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“Salone del Vino 2026” al via da sabato con 500 cantine

 … Si parte!

Al via la IV Edizione del “Salone”, il più importante evento dedicato al vino piemontese, ospitato alle “OGR” di Torino

Dal 28 febbraio al 2 marzo

Sotto il segno del tema “Degustare è scoprire” (“perché ogni nuovo vino apre un orizzonte, impone di scegliere un nuovo punto di vista e modifica la propria mappa del gusto”), è ormai prossima ad aprire i battenti la IV Edizione del “Salone del Vino” – la più grande “cantina aperta” del Piemonte – ospitata, da sabato 28 febbraio a lunedì 2 marzo, negli spazi delle “OGR” di corso Castelfidardo 22, a Torino. Due giornate, sabato e domenica, dedicate al grande pubblico dei “Wine Lovers” e la giornata di lunedì 2 marzo interamente riservata agli “operatori professionali” del settore (2mila gli ospiti previsti)  e animata da “buyer internazionali” provenienti da SveziaDanimarcaPassi BassiRegno Unito e Repubblica Ceca.

Organizzato dalla torinese “KLUG APS” (con il patrocinio e il sostegno di “Città di Torino”, “Camera di commercio” torinese, “Unioncamere Piemonte”, “Turismo Torino e Provincia”, “Regione Piemonte”, “Città Metropolitana” e il sostegno di “Fondazione CRT”, “Amiat”, “Gruppo Iren” e “GTT”), il “Salone” ritorna, portandosi ben addosso la “mission” di sempre: raccontare il  Piemonte come “sistema culturale” del vino, fatto di paesaggi, persone, lavoro, storie, ricerca e innovazione, cercando di comprendere le trasformazioni in atto e valorizzando le nuove generazioni in cantina e i giovani consumatori.

In proposito sottolinea Patrizio Anisio, direttore del “Salone”: “Raccontare il patrimonio vitivinicolo del Piemonte è un percorso di crescita culturale unico: ad ogni edizione scopriamo nuovi vini, tradizioni che vengono rinnovate, nuove cantine giovani e dinamiche, ma soprattutto vediamo come il pubblico è sempre alla ricerca di ‘esperienze immersive’, con una curiosità vivace, fluida e sempre più attenta alla sostenibilità”. E al direttore, fa eco Domenico Carretta, assessore ai “Grandi Eventi e Turismo” della “Città di Torino”: “Il ‘Salone del Vino’ è una manifestazione che rappresenta la Torino che vogliamo: una città capace di valorizzare le proprie radici, ma con lo sguardo rivolto al futuro, all’innovazione e soprattutto ai giovani. Il coinvolgimento delle cantine ‘First Generation’ e l’attenzione alla sostenibilità dimostrano che il mondo del vino piemontese è più vivo e dinamico che mai”.

Del resto, le cifre parlano chiaro: oltre 500 sono le cantine coinvolte e più di 50 le “masterclass” gratuite organizzate insieme a un ricco programma di “talk”, senza contare le oltre 30 collaborazioni con gli “enti di promozione”. In particolare,  un “focus speciale” sarà dedicato alle cantine di “First Generation”, anche fuori Piemonte: “giovani realtà che stanno riscrivendo il racconto del vino, portando con sé nuove visioni di viticoltura e sostenibilità”. Cui deve andare la massima attenzione, da riservare pur anche alle altre importanti novità cavalcate dal “Salone 2026”: dalla nuova “area food” realizzata in collaborazione con i “Maestri del Gusto di Torino e Provincia” ai 10 talk di approfondimento sostenuti dalla “piattaforma DISSAPORE” che unisce giornalismo tradizionale con quello digitale.

La nuova edizione del “Salone” – doveroso ricordarlo – si racconta anche attraverso una nuova veste grafica, ideata e disegnata dall’illustratore torinese Jacopo Rosati, che  racconta tutta la filiera vitivinicola con il suo tratto chiaro e nitido, “in un immaginario, fluido e complesso, che racconta ed interroga il mondo del vino”.

Tra le altre importanti collaborazioni che continuano, fin dalla prima edizione, ricordiamo ancora quella con “Fisar Torino”, “Go Wine” e “DISAFA”, centro di eccellenza nella didattica e nella ricerca legata ai sistemi agricoli, mentre si consolidano sempre più le collaborazioni scolastiche – per coinvolgere giovani studenti – con l’“ITS Academy Turismo Piemonte”, l’Istituto Professionale Statale “G. Colombatto” e l’“ITS Academy Agroalimentare Piemonte”. Grazie al “Dipartimento Integrato Dipendenze dell’ASL Città di Torino” ci sarà inoltre uno spazio dedicato di “promozione alla salute” dove il pubblico verrà informato e portato a riflettere sul consumo consapevole di alcol.

Che dire oltre? Mai come quest’anno, il nostro “Salone del Vino” si presenta con tutte le carte in regola per farsi “racconto corale che attraversa territori, denominazioni, storie e persone, restituendo al pubblico un’immagine viva, complessa e contemporanea del vino piemontese”.

Per info più dettagliate sul programma: www.salonedelvinotorino.it

g.m.

Nelle foto:  La Mole Antonelliana omaggia il Salone; Jacopo Rosati “Manifesto Salone del Vino 2026”;

L’amaro gusto dell’acqua

Era sempre la stessa storia. Ogni volta che un gerarca veniva sul lago, in visita alle isole Borromee,  a Stresa o in un’altra località nelle vicinanze, Gino e Lucio finivano ammanettati nella rimessa delle barche, proprio  sotto la passeggiata del  lungolago di Baveno.

Le disposizioni, del resto, erano chiare: tutti coloro sui quali si nutriva anche solo il sospetto d’essere dei  sovversivi andavano controllati e, se necessario, messi a tacere. I due, pur avendo schivato il confino non potevano evitare quella restrizione della loro libertà. E quindi, giù sotto, in riva al lago, al riparo da sguardi indiscreti. Incatenati ai grandi anelli di ferro dove venivano assicurate le cime da ormeggio delle imbarcazioni, non erano in condizione di nuocere. “Anche se si lamentassero, là sotto, nessuno potrà udirli”, sentenziò il maresciallo Rustici. Fascista antemarcia, il graduato dei carabinieri evadeva così la spinosa “pratica” di “quelle due teste calde”. “Oh, Carmelo – disse, rivolgendosi al carabiniere scelto Esposito -; ma ti pare che dovevano proprio capitare tra i piedi a noi questi rompiballe?”. Carmelo, buono come un pezzo di pane, annuì per far piacere al suo superiore ma in cuor suo non li avrebbe costretti a star lì, quasi a mollo nel lago, in quell’antro umido e inospitale. Già l’ultima volta, per un  soffio, non c’era scappato il morto. I due –  ai quali era stato aggregato anche Olimpo Bronzelli – erano finiti ammanettati agli anelli d’ormeggio perché era stata annunciata la visita di un pezzo grosso all’hotel Beau Rivage. L’Hotel era proprio lì, dall’altra parte della strada che attraversava il paese. Olimpo, scalpellino nella cava di granito rosa, era finito ai ferri perché reo di aver canticchiato in un’osteria un motivetto che il Podestà aveva giudicato offensivo nei confronti del regime e del Regno. In realtà, il povero tagliapietre – un po’ brillo – aveva improvvisato un’innocua e vecchia tiritera che più o meno suonava così: “Viva il Re, viva la regina e viva la capra della Bettina”, animale reso famoso dall’eccellente e copiosa produzione di latte. Uno scioglilingua che però era stato mal interpretato e così, ai soliti due reprobi si aggiunse pure il terzo. Il problema derivò dal maltempo. Una forte perturbazione stava imperversando tra il lago e le alture del Mottarone e, in poco tempo, le onde s’ingrossarono trasformandosi in schiumosi cavalloni che s’infrangevano sulla massicciata ricavata dalla passeggiata del lungolago. Immaginarsi che inferno anche là sotto, per i tre prigionieri. A tratti le onde li sommergevano per poi ritirarsi, lasciandoli infreddoliti e in balia di altri, gelidi, schiaffi d’acqua. Tutti e tre furono costretti, loro malgrado, a bere quell’acqua dal cattivo sapore. Soprattutto Lucio che, una volta liberato, giurò di non toccar più una goccia di quel liquido tremendo, limitandosi – pur nelle restrizioni dell’epoca – a sorseggiare soltanto vino, compreso quello aspro e ruvido, che legava in bocca, spillato dalla botte dell’osteria della Miniera, su in  Tranquilla.

Marco Travaglini

Hiroshima Mon Amour, il weekend che racconta Torino tra musica, ironia e memoria

C’è un luogo a Torino che continua a essere punto di incontro tra generazioni, linguaggi e scene musicali diverse: l’Hiroshima Mon Amour. Anche questo weekend il club di via Bossoli conferma la sua vocazione di spazio culturale trasversale, capace di trasformarsi ogni sera e di accogliere pubblici differenti sotto lo stesso tetto.

Venerdì 27 febbraio l’Hiroshima diventa una sorta di salotto collettivo, dove la televisione incontra la comicità live. La serata cover di Sanremo scorre sul maxischermo mentre sul palco salgono Dottor Lo Sapio, Gipo Di Napoli, Antonio Piazza e Pippo Ricciardi, pronti a commentare in diretta l’evento più discusso dell’anno. Un format che riflette perfettamente lo spirito del locale: partecipazione, ironia e quella dimensione conviviale che trasforma il pubblico in protagonista.

Sabato 28 febbraio l’Hiroshima cambia pelle e si tuffa negli anni Novanta con Parti a 90, una festa che celebra la nostalgia come rito collettivo. Tra hit dance, rock e pop, la pista si riempie di riferimenti generazionali — dai karaoke alle notti in discoteca — in un’atmosfera che il club torinese sa rendere autentica, mescolando memoria e voglia di stare insieme fino a notte fonda.

Domenica 1 marzo il weekend si chiude con uno sguardo internazionale: i leggendari Jethro Tull arrivano a Torino con il Curiosity Tour, portando al Teatro Colosseo — in collaborazione con la programmazione dell’Hiroshima Mon Amour — il nuovo album Curious Ruminant. Un appuntamento che conferma la capacità del locale di dialogare con la grande musica dal vivo, andando oltre i confini del club e costruendo una proposta culturale ampia e riconoscibile.

Tre serate diverse, un’unica firma: quella di un luogo che da anni rappresenta un presidio culturale della città, dove la musica non è solo intrattenimento ma esperienza condivisa.
Valeria Rombola’

 

La forza di Elsa: al CTO di Torino la 15enne sopravvissuta al rogo di Crans – Montana

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È arrivata oggi a Torino Elsa Rubino, la quindicenne sopravvissuta al tragico incendio avvenuto a Crans-Montana la notte di Capodanno. La ragazza, originaria di Biella, è stata trasferita in elicottero dall’ospedale di Zurigo, dove era ricoverata da settimane, al Centro Grandi Ustioni del CTO di Torino, struttura specializzata nella cura delle ustioni gravi.

Il trasferimento è stato deciso dopo il miglioramento delle sue condizioni cliniche: Elsa ha superato la fase più critica e ora potrà proseguire il percorso terapeutico più vicino a casa. All’atterraggio è apparsa vigile e cosciente, accanto alla madre, che non l’ha mai lasciata sola. Per la famiglia il rientro in Italia rappresenta un momento di sollievo dopo settimane di apprensione.

La giovane aveva riportato ustioni estese in seguito al rogo che ha causato numerose vittime e feriti. Il cammino verso la guarigione sarà ancora lungo e richiederà ulteriori cure specialistiche e riabilitazione, ma l’arrivo a Torino segna un passaggio fondamentale verso il recupero e il ritorno alla normalità.

Una tragedia che per molti versi riesce ad apparire falsificata

La Gioia” di Gelormini, sullo schermo l’assassinio di Gloria Rosboch

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Gloria Rosboch, 49 anni, insegnante di francese, informò i vecchi genitori, con cui ancora abitava in una casa di proprietà nel paese di Castellamonte, a una quarantina di chilometri da Torino, di avere una riunione a scuola, uscì e di lei non si ebbero più notizie. Era il 13 gennaio 2016 e la ritrovarono cadavere il successivo 19 febbraio nel fondo di un pozzo, nelle vicinanze di Rivarolo. Da sempre priva di affetti, le giornate l’una eguale all’altra, non certo bella, l’affetto per i gatti e i pelouche in bell’ordine, pronta ad affidare il proprio destino fatto di nulla alle romantiche pagine di Flaubert, chiusa nei suoi abiti di vecchio taglio, nei suoi maglioni e nei suoi foulard, nelle sue scarpe basse, la pesante montatura degli occhiali, una “bruttina stagionata” si sarebbe potuto dire di lei che ancora si culla sulle note del “Tempo delle mele”, una rigida madre che la sera, dandole la buonanotte, le augurava (come quella di Gramellini) “fai bei sogni”, aveva avuto la colpa, in una inconsapevolezza disarmante ma ultima spiaggia, di essersi innamorata di un suo ex studente, Gabriele Defilippi, 22enne, bello e dannato, uno che non ci pensava due volte a manipolare, uno che ha rifiutato la scuola ma che giorno dopo giorno continua a intravedere il proprio tornaconto, una famiglia sfasciata alle spalle e una madre che continua a reclamare soldi, uno che voleva apparire e che certo non diceva di no a quegli euro che gli potevano venire in tasca dal commercio del proprio corpo. Una fuga verso le spiagge della Costa Azzurra, una vita insieme, soldi, nuove prospettive, ma soprattutto bugie, inganni, un futuro che non esiste. Gloria che preleva dal suo conto una cifra sostanziosa, Gabriele che non restituisce, lei che si mette a reclamare e lui che, con l’aiuto di un complice – all’anagrafe Roberto Obert, un cinquantenne che è stato pure il suo amante -, la strangola e la getta nel fondo di quel pozzo. Le voci del paese, i tanti pettegolezzi, le colonne dei giornali, la tragedia della fine.

Sin qui la cronaca. Poi ci hanno pensato il teatro e il cinema a raccontarne la storia, quello con “Se non sporca il pavimento” scritto da Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, questo con “La Gioia” che Nicolangelo Gelormini ha tratto dalla sceneggiatura premio ex-aequo Franco Solinas nel 2021, film cupo e votato come minimo alla malinconia, poi al raccapriccio. Cambiati cognomi e nomi, aggiustata cinematograficamente la vicenda, con l’aiuto della Film Commission torinese le immagini ci mostrano una Torino che si spezzetta tra il Valentino e le strutture del Lingotto e la pista superiore con l’immagine di Monica Vitti da immortalare e le machine che all’improvviso si mettono a sfrecciare, il caffè Elena e la facciata di palazzo Carignano sino alle campagne anonime dove prenderà corpo quell’assassinio per cui gli esecutori hanno ricevuto la condanna. A fare da struttura principale, riconosciamolo, la solitudine e l’amore molesto, la voglia di illudere e di essere illusi, il tradimento, le opposte condizioni familiari, il desiderio senza limiti a essere persone diverse, a nutrire sentimenti, a vivere vite nuove, a costruire nel bene e nel male: e sin qui le intenzioni in parte promosse del regista, che ha tutta l’aria di volercela mettere tutta a “comprendere” personaggi e azioni.

Quello che non gli riesce è il superamento tra realtà e sogno, tra la vita che vivo e quella che vorrei: non gli riescono quegli scatti improvvisi (le auto di cui sopra), l’addentrarsi nel bosco e il salire sull’albero di Alessio e di Gioia, quasi fosse un amplesso in cui il ragazzo l’aiuta a scoprire un mondo nuovo, con lui che la issa per il collo (scena che premonisce al finale) e la caduta di entrambi; non gli riesce affatto – mettendo in primo piano quanto di posticcio e di “recitato” vi sia in molte scene del film, di costruito malamente – la scena tra Gioia che vuol sapere che fine abbia fatto il suo denaro e la madre di Alessio che la spinge fuori da casa sua. Nemmeno due attrici del calibro di Valeria Golino – che si spreme a dare una tangibile autenticità alla sua prof, ben al di là dell’aspetto fisico dietro cui si camuffa – e Jasmine Trinca (commessa di supermercato, in un ruolo che ci appare per lei “sciupato”, fuori da ogni verità, il che ci spinge ad aspettarla a breve in quello della marchesa Casati Stampa negli “Occhi degli altri”): imbarazzate e imbarazzanti, le battute dette male e senza alcuna convinzione, scadendo il film alcune volte, nonostante la drammaticità della storia che si è consumata dieci anni fa, negli exploit di passaggi vari che vorrebbero essere chicche, in qualcosa che rasenta il ridicolo, nei dialoghi, negli atteggiamenti, nei legami tra scena e scena, mettiamoci anche quella parlata e quell’intonazione piemontesi in cui la protagonista e la madre Betty Pedrazzi scivolano. Forse quello che più e meglio s’accomoda alle esigenze di Alessio e della tragedia è Saul Nanni, uno sfaccettato quanto incessante ritratto di sentimenti diversi, buono e malvagio, sfacciato e ambiguo, bugiardo e romantico, insperatamente sincero e drammaticamente assassino, quotidianamente camaleontico, un giovane attore da tenere ormai decisamente sott’occhio.

Nelle immagini di Maria Vernetti, alcuni momenti del film

Il ritratto di Berlinguer in una mostra suggestiva

Caro direttore,

al Museo Fico di Torino ho visitato <i luoghi e le parole di Enrico Berlinguer >: una interessate e importante mostra dedicata al  leader del PCI. Foto, manifesti, interviste che rappresentano la storia politica del nostro Paese  e che evidenziano il passaggio dalla idea del comunismo stalinista al sistema democratico occidentale (l’ombrello della Nato mi tranquillizza, di più ….accidenti !) . Idee di progresso e eguaglianza , via le guerre , questioni sociali , battaglie vinte e pure perse ,  ma  che Personaggio!  Da rimpiangere per la sua compostezza nella determinazione seria di vedere una Italia migliore.  Se posso , un rimprovero di aver atteso troppo ( dall’Ungheria 1956 ) allo < strappo > con  gli stalinisti:  una faticosa e lenta, lentissima strada verso la vera democrazia.
Che oggi dobbiamo tenere  ben stretta!
Luciano Cantaluppi 

Piemonte: tre nuovi centri antiviolenza e 10 sportelli sul territorio

 

Il presidente Alberto Cirio e l’assessore alle Pari opportunità, Marina Chiarelli: «Risposte concrete e presenza capillare per proteggere le donne»

I nuovi sportelli, complessivamente 10, saranno attivati nelle città di Chivasso, Cuneo, Pinerolo, Collegno, Bra, Torino e Santhià. In particolare, Pinerolo, Bra e Santhià ospiteranno due sportelli ciascuna. I nuovi centri antiviolenza, per un totale di 3, saranno invece attivati a Torino, Romentino e Giaveno.

Tre nuovi centri antiviolenza e dieci nuovi sportelli territoriali per rafforzare la rete di protezione e prevenzione in Piemonte. La Regione accelera sulle politiche di contrasto alla violenza di genere con un investimento complessivo di 360 mila euro destinato ad ampliare i servizi e garantire una presenza sempre più diffusa sui territori.

Con l’approvazione delle manifestazioni di interesse previste dal programma regionale e, con l’ultima determina adottata nei giorni scorsi, anche dei progetti operativi, vengono attivati nuovi presìdi e potenziate le strutture già esistenti attraverso un lavoro condiviso con enti locali, associazioni e realtà del terzo settore. Gli interventi sono sostenuti da finanziamenti statali del Dipartimento per le Pari Opportunità, destinati al rafforzamento della rete territoriale di contrasto alla violenza di genere e alla promozione di servizi sempre più accessibili e diffusi.

«La violenza di genere è una sfida che richiede responsabilità istituzionale e azioni concrete. Con tre nuovi centri antiviolenza e dieci nuovi sportelli rafforziamo una rete di prossimità che ha come primario obiettivo la sicurezza delle donne e il sostegno alle comunità locali», dichiarano congiuntamente il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Pari Opportunità Marina Chiarelli.

I nuovi sportelli, collegati ai centri già attivi, permetteranno di aumentare la presenza dei servizi anche nelle aree meno servite, rendendo più semplice e immediato l’accesso al supporto. Parallelamente, l’apertura dei nuovi centri antiviolenza contribuirà a consolidare una struttura regionale sempre più capillare e coordinata.

«Non basta intervenire nelle emergenze: serve costruire una rete stabile e strutturata che lavori sulla prevenzione, sull’ascolto e sulla vicinanza ai territori. La Regione Piemonte continua a investire su politiche concrete per rafforzare i servizi e sostenere le donne nei momenti più difficili», proseguono Cirio e Chiarelli.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle politiche regionali per le pari opportunità e il contrasto alla violenza di genere, con l’obiettivo di rendere il Piemonte un modello di collaborazione tra istituzioni, enti locali e terzo settore, capace di offrire risposte tempestive e coordinate.

Primo ciak per Simone Catania con “Brianza”

Primo ciak per il nuovo lungometraggio diretto dal regista e produttore torinese Simone CataniaBrianza, le cui riprese si protrarranno in Piemonte per tre settimane circa, per proseguire poi in Lombardia e in Svizzera.
 
Ispirato a un fatto di cronaca, Brianza racconta le vicende di Giorgio Farina (interpretato da Fausto Russo Alesi), uomo onesto che, schiacciato dalle dinamiche sociali e culturali di una cittadina di periferia, finirà col compiere un reato.
 
Prodotto da Indyca, Beauvoir Films con Rough Cat, Brianza è realizzato con il contributo del FESR Piemonte 2021-2027 – Bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Film Tv Development Fund
 
Nel cast principale Fausto Russo Alesi, Paolo Pierobon, Marina Rocco, Giovanni Calcagno, Christophe Sermet.
 
La sceneggiatura è firmata da Ugo chiti, Fabio Natale e Simone Catania, con la fotografia di Pietro Zuercher, il suono di Giovanni Corona, le musiche di Victor Hugo Fumagalli e il montaggio affidato a Chiara Griziotti.
 
Sinossi
Brianza, 2010. Giorgio Farina gestisce l’attività di famiglia, fondata dal nonno e tramandata fino a lui di padre in figlio: l’orgoglio della famiglia Farina. La spregiudicatezza negli investimenti, però, unita al periodo più nero della crisi economica, trascina Giorgio in un abisso di debiti, costringendolo a mentire persino alla propria famiglia pur di nascondere il proprio fallimento. Per custodire ad ogni costo il suo segreto, Giorgio, consulente della polizia e stimato da tutto il paese per la sua irreprensibile onestà, si ritroverà a compiere un atto del quale non si sarebbe mai pensato capace.
 
Il regista
Simone Catania – regista e produttore tra i fondatori della casa di produzione torinese Indyca – torna dietro la macchina da presa dopo la sua opera prima Drive Me Home (2018). Tra i suoi progetti si segnala inoltre “Tina”, lungometraggio in sviluppo anch’esso basato su una storia vera.

Ravinale (Avs): “Borse di studio, risorse per l’anno prossimo”

Benché per il secondo anno di fila la Regione Piemonte abbia lasciato in attesa di pagamento oltre 4.000 persone idonee per due mesi dalla chiusura delle graduatorie, è una notizia positiva che la Giunta abbia mantenuto l’impegno preso – anche rispondendo ad un nostro question time depositato nel mese di dicembre, a fronte della mobilitazione degli studenti – e abbia coperto, come doveroso, il 100% delle borse di studio, cresciute peraltro dell’8% rispetto al precedente anno accademico confermando l’attrattività degli atenei piemontesi.

Occorre tuttavia lavorare sin da subito per evitare di trovarsi anche il prossimo anno di fronte a incertezze e ritardi che mettono in seria difficoltà gli studenti che scelgono le università piemontesi per i loro percorsi di studio e di vita, che mentre attendono l’erogazione della borsa devono sostenere le spese per vivere nelle nostre città: nonostante le nostre molteplici richieste in tal senso, nel bilancio preventivo approvato a gennaio 2025 non abbiamo evidenza dell’investimento ulteriore che la Regione intende fare sul diritto allo studio.

Ciò è ancora più importante considerando che a breve termineranno le risorse PNRR, che quest’anno hanno coperto – con 10,5 milioni di Euro – circa il 10% del fabbisogno: è necessario capire ora come si intende far fronte a questo fabbisogno, per evitare di trovarsi a dicembre con una lista sempre più lunga di idonei non beneficiari.

Sulla residenzialità per studenti e studentesse allarma la notizia della possibile perdita del cofinanziamento statale, a causa della mancanza di fondi, per la realizzazione dello studentato in Barriera di Milano. Sappiamo tutti che il futuro immaginato per quel quartiere passa anche attraverso la riqualificazione dell’ex Salvo D’Acquisto, ed è preoccupante che si manchi una tale occasione a causa della mancanza di copertura finanziaria per far fronte all’aumento dei costi e si perda il cospicuo cofinanziamento statale. L’intervento da circa 20 milioni di euro realizzerebbe oltre 200 posti letto per studenti, in un quartiere che ne avrebbe certamente bisogno. I tempi per non perdere il finanziamento statale e con esso l’occasione di dare uno studentato a Barriera di Milano stringono e le risposte evasive di Edisu questa mattina in commissione ci preoccupano.

Alice Ravinale, consigliera AVS Regione Piemonte