PER PROMUOVERE “LA VIA DELLA FELICITA'”

La prossima fatica dell’ultramaratoneta Simone Leo (ASD IMPOSSIBLE TARGET) si chiama Super Maratona dell’Etna, gara da “Guinness Book of Records” con il più alto dislivello al mondo su unico tracciato mai realizzata. Sabato 10 giugno, dalla quota zero della spiaggia di Marina di Cottone, gli atleti raggiungeranno i tremila metri sul livello del mare nel versante Nord dell’Etna percorrendo oltre 43 chilometri di salita. Ma se per un finisher di competizioni durissime – come la Spartathlon di 246 km, o la Ultra MilanoSanremo di 285 e altre imprese al limite dell’impossibile – quella dell’Etna può apparire alla portata, è diverso per chi si approccia in modo molto più artigianale al podismo, come Giuseppe Cicogna (ASD GIRO D’ITALIA RUN) per la prima volta alle prese in una ultramaratona, pergiunta verticale.Simone assisterà Giuseppe nel tentativo di raggiungere il traguardo, in una “missione” che va oltre la gara.
.
Infatti i due amici, provenienti rispettivamente da Milano e Torino, volano in Sicilia per la Super Maratona dell’Etna con una finalità umanitaria: promuovere la Maratonina della Felicità di cui sono co-ideatori assieme all’associazione di protezione civile PRO.CIVI.CO.S. ONLUS. Si tratta di una 21 km interamente no-profit pensata per mettere in pratica uno stile di vita sano e costruttivo come suggerito nella guida al buon senso scritta da L. Ron Hubbard intitolata La Via della Felicità, e nel contempo sensibilizzare raccogliere fondi a favore di progetti volti alla tutela della vita e dell’ambiente.La IV edizione della Maratonina della Felicità si correrà a Torino domenica 26 novembre: 21 km contrassegnati da 21 messaggi di buon senso. Un evento ludico-motorio sotto l’egida dellaFederazione Italiana Amatori Sport Per tutti, di TAFISA e della Federazione Internazionale degli Sport Popolari, capace di attirare sia podisti di ottimo livello per un buon allenamento organizzato, sia amatori, principianti e famiglie con bambini. Simone Leo, che de La Via della Felicità è testimonial ufficiale, vorrà cogliere questa occasione per diffonderne il messaggio con l’appoggio di un gruppo locale di volontari della Fondazione La Via della Felicità e assieme a Giuseppe Cicogna, proporre una sorta di gemellaggio con VerticalEtna sperando che qualche temerario ultramaratoneta del vulcano, si appassioni e decida di partecipare, stavolta senza dislivello, senza gara e senza classifiche, alla Maratonina più popolare di Torino.
Domenica elettorale per 96 Comuni piemontesi chiamati ale urne. Di questi 11 hanno più di 15 mila abitanti, tra 1.202 esistenti nella nostra regione. Si vota anche in tre capoluoghi: Cuneo, Alessandria e Asti. Una curiosità: a Elva, nel cuneese, anni fa ritenuto il paese più povero d’Italia, non sono state presentate le liste dei candidati. Nel territorio torinese, si vota tra l’altro in importanti centri della cintura: Avigliana, Chivasso, Grugliasco e Rivalta. Per la prima volta elezioni per il nuovo Comune di Mappano, creato nel 2013 ma rimasto bloccato fino ad oggi per un ricorso al Tar. Le urne sono aperte dalle 7 alle 23 e il ballottaggio per i Comuni sopra i 15 mila abitanti si terrà eventualmente domenica 25 giugno. I dati sull’affluenza alle urne alle 12, alle 19 e alle 23. Lo scrutinio avverrà subito dopo le 21, e i risultati saranno caricati sul sito internet del Ministero dell’Interno.
In aula l’Assessore Valmaggia ha risposto all’interrogazione urgente del Capogruppo di SEL Marco Grimaldi sul grave ritardo nella costruzione del Deposito Nazionale di stoccaggio delle scorie radioattive
criticità dell’iter sono costati all’Italia l’apertura di una procedura europea d’infrazione per mancata osservanza delle direttive Euratom.
A Torino c’è una piazza. In Piazza Statuto c’è un uomo. Luigi passa le mattine sotto i portici, vicino alla farmacia. Lui parla con i passeri, forse anche con le colombe. Sta lì seduto su uno sgabello basso, aspetta che il rumore del traffico si dissolva un po’, e poi fischietta un suono lieve e i passeri arrivano da soli o in piccoli gruppi e si posano sulla sua mano tesa verso l’aria. I passanti non ci credono: “Ma com’è possibile?”, dice qualcuno. E lui lo rifà. Prende fiato ed ecco una nuova chiamata per quei piccoli uccelli che si posano di nuovo sulla sua mano. “È successo da un giorno all’altro”, risponde.
Di Pier Franco Quaglieni
Carlo e Nello Rosselli 80 anni dopo
condizionato da Gobetti che da Rosselli e sfociò, salvo alcune eccezioni, nel filocomunismo. Il torinese Aldo Garosci fu il suo maggiore biografo e fu suo compagno di lotte antifasciste ,ma anche Nicola Tranfaglia scrisse su di lui un pregevole saggio. Garosci che fu mio maestro all’Università, era rimasto un rosselliano fortemente anticomunista. Per questo fatto è stato quasi totalmente dimenticato. Era un uomo intransigente come Carlo. Gli resero la vita impossibile all’Università di Torino e dovette trasferirsi a Roma. A Meana di Susa dove nacque, è stato dimenticato e non gli è bastato essere cugino di Giorgio Agosti a cui è stato intitolato l’Istoreto. L’impegno di Garosci ,proprio sul terreno dell’antifascismo ,fu grandissimo ed eroico, ma neppure questo è stato sufficiente a salvarlo dall’oblìo. Craxi cercò di riprendere il messaggio di Rosselli, ma ormai era tardi. Le strade imboccate dalla sinistra erano irreversibilmente altre, quelle del dialogo con i cattolici progressisti. Resta il suo martirio eroico che merita un ricordo e suscita un profondo rispetto. Apparteneva ad una ricca famiglia pisana e mise tutta la sua ricchezza al servizio di una nobile causa a cui dedicò tutto sé stesso. Una figura di politico che oggi non esiste più . E’ molto triste che la Fondazione torinese a lui dedicata sia finita in molto non adeguato alla figura del martire a cui era stata intitolata con la partecipazione di Pertini, Amato, Spadolini, Bobbio e tanti altri.
il carcere come Valiani, Rossi , Venturi ecc. di cui scrivo nel libro. Un errore davvero imperdonabile. Al signore indignato ho replicato rivendicando con orgoglio il fatto di aver inserito nel libro Montanelli con cui ho avuto un rapporto anche personale molto bello. Venne più volte al Centro “Pannunzio” e gli conferimmo il Premio “Pannunzio”. In quell’occasione disse che noi lo avevamo liberato dal ”ghetto in cui per dieci anni era stato rinchiuso ,moralmente rinchiuso ,per aver detto con un po’ troppo anticipo le cose che ora dicono tutti”. Era il 1990. L’anno dopo la caduta del Muro di Berlino. Nell’anno di grazia 2017 c’è ancora chi lo ritiene un appestato. Ritenevo che i festeggiamenti ai festival dell’”Unità” lo avessero finalmente fatto uscire, in modo definitivo, dal “ghetto”,ma non è così. Nel prossimo volume ho già in mente di inserire altre figure che susciteranno le critiche degli ultimi faziosi rimasti in circolazione a dispetto dello scorrere dei decenni. Come si usa dire oggi, dovranno farsene una ragione perché i buoni e i cattivi non si scelgono in base alle appartenenze ideologiche.
bambini israeliani .La guerra dei Sei giorni nel giugno 1967 fu una vera e propria aggressione al piccolo Stato ebraico che difese il suo diritto all’esistenza e seppe facilmente prevalere sui suoi nemici che volevano il suo annientamento. Il Pci era stato quasi subito contrario ad Israele, divenuto stretto alleato degli Americani. Il legame con Mosca non consentiva scelte diverse. Gian Carlo Paletta si espose più di ogni altro nella polemica aperta contro Israele, schierandosi dalla parte di Nasser.Israele non era l’aggredito ,ma l’aggressore espansionista, militarista, violento. Certo, la questione palestinese era aperta e andava affrontata con coraggio dalle diplomazie internazionali all’atto della creazione del nuovo stato ebraico, cosa che non avvenne. E da allora si è trascinata come un incubo della politica mediorientale. Ma un conto era considerare il problema pur grave dei palestinesi e un conto era schierarsi nettamente contro Israele, negando il suo stesso diritto all’esistenza. La fine della guerra il 10 giugno 1967 vide lo schiacciante prevalere del piccolo Stato che ebbe il suo territorio
accresciuto di quattro volte. La solidarietà dei torinesi nei confronti di Israele fu nettamente prevalente ,con “La stampa” di Giulio De Benedetti schierata a favore. Eugenio Scalfari, genero di De Benedetti che dirigeva “L’Espresso”, si dichiarò invece per gli arabi, creando una spaccatura nel mondo laico con Arrigo Benedetti che lasciò il giornale che aveva fondato. Uomini come Alberto Todros e Tullio Benedetti, esponenti di punta del Pci piemontese ,ambedue ebrei, furono nell’occhio del ciclone. Todros era stato deportato a Mauthasen . Giorgina Arian Levi, nipote acquisita di Togliatti, che dovette emigrare in Bolivia per salvarsi dalle leggi razziali, ebbe una posizione a favore di Israele. I comunisti torinesi si schierarono quasi unanimi per il mondo arabo, i socialisti ,in larga misura, per Israele, come fecero i liberali e i repubblicani. Nel 1967 era avvenuta la riunificazione socialista. Nella DC prevalse la solidarietà a favore di Israele, anche se in futuro buona parte della Dc e dello stesso Psi di Craxi finì di scegliere una politica estera italiana favorevole al mondo arabo, ad Arafat e all’OLP.Dal 1967 in poi
certamente Israele commise molti errori e i “falchi” non fecero un buon servizio alla causa israeliana. Commisero anche delle efferatezze . Va però ricordato che il terrorismo arabo minacciò e continua a minacciare quotidianamente i cittadini dello Stato ebraico che, nato rigorosamente laico, ha finito per “clericalizzarsi”. Vivere in Israele ha significato mettere a repentaglio la propria vita ogni giorno, anche solo uscendo in strada. Come sta accadendo con l’Isis in Europa e in Medio Oriente. Primo Levi prese in tempi successivi talmente le distanze da Israele, schierandosi, di fatto, a favore degli Arabi. Lo stesso mondo ebraico si divise, anche se va detto che i confini tra sionismo, antisemitismo e Stato di Israele non sono mai stati ben chiari. In molte situazioni è prevalso un antisemitismo strisciante, mascherato con ragioni politiche contigenti e diversamente motivate. Cinquant’anni fa le ragioni degli uni e le ragioni degli altri erano invece molto chiare. Chi scelse Nasser fece una scelta sbagliata. Chissà se oggi ci si rende conto di quell’errore? E, ovviamente, anche degli errori degli Israeliani nei decenni successivi.
strani ,alla ricerca di giovani palati non troppo esigenti, ma finiscono per chiudere i vecchi locali. Forse è fisiologico ed inevitabile che ciò accada. Ogni generazione ha i suoi posti di ritrovo e Petrini non è confrontabile né con Artusi né con Soldati che sarebbe il gourmet che ha fatto conoscere agli italiani il cibo genuino in Tv. Canavacciuolo è diventato a sua volta un mito dopo l’astro di Vissani è tramontato. Ha chiuso l’anno scorso “La pace” uno storico locale torinese fondato dalla famiglia Ficini ,poi trasferitasi all’”Appennino Pistoiese”, trasformato da anni in pizzeria come l’altrettanto celebre “Abetone”. Adesso nei locali storici di via Galliari ha aperto un ristorante messicano gestito da un gruppo di giovani molto gentili e accoglienti. Si sta anche piuttosto bene. Ma io preferivo il vecchio oste, a volte un po’ scorbutico, con i suoi piatti tradizionali. Questione di gusti, anche se aveva ragione l’Artusi quando scriveva di amare “il bello e il buono ovunque si trovino”.
Entro l’anno, grazie a un primo stanziamento di 4 milioni di euro,
Borgaretto di Beinasco, Torre Pellice, Cumiana, Vigone, Pomaretto, Pianezza, Giaveno, Susa, Avigliana, attivate ex novo Rivoli e Venaria); 6 nell’ Asl TO4 (potenziate Brandizzo e Castellamonte/Rivarolo, da attivare Leinì, Settimo, Lanzo e Caluso); 7 nell’ Asl TO5 (Carmagnola, Carignano, Chieri, Moncalieri e Nichelino più il potenziamento di Pino Torinese e La Loggia); 5 nell’Asl di Vercelli (da attivare a Cigliano e da potenziare a Santhià, Gattinara, Varallo e Coggiola); 4 nell’Asl BI (da attivare a Cossato/Trivero e Biella, due fra Biella e Cossato); 7 nell’Asl NO (potenziamento di Arona, a cui sono collegate Ghemme e Oleggio, da attivare due strutture a Borgomanero e a Trecate); 4 nell’Asl VCO (da potenziare Omegna e Cannobio, da attivare Verbania e Crevoladossola); 4 nell’ Asl CN1 (una nuova Boves/Busca e tre da potenziare a Demonte, Saluzzo e Fossano); due nell’ Asl CN2 (da potenziare Bra e Montà d’Alba); 6 nell’Asl AT (da potenziare a Nizza Monferrato, Villafranca, Canelli, San Damiano d’Asti, da attivare Montiglio e Villanova d’Asti); 6 nell’Asl AL (da potenziare il progetto Picasso a Ovada, Valenza e Castellazzo Bormida, da attivare Arquata Scrivia, Castelnuovo Scrivia e Moncalvo).
Bella la mia Torino , nonostante l’incuria di chi dovrebbe occuparsene veramente e , magari , anche dei cittadini
la storia ,e a me la storia piace tanto. Torino e’ una citta’ contraddittoria, l’epoca d’antan e la modernita’ , la citta’ dei Savoia e la citta’ operaia, il diavolo e l’acqua santa , c’e’ poco da fare o la odi o la ami , io l’amo …..moltissimo !
“Giacomo Bove. Un esploratore e un sentiero tra Verbano e Ossola” è il titolo del libro di Pietro Pisano pubblicato – in versione aggiornata e arricchita – dal Magazzeno Storico Verbanese
Dopo un breve riposo a Maranzana si dedicò ad un progetto tutto italiano per l’esplorazione delle regioni Antartiche. Nel 1881 e nel 1883 esplorò la Patagonia e la Terra del Fuoco fino a capo Horn e ancora il territorio delle Missiones, l’Alto Paranà il Paraguay, il corso dei fiumi Paranà, Iguazù, Itambè-Guazù. Nel 1885 esplorò in Africa il corso del fiume Congo fino alle cascate di Stanley, in questa occasione probabilmente contrasse anche la malaria. Morì suicida a Verona nell’agosto del 1887. Pietro Pisano del grande e sfortunato esploratore ricostruisce la vita, le spedizioni antartiche, in estremo Oriente, in Africa, le amicizie e passaggi sul Verbano. L’incontro di Giacomo Bove con il lago Maggiore avvenne ad Intra quando – invitato dalla Sezione del Club alpino del Verbano – tenne una memorabile conferenza il 31 luglio 1880, nell’ambito di un progetto di conferenze che il CAI nazionale aveva indetto in tutta Italia per finanziare il viaggio in Antartide. i fondi. A causa dei costi, ritenuti eccessivi (600.000 lire dell’epoca, pari a circa 3 milioni di euro attuali), l’iniziativa non ebbe seguito.
Dopo il suo suicidio, che creò grandi polemiche, il Cai verbanese, con un atto di coraggio per quei tempi, gli dedicò “il sentiero Bove”, utilizzando i fondi raccolti ai quali aggiunse altre mille lire per il suo completamento. Allo sfortunato esploratore venne così intitolata la prima via ferrata d’Italia, che si sviluppa sulle creste tra Zeda, Laurasca, Bocchetta di Campo e Marona, tra Verbano e Ossola, in uno scenario di rara bellezza, ricco di storia e di leggende. Con il suo libro, Pietro Pisano, pubblicando documenti inediti e materiale raro, ha inteso – riuscendovi pienamente – rendere merito a un personaggio straordinario, ingiustamente scivolato nell’oblio della storia. Ricostruendone la vita, contribuisce anche a fare chiarezza sulle vicende di fondazione del sentiero verbanese-ossolano che al Bove – come si è detto – è dedicato: la più antica, ardita e spettacolare via ferrata d ‘Italia.
E’ toccato al prefetto di Torino, attraverso le colonne della “Stampa” ed oggi e’ la volta della sindaca Chiara Appendino. E’ il momento delle scuse ai torinesi per quanto accaduto – indipendentemente da effettive responsabilità o meno – in quella terribile notte nel salotto della città. Sul quotidiano e sul proprio blog la sindaca scrive che un primo cittadino “rappresenta la comunità e deve quindi essere pronto ad assumersi anche responsabilità che vanno al di là del ruolo ricoperto Per questo, a nome mio, di tutta l’Amministrazione e della Comunità che rappresento, a prescindere dalle eventuali responsabilità civili e penali di ognuno, desidero porgere le mie scuse a tutte le persone coinvolte”. E aggiunge che “I feriti di sabato scorso non sono solo quelli contati: ad essere ferita è un’intera città che per la prima volta ha conosciuto su se stessa gli effetti di un clima di instabilità globale e crescente incertezza, pur in assenza di un evento terroristico. Torino, però, si è anche scoperta unita. E quello che ho visto, immediatamente dopo la paura, è stata la solidarietà. La sicurezza sarà una priorità ancora più forte”. Sui social le reazioni alle scuse della sindaca sono discordanti: chi apprezza il gesto e chi la critica aspramente .
Torna sabato 10 giugno, a conclusione della settimana dedicata all’ambiente, la sesta edizione di San Salvario ha un cuore verde, la manifestazione ideata dall’Associazione Donne per la difesa della società civile e che quest’anno, per la prima volta, sarà realizzata in collaborazione con Nuova Orticola Piemonte, società organizzatrice di FLOR. Nata con l’obiettivo di creare socialità tra le diverse anime di uno dei quartieri simbolo di Torino e di guidare i cittadini verso nuove forme di sostenibilità, San Salvario ha un cuore verde trasformerà l’intero Corso Marconi in un rigoglioso giardino, per offrire ai residenti e, più in generale, a tutti i torinesi, l’occasione di riappropriarsi di uno spazio verde nel cuore di Torino, dalla chiesa di San Salvario fino al magnifico Castello del Valentino. Un’ampia selezione di florovivaisti provenienti da tutta Italia metterà in mostra il meglio delle proprie eccellenze floreali, dalle piante aromatiche a quelle succulente, dalle piante da frutto a quelle ornamentali e ancora rose, viole, plumbago, campanule, edere, conifere rare e molto altro ancora. Non mancheranno gli stand degli artigiani, che proporranno le loro creazioni per il giardinaggio, mentre un grande spazio sarà concesso alle tante associazioni che animano e vivono quotidianamente il quartiere nei diversi ambiti (dalla scuola allo sport, al tempo libero all’associazionismo sociale e ambientalista) e che godranno di un importante momento di incontro e confronto con i propri vicini di casa, in un clima cordiale e informale. Come da tradizione, accanto alle mostra florovivaistica, non mancheranno iniziative ed eventi off che coinvolgeranno tutti i torinesi. Torna anche quest’anno il concorso Balconi Fioriti Torino, una vera e propria gara tra torinesi di tutti i quartieri all’insegna del balcone più verde.
Tutti i cittadini che vogliono partecipare sono invitati a inviare alla pagina facebook “Balconi fioriti Torino”, le foto dei loro balconi. I tre balconi che riceveranno più like e altri 3 o 4 balconi scelti da una giuria tecnica, saranno premiati con alcune piante messe in palio dai vivaisti che partecipano alla mostra mercato. Attraverso due diversi itinerari si andrà alla scoperta dei cortili verdi privati del quartiere. Un modo divertente e sociale per conoscere i tesori nascosti del Borgo (per maggiori informazioni e iscrizioni si può contattare il numero