
Sono quasi cinquecento gli scatti fotografici esposti per narrare la storia del quotidiano La Stampa. La mostra, dedicata al quotidiano nato a Torino nel 1867, è ospitata a palazzo Madama, in piazza Castello, nella corte medievale dell’edificio. L’esposizione, che racconta anche un secolo e
mezzo di storia d’Italia si intitola ‘La Stampa fotografa un’epoca. Scatti che raccontano 150 anni della nostra storia’. “Un giornale radicato a Torino e nel Nord-Ovest, ma capace di guardare al resto del Paese e al mondo”, ha dichiarato all’inaugurazione John Elkann, presidente di Itedi, società editrice de La Stampa. In mostra
fotografie originali e documenti dell’archivio storico del quotidiano: un patrimonio di oltre 5 milioni di immagini: da quelle storiche, alle immagini ritoccate a tempera e matita come si faceva prima della invenzione del Photoshop, altre ancora sgualcite. “Sono state selezionate perché ‘hanno addosso’ il lavoro di questi 150 anni ,in cui sono passate di mano tra fotografi, archivisti e giornalisti”, commenta Cynthia Sgarallino, art director della Stampa e curatrice dell’esposizione. La mostra sarà aperta fino a fine maggio.
(foto: il Torinese)
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notissima ed apprezzata a livello internazionale. Anche recentemente ha dato aiuto e soccorso ai terremoti delle Marche in modo cospicuo. Sono stato chiamato io a ricordare la regina Elena e mi sono commosso a parlare -in quel luogo per me così inusuale, davanti alla tomba di Carlo Alberto-anche perché si tramandavano in casa mia dei ricordi che mio nonno mi ha trasmesso, il nonno che nel novembre del 1952 ,quando l’esule morì a Montpellier, non esitò in piena notte a partire per la Francia per partecipare ai suoi semplici funerali, come semplice era stata tutta la sua vita.
torinese, tanto coccolato da certa cultura radical-chic, che ha scritto un libello del 2014 su Vittorio Emanuele III pubblicato dal Sole 24 ore, ebbe l’ardire e la sfrontatezza di affermare che ,mentre il re era al fronte durante la Grande Guerra, ella ebbe una storia con un generale. Quel fatto incredibile, quel pettegolezzo che non fa onore ad uno storico, sia pure alle prime armi, che ovviamente non ho citato nella commemorazione torinese, mi ha portato a parlare con foga e passione della regina, forse troppa. Ma si è trasferita in me ,quasi senza che me ne rendessi conto, l’indignazione che mi suscitò la lettura del passo di quel libello. La regina, giovane e bellissima, si era sposata con una austera cerimonia nuziale dopo la sconfitta di Adua nel 1896, era ascesa al trono d’Italia nel 1900 ,quando l’anarchico Bresci aveva assassinato Umberto I, nel 1908, aveva partecipato personalmente al soccorso dei terremotati di Messina (dove nel 1960 le fecero erigere un monumento ) e di Reggio Calabria , le cui vittime furono circa centomila. Durante la Grande Guerra trasformò il Quirinale in un ospedale per curare i feriti. Nelle tenute reali di San Rossore, Valdieri, Racconigi c’è ancora vivo il suo ricordo di donna sempre disponibile a chi fosse in difficoltà. Non a caso, sono intervenuti molto numerosi i Sindaci delle Valli di Cuneo, con in testa quello di Valdieri, tutti in fascia tricolore.
personalmente nel migliore dei modi.
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Domenica 2 aprile 2017
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