Il calciomercato della Serie A è in stallo. A metà luglio, con i ritiri già iniziati e l’inizio del campionato alle porte, i club italiani faticano a muoversi. Non è una questione di mancanza di idee, ma di fondi. Le casse sono vuote, e l’intero sistema sembra arrancare in una crisi economica ormai strutturale.
Si parla di giovani, ma restano slogan
In teoria, si dovrebbe puntare sui giovani italiani, rilanciare i vivai, dare fiducia ai talenti locali. Ma, come spesso accade, le belle parole restano tali. I fatti dicono altro: pochi investimenti nei settori giovanili, ancor meno spazio in prima squadra. Il rischio è che, tra promesse e immobilismo, si perdano intere generazioni di giocatori.
Torino e Juventus: buone idee, pochi soldi
A Torino, il copione è lo stesso. Il Torino FC, sotto la guida del nuovo tecnico, cerca rinforzi ma deve fare i conti con un budget ridotto all’osso. Si lavora su profili giovani e di prospettiva, ma senza la possibilità di affondare il colpo. La Juventus, dal canto suo, ha cambiato molto: dirigenza nuova, idee chiare, ma anche lì servono cessioni per finanziare gli acquisti.
Il rischio di un campionato mediocre
In un mercato dominato dalle big europee con potere d’acquisto illimitato, la Serie A rischia di perdere sempre più appeal. Le squadre si muovono con prestiti, parametri zero, e tanta fantasia. Ma senza investimenti concreti, la qualità generale ne risente. E il calcio italiano, già in difficoltà a livello internazionale, rischia di restare indietro ed a risentirne è soprattutto la Nazionale di calcio Italiana del neo tecnico Gattuso che rischia di non qualificarsi,per la Terza volta consecutiva,ai mondiali di calcio del 2026.
Enzo Grassano
Oggi al Museo del Risorgimento Repubblica ha organizzato un Convegno molto interessante su Torino nel 2050 e sulla importanza della Manifattura. Eureka dopo anni in cui la Fiat veniva accompagnata dolcemente al calo del lavoro e della occupazione ,senza uno sciopero ,secondo gli auspici di chi voleva chiudere la esperienza della One Company town senza accorgersi che il calo dell’industria torinese non veniva assolutamente rimpiazzato dal turismo . Lo si poteva già capire , come fece il sottoscritto, quando l’Istat ci diede i dati del 2006 l’anno delle Olimpiadi . Dopo che molti cervelli della gauche teorizzavano gli Eventi come la prospettiva per la Città due volte Capitale , senza andare a vedere quale è il valore aggiunto che danno alla economia l’industria, le costruzioni e il turismo come avrebbe fatto qualsiasi manager. E qui si dimostra che è sempre più difficile governare o amministrare senza avere una grande esperienza e una forte competenza. Incuranti dei dati forniti prima dal solito GIACHINO poi da Banca d’Italia che hanno dimostrato il distacco economico preso da Bologna che invece da trent’anni ha scelto di puntare sull’industria e proprio sulla industria dell’auto . Anche il dato fornito da Banca d’Italia il 18 giugno scorso dal quale emerge che Torino e il Piemonte non sono ancora riuscite a recuperare il livello raggiunto nel 2007 è’ stato coperto dalla stampa cittadina.
Il sigillo di Parsifal
Ettore Pacetti è nato a Roma dove ha compiuto gli studi classici e musicali. 