Riletture / I Gozzano di Cereseto e la loro discendenza dai Gozani di Casale e di Luzzogno
Frutto di un eccellente lavoro di ricerca, è uscito tempo fa, con la bella prefazione di Carlo Alfonso Maria Burdet, il volume di Armano Luigi Gozzano che fiero del cognome che porta, ha ripercorso a partire dal XVI secolo la genealogia dei Gozzano in Piemonte, originari di Luzzogno in Val Strona. Una faticosa ma fruttuosa consultazione di archivi di Agliè, Alessandria e Casale con i comuni limitrofi e degli articoli de” Il Monferrato” hanno portato alla realizzazione di una documentazione storica di grande rilievo ma anche piacevole per la presenza di fotografie di antiche dimore nobiliari con relativi affreschi, in particolare quello settecentesco di Pier Francesco Guala che decora palazzo Gozzani Treville di Casale, oltre ad atti notarili di proprietà, testamenti e certificati di battesimo. Non mancano i vari bellissimi stemmi dei casati tra cui spicca quello originario dei Gozani di Luzzogno con la testa di giovane bianco col gozzo senza banda e fascia obliqua a scacchiera. A conclusione, nelle ultime pagine, molte fotografie di discendenti e, immancabile, l’immagine di Guido Gozzano, i cui genitori Fausto e Diodata erano originari di Agliè, massimo esponente intimista del crepuscolarismo post decadente italiano. L’opera quindi oltre a darci fondamentali notizie storiche diventa occasione di far tornare alla mente il fascino delle poesie del delicato cantore della semplicità degli affetti, degli umili oggetti fuori moda degli interni quotidiani di un piccolo mondo borghese scomparso, rievocato con sottile nostalgica elegia, velata di pudica ironia volutamente colloquiale ma con la raffinatezza di uomo di cultura che cerca rifugio nei ricordi d’infanzia.
Giuliana Romano Bussola








Era il 4 aprile 1947 quando il signor Giovanni Ravetti, 46 anni, residente a Torino in via Cibrario, si precipitò al commissariato di San Donato per avvisare gli agenti del fatto che sua moglie si trovasse in dolce compagnia in una camera d’albergo nei pressi di piazza Statuto. Gli agenti intervennero subito e sorpresero i due amanti nell’atto di compiere il reato di adulterio ma, a quel punto, la reazione del marito fu indubbiamente tra le più originali che siano mai avvenute. Sventolando minacciosamente il tradizionale foglio di carta bollata propose al rivale, un facoltoso macellaio di Torino, una curiosa alternativa: il signor Ravetti non li avrebbe denunciati per il reato di adulterio se il macellaio avesse versato la somma di 10 mila lire all’ospizio di carità di Pozzo Strada. L’amante accettò la proposta e firmò un assegno rendendosi un benefattore suo malgrado. [Gazzetta del Popolo]







