redazione il torinese

Cassa integrazione per i lavoratori Comital

Il primo cittadino  auspica che lo stabilimento venga acquistato e rimesso in attività

All’incontro di ieri al tavolo regionale convocato sulle vertenze Comital e Lamalu è emerso che i curatori fallimentari delle due aziende hanno ottenuto dal tribunale di Ivrea l’autorizzazione a richiedere la cassa integrazione straordinaria per cessazione a decorrere dal 2 gennaio 2019 e per la durata di un anno. Commenta il sindaco di Volpiano Emanuele De Zuanne: «Sono soddisfatto di questo passaggio perché consente ai lavoratori di avere maggiore serenità e auspico che al più  presto lo stabilimento venga acquistato e rimesso in attività».

Salvini replica agli insulti: “Delinquenti sfigati, ci fate pena”

Dopo la comparsa della scritta  “Legatevi stretto il collo”,  la scorsa notte, sui muri della sezione della Lega a Collegno, e di  insulti spray rivolti al vicepremier, ministro dell’interno e leader del Carroccio,  Matteo Salvini replica sui social: “I solidi democratici idioti. Ci fate pena, gli italiani perbene non hanno paura di quattro delinquenti sfigati amici dei clandestini”.

Torino sostiene la comunità lgbt russa

Approvata  dal Consiglio Comunale di Torino all’unanimità (28 voti favorevoli su 28 consiglieri presenti) una mozione (prima firmataria: Maria Grazia Grippo – PD) che impegna la Sindaca Chiara Appendino, in contemporanea alla firma di un eventuale accordo con Città di San Pietroburgo (con cui il Comune di Torino, dal 2014, ha in essere un accordo di scambio culturale e commerciale) a prendere chiaramente e pubblicamente posizione contro la repressione della comunità lgbt in Russia e ad assumere azioni concrete di sostegno alle organizzazioni lgbt locali, al fine di dimostrare pubblicamente il favore della Città di Torino nei loro confronti. “È un segnale forte della Città di Torino – ha dichiarato la proponente Grippo – nei confronti della causa Lgbt in Russia”. Grippo ha quindi ringraziato il presidente del Consiglio comunale e i Capigruppo per l’opera di mediazione politica che ha portato alla stesura dell’atto. Nel dibattito in aula sono intervenuti i consiglieri Ferrero, Sganga, Foglietta, Rosso, Carretta.

(foto: il Torinese)

L’amore per Torino di Nietzsche

nietzsche-1Friedrich Nietzsche soggiornò a Torino in due periodi, tra la primavera del 1888 e il gennaio del 1889. Meno di sei mesi che furono sufficienti perché il filosofo tedesco s’innamorasse della città e della sua gente. La sua dimora fu un appartamento ammobiliato al quarto piano di via Carlo Alberto 6 e gli costò la cifra di 30 lire al mese. La stanza dava sulla piazza, proprio sopra l’ingresso della galleria Sulbalpina. Questo suo entusiasmo per la capitale sabauda Nietzsche lo consegnò a diverse lettere: “Trovo che qui valga la pena di vivere sotto tutti gli aspetti…La mia camera è in centro.. sole dalla mattina al pomeriggio, vista su Palazzo Carignano, sulla piazza Carlo Alberto e in lontananza sulle verdi montagne..Torino è una scoperta capitale..sono di nietzsxhe-2buon umore e lavoro dal mattino alla sera. Riesco a dormire nonostante il rumore delle carrozze che passano di notte. E l’aria è secca, energizzante, allegra”. Di Torino il filosofo amò la severità e l’eleganza dei portici, gli specchi, le tappezzerie e le decorazioni dei plafonds degli antichi caffè rococò. Come ricorda la lapide di via Carlo Alberto, preparata dallo scrittore Rubino per il centenario della sua nascita, Nietzsche “conobbe la pienezza dello spirito che nietzsche-3tenta l’ignoto, la volontà di dominio che suscita l’eroe“. Fu proprio in questa casa torinese che il filosofo scrisse il libro della sua vita, “Ecce homo”. Ma il suo soggiorno, com’è risaputo, culminò nella follia. Il 3 gennaio del 1889, nel centro di Torino, Nietzsche, uscendo di casa, vide un cocchiere frustare a prendere a calci il suo cavallo. “Tu, disumano massacratore di questo destriero!”, inveì il filosofo furibondo, abbracciando e baciando sconvolto il cavallo. Qualche giorno dopo fu portato via dalla città dall’amico Overbeck per essere curato a Basilea. Ci fù chi giurò  che, abbandonando Torino, intonò  canzoni napoletane nei pressi di Porta Nuova, convinto di essere il re d’Italia.

Marco Travaglini

Campionati italiani: un buon bilancio per l’Ice Club Torino

Si sono conclusi ieri, 16 dicembre 2018, i Campionati italiani Assoluti delle categorie junior e senior che si sono tenuti a Trento. Dopo la splendida vittoria della coppia di artistico formata da Vivienne Contarino e Marco Pauletti che si sono laureati campioni italiani junior 2019 con 134.54 punti, sono scesi sul ghiaccio altri atleti dell’Ice Club Torino, diretto da Claudia Masoero. Han esordito nella danza sul ghiaccio la giovane coppia junior di recente formazione composta da Carlotta Argentieri e Marco Bozzuto. I due pattinatori hanno conquistato un buon quinto posto, realizzando il quarto libero. I Campionati nazionali di Trento hanno visto anche il debutto in categoria senior della nuova coppia di danza sul ghiaccio formata dall’olimpionica Giada Russo, tesserata per l’Ice Club Torino, e dallo spagnolo Jamie Garcia, tesserato per l’Agorà Skating Team di Milano. I due pattinatori hanno conquistato al loro debutto la quinta posizione, impressionando la giuria con il loro programma libero. Entrambe le coppie di danza sul ghiaccio sono seguite da Paola Mezzadri, Matteo Zanni e Barbara Riboldi. Nella gara di singolo femminile categoria junior hanno esordito altre giovanissime atlete dell’Ice Club Torino: le pinerolesi Anna Zito e Milena Re .

BC

 

Fca, Addio Lingotto?

di Ibis

La storica palazzina direzionale Fiat (ora FCA) del Lingotto, dove c’è l’ufficio che fu del fondatore, il vecchio senatore, e poi del nipote Gianni, chiuderà  i battenti ai grandi manager del gruppo? Se così fosse, come sembra da informazioni che abbiamo raccolto,  FCA volerà via, silenziosamente , senza che nessuno (e per nessuno si intende innanzitutto chi governa la città) dica nulla, forse nemmeno lo sa. Pare che accadrà presto, molto presto, sembrerebbe già a gennaio. L’ufficio di John Elkann, per quanto il Presidente starà a Torino, potrebbe trasferirsi alla Fondazione Agnelli in via Giacosa, quello di Manley, il CEO che ha sostituito Marchionne, non è già più a Torino. I manager restanti andranno tutti a Mirafiori, nei grandi e mezzi vuoti uffici di quello che un tempo fu il più grande complesso industriale del mondo. Il declino della bella palazzina del Lingotto è più che un simbolo di quello di Torino. L’accelerazione si è avuta negli ultimi anni dopo l’effetto “droga” delle Olimpiadi: come ogni droga , la fine dei suoi effetti provoca crisi di astinenza. Così il declino sta accelerando in mancanza di scelte politiche coraggiose e capacità di risvegliare o attirare investimenti pubblici e privati ( altro che “decrescita felice”).

Si fa addirittura il contrario, si rifiutano gli investimenti in corso: il più grande di tutti è il Tav , con i suoi due miliardi e 900 milioni che ricadrebbero su Torino e provincia e con la potenzialità di creare un nuovo grande collegamento internazionale innanzitutto per la città, ma che naturalmente interessa anche tutto il Nord e quindi l’Italia. I valsusini, meglio la parte ( forse addirittura minoritaria in valle) contraria al Tav, ha trovato una sponda formidabile nella sindaca, la sua giunta e il governo. ” A questa città manca coraggio. Mancano sogni», ha detto il Presidente dell’Ordine degli Architetti Massimo Giuntoli, venerdì 14 dicembre, nel convegno che ha chiuso i ciclo di incontri Architettiamo la Città promosso dall’Ordine di Torino. Gli architetti hanno sondato la città con incontri in tutti i quartieri per riflettere e cercare potenzialità e per scrivere una piattaforma per il rilancio : sei le questioni prese in esame: degrado e cura del territorio, città a misura di studente, mobilità e viabilità del futuro, fiumi, multi-centralità, commercio. Ma alla base di qualunque politica territoriale futura capace di attrarre investimenti, gli architetti indicano infrastrutture più efficienti e veloci. “La città” . spiega il Presidente Giuntoli , “deve essere connessa con l’area metropolitana , non più Torinocentrica , ma anche con Milano e l’Europa.”  In sala si è notata l’ennesima assenza della sindaca Appendino, ormai consueta quando i temi scottano: dopo il voto contro la Tav in consiglio, la sfilata no Tav dell’8 dicembre ( pur dichiarandosi d’accordo ), il voto favorevole all’opera del consiglio dell’Area metropolitana. Ma non è una buona politica quella di scomparire e non ascoltare. Alla lunga non pagherà ( si parla di sondaggi discreti che darebbero i 5 stelle in caduta libera a Torino ). L’allarme sul declino della città, che sta accelerando , viene da varie parti. Anche dalla chiusura di diversi negozi del lusso. L’ultimo, la gioielleria Olivero in Galleria San Federico il cui titolare ha dichiarato alla Stampa: «Ho deciso di chiudere a fine anno. In queste condizioni non si può andare avanti: la crisi c’è da tempo, ma gli ultimi due anni sono stati insostenibili». E il gioielliere Silvio Palmerio aggiunge «La situazione qui è molto seria in una città come Torino che non dà nessun cenno di risveglio. Ormai siamo la periferia di Milano e la situazione si riflette anche sul turismo, che quando c’è non compra». Nel convegno degli architetti torinesi sono stati dati numeri che fanno paura: li ha illustrati Lorenzo Bellicini, direttore di Cresme, il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia. Tra il 2013 e il 2017 Torino ha perso altri 20 mila abitanti, solo Napoli ha fatto peggio; Milano è cresciuta di 43 mila e sono cresciute anche Bologna, Roma, Firenze, Bergamo, Brescia. Con questo trend , nel 2036 gli abitanti di Torino scenderebbero a 750 mila. Qualche segnale di risveglio c’è , ma ancora debole, in prmis la manifestazione dei 40 mila organizzata dalle 7 signore di “Sì Torino va avanti” con Giachino . Il documento firmato da 33 associazioni di categoria e sindacati. Bisognerebbe che emergesse una nuova classe dirigente o che quella che c’è ancora ,soprattutto nell’imprenditoria privata, si risvegliasse prima che sia troppo tardi e con la politica ( quella che ha le sue visioni del futuro ) saldasse una alleanza : bisogna battere a porte in Europa e nel mondo, mettere in campo le migliori relazioni e attirare investimenti, centri direzionali, manifestazioni. E bisognerebbe che la sua borghesia, sì proprio la borghesia caro Grillo caricatura dei vecchi radical chic, incalzasse le classi dirigenti e magari …scendesse di nuovo in piazza per salvare la città e anche le classi popolari con le figlie e i figli a casa disoccupati.

 

(foto: il Torinese)

 

 

Migranti, nuovo sgombero al Moi

Il quotidiano La Stampa annuncia che stamane all’alba sono iniziate le nuove operazioni di sgombero delle cantine dell’ex Moi in via Giordano Bruno dove vivono decine di immigrati in precarie condizioni di igiene tra masserizie accatastate e sporcizia. La polizia e i mezzi di soccorso eseguiranno tutte le operazioni, che prevedono il trasferimento dei migranti al centro temporaneo di via delle Magnolie per poi essere destinati ad alloggi provvisori, in diversi giorni.  Si segnala qualche attimo di tensione poi rientrata, da parte di alcuni “ospiti” che non volevano lasciare le cantine. Il lavoro più grande sarà quello della pulizia dei locali ingombri di mobili e oggetti vari.

Muore ciclista investito da auto in via Reiss Romoli

Ieri sera una Audi A3 ha investito, uccidendolo, un ciclista che percorreva via Reiss  Romoli a Torino. In stato di shock l’uomo alla guida della vettura. La squadra infortunistica del reparto radiomobile della polizia municipale si è’ subito attivata per ricostruire la dinamica dell’incidente.
(foto archivio: il Torinese)

Arrivano i fondi per i bacini idrici

ARPIET E UNCEM PRONTI A LAVORARE CON IMPRESE ED ENTI LOCALI PER I NUOVI MICRO-INVASI NELLE AREE MONTANE 

Arpiet e Uncem accolgono positivamente lo stanziamento della Regione, nel quadro dell’assestamento al bilancio, di 6 milioni di euro per la realizzazione di nuovi bacini idrici nelle aree montane. Invasi d’acqua che dovranno avere uso plurimo: agricolo, idroelettrico, per l’innevamento, per lo spegnimento di incendi, oltre al grande valore paesaggistico e turistico di ciascun micro-invaso. La proposta di realizzare una serie di laghetti in quota era stata fatta alla Regione da Uncem e Arpiet (Associazione piemontese delle imprese del trasporto a fune) nel 2016. Le due Associazioni di Enti locali e imprenditori avevano elaborato uno studio che fotografa le opportunità di stoccaggio idrico su tutto l’arco alpino piemontese. Ventidue micro-invasi, senza particolari impatti ambientali, dal costo contenuto, che permettono di accumulare complessivamente 650mila metri cubi d’acqua.
 
“Siamo soddisfatti di questo primo stanziamento di risorse – commentano Giampiero Orleoni, Presidente Arpiet, con Lido Riba e Paola Vercellotti, Presidente e Vicepresidente Uncem Piemonte – La localizzazione e i volumi delle nuove riserve idriche sono stati proposti due anni fa dai proprietari-gestori degli impianti sciistici e il costo medio dello stoccaggio è stimato in 30-35 euro per metro cubo. Ringraziamo la Giunta e il Consiglio regionale per aver accolto la nostra proposta e siamo pronti subito a lavorare con gli Assessori al Turismo e alla Montagna per definire le modalità di realizzazione, progettazione, accesso alle risorse da parte di Enti locali e imprese”. 
 
 
“Lo studio elaborato dall’ingegner Francione per Arpiet e Uncem – afferma Giampiero Orleoni – dimostra due cose. In primo luogo che le aree sciabili piemontesi rappresentano una importante e fondamentale realtà̀ economica delle Terre Alte, che spesso sopravvivono allo spopolamento e alla desertificazione soltanto grazie alla presenza degli impianti funiviari. In secondo luogo che sono determinanti una serie di interventi strutturali di investimento, necessari per raggiungere delle capacità di invaso adeguate per garantire la possibilità di ricoprire con neve programmata le piste piemontesi in tempo utile”. “I micro-bacini che abbiamo censito e mappato – prosegue Orleoni – si inseriscono perfettamente nei contesti naturali e ambientali dei territori. Nessun impatto ambientale, non vogliamo certo compromettere l’ambiente. L’uso plurimo della risorsa è fondamentale. Le nostre stazioni potranno continuare a vivere, garantendo 700 posti di lavoro, 750 milioni di euro di fatturato nell’indotto e ora anche 650 mila metri cubi d’acqua in più, custodita, stoccata e rilasciata per diversi scopi. Un buon investimento per la montagna, ma anche per la pianura”.
CS

Prva plata, roulette russa in salsa balcanica

L’Obala Meeting Point è  un cinema di Skenderija. Lì, in una serata di fine ottobre di parecchi anni fa, ho assistito alla proiezione di otto cortometraggi realizzati da giovani cineasti bosniaci selezionati nel progetto “Conflitto/Risoluzione”. Le opere erano già state ospitate, un mese prima,  sugli schermi di Torino. Ma vederle a Sarajevo vi giuro che  è stata tutta un’altra cosa. L’evento era promosso nell’ambito delle iniziative collegate alla Tregua olimpica, in previsione dei giochi invernali di Torino 2006. Vi chiederete che cosa sia la “tregua olimpica”. Quello che in greco si dice “ekecheiria” (cioè “le mani ferme”), è un concetto che risale a un’antica tradizione ellenica che prevedeva la cessazione di tutte le ostilità e delle inimicizie durante i Giochi Olimpici. Dunque, tra le tante iniziative, c’era anche questa, mirata a sostenere l’arte e il talento dei giovani bosniaci. In un paese come questo, dove pesano un passato doloroso, un presente difficile e un futuro imprevedibile, è noto a molti che un moto d’orgoglio (motivato) viene offerto proprio dal cinema. Un amico mi ha detto che in Bosnia-Erzegovina sono stati prodotti solo 120 lungometraggi in più di un secolo di cinema ma nonostante questo, ha aggiunto, “siamo in una terra che può vantare registi conosciuti in tutto il mondo come il pluripremiato Emir Kusturica, autore di Underground, il vincitore dell’Oscar 2002 Danis Tanović con No man’s land o la vincitrice dell’Orso d’Oro a Berlino Jasmila Žbanić con il drammatico Grbavica”. .Sembra un paradosso ma non lo è se si prestava un po’ d’occhio e una certa attenzione al lavoro di quei giovanissimi registi, ricchi di fantasia e veramente capaci di comunicare con le immagini. Ragazzi all’epoca poco più che ventenni, formatisi alla scuola di scenografia, cinema e teatro di Sarajevo o in quella di arte cinematografica di Banja Luka. I loro “corti” esprimevano con efficacia straordinaria il racconto del difficile passaggio alla normalità nel lacerato e tribolatissimo dopoguerra balcanico. Che età potevano avere, nei primi anni novanta? Dieci, dodici, quindici anni? L’età degli adolescenti,strappati ai loro giochi e alle fantasie per essere costretti a diventare adulti in fretta e furia. Nelle loro opere s’avvertiva una miscela di eccessi, un amaro sarcasmo e i cenni che non lasciavano nulla all’immaginazione nei confronti della triste realtà che si viveva – e spesso ancora oggi si vive – ogni giorno da quelle parti. In alcuni casi sembrava accantonato, se non addirittura cancellato, ogni riferimento alla speranza. Ma non c’è nulla di cinico in quanto comunicavano. Semmai, questo sì, traspariva un forte disincanto. Non che a colori la crudezza dei fotogrammi sia  più lieve ma è indubbio che in quelli girati con la pellicola in bianco e nero le scenografie sono rese ancor  più livide e angoscianti. Mi colpì, in modo particolare, la prima proiezione. Il titolo, “Prva plata”,equivale, tradotto, a  “Il primo stipendio”. Ilregista , Alen Drljevic , molto giovane e decisamente magro, occhialetti e un accenno di barba sul volto da bravo ragazzo, era un  esordiente con delle ottime idee. Oggi è un affermato regista, già assistente di Jasmila Žbanić , fattosi notare nel 2006 conKarneval, documentario dedicato ai profughi bosniaci e Premio del pubblico alla 18° edizione del Trieste Film Festival, mentre è  uscito “Men Don’t Cry”, una potente e originale pellicola sulle vicende legate a quella che venne definita “la terribile pace” nella terra “del sangue e del miele”. Quelfilmato,che si può trovare anche su YouTube,  dura una quindicina di minuti ed è di una efficacia tremenda. La scena si svolge, com’è ovvio, in Bosnia-Erzegovina, circa otto anni dopo la guerra. In un giro di scommesse illegali è stato organizzato un nuovo modo per far puntare i soldi alla gente: delle gare motociclistiche da disputare su un campo minato, in una specie di roulette russa in salsa balcanica. C’è chi scommette sull’esplosione e sulla morte e chi invece confida nella sua fortuna, perché – in questo caso – l’abilità è un fatto relativo,residuale. Del resto, in un paese dove la maggior parte della gente viveva al di sotto della soglia di povertà, non era cosa difficile trovare dei piloti pronti a gareggiare con la morte per portarsi a casa ” il primo stipendio“. Ricordo di essere uscito dal cinema a sera tarda, dopo le premiazioni, i saluti finali e il cocktail. C’era la  luna a Sarajevo. Una bella luna piena per la gioia degli innamorati lungo la passeggiata che costeggia la riva della Miljacka. A me, forse perché avevo ancora negli occhi i fotogrammi che avevo appena visto, ricordava un passaggio del testo di “Cupe Vampe”… “piena la luna, nessuna fortuna”, rammentando le immagini delle disperate corse notturne di chi era costretto ad uscire di casa,  cercando di non finire nel mirino dei cecchini. Questi ultimi , per il loro tragico tiro al bersaglio, cercavano la complicità dell’astro più cantato dai poeti. Non per declamare versi ma per vomitare addosso a persone ignare e inermi la loro giornaliera razione di odio, terrore e morte.

Marco Travaglini