ilTorinese

Equipe Pragelato seconda al 42esimo Uovo d’Oro a Sestriere

L’Equipe Pragelato conquista un fantastico secondo posto al 42° Uovo d’Oro, storica competizione internazionale che si è svolta nel weekend appena trascorso sulle perfette piste innevate del Sestriere. La squadra ha dato battaglia con determinazione allo sci club padrone di casa, ma non è riuscita a strappare l’ambito trofeo per un soffio.

L’Uovo d’Oro è uno degli appuntamenti più attesi della stagione invernale, una competizione che premia tutti i giovani atleti con un simbolico Uovo di Pasqua al traguardo, rendendola ancora più speciale. L’atmosfera adrenalinica si è respirata in ogni momento della gara, con i ragazzi dell’Equipe che hanno dato il massimo, dimostrando non solo talento, ma anche grande determinazione.

Ecco i risultati più significativi ottenuti dagli atleti dell’Equipe Pragelato:

  • 7° posto per Benedetta Ferrando e 4° posto per Samuel Roberto nella categoria Baby.

  • 19° posto per Cecilia Marchesi e 14° posto per Fabio Mazzoleni nella categoria Cuccioli.

  • Splendida 2° posizione per Sofia Merlin e 16° posto per Marco Bricarello nella categoria Ragazzi.

  • Straordinari 4° e 6° posti per Beatrice Sofia Badino e Sebastian Franco nella categoria Allievi, la più impegnativa.

A celebrare il successo di squadra anche il Direttore Tecnico Fabio Tessore, visibilmente emozionato sul podio: “È stata una stagione all’insegna del divertimento, un ingrediente che non manca mai nei nostri menù, oltre alla preparazione atletica e all’allenamento tecnico. Solo la settimana scorsa abbiamo conquistato il gradino più alto del podio al Pinocchio sugli sci all’Abetone, altra manifestazione storica. Voglio anche ricordare alcuni dei successi più importanti: la convocazione di Lorenzo Cuzzupe in Coppa Europa, la partecipazione di Matilde Casse alle Universiadi, e il superamento dell’esame da maestro di sci per Alice Anese e Giona Franco. Continuiamo su questa strada!”

Morte accidentale di un anarchico: la compagnia Eleftheria torna con Dario Fo al Cardinal Massaia

Venerdi 4 aprile al Teatro Cardinal Massaia, la compagnia torinese Eleftheria mette in scena “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo, prima di partire per una tournee in molte altre città d’Italia.

 

Dopo aver incantato con lo Zoo di Vetro di Tennessee Williams lo scorso anno, la compagnia Eleftheria torna in scena e lo fa con un testo di denuncia sociale e politica. Non è la prima volta che affrontano un mostro sacro come il premio Nobel Dario Fo, e avendo Imparato a conoscere il modo in cui lavorano, c’è da scommettere che lo affronteranno con la meticolosità chirurgica che non lascia spazio al caso.

Gli Eleftheria affrontano con estrema profondità e cura i testi su cui lavorano. Il talento e la bravura sono gli altri due ingredienti che contribuiscono alla notevole qualità dei testi che portano in scena. E questo lo si riscontra facilmente nella risposta del pubblico. Gli Eleftheria sono una realtà tutta torinese che si sta facendo strada a livello nazionale. Morte accidentale di un anarchico parte dal Cardinal Massaia il 4 aprile per poi proseguire il 6 aprile a Rivalta, all’auditorium Franca Rame e poi lascerà il Piemonte con repliche a Forlì, Bologna, e Genova, solo per citare le prime date della tournée.

 

Abbiamo incontrato Claudio Destino e Federica Tucci, regista e attore in scena il primo, regista la seconda, durante una pausa dalle prove per provare ad assaporare ciò che verrà messo in scena.

 

Cosa vi ha spinto a mettere in scena “Morte di un anarchico” in questo momento storico?

 

La nostra curiosità sul testo comincia nel 2019, durante lo studio e l’allestimento di un altro testo di Dario Fo a cura di Franca Rame “Sotto paga non si paga”, e mentre ci addentravamo nello studio delle sue opere e del movimento che hanno creato Fo e Rame, durante quella estate in un viaggio verso la Francia, ci siamo imbattuti in “Morte accidentale di un anarchico”. Da quel periodo, nacque in noi un desiderio di portare prima o poi in scena questa meravigliosa commedia.

Come per magia infatti, come spesso succede in molti dei testi di Fo e Rame, la trama sembra ambientata ai giorni nostri, perché purtroppo alcune tematiche rimangono drammaticamente attuali e questo testo ci ha spiazzati sin da subito. Ci ha stupito intanto l’incredibile lavoro di ricerca di tutti i documenti, testimonianze, atti, etc…che ci fu dietro la scrittura di un testo, di cui Fo non ha avuto di per sé bisogno di inventare poi troppi fatti, in quanto (ed è questa la cosa che ci ha colpito), la farsa si rifà a un fatto storico realmente accaduto nel 1969 a Milano, quando a seguito della strage di Piazza Fontana, la questura di Milano arresta l’anarchico e ferroviere Giuseppe Pinelli poiché sospettato di aver preso parte all’attentato. E a seguito di lungo interrogatorio, il Pinelli volò dalla finestra del quarto piano della questura. Il caso sulla sua morte fu poi archiviato come “malore attivo”, considerando il fatto un “accidente”. Da qui infatti l’idea del titolo a cui fa riferimento in modo ironico e molto provocatorio.

È stato infatti impossibile non sentirci coinvolti da una storia che in qualche modo appartiene a tutti noi, e che abbiamo avuto voglia di raccontare, sposando perfettamente e con entusiasmo la cifra stilistica di Fo, di riportare in scena come un’esperienza quasi corale, ciò che avvenne quel 15 dicembre del ’69 in quella stanza di quella questura di Milano, e attraverso la sua geniale abilità drammaturgica, prendere infine coscienza delle diverse contraddizioni che emersero in seguito alle diverse versioni rilasciate dai questori e commissari presenti quella notte.

 Come nasce il cast per questo lavoro? 

 

La scelta del cast inizia già dai casting della scorsa estate. Abbiamo cercato fortemente di individuare soprattutto un gruppo di lavoro, che avesse voglia di mettersi in gioco con un testo così importante, e che potesse condividere una motivazione comune nell’affrontare una commedia sfacciatamente anarchica come questa. E possiamo ritenerci soddisfatti: è un cast giovane, curioso, che ha approcciato allo studio del testo con grande rispetto e voglia di fare bene, di lavorare in modo proattivo sulla scena. E queste caratteristiche per noi erano fondamentali, anche e soprattutto in vista della tournée.

 

“Morte di un anarchico” affronta temi di abuso di potere e giustizia. Come pensate che il pubblico possa relazionarsi con questi temi oggi?

Noi crediamo che il pubblico sia a conoscenza di questi temi. Anche il pubblico più giovane. Purtroppo però quando si parla di abuso di potere e di giustizia non sempre ci si rende conto da soli, di alcune questioni, anche chi spesso le vive e le subisce, non sempre si accorge ed è cosciente di vivere situazioni in cui il “potere” diventa un’arma, per l’appunto, di cui spesso si abusa e la giustizia certe volte, non arriva o non è poi così “giusta”. Talvolta si ha paura ad affrontare queste situazioni, perché possono in qualche modo diventare pericolose per la nostra quotidianità, dove ad esempio mantenere il proprio lavoro e uno status di vita tranquillo, portare avanti questi ideali è molto difficile. L’abuso di potere in quanto tale, spesso lo si vive nelle sfere anche più private, e risuona ancora di più nel pubblico, dove sentirsi rappresentati e guidati da un riferimento sicuro, non sempre avviene.

Crediamo infatti ad esempio che sempre più i giovani si sentano soli e spaesati, senza una guida forte, che sia essa politica o artistica. E la questione va risvegliata anche e prima di tutto nel mondo artistico, oggi mancano o sono comunque in minoranza le figure e le personalità artistiche che lottano con coraggio come Dario Fo e Franca Rame, che abbiamo la forza di portare avanti certi ideali con autenticità e verità perlopiù le persone più in difficoltà. Si preferisce sempre mettersi dalla parte dei vincenti, perché è più facile. Non è un caso infatti che anche il mercato artistico che parte dall’alto è molto attento ad evitare che possano emergere certi tipi di artisti. È come se si fosse organizzato uno studio preciso per evitare che possa risuccedere. Il pubblico viene educato spesso a nascondersi dietro all’intrattenimento e al divertimento per tornare a casa felici ma vuoti di argomenti, quasi a voler impigrire la nostra voglia di affacciarsi a temi anche scomodi, quasi come se fosse più facile accettarli. In un’era artistica dove quello che sempre più conta sono prima i followers, mentre la qualità e i temi da affrontare passano in secondo piano. Ma è proprio dal teatro che si può ripartire. Il nostro intento infatti è quello di spingere ed invogliare più artisti possibili, ad avere il coraggio di uscire da schemi costruiti e di cominciare a rieducare il pubblico a rivedere l’arte come uno strumento per raccontare quelle verità, che non vengono diffuse. Perché là fuori gli artisti ci sono, abbiamo solo il bisogno di scoprirli.

 

Qual è, secondo voi, il messaggio principale che questo testo continua a trasmettere oggi?

 Il messaggio principale che il testo può trasmettere oggi è lo stesso di ieri. Ma come detto prima, ad oggi, le cose secondo noi stanno peggiorando. Nonostante un’informazione più veloce ed immediata, un’educazione scolastica aperta a tutti, la tecnologia e le medicina che fanno passi da gigante, in realtà ci stiamo impoverendo delle nostre libertà di pensiero e di costruirci un futuro. Sono cambiate le modalità, ma l’abuso di potere e l’informazione spesso distorta che ci viene propinata sono ancora più accanite. Nonostante una formazione universitaria tanto forte oggi, il nostro paese non riesce ad esempio ad oggettivare elementi e fatti storici che oggi stiamo vivendo. Come per esempio la difficoltà a chiamare per nome quello che sta accendendo oggi in Palestina: un genocidio. Eppure la storia la possiamo conoscere tutti. Informarsi è più semplice, ma le verità ad oggi ci fanno paura. Prima c’era più ignoranza e non si sapeva come potersi informare. È come se in un certo senso stessimo tornando indietro anche se all’apparenza andiamo avanti. In questo senso il testo di Fo ci ricorda un messaggio importante, ci esorta a non fermarci alle verità che ci vengono raccontate dalle istituzioni ufficiali, così come accadde per l’anarchico, anche oggi è fondamentale accertarsi, informarsi, scavare più a fondo, spesso in quel fondo in cui non ci vogliono portare. Ci sarebbe da chiedersi perché non ci vogliono portare?

 

Ci so sono stati elementi del testo originale di Dario Fo che avete sentito la necessità di modernizzare o modificare per meglio inserirli nel contesto storico che stiamo vivendo?

Abbiamo cercato di essere abbastanza fedeli al testo di Fo che di per sé è già molto attuale. Abbiamo solo “rinfrescato” qualche battuta del testo, per inserirlo nel contesto attuale e leggermente snellito in alcuni passaggi per renderli più immediati. Abbiamo inoltre deciso di non iniziare con il prologo, come era solito fare Dario Fo, e di catapultare il pubblico nelle scene iniziali in modo da entrare subito nel vivo della commedia.

Come avete lavorato con gli attori per far emergere la comicità e la tragedia di questa pièce? So che mentre Claudio è in scena a interpretare il matto, Federica è colei che più ha diretto sul palco voi attori.

Il lavoro che abbiamo impostato è stato prima di tutto lo studio e la ricostruzione dei fatti legati al testo, intorno alla vicenda della “morte accidentale” dell’anarchico, ripercorrendo anche il periodo storico in cui avvenne il fatto, studiando quindi le figure dei personaggi, di questori ancora legati agli anni del fascismo, di un governo che temeva l’avanzata delle correnti della politica di sinistra. Rievocando quindi quegli anni, di fermento a livello sociale e di tensioni, che hanno caratterizzato gli anni di Piombo.

La preparazione attoriale è stata una ricerca attenta a ricreare in modo puntuale e originale lo stile della commedia dell’arte, con la creazione di lazzi comici e siparietti inaspettati. Una particolare attenzione è stata rivolta alla caratterizzazione dei personaggi, allo studio dei gesti, in un continuo divenire prova dopo prova. La commedia dell’arte vive di regole precise, che vanno gestite e distribuite in scena, in modo tecnico e preciso.

Cerchiamo come sempre in ogni lavoro di far emergere la parte artistica di ogni attore senza spegnere la propria ispirazione e di tenerlo sui binari che a livello di regia abbiamo deciso di perseguire.

Parliamo del Matto. Qual è il suo ruolo nell’equilibrio tra realtà e assurdità? O meglio, nell’era dei social, in cui la follia e le contraddizioni vengono registrate e pubblicate in tempo reale, ci stupiremmo ancora di lui? 

 

Tutti forse vorremmo essere il Matto nella vita, o averlo come angelo custode. Anche in questi tempi di social, che forse hanno schiacciato ancor di più il nostro coraggio di reagire alle avversità e alle ingiustizie. Il Matto è quella voce che ci urla in faccia le verità. È quella maschera di disperazione che come per magia ha il coraggio di affrontare e raccontare le cose come stanno talvolta spiazzandoci, rispettando perfettamente così l’intento del testo di Fo facendoci ridere e anche arrabbiare.

Nello “Zoo di Vetro” di Tennessee Williams che avete portato in scena proprio al Cardinal Massaia lo scorso anno, e che continuate a riproporre con successo, avete lavorato a un tappeto sonoro che inserisce meglio la scena per renderla più familiare al pubblico italiano. Ci possiamo aspettare un lavoro analogo per questo lavoro?

A livello musicale abbiamo voluto in particolare omaggiare ancora una volta la memoria di Giuseppe Pinelli. Abbiamo scelto la ballata intitolata a suo nome per rappresentare la commedia, quasi come se fosse un simbolo, un’altra presenza in scena. All’inizio con un arrangiamento di Marcello Coco e nel finale con una versione più tradizionale che richiamasse gli anni dell’accaduto.

E come avete pensato alla scenografia e ai costumi per supportare il tono del testo?

Con scenografia e costumi abbiamo voluto “giocare” tra i giorni nostri e gli anni ’70. Come per riportare la vicenda di quegli anni ad oggi. Abbiamo deciso di ricreare la stanza della questura in modo essenziale e pulito, quasi scarna e fredda. E per spostare il focus più sui dialoghi serrati e i contenuti del testo. Abbiamo inoltre deciso di ricreare la finestra come un’ampia cornice, quasi come a rappresentare un simbolo, un passaggio oltre il quale non si torna più indietro.

 

C’è un’emozione o un pensiero che sperate resti con il pubblico dopo lo spettacolo? 

Intanto desideriamo, per chi ancora non la conosce, raccontare attraverso la commedia di Fo, che cos’è accaduto a Giuseppe Pinelli e, al contempo, omaggiare la sua memoria a chi invece ha seguito e vissuto in quegli anni la vicenda. Poi, senza giudizio alcuno, vogliamo ricordare e dedicare questo spettacolo a tutte quelle morti accidentali che purtroppo ancora oggi accadono.

Infine, ci auguriamo di poter lasciare una piccola speranza e dose di coraggio per non farsi schiacciare inesorabilmente dalle ingiustizie che ci circondano quotidianamente anche quando sono dettate dal potere.

Morte Accidentale di un anarchico sarà in scena il

4 aprile h 21 Teatro Cardinal Massaia Via Sospello 32c

6 aprile h 21 Auditorium Franca Rame Via del Cadore 133 Rivalta di Torino

19 aprile h 21 Teatro Garage – Sala Diana Via Paggi 43/b Genova

26 aprile h 21 Teatro del Meloncello Via Eugenio Curiel 22 Bologna

27 aprile h 20,30 Teatro Giovanni Testori Via Amerigo Vespucci 13 Forlì

 

Interpreti

Simone Ricci

Claudio Destino

Vincenzo Leone

Francesco Savarino

Beatrice Frattini

 

Regia di:

Claudio Destino

Federica Tucci

 

Musiche: Marcello Coco e Claudio Destino

Luci: Marcello Coco

Locandina: Giorgia Lalomia

Disegno: Diego Lalomia

 

Per lo spettacolo teatrale che verrà realizzato venerdì 4 Aprile 2025 al Teatro Cardinal Massaia per effettuare la prenotazione dei biglietti è possibile consultare il seguente link https://teatrocardinalmassaia.com/morte-accidentale-di-un-anarchico/, telefonando in teatro al numero: 011 2216128 oppure inviando una mail a prenotazioni@teatrocardinalmassaia.it.

Per tutte le altre repliche il costo del biglietto è 15€ INTERO 10€ RIDOTTO (Studenti under 26, over 65). E’ possibile prenotare contattando il numero 340 7896306 o inviando una mail a eleftheria.teatro@gmail.com.

 

Lori Barozzino

Foto Selene Daniele

Perché pedonalizzare piazza Maria Ausiliatrice?

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
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Non ho nulla in linea di principio contro le pedonalizzazioni così come non ho nulla, sempre in linea di principio, contro l’uso dell’auto.
Il lavoro fatto in piazza Maria Ausiliatrice liberata dall’asfalto e arricchita dal porfido (tipico dei cortili salesiani) è una pregevole riqualificazione urbana  di una zona di Torino quasi morta per ragioni che sarebbe  troppo lungo spiegare.
Il centro di tutto resta però la basilica di Maria Ausiliatrice e ciò che resta di quella che fu la casa madre dei Salesiani, trasferita a Roma da molti decenni. Oggi lo stesso Ordine salesiano si è da tempo internazionalizzato nelle figure dei successori di Don Bosco.  I tempi di don Rua, don Rinaldi, don Ziggiotti sono preistoria. Ci sono istituti salesiani  storici come quello di Alassio in cui non ci sono più salesiani e le scuole sono gestite da laici. Anche i Salesiani hanno subito la crisi delle vocazioni e ciò porta a un baricentro dell’Ordine sempre più extra europeo, anzi  terzomondista.
Mi sono soffermato su queste osservazioni per domandarmi il senso di un’area pedonale in zona periferica della città non abitata perché tutti gli edifici della piazza sono o sono stati  dei Salesiani e, da quanto mi risulta, non utilizzati come abitazioni. Persino le edizioni salesiane della Sei non ci sono più. Non ci sono più neppure i negozi di oggettistica religiosa e di libri del passato. La piazza è quasi un deserto. Chi andrà a sedersi sulle nuove panchine? Chi utilizzerà la piazza per il passeggio? Chi transiterà per quella piazza diretto alla Basilica si troverà oggi impedito di andarci in auto che non saprà dove parcheggiare. C’è anche sulla destra della piazza una chiesa minore dove si svolgono i funerali ( “Maria Ausilistrice” è anche parrocchia). Con la zona pedonale ai funerali in chiesa  bisognerà accedere a piedi, anche gli anziani dovranno soggiacere alle nuove regole.
Ma soprattutto un’isola pedonale ha un senso se ci sono elementi attrattivi che portino a viverla. Li’ faccio difficoltà a vederli. L’isola non favorirà l’accesso alla basilica voluta da don Bosco e non farà rivivere di nuova vita Valdocco. C’è da sperare che a nessuno venga in mente di aprire nella piazza dei locali che magari possano favorire la movida.  Sarebbe davvero il massimo vedere snaturato un angolo di Torino decaduto perché la religiosità si è con il tempo smarrita. Mi piacerebbe sapere il pensiero del Sindaco di Torino che è un ex allievo salesiano credo abbastanza legato a quel mondo dì don Bosco che non fu solo un santo “sociale” , come oggi si vorrebbe far intendere.
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P. S. Riqualificare piazza Maria Ausiliatrice può  anche avere un senso di per sé  che a me sfugge, ma se  guardiamo le buche in tutte le vie e i  marciapiedi della città, forse c’è da domandarsi se la vera priorità non sia quella di rattoppare le vie e i corsi di Torino per tutelare la sicurezza dei cittadini.

Foto Mihai Bursuc

Askatasuna, misure cautelari per i ferimenti di poliziotti e carabinieri

Questa mattina la Digos di Torino sta eseguendo 8 misure cautelari per “resistenza aggravata a pubblico ufficiale” nei confronti di militanti  del centro sociale Askatasuna. I provvedimenti si riferiscono a  episodi di violenza avvenuti nei mesi scorsi durante manifestazioni, come l’assalto a un commissariato, in cui sono rimasti feriti quattro agenti del reparto mobile e un carabiniere. Le misure riguardano arresti domiciliari e obblighi di firma.

“Il seggio del peccato”, presentazione a Santhià venerdì 4 aprile

“L’unico rovello consisteva nel trovare un’occupazione che rendesse meno noiose quelle ore e qui il maresciallo calò l’asso: una bella merenda sinoira, sfruttando la vicinanza dell’osteria che era fornita di ogni ben di Dio e di una cuoca di indubbia (e positiva!) fama. L’idea venne approvata all’unanimità e, una volta coinvolto anche l’oste del Passero, messa in pratica. Spostata l’urna in un angolo, il tavolo venne coperto con una grande tovaglia a quadretti bianchi e rossi e, come d’incanto, comparirono le vivande: pane, salame, formaggio e frittate; carne e zucchine in carpione, acciughe al verde e al rosso, vitello tonnato, insalata russa e capricciosa, tomini elettrici, tome da accompagnare con il miele o la cugna”. Marco Travaglini nel nuovo libro dal titolo “Il seggio del peccato. Vite e dicerie di strapaese tra laghi, monti e vigne” da cui abbiamo tratto il brano sopra riportato, ci porta a conoscere il Piemonte, dalle valli al confine con la Svizzera ai laghi, dal Canavese fino a Torino, con la sua gente laboriosa, i suoi ambienti, le atmosfere e le tradizioni, come ad esempio la merenda sinoira di cui abbiamo appena letto. Per conoscere altre storie e curiosità legate al Piemonte segnaliamo l’incontro con l’autore, in dialogo con Simona Paonessa, che si terrà venerdì 4 aprileSANTHIA’ (VC), presso la biblioteca civica di via Dante alle ore 17,30.

Marco Travaglini

Aggressione con il machete, chiesti 14 anni per il “Conte”

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Il caso aveva destato grande clamore a Torino: la procura ha richiesto ieri una condanna a 14 anni di reclusione per il conte Pietro Costanzia di Costigliole, esponente di un’antica famiglia nobile piemontese. È accusato di tentato omicidio con un machete nel capoluogo piemontese ai danni di un “rivale in amore” che lo aveva fatto ingelosire. E così il  18 novembre del 2023 con un machete  tranciò una gamba in via Panizza al giovane Oreste BorelliI pubblici ministeri lo descrivono come «un personaggio di alta caratura delinquenziale». Invece suo fratello Rocco, è ritenuto dall’accusa pienamente coinvolto sue scelte: per lui sono stati  chiesti 9 anni di carcere.

Bretella Avigliana-Orbassano: “scelta discutibile in emergenza infrastrutturale”

I Sindaci dei Comuni coinvolti nella realizzazione di una nuova linea in variante di tracciato della TAV in Valsusa, insieme al Sindaco di Rivoli Alessandro Errigo, esprimono forti perplessità sulla destinazione di 3 miliardi di euro alla realizzazione della bretella Avigliana-Orbassano. Se da un lato accolgono con favore l’attenzione verso le infrastrutture di trasporto, dall’altro si chiedono se questa sia davvero la priorità per un territorio che da anni attende il completamento di opere più urgenti e utili ai cittadini.

Il nodo della questione non è la contrarietà pregiudiziale all’opera, ma la razionalità nella distribuzione delle risorse. Dei 3 miliardi previsti, 1 miliardo proviene dal Fondo per il Trasporto Rapido di Massa, lo stesso fondo che dovrebbe servire a finanziare la Metropolitana di Torino. Oggi, mentre vengono stanziate ingenti risorse per nuove opere senza certezze sui tempi di realizzazione, Torino e la sua area metropolitana continuano a fare i conti con una rete di trasporto pubblico insufficiente a rispondere alle esigenze dei cittadini.

Il confronto con città come Lione è impietoso: con una popolazione inferiore a quella di Torino, Lione dispone di 4 linee di metropolitana per un totale di 30 km, trasportando ogni giorno oltre 700.000 passeggeri. Torino, con quasi 850.000 abitanti, ha una sola linea di 15 km che serve appena 150.000 persone al giorno.

Nonostante i decenni di ritardo, la linea M1 è ancora incompleta: mancano 26 milioni di euro per chiudere i cantieri attuali e 311 milioni per estendere la metropolitana fino al centro di Rivoli. Anche la futura linea M2 è in bilico, con una stima di costo salita a 2,5 miliardi di euro, di cui ne mancano già 700. In questo scenario, appare paradossale che 3 miliardi vengano destinati a un’infrastruttura la cui utilità per il trasporto pubblico è tutta da dimostrare.

Il Sindaco di Rivoli Alessandro Errigo evidenzia l’urgenza delle priorità locali: “A Rivoli sono anni che aspettiamo i 26 milioni per completare la linea 1 e i 300 milioni per portare la Metro fino a qui. È un’urgenza del territorio e su questo devono essere messi i fondi necessari. Andiamo pure avanti con la progettazione della bretella, ma prima di investire in nuove opere è fondamentale completare quelle già avviate e indispensabili per i cittadini”.

Il Sindaco di Avigliana Andrea Archinà, insieme al Sindaco di Caselette anche Presidente dell’Unione Montana Valle di Susa Pacifico Banchieri, sottolinea le criticità di questa decisione: “Dopo tredici anni dall’approvazione del preliminare, si accelera sulla convalida del progetto definitivo senza una strategia trasportistica coerente per l’area metropolitana torinese. Mentre mancano risorse per opere fondamentali come il completamento della Metro 1 e l’avvio della Metro 2, si destinano miliardi a un’infrastruttura dalla dubbia utilità per il trasporto pubblico. Inoltre, lo spostamento delle aree di stoccaggio dei materiali di scavo rischia di impattare negativamente su un territorio che da anni punta su mobilità e turismo sostenibili. Si tratta di una scelta sbagliata che mette a rischio le reali priorità del territorio.”

“Negli ultimi mesi il confronto con i promotori dell’opera si è interrotto in modo unilaterale, dopo un iniziale dialogo costruttivo” – dichiara il Sindaco di Rivalta Sergio Muro – “Rivalta è uno dei comuni più coinvolti dalla tratta nazionale e l’impatto sul territorio sarà significativo. È fondamentale che gli enti locali e i cittadini abbiano spazi di confronto adeguati per discutere le ricadute dell’opera. Chiediamo un percorso più partecipato, in cui le amministrazioni possano esprimere le proprie istanze con la giusta considerazione.”

“La preoccupazione dei Sindaci del nostro territorio è evidente. – aggiunge il Sindaco di Villarbasse Eugenio Aghemo – Mancano i completamenti delle opere essenziali per una mobilità vera e fruibile per le esigenze del nostro territorio. I piccoli Comuni come Villarbasse hanno bisogno di essere connessi tramite le infrastrutture di città come Rivoli.”

L’assegnazione delle risorse deve rispondere a criteri di urgenza ed efficienza. Destinare fondi alla metropolitana di Torino significa offrire un’alternativa concreta e sostenibile ai cittadini, ridurre il traffico, abbattere l’inquinamento e allinearsi alle migliori pratiche europee. La bretella Avigliana-Orbassano rischia invece di trasformarsi nell’ennesima grande opera senza una chiara visione di sistema. I Sindaci del territorio chiedono quindi una revisione delle priorità infrastrutturali, affinché le risorse disponibili vengano investite dove davvero servono e possono produrre benefici concreti per la collettività.

Foto archivio

La polizia scopre oltre 700 arbusti di marijuana: due arresti

La Polizia di Stato ha arrestato in flagranza di reato due persone, un cittadino albanese di 43 anni e un italiano di 34, per la coltivazione e la detenzione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente e per furto aggravato in concorso.

Nello specifico, gli operatori della Squadra Mobile apprendevano da attività info-investigativa che all’interno di alcuni edifici di un complesso agricolo di un comune del pinerolese era verosimilmente in atto una coltivazione illegale di sostanza stupefacente.

Sul luogo gli investigatori avevano modo di osservare un andirivieni sospetto, di due persone, dagli stabili del complesso, le cui finestre esterne rimanevano sempre chiuse e coperte dagli scuri; intervenivano, identificando sul posto il proprietario del plesso, un 34enne di nazionalità italiana, e l’affittuario di uno degli edifici, un cittadino albanese di 43.

Nel corso della perquisizione, estesa a 5 stanze e a una veranda dell’ampia struttura, venivano rinvenuti oltre 700 arbusti di marijuana e circa 15 kg di sostanza vegetale già essiccata, centinaia di lampade alogene installate per fornire luce e calore alle piante e un articolato sistema di ventilazione forzata per il ricircolo d’aria.

Inoltre, veniva constatato un attacco abusivo alla rete elettrica, con molti cavi che fuoriuscivano dal quadro elettrico e che dal primo piano si diramavano a quello sottostante. In merito, in considerazione della ingente quantità di attrezzatura collegata alla rete, il consumo quotidiano stimato ammonterebbe a circa 350/400 €.

Il procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Torino si trova nella fase delle indagini preliminari pertanto vige la presunzione di non colpevolezza a favore degli indagati, sino alla sentenza definitiva.

Ciononostante, in sede di convalida dell’arresto, il G.I.P. del Tribunale di Torino ha ravvisato nei loro confronti la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, convalidando tale misura e disponendo, per il cittadino italiano, la misura degli arresti domiciliari e per il cittadino albanese quella dell’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria.

La Medicina della Longevità

PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Il concetto di longevità è sempre stato al centro della ricerca in ambito medico, il mito dell’eterna giovinezza, da non confondere col desiderio d’immortalità, onnipresente nell’arte, nella letteratura, nella mitologia, predomina in una società che non vuole invecchiare ma soprattutto che non vuole invecchiare male.
Ne abbiamo parlato con il dr. Enrico Riggi, specialista della Longevità, con studio a Torino.
Dottore, quali sono i fattori che influenzano la longevità?
“Lo sport, l’alimentazione, il sonno e sicuramente l’epigenetica che influenza la genetica, quindi il nostro DNA. E’ ormai ampiamente dimostrato che l’assunzione di integratori ha un ruolo importantissimo nel migliorare la qualità della vita; l’epigenetica riguarda fattori esterni come la dieta, lo stress, lo stile di vita, tutto questo influisce sulla genetica di ciascuno di noi . Significa che possiamo intervenire sulla nostra salute con scelte che influenzano i nostri geni anche se non siamo più giovani”
Quindi gli integratori funzionano?
“Se assunti correttamente possono agire sull’epigenetica e favorire longevità e salute ma perché ciò sia possibile è necessario fare degli esami, che non per tutti saranno gli stessi. Dopo un colloquio con il paziente per capire quali sono i suoi disturbi e il suo stile di vita, consiglio una serie di esami per individuare quali sono le sostanze che mancano al suo organismo in modo da poter prescrivere gli integratori più idonei. Si possono fare semplici esami del sangue, quelli classici o esami di un livello più avanzato come il microbiota e il mineralogramma.
Se sei ossidato ti consiglierò degli antiossidanti, se hai carenza di vitamina D dovrai assumerla regolarmente e così via”.
Sembra semplice, è tutto così facile?
“ In realtà non è proprio così, si tratta di un mondo in continua evoluzione come quando ti dicono di prendere il magnesio perché fa bene, in realtà esistono circa dieci tipi di magnesio, per questo è fondamentale essere seguiti da uno specialista della materia.”
Un consiglio generale, qualche integratore che tutti dovremmo assumere?
“Il magnesio bisglicinato, la vitamina C, la D, gli Omega3, qualche antiossidante e le proteine sufficienti ma ripeto che non si può generalizzare, ogni caso deve essere analizzato singolarmente.”
La differenza tra integratori tradizionali e nutraceutici?
“Gli integratori basici sono costituiti dalle vitamine e dalle proteine, i nutraceutici si avvicinano di più a un prodotto farmaceutico e poi ad un livello superiore ci sono i peptidi che sono farmaci ma al tempo stesso non lo sono, sono un di più, vengono definiti “le droghe intelligenti”, si tratta di piccole catene di amminoacidi che si comportano come “mattoncini”per costruire proteine come il collagene, l’elastina e la cheratina, fondamentali per la nostra pelle”.
Quali sono i rischi per un uso prolungato d’integratori?
“ Torno al discorso di prima, se gli integratori vengono prescritti con giudizio non sussistono problemi di alcun genere. Esistono però integratori ad induzione, come ad esempio la melatonina, che necessitano di periodi di sospensione, di solito consiglio di prenderla per cinque giorni e fare una pausa di due per poi ricominciare “.
Come vede il futuro della ricerca sulla longevità?
“In tutto il mondo le ricerche sono concentrate su questo argomento, negli Stati Uniti la ricerca avanza quotidianamente e tutti i più grandi investitori si dedicano al settore.
Le premesse per una vita più lunga e più sana sono dunque sempre più concrete, in un futuro neanche troppo lontano potremmo essere in grado di sfruttare il nostro bagaglio genetico per vivere meglio.
Le domande che vorremmo porre al dr. Riggi sono tantissime, gli argomenti innumerevoli, ogni integratore meriterebbe di essere protagonista di un articolo ed è per questo che abbiamo deciso di continuare la nostra conversazione in uno dei nostri prossimi incontri.

Atteso ritorno al teatro Astra di Fabrizio Gifuni, a vent’anni dal debutto

Con una pièce teatrale su Pasolini e una drammaturgia sul Memoriale di Aldo Moro

 

Al teatro Astra, il 2 e 3 aprile prossimi, atteso ritorno di Fabrizio Gifuni con “Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni”, tratti dagli Scritti Corsari, Lettere Luterane, Ragazzi di Vita, Poesie in forma di rosa, seconda forma de La meglio gioventù di Pier Paolo Pasolini.

A quasi vent’anni dal debutto di ‘Na specie de cadavere lunghissimo” del 2004, spettacolo culto andato in scena per dieci anni consecutivi, ideato e interpretato dall’attore, con la regia di Giuseppe Bertolucci, Fabrizio Gifuni ritorna alle pagine di Pasolini con una nuova drammaturgia originale.

La rilettura di “Ragazzi di vita”, romanzo d’esordio dello scrittore, interpolata e storicizzata con altri scritti pasoliniani, poesie, lettere, interviste, editoriali, dà vita ad un racconto molto personale che l’attore-autore trasferisce in teatro, dialogando ogni sera con i ‘rappresentanti della città ‘, i cosiddetti spettatori, in un gioco di prospettive inedite e sdoppiamento vertiginosi.

L’attore si fa carico di trasportarci dentro le giornate di questi giovani ragazzi, ci restituisce la loro generosità e i loro egoismi, il comico, il tragico, il grottesco, la violenza di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si muove verso il centro della città, in un percorso che è anche un rito di passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza. Ma il corpo /voce di Gifuni ci costringe al contempo a misurarci con un fantasma poetico, una voce inquieta che continua a reclamare un ascolto. Ancor oggi in direzione ostinata e contraria.

Dal 4 al 6 aprile (orari venerdì ore 21, sabato ore 19, domenica ore 17) Fabrizio Gifuni porterà in scena la pièce teatrale dal titolo “Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro”. L’ideazione e la drammaturgia sono di Fabrizio Gifuni, che sarà anche in scena.

Aldo Moro durante la prigionia parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta. Scrive lettere, si rivolge ai familiari, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni. Annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale, il cosiddetto Memoriale.

Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro, scritte nei 55 giorni della sua prigionia, quelle ritrovate o meglio, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole che si cercò di arginare, silenziare, mistificare, irridere. Moro non è Moro, veniva detto. La stampa, in maniera pressoché unanime, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per questa ulteriore tortura.

A distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle. Attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia, Fabrizio Gifuni si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’ Italia.

 

I fantasmi della nostra storia si articola in due spettacoli

2/3 aprile “Il male dei ricci. Ragazzi di vita e altre visioni”

4/5/6 aprile “Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro”

 

Teatro Astra, via Rosolino Pilo 6.

Info e biglietti tpeteatroastra.it e in biglietteria.

Mara Martellotta