Durante la settimana dell’arte torinese, dal 30 ottobre al 2 novembre prossimo, la Galleria Raffaella De Chirico ripropone dal 30 ottobre al 2 novembre il format del temporary space, sperimentato già lo scorso anno e recepito con entusiasmo dal pubblico. Questa volta all’interno di uno studio legale torinese, lo studio Legale Manfredi, in via della Misericordia 3 al secondo piano, verrà esposta un’opera inedita dell’artista Maria Lai (1919 Ulassai-2013 Cardedu).
La mostra ruota intorno ad una singola opera di grandi dimensioni, una coperta realizzata di 227×227 cm negli anni Ottanta, oggetto che trasla dalla sua dimensione quotidiana e privata a quella collettiva, concedendo al pubblico di avvicinarsi alla sfera più intima dell’artista.
Nata nel paese di Ulassai, neĺl’Ogliastra, figlia di un veterinario, Maria Lai era di salute cagionevole e durante l’infanzia trascorreva i mesi invernali presso gli zii contadini, tanto da non poter ricevere una adeguata istruzione elementare. In lei nacque, nel completo isolamento, l’attitudine per il disegno. Usando il carbone del camino disegnava forme sulle pareti. Nel 1939 si iscrisse al Liceo Artistico Ripetta di Roma, dove ebbe come maestri anche Renato Marino Mazzacurati. Dal 1943 al ’45 frequentò a Venezia, presso l’Accademia di Belle Arti, il corso di scultura tenuto dall’artista Arturo Martini e da Alberto Viani.Lo scultore Antonio Martini tenne lezioni sul vuoto, sulle ombre, sul volume del sasso, influenzando il suo modo di produrre e vedere l’arte. Nel 1945, fuggita precipitosamente da Venezia, approdata a Verona per un breve periodo, fu poi di ritorno in Sardegna, dove nel ’47 conobbe gli artisti Fossò Fois e Giuseppe Dessi.
Ritornata a Roma nel 1954, nel 1957 tenne la sua prima personale nella galleria l’Obelisco di Irene Brin, dove espose disegni a matita realizzati tra il 1941 e il 1954. Nel frattempo aprì un piccolo studio d’arte. Seguì poi un periodo di profondo silenzio, dove per circa a dieci anni si ritirò e decise di non esporre più per concentrarsi su nuove sperimentazioni, passando dal figurativo all’informale, dove i suoi segni si fanno più essenziali. In questa fase di silenzio iniziò a produrre opere oggi a noi tra le più note, quali “Tele e libri cuciti”, “Pani” e “Telai”. Grazie allo scrittore Giuseppe Dessi scoprì il vero valore della sua Ferra natia, cogliendo il senso del mito e della leggenda, mentre visitando il Canada con Marcello Venturoli entrò in contatto con l’arte primitiva a cui si ispirò per la realizzazione delle sue maschere in ceramica. Nel 1971 tornò in scena con una mostra personale alla galleria Schneider di Roma, dove espose i telai ispirati fortemente all’arte povera. Sono gli anni più significativi per la sua carriera artistica, durante i quali produsse opere polimateriche e con materiali spogli come i ready-made di telai o sculture di pani, che ricordano le antiche tradizioni della sua Sardegna. Nel 1975 espone la sua mostra personale “Tele e collage” presso la galleria Art du Champ, e nel 1977 presso la galleria Il Brandale di Savona organizza la mostra “I pani di Maria Lai”, che ebbe tale successo da essere proposta alla Biennale di Venezia, in una esposizione esclusiva dedicata alla produzione artistica di sole donne. Agli anni Ottanta risale la serie di opere “Geografie e Libri Cuciti”, agli anni Novanta risale una stretta connessione con le opere precedenti, che vendono protagonisti i segni e disegni che vanno ad unirsi ai fili del telaio e alle produzioni dette “Geografie”. Maria Lai trascorre gli ultimi anni della sua vita a Cardedu, un paesino della Sardegna.
Studio Legale Manfredi, via della Misericordia
30 ottobre- 2 novembre 2024 h 14-20 su appuntamento.
Mara Martellotta



Rubrica settimanale a cura di Lura Goria
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