Le offerte di lavoro e formazione messe a disposizione dai Centri per l’Impiego e dalle agenzie per il lavoro piemontesi, le attività per lo sviluppo dell’occupazione finanziate dal Fondo sociale europeo, le iniziative di orientamento e le opportunità all’estero gestite dalla rete Eures sono da oggi conglobate nel nuovo portale Informalavoro Torino Piemonte. Frutto di un’intesa istituzionale tra Regione Piemonte e Città di Torino, in collaborazione con Agenzia Piemonte Lavoro.
l’iniziativa si propone di valorizzare l’esperienza che la Città di Torino porta avanti da anni con la testata Informalavoro, che viene così arricchita, grazie alla sinergia tra gli enti, nei contenuti e resa fruibile a livello regionale. Finanziato grazie alle risorse previste dal piano di comunicazione del Fondo sociale europeo, il portale presenta una specifica sezione con più di 300 offerte di lavoro, oltre a concorsi, borse di studio, stage e ricerche rivolte alle alte professionalità. Dall’home page si può inoltre accedere al sistema della formazione professionale e degli Istituti tecnici superiori, nonché alle sezioni dedicate all’orientamento alle professioni e alla normativa sul mercato del lavoro. In evidenza, un focus sull’auto-imprenditoria, con informazioni sul programma regionale Mip-Mettersi in Proprio e consigli rivolti a chi ha un’idea d’impresa, approfondimenti sulle politiche attive del lavoro (dall’assegno di ricollocazione nazionale al Buono servizi della Regione) e notizie in evidenza con appuntamenti utili per chi cerca un’occupazione. Come ha dichiarato l’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, durante la presentazione svolta il 23 luglio con l’assessore al Lavoro del Comune di Torino, Alberto Sacco, e il direttore dell’Agenzia Piemonte Lavoro, Claudio Spadon, “pur senza pretese di esaustività assoluta, pensiamo che riunire in un unico contenitore le informazioni rivolte a chi sta cercando lavoro, o vuole migliorare le proprie competenze, rappresenti un utile servizio per i cittadini piemontesi. Grazie alla collaborazione con Città di Torino e Apl, inoltre, consolidiamo una buona pratica e permettiamo una diffusione più capillare delle opportunità messe in campo dalla Regione grazie al Fondo sociale e delle attività dei Centri per l’impiego, di cui è stato, tra l’altro, recentemente definito il nuovo assetto”. Concepito per una facile consultazione anche da dispositivi mobili, il portale viene costantemente aggiornato da una redazione dedicata, composta da operatori dei tre enti interessati. “Anche questo nuovo portale – ha poi rimarcato Pentenero – segna che siamo alla conclusione della pagina difficile e complicata vissuta dai Centri per l’impiego negli ultimi due anni. Dopo la lunga transizione aperta dalla legge Delrio, dal 1° ottobre la gestione passerà definitivamente all’Agenzia Piemonte Lavoro, con la contestuale stabilizzazione dei precari che si erano creati trasferendo le competenze dalle Province alla Regione. Oggi abbiamo in Piemonte 30 Centri con 45 sedi e 430 operatori, a fronte dei 550 presenti all’inizio del processo. Ma abbiamo una dotazione europea di 4 milioni, che investiremo in progetti in grado di portare 106 persone in più a lavorare nella rete dei Centri”.







La torre littoria dello Stadio Olimpico, riflessa nella piscina del piazzale Grande Torino. L’immagine è stata scattata da Silvia Pinti per il Torinese

allora al civico 32 di via Marenco – giornale per il quale Primo Levi aveva scritto a partire dal 1959 e, in forma più continua dal 1968, saggi racconti ed elzeviri della Terza Pagina. “Mio nonno – racconta Ginevra Elkann, presidente della Pinacoteca Agnelli – decise di collocare i quadri di Rivers in una grande sala al piano terreno della sede del giornale che venne comunemente chiamata da allora ‘Sala Primo Levi’. Non era aperta al pubblico, ma era usata solo per le riunioni più importanti e per accogliere i visitatori e gli ospiti illustri”. In via Marenco le tele restarono fino al 2002, allorché furono trasferite negli uffici della Pinacoteca progettata da Renzo Piano sul tetto del Lingotto e inaugurata proprio nel settembre di quell’anno. Ma quando e come avvenne l’interesse di Larry Rivers (nato nel Bronx da genitori russi ebrei e il cui vero nome era Yitzhok Loiza Grossberg) per Primo Levi? A metà degli anni Ottanta, Rivers aveva da poco iniziato a fare i conti con le sue origini ebraiche, fino ad allora trascurate, e con le vicende della Shoah. Nell’ ’84 realizza “La storia della Matzah” (Storia del popolo ebraico) oggi alla “Yale University” e nell’ ’86 la copertina “Erasing the Past” per il Magazine del “New York Times”. La ricerca sull’Olocausto lo porta alla lettura di molti autori e molte opere legate al tema. E proprio su questa strada incontra Levi e il suo “Se questo è un uomo”,
suggeritogli dall’amico Furio Colombo, in quegli anni presidente di Fiat USA, che gli regala una copia del libro. Rivers ne è profondamente turbato e decide di leggere tutte le opere dello scrittore, le cui diverse identità (chimico, deportato come partigiano e identificato come ebreo, sopravvissuto allo sterminio e diventato poi narratore delle disumane infamie del lager ma non solo) lo appassionano a tal punto da indurlo a “teatralizzare” i suoi romanzi più celebri nei tre “Ritratti” ancora oggi di proprietà della famiglia Agnelli: dipinti singolarissimi e di forte suggestione in cui la figura, graficamente perfetta, di Primo Levi si sovrappone e si fonde con altre immagini-icone della Shoah, in un costante dialogo e intreccio fra la storia personale dello scrittore e le tante storie di chi, come lui, ebbe a vivere la terribile esperienza della deportazione e dell’odio razziale. “Per esprimere al meglio – si è scritto – la sua visione della Memoria e della Morte l’artista utilizza la tecnica della cancellazione, con figure non pienamente presenti sulla scena. Una perfetta metafora per la difficoltà di trasmettere la memoria dello sterminio da parte dei sopravvissuti: le immagini del passato non si possono dimenticare, eppure, allo stesso tempo, è impossibile riuscire a comunicare fino in fondo la tragedia a chi non l’ha vissuta”. E i frammenti di vita che restano, dopo il lager, e che diventano inferno di memorie che ti bruciano dentro. Giorno dopo giorno. Impietosamente. Come, forse, fu per Primo Levi.


