Inclusione, attrattività del territorio, investimenti e capacità di accompagnare i giovani nella crescita. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro Generare futuro – Cura per le Nuove Generazioni, organizzato ieri alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino in occasione dei vent’anni di attività della struttura.
Un anniversario diventato occasione per guardare oltre la storia della Casa del Teatro, nata nel 2006 da una collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio, e interrogarsi sulle condizioni necessarie per costruire una città e una comunità capaci di offrire alle nuove generazioni opportunità, relazioni e prospettive per il futuro.
La Casa del Teatro è nata con l’obiettivo di creare uno spazio nel quale bambini e ragazzi potessero incontrare il teatro e la cultura in un ambiente accogliente e pensato per loro. La scelta del nome “Casa” richiama proprio l’idea di un luogo nel quale sentirsi accolti, riconosciuti e parte di una comunità. A vent’anni di distanza, quella stessa intuizione è diventata il punto di partenza per un confronto più ampio sul ruolo delle istituzioni, delle fondazioni e del territorio nel costruire le condizioni di vita delle nuove generazioni.
Due domande per guardare al futuro
Il confronto si è sviluppato attorno a due questioni principali: quali siano oggi le politiche, i servizi e i programmi più importanti per il benessere e le opportunità dei giovani e se queste iniziative siano sufficientemente forti e riconoscibili da rendere Torino e il Piemonte luoghi nei quali le nuove generazioni desiderino restare o tornare e nei quali le famiglie scelgano di vivere.
A introdurre la riflessione è stata Chiara Daniela Pronzato, presidente della Fondazione TRG e docente di Demografia, che ha posto l’accento sulla necessità di investire sulle nuove generazioni in una società sempre più longeva e con una componente giovanile in diminuzione.
L’investimento sui giovani, in questa prospettiva, non riguarda soltanto istruzione e lavoro, ma anche tutte quelle esperienze che contribuiscono fin dall’infanzia a sviluppare competenze personali e sociali: la capacità di collaborare, ascoltare, adattarsi, affrontare i problemi e prendere decisioni. Gioco, sport, teatro e occasioni di incontro diventano quindi strumenti importanti di crescita. Una sfida che riguarda anche l’equità, affinché l’accesso a queste opportunità non dipenda dal reddito della famiglia o dal quartiere nel quale si nasce.
Lo Russo: la grande sfida è l’inclusione
Particolarmente centrale, nell’intervento del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, è stato il tema dell’inclusione e dell’integrazione. Torino, con una presenza di cittadini stranieri che si aggira intorno al 16 per cento, presenta una percentuale significativamente superiore alla media nazionale, indicata intorno al 9 per cento.
Un dato che si inserisce nella storia stessa della città. Torino è infatti da sempre una realtà caratterizzata dai fenomeni migratori: prima l’arrivo di migliaia di persone dal Mezzogiorno, oggi i flussi provenienti soprattutto da altri continenti. Lo Russo ha richiamato con ironia anche il proprio cognome, ricordando come la storia migratoria faccia parte della stessa identità della città.
Torino, dunque, ha nel proprio Dna una dimensione attrattiva nei confronti di chi arriva alla ricerca di una vita migliore. La sfida, secondo il sindaco, è fare in modo che questa caratteristica continui a rappresentare un elemento di forza e si traduca in reali percorsi di inclusione, integrazione e inserimento nella società.
Un tema che, nella prospettiva proposta da Lo Russo, dovrebbe superare le tradizionali contrapposizioni politiche e le logiche legate alla ricerca del consenso. Costruire una società inclusiva significa infatti creare le condizioni per una comunità più coesa e, allo stesso tempo, porre le basi per il futuro della città.
Attrattività, talenti e investimenti
Al confronto hanno partecipato anche Gian LucaVignale, assessore della Regione Piemonte, Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT, e Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Dai loro interventi è emersa una visione condivisa sulla necessità di rendere il territorio sempre più attrattivo, non soltanto per le nuove generazioni che già lo abitano, ma anche per talenti, competenze e investimenti provenienti dall’esterno.
In questo quadro, l’internazionalizzazione assume un ruolo strategico. Torino e il Piemonte sono chiamati a rafforzare la propria capacità di dialogare con l’estero, intercettare nuove opportunità e attirare professionalità qualificate, giovani talenti e investimenti strategici in grado di sostenere lo sviluppo economico e sociale del territorio.
Attrattività e inclusione diventano così due facce della stessa sfida. Un territorio che vuole trattenere i propri giovani deve essere anche capace di attrarne di nuovi, offrendo condizioni favorevoli a chi studia, lavora, investe e sceglie di costruire qui il proprio futuro.
Dopo l’aperitivo, la lectio magistralis di Matteo Lancini
La serata è proseguita, dopo un momento conviviale, con la lectio magistralis di Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, dedicata al rapporto tra adolescenza, adulti e nuove tecnologie.
Al centro della riflessione, il tema Il teatro dell’adolescenza nell’epoca dell’intelligenza artificiale, una lettura dell’adolescenza contemporanea che parte da una domanda più ampia: come diventano grandi i ragazzi in una società nella quale gli adulti sono sempre più connessi, ma non necessariamente più disponibili a una relazione autentica?
Il teatro è diventato così una metafora efficace per descrivere la condizione degli adolescenti. Ragazzi continuamente fotografati, raccontati e osservati attraverso social network e piattaforme digitali, ma non sempre realmente visti e ascoltati. Una generazione che dispone di una libertà sempre più ampia di fare, scegliere e mostrarsi, ma che rischia al tempo stesso di avere meno spazio per essere se stessa.
È uno dei paradossi della contemporaneità: gli strumenti della connessione si sono moltiplicati, ma questo non significa necessariamente avere più relazioni significative.
In questo scenario si inserisce anche l’intelligenza artificiale, capace di conversare, rispondere e produrre parole in tempi rapidissimi, ma non in grado di sostituire quella particolare esperienza umana nella quale una relazione reale permette a una persona di sentirsi riconosciuta e vista.
Il punto, nella riflessione di Lancini, non è demonizzare la tecnologia, ma ricordare il ruolo insostituibile degli adulti. Gli adolescenti hanno bisogno di figure capaci di esserci, di tollerare il conflitto, l’incertezza e il silenzio, senza trasformare ogni fragilità in un problema da correggere o risolvere.
Ed è proprio in questo spazio che il teatro può assumere un valore particolare. Un luogo come la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani offre ai ragazzi la possibilità di sperimentarsi, sbagliare, improvvisare, provare emozioni, stare davanti agli altri e soprattutto stare con gli altri. Una dimensione di relazione reale che assume un significato ancora più importante in un’epoca dominata dalla connessione digitale.
La sfida educativa, dunque, non consiste semplicemente nel riportare i ragazzi fuori dagli schermi, ma nel costruire intorno a loro relazioni abbastanza significative perché la vita reale continui ad avere un luogo nel quale accadere.
A vent’anni dalla sua nascita, la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani si trova così al centro di una riflessione che va ben oltre il teatro. Prendersi cura delle nuove generazioni significa costruire spazi di cultura e relazione, promuovere inclusione, attrarre talenti e offrire prospettive concrete.
Significa, soprattutto, creare le condizioni perché i giovani non siano soltanto spettatori del futuro, ma possano diventare protagonisti del proprio percorso e della comunità nella quale scelgono di vivere.
GIULIANA PRESTIPINO
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

