redazione il torinese

Che meraviglia gli Zar alla Venaria

meraviglie_zar“Meraviglie degli Zar”, inaugurata venerdi’ 15 luglio alla Reggia di Venaria e che rimarrà aperta fino al 29 gennaio 2017, ripercorre lo splendore di uno dei complessi di palazzi e fontane più sontuosi d’Europa: grandi proiezioni, immagini e un centinaio di opere tra dipinti, abiti, porcellane, arazzi ed oggetti preziosi provenienti dalle sale auliche di Peterhof, rievocano una delle più importanti e prestigiose residenze dei Romanov, oggi meta principale del turismo culturale in Russia.

La mostra è stata curata da Elena Kalnitskaya in collaborazione con the Peterhof State Museum-Reserve di San Pietroburgo, la quale ha ringraziato tutti i collaboratori della Reggia di Venaria e, riferendosi all’atroce attentato di Nizza, ha ricordato che solo la cultura l’arte e la bellezza sono in grado di unire il mondo.

Il percorso di visita si apre con una presentazione di Peterhof e dei personaggi che lo abitarono, a cominciare dal grande arazzo di Pietro il Grande. Una selezione poi di opere ed oggetti, acquistati dai Romanov durante i loro viaggi in Europa negli spettacolari Gran Tour e di quelli invece commissionati dagli Zar agli artisti e artigiani russi, ricostruiscono in mostra lo sfarzo della corte russa ed i rapporti intercorsi nell’arco dei secoli tra i Romanov ed i Savoia. Sito in un grande parco sulle rive del Mar Baltico vicino a San Pietroburgo, il primo palazzo di Peterhof fu costruito da Pietro il Grande (da cui ha origine il nome), al quale si aggiunsero nel corso degli anni altri splendidi edifici e giardini voluti dai successivi sovrani russi, da Caterina la Grande fino a Nicola II. Peterhof è testimonianza del gusto dei sovrani che l’hanno abitata e riassume oggi i tratti più caratteristici della cultura russa: 430 ettari di parco, più di 150 fontane, 96 metri di canali, 135 costruzioni idriche, 33 musei ospitati ed oltre 4 milioni di visitatori l’anno. Sono questi alcuni numeri impressionanti di Peterhof, una delle più sfarzose residenze imperiali d’Europa e delle più note dimore estive dei Romanov, che racconterà fino al prossimo anno, il suo splendore alla Reggia di Venaria, grandioso complesso monumentale sabaudo alle porte di Torino, proclamato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e considerato uno dei simboli della magnificenza dell’architettura barocca europea molto ammirato in questi giorni da tutti i curatori della mostra giunti dalla Russia. L’ultimo incontro ufficiale tra i Romanov e i Savoia avvenne in Piemonte, nel Castello Reale di Racconigi nel luglio del 1909. La Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 chiuderanno definitivamente un’intera epoca storica.

 

Donatella Actis – www.regione.piemonte.it

Informazioni su www.lavenaria.it

Agosto, azienda mia non ti conosco

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Digitalizzazione e ricerca del relax per il manager moderno

di Antonio DE CAROLIS *

parafrasando il vecchio detto popolare: d’agosto amore mio non ti conosco, probabilmente molti di noi ha detto almeno una volta: “Adesso basta, sono in vacanza, stacco il telefonino e lo riaccendo al mio rientro in azienda“.

Quest’affermazione, generata molto probabilmente dall’accumulo di stress nel corso dell’anno, ci ha fatto (secondo noi erroneamente…) pensare che ritornare al tempo in cui gli smartphone non esistevano, fosse la vera soluzione perché, sempre rifacendoci ai detti popolari “Togli il cane ed elimini la rabbia” per dire che per risolvere un problema, basta eliminare la causa.

Fino agli anni novanta, infatti, le attività “di tutti i giorni” venivano gestite quotidianamente (d’altronde erano di tutti i giorni…) in orario lavorativo (per molti di noi, mai inferiore alle dieci ore…) attraverso riunioni, incontri di sottogruppo relazioni scritte e telefonate, spesso lunghissime, quando ci trovavamo in ufficio seduti alla scrivania.

Chi si trovava fuori sede viceversa, si organizzava mettendosi in contatto almeno due volte al giorno con la propria segretaria la quale, ove avesse avuto ancora bisogno di comunicare, utilizzava la reception dell’hotel per lasciare messaggi.

Le cose “urgenti” e le necessità improvvise, invece, ci coinvolgevano “fuori orario” con chiamate telefoniche a casa o, quando “veramente improcrastinabili”, con l’utilizzo di un telegramma. Quest’ultimo, proprio in funzione della tipologia dello strumento, condivisa da un codice non scritto sintetizzabile in: “Da utilizzare solo per casi urgenti e veramente importanti“, generava spesso una sorta d’ansia in chi lo riceveva proprio perché, pur essendo sconosciuto l’argomento sino alla lettura dello stesso, era quasi certamente un problema.

Ricordare queste cose può portare alcuni di noi a chiedersi: “Ma quanti anni ho? Sono un contemporaneo o un personaggio vissuto nel medioevo digitale? C’è stato davvero un tempo nel quale ho vissuto senza questo che, più che un strumento, è una sorta di estensione della mia mano o del mio orecchio?”.

Volendo avere una risposta oggettiva e trovandoci in una località balneare, ci siamo “tuffati nel mare di internet” per verificare quanto la nostra impressione fosse corretta.

Bene, possiamo stare tranquilli, siamo “contemporanei” non “antichi”. Si è trattato solo di un’aberrazione temporale (per fortuna le date non sbagliano …) perché la vita degli smartphone è molto più breve di quanto la nostra mente ci faccia credere.

Escludendo il modello Simon infatti, progettato da IBM nel 1992 e commercializzato da BellSouth nel 1993 (pressoché sconosciuto in Italia), i brand che per primi si sono affermati su scala internazionale con modelli a noi noti sono stati Blackberry nel 2003 ed Apple nel 2007.

Il primo modello della casa canadese, utilizzabile senza l’ausilio degli auricolari, fu il BB 6200 presentato nel 2003 mentre il primo IPHONE è stato presentato “solo” nel 2007.

Il marchio Samsung invece, che oggi potrebbe essere definito il principale competitor di Apple, ha presentato il proprio Galaxy i7500 soltanto a metà 2009.

Sembra passato un secolo ma è trascorso “solo” un decennio, un medio periodo per l’uomo ma quasi un’era geologica per lo sviluppo tecnologico.

La corsa all’utilizzo di questi strumenti, per alcuni cinquantenni di oggi (i baby boomers … come li definiscono le agenzie di marketing) è stato come avvicinarsi alla mitica figura di James Bond, il professionista seduttore noto con il codice 007 al quale il Maggiore Geofrey Boothroyd della M16, nome in codice Mister Q, forniva equipaggiamento e gadget hi-tech a coloro che erano in missione.

A noi del mondo commerciale, il concetto di agente professionista e di missione era (e lo è ancora) molto familiare proprio per i continui spostamenti e per la necessità di organizzare gruppi di agenti di vendita che, definiti Task Force operativa, si muovevano con l’obiettivo di acquisire nuovi clienti sul territorio che, successivamente, sarebbe stato affidato a un agente di zona per il presidio.

Con tutti questi significati, come possiamo pensare che uno di noi si scolleghi dal proprio smartphone che, come abbiamo visto, rappresenta il contatto con il mondo?

Per indagare ulteriormente sul livello di digitalizzazione nazionale, ci siamo serviti di: Digital in 2016: in Italia e nel mondo un’analisi pubblicata su We Are Social Italia wearesocial.com/it/ dalla quale estrapoliamo questi dati:

il 92 per cento della popolazione possiede un qualsiasi telefono mobile

il 62 per cento possiede uno smartphone

il 65 per cento possiede un computer
il 21 per cento possiede un tablet.

Immagine 1 da :Digital in 2016: in Italia e nel mondo

decaro grafi

Di questi,

il 63 per cento è utilizzatore di internet

il 47 per cento utilizza i social network

il 40 per cento si avvale del dispositivo mobile per utilizzare i social network

e , dato importantissimo, la percentuale di utenze mobili ha superato il numero di abitanti (134 per cento) visto che esiste un elevato numero di persone con più di un apparato.

Immagine 2 da :Digital in 2016: in Italia e nel mondo

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Con questi presupposti crediamo sia ormai impossibile immaginare una vita diversa da quella che conduciamo oggi, con reperibilità totale e costante e con uno strumento sempre più polivalente che di fatto è diventato un collega di lavoro, spesso “un po’ invadente”.

Non c’è speranza nemmeno per coloro che, per tutelare il proprio privato, pensano sia sufficiente avvalersi di applicazioni di messaggistica istantanea perché sempre più, le aziende utilizzano questi servizi per comunicare low cost con la propria rete. Un esempio è WhatsApp, adoperato per comunicazioni di testo con colleghi appartenenti allo stesso gruppo, grazie anche ai vari “plus” quali sapere subito se siamo connessi (o fino a quale ora lo siamo stati…), sapere se abbiamo letto i messaggi ricevuti e la possibilità di effettuare e ricevere chiamate audio a costo zero in quanto già connessi ad internet.

Quindi addio privacy ? Purtroppo la risposta è più si che no, anche se, qualcuno potrebbe obiettare dicendo che lo strumento è di per sé neutro, ed è l’uomo a renderlo “piacevole o sgradevole”. Ci spiace dirlo ma, da quanto ci risulta al momento, chi desidera “isolarsi” può farlo solo spegnendo il proprio apparato.

Ma esiste davvero qualcuno che riesce a immaginare una giornata priva di mail, telefonate e internet anche se si trova in vacanza?

Per scoprirlo ci siamo rivolti a “Digital Detox: Unplugging on Summer Vacation,” uno studio condotto da Intel security a marzo 2016 in nove Paesi del mondo su un campione di circa 14 000 persone, di età compresa tra 21 e 54 anni, e pubblicata a giugno 2016.

Questa ricerca offre spunti interessanti per analizzare i comportamenti d’uso in funzione della nazione di residenza, del sesso e dell’età degli intervistati.

Ad esempio, scopriamo che solo il 44 per cento delle donne, rispetto al 57 per cento degli uomini ha dichiarato di volersi scollegare durante le vacanze. Tra le nazioni europee prese in esame, ha dichiarato di scollegarsi il 59 per cento dei tedeschi, il 56 per cento dei francesi, il 54 per cento degli olandesi, il 52 per cento degli spagnoli.

L’indagine afferma anche, per nostro sommo conforto, che solo il 40 per cento degli intervistati tra i 40-50 anni di età, contro il 57 per cento dei Millennials (nati tra il 1980 e il 2004), sarebbero disposti a staccare la spina in vacanza.

Come ben sappiamo tutti, il progresso è inarrestabile quindi ci piace pensare che la strada giusta sia quella di ricercare il proprio relax ed il proprio benessere psicofisico (diremmo anche di quelli che ci stanno vicini…) secondo modalità a noi più congeniali perché le “zone di confort” e i modi per star bene sono differenti da persona a persona e non è detto che, per alcuni di noi, sia più stressante non saper cosa fare sotto un ombrellone in spiaggia anziché scrivere un articolo digitando sulla tastiera del proprio mac stando seduti su un terrazzo con “vista mozzafiato” .

Buona Vacanza a tutti.

decarolis2Antonio DE CAROLIS

*Presidente CDVM Club Dirigenti Vendite e Marketing c/o Unione Industriale di Torino

www.cdvm.it

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Tutti in piazza con i tram storici

TRAM SSSTORIADomenica 21 agosto, dalle ore 15.00 alle 18.15, la motrice 116 del 1911 torna per la “Domenica Atts” sul tradizionale percorso circolare da piazza Castello. Torna il tram storico 116 che sarà in servizio dalle 15,00 alle 18,15 con partenze ogni 20 minuti circa da piazza Castello (fronte Teatro Regio). La 116 fa parte di un grande lotto di tram acquistato per i festeggiamenti dei primi 50 anni dell’unità d’Italia. Questa e tante altre curiosità saranno raccontare dai soci ATTS che vi accompagneranno in questo tour tra le strade del centro. Vi aspettiamo insieme agli altri veicoli storici che saranno presenti: i tram della linea 7 e la splendida Fiat 500 del socio Fabio! Non occorrono prenotazioni e biglietti. Il servizio è a offerta libera.

Immigrazione a due volti: via il tunisino estremista, trovati 26 profughi al Parco Stura

 polizia alfanoE’ stato espulso dai carabinieri del Ros su ordine del ministro dell’Interno Angelino Alfano, per motivi di prevenzione del terrorismo Bilel Chiahoui. Dicono gli  investigatori che questi aveva manifestato “vicinanza ideologica all’estremismo jihadista e allo Stato islamico ed era legato a due foreign terrorist fighters tunisini morti nel teatro di guerra siro-iracheno”. Era stato arrestato giorni fa in Toscana, come sospetto jihadista, poiché aveva postato sul suo profilo Facebook la volontà di morire da martire a Pisa. Successivamente era stato portato al Cie in attesa dell’espulsione, effettiva da oggi. Non sembra che  Bilel Chiuhoui  abbia frequentato moschee in Italia, dove era giunto nel 2013 per frequentare la facoltà di Lingue e culture arabe dell’università di Torino, tramite un permesso di soggiorno per motivi di studio che non era stato rinnovato nel 2015. L’uomo, senza fissa dimora, ha a suo carico numerosi precedenti penali per reati di droga. Intanto gli agenti del nucleo Nomadi della Polizia Municipale e della Polizia di stato, sono intervenuti nel Parco Stura di Torino, dove  alcuni profughi pakistani si erano insediati. L’operazione è stata coordinata dalla Prefettura, e sono state individuate 26 persone che sono state trasferite nel centro di prima accoglienza di Settimo Torinese, dove si valuterà  la loro sistemazione in altre strutture. “La tempestività – dice la sindaca di Torino, Chiara Appendino – è un fattore molto importante in questi casi, per evitare che situazioni emergenziali si strutturino, e col tempo diventino di complessa soluzione”.

“Per l’onore di Irlanda”

IRLANDASono passati cento anni dai tragici eventi di quella che è passata alla storia come la Rivolta di Pasqua. Nel 1916, gli irlandesi – piccola e antica nazione europea, cristianizzata da Palladio e San Patrizio – presero le armi per liberarsi dal giogo plurisecolare dell’Inghilterra, l’insurrezione venne soffocata nel sangue dell’esercito britannico. Sull’argomento, nell’anno della cosiddetta “Brexit”, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, si è parlato e scritto poco. Eppure l’Isola di Smeraldo non è un teatro secondario nella storia della civiltà europea ed occidentale. A colmare questo vuoto c’è “Per l’onore dell’Irlanda – L’insurrezione irlandese del 1916”, un agevole testo di Paolo Gulisano edito per i tipi de “Il Cerchio”. Con uno stile conciso, essenziale, ma assolutamente chiaro anche per chi fosse un neofita di storia irlandese, l’autore – medico, saggista ed autore di moltissime pubblicazioni sull’Irlanda e su Tolkien, di cui è senza tema di smentita il massimo conoscitore italiano – descrive le complesse vicende che coinvolsero l’Irlanda nella guerra di indipendenza del 1916, spiegandone con particolare cura gli antefatti, sino a giungere alla firma del Trattato del 1921 che diede vita allo Stato Libero di Irlanda, che portò poi il Paese ad una guerra civile. Pur essendo “tifoso” della causa isolana, tuttavia, Gulisano riesce a creare una tensione ideale che porta il lettore a seguire le vicende della sfortunata isola, oggi destinato, dopo il voto inglese, ad essere l’unico rappresentante delle Isole Britanniche a Strarburgo e Bruxelles.

Massimo Iaretti

Rettile simile a camaleonte “passeggiava” per Moncalieri

pogonaIl Servizio Tutela della Fauna e della Flora della Città Metropolitana di Torino ha messo in salvo  una Pogona Vitticeps. Si tratta di un rettile simile al camaleonte, di colore arancione, che “passeggiava” per  Moncalieri. La sua presenza  era stata segnalata da alcuni residenti. L’animale è chiamato abitualmente ‘drago barbuto’, ed è un sauro esotico di 80 centimetri, comunemente in commercio per il  suo carattere docile. L’esemplare  potrebbe essere scappato ai proprietari o essere stato abbandonato. Ora il  Canci, Centro Animali Non Convenzionali dell’ospedale veterinario della facoltà di Veterinaria dell’Università, verificherà il  suo stato di salute e se  non saranno individuati i proprietari, l’animaletto verrà portato nel rettilario dell’Oasi degli animali di San Sebastiano Po, centro faunistico convenzionato con la Città metropolitana di Torino.

La formica rossa

MAZZI3“…poi s’aggiustó la barbonica sulle ginocchia, regoló, le cinghie e partí, sparato con La formica rossa, trascinando tutti nel canto all’infuori del Gianí che, per il casót, non ricordava piú, chi avesse fatto in prima mano cinque e uno sei e uno sette…”. Uno dei più fortunati romanzi di Benito Mazzi, giornalista e scrittore di talento, s’intitola proprio “La formica rossa”, dal titolo della canzone che rappresentava un vero e proprio cavallo di battaglia per chi suonava nelle osterie e nelle feste popolari di Vigezzo negli anni dell’immediato dopoguerra ( “E la furmìa rusa la rampia sù pal mùr, cun la camisa cùrta la mustra tùt ul cùl”). La valle Vigezzo, la “valle dei pittori”, con i suoi sette comuni che si distendono da Druogno a Re, è la “patria” di Benito Mazzi, il luogo dell’anima dove raccoglie gli spunti per le sue storie, dal “Piano delle streghe” a “La formica rossa“, da “La valle del miracolo” a “La ragazza che aveva paura del temporale“, solo per ricordare alcuni  titoli dei suoi innumerevoli lavori. Scrive bene, Mazzi. E inchioda il lettore, pagina dopo pagina, a queste storie di confine, su quest’altipiano  stretto tra le montagne sul crinale della frontiera con la Svizzera. Ma “La formica rossa” é molto più di un romanzo: è l’autobiografia dell’autore, la storia di una comunità, delle sue tradizioni e della cultura di una valle alpina, un atto d’amore per la sua gente e il suo dialetto espressivo e colorito. Quando nelle vallate alpine e nelle campagne imperava la miseria anche le volpi affamate si spingevano alle porteMAZZI4 dei paesi e “abbaiavano” come cani. Era il tempo, per dirla con Mazzi, in cui “ i più fortunati tra gli uomini avevano il posto in ferrovia, nella Vigezzina, o si seccavano i polmoni a oncia a oncia nei forni a Domodossola; agli altri non restava che dire sì ai mercanti di boschi e rompersi la schiena dietro le teleferiche e nei canaloni a inviar giù bore, con la socia della ranza sempre lì pronta a tirargli lo sgambetto”. L’incidente mortale, per i boscaioli, era sempre in agguato e bastava una piccola disattenzione per rimetterci la pelle. “Chi aveva ancora energie da spendere – scrive Mazzi – alla festa tagliava il fieno nei prati e di notte viaggiava di contrabbando coi canarini (la guardia di finanza, ndr) dietro a soffiargli sul collo. A vangare, seminare e regolare la magra campagna provvedevano le donne. E anche alle bestie. Le donne e i vecchi. Con la rela che girava c’era poco da sfogliar verze”.  Come dire che, con la fiacca che c’era, non era proprio il caso d’essere ottimisti e occorreva stringere oltre alla cinghia anche i denti. La penna di Mazzi anima una folla di personaggi che irrompono nelle vicende narrate, con il loro modo di parlare e di prendere la vita di tutti i giorni che affascina, coinvolge, fa pensare. In questo suo lessico famigliare s’incontrano la maestra Lina ,mamma dell’autore, l’Albért  – suo padre – e il fratello Lauro, insieme a quell’umanità varia del Cicia, l’Andre, il Luganiga, il Jepe, il Gianca, la Gianna, il Giampi, il Fede e tutti gli abitanti della vigezzina Re, il paese del Santuario della “Madonna del sangue”, dove la vicenda è ambientata. Benito Mazzi – giornalista, narratore e saggista –  ha pubblicato per le più importanti case editrici decine di libri ed è tradotto in diversi paesi europei e MAZZI2negli Usa. Il suo legame con la valle dove è nato e da sempre abita è stato il filo conduttore di gran parte delle sue storie, come nel caso di “Fam, Füm, Frecc. Il grande romanzo degli spazzacamini”, edito da Priuli & Verlucca. Tra l’altro è l’autore di alcuni libri sul ciclismo (“Palmer, borraccia e via”,” Morello, la fugascìna e la febbre del Giro”,” Coppi, Bartali & Malabrocca”, “Kubler,Koblet,croci torti e pianezzi”) molto belli e appassionanti. Il tempo dell’infanzia e dei ricordi, della “formica rossa” suonata nelle osterie e nelle balere, passa e lascia una punta d’amaro anche in Mazzi quando riflette che“..ne erano passati di anni, eppure sembrava ieri il tempo delle elementari. Com’era mutato il paese!. Da bocia mi vergognavo di chiamare mio padre in italiano, mi vergognavo del suo vestire in ordine, con cravatta e colletto inamidato; ora a vergognarsi era chi parlava in dialetto, chi indossava le braghe alla sbof di MAZZI 1fustagno… La Svizzera coi suoi franchi aveva profondamente modificato uomini e cose… La gente, invece di godere assennatamente del nuovo benessere, non ne aveva mai a basta,s’affannava dietro qualcosa di indefinito, di irraggiungibile, era inquieta, fredda come le case, non avvertiva più il piacere, la necessità di stare unita come quando abbaiava la volpe…”. E allora, non potendo rovesciare la clessidra e tornare indietro nel tempo, leggendo e rileggendo “La formica rossa” si può almeno immaginare quel mondo, apprezzandone i valori che saranno stati anche semplici ma certamente sani e genuini.

 

Marco Travaglini

Stadium blindato: metal detector e telecamere per la sicurezza dei tifosi

juve stadiumjuve stadiumLe minacce terroristiche di questi tempi hanno indotto la società bianconera a effettuare nuovi investimenti in tecnologie per la sicurezza nello Juventus Stadium. Sono stati installati metal detector a portale e nuove telecamere multifocali che possono  individuare con estrema precisione i colpevoli di qualsiasi atto illecito. I metal detector sono già collocati agli ingressi della tribuna nord e presto saranno installati anche negli altri settori. Per gli stadi italiani è una novità ,in Francia e  negli Usa, dove, a partire da quest’anno i metal detector a portale saranno obbligatori negli stadi di baseball e football americano.  Allo Stadium la piattaforma per il controllo delle telecamere è stata sostituita e nella tribuna sud sono state installate due nuove telecamere multifocali di ultimissima generazione: consentono non soltanto di filmare qualsiasi evento nello stadio, ma di individuarne i responsabili con la massima precisione.

(foto: il Torinese)

Flop dell’export piemontese nei primi mesi 2016, scende del 7%. Il calo nazionale è -0,4

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Nel 2015 l’export targato Piemonte aveva valore per oltre 46 miliardi ed un incremento del 7%. A distanza di un anno, purtroppo, si registra una contrazione. Nei primi mesi del 2016, infatti, è da registrare una flessione del 7,1%, rispetto al dato italiano pari a -0,4%), invece l’import è cresciuto dell’1,1%. L’analisi è del rapporto annuale sul commercio estero realizzato da Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Scendono del 22,4% le esportazioni dei mezzi di trasporto, -4,2%  la meccanica strumentale, -0,6%  la moda, -2,8% la metallurgia, -0,7% il chimico. In controtendenza il boom per l’export dei prodotti farmaceutici: +33.1%.

Cultura e fede, si rinsalda il legame tra territori

curtatoneIl collegamento tra la Valcerrina ed il Santuario di Crea, da un lato, e il Comune di Curtatone e il Santuario delle Grazie, a pochi chilometri da Mantova, dall’altro, ha compiuto il primo passo ufficiale. Dopo l’incontro, nella sede di Progetto Gonzaga, l’associazione per il gemelleggio tra le città Gonzaghesche presieduta dallo studioso Paolo Bertelli, tra il vice sindaco ed assessore alla cultura e turismo di Curtatone, Federico Longhi, e Massimo Iaretti, consigliere delegato al turismo dell’Unione Valcerrina, avvenuto alcuni giorni prima di ferragosto, è stato effettuato il primo passo ufficiale. Da Cerrina, sede dell’Unione, è partita una lettara, a firma del presidente Maria Rosa Dughera e del consigliere delegato, nella quale si esprime la manifestazione di interesse per istaurare tra le due realtà amministrative (Unione e Comune di Curtatone) un legame di collaborazione e corrispondenza, finalizzato ad avvicinare le due realtà territoriali dato legame storico e culturale costituito dal denominatore comune del Ducato di Mantova e Monferrato all’epoca dei Gonzaga. “Ciò che rende ancora più forte questo legame – è stato scritto – è nella presenza nel territorio unionale del Santuario di Crea, Patrimonio dell’Umanità, che ebbe, all’epoca dei Gonzaga in Monferrato, un notevole impulso artistico, architettonico e devozionale, coe “Cittadella della Fede”, affiancata alla “Cittadella” militare, qual era Casale Monferrato. L’Unione si dichiara disponibile, sin dal mese di settembre, ad un incontro per approfondire i legami di collaborazione, in attesa della risposta dell’amministrazione comunale di Curtatone. Il consigliere Iaretti ha anche incontrato il rettore del Santuario di Crea, monsignor Francesco Mancinelli, cui ha illustrato il progetto e che si è detto disposto a recarsi a Curtatone per prendere contatto anche con la realtà del Santuario delle Grazie.