Un giovane di 32 anni ha avuto a che fare con un gruppo di balordi sceso da una Fiat Punto bianca
Cose dell’altro mondo, ora tentano anche di rapire i cani con i coltelli. Si è azzuffato con quattro sconosciuti che cercavano di rapirgli il cane, la notte scorsa a Nichelino. Un giovane di 32 anni ha avuto a che fare con un gruppo di balordi sceso da una Fiat Punto bianca. Uno di loro aveva un coltello e il proprietario dell’animale ha riportato nella colluttazione un taglio a una mano, poi medicato all’ospedale di Moncalieri. Ha riportato anche alcune contusioni. I quattro non sono riusciti a prendere il cane, un beagle.
(Foto: archivio il Torinese)

. Diversi i testimoni che hanno notato le sue attenzioni particolari nei confronti della minorenne, e che si sono così rivolti ai carabinieri. Le indagini sono iniziate nel dicembre scorso e la conferma dei sospetti è avvenuta anche grazie a esami medici e al riconoscimento da parte della giovane dei luoghi in cui subiva violenza. Sul telefono cellulare dell’uomo sono state trovate le foto della ragazzina con un completino intimo che lui le aveva regalato L’uomo è nel carcere di san michele per violenza sessuale aggravata.
Per far fronte all’emergenza abitativa, a esempio, la Città si avvale dell’ATC (Agenzia Territoriale per la Casa)che gestisce 11.405 alloggi destinati all’edilizia residenziale. Inoltre la Città utilizza per il medesimo scopo 5.784 alloggi, a cui ne vanno aggiunti ulteriori 624 gestiti da altri enti pubblici (CIT, ecc.), per un totale di 17.813. Al fine di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta sul mercato privato della locazione, la Città ha costituito Lo.C.A.Re. (l’Agenzia sociale comunale per la locazione): nel 2014 l’Agenzia ha contribuito alla sottoscrizione di 376 mediazioni immobiliari, mentre nel primo semestre 2015 ha contribuito a 150 mediazioni.
A cura di Elio Rabbione

La comune – Drammatico. Regia di Thomas Vinterberg, con Trine Dyrholm e Ulrich Thomsen. Nella Copenhagen del 1975, una coppia – Erik, professore dio architettura e Anna, giornalista televisiva – decidono di ospitare nella loro grande casa una decina di amici, altre coppie o single, per dar vita ad uno di quei gruppi pieni di libertà che andavano tanto di moda in quegli anni, specialmente nel nord dell’Europa. Ma l’arrivo di una nuova persone manderà in frantumi le regole e le promesse che sino ad allora avevano mostrato di reggere bene. Dall’autore di “Festen” e del “Sospetto”, Orso d’argento alla migliore attrice a Trine Dyrholm alla scorsa Berlinale. Durata 111 minuti. (F.lli Marx sala Harpo, Nazionale 2)
Desconosido – Resa dei conti – Thriller. Regia di Dani de la Torre, con Luis Tosar. Carlos, vicedirettore di banca, come ogni mattina accompagna i figli a scuola. Una telefonata interrompe la sua tranquillità e quella della sua famiglia. Un uomo al telefono gli comunica che c’è una bomba sotto i sedili della macchina e che scoppierà se lui non verserà una somma di denaro sul suo conto. Un’opera prima, scritta dal torinese Alberto Marini che ha tutte le carte in regola per promettere e mantenere una tensione altissima. Durata 102 minuti. (Centrale v.o., F.lli Marx sala Groucho)
Love and Mercy – Biografico. Regia di Bill Pohlad, con Paul Dano, John Cusak, Elizabeth Banks e Paul Giamatti. La vita di Brian Wilson, l’anima e il leader dei favolosi Beach Boys, una vita vista nel pieno degli anni Ottanta, tra successi e droghe, e vent’anni dopo, quella della ricostruzione, tra la disintossicazione e nuovi affetti, anche se all’ombra di uno psichiatra assai negativo che vorrebbe avere il pieno controllo dell’individuo. Durata 120 minuti. (Classico)


ha fatto registrare anche un meno 20 per cento nelle retribuzioni dei dirigenti.E sono previsti significativi obiettivi strategici: la ridefinizione del ruolo di Finpiemonte, con l’iscrizione all’albo degli intermediari finanziari, la relativa ricapitalizzazione e il processo di integrazione con 
considerato tra i massimi riformatori della chiesa cattolica nel XVI secolo, assieme a Sant’Ignazio di Loyola ed a San Filippo Neri, diventato vescovo e cardinale a ventidue anni, fu eletto cinque anni dopo, giovanissimo, arcivescovo di Milano e si prodigò nell’assistenza materiale e spirituale soprattutto in occasione di flagelli quali carestia e peste. Morì a quarantasei anni, il 3 novembre 1584 (secondo l’uso del tempo, essendo spirato dopo il tramonto, si considera il giorno quattro), fu beatificato nel 1602 e canonizzato nel 1610, a soli 26 anni dalla morte. Il cugino Federico Borromeo, anch’esso arcivescovo dell’arcidiocesi meneghina, più volte citato dal Manzoni ne “I promessi sposi” ( “Fu degli uomini rari in qualunque tempo, che abbiano impiegato un ingegno egregio, tutti i mezzi d’una grand’opulenza, tutti i vantaggi d’una condizione privilegiata, un intento continuo, nella ricerca e nell’esercizio del meglio”) , insieme a Marco Aurelio Grattarola, supervisore dei lavori del Sacro Monte, vollero che l’enorme statua fosse ben visibile dal lago Maggiore. Con il braccio destro
leggermente teso, benedicente. E così fu. L’opera era, per altezza, tecnica e materiali utilizzati, in qualche modo simile al mitico Colosso di Rodi, enorme statua del dio Helios, situata nel porto della città greca, considerata – da romani ed ellenici, a quell’epoca- una delle “sette meraviglie del mondo”.
crollare. La sua mole , sdraiata e “ferita”, fu visibile per diversi secoli, come testimoniò Plinio il Vecchio affermando che “anche a terra la statua costituisce ugualmente uno spettacolo meraviglioso. Pochi possono abbracciare il suo pollice, e le dita sono più grandi che molte statue tutte intere”. Smembrata a più riprese e rifusa a pezzi, fu in qualche modo riciclata con varie destinazioni in diversi punti del
Mediterraneo. Secondo una leggenda, tra queste, figura anche il lago Maggiore, e più precisamente, la cittadina di Arona che, in epoca romana fu luogo di passaggio verso il passo del Sempione. Il Sancarlone, partendo proprio da questa leggenda, è diventato – suo malgrado – protagonista di un racconto di Piero Chiara. Lo scrittore luinese, in “Sotto la sua mano”
di un antiquario e poi nella residenza sull’Aventino di un procuratore romano, affondò in un prato durante il trasloco a Pallanza, per riaffiorare nel 1692 e completare così – previa fusione che ne cancellò l’imbarazzante e irriguardosa origine – la statua del Santo. Come da prassi, il narratore, consapevole di dover maneggiare la storia con cautela, comprensione e una punta d’ironia, avvolse il tutto in una dimensione d’incertezza, ricorrendo alle formule prudenziali del “si dice, correva voce, venne riferito”. L’unica cosa certa è che “il Sancarlone” sta lì, sulla collina, da più di trecento anni e c’è sempre parecchia gente che lo visita, salendo le ripide e strette scale attraverso le quali è possibile raggiungere la testa. Gli occhi, le orecchie del gigante e alcune finestrelle che si aprono sulla veste, permettono di ammirare uno stupendo panorama tra le due riviere, quella piemontese fino a Solcio e quella lombarda, da Santa Caterina del Sasso ad Angera.
LA VERSIONE DI GIUSI / di Giusi La Ganga
Se questo è il quadro preoccupante, occorre chiedersi perché i governi europei fatichino a reagire con efficacia. La prima risposta non è quella, fornita a gran voce dalle destre ovunque, della mancanza o non volontà di azioni “forti”. L’Europa appare debole perché affronta divisa un passaggio epocale. L’idea di fronteggiare ogni paese per conto proprio l’emergenza appare una pericolosa illusione, che contribuisce ad aggravarla. Dopo la faticosa ricerca di intesa sui migranti (i cui risultati saranno tutti da valutare), oggi si ripropone la sensazione di confusione ed impotenza nella lotta al terrorismo. Manca un efficace coordinamento, intelligence e polizie dialogano poco, per non parlare di ordinamenti penali variegati e spesso totalmente inadatti. Si comincia a parlare di un’Autorità Europea anti-terrorismo, che superi i confini nazionali. Una sorta di FBI. Che d’altra parte fu inventato ai primi del ‘900 negli USA proprio per superare la frammentazione in decine di stati della prevenzione e repressione dei crimini.
L’Associazione Nazionale Alpini ha donato al Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito una fedele riproduzione in legno dello stemma araldico dell’Istituto di studi militari. La delegazione, guidata dal sindaco di Alpignano dott. Gianni Da Ronco e composta da soci del locale Gruppo ANA, della 5^ Zona e della Sezione di Torino è stata ricevuta a Palazzo Arsenale dal Comandante, Gen.D. Claudio Berto. Realizzata in legno di faggio e mogano, l’opera ha richiesto oltre un mese di paziente lavoro. L’autore, Franco Nicol, non è nuovo a questo tipo di imprese: suoi gli stemmi del
Reggimento Logistico di Rivoli e della Brigata alpina “Taurinense”. Una passione per la scultura, quella di Nicol, sorretta anche da una profonda ammirazione per il nostro Esercito. Dopo lo scoprimento della scultura da parte di due ufficiali in uniforme storica, il Gen. Berto ha ringraziato gli astanti ed ha descritto il significato di un emblema che racchiude la storia di uno degli istituti di studi militari più antichi d’Europa. Nel suo intervento il sindaco di Alpignano ha affermato che il dono rappresenta “un piccolo ma tangibile segno di riconoscenza per il diuturno impegno della forza armata, in Italia e all’estero, a tutela della sicurezza e della pace”.
L’assessore regionale alla Sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta commenta con soddisfazione la notizia della consegna del Poliambulatorio
della Regione Piemonte Antonio Saitta commenta con soddisfazione la notizia della consegna del Poliambulatorio di Ivrea, opera attesa da diversi anni. “A Ivrea e nell’eporediese con il Direttore generale Lorenzo Ardissone – aggiunge – Antonio Saitta – abbiamo concordato un piano di assistenza territoriale che vede nell’avvio dell’attività del Poliambulatorio di Ivrea un tassello essenziale”.