani l’Orchestra Rai diretta da Krzysztof Urbanski e con Marie-Ange Nguci al pianoforte eseguirà musiche di Connesson, Ravel e Sostakovic.

Pier Luigi Fuggetta

Askatasuna, Italia Lib Pop: “connivenze con area anarchica”

“Che vi fossero da sempre connivenze tra la sinistra torinese e gli anarco-insurrezionalisti dei Centri Sociali non era un segreto, d’altronde la presenza di consiglieri di maggioranza e le testimonianze di vicinanza di Assessori alle manifestazioni degli anarchici di Askatasuna, non sono mai mancate. Ma, dichiarare un centro sociale occupato da decenni, che la Cassazione ha definito mosso da propositi di lotta armata attraverso la preordinata provocazione di contrasti con le forze dell’ordine, è un passo che va oltre la normale e corretta amministrazione della Città”, così Claudio DesiròSegretario di Italia Liberale e Popolare, commenta la decisione del Comune di Torino.

Istituzionalizzare i violenti, nascondendosi dietro presunti valori culturali legati all’antifascismo, è un insulto verso tutti coloro che credono nei valori della Democrazia e della Costituzione“, aggiunge Desirò.

“L’Amministrazione Lo Russo ha scelto il campo dell’illegalità e della violenza, di coloro che imbrattano la città e la devastano ad ogni occasione, che aggrediscono le forze dell’ordine e che teorizzano la lotta armata alle Istituzioni “, continua Desirò.

“Una scelta che non può passare inosservata contro la quale Italia Liberale e Popolare sosterrà le iniziative che verranno promosse e messe in campo a difesa della legalità, della libertà e della stessa Città di Torino“, conclude Desirò.

Il pensiero libero di Bruno Segre

 

La scomparsa di Bruno Segre, decano degli avvocati torinesi e protagonista delle più importanti battaglie per i diritti civili, ha rinnovato i ricordi dei tanti momenti vissuti insieme, le discussioni e i racconti, le sue battute argute, i viaggi nei luoghi della memoria con gli studenti ai quali volle partecipare. Era amatissimo dai ragazzi e rammento il loro stupore e gli occhi sgranati quando, davanti al sacrario della Grande Guerra a Redipuglia e ai resti dei camminamenti e delle trincee spiegò che lui era nato ai primi di settembre del 1918, quando ancora tuonavano i cannoni e, fallita l’offensiva austriaca di giugno, si stava preparando la terza battaglia del Piave, la durissima e decisiva battaglia di Vittorio Veneto. L’avvocato era un brillante affabulatore, un uomo dall’immensa cultura e dalle mille esperienze che amava intrattenersi e raccontare le esperienze di una vita che coincise con il novecentesco “secolo breve” e la prima parte dei duemila. In quelle occasioni si poteva assistere a vere e proprie lezioni di storia, come accadde più volte a Trieste o in Emilia, alla casa museo dei Cervi a Gattatico, al campo di transito di Fossoli ( dove venne internato anche Primo Levi) o al museo della deportazione di Carpi. In quella occasione insieme a Bruno partecipò anche Franco Berlanda, grande comandante partigiano e notissimo architetto amico di grandi protagonisti del Novecento come Picasso, Giulio Einaudi e Le Corbusier. Quando mi chiese di collaborare a L’Incontro ne fui felicissimo e onorato. Le due passioni della sua vita coincisero con le professioni che lo videro per decenni sulla ribalta della vita torinese e italiana: l’avvocatura e il giornalismo. Infatti, oltre ad indossare la toga per settant’anni con memorabili e appassionate arringhe, dopo aver collaborato a numerose e prestigiose testate fondò L’Incontro nel 1949. Un mensile indipendente, con un programma politico culturale “ispirato alla pace, alla difesa dei diritti civili, al laicismo, all’opposizione a razzismo e antisemitismo”. Quattro grandi pagine con un formato su nove colonne e la testata in rosso che, ininterrottamente per settant’anni, diede voce alle idee di quest’uomo straordinario, mai rassegnato  e sempre pronto – con un’invidiabile lucidità e impareggiabile dialettica – a dar battaglia per i suoi ideali libertari e socialisti, per la laicità delle istituzioni e per i diritti umani. Mi diede anche l’ambito tesserino di riconoscimento del giornale che conservo come una reliquia. In occasione del suo 99° compleanno (ogni anno, fino all’ultimo, erano occasioni speciali per festeggiarlo ) venne pubblicato un bel  libro:  Libero pensare, una giornata nello studio dell’avvocato Bruno Segre. Un omaggio a cura di Marisa Quirico composto da 18 scatti in bianco e nero del fotografo Renzo Carboni, accompagnati da una prefazione di Davide Manzati e dagli interventi (in rigoroso ordine alfabetico) di Luciano Boccalatte, Nino Boeti, Carlo Greppi, Nico Ivaldi, Maria Mantello, Pietro Polito, Donatella Sasso e Guido Vaglio. Alberto Bolaffi, nella dedica al libro, offrì un sintetico e autentico profilo di Segre: “Caro Bruno, parafrasando Giovannino Guareschi, penso che tu sia uno dei migliori interpreti del suo pensiero quando, da prigioniero in Germania, scrisse che libertà esiste ovunque esiste un cervello libero”.Ultimo allievo di Luigi Einaudi, laureato in legge nel 1940 e discriminato dalle leggi razziali nei confronti degli ebrei, Bruno Segre venne arrestato una prima volta nel dicembre del 1942 per “disfattismo politico” e una seconda nel settembre del 1944 quando venne catturato e rinchiuso nella caserma di via Asti e poi trasferito nelle carceri Le Nuove dalle quali riuscì fortunosamente a fuggire qualche tempo dopo. Un’esperienza alla quale dedicò un libro-memoriale, Quelli di via Asti, scritto nell’estate del 1946 ma pubblicato solo nel 2013. Partigiano nelle file di Giustizia e Libertà, antifascista tutto di un pezzo e irriducibile paladino delle battaglie per la laicità e i diritti civili , Bruno Segre è stato protagonista delle più importanti vicende lungo un secolo intero. Una su tutte: la difesa, davanti al Tribunale militare di Torino nel 1949 di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza in Italia. Bruno Segre è stato tutto questo e molto altro. Le foto di Carboni contenute in quel libro, scattate nello storico studio dell’avvocato al n.11 di via della Consolata, ci regalano un’immagine di quella wunderkammer tra imponenti schedari e tantissimi libri. Era lì, al secondo piano di un antico palazzo del settecento che, entrando nello studio di Segre, il fotografo ebbe l’impressione di “attraversare lo specchio di Alice”. Era un luogo dove si respirava l’aria di una storia che vide protagonista un uomo che, parlando di se stesso e parafrasando il titolo di un suo libro-intervista, poteva affermare a testa alta e senza alcun timore di non essersi mai arreso.

Marco Travaglini

Autonomia differenziata: “La scuola in pericolo”

 

La proposta normativa elaborata dal ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, mira a mettere in pratica quanto stabilito nel terzo comma dellarticolo 116 della Costituzione. In conformità con tale disposizione, mediante un accordo tra lo Stato e la regione interessata, le regioni a statuto ordinario possono ottenere, su richiesta, specifiche forme e condizioni di autonomia in 23 settori. Si includono, dunque, anche quelle materie percepite come delicate e complesse nellottica di unautonomia regionale, sia dal punto di vista politico, sia da quello economico-sociale.Salute e Istruzione sembrerebbero essere i principali soggetti delle prossime discussioni politiche. In particolare, larticolo 8 del disegno di legge impone lesclusione di nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, mentre larticolo 9 prevede il previo riconoscimento delle risorse allo scopo destinabili e limplementazione di misure perequative e di promozione dello sviluppo economico, della coesione e della solidarietà sociale. Questi punti sollevano molti interrogativi riguardo alle implicazioni finanziarie e alla distribuzione delle risorse in relazione allautonomia differenziata.

Nonostante il Ministro Calderoli abbia respinto la possibilità di trasferire competenze concernenti le norme generali sullistruzione, preferendo invece unanalisi approfondita e concreta delle richieste regionali e quindi assicurando uno studio caso-per-caso, le perplessità su questa proposta di legge e sulle sue conseguenze sulla Scuola appaiono numerose. Il Governo potrebbe considerare listituzione di contratti territoriali specifici che avrebbero lo scopo di gestire vari aspetti, tra cui lassunzione del personale, integrando questioni economiche, la mobilità, il reclutamento e la gestione delle posizioni precarie. Di conseguenza, vi sono preoccupazioni anche in merito alla contrattazione collettiva, poiché questa potrebbe ridurre nettamente limportanza del contratto nazionale, relegandolo a un documento di scarso rilievo. Ciò potrebbe comportare che questioni cruciali, come la determinazione del salario, siano trattate attraverso accordi territoriali, con possibili ripercussioni sulla coesione sociale e sullaccentuazione delle disuguaglianze.
Viene previsto il trasferimento dei dirigenti scolastici in un possibile ruolo regionale, nonostante saranno autorizzati a mantenere la loro posizione nei ruoli statali. Docenti e personale ATA manterranno i loro ruoli statali, tuttavia, i nuovi docenti saranno reclutati tramite concorsi organizzati dalla regione. Inoltre, il progetto, presentato così come è stato votato in Senato, prevede la creazione di un sistema scolastico fortemente gerarchizzato a livello regionale, con un controllo diretto dei vertici del sistema, finalizzato a dettare gli orientamenti e i contenuti della formazione a livello regionale. Pertanto, la regione potrebbe assegnare gli incarichi ai dirigenti per mantenere il controllo sulla scuola, esercitato anche attraverso lacquisizione della valutazione dei risultati, e si presenterà anche una riforma degli organi collegiali, la quale, a sua volta, potrebbe andare a modificare i poteri della dirigenza. Insomma, è evidente che la proposta legislativa sollevi non poche inquietudini riguardo la modifica così radicale e netta dello stato giuridico dei dirigenti scolastici, in quanto non si evidenzia la presenza di un dossier dettagliato sul ruolo della dirigenza nellottica di unautonomia differenziata regionale. Si andrebbe a creare una sorta di corpo docente regionale, che attinge da risorse regionali e che potrebbe aumentare o diminuire selettivamente le retribuzioni del personale non dirigente, determinando così un possibile scarto tra aumento salariale da un lato e interventi metodologici e contenutistici dellinsegnamento dallaltro. Questo potrebbe portare a disparità salariali e condizioni di lavoro tra le diverse regioni, con il rischio che lavoratori in aree più svantaggiate guadagnino meno di lavoratori in aree con migliori condizioni di lavoro a causa delle differenze nel PIL e nelle disponibilità fiscali nelle varie regioni.

Sembrerebbe, quindi, che la Scuola sia nuovamente vittima di normative altamente verticali, pressanti dal punto di vista giuridico, quasi inutili dal punto di vista educativo. Ciò che manca al Governo è una visione più ampia della Scuola, centrata su studi pedagogici e non su visioni aziendalistiche. Potremmo persino avere venti sistemi scolastici diversi luno dallaltro e questo è un pericolo che sembra diventare sempre più concreto poiché alle Regioni verrebbe conferita la potestà legislativa sullintera questione. A questo proposito, viene riportata di seguito una breve intervista con un insegnante di Lingua, Letteratura e Civiltà Francese di una scuola di Torino, trasferitosi qui dalla Sicilia per lavoro, che ha preferito mantenere l’anonimato.

Professore, innanzitutto grazie per aver accettato. Partiamo subito dalla sua storia come insegnante: da quanto tempo lavora qui a Torino?

Sono arrivato a Torino quasi dieci anni fa, in un assolato giorno di fine settembre del 2014, per svolgere la mia prima supplenza da docente precario in una scuola superiore del capoluogo piemontese. Ricordo ancora il mio arrivo in questa splendida città, carico di aspettative e di sogni per un futuro lavorativo stabile che oggi, posso dire, ha una sua compiuta realizzazione. Giungevo dal profondo Sud, dopo anni di studio intenso tra le facoltà di Lingue di Palermo e di Roma. Non posso nascondere il dispiacere e anche la rabbia, nellaver dovuto – mio malgrado – recidere il legame quasi ancestrale con la mia terra dorigine, i miei affetti e la mia gente. Sono e sarò sempre grato a questa città che ho trovato accogliente, culturalmente stimolante e che ho scelto convintamente come mio luogo stabile di residenza.

Una sua opinione generale su questo governo?

Dopo una certa vis polemica che non ho mai incanalato in parole e atteggiamenti violenti e che ha caratterizzato gli anni della mia giovinezza, adesso sono in una fase della vita in cui prima di dare giudizi definitivi, osservo con molta attenzione idee, programmi e conseguenti scelte. Posso però dire che ciò che sempre di più noto nella politica di oggi, senza incappare nel timore di essere tacciato di qualunquismo, è la progressiva perdita, spero non definitiva, di valori etici e morali altissimi e universali: laccoglienza, lo spirito di servizio, il senso di giustizia, la totale mancanza di interessi personali, il rispetto di scelte cosiddette non tradizionali, la pacatezza. Molti di questi valori sono incarnati dalle parole della nostra Costituzione che ritengo, a partire dagli anni novanta del ventesimo secolo, sempre più in pericolo. Probabilmente, in noi italiani si sta sempre più sbiadendo la caratura etica e morale dei padri costituenti. Ci si trova a fare i conti con una politica che ha sempre di più labitudine di alzare la voce, in un frastuono generale che non risolve di certo i problemi, ma che astutamente confonde i piani per orientare lopinione pubblica in pericolose direzioni di cui la Storia ha inequivocabilmente già mostrato lassurdità. Figure di politici come Giorgio La Pira, siciliano come me, o Giuseppe Dossetti, che ha poi scelto la via del monachesimo, sono ormai impensabili, ahimè.

E per quanto riguarda il Ministro dellIstruzione Valditara, che opinione ha finora rispetto al suo operato?

Credo che il dicastero dellIstruzione e del Merito sia uno dei più difficili da gestire. Sulla scuola ogni governo, di sinistra, di destra e di unità nazionale, ha legiferato e ha fatto sentire concretamente i segni della sua azione politica con il pernicioso risultato che essa risente di scelte diverse, talvolta anche contraddittorie e diametralmente opposte. In altre parole, sulla scuola e sulla cultura più in generale, è mancata e spero non manchi anche oggi una visione non improntata allottica dellhic et nunc ma più lungimirante e che guardi al futuro con un approccio di tipo veramente olistico. Dalla scuola delle Tre I di morattiana memoria alla cosiddetta Buona scuola di renziana ispirazione per arrivare allannunciata e in via di attuazione riforma dellistruzione tecnico-professionale dellattuale ministro, on. Valditara, la scuola sta vivendo negli ultimi ventanni un vero e proprio terremoto con continue scosse di assestamento che non accennano a diminuire. Vorrei che i politici si confrontassero concretamente con i professionisti che nella scuola lavorano ogni giorno affinché si trovino le soluzioni più adeguate al fine di dare risposte alle reali esigenze delle studentesse e degli studenti che, insieme al Sapere, rappresentano il bene supremo della scuola e della nostra società del futuro. Se a quanto detto si aggiungono anche gli standard europei a cui occorre giustamente conformarsi, si capisce quanto sia complicata la gestione del sistema scolastico del nostro tempo.

Veniamo ora al dunque: il disegno di legge Calderoli sembra essere il nuovo soggetto di polemiche e diatribe politiche di oggi, quali sono le sue opinioni riguardo lautonomia differenziata?

Rispondo in maniera molto breve. La Costituzione prevede che alcune materie siano di competenza delle regioni. La riforma del Titolo V della Costituzione, la cosiddetta Legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, lha attuata pienamente. Occorrerebbe partire da questo punto: questa legge ha realmente migliorato il nostro Paese? Se mi limito a pensare alla situazione della sanità in alcune regioni, la risposta non può che essere sconsolata. Non condivido lidea di uneccessiva centralizzazione dello Stato ma al contempo temo che alcune spinte centrifughe potrebbero riacutizzarsi. Penso anche allinanismo di pirandelliana memoria che sembra un termine attuale nel descrivere certa classe politica. Con una scuola differenziata su base regionale, che senso avrebbero poi certe indagini oggi condotte a livello nazionale o le attività di prestigiosi enti di ricerca? Penso ad esempio alle prove I.N.V.A.L.S.I. o alle attività di ricerca educative svolte da I.N.D.I.R.E. Sono quesiti a cui i politici dovranno dare risposte reali, non elusive. Per quanto riguarda listruzione, credo poi che aumenterebbero i divari qualitativi tra le diverse aree del Paese con effetti deflagranti anche in settori fondamentali per il benessere economico del nostro Paese.

 

Davide Scaglione Liberi! Piemonte

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