ilTorinese

Nell’”Edipo re” firmato da De Rosa la luce che protegge e distrugge

Applaudite le repliche torinesi e poi lunga tournée in varie sedi

La luce, innanzi tutto. La sua potenza, la sua protezione che può dare vita ma anche il suo annientamento, ai danni di quell’uomo che le si avvicini troppo. Luce in quanto verità e verità attraverso la conoscenza, quasi il viaggio dantesco di Ulisse per cui è impossibile stabilirsi nella propria isola e lascia prevalere il desiderio – il dovere – di superare altre terre, altri mari. La luce – una selva di luci abilmente inventate da Pasquale Mari a riempire il vasto palcoscenico dell’Astra predisposto da Daniele Spanò in cui Andrea De Rosa ha adattato e retto lucidamente il proprio “Edipo re”, uno dei testi più belli e “umani” di sempre, produzione importante attorno a cui ruota l’intera stagione del Teatro Piemonte Europa, ricavandolo da Sofocle nella traduzione di Fabrizio Sinisi: con le angosce, con gli interrogativi, con i dubbi sino all’ultimo ricacciati e con le tremende certezze, con la disperazione del protagonista e di quanti vengono coinvolti nella sua tragedia – contrapposta alle zone buie, dentro quei fasci luminosi o colonnine di piccole lampade o potenti riflettori che si rimandano dentro specchi (su cui si posano le palme, come in preghiera, come nel desiderio di un contatto, come nel ricordo di scene che tante volte abbiamo visto durante la pandemia non dimenticata) o colpiscono superfici d’argento e d’oro, che attraversano il palcoscenico e che ad un certo punto, nella sanguinosa soluzione della fine, vengono rivolte allo spettatore. Tutta quella luce, che è approdata alla verità nel cuore e nei sentimenti di un uomo che sin dall’inizio, del resto, s’è sentito accusare dell’uccisione di Laio (“sei tu”), del suo ignoto padre, laggiù, all’incrocio delle tre strade, tutta quella luce è l’elemento che più colpisce negli 80’ filati che compongono l’odierna edizione del dramma.

E il suono. E la parola, certo, che abbiamo sentito tante volte, la piaga della peste e la preghiera di un intervento del dio che la cancelli, gli interventi del cieco Tiresia e del dio Apollo, il dio obliquo e insidioso (due personaggi qui raccolti nell’unico Roberto Latini, da cui giungono in modo impareggiabile le più alte verità), le morti durante il regno di Creonte (qui un più che preciso Fabio Pasquini, chiuso nell’ambiguità di azioni e parole) e la vittoria sulla Sfinge, il racconto di Edipo e la propria ricerca, la sensualità di Giocasta madre e moglie pronta ad allontanare un passato sempre più disvelato, il suicidio della regina e l’accecamento di Edipo, la consapevolezza nel lungo esilio: “non dite mai di un uomo che è felice, finché non sia arrivato il suo ultimo giorno”. Mentre, in scena come noi che stiamo in platea, ci si domanda se quella ricerca della conoscenza, alla fine tragica, quel raggiungere la verità possa in qualche modo metterci al riparo dagli orrori che abbiamo dovuto attraversare. Ma è quel suono a colpire, nella tessitura continua e ossessiva di alte vibrazioni che rivivono le situazioni e i momenti di un’intera città, di voci e bisbigli, di versi che s’inseguono veloci, di acuti e di suoni che stupendamente provengono dall’intimo: artefici Francesca Cutolo e Francesca Della Monica.

In una messinscena che ha piuttosto il sapore del rito, di un’antichità che ritorna prepotente, su cui si spande una fitta atmosfera di mistero, si impongono le interpretazioni di Frédérique Loliée (Giocasta), condotta con grande intensità, e di Marco Foschi (Edipo), che cresce lungo la strada che lo porta alle scene finali, che ingigantisce il proprio personaggio nella sicurezza prima e nell’annientamento poi, doloroso e straziato dalla tragedia che lo travolto.

Terminate le recite torinesi, lo spettacolo raggiungerà le sedi dei coproduttori – Teatro di Napoli Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Nazionale di Genova – e altre in via di definizione.

Le immagini dello spettacolo sono di Andrea Macchia

Da stasera, con repliche domani e giovedì, sul palcoscenico dell’Astra “The City” di Martin Crimp per la regia di Jacopo Gassmann, con Lucrezia Guidone e Christian La Rosa interpreti principali. Lei è Clair, traduttrice di professione, vorrebbe scrivere un’opera originale ma non ci riesce, lui è Christopher, lavora in una grande società informatica, non è valorizzato come al contrario spererebbe e perderà il lavoro. Entrambi, chiusi in un rapporto che si sta sgretolando, non sono più capaci di comprendersi; come non comprendono (e non vedono: ancora una commedia che rientra di diritto in quel titolo “Cecità” che è nell’odierna stagione il tema principe del TPE) i drammi che tacitamente o no il mondo sta vivendo, la paura e le violenze che serpeggiano, il vivere quotidiano contaminato. Non comprendono, in questa loro “cecità”, i danni che stanno arrecando ai loro figli, motivo prima la indifferenza che si è impossessata di loro.

Elio Rabbione

Misure antismog, confermato il livello 0 (bianco) fino a mercoledì 20 marzo

 

Restano in vigore almeno fino a mercoledì 20 marzo 2024 compreso – prossimo giorno di controllo – le sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti oggi da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e del percorsi stradali esclusi dai blocchi è disponibile alla pagina www.comune.torino.it/emergenzaambientale

TORINO CLICK

Ago Filo & Amore

Pensieri sparsi

Un nuovissimo brand nel panorama della moda torinese, compirà un anno il prossimo ottobre, ma Ago Filo & Amore ha già fatto il suo primo sold out della passata collezione autunno/inverno.
L’anima romantica e il cuore rock, che ispirano lo stile del brand sono rispettivamente quella di Greta Geretto e quello di Greta Cioni, amiche trentenni che condividono la passione per la moda, i tessuti e il design, aiutate nella realizzazione dei loro capi dalle rispettive mamme, amiche di lunga data ed ex modelle.
Le “Grete”, entrambe impegnate professionalmente, una in un negozio di interior design e l’altra in un negozio di abbigliamento, sfruttano ogni momento libero per dedicarsi alla loro passione, iniziano con un gilet realizzato con tante cravatte diverse dopo aver visto un video sul riciclo degli abiti usati, passando poi ad abbellire giacche second hand e cappelli stile Borsalino con ricami, patch e strass.
Concentratissime sulla collezione primavera/estate che a maggio debutterà in Sardegna, a Porto Cervo, si stanno dedicando alla realizzazione di pezzi unici: kimono, gonne e bustier, giacche e jeans impreziositi da disegni e ricami, giubbotti di jeans con frange, T-shirt e molto altro.
Le “Grete”, specializzate nel ridar vita a capi che non si portano più, possono personalizzare anche abiti ed accessori delle clienti; tutto viene cucito a mano dalle sapienti mani di mamma Emma e mamma Luana.
Dove si possono trovare tutte queste meraviglie?
Ovviamente su Instagram, Ago Filo & Amore e in una boutique in via Maria Vittoria a Torino, Chic Cherie.
Attendiamo con impazienza la collezione autunno/ inverno, sicuramente destinata ad un altro sold out, in bocca al lupo care “Grete” !
Didia Bargnani

Regionali, Giuseppe Conte: “Ora un nostro candidato”

Dopo le parole dell’ex premier Giuseppe Conte alle 18 nella diretta su X, pare che il campo largo si sia irrimediabilmente ristretto. Ha detto il leader di M5S: “Sul Piemonte è in vista una svolta. Abbiamo lavorato con generosità col Pd. Abbiamo avuto difficoltà oggettive. Il Pd ha avuto una fuga in avanti scegliendo il proprio candidato (Gianna Pentenero, ndr) Noi ne prendiamo atto. M5s designerà una propria candidata o un proprio candidato. Ciò non significa che il Pd diventerà un nemico”.

Come fare una startup? In un ciclo di incontri a Torino tutto ciò che si deve sapere

“Nowruz”. Anche a Torino si celebra il Capodanno persiano

La Festa più antica del mondo arriva al torinese “OFF TOPIC” per celebrare, insieme alle comunità iraniane, la libertà e la diversità culturale

Mercoledì 20 marzo, ore 20

In lingua “Farsi” (la lingua ufficiale dell’Iran), “Nowruz” significa “nuovo giorno” o “nuovo anno”, è la festa più antica al mondo (si celebra da oltre trenta secoli) e ricorre con l’equinozio, segnando l’inizio della primavera e simboleggiando “rinascita” e “rinnovamento”. Il suo arrivo è atteso per il 20 marzo, mercoledì, e a Torino si festeggerà all’“hub culturale” di “OFF TOPIC”, in via Giorgio Pallavicino 35, dove “The Goodness Factory” (associazione fondata a Torino nel 2014 con obiettivi legati precipuamente alla promozione di eventi culturali) organizza una serata di festeggiamenti, a partire dalle ore 20, insieme alle “Comunità Iraniane”, come “segno di resistenza culturale” a fianco dei movimenti “Iraniani di Torino” (sono circa 3mila gli Iraniani arrivati in questi anni in città, 1800 frequentano il “Politecnico” torinese) e da “Womanlifefreedom” (“Donne Vita e Libertà”), una community di cittadini di origini iraniane (ma non solo) rifugiatasi in Italia, come nel resto del mondo, per portare avanti quell’inno di libertà e quel rispetto dei diritti umani totalmente negati dalla visione arcaica e oscurantista che in Iran, nel 2023, ha portato all’arresto di oltre 20mila persone e di centinaia e centinaia di uomini e donne uccise, in piazza o sotto tortura o per impiccagione.

Annarita Masullo, responsabile di “The Goodness Factory”, racconta di aver partecipato alla festa di “Nowruz” a Parigi, a pochi mesi dalla morte di Mahsa Amini, la ragazza picchiata a morte, nell’ottobre del 2022, dalla “polizia morale” di Teheran perché giudicata colpevole di qualche ciocca di capelli che usciva dalla hijab, e continua: “Vedere una comunità in festa è sempre un dono: significa entrare in una tradizione, connettere mondi, partecipare ad una gioia. Ma ‘Nowruz’ per me l’anno scorso è stato molto di più perchè mentre si gridava ‘Donna, Vita e Libertà’ vedere donne delle comunità iraniane ballare e cantare in una capitale occidentale sapendo che – se solo fosse cambiato il contesto – quella stessa azione semplice, di gioia, d’amore sarebbe costata a tutte la vita, mi ha spaccato il cuore. È in quell’esatto momento che ho deciso di chiedere di poter portare questa festa a ‘OFF TOPIC’ e sono profondamente grata a chi lo sta rendendo possibile”.

“La lunga notte dell’Iran – commentano gli Iraniani di Torino – dura ormai da 45 anni e per noi riunirci per celebrare ‘Nowruz’ è, ancora una volta, una promessa di riportare la luce nel nostro paese. Torino da quasi due anni ci sostiene e partecipa a tutte le iniziative che come ‘Iraniani di Torino’ abbiamo realizzato per invocare democrazia e diritti per il futuro di milioni di donne e uomini”. E ancora Deniz Kivage e Kasra Chalabi di “Womanlifefreedom Italy”: “Come ‘Womanlifefreedom Italy’ abbiamo fatto della protesta ‘Donna Vita Libertà’ la nostra ragion d’essere. Oggi, dopo oltre un anno e mezzo dalla nascita di quel movimento, come le ragazze del quartiere di Ekbatan di Tehran, che con il loro ‘flashmob’ hanno sfidato il regime l’8 marzo 2023, vogliamo fare della danza, della musica di ragazze e ragazzi insieme un atto di protesta, di affermazione dei diritti civili e rivendicazione della libertà. Proprio con la danza che ne è fondamentale espressione”.

Quella di mercoledì 20 marzo sarà dunque una serata (aperta anche alla cittadinanza torinese) di “musica e condivisione” per celebrare la libertà e la diversità culturale. L’idea è quella di passare tutta la serata insieme: dalla “cena nel Bistrò” in cui si assaggeranno i piatti tradizionali persiani fino alla “musica live” che porterà sul palco un bel gruppone di musicisti iraniani e al “Dj Set” con cui continuare a ballare insieme.

Da sottolineare che “Nowruz” non è celebrato solo dalle comunità iraniane, in Iran e ovunque nel mondo, ma in tutti i Paesi che un tempo componevano l’Impero persiano: si festeggia quindi in Afghanistan, Albania, nell’ex Repubblica iugoslava di Macedonia, in Georgia, Azerbaigian, India, Turchia, Pakistan, nel Kurdistan iracheno e nelle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan).

Sono quindi più di 300 milioni le persone che nel mondo con il prossimo equinozio di primavera accoglieranno festanti l’inizio del nuovo anno. Una ricorrenza molto importante, tanto che nel 2010 l’“Assemblea Generale delle Nazioni Unite” ha riconosciuto il 21 marzo (in alcune “specificità” si celebra in tale data o il 22 marzo) come “Giornata Internazionale del Nowruz.

Per info: “OFF TOPIC APS”, via Giorgio Pallavicino 35, Torino; tel. 011/0601768 o www.offtopictorino.it

g. m.

Nelle foto di Navid Tarazi e Armin Akhavan, manifestazioni a Torino: “Manifestazione notturna con la bandiera dell’Iran”, “Libertà”, “Protesta con foto in mostra”

Apre il Centro Autismo dell’ASL TO5

Autismo – A seguito dell’accordo con la casa di riposo RSA G. Forchino di Santena, proprietaria dei locali e che ha realizzato i lavori di ristrutturazione, sarà operativo uno spazio dedicato all’assistenza dei pazienti autistici nella fascia 0-16 anni.

L’apertura del Centro, che avviene in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Autismo, sarà l’occasione per confrontarsi sulle esigenze dei pazienti e dei loro caregivers ponendo maggior attenzione alla qualità del servizio offerto, a cominciare dagli spazi: un luogo tranquillo, dotato di un’ampia area verde ad uso esclusivo dei bambini dove si potranno avviare anche attività e laboratori che non possono essere oggi realizzati nei poliambulatori e nei presidi ospedalieri.

Un parco pubblico nell’area ex Thyssen Krupp

Il Consiglio comunale ha approvato una delibera di iniziativa consiliare (prima firmataria Nadia Conticelli), con la quale si stabilisce di avviare il procedimento di una variante al Piano Regolatore Generale finalizzata ad una rilettura dell’intera ZUT (zona di trasformazione urbanistica) ambito “4.15 Regina Margherita” e delle sue destinazioni d’uso e di destinare la maggior parte delle aree ex Thyssen Krupp a “parco pubblico urbano”.

Il documento ricorda come nel luglio scorso sia pervenuta alla Presidenza del Consiglio Comunale una proposta di iniziativa popolare (oggi respinta) con la quale i firmatari chiedevano che l’area industriale venisse utilizzata per la collocazione del nuovo ospedale della zona nord-ovest di Torino, da realizzarsi con fondi INAIL ottenuti dalla Regione Piemonte e per la realizzazione di un parco pubblico. Questo anche a titolo di risarcimento alla collettività per il danno di immagine subito da Torino a fronte della strage sul lavoro del 6 dicembre 2007 nella quale rimasero uccisi i sette operai della Thyssen Krupp.

La delibera approvata oggi sottolinea come, a fronte dell’urgenza di realizzazione del nuovo ospedale, poiché le strutture esistenti del Maria Vittoria e dell’Amedeo di Savoia non potranno garantire ancora a lungo la piena operatività, l’area Thyssen Krupp non è stata ritenuta idonea perché la Regione Piemonte richiede aree di proprietà pubblica, ai fini dell’impegno delle risorse. Inoltre, vi è un ritardo nelle opere di bonifica, da parte delle aziende, che non consente di portare a termine l’opera nei tempi richiesti da INAIL.

Il Consiglio Comunale, evidenzia la delibera, condivide tuttavia la proposta, esplicitata nel provvedimento di iniziativa popolare di variare la destinazione urbanistica dell’area Thyssen, al fine di realizzarvi un parco pubblico, che si colleghi con l’attuale Parco della Pellerina per dar vita ad una estesa infrastruttura verde.

La delibera, che ha ottenuto 24 voti a favore e 4 conrtari, è stata approvata anche con un emendamento proposto dalla consigliera Alice Ravinale.

Mediterraneo e Asia. Quanta cultura in comune! Al Mao il primo appuntamento

Dalla Sicilia all’Arabia: due capolavori “UNESCO” dell’arte al centro dei prossimi incontri 

Martedì 19 marzo e mercoledì 17 aprile

“La più bella che esiste al mondo, il più stupendo gioiello religioso vagheggiato dal pensiero umano ed eseguito da mani d’artista”: così Guy de Maupassant ebbe a definire la reale imperiale “Cappella Palatina”, che si trova all’interno del complesso architettonico di “Palazzo dei Normanni” a Palermo, fatta consacrare nel 1140 da re Ruggero II d’Altavilla. E non minore stupore la “Cappella” destò pur anche agli occhi esigenti dell’“esteta”, Oscar Wilde, che ebbe a dichiararla come “la meraviglia delle meraviglie”. Dichiarazioni forti  e magnificamente stupite di due dei massimi scrittori e intellettuali dell’Ottocento che ben s’intendevano di arte e bellezza, incrociatesi ai massimi livelli come testimonianza della possibile convivenza tra le culture di Oriente e Occidente sotto il regno di Ruggero II. Tant’è che, non a caso, la sicula “Palatina” è stata inserita nel 2015 dall’“UNESCO” nella lista del “Patrimonio mondiale dell’Umanità”, proprio come “esempio di convivenza e interazione tra diverse   componenti culturali di provenienza storica e geografica eterogenea”. Di qui l’idea, indubbiamente interessante, del “MAO-Museo d’Arte Orientale” di Torino di programmare due conferenze tenute da Sherif El Sebaie (origini greco-egiziane, ma torinese d’adozione), titolare del corso di “Lingua Araba, Civiltà e Arti dell’Islam” al “Politecnico di Torino” – nonché consulente scientifico nella fase di allestimento museale della “Galleria dei Paesi Islamici” del “MAO” – che porterà il pubblico alla scoperta della “Cappella Palatina” di Palermo (martedì 19 marzoore 18) e circa un mese dopo (mercoledì 17 aprileore 18) del sito archeologico di Alula, sull’antica “via dell’incenso”, nella regione di Medina in Arabia Saudita, anch’esso censito dall’“UNESCO” (2021) come “Patrimonio mondiale dell’Umanità”. Gli incontri, organizzati a margine della mostra “Tradu/zioni d’Eurasia” e resi possibili grazie alla collaborazione con “Assointerpreti – Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria” nell’ambito delle celebrazioni del cinquantenario dell’“Associazione Nazionale Interpreti di Conferenza”, sono “l’occasione – sottolineano gli organizzatori – per interrogarsi su fenomeni quali la circolazione delle idee, delle lingue, degli stili e delle tecniche artistiche e artigianali avvenute fra paesi, popoli ed epoche diversi e di come, al variare del contesto, i significati si trasformino e si adattino”.

La prima conferenza dedicata alla “Cappella Palatina” verterà in particolare sulle “mirabilia” del “soffitto”. Titolo “Il Cielo in un soffitto: meraviglie e segreti della ‘Cappella Palatina’ di Palermo”, l’incontro avrà come “focus” particolare quella splendida “copertura” (fra i manufatti più preziosi dell’arte medievale) della palermitana “Cappella”, che è esplicito emblema del connubio di maestranze di diversa cultura ed etnia. La matrice compositiva del soffitto, articolato sulle tre navate, è infatti di ascendenza islamica, mentre il repertorio iconografico, ricco di allegorie, riflette sia temi della cultura occidentale della “chanson de geste” sia temi figurativi dell’arte “Fatimida”, ossia della produzione artistica avvenuta sotto la dinastia dei “Fatima”, che regnò in Ifriqiya (nome dato dagli Arabi alla “Provincia Africa” – Tunisia, Algeria orientale e cirenaica occidentale – istituita da Roma e mantenuta dai Bizantini) e successivamente in Egitto tra il 990 e il 1171.

“Pietra d’Arabia: incanto e misteri di Alula e dell’Arabia Sauduta” è invece il titolo e il tema della seconda conferenza. Di ritorno da un lungo periodo di permanenza in Arabia Saudita, in qualità di “Project Manager” della prima missione di “formazione per giovani restauratori sauditi” guidata dal “Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale”, Sherif El Sebaie svelerà i segreti di Alula, crocevia geografico e culturale, luogo di incontro e di scambi (dove, nel 2020, si è tenuto il “G20” del Turismo), lungo le antiche rotte commerciali dell’incenso e del pellegrinaggio islamico. Capitale degli antichi regni di Dadan e Liyhan, poi ultimo avamposto del Regno dei Nabatei prima della conquista romana, Alula è un “museo a cielo aperto” che culmina a Hegra, primo sito in Arabia Saudita dichiarato “Patrimonio mondiale dell’Umanità”, dove monumentali tombe ben conservate, scavate negli affioramenti di arenaria, testimoniano il prestigio e i legami internazionali dei suoi antichi abitanti.

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

Per ulteriori info“MAO-Museo d’Arte Orientale”, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436932 o www.maotorino.it

Gianni Milani

Nelle foto:

–       Il “soffitto” della “Cappella Palatina”, Palermo

–       Sherif El Sebaie

–       Sito archeologico di Aula