ilTorinese

Rinascere tra le pagine: Una nuova me di Isabel Venuti

TORINO TRA LE RIGHE
Rinascere non è mai un gesto eclatante. Non è un’esplosione di forza, non è una dichiarazione pubblica. È qualcosa di più silenzioso, quasi impercettibile: un passo minuscolo fatto quando tutto dentro sembra crollato. Una nuova me di Isabel Venuti nasce proprio in quel punto fragile e potentissimo insieme.
Isabel Venuti, nata e cresciuta nel cuore di Torino, trae ispirazione dall’anima discreta della sua città, dalle storie che restano sottovoce tra i portici e dalle relazioni che si intrecciano nelle sue strade. Laureata in giurisprudenza, a trentanove anni ha scelto di affiancare alla razionalità degli studi una scrittura intima e diretta, mettendo al centro un tema che attraversa tutta la sua produzione: la fiducia nelle relazioni e il percorso, spesso doloroso, verso la consapevolezza.
Il suo esordio, Ho le prove, nasce dall’esperienza del tradimento vissuta in prima persona e affronta il bisogno di chiarezza quando i sospetti minano una relazione. ConAdesso scelgo me, l’autrice sposta l’attenzione sulle relazioni tossiche e sull’importanza di riconoscere i legami che svuotano anziché nutrire, accompagnando il lettore verso un primo atto di autodeterminazione. Una nuova me rappresenta il passaggio successivo e forse più maturo: non più soltanto capire o scegliere, ma rinascere. Non più interrogarsi su ciò che è accaduto, ma ricostruire ciò che resta. E soprattutto, ciò che può diventare.
È un cammino narrativo che procede per tappe — dal dolore alla consapevolezza, dalla scelta alla rinascita — e che riflette un’esperienza profondamente contemporanea: quella di chi impara, a volte dopo molte cadute, che l’amore non può prescindere dal rispetto di sé.
 “Ci sono ferite che non fanno rumore. Ci sono addii che ti spezzano in punti che nemmeno sapevi di avere.” Le parole dell’autrice entrano senza filtri in quel territorio conosciuto da molte donne: il momento in cui l’amore che sembrava casa diventa il luogo in cui ci si perde. È lì che il libro prende forma, nel buio in cui ci si sente sole, nell’istante in cui il cuore trema ancora e si ha la sensazione di essersi rotte per sempre.
E invece no. Non sei rotta. Stai cambiando.
Il volume raccoglie 101 lezioni emozionali, brevi, essenziali, pensate come piccole soste lungo un percorso di guarigione. Non è un manuale che promette soluzioni rapide, né un testo motivazionale che impone di essere forti a ogni costo. È piuttosto una mano tesa. Una voce che ricorda che si può capire il dolore senza esserne travolte, che si può lasciare andare ciò che non ci sceglie più, che si può ritrovare dignità e voce anche quando ci si sente svuotate.
Alcune lezioni colpiscono per la loro semplicità disarmante. “Sei già una donna che ha superato molto.” Una frase che invita a guardarsi indietro con onestà, a riconoscere le notti in cui si è rimaste in piedi per dovere, i giorni affrontati con il cuore pesante, i momenti in cui ci si è tenute insieme con mani che tremavano. La forza, suggerisce Venuti, non è nel non cadere, ma nel rialzarsi quando dentro si è stanche.
“Lasciare andare è un atto d’amore verso te stessa.” Non significa smettere di amare, ma smettere di farsi male per restare. Significa accorgersi che si sta stringendo qualcosa che non stringe più, che si sta dando troppo a ciò che lascia sempre con meno. E ancora: “Non tornare dove hai iniziato a svalutarti.” Un invito a ricordare non solo ciò che manca, ma ciò che costava rimanere. Fino ad arrivare alla lezione 99: “Sei ciò che scegli.” Non la caduta, non l’errore, non le parole che hanno ferito. Ma la scelta quotidiana di proteggersi, anche quando la nostalgia confonde e la strada conosciuta sembra più semplice.
Una nuova me si colloca in quella zona di confine tra scrittura intima e crescita personale che oggi intercetta un bisogno reale: sentirsi viste, comprese, nominate. Non è un libro da leggere tutto d’un fiato, ma da aprire nei giorni in cui non ci si basta e in quelli in cui, lentamente, si ricomincia a bastarsi. È un testo che parla alle donne che hanno amato troppo, che sono rimaste anche quando il cuore diceva “vai”, che ora vogliono riprendersi la vita — non quella di prima, ma una nuova, finalmente loro.
In una Torino elegante e riservata, capace di custodire fragilità dietro facciate austere, la voce di Isabel Venuti si inserisce con coerenza: discreta ma determinata, emotiva ma lucida. Perché la rinascita non avviene quando tutto è facile. Nasce quando tutto crolla e si sceglie, comunque, di rialzarsi.
E allora la domanda resta sospesa, tra le pagine e dentro chi legge: quante volte, nella nostra vita, abbiamo confuso la resistenza con l’amore… e quante volte, invece, scegliere noi stesse è stato il vero inizio?
MARZIA ESTINI

La monarchia dopo lo scandalo del principe Andrea

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Lo scandalo e l’arresto del principe Andrea, fratello del re d’Inghilterra, stanno scuotendo la monarchia inglese. I repubblicani inglesi hanno colto la palla al balzo per riproporre la questione istituzionale. Non darò giudizi storici sulla monarchia inglese, anche se è difficile valutarla negativamente perché ben radicata nella storia inglese. La monarchia del Regno Unito non si è mai macchiata di colpe come quella italiana, che ha ceduto al fascismo, tradendo lo Statuto e conducendo a una guerra devastante. I re e le regine inglesi hanno saputo stare al loro posto. Alcuni componenti della famiglia reale non sono stati esemplari e sicuramente molti appannaggi appaiono ingiusti e anacronistici.

Lo storico Mario Viana scrisse un libro dal titolo che poteva sembrare paradossale: La monarchia (italiana) costava meno. Allora le affermazioni di Viana sembravano veritiere, ma oggi è impossibile fare confronti perché la monarchia è finita nel 1946. Il costo del regime monarchico è uno dei temi più frequenti della propaganda repubblicana e, in effetti, le corti con i loro dignitari e cortigiani appaiono fuori dalla realtà moderna: un privilegio non giustificabile. Ma non sempre sono trasparenti i costi reali delle istituzioni. La virtus repubblicana ha un fascino di sobrietà, a partire dalla repubblica ateniese e romana, che può superare quello monarchico fondato sulla tradizione. La repubblica appare il sistema più vicino alle istanze popolari, ma nessuna posizione va assolutizzata perché il giudizio definitivo è legato solo alla dura lezione dei fatti.

La monarchia dovrebbe offrire una certa imparzialità che la repubblica non può garantire, ma il discorso va verificato caso per caso, a diretto contatto con la storia politica di un popolo. Lo scandalo della monarchia inglese è grave perché gli “arcana imperii” sono stati cancellati da una situazione che la società mediatica non consente più di nascondere. E questo vale per tutti i regimi democratici, perché quelli autoritari o totalitari sono ancora in grado di occultare la realtà. Ad esempio, della vita privata di Putin e dei suoi familiari non sappiamo nulla. Certo, il fatto che gli scandali vengano a galla può anche essere di per sé un fatto positivo, e non da oggi. Già il Vangelo lo metteva in evidenza. Il discredito che si addensa sulla famiglia reale mette invece in crisi il sistema monarchico, soprattutto perché la pulizia attorno al principe è stata fatta in ritardo e non dalla famiglia reale, che ne esce fortemente indebolita.

Ad ottant’anni dalla fine della monarchia italiana dobbiamo ricordare l’alto profilo morale del re Umberto II, che partì per l’esilio per evitare una possibile guerra civile. Quel re diceva che la monarchia non poteva accontentarsi del 51 per cento dei consensi: una riflessione che può valere anche per la monarchia inglese. La figura di Umberto e la sua dignità vengono oggi compromesse dalla leggerezza un po’ guascona di chi si vanta, in modo disinvolto e strafottente, di essere venuto più volte in Italia a pranzare quando il nonno era destinato a morire in esilio. A Ginevra, nell’anniversario della sua morte, una casa d’aste batterà molte onorificenze appartenute all’ultimo re. Non c’è ovviamente nessuno scandalo, ma la notizia appare piuttosto squallida e sta suscitando forti critiche. C’è da sperare che sia una notizia infondata o distorta. Attorno agli ultimi Savoia lo scandalismo è stato spesso di casa e ha avuto effetti devastanti, a volte in modo ingiusto o esagerato.

L’Unione Montana Via Lattea agli “Stati Generali dei Piccoli Comuni”

SAUZE D’OULX L’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea ha partecipato al convegno nazionale “Stati Generali dei Piccoli Comuni” tenutosi a Roma il 19 e 20 febbraio con il Consigliere e Sindaco di Pragelato Massimo Marchisio, accompagnato dalla funzionaria dell’ente Alessia Prin.

Un appuntamento di rilievo dedicato al futuro delle realtà territoriali di minori dimensioni e al loro ruolo strategico nelle politiche di coesione, innovazione e sostenibilità.

Il Sindaco Massimo Marchisio commenta la partecipazione: “La partecipazione dell’Unione rientra in un percorso di crescita e di rafforzamento delle proprie competenze amministrative e progettuali, avviato grazie alla collaborazione con lo staff di Piccoli, che ha recentemente affiancato i dipendenti dell’Ente in un corso di formazione e accompagnamento tecnico finalizzato alla costituzione dell’Ufficio Europa. L’Ufficio Europa avrà il compito di promuovere la partecipazione dell’Unione e dei Comuni aderenti ai bandi europei e nazionali, favorire la creazione di reti territoriali con enti, associazioni e imprese del territorio, supportare la realizzazione di progetti di gemellaggio, cooperazione e scambio culturale con altri territori a livello europeo. La presenza dell’Unione agli Stati Generali dei Piccoli Comuni ha rappresentato un’importante occasione per condividere esperienze, creare sinergie e delineare prospettive comuni su temi strategici come lo sviluppo strategico territoriale, la coesione e la gestione associata”.

PAYSAGE + Aimable: Italia e Francia per il turismo slow e del benessere

Tra Piemonte, Liguria e Alpi Marittime prende forma un nuovo modello di offerta turistica transfrontaliera, PAYSAGE + aimable, che avvia la sua fase più concreta con l’obiettivo di ampliare e diversificare l’offerta turistica  dell’area di confine, puntando su un turismo lento, sul benessere, l’accessibilità e l’identità dei paesaggi.

Dopo una serie di incontri partecipativi già realizzati a Menton, dal 4 al 6 aprile 2025, a Cortemilia dal 21 al 24 agosto 2025 e a Nice il 3 ottobre 2025 e Mondovì il 26 gennaio e 6 febbraio 2026, il progetto consolida  il proprio percorso con il confronto con territori e operatori finalizzati alla costruzione di un “prodotto turistico condiviso”, capace di generare ricadute economiche lungo tutta la filiera dell’accoglienza.
PAYSAGE +aimable è  in corso e coinvolge le aree delle Alpes Maritimes, Cuneo e Imperia. Avviato il 6 maggio 2025 Il progetto mobilita un budget  complessivo di 2.313.000 euro, con 1.850.400 euro di contributo FESR, a sostegno di azioni coordinate tra Italia e Francia.
Per i territori coinvolti significa costruire massa critica e posizionarsi con un’offerta leggibile e vendibile, un turismo slow & wellbeing capace di integrare esperienze outdoor, family,  wellness, accessibilità e enogastronomia, valorizzando paesaggio e cultura locale come motori di attrattività e permanenza.
Cuore della strategia è  la creazione di un Club di prodotto transfrontaliero, in cui una rete di attori pubblici e privati, tramite analisi, atelier partecipativi e percorsi formativi, co progetterà standard e proposte, aumentando la visibilità dell’offerta verso gli operatori e il grande pubblico.
Gli atelier hanno messo a fuoco percezioni, punti di forza, criticità, traducendo il dialogo con i territori in indicazioni operative per la progettazione, secondo un metodo che mira ad un prodotto non calato dall’alto, ma co-creato, più competitivo e sostenibile nel tempo.

Il progetto può già contare su risultati significativi, quattro territori coinvolti ad oggi, con un percorso di allargamento ancora in corso, cinque temi di lavoro, outdoor, wellness, enogastronomia, family,  accessibilità, 700 questionari raccolti a supporto dell’analisi territoriale, 140 operatori turistici coinvolti direttamente negli atelier partecipativi, ottocento persone coinvolte complessivamente  tra incontri, consultazioni e attività progettuali.
Questi dati confermano la forte partecipazione territoriale e la volontà condivisa di costruire  un’offerta turistica strutturata, riconoscibile e competitiva sui mercati.
Per guidare la progettazione, il partenariato ha costituito un’équipe multidisciplinare che lavora su cinque assi strategici, product management e costruzione del prodotto, outdoor e wellness, enogastronomia, natura e produzioni locali, family e accessibilità, digitale, comunicazione e storytelling.

Mara Martellotta

Rapina in appartamento, tre arresti

La Polizia di Stato ha arrestato due italiani, di 23 e 21 anni, e un cittadino albanese di 21 anni gravemente indiziati di rapina impropria in concorso.

È piena notte quando in un condominio in zona Mirafiori Sud un inquilino veniva svegliato da rumori e voci provenienti dalle scale comuni. L’uomo apriva la porta e scendeva una rampa di scale per controllare cosa stesse accadendo. Alla vista di due sconosciuti chiedeva conto della loro presenza lì a quell’ora, ma guardandosi alle spalle si rendeva subito conto che la porta di casa, che aveva lasciato socchiusa era stata spalancata e che una terza persona, con un passamontagna calzato, si era introdotta nell’appartamento. A quel punto l’uomo chiedeva aiuto e i tre si davano alla fuga inseguiti dalla vittima e dal figlio; insieme raggiungevano uno dei fuggitivi, ma quest’ultimo, con l’aiuto dei complici, riusciva a liberarsi e a darsi alla fuga.

A seguito della richiesta di soccorso delle vittime, le volanti dell’UPGSP diramavano una nota radio con la descrizione dettagliata dei tre uomini che consentiva a un equipaggio di individuare i tre ragazzi, corrispondenti alle descrizioni diramate, scendere da un taxi ed entrare in un bar tra via Sacchi e Corso Sommelier.

Sottoposti a perquisizione personale, gli agenti rinvenivano la patente di una delle vittime e appuravano che i tre dopo aver gettato, nei pressi di via Barbera e via Portofino, un portafogli e un cellulare asportati dall’abitazione, nonché il passamontagna utilizzato per perpetrare il furto, erano rimasti nascosti in attesa del taxi che poi li avrebbe condotti portati fino in corso Sommelier, ove ad attenderli c’erano i poliziotti dell’UPGSP.

Un viaggio nella letteratura torinese che trasforma strade, piazze e caffè in storie indimenticabili

Dai classici dell’Ottocento ai bestseller contemporanei

La letteratura torinese ha conosciuto diverse fasi di grande vitalità. Alla fine dell’Ottocento, Torino emerge come città dell’editoria grazie alla diffusione di giornali, riviste e case editrici che favoriscono la nascita di diversi scrittori. Nel primo Novecento, tra le due guerre, la nostra splendida città diventa luogo di fermento intellettuale: qui si intrecciano scrittori, giornalisti e critici e si ospitano le prime riviste letterarie moderne. Negli anni ’60, grazie a diversi autori e autrici Torino è stata teatro di una letteratura più domestica e riflessiva, capace di raccontare la vita quotidiana con profondità psicologica. Negli anni ’70 e ’80, invece, la città si distingue nel giallo e nella narrativa urbana con una discreta dose di ironia sociale.

 

Dal 2000 in poi, la narrativa contemporanea torinese, riconferma la città come laboratorio creativo, capace di raccontare emozioni universali in chiave moderna. Cinque libri, tra autori nati in città e opere strettamente legate a essa, narrano di storie che hanno contribuito a definire l’immagine culturale del capoluogo piemontese. In cima alla lista c’è La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, nato a Torino. Pubblicato nel 2008, ha venduto oltre un milione di copie in Italia e ha conquistato lettori in tutto il mondo. Il romanzo racconta la vita di Alice e Mattia, segnati da traumi infantili, e Torino appare come sfondo silenzioso e concreto: dalle vie universitarie agli spazi urbani sospesi tra modernità e classicità, la città riflette le fragilità e le introspezioni dei personaggi. Tra i classici, spicca certamente Lessico famigliare di Natalia Ginzburg,Premio Strega 1963. L’autrice nacque a Palermo, ma la sua famiglia si trasferì a Torino, e la città permea le dinamiche familiari e sociali del romanzo. Le strade del centro, le piazze borghesi e le conversazioni domestiche raccontano Torino come luogo di formazione culturale e civile. Il libro ha accompagnato generazioni di lettori, consolidando l’immagine di Torino come città che unisce vita privata e fermento intellettuale. La donna della domenica di Carlo Fruttero e Franco Lucentini (1972) è un giallo-letterario in cui Torino diventa un vero e proprio personaggio. Dai caffè storici di Piazza Vittorio Veneto alle vie eleganti del centro, l’opera restituisce un’immagine di Torino colta e cosmopolita, in bilico tra ironia e mistero. I due autori torinesi hanno poi scritto A che punto è la notte, proseguendo la saga del commissario Santamaria e confermando la città come palcoscenico ideale per storie di indagine e riflessione sociale.Non si può dimenticare Cuore di Edmondo De Amicis (1886), il cui racconto scolastico e morale ha segnato generazioni di studenti. Alcune pagine sono ambientate a Torino, città della scuola e della crescita civile. Le aule, le piazze e le vie cittadine evocano un’educazione fatta di impegno, disciplina e valori condivisi. Questi straordinari libri dimostrano come Torino sia stata, e continui ad essere, un laboratorio di emozioni, storie e riflessioni. Dalle passeggiate universitarie di Giordano, alle piazze borghesi di Ginzburg, ai caffè e vicoli investigativi di Fruttero e Lucentini, fino alle aule scolastiche di De Amicis, la città emerge come protagonista silenziosa ma essenziale. Torino non è sololuogo di industria e politica: è una città che racconta sé stessa attraverso la letteratura, dove ogni strada e ogni piazza possono evocare un romanzo, un ricordo, un’emozione.

Maria La Barbera

L’Alta Langa DOCG vola a New York

L’Alta Langa DOCG vola a New York per due appuntamenti B2B il 9 e 10 marzo con 27 produttori

Il Consorzio Alta Langa organizza il suo primo evento ufficiale negli Stati Uniti, il 10 marzo prossimo, dalle 11 alle 16 a Eataly Dowtown a New York City. L’appuntamento B2B, a cui prenderanno parte 27 produttori di Alte Bollicine Piemontesi, segna una tappa significativa nel percorso di consolidamento della denominazione sul mercato statunitense.

Una degustazione a banchi d’assaggio sarà  affiancata da due seminari in cui verranno approfondite le radici storiche dell’Alta Langa DOCG, le peculiarità  dell’area di produzione e gli elementi distintivi che caratterizzano i vini nel panorama degli Spumanti Metodo Classico. I seminari saranno condotti da Juliana Colangelo, wine marketing leader e hosting di Italian Wine Podcast, insieme ai rappresentanti del Consorzio.

“Portare per la prima volta l’Alta Langa DOCG a New York rappresenta un traguardo importante per la nostra denominazione – ha dichiarato Giovanni Minetti presidente del Consorzio Alta Langa – Questo evento ci consente di condividere la nostra storia, il territorio e il lavoro collettivo dei produttori, presentando l’Alta Langa come autentica espressione del Metodo Classico, profondamente radicata nel tempo e nel luogo”.

Il programma newyorchese prenderà il via il 9 marzo con un cocktail di benvenuto a Terroir Tribeca, tra i wine bar più prestigiosi della città.  L’evento, riservato a sommelier, stampa e wine director, offrirà un contesto conviviale informale dedicato alla degustazione e al confronto, anticipando l’appuntamento principale del giorno successivo. Si tratta di un’occasione esclusiva per incontrare i produttori e scoprire il carattere distintivo e l’eleganza che connotano i vini Alta Langa DOCG.

Mara Martellotta

In fuga a 200 all’ora dai carabinieri: arrestato

Un 52enne residente in Ossola è stato fermato dai Carabinieri di Domodossola al termine di una spericolata corsa culminata con il suo arresto. L’uomo stava attraversando il centro abitato a velocità sostenuta e non si è fermato a un segnale di stop, attirando l’attenzione dei militari che gli hanno imposto l’alt. Invece di obbedire, ha premuto sull’acceleratore, lanciandosi in una fuga tra le vie cittadine, tra pedoni e vetture parcheggiate, per poi dirigersi verso la superstrada in direzione sud.

L’inseguimento, al quale si sono uniti anche i carabinieri della Compagnia di Verbania, ha raggiunto livelli di forte rischio, con il tachimetro che ha toccato i 200 chilometri orari. La corsa si è interrotta nei pressi dello svincolo di Meina, dove l’auto si è fermata per mancanza di carburante. Nonostante ciò, il 52enne ha cercato di dileguarsi a piedi nei boschi adiacenti all’autostrada, ma è stato raggiunto poco dopo. Ne è scaturita una colluttazione durante la quale uno dei militari è stato trascinato lungo una scarpata, prima che l’uomo venisse bloccato e ammanettato. A suo carico sono state contestate le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e porto illecito di oggetti atti a offendere, in quanto trovato con un coltello multiuso.

La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato.

Torino e lacqua

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.

Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere lacqua. Lacqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, lacqua come elemento essenziale per la sopravvivenza delpianeta e di tutto lecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

1. Torino e i suoi fiumi

2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia

4. La Fontana dellAiuola Balbo e il Risorgimento

5. La Fontana Nereide e lantichità ritrovata

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

7. La Fontana Luminosa di Italia 61 in ricordo dellUnità dItalia

8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma

9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta lacqua

10. Il Toret  piccolo, verde simbolo di Torino

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

Alla fine della classica vasca in centro, dopo essere riemersi dal bagno di folla di via Garibaldi, si arriva in uno dei luoghi piùdiscussi di Torino: Piazza Statuto.

Questa è una delle piazze più conosciute della città, lultima delle grandi aree risalenti al  periodo risorgimentale della capitale sabauda, ed è caratterizzata da eleganti portici che la percorrono lungo tutto il perimetro.

Ha una forma allungata e da essa si dipartono molte strade: via Luigi Cibrario, via San Donato, corso Francia, (che in epoca romana era il tratto iniziale della strada per le Gallie), e via Garibaldi, antico decumanus maximus  della colonia romana Julia Augusta Taurinorum, già conosciuta come via Dora Grossa.

Al tempo degli antichi romani tutta la parte occidentale del castrum del quadrilatero romano veniva usata come necropoli e molto probabilmente  anche come luogo di esecuzioni.

Allinterno della piazza, dedicato allimponente lavoro del traforo del Cenisio-Frejus, vi è il monumento realizzato da Luigi  Bellinel 1879 e solennemente inaugurato  il 26 ottobre dello stesso anno. Sullalta piramide sono poste grosse pietre provenienti dagli scavi del traforo, sulle quali si posano corpi di titani abbattuti in marmo chiaro e, proprio sulla sommità, il genio alato della scienza, con una stella a cinque punte sulla fronte, poi rimossa nel 2013. Lopera è unallegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta, riflesso dello spirito positivista dellepoca in cui fu realizzato. Tuttavia nella tradizione popolare a questo significato originario se ne sovrappone un altro, quello secondo cui il monumento celebrerebbe  le sofferenze patite dai minatori per realizzare lopera.

Non è solo per la bellezza architettonica però che Piazza Statuto è ricercata, soprattutto dagli appassionati di magia e mistero, infatti, nel contesto delle leggende esoteriche, essa è nota come uno dei vertici del triangolo della magia nera. Lepicentro dellenergia maligna sarebbe individuato proprio là dove si erge il monumento al traforo, alla sommità del quale, per alcuni, non si troverebbe langelo della scienza, ma Lucifero in persona. Secondo altre ipotesi, invece, lepicentro coinciderebbe con lastrolabio del piccolo obelisco poco distante. In realtà lobelisco fu eretto nel 1808 su un punto geodetico, in ricordo di un calcolo trigonometrico del 1760 sulla lunghezza di una porzione di meridiano terrestre (il gradus taurinensis), eseguito insieme ad altri punti geografici nei comuni piemontesi di Rivoli, Andrate e Mondovì.

Il Diavolo quindi terrebbe le ali spiegate proprio sul vertice del triangolo nero, collegando Torino con Londra e San Francisco, due città altrettanto ricche di misteri e anche scenari di delitti efferati. La leggenda che vede collegate queste tre città è una delle più conosciute al mondo, eppure tra tutti i luoghi chiamati in causa, Torino rimane quello più interessante, in quanto unica cittàad essere divisa a metà: il capoluogo è infatti anche vertice del così detto triangolo bianco, che si formerebbe con Praga e Lione. Non crea meraviglia tra gli appassionati del settore che proprio qui siano venuti in visita personaggi come Nostradamus, Fulcanelli, e Paracelso e non sorprende unaltra delle numerosissime leggende, secondo cui tutti coloro che hanno poteri occulti e divinatori debbano recarsi a Torino per omaggiare il Grande Vecchio, personaggio assai misterioso che risiederebbe tra le colline torinesi.

Al centro della piazza, presso la fontana, vi è laccesso che conduce al sistema fognario, che qui ha il suo snodo principale. Anche questo preciso elemento favorì il crearsi di leggende e credenze che vogliono la piazza come fulcro della magia nera e come altra ipotesi per quel che riguarda lampio discorso sulle tre presunte grotte alchemiche che sarebbero presenti in città

Impossibile dunque rimanere indifferenti davanti alle infinite suggestioni di una città bellissima, malinconica e romantica, ricca di arte e di cultura, ma anche di misteri. 

È così che si passeggia per questa città, sempre sospesi tra luce e ombra, sempre distratti, mentre magari qualcuno ci osserva, tra la folla, da sotto le fognature oppure dallalto, con le ali spiegate e un sorriso ermetico scolpito sul volto.

 

Alessia Cagnotto