ilTorinese

Sicurezza, Forza Italia: “Torino non può più essere considerata città ordinaria”

ROSSO E FONTANA: «IL SIULP CERTIFICA CIÒ CHE DENUNCIAMO DA ANNI»

In merito alla richiesta avanzata dal SIULP di Torino per la riclassificazione della Questura del capoluogo piemontese nella fascia superiore, al pari di Roma, Milano e Napoli, il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino, esprimono pieno sostegno all’iniziativa del segretario provinciale Eugenio Bravo, condividendone integralmente contenuti e preoccupazioni.

«Le parole del SIULP rappresentano una presa d’atto chiara, autorevole e non più aggirabile della reale condizione in cui versa Torino sul fronte della sicurezza. Da anni denunciamo come il nostro territorio presenti caratteristiche operative, criminali e di ordine pubblico che nulla hanno da invidiare — purtroppo — alle realtà metropolitane più complesse del Paese. Oggi questa realtà viene certificata direttamente da chi ogni giorno vive la strada e tutela i cittadini», dichiarano Rosso e Fontana.

«Fa riflettere, e per certi versi indigna, che per oltre trent’anni la città sia stata amministrata da classi dirigenti di sinistra che hanno sistematicamente minimizzato il problema sicurezza, liquidando le preoccupazioni dei cittadini come semplici “percezioni” o, peggio ancora, come strumentalizzazioni politiche. Oggi emergono invece dati, indagini, operazioni giudiziarie e valutazioni sindacali che confermano una situazione ben diversa, fatta di criminalità organizzata, radicalizzazione del conflitto sociale, carenze di organico e crescente pressione sulle Forze dell’ordine.

Torino convive con il radicamento della ’ndrangheta, con infiltrazioni economiche e istituzionali, con fenomeni di microcriminalità diffusa, con tensioni permanenti sul fronte dell’ordine pubblico e con un impiego costante e straordinario delle Forze di Polizia. Continuare a fingere che tutto questo sia soltanto una percezione significa mancare di rispetto ai cittadini e agli operatori in divisa.

Per queste ragioni sosteniamo con convinzione la richiesta di riclassificazione della Questura di Torino nella fascia delle grandi aree metropolitane. Ma riteniamo che questo non basti: Torino meriterebbe anche strumenti normativi speciali, sul modello di quelli previsti per Roma Capitale e, per alcuni aspetti, delle misure straordinarie riconosciute ad altre grandi città come Firenze, affinché possano essere garantite risorse, personale e poteri adeguati alla complessità del territorio.

Chi ha amministrato Torino per decenni ha il dovere di riconoscere gli errori compiuti. La sicurezza non è mai stata una percezione: è sempre stata una realtà concreta, spesso ignorata per convenienza ideologica. Oggi non ci sono più alibi», concludono i due azzurri.

La bellezza di ciò che non suona perfetto, nel nuovo libro di Alessandro Baricco

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono libri che parlano di musica, e poi ci sono libri che, mentre raccontano la musica, finiscono per raccontare noi.
Con Breve storia eretica della musica classica, Alessandro Baricco torna a fare ciò che gli riesce meglio: prendere ciò che crediamo di conoscere e spostarlo leggermente, quel tanto che basta per farci vedere tutto da un’altra prospettiva.
Torinese, autore tradotto in tutto il mondo, Baricco è noto per la sua capacità di muoversi tra narrativa e saggistica con uno stile riconoscibile e profondamente evocativo. Fondatore della Scuola Holden, ha sempre raccontato storie che interrogano il presente, mantenendo uno sguardo libero e mai convenzionale.
Breve storia eretica della musica classica non è un saggio nel senso tradizionale del termine. Non è una linea ordinata di date, correnti e compositori. È, piuttosto, un attraversamento. Un viaggio che parte da un tempo in cui il suono era ancora mistero – eco del divino, vibrazione primordiale – e arriva fino a noi, alle nostre playlist, ai nostri modi di ascoltare distratti e veloci.
Baricco racconta la musica come un tentativo umano, antico e ostinato, di dare forma al caos. Di costruire ordine là dove esiste solo rumore. Ma proprio qui introduce la sua “eresia”: quell’ordine, così necessario, porta con sé una perdita. Perché nel momento in cui il suono si organizza, qualcosa del suo disordine originario – e quindi della sua vitalità – si dissolve.
E allora il punto non è più solo la musica.
È l’essere umano.
Tra i passaggi più intensi, quello dedicato all’Opera segna una svolta emotiva. È lì che la musica, secondo Baricco, decide di uscire da sé stessa per incontrare il corpo, la voce, la collettività. Non più solo forma, ma carne. Non più solo perfezione, ma tremore. Il teatro d’opera diventa il luogo in cui la distanza tra chi crea e chi ascolta si accorcia, fino quasi a scomparire.
In questo percorso, i grandi nomi della storia musicale – da Bach a Beethoven, fino a Mahler – non sono trattati come icone lontane, ma come protagonisti di una narrazione viva, quasi epica. Non mancano sguardi spiazzanti: alcuni compositori diventano “agricoltori di suoni”, altri stilisti raffinati, altri ancora rivoluzionari capaci di liberare e, allo stesso tempo, imporre nuove regole.
È una storia che non segue una linea retta.
È una mappa.
Una mappa fatta di tappe evocative: dalla musica sacra e monodica, alla complessità della polifonia, fino al “Big Bang” delle forme classiche e alla frammentazione contemporanea, dove tutto si mescola, si contamina, si trasforma. Una diaspora sonora che somiglia molto al nostro tempo.
Il termine “eretica”, allora, non è provocazione fine a sé stessa. È una dichiarazione di libertà. È la scelta di stare ai margini, di non accettare una narrazione unica, di ascoltare anche ciò che solitamente viene escluso. E in questo gesto c’è qualcosa che va ben oltre la musica: c’è una riflessione profonda sulla nostra necessità di uscire dagli schemi, anche mentali.
Leggendo, viene naturale pensare alla mente come a un’orchestra: capace di armonia, sì, ma fatta di strumenti diversi, tempi diversi, spesso in contrasto tra loro. E se la cultura tende a cercare la perfezione, l’accordo, la forma impeccabile, Baricco ci ricorda che anche la dissonanza ha un suo valore. Anzi, forse è proprio lì che nasce la possibilità di evolvere.
In un presente che ci chiede continuamente ordine, velocità, chiarezza, questo libro si muove in direzione opposta. Difende il diritto al disordine. E in questo c’è qualcosa di sorprendentemente liberatorio. Quasi terapeutico.
Non è, però, un libro per tutti. La scrittura, affascinante ma a tratti ellittica, richiede disponibilità ad abbandonarsi, più che a capire. Non è un manuale, né vuole esserlo. È un testo per chi accetta di perdersi, per poi – forse – ritrovarsi in un ascolto diverso.
Perché, in fondo, la domanda che resta non è “che cos’è la musica?”, ma:
perché continuiamo ad averne bisogno?
E forse la risposta sta proprio lì, in quelle imperfezioni che cerchiamo di correggere ogni giorno. In quelle stonature che vorremmo eliminare. Baricco sembra suggerirci di fare il contrario: ascoltarle. Accoglierle. Riconoscerle come parte viva di ciò che siamo.
Perché senza dissonanza, non esiste davvero armonia.
E senza un po’ di disordine, forse, non esiste nemmeno la vita.
MARZIA ESTINI

Premiata la Virginia Agnelli di Torino nell’ambito del progetto imballaggi

“Ambarabà ricicloclò una rana balbettò “tre lattine userò” e la strega con bacchetta regalò la bicicletta alla rana che esultò. “Grazie mille ora ce l’ho”.  “Ambarabà riciclò”. Questa rappresenta la conta ideata in rima dalla classe IV B della scuola primaria  Virginia Agnelli di Torino, che si è  aggiudicata il terzo posto dell’edizione 2026 del progetto Ambarabà Ricicloclò, il concorso di educazione ambientale promosso da RICREA, il consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, parte del sistema CONAI.
I bambini delle scuole primarie si sono cimentati nella creazione  di componimenti ritmati  e fantasiosi, realizzando tre conte in rima. Protagonista dell’edizione 2026 la nuova sfida “Ora tocca a te. Conte in rima per il Riciclo degli imballaggi in acciaio”, che ha riportato al centro uno dei linguaggi più spontanei dell’infanzia, la conta.
Delle tre conte in rima una era dedicata a un imballaggio in acciaio, una a un prodotto ottenuto dal Riciclo e una al processo di trasformazione.
Si è trattato di un esercizio creativo capace di trasformare un gesto quotidiano, come la raccolta differenziata, in un racconto condiviso e facilmente memorizzabile. I componimenti vincitori sono stati illustrati da Enrico Machiavello e raccolti in un volume dedicato.

“Ambarabà ricicloclò  rappresenta uno dei progetti di educazione ambientale che ha visto il coinvolgimento di oltre 1720 studenti di 45 scuole di tutta Italia – commenta Roccandrea Iascone, Responsabile della Comunicazione di RICREA – Con questa iniziativa investiamo nelle nuove generazioni, trasmettendo il valore concreto della raccolta differenziata e del riciclo degli imballaggi in acciaio, come scatolette, bombolette, barattoli, tappi corona, fusti, trasformando un gesto quotidiano in un’esperienza consapevole e creativa. Quando i ragazzi traducono il riciclo in parole nasce una consapevolezza nuova, più autentica e partecipata, capace di farsi spazio nella vita di tutti i giorni. L’acciaio è  riciclabile al 100% e all’infinito , ma questa potenzialità prende forma solo attraverso le scelte delle persone, proprio a partire dalle nuove generazioni. In questo senso è  fondamentale il ruolo degli insegnanti,  che devono rendere gli alunni e loro stessi protagonisti attivi della sostenibilità”.
Le scuole premiate riceveranno una gift card per l’acquisto di materiale didattico a supporto del loro impegno educativo , 2 mila euro peri primi classificati, mille euro per i secondi e 500 euro per i terzi.

Mara Martellotta

IRES Piemonte per la prima volta al Salone del Libro

 

Per la prima volta nella sua storia, IRES Piemonte – l’Istituto di Ricerche Economico Sociali del Piemonte- parteciperà al Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto alla sua 38ª edizione, in programma dal 14 al 18 maggio 2026.

L’Istituto sarà presente al Padiglione 3 – Stand R06 S05, con un calendario di eventi, talk e presentazioni dedicati a ricerche e pubblicazioni.

La partecipazione segna un passo importante nel percorso di apertura dell’IRES: un’occasione per portare la ricerca fuori dagli ambiti specialistici e favorire il confronto diretto con cittadini, istituzioni e stakeholder.
In linea con quanto previsto dal Piano Strategico 2025–2029, IRES Piemonte rafforza così uno dei suoi obiettivi centrali: diventare un punto di riferimento accessibile e riconoscibile, capace di trasformare dati e analisi in strumenti utili per comprendere e affrontare le sfide del presente.

 

L’Istituto punta a consolidare il proprio ruolo non solo come osservatore, ma come attore al servizio del territorio, favorendo connessioni tra conoscenza, politiche pubbliche e bisogni reali.

La presenza al Salone del Libro si inserisce anche nella strategia di comunicazione dell’IRES, orientata a un linguaggio più chiaro, inclusivo e divulgativo, capace di raggiungere pubblici diversi e coinvolgere attivamente cittadini e comunità. Un approccio che mira a rendere la ricerca più comprensibile, partecipata e utile, superando i confini tradizionali della comunicazione istituzionale.

«Per noi la presenza al Salone del Libro è essenziale per affermare il ruolo di un IRES sempre più aperto e orientato a innovarsi continuamente, con l’obiettivo di contribuire concretamente alla crescita del Piemonte», dichiara il Presidente di IRES Piemonte Alessandro Ciro Sciretti.

Attraverso incontri e momenti di confronto, lo stand IRES sarà uno spazio aperto dove condividere studi e pubblicazioni; ascoltare il territorio e i suoi protagonisti; costruire nuove relazioni e collaborazioni; stimolare il dibattito su economia, società e sviluppo regionale.

Stand IRES Piemonte – Padiglione 3, R06 S05
14–18 maggio 2026 – Salone del Libro di Torino

Perché Pannella merita la targa in piazza Navona

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

L’iniziativa di una targa in piazza Navona a Roma   in ricordo di Marco Pannella nel decennale della sua morte rischia di essere bloccata dal voto di un condominio che non ha dato l’autorizzazione. Le ragioni storiche ci sono tutte perché piazza Navona è stata il luogo-principe delle battaglie di Pannella che riusciva a riempirla come i comunisti in piazza San Giovanni. Il voto contrario può essere discutibile, ma ha un precedente illustre proprio a Roma quando nel 2010 per il centenario della nascita di Mario Pannunzio il Centro che ne porta il nome, aveva proposto con adeguato anticipo e a sue spese una lapide sull’edificio in via Campo Marzio che fu la prima  sede del settimanale “Il mondo”. Fu facile ottenere il placet della Sovrintendenza che approvò anche il testo. Tutto sembrava pronto, ma la Confraternita dei Piceni proprietaria del palazzo negò il consenso. Allora si spese Antonio Ricci con “ Striscia la notizia” (che dedicò un ampio servizio) e Massimo Gramellini che scrisse un “Buongiorno” su “La stampa“. Si mosse anche il prefetto di Ascoli Piceno ma la confraternita fu irremovibile.

Dopo un anno capii che l’ostilità era forse  dovuta alla contesa per il centenario di Pannunzio e  che fu un colpo basso sferrato indirettamente  da chi, senza essersi interessato in passato di  Pannunzio, pensò di monopolizzare il centenario, escludendo il Centro di Torino nato all’indomani della morte di Pannunzio. Una brutta pagina che rivelò il peggio del mondo laico-liberale e le sue meschinità. L’unico che uscì a testa alta fu il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi.

In quella occasione Pannella fu dalla parte del Centro “Pannunzio” senza esitazioni.

Ma non è solo per questo motivo che il Centro “Pannunzio” si è schierato per la targa a Pannella.  Gli umori di un condominio non potranno fermare il progetto perché piazza Navona è grande e ci sono altri palazzi. Allora noi trovammo l’indifferenza del sindaco Alemanno, chissà se il  sindaco attuale di Roma non si attivi per rendere il dovuto omaggio a Pannella. Ci sarebbe in sospeso dal 2010 anche Pannunzio e forse Roma non dovrebbe limitarsi ad una targa per ricordare degnamente  Pannella. La prescritta scadenza dei dieci anni consente anche l’intitolazione di una via o di una piazza. Torino non ha atteso i dieci anni e gli intitolato la passeggiata di corso Siccardi. Merito soprattutto dell’associazione “Pannella” e del suo presidente Sergio Rovasio. 

Paolo Pininfarina, gli amici lo ricordano con un concerto

Il  7 maggio, alle ore 21, presso Le Roi, a Torino. Una serata benefica in favore dell’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS

A Torino il concerto in ricordo di Paolo Pininfarina da parte degli amici che suonavano insieme a lui, sarà improntato su musica, memoria e salute mentale. L’incasso sarà devoluto all’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS. Per il secondo anno consecutivo, gli amici dei gruppi musicali in cui Paolo Pininfarina suonava la batteria, “Paolo Pininfarina Music Ensemble”, lo ricordano giovedì 7 maggio prossimo, dalle ore 21, con un concerto nell’iconica sala di Le Roi, a Torino. L’introito sarà devoluto all’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS, i pensata in progetti di ricerca e sensibilizzazione in salute mentale per diffondere una cultura contro lo stigma. Si tratta di un evento che unisce memoria, musica e impegno concreto, riportando al centro la salute mentale attraverso un linguaggio accessibile e condiviso. È un ritorno che segue il successo dell’evento organizzato in città due anni fa, e che oggi si rafforza con una rete più ampia e nuovi progetti. Vi è la volontà di portare la salute mentale al di fuori dei contesti chiusi e dentro la comunità come esperienza collettiva, e non solo individuale, in linea con il percorso che l’associazione sta costruendo sulla base della ricerca e dell’inclusione.

“Eventi come questo nascono da un bisogno preciso: creare occasioni in cui le persone possano incontrarsi senza barriere e avvicinarsi al tema della salute mentale in modo naturale. La Cultura, la musica e la condivisione – afferma Giovanna Crespi, psichiatra e presidente dell’associazione Anna e Luigi Ravizza ETS – diventano strumenti potenti per parlare di fragilità senza etichette e per costruire comunità che sappiano accogliere”.

Protagonista della serata sarà la Paolo Pininfarina Music Ensemble, che porterà sul palco del Le Roi un concerto capace di unire capacità musicale e partecipazione emotiva nel ricorso del loro batterista Paolo, prematuramente scomparso. Si tratta di un appuntamento pensato non solo come ricordo, ma come occasione per sostenere i progetti dell’associazione.

Dietro l’evento del 7 maggio vi è un lavoro corale che coinvolge partner e volontari e una collaborazione con il Rotaract distretto 2031, che rafforza il legame con il territorio e amplia la comunità attorno ai progetti dell’associazione. Questo è un segnale di come i tema della salute mentale possa uscire dall’isolamento per diventare un terreno condiviso, capace di unire competenze, generazioni e sensibilità diverse. L’appuntamento è per mercoledì 7 maggio alle ore 21, presso Le Roi, in via Stradella 8, a Torino.

Info: ritatosi@ritatosi.it

Mara Martellotta

Dal papiro al digitale: ME-Scripta, il centro di ricerca del Museo Egizio sostenuto da Fondazione CRT

Un nuovo passo avanti per la ricerca sull’Antico Egitto: prende vita ME-Scripta, il centro di ricerca promosso dal Museo Egizio e sostenuto in modo determinante dalla Fondazione CRT. L’iniziativa, resa possibile da un investimento di circa 3 milioni di euro, punta a sviluppare un programma pluriennale dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle testimonianze scritte egizie, dai papiri agli ostraca fino alle legature copte.

Con questo progetto, il Museo Egizio rafforza la propria dimensione scientifica, affiancando alle attività espositive un centro di ricerca strutturato e interdisciplinare. ME-Scripta nasce infatti come realtà interna autonoma, guidata da Susanne Töpfer e composta da un team specializzato, con l’obiettivo di valorizzare una delle più importanti collezioni papirologiche al mondo: circa mille manoscritti e oltre 30 mila frammenti che coprono più di tre millenni di storia, in diverse lingue e sistemi di scrittura.

L’iniziativa si inserisce in una visione di lungo periodo che combina competenze umanistiche e tecnologie avanzate. Filologia, analisi multispettrali, restauro e strumenti digitali convergono per produrre nuova conoscenza e renderla accessibile sia alla comunità scientifica sia al grande pubblico.

Il programma scientifico si articola in tre principali linee di ricerca. La prima riguarda i papiri e il loro studio filologico, con interventi di ricostruzione, analisi e pubblicazione di testi inediti, tra cui documenti amministrativi e religiosi di epoca tolemaica e faraonica. La seconda è dedicata agli ostraca, frammenti di ceramica e pietra utilizzati per la scrittura quotidiana, fondamentali per comprendere la vita sociale ed economica dell’antico Egitto. La terza linea, RE-BIND, si concentra sulle legature copte, studiate attraverso tecniche diagnostiche avanzate per ricostruirne struttura e contesto originario.

Uno degli obiettivi più ambiziosi del progetto è la creazione, entro il 2034, di una piattaforma digitale integrata che raccolga e renda consultabili papiri, ostraca e altri supporti scritti. Questo archivio online, basato su standard internazionali, offrirà immagini ad alta definizione, trascrizioni e collegamenti a database globali, diventando un punto di riferimento per lo studio della scrittura egizia.

Le ricadute del progetto interesseranno anche il territorio: ME-Scripta prevede il coinvolgimento di numerosi professionisti tra ricercatori, restauratori e specialisti digitali, oltre a percorsi formativi, workshop e programmi internazionali rivolti a studenti e studiosi.

Accanto alla ricerca, grande attenzione sarà dedicata alla divulgazione. Il centro promuoverà attività educative, contenuti didattici bilingui e iniziative aperte al pubblico, contribuendo a rendere accessibile un patrimonio straordinario e a rafforzare il ruolo del Museo Egizio come polo culturale e scientifico di riferimento a livello internazionale.

Operaio resta con la mano incastrata in un macchinario: grave al Cto

Ennesimo incidente sul lavoro accaduto nella mattinata di oggi, quando un operaio è rimasto con la mano incastrata in un macchinario ed è ora in condizioni gravi in ospedale. È successo a Orbassano, nella ditta Serra Plastica di via Piossasco.

Dalla prima ricostruzione, il braccio della vittima – un 35enne di origini marocchine – è rimasto bloccato all’interno della macchina mentre era solo a svolgere operazioni di pulizia, provocandogli l’amputazione quasi totale della mano destra.

Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118 Azienda Zero insieme all’elisoccorso. Dopo i soccorsi iniziali, è stato caricato sull’elicottero e trasportato d’urgenza al Cto di Torino, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Purtroppo, la funzionalità dell’arto risulta compromessa.

Allertati anche i carabinieri della Compagnia di Moncalieri e gli ispettori dello Spresal dell’Asl To3 sul posto per verificare la dinamica dell’accaduto e controllare se i sistemi di sicurezza del macchinario fossero attivi al momento dell’incidente.

VI.G

“iGIRL/Ecuba”, Marina Carr e la potenza della voce femminile

Le traduttrici Monica Capuani e Valentina Rapetti ci consegnano un’edizione Einaudi di rara bellezza.

“Che cos’è la felicità?

Non mi hanno ancora tagliato la lingua

Non mi hanno ancora decapitato

Questa mattina non mi fustigheranno

Si spera”.

Con queste parole inizia “iGIRL”, testo drammatico, impregnato di un intimismo magico che sfocia in orazione, in un rito coltivato nella memoria di piccoli gesti che attraverso una voce, seppur immaginifica, silenziosa e talvolta disperata come quella della letteratura, tiene insieme il passato alla visione del futuro, oltrepassando la reale brevità della vita umana ed entrando nell’insieme di ciò che è destinato a sopravvivere all’esistenza stessa, uno spazio che abitualmente definiamo come “infinito” a cui Marina Carr, drammaturga irlandese tra le più importanti del nostro tempo, ha donato parole che il mito trasforma in ponti su cui si rincorrono la ciclicità della Storia e le dinamiche universali dell’essere umano.

“iGIRL”, poema che può essere considerato tra i rarissimi e più importanti della contemporaneità, nato nel periodo della pandemia e pubblicato da Einaudi nel 2026 in un’edizione che contiene anche la meno recente “Ecuba”, drammaturgia della stessa Marina Carr incentrata su una radicale riscrittura del mito euripideo, evidenzia l’intensità e l’intenzione poetica della Carr, non più mattatrice, come per lo più accade nella contemporanea poesia intimista, ma interprete che si annulla nella propria voce e nella propria storia, come il poeta della famosa lettera di John Keats, l’essere più impoetico del creato perché versato nel dare voce a tutte le voci dell’universo.

In “iGIRL” la parola è centrale, è memoria che chiede una voce per definirsi nella sua interezza, un’esigenza istintiva nata in epoche lontane, legata alla celebrazione dei miti e alla ricerca di armonia tra il significato del ritmo e un linguaggio che, attraverso la poesia, diventa l’imitazione di una sonorità in forma scritta. Tra la poesia, la musica e il teatro è presente un legame viscerale che, ancora oggi, nonostante le ampie e specifiche alfabetizzazioni, genera una forte tensione verso la rappresentazione scenica della parola in cui la voce, il canto e i gesti del corpo contribuiscono all’umana necessità di delineare con precisione forme fino a quel momento astratte. “iGIRL” è una voce del mito e della storia, parola ai margini del tempo che prende vita nell’oblio, nella violenza e nella fame di dominio che da sempre caratterizzano la presenza dell’uomo sulla Terra, ma anche nel potere taumaturgico del canto, dell’amore e della memoria collettiva. Il teatro diventa quindi il luogo finale dove tutto accade, la dimensione di un linguaggio che si fa ricordo e narrazione transgenerazionale, entità reale in mezzo alle allucinazioni del silenzio.

“iGIRL”, rappresentato per la prima volta all’Abbey Theatre di Dublino nel 2021, è andato in scena per la prima volta in Italia al Romaeuropa Festival, nell’ottobre dello scorso anno, grazie a Federica Rosellini, regista e intensa performer dello spettacolo, a Monica Capuani e Valentina Rapetti, traduttrici del testo di Marina Carr per Einaudi, e a un team di cui fanno parte Daniela Pes, che ha prodotto la musica originale, Rä di Martino, artista visiva che ha curato la parte video, Simona D’Amico, responsabile dei costumi e creatrice dei tatuaggi che l’artista in scena indossa come cicatrici sfuggite alla dimenticanza, simboli che legano il passato al presente, e ancora la scenografa Paola Villani, la light designer Simona Gallo, il sound designer GUP Alcaro, l’aiuto regista Elvira Berarducci e l’assistente alla regia Barbara Mazzi.

La seconda parte dell’edizione Einaudi, come accennato nei precedenti paragrafi, è incentrata su una riscrittura di “Ecuba”, regina di Troia, seconda moglie di Priamo e schiava di Odisseo a seguito della caduta di Troia, trasformata in una cagna nera dagli occhi infuocati a causa del dolore per la perdita dei figli Polidoro e Polissena, il primo ucciso dall’alleato re di Tracia Polimestore (oggetto dell’accecante vendetta di Ecuba), la seconda sacrificata sulla tomba di Achille per placare la sua ira, divenendo simbolo di coraggio, accettazione e purezza. Se nella tragedia Euripidea le conseguenze della caduta della patria e del lutto assumono forme statuarie poiché finalizzate a una cessazione dell’esistenza, Marina Carr ci consegna un testo volto al perdono, in cui la morte violenta e la vendetta appaiono come spiriti di un’antica malattia dalla quale i protagonisti cercano di districarsi attraverso una voce comune, cercando salvezza dall’inevitabile tragedia insita nell’animo umano, presente da sempre nella società degli uomini.

Pur mantenendo intatta la forza del mito, Marina Carr sembra contrapporre al fuoco della furia emotiva una brutalità dialogica tra i personaggi che innesca un istinto verso la sopravvivenza e la vita (molto simile a quel sentimento poetico e appassionato di attaccamento alla vita che Robert Louis Stevenson concede al suo Signor Hyde nel momento che precede il suicidio del dottor Jekyll), evidenziando quanto la potenza della voce femminile echeggi infinita nelle grotte della maternità, della nascita, al di là di ogni orrore.

“Ecuba” di Marina Carr fu rappresentato per la prima volta in Italia al Teatro Olimpico di Vicenza nell’ottobre del 2019, con Alberto Chiodi alla regia ed Elisabetta Pozzi nella parte di Ecuba.

“iGIRL/Ecuba” (Einaudi – Collezione di teatro 472, 2026 – 178 pagine) – testi di Marina Carr – traduzioni di Monica Capuani e Valentina Rapetti con una postfazione di Federica Rosellini

Gian Giacomo Della Porta