Dopo aver esplorato il magico mondo della cucina siciliana, continuiamo il nostro viaggio culinario nella Città della Mole alla ricerca dei sapori pugliesi.
La Puglia è una regione grande, la più lunga d’Italia, costituita da province molto diverse tra loro anche da un punto di vista gastronomico: Bari, Lecce, Foggia, Taranto, Brindisi contribuiscono con materie prime e gusti differenti ai sapori tipici della regione molto amati e ricercati proprio per questa importante varietà. Questi piatti però hanno un punto in comune: l’esaltazione della sapidità dei prodotti locali, preziosi e unici, che tutto il mondo ci invidia.

Ciceri e Tria (pasta fritta e ceci), Friselle e Taralli di ogni genere nel Salento, Orecchiette alla Cime di Rapa a Bari, i Troccoli (pasta lunga “quadrata”) nel Gargano, e ancora i Pasticciotti, la Burrata, e ancora un mondo di delizie gustose e squisite.
Non possiamo non parlare poi degli straordinari vini pugliesi come il Primitivo di Manduria, i Rossi di Cerignola e Barletta, il Gioia del Colle, il Negramaro, o dell’olio, pluripremiato e conosciuto in tutto il mondo come una produzione di eccellenza assoluta di questo magnifico territorio.
La conclusione è che in Puglia è tutto buono, invitante, di qualità, una lusinga continua, un invito seducente che ci spinge a visitarla e gustarla in tutte le stagioni, ovviamente anche per il suo patrimonio storico, culturale e naturale.

***
A Torino sono molti locali che si dedicano alla cucina e al cibo pugliese e sempre di più sono coloro che ne sono alla ricerca sia per rievocare le loro origini, ma anche per conoscere meglio una gastronomia così varia e deliziosa. La Drogheria Pugliese a Via Mazzini 34, è un negozio dove trovare specialità da tutta la regione, dalla Pasta al Primitivo di Manduria, alle salse, vino, olio.
Un Pizzico di Puglia è un piccolo ristorante in centro, a Via San Massimo 47/A, dove assaggiare piatti tipici come la Tiella di Riso, Patate e Cozze o le Trofie alle Vongole.
Per dei fantastici Pasticciotti invece la tappa d’obbligo è la Pasticceria Elba a Corso Orbassano 96/B, un angolo di bontà salentine.
Puglia Lab, in Via Nizza 107, propone focaccia barese, panzerotti, pucce, primi e secondi piatti tipici, pasticceria sia secondo le ricette tradizionali che rivisitate.
Il Covo della Taranta a Via Bernardino Galliari 10, a San Salvario, presenta una cucina casalinga tipica pugliese con un ottimo rapporto qualità prezzo.
Con La Panzerotteria invece, focacce, fritti, dolci e ovviamente panzerotti possono essere ordinati online e gustati a casa propria.
Maria La Barbera



Da giovedì 25 a domenica 28 gennaio ritorna a Saint Vincent il XV Palio
Domenica 28 gennaio, alle ore 10.00, a Torino, presso la sala di Via Negarville 30/2A (zona Mirafiori) Mirko De Carli, coordinatore per l’Italia settentrionale dei circoli territoriali del Popolo della Famiglia
bene farlo nella maniera più consapevole possibile. Eataly prosegue il suo impegno quotidiano nel raccontare e far conoscere cose buone ma anche persone buone. Per questo decide di festeggiare questo undicesimo compleanno con i contadini, coloro che si occupano di “far nascere” il cibo.
Il gelato è l’emblema del peccato di gola cui cedere senza sensi di colpa, quella coccola dolce che conquista grandi e piccini in ogni momento della giornata.
barocco o se senza temere smentite troviamo Matamoro spaccone e innamorato pazzo delle donne scendersene comodo comodo dalla Commedia dell’Arte. E poi, come vero capolavoro, attorno ad una spina dorsale che sono i rapporti infelici tra un padre e un figlio, Corneille sposta decisamente la barra e mescolando con fantasiosa sapienza realtà e finzione, quasi in un soffice e stralunato pirandellismo in anticipo di tre secoli, inserisce nell’opera un perfetto gioco di teatro nel teatro. È sufficiente che il mago Alcandro, con quei suoi occhialini scuri che lo pongono a mezza strada tra Tiresia e Beckett e con l’appoggio al suo bastone ricurvo e nodoso, compia un incantesimo perché il giovane Clindoro, trattato dal padre duramente e fuggito dieci anni prima di casa con ogni disonore, venga riscoperto – attraverso un susseguirsi di trasparenze e rideaux, pronti a ricoprirsi di luci azzurre o violacee, che sono la scena assai bella pur nella propria “povertà” inventata da Eleonora Rossi, suoi anche i costumi -: al servizio di Matamoro, il suo amore con Isabella cui già lo spaccone e lo spento Adraste aspirano, la macchinazione inventata dalla serva Lisa che mal sopporta la trasgressione alle leggi sociali e teatrali, dove sarà sempre rispettato l’allineamento delle classi, il tradimento e l’uccisione del rivale, il carcere e il pentimento di Lisa.
davvero tanta la materia che Fabrizio Falco aveva tra le mani ma è stato capace di padroneggiarla con decisione (forse badando con qualche leggerezza al ruolo di Clindoro che ha pure tenuto per sé), ha sparso divertimento e lacrime, certezze e sogni, irrealtà e concretezze, parole e immagini. Mettendo mano a questa costruzione teatrale, sotto differenti prospettive, non s’è risparmiato nelle illusioni e nell’ambiguità con il risultato di uno spettacolo quantomai solido per il pubblico del Gobetti (produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con il Centro Teatrale Santacristina, repliche sino al 4 febbraio), anche grazie all’uso appropriato delle pedane fatte avanzare sino al proscenio ha fatto interagire gli attori divisi dalla storia come pure ha creato con lo spettatore un legame assai più stretto. Giù giù sino all’epilogo, sino a quel gioco antico del teatro che si libera della scena e mette a nudo il palcoscenico spoglio.