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Calciomercato Serie A: tutto fermo. Manca il denaro, restano solo le idee

 

Il calciomercato della Serie A è in stallo. A metà luglio, con i ritiri già iniziati e l’inizio del campionato alle porte, i club italiani faticano a muoversi. Non è una questione di mancanza di idee, ma di fondi. Le casse sono vuote, e l’intero sistema sembra arrancare in una crisi economica ormai strutturale.
Si parla di giovani, ma restano slogan
In teoria, si dovrebbe puntare sui giovani italiani, rilanciare i vivai, dare fiducia ai talenti locali. Ma, come spesso accade, le belle parole restano tali. I fatti dicono altro: pochi investimenti nei settori giovanili, ancor meno spazio in prima squadra. Il rischio è che, tra promesse e immobilismo, si perdano intere generazioni di giocatori.
Torino e Juventus: buone idee, pochi soldi
A Torino, il copione è lo stesso. Il Torino FC, sotto la guida del nuovo tecnico, cerca rinforzi ma deve fare i conti con un budget ridotto all’osso. Si lavora su profili giovani e di prospettiva, ma senza la possibilità di affondare il colpo. La Juventus, dal canto suo, ha cambiato molto: dirigenza nuova, idee chiare, ma anche lì servono cessioni per finanziare gli acquisti.
Il rischio di un campionato mediocre
In un mercato dominato dalle big europee con potere d’acquisto illimitato, la Serie A rischia di perdere sempre più appeal. Le squadre si muovono con prestiti, parametri zero, e tanta fantasia. Ma senza investimenti concreti, la qualità generale ne risente. E il calcio italiano, già in difficoltà a livello internazionale, rischia di restare indietro ed a risentirne è soprattutto la Nazionale di calcio Italiana del neo tecnico Gattuso che rischia di non qualificarsi,per la Terza volta consecutiva,ai mondiali di calcio del 2026.

Enzo Grassano

È morto Alberto Bolaffi il re del collezionismo

È scomparso all’età di 89 anni, nella notte a Torino, il Cavaliere del Lavoro Alberto Bolaffi, presidente onorario della storica società Bolaffi. L’annuncio della sua morte è stato dato con “immenso dolore” attraverso un comunicato ufficiale dell’azienda, attiva da oltre un secolo nel settore dei beni da collezione e considerata un punto di riferimento nel mercato dei beni rifugio. Nel 1955 Alberto Bolaffi entracome manager nella società guidata dal padre. Intuisce il cambiamento dei consumi collezionistici e culturali degli anni Sessanta, allargando l’attività ad ambiti inesplorati fino ad allora.Nel 1986 fonda il Collector Club, il settore di vendita per corrispondenza, e nel 1990 la casa d’aste diventata celebre. Grazie alla sua guida l’azienda ha ampliato la propria attività anche alla numismatica e alle  medaglie. Ha pubblicato prestigiosi  volumi e instaurato collaborazioni con musei, fondazioni e istituzioni della cultura.

Regione Piemonte e Fondazione CRT per il rilancio del territorio. In arrivo 8 milioni di euro

Unire le forze per promuovere lo sviluppo sociale, culturale e formativo del Piemonte attraverso interventi condivisi e azioni coordinate: è questo il cuore del Protocollo d’Intesa siglato  tra la Regione Piemonte e la Fondazione CRT, rappresentate rispettivamente dal Presidente Alberto Cirio e dalla Presidente Anna Maria Poggi.

L’accordo sancisce una collaborazione strategica tra i due enti per il biennio 2025-2026, con un investimento complessivo da 8 milioni di euro da parte della Fondazione CRT. Le risorse saranno destinate a progetti nei settori della cultura, dell’inclusione sociale, della formazione e della valorizzazione del territorio, in linea con le priorità condivise.

Nel dettaglio, 5,5 milioni di euro saranno destinati al sostegno degli enti culturali che ricevono già il supporto o la partecipazione della Regione Piemonte, con l’obiettivo di garantire l’eccellenza del sistema culturale regionale e aumentarne l’attrattività complessiva.

I restanti 2,5 milioni di euro andranno invece a finanziare interventi di carattere strategico, individuati congiuntamente da Regione e Fondazione, facendo leva sulle esperienze virtuose già realizzate. Particolare attenzione sarà riservata alla promozione del territorio, all’inclusione sociale e culturale, all’educazione, al contrasto alla povertà e al rafforzamento del settore culturale.

“La firma di questo protocollo d’intesa rappresenta un nuovo, importante impegno che la Fondazione CRT assume insieme alla Regione Piemonte, con cui da sempre condivide un percorso di collaborazione capace di moltiplicare le opportunità e le energie del territorio, valorizzando le esperienze positive maturate da entrambe – dichiara la Presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi –. Questo accordo, che prevede un impegno della Fondazione CRT pari a 8 milioni di euro, ci consente di lavorare in modo ancora più sinergico, sostenendo progetti legati alla cultura come motore di coesione sociale, all’inclusione, all’educazione, con una particolare attenzione alle fragilità e alle povertà, per promuovere lo sviluppo della nostra regione e affrontare al meglio le sfide del nostro tempo”.

“Desidero ringraziare la presidente Poggi per l’attenzione alla comunità e il profondo senso delle istituzioni mostrate fin dai primi giorni del suo insediamento alla guida della Fondazione – sottolinea il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Il Piemonte è una regione fortunata perché può contare sul supporto di realtà straordinarie, che sono un punto di riferimento prezioso e costante e la firma di questo protocollo ne è una nuova testimonianza. Grazie alle risorse messe a disposizione da Fondazione CRT rafforzeremo il nostro comparto culturale, dando supporto a tantissime realtà che rappresentano l’anima di questo settore e sosterremo progetti condivisi di valenza sociale ed educativa, ma anche rivolti alla valorizzazione della storia e delle eccellenze del nostro territorio”.

A garantire la coerenza e l’efficacia degli interventi sarà il Comitato Strategico previsto dal Protocollo, composto dai due Presidenti, che avrà il compito di definire priorità, indirizzi e valutare gli interventi. A livello operativo, saranno inoltre istituiti Comitati Tecnici incaricati dell’attuazione concreta dei progetti.

Foto Paolo Liguori

Finalmente a sinistra si riscopre la manifattura

Oggi  al Museo del Risorgimento Repubblica ha organizzato un Convegno molto interessante su Torino nel 2050 e sulla importanza della Manifattura.  Eureka dopo anni in cui la Fiat veniva accompagnata dolcemente al calo del lavoro e della occupazione ,senza uno sciopero ,secondo gli auspici di chi voleva chiudere la esperienza della One Company town senza accorgersi che il calo dell’industria torinese non veniva assolutamente rimpiazzato dal turismo . Lo si poteva già capire , come fece il sottoscritto, quando l’Istat ci diede i dati del 2006 l’anno delle Olimpiadi . Dopo che molti cervelli della gauche teorizzavano gli Eventi come la prospettiva per la Città due volte Capitale , senza andare a vedere quale è il valore aggiunto che danno alla economia l’industria, le costruzioni e il turismo come avrebbe fatto qualsiasi manager. E qui si dimostra che è sempre più difficile governare o amministrare senza avere una grande esperienza e una forte competenza. Incuranti dei dati forniti prima dal solito GIACHINO poi da Banca d’Italia che hanno dimostrato il distacco economico preso da Bologna che invece da trent’anni ha scelto di puntare sull’industria e proprio sulla industria dell’auto . Anche il dato fornito da Banca d’Italia il 18 giugno scorso dal quale emerge che Torino e il Piemonte non sono ancora riuscite a recuperare il livello raggiunto nel 2007 è’ stato coperto dalla stampa cittadina.
Oggi il giornale fondato da Scalfari riscopre , e questo è molto positivo, la importanza della manifattura senza la quale l’economia fa molta più difficoltà a tenere il passo, a garantire posti di lavoro. Qualcuno vorrà dire a chi ancora magnifica il primo Piano strategico , quello degli anni 90, che aver detto che nel futuro di Torino l’industria non sarà più così importante , si dovrà puntare sul turismo, sulla cultura e sul loisir” fu un grave errore?
Quanti a Torino sono ancora convinti che la Città può vivere solo di turismo e di eventi?  Basta chiedere a Giuseppe Russo , direttore del Centro Einaudi, la tabella aggiornata sul valore aggiunto triplo dell’industria e della ricerca sul turismo per capire che turismo e grandi eventi sono importanti e aumenteranno quando verrà costruita la TAV ma non possono rappresentare da soli il futuro della Città . Così come qualcuno dovrà spiegarci perché le forze politiche che appoggiano la Amministrazione comunale in Europa hanno votato una decisione che ha messo in ginocchio l’industria europea dell’auto.
Dopo la assegnazione del Centro per la Intelligenza artificiale Torino deve puntare ad essere uno dei Centri mondiali della mobilità del futuro perché in futuro il bisogno di mobilità aumenterà ancora una parte andrà sul treno , di qui la enorme importanza della nostra grande Manifestazione di piazza Castello che salvo’ la TAV. Una parte della mobilità andrà sulle metropolitane ma oltre il 50% sarà ancora su strada, su metro e su ferrovia.
Ecco perché per Torino e’ fondamentale la battaglia per difendere l’industria dell’auto , così come è importante puntare sull’ICT , sulle nostre eccellenze nel settore dei microchip , sulla industria dell’aerospazio e sulla logistica perche il Piemonte è il retroporto naturale dei porti liguri ma anche perché sarà attraversato da due importantissimi Corridoi ferroviari che renderanno il territorio piemontese tra i più attrattivi a livello europeo.
Puntare di più sulla industria come dico da anni sarà strategico per trattenere sul nostro territorio non solo i nostri ragazzi ma anche una parte importante degli studenti universitari che arrivano a Torino dal nostro Paese ma anche dall’estero. Da questo punto di vista lavorare a Torino per collegare sempre di più gli Atenei di Toeino con quelli di Lione, Grenoble, Genova e Milano . La TAV Valley di cui parlo da qualche tempo non avrà nulla da invidiare alla Silicon Valley.
Per fare questo però occorre rilanciare il nostro aeroporto , accelerare la costruzione della TAV e del Terzo Valico .
Se il convegno di Repubblica saprà collocare il rilancio della industria nel discorso più ampio di sviluppo territoriale e delle infrastrutture i ragionamenti assumeranno un respiro diverso e concreto perché deve essere chiaro a tutti che questi ultimi venticinque anni di bassa crescita economica hanno  pesato  molto sulla metà delle famiglie torinesi che hanno visto ridursi le entrate economiche e il benessere.
Ecco perché chi cerca di ripresentare la alleanza che vinse le elezioni a Torino nel 93 non è credibile , anche perché non ha ammesso l’errore strategico che metà della Città paga salato  . Mi aspetto che soprattutto dal mondo cattolico e sindacale che ha appoggiato le amministrazioni degli ultimi trent’anni si prenda consapevolezza che in questi anni le diseguaglianze economiche e sociali sono aumentate .
Ecco perché parteciperò con molto interesse al convegno per ascoltare analisi, proposte e qualche  autocritica.
Mino GIACHINO

Lavoro, Canalis (Pd): “Trionfalismo immotivato”

La realtà piemontese è fatta da un’occupazione femminile decisamente inferiore a quella maschile, da un’abnorme disoccupazione giovanile, da contratti molto parcellizzati e precari, da minor retribuzione e stabilità.

 

Nella conferenza stampa svoltasi ieri al Grattacielo della Regione (in contemporanea con i lavori del Consiglio regionale, in spregio alle basilari regole del rispetto istituzionale), l’assessore Chiorino ha ostentato un certo trionfalismo rispetto ai dati del mercato del lavoro piemontese. Un atteggiamento quasi offensivo, se si osservano i dati dal punto di vista qualitativo e non solo quantitativo.

Non è corretto, infatti, enfatizzare il dato quantitativo dell’aumento del tasso di occupazione, come fa l’assessore, se non si aggiunge il dato qualitativo relativo ai salari bassi e alla parcellizzazione dei contratti.

Il tasso di occupazione della popolazione piemontese è effettivamente aumentato ed oggi si attesta sul 69%, ma dentro questo numero ci sono molti contratti precari e molti contratti sotto pagati. Il 69% di occupazione nasconde, insomma, molto lavoro povero e molto lavoro parcellizzato (pensiamo al diffusissimo part-time involontario che colpisce soprattutto le donne).

La condizione di disagio economico legata al lavoro colpisce in misura più significativa il genere femminile, dal momento che le donne tendono a essere occupate proprio con tipologie contrattuali instabili e a bassa protezione. I dati dell’INAPP mostrano che nella prima metà del 2024, le donne in Italia hanno ottenuto nuovi impieghi prevalentemente con contratti a termine: il 40,4% delle assunzioni femminili risultavano a tempo determinato, contro un più limitato 13,5% a tempo indeterminato. Inoltre, mentre per gli uomini il lavoro part-time si attestava al 27,3%, per le donne la percentuale raggiungeva quasi la metà dei contratti, precisamente il 49,2%.

Inoltre, bisognerebbe sottolineare che le donne piemontesi hanno ancora un tasso di occupazione decisamente inferiore a quello degli uomini (donne al 62,3% e uomini al 75,6%) e i Neet (giovani che non studiano e non lavorano) sono ancora tantissimi (27%).

Infine, il nostro tasso di disoccupazione è sceso al 5,5%, grazie soprattutto al forte calo del tasso di disoccupazione femminile sceso dal 7,2% al 5,8%, ma è ancora superiore a quello di Regioni comparabili con il Piemonte, come il Veneto, che è al 2,5%. Tutte le regioni del Centro Nord, ad eccezione della Liguria e del Lazio, hanno tassi di disoccupazione inferiori a quello del Piemonte con una punta del 2,4% nel Trentino Alto Adige e del 2,5% in Veneto.

Insomma, nonostante i progressi, il tasso di occupazione delle regioni sviluppate è ancora maggiore di quello del Piemonte e questo dovrebbe evitare facili trionfalismi.

Prima di dire che va tutto bene e che l’aumento del tasso di occupazione piemontese è merito delle politiche attive messe in campo dalla sua Giunta, l’assessore Chiorino dovrebbe darci i dati sui lavoratori poveri, che ingrossano le statistiche del tasso di occupazione, ma non riescono a vivere dignitosamente! E poi servono i dati sul lavoro precario, sull’aumento di donne over 50 occupate e sull’aumento di uomini over 50 occupati.

Assessore Chiorino, metta da parte il trionfalismo e dimostri maggiore profondità e trasparenza nel leggere i numeri!

 

Monica CANALIS – vice presidente commissione lavoro e formazione professionale del Consiglio regionale del Piemo

Famiglia piemontese distrutta: camion travolge auto, tre morti

Tre persone di Gravellona  Toce sono decedute in un incidente stradale sulla A1, in una galleria tra Firenzuola e Badia. Viaggiavano a bordo di una Fiat Panda che si è fermata improvvisamente forse per un guasto meccanico. Un camion non è riuscito a frenare e ha travolto la vettura. L’incidente si è verificato in direzione Nord. La famiglia stava tornando dalle vacanze. Ferite in modo grave la conducente dell’auto e la figlia di 4 anni.

Ragazzo adescato su sito di incontri e rapinato

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L’episodio a Torino a fine aprile. Gli autori un uomo e una donna
I Carabinieri della Stazione di Torino Po Vanchiglia hanno eseguito i giorni scorsi un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di un uomo e di una donna che lo scorso 26 aprile si sono resi responsabili di una rapina aggravata nei confronti di un ragazzo ventitreenne.
La donna – una quarantaseienne di Torino – era riuscita ad “adescare” la vittima, torinese e di ventitré anni, su un sito di incontri, invitandola nella sua abitazione dopo aver concordato la consumazione di una prestazione sessuale. Il giovane, arrivato a casa della quarantaseienne, oltre lei, si era trovato in camera anche una seconda persona, un ragazzo ventenne che con in mano un coltello da cucina lo aveva minacciato di consegnare il cellulare e il bancomat.
La vittima, costretta poi a dare anche i vestiti che indossava, comprese le scarpe, era stata obbligata a seguire la coppia in due sportelli ATM presenti in zona. Il primo era risultato chiuso, mentre con il secondo la coppia era riuscita a fargli prelevare 900 euro. Entrata in possesso di cellulare, denaro e vestiti, il ventitreenne era infine stato “liberato” dai due.
Gli investigatori, dopo aver ricostruito l’intera vicenda, sia a seguito del racconto della vittima che dall’acquisizione dei filmati di videosorveglianza dell’istituto di credito, sono riusciti ad individuare la coppia dei presunti autori della rapina, constatando altresì che il
ventenne, all’epoca dei fatti, era inoltre gravato dalla misura di prevenzione del “foglio di via” irrogata dal Questore di Torino.
La misura cautelare, emessa dalla Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino, è stata eseguita direttamente in carcere, dove i due soggetti erano già detenuti per altra causa.

Ettore Pacetti: “Il sigillo di Parsifal”, un giallo storico avvincente

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Il Sigillo di Parsifal è un romanzo che parla di storia, di legami che intercorrono fra periodi lontani, di cambiamenti intervenuti nel concetto di cultura, il tutto senza abbandonare un passo narrativo stringente e spesso anche ironico e le coordinate tipiche del plot di un classico giallo

 

IL LIBRO

Il sigillo di Parsifal è un giallo storico il cui fulcro è costituito da due documenti sonori immaginari: la registrazione del Parsifal, l’ultimo capolavoro operistico di Richard Wagner, eseguito nel 1951 al Teatro alla Scala di Milano dal grande direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, uno dei numi dell’interpretazione musicale del Novecento, la cui fortuna era stata spesso associata al momento culminate della dittatura nazista, e quella di un colloquio riservato tra Mussolini e Hitler carpito di nascosto nel corso della visita del primo a Roma nel 1938 durante un ricevimento in onore del capo di Stato tedesco a Palazzo Venezia. Si svolge quindi tra gli anni Trenta del secolo scorso e i nostri giorni, passando per il primo dopoguerra, fra Milano, Torino e Roma. Vi si mescolano varie componenti: la ricostruzione dei momenti storici in cui vennero realizzate le due registrazioni, la mancata risoluzione di molti conflitti del passato, dovuti al non aver fatto i conti con la propria storia, la diversa percezione del ruolo della musica nella società odierna oltre all’intreccio più propriamente da “thriller” riguardante le vicende che accompagnano i documenti in questione, inclusa la scia di delitti che si lasciano dietro.

La vicenda ha origine nel ventennio fascista e attraversa quasi un secolo per arrivare all’epoca odierna e coinvolge i possessori dei due documenti sonori, dalla creazione del più antico, con la ripresa nascosta della conversazione segreta fra i due dittatori fatta da uno di due gemelli adottivi di una nobile famiglia romana apertamente schierata col regime fascista, all’altro documento, contenente la registrazione del Parsifal di Wagner diretto da Furtwängler da parte di un appassionato collezionista, segnato anch’esso da un torbido passato nella Repubblica Sociale Italiana.

Nel dopoguerra, i due documenti vengono riversati su un unico supporto e passano per varie mani finché la loro casuale scoperta nei magazzini di una importante fonoteca a Roma, dove giacevano dimenticati da tempo, provoca una sequela di misteriosi delitti. Sarà un giornalista a tempo perso e dongiovanni impenitente, Corrado della Nera, a indagare sul fatto. Dopo esserne venuto incidentalmente a conoscenza, si appresterà fare luce su di esso, squarciando il velo di silenzi e di mistero che vi aleggia intorno. Nel corso dell’indagine, gli si para di fronte una nutrita galleria di inquietanti personaggi viventi o defunti: aristocratiche ciniche e viziose, collezionisti dai torbidi trascorsi, che cercano di occultare i loro vecchi misfatti dietro una facciata di rispettabilità, dirigenti pubblici e professionisti dell’informazione corrotti e senza scrupoli, la cui sola molla è l’ambizione personale, criminali neofascisti dalle perverse inclinazioni e dal sordido passato familiare. Gli saranno d’aiuto una enigmatica e affascinante rossa e una sua vecchia conquista dal temperamento irruente.

Il Sigillo di Parsifal è un romanzo che parla di storia, di legami che intercorrono fra periodi lontani, di cambiamenti intervenuti nel concetto di cultura, il tutto senza abbandonare un passo narrativo stringente e spesso anche ironico e le coordinate tipiche del plot di un classico giallo.

L’AUTORE

Ettore Pacetti è nato a Roma dove ha compiuto gli studi classici e musicali.

Nel 1984 è assunto in Rai, dove si è specializzato nell’archiviazione dei documenti musicali e poi di tutti i documenti radiofonici, divenendo nel 2006 funzionario di RAI Teche per la catalogazione e gestione degli archivi sonori, carica che esercita fino al congedo per pensionamento.

Nel 2002 pubblica per RAI ERI insieme a Paolo Donati il saggio C’erano una volta nove oscillatori, dedicato alla storia dello Studio di Fonologia di Milano della RAI.

Nel 2009 esordisce nella narrativa col romanzo Segreti concerti, al quale fanno seguito i romanzi Gli stratagemmi della notte (Calibano Editore, 2023), I cerchi delle tenebre (Bertoni Editore, 2024) e Il sigillo di Parsifal (Bertoni Editore, 2025).

IL SIGILLO DI PARSIFAL

Bertoni Editore, 2025

https://www.ettorepacetti.com/

https://www.bertonieditore.com/shop/it/home/1436-il-sigillo-di-parsifal.html

https://www.amazon.it/sigillo-Parsifal-Ettore-Pacetti/dp/8855359061/

https://www.ibs.it/sigillo-di-parsifal-libro-ettore-pacetti/e/9788855359061

Merlo: Centro, subito la ricomposizione di chi è lontano dal bipolarismo selvaggio

“Il recente sondaggio de La 7 ha evidenziato, e per l’ennesima volta, l’assenza di un partito, utile e
necessario, capace di mettere in discussione l’attuale assetto bipolare. Quasi il 40% del
campione intervistato si dice favorevole alla nascita di un nuovo partito, radicalmente diverso da
quelli presenti nell’attuale geografia politica italiana. Un dato che dimostra, plasticamente,
l’inadeguatezza dell’attuale bipolarismo selvaggio segnato da una sempre più insopportabile
radicalizzazione del conflitto politico. Alimentato soprattutto da sinistra. Una domanda, comunque
sia, che si traduce con la necessità di avere una formazione politica centrista, riformista e
autenticamente democratica. Esigenza presente tanto a sinistra quanto sul versante del centro
destra oltre, come ovvio, nel vasto arcipelago centrista.
Una domanda politica che, però, non può essere confusa con la ridicola e grottesca “tenda” cara
a Bettini e a Renzi da un lato o con i molteplici federatori” dall’altro che, benchè privi di qualsiasi
legittimazione democratica, si ergono a rappresentanti esclusivi di un’area centrista e riformista.
Se non addirittura di tutta l’area cattolica, come il simpatico Ruffini.
Quello che serve, adesso, è semmai favorire una vera ricomposizione di tutto il mondo e l’area
centrista e riformista del nostro paese. Senza esclusioni pregiudiziali e, soprattutto, senza presunti
leader che si auto candidano a riferimento indiscusso ed indiscutibile.
La domanda politica c’è. Gli attuali partiti non riescono ad intercettarla e, nel frattempo, cresce la
disillusione e l’allontanamento dei cittadini dalle urne. Per questo, adesso, serve una iniziativa
politica di ricomposizione politica ed organizzativa di tutto ciò che non è riconducibile all’attuale
assetto bipolare”.

On. Giorgio Merlo
Presidente nazionale ‘Scelta Cristiano Popolare’.

Sanità, via libera alla legge sull’intramoenia

Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza la legge che consentirà di uniformare l’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria sul territorio regionale” presentata da Luigi Icardi (Lega).

“Si tratta di una legge di sistema, che sarà accompagnata da una delibera di Consiglio contenente i dettagli tecnici: avrà la funzione di regolamento tipo della libera professione intramoenia, cui i regolamenti delle singole aziende sanitarie dovranno uniformarsi” ha spiegato Icardi.

“Finora le aziende hanno dato interpretazioni soggettive sull’applicazione della norma nazionale, il decreto legislativo 502/92, che già prevede un equilibrio tra attività istituzionali e libero professionali – ha sottolineato -. La norma ha quindi l’obiettivo di armonizzare la procedura per garantire risposte adeguate ai bisogno di salute, ribadendo comunque il primato dell’attività istituzionale e dei Lea”.

“La normativa nazionale mostra delle carenze perché era stata pensata per una sanità in cui la via maestra era l’accesso al sistema sanitario ordinario e affrontava l’intramoenia come strumento eccezionale – ha detto il relatore di minoranza Daniele Valle (Pd) –. Oggi l’intramoenia ha assunto altre dimensioni e questa legge mette in capo al Consiglio la potestà di emanare un regolamento quadro che ne disciplina l’esercizio fissando paletti omogenei per tutto il Piemonte. Per ora abbiamo un testo molto asciutto, la discussione vera e propria sarà sul regolamento”.

Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, il Consiglio adotterà le linee guida e lo schema di regolamento tipo per lo svolgimento dell’Alpi, che i direttore generali delle aziende sanitarie saranno tenuti a rispettare nei singoli regolamenti aziendali, pena una decurtazione del 70 per cento della retribuzione di risultato e la possibilità per la Regione di esercitare il potere sostitutivo nei loro confronti, anche con nomina di un commissario ad acta.

Ufficio Stampa CRP